Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
Visualizzazione post con etichetta fantastic four. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fantastic four. Mostra tutti i post

mercoledì 3 luglio 2013

Un quartetto per JB

E' annunciato per Novembre l'omnibus che raccoglie le avventure dei Fantastici Quattro firmate da uno dei più grandi autori del fumetto americano degli anni '80: J. Lindley Byrne.
Il fumettista statunitense (chissà come mai io ero convinto fosse canadese), ha praticamente scritto e disegnato tutti i maggiori characters dell'universo supereroistico, trasversalmente, dalla Marvel alla DC, il suo Man Of Steel, (specie il suo Luthor) è stato l'unico significativo tra i tanti reboot di Superman, dal postCrisis.

Faccio tutto io

In Marvel, alla faccia dei moderni architetti, per tutta la decade degli anni '80, ha segnato con il suo stile ogni personaggio di rilievo della casa delle Idee, lasciando un indelebile impronta nella continuity dell'universo 616:
Capitan America - dal 1979 al 1980, serie in cui rilancia il gruppo degli Invasori ed il personaggio di Union Jack.
Gli X-Men - dal 1977 al 1981 a braccetto con C.Claremont, ha creato ed illustrato la saga della Fenice Nera e la bellissima Days of Future Past.
Nel 1983, ha creato gli Alpha Flight, il gruppo di supereroi Canadesi, introducendo interessantissimi Characters, per un breve periodo ha curato anche il Golia Verde, in poche pagine ha separato fisicamente Bruce Banner dal suo alter ego Hulk. Una gestione brevissima interrottasi per divergenze con le alte sfere Marvel.
Ha formattato la Visione durante la sua gestione dei Vendicatori della Costa Ovest. Sede nella quale si è concesso anche il vezzo della creazione dei Vendicatori dei grandi Laghi. Un eccentrico super-gruppo, finito nell' immenso cast di supporto del MU, e che non molti anni fa se la vide con Deadpool, durante la Civil War. Usanza, quella del creare nuovi characters sotto contratto, che oggi giorno è decisamente sparita. E Mark Millar, tempo fa vi ha anche spiegato il perché.
Byrne, nel 1985 ha scritto, dimostrandosi anche un autore lisergico e visionario, The Sensational She-Hulk, allucinata ( ed unica?) run dedicata alla gigantessa di giada, vista in Italia grazie a Max Bunker Press, Super Comics. 
Nel suo curriculum figurano anche I Campioni, visti recentemente sugli scaffali Panini, ed Iron Fist (in italia pubblicato anni fa da Comic Art).
Nel 1990, dopo aver riscosso un enorme successo in casa DC, dove si e occupato del rilancio di Superman, ed aver gettato le basi per la nuova Justice League America, con la godibilissima miniserie Legends, una caccia alle streghe  in latex, decisamente ammiccante ed innovativa, con dialoghi e situazioni intriganti, è tornato in casa Marvel per  rilanciare Namor the Submariner. 
Durante i sensazionali primi numeri, soddisfacendo la sua passione per la golden age, la continuity, e le opere prime dei suoi predecessori, con una serie di tavole piene di memorabili e precise citazioni,  il numero 13 Reap the whirlwind, a tal proposito è un tuffo nel passato Kirbyesco del Marvel Universe. Riportando alla luce i vecchi nemici che atlantideo, combatteva durante il suo periodo di militanza  negli Invasori, come il nazista Master Man, ma non solo. È in queste pagine che ritroviamo la Prima Torcia Umana e si legge della rinascita di Spitfire. Personaggi di cui ha goduto persino la run di Capitan America firmata da Brubaker. E' in Namor, che tra l'altro, Byrne sperimenterà la colorazione al computer delle sue tavole. Tecnica che non abbandonerà più e che userà anche nelle sue produzioni da indipendente (come Next Men e la rivisitazione per la DC dell'Omac di Kirby.)

All in the family


Un autore immenso, che al pubblico italiano di una certa età, è rimasto molto a cuore per via del fatto che, in pratica, il ritorno del fumetto supereroistico in  Italia, dopo la disfatta della Corno, ha avuto quasi sempre la sua firma: Fantastici Quattro, Capitan America, gli X-men, in appendice all' Uomo Ragno...
Tra il 1981 ed il 1986, per 61 numeri ha scritto la run più importante della famiglia Richards, per godibilità, seconda forse solo a quella degli autori originali, Lee e Kirby. (Hickman è fuori concorso)
Un lustro di emozioni, ed avventure, nel corso delle quali non sono mancati eventi importanti della cronologia per il Marvel Universe: tipo la nascita del nuovo araldo di Galactus, la bella Nova (Frankie Raie, figlia di un altro characters tanto caro a Byrne, il professor Horton, creatore della prima Torcia Umana).
La migrazione degli Inumani dal Tibet alla Luna, ancora 'arrivo di She-Hulk al posto della Cosa, o il ritorno di Jean Grey, di cui era comunque complice della morte insieme a Claremont.
Insomma, una grande run disegnata sempre con un tratto di altissimo livello, che anzi a dire il vero si è evoluto numero dopo numero. Opera sicuramente meno smaliziata delle moderne produzioni, come per esempio la run di Millar, ma che rappresenta un immancabile pezzo della storia dell'universo Marvel nella vostra collezione. 
Amante di plot narrativi tipici della sci fi classica, come le avventure galattiche , incontri ravvicinati, i paradossi temporali e dimensioni parallele, o anche di sceneggiature a base di super cattivi dai piani estremamente Machiavellici, ( il suo Dottor Destino o il suo Annihilus ne sono esempi lampanti), Byrne è stato forse il primo autore ( e fino ad Hickman, l'unico), a cogliere l'essenza delle avventure della famiglia Richards, lo spirito originale infuso (sarà corretto dire infuso?) al fumetto dal duo Lee-Kirby ed arricchirlo di tematiche più emancipate, per l'epoca. 
Un nucleo familiare di avventurieri, ancor prima di supereroi, dediti alla scoperta, una caratterizzazione della Cosa e della sua situazione di mostro che è un monumento all'opera di Lee & Kirby. Contestualizzata agli anni in cui è stata pubblicata, considerazione da non dimenticare alfine di ridimensionare dialoghi e situazioni talvolta troppo ingenue, Byrne ha comunque arricchito la run con svariati colpi di scena, anche di natura sentimentale: la rottura tra Ben e Alicia, il passaggio della Ragazza Invisibile a Donna Invisibile, e lo sviluppo di quest'ultimo personaggio come membro piu potente del gruppo, una vera e propria Wondermonenizzazione di Susan Storm. 
La storia d'amore tra She-Hulk e Wyatt Wingfoot, altro characters rinato dalle ceneri della gestione dei padri fondatori. Un lustro di storie nelle quali il quartetto di avventurieri dovrà lottare con nemici di ogni calibro, da Galactus, Terminus, ad Annihilus, passando per il cattivissimo Mefisto, esplorare le sconosciute vastità della Zona Negativa. Difendersi dai complicati piani di conquista del Dottor Destino, andare alla ricerca del padre di Richards, e persino ponderare sulla possibilità di evitare l'olocausto, uccidendo anzitempo Hitler. Tutto questo senza dimenticare la fondamentale umanizzazione del fumetto: Byrne trasforma la famigliola superpotente in una società che deve fare i conti con spese bollette e clienti, ma particolare ancora piu godibile, è che è con questo autore che si cominciano ad evidenziare le conseguenze ed i danni delle mega risse in mutandoni, concetto che verra sviluppato anni dopo nella miniserie Damage Control. Piccolo sottovalutato gioiellino della Marvel anni '90.
Insomma una lunghissima gestione, con delle fisiologiche parentesi meno brillanti, ( la ricerca di papà Richards è ridicola), che comunque rappresenta, come la run di Simonson su Thor,  o Miller su Devil, una fondamentale colonna su cui si fonda il moderno Marvel Universe. 

L'edizione italiana

Findomestic e la Banca del Sangue Transilvana, hanno già preparato interessanti modalità per aiutare i lettori nell'acquisto di questi mattoni, ne prevedo due, visto che l'edizione americana conta 1000 e passa pagine,  considerando il mercato economico ed i prezzi che girano, prenderli pagandoli in comode rate o in sacche di sangue è un ipotesi sempre meno improbabile.
Come quello di Thor, le tavole sono state ricolorate, riaccendendo i colori, quindi non chiamiamola solo ristampa, sarebbe riduttivo. Se siete tra quelli che amano quel genere di pubblicazioni, preparatevi ad una spesa di almeno 140 euro (due volumazzi da 70), io le rifuggo come la peste, l'unico omnibus che ho in casa è quello di Losers, dato che recuperare la serie integralmente era abbastanza complicato e dispendioso, visto che in Italia ha avuto più disordinati editori (Magic Press e Planeta). 

Vintage costa meno

I colori di una tavola originale...
La prima edizione degli F4 di Byrne in Italia risale alla Star Comics, nei primi 67 numeri più o meno (in realtà il primo numero a firma di J. Byrne arriva solo con il numero 4, un timido esordio nel quale il quartetto si batterà con il mistico Diablo
Che ci crediate o meno, quando la Panini ha annunciato la pubblicazione del mattone di Byrne. Io mi sono messo alla ricerca dei molti numeri che mi mancavano, ed ho letto la run sugli albi Star, con una spesa complessiva sotto gli ottanta euro, il bonus è dato dal fatto che ripiegando sui vecchi albi,  - costo medio 1€, escludendo i primi 5 o 6 numeri, che arrivano anche a dieci, ma anche in quel caso Cheapy-gen ha risparmiato ripiegando sulle raccolte - ci si ritrova anche con l'omnibus del Daredevil di Frank Miller. Che a quei tempi usciva in appendice ai Fantastici Quattro, e che nei primi sessanta numeri ha pubblicato tutta la run dell'autore di Dark Knight, più la bellissima "Rinascita" disegnata da Mazzuchelli.
Quindi se la matematica non è ancora un opinione sono circa 200€ euro  (sommate i due omnibus di Byrne più quello di DareDevil) contro i circa 70€, spesa da affrontare recuperando la serie Star Comics. Io il mio dovere di rompicoglioni risparmiatore livello avanzato l'ho fatto anche stavolta.
Nel mio caso la scelta tra 70€+70€ sull'unghia per dei mattoni  intrasportabili, rispetto ad una settantina d'euro a rate, per degli albi, comodissimi, che è stato divertente anche ricercare, tra scaffali di fumetterie e scatole alle fiere, non c'è paragone. Scelgo il vintage economico, sopratutto perchè non avevo ancora il Devil di Miller.
...e la ricolorazione sull' Omnibus. Daje de "contrasto e luminosità"!

Continuity maddechè

Credo di trovare qualche spalla, tra chi legge, se affermo che la gestione Shooter della Marvel, abbia sì vistosi i natali di pietre miliari, come questa Run, quella di Simonson su Thor e Miller appunto su Devil, è vero anche che per contrappasso abbiamo assistito a cosette davvero brutte.
È in seguito ad una discussione con Shooter, che Byrne, interruppe il suo prolifico lavoro sulle testate Marvel.
Per la precisione una storia di Hulk, che Shooter bocciò.
Considerando che da lì a qualche mese Byrne sarebbe passato alla DC per il bellissimo Man Of Steel, noi nerd del futuro, non ringrazieremo mai abbastanza  la spocchia di Shooter.
Un editor in chief che aveva  nel suo armadio però?parecchi scheletri, insieme ad Al Milgrom si macchiò per esempio di un tremendo crimine - Guerre Segrete II, ma più in generale della creazione dell'essere noto come l'Arcano.
Byrne come altri autori si ritrovó nell'84 a partecipare al primo grande cross-over, vale a dire una miniserie pilota la cui trama che si ripercuoteva su tutte le singole testate contemporanee. L'anno dopo la DC avrebbe letteralmente umiliato questa operazione con la sua epica Crisis on Infinite Earths, cult-comics da possedere senza alcun dubbio, al termine del quale però, ci furono molte critiche  riguardo al fatto che in pratica peró non ci fu un vero e proprio reboot del DC Universe, e molti autori continuarono a scrivere le loro storie laddove Crisis le aveva interrotte.
Le viperacce della Marvel però non ve lo diranno mai, ma di imbarazzanti errori furono confezionati anche  durante le Guerre Segrete, a tal proposito Byrne ( e Shooter) ne fece uno colossale, e vi ci imbatterete leggendo questa godibilissima run. Tranquilli non vi dico nulla, ma vi accenno solo che riguarda Destino, le storie contenute nei numeri Fantastic Four #259 (pre-Secret Wars) e #268 (post-Secret Wars), denotano una assenza completa di comunicazione tra Editor-in-chief e redattori.

Conclusioni

Un pò di ritocchi del colore, non possono giustificare un prezzo del genere, nè la definizione di "opera restaurata", con Photohop, ci vuole più tempo ad aprire il file che a vivacizzarne i colori smanettando sul contrasto e sulla luminosità.
Il mastodontico lavoro di Byrne sugli F4 è consigliato? Assolutamente si, ripeto contestualizzandolo agli anni in cui è stato prodotto, così da ridimensionare alcune ingenuità narrative, è altamente consigliato agli amanti del quartetto, ai sedicenti storici della Marvel, ed anche a chi ha voglia di leggere un pò di avventure di supereroi allo stato puro. A quei prezzi? Mi conoscete, assolutamente no.

Forza allora è tempo di distruzione.
Baci ai pupi.




venerdì 21 giugno 2013

I Fantastici Quattro Marvel Now

Ce li hanno giustificati in tutti i modi i loro rincari gli editori: benzina, materie prime, costi di licenza, e ormai visto chè l'umanità si abitua a tutto, anche noi nerd, (checchè se ne dica, siamo anche noi umani) ci siamo abituati anche a vedere la nostra amata passione prezzata nelle maniere più disparate, mi viene da segnlalare per esempio, il volume della Bao dedicato al nuovo capitolo della Lega degli straordinari gentlemen, meno di 60 pagine in formato ridotto, vendute alla modica cifra di 13,00€, e l'assurdo è che c'è pure chi ringrazia.
Ma visto che si parla di edizioni più popolari, e non questi brossurati in similpelle di coccodrillo, possiamo dire che il trend affermatosi è quello dettato dalla Panini - tra i 3,00 ed i 3,50, salvo collane con foliazione maggiore, che ospitano comunque un solo personaggio o gruppo o una sola miniserie, come per esempio i Marvel Mega o come diavolo si chiamano adesso.
Ora però, c'è questo nuovo  formato Panini che ospiterà la gesta della famiglia Richards, che sembra una giusta via di mezzo -  2,90€ per 48 pagine, sono solo 10 centesimi in meno rispetto ai 3,00€ della collana Marvel Tales, non è nulla, ma la sua forza non sta solo nel prezzo, che comunque manco a dirlo, come operazione di marketing stravince sul pessimo spillato Lion da 30 pagine o poco più, formato che ospita una sola storia, copertina morbida e zero editoriali, venduto a 2,50€, che continua ad esistere nonostante a mio parere si sia rivelato un fallimento completo: basta vedere l'elitaria Before Watchmen, o sarebbe più onesto dire le rese dell'elitaria, che brutta fine che hanno fatto.
Quindi brava Panini, lo vedi che quando vendi effettivamente quello che pubblicizzi arrivano solo complimenti?
 La nuova serie dei Fantastici Quattro contiene due storie complete, collegate, compatibili, e tutte e due fedeli a quello che recita la copertina, in questo nuovo mensile, non ho trovato traccia della furboneria che ho riscontrato nel numero 1 di Thor Marvel Now, di cui abbiamo già parlato e discusso sia qui, sia sulla pagina Facebook dell'editore Modenese.

F come Fantastic....ma anche come Fraction.

Non avrei mai immaginato che tra tutto il Marvel Now in uscita, io ripiegassi sui Fantastici Quattro, eppure è stato un colpo di fulmine, questo formato mi ha piacevolmente colpito, in un solo albo, due serie nuove, due pointing start, senza pagine extra superpagate piene di recuperi indesiderati o serie minori indigeste.
Per giudicare le serie è un pò presto, e il signor Fraction sa essere così mutevole nelle sue sceneggiature, che vanno dalla qualità infima (Flop it Self e il suo passato Thor) al piccolo gioiellino da collezione (il prossimo Hawkeye disegnato da Aya). Quindi bisogna aspettare per dare un giudizio , diciamo subto cosa non ci è piaciuto di questo album: M. Bagley e M. Allred, eh si a me personalmente non piace nessuno dei due, Bagley è diventato molto più sporco dai tempi in cui disegnava le risse tra l' Uomo Ragno-Venom ed il neonato (a quei tempi) Carnage, ora il suo tratto è più veloce, meno accurato, molto inspiegabilmente anni '90. Ricco di quella cinetica caciarona, nonchè una dozzinale cura dei particolari, che stanca gli occhi.
E poi c'è Allred, un disegnatore del quale veramente non mi spiego il successo nel mondo dei comics, come illustratore ci si può anche stare, quel suo stile volutamente lisergico sembra fatto apposta per il mondo dell'illustrazione pubblicitario, ma un intero fumetto...uno storytelling, a mio parere, la dinamica delle tavole viene pesantemente menomata da quel tratto così spesso, che sacrifica movimenti e plasticità,  le anatomie molte volte sono sconclusionate,  ed i visi dei personaggi sono tutti uguali, e si riescono a distinguere solo per l'acconciatura, il colore dei capelli ed il costume, ma sembra che sia quotatissimo ultimamente nell'ambiente ed il suo stile così dannatamente pop, sembra essere molto apprezzato da critica e lettori.
Io non riesco a digerirlo, quindi spero che resti il meno possibile ai disegni della Fondazione Futuro.
Ma si diceva di Fraction - lo scrittore di Flop it Self, nota anche come la sagra del martello, ha un duro compito, deve tenere alta la godibilità di una serie che grazie ad Hickman, ha ritrovato una grandezza che forse non vedeva dai tempi di J. Byrne. Al tempo stesso tale compito è persino facilitato, durante la sua gestione (che io ancora non ho letto, e spero finisca in volume al più presto), Hickman ha arricchito il cosmo dei Fantstici Quattro di una quantità immensa di personaggi interessanti, e Fraction ha a disposizione un olimpo di facce più o meno nuove, con le quali speriamo riuscirà a regalarci delle belle evasioni.
Il voto finale è una sufficienza speranzosa, nel primo numero non succede quasi nulla, più che altro si gettano le basi per il futuro (nel vero senso della parola), però siamo fiduciosi, quindi si decisamente il numero 2 si prenderà. Nonostante Allred e Bagley.

L'edizione italiana

Non potendo addossre a Panini la colpa sugli illustratori delle due serie, posso sempre rifarmi sull'editoriale di Giuseppe Guidi, veramente scarsino, la copertina recita NUMERO 1- ora questo reboot Marvel, è davvero strano, non bisogna chiamarlo così, perche non è in pratica un reboot, eppure la numerazione ricomincia daccapo, ed un nuovo lettore che leggere Numero 1 sulla copertina, può rimanere abbastanza interdetto da queste pagine, in cui tanto per essere chiari, il fumetto ha così tanti legami con la passata stagione di Hickman che  non si capisce nulla.
Fantastici Quattro è si un numero uno, ma è strettamente legato alla run appena conclusasi, e qualche nota in più andava messa, per aiutare la lettura invece che citare solo il fatto che la famiglia di supereroi ha visto i natali nel lontano 1961 per mano di Stan lee e Jack Kirby.
L'albo è letteralmente saturo di personaggi che possono apparire nuovi agli occhi dei neofiti, ed io siccome lo sto inspiegabilmente promuovendo, voglio dare una mano alle nuove leve con delle noticine che avrebbe dovuto dirvi l'editor della testata.

Note a Margine:
Come detto, Hickman ha creato una run spettacolare del quartetto, e durante la sua gestione, nella quale era presino momentaneamente morta anche la Torcia Umana, ha introdotto ed arricchito scenari, personaggi e villain di una delle serie più vecchie in casa Marvel, come la zona negativa, tanto cara al buon Byrne, Galactus, i talpoidi e persino Destino.
Ecco chi potrebbe lasciarvi spiazzato in questo album e Guidi non si è preoccupato di presentarvi:
Dragon Man - è un androide, vecchio nemico dei Fantastici Quattro, qui lo vediamo in una versione upgradata (si può dire così?) da Valerie Richards, la figlia di Susan Storm e Reed Richards, piccolo genio membro della Fondazione futuro insieme al fratello Benjamin. Tra gli altri bambini che ritroverete nelle pagine del primo numero della Fondazione Futuro ricordiamo:
Alex Power, dei Power Pack, supergruppo di bambini Marvel creato ala fine degli anni '80, Artie e Leech, due mutanti, apparsi nelle pagine di X-Factor, primissima serie. Artie era una sorta di telepate, ora non ricordo molto bene, ma mi sembra che riuscisse a proiettare le immagini mentali di quelli che riusciva a toccare con la sua mente. In pratica fu uno dei primi ospiti insieme a Rusty Collins, dei finti cacciatori di mutanti noti come X-Factor. Leech invece, a dei veri cacciatori di mutanti è sopravvissuto, infatti faceva parte della comunità di mutanti reietti che vivevano nelle fogne: i Morloch? Trucidati durante il massacro mutante.
Bentley-23, characters che promette tanto divertimento, è in realtà il clone di Wizard, vecchia nemesi dei F4, visto ultimamente come membro della Intelligencia.
Tong Korr Turg e Mik, fanno parte della razza dei Talpoidi.
Medusa, è la regina degli inumani, moglie di Freccia Nera, sarà membro della nuova Fondazione Futuro.
Questo Ant-Man,  è Scott Lang, inventore squattrinato, che per salvare la figlia, e pagargli  una costosa operazione cardiochirurgica, tanti anni fa rubò la tecnologia di Henry Pym. in una memorabile storiella apparsa su Iron Man Play Press.
Onome, è la figlia di un ingegnere del Wakanda, nazione africana, scientificamente avanzata, che ha dato i natali a Pantera Nera.
Darla Deering, attuale fidanzata di Jhonny Storm è nota anche come Ms. Thing, di cui purtroppo non so dirvi assolutamente nulla. Io per via dei capelli l'avevo scambiata per la compagna di Jhonny ai tempi della run di Millar, ma sono quasi certo di sbagliarmi.
Beh, la mia conoscenza si ferma qui, più o meno, però direi di aver buttato un pò di luce chiarificatrice, su alcuni personaggi, considerando che è gratis non voglio sentire lamentele.
Conlusioni
F4 si proverà, nonostante l' handicap degli illustratori e l'incognita dello scrittore, credo questa edizione , questo formato, insieme al proliferante formato bonellide, sia un ottima proposta e risposta alla crisi, ed alle esigenze dei lettori. Un albo centrato, fedele alla sua copertina e coerente per contenuti.
Riconosciamolo ad un editore che per ora non ha entusiasmato troppo con l'invasione  Marvel Now. sopratutto con la geografie delle "nuove" testate.
Baci ai pupi.

mercoledì 1 agosto 2012

I Fantastici Quattro di Mark Millar

Finchè qualcuno non viene su a darmi una mano con fumettopenìa, magari qualcuno che sta dietro ad un pò di serie regolari, e smanetta sui siti americani alla ricerca di qualche succulenta novità, e che ovviamente ha il piacere di parlare alla gente attraverso un monitor, ho paura che dovrete sorbirvi queste recensioni un pochino vintage.

Infatti mentre tutti sono lì concentrati sui Fantastici 4 di Hickman,  io, che ancora non li ho letti, visto che a parte "Wolverine e gli X-Men",sono contrario al concetto di spillati; oggi voglio ammorbarvi un poco parlando della run dello storico quartetto, ad opera di Millar ed Hitch, quindi parliamo di quel blocco di storie immediatamente precedenti a quelle del signor Hickman.
Letta tutta d'un fiato grazie alla ristampa sulla collana "Supereroi: le leggende Marvel", e grazie sopratutto alla mia fumetteria di fiducia che me l' ha fatta pagare 12€  invece che 20€, devo dire che mi è piaciuta da subito nonostante la si possa interpretare come un altro palese vanitoso tentativo dell'autore inglese di lasciare il suo marchio nell'universo Marvel.
Futuri alternativi e terre parallele infatti, sono il pretesto per infettare la linea temporale dell'universo Marvel 616, con le sue creazioni. 


Il Genio paraculo.

Chissà perchè poi a Millar gli è presa così.
Certo non si può dire che il prolifico autore non sia stato finora coerente nel tempo, cosa che non darei tanto per scontata, basti pensare alla caduta di stile del signor Frank Miller, sia come individuo che come autore, per non sottovalutare questa qualità dell'autore scozzese.

Infatti tenendo da conto le sue recenti dichiarazioni riguardo al suo rapporto con le Major: ossia che sono la via più breve da percorrere per assicurarsi il successo, il trampolino di lancio su cui darsi la spinta per poi dedicarsi alle proprie creazioni, questa run dei F4 letta a posteriori, rispecchiava alla perfezione la sua filosofia, questa sua incessante volontà di affondare le sue manacce avide, costi quel che costi, nella walk of fame del fumetto Marvel
Dopo Civil War ( il miglior maxi-evento Marvel degli ultimi 10 anni, caso chiuso!), opera che sommata ai suoi Ultimates, Authority e Kick-Ass, lo hanno lanciato nel pantheon degli autori più pagati del mondo dei comics, per Millar, è cominciata seriamente la sua carriera own-creator.
Infatti con la creazione e la cura del sempre più consistente Millarverse, prendi Kick-ass con Romita, Nemesis con Mc Niven e Superior con Yu le sue collaborazioni sulle serie regolari Marvel sono andate scemando per quantità e qualità fino a che, continuando comunque la collaborazione per l'universo Ultimate, è stato estromesso dagli illuminati  della Marvel: ossia i cosiddetti architetti, Bendis, Hickman, Brubaker, Fraction e Aaron.
Che al contrario si sono presi carico di rinnovare il  presente ed il passato del Marvel Universe: ora con massicce operazioni di retro-continuity, come Progetto Marvel di Brubaker in cui l'autore ci ha regalato un delizioso refresh della golden-age Marvel, o la serie Shield di Hickman, miniserie discussa forse perchè un pò troppo cerebrale, del papà della Fondazione Futuro che addirittura rispolvera l'ostico concetto dei Celestiali creati da Kirby nel 1976, su la miniserie Eternals, ed ora con mega-eventi e cross-over per risollevare vendite ed interesse dei lettori, come il sopravvalutatissimo Dark Reign, o Secret Invasion di Bendis , o il più recente Scisma di Jason Aaron, concepito allo scopo di dar nuovi stimoli al mondo mutante.
Millar invece ha continuato a scrivere storie per la Marvel, malcelando uno stile outsider, non sempre gradito, (innegabile la componente politica nelle sue storie), come lo stilosissimo Old Man Logan con McNiven alle tavole.
Come per dire: OK se voi vi siete presi il passato, io posso sempre lasciare il mio segno sul futuro, o almeno su un probabile futuro.

Un tè con le amiche



Nulla da dire sulla godibilità della run: breve ma veloce, incalzante, e ricca di science-fiction pura e semplice.
Millar ha ancora dentro se la spinta creativa di Ultimates, e non è ancora diventato lo svogliato autore di Ultimates Avengers.
Sin dalle prime pagine, il fumetto cattura l'attenzione e si lascia leggere  volentieri, come dei tarocchi saturi di buone notizie.
 L'incipit è spettacoloso: la terra morirà entro dieci anni, ed una fondazione sovvenzionata dal solito manipolo di  riccastri sta costruendo una nuova terra in una dimensione parallela, uguale all'originale, anche nei singoli dettagli ( i murales sui muri di New York) su cui migrare una volta che arriverà l' inevitabile apocalisse ambientale.
Capo del progetto, che ripiega sulla consulenza del cervellone di gomma per accellerare i tempi, una ex fiamma di Reed ai tempi dell'università, l'intelligentissima e sexy Alyssa Moy, Miss Fantastic, che si rivelerà tra l'altro ancora interessata a Mr Fantastic.
In F4, la vera bravura di Millar, viene fuori sopratutto nei momenti distensivi, il suo talento nel descrivere le parentesi di vita comune della prima famiglia di supereroi del mondo, emerge in svariate sottotrame: Sue ed il suo il tè con le amiche circondate dai doom-bot riprogrammati,  il fidanzamento di Ben con la maestra di Brooklyn, Debbie, la ricerca della tata per i ragazzi, il reality della torcia umana, l'evoluzione silente della piccola Valerie in una supersecchiona come il papà.
La prosa dei dialoghi è di invidiabile qualità, e gli elementi introdotti dall'autore si incastrano perfettamente tra loro come un puzzle.

Così come in Ultimates, dove l'autore scozzese  intreccia sapientemente botte e battaglie, con elementi meno tipici del fumetto supereroistico, tipo il flrt tra Cap e Wasp,  le nevrosi e le debolezze di Banner e Pym, come non ricordare il motivo che spinge Bruce ad iniettarsi il siero, o la patetica relazione tra Pym e la Valchiria dei primi Difensori dell'universo Ultimate, dimostrando di essere uno dei pochi autori dell' ultima generazione, ad aver appreso la lezione data da Claremont sugli x-men: ossia di fondere agli elementi standard del fumetto d'avventura, con situazioni e characters  tipiche della soap opera. Umanizzando così il fumetto.
Millar quindi mescola bene action, sci-fi e drama rifilandoci una deliziosa lettura. In cui trovano posto alcune sue trovate come i Nuovi Difensori, un gruppo di eroi proveninenti dal futuro che hanno deciso di far migrare i superstiti della terra nel passato.
Tra questi è divertente vedere una Sue Richards , invecchiata, che si fingerà la nuova tata dei piccoli, un nuovo Hulk, che si scoprirà poi essere l'ultimo superstite della famiglia degli Hulk sterminata da Wolverine alla fine di Old Man Logan, e lo stesso Logan versione William Munny, nascosto da un cappuccio giallo-nero.
O ancora il maestro di Destino, un supercattivone amorale, perfido, nichilista, come non se ne sono mai visti in giro prima d'ora, una sorta di Galactus-Thanos-AntiMonitor-Dormammu-Charles Manson-Ted Bundy, all-in-one,che si presenterà come colui che ha istruito il Dottor Destino ad essere ciò che è; tornato sulla Terra per punire il suo discepolo per i suoi troppi fallimenti, ed ovviamente portare la terra ed i suoi abitanti alla distruzione totale. Anche i risvolti narrativi de "il maestro di Destino" hanno una componente narcisitica, visto che in realtà il Marchese della Morte è Clyde Wyncham, altro personaggio Milleriano conosciuto dai lettori nella miniserie 1985, di Millar-Tommy Lee Edwards.

Hitch is dead?


Chissà cosa è capitato a Brian Hitch, anche la sua perfomance in F4 è per lo più sottotono.
Nonostante si torni alla gradevole impostazione dalle tavole grandi ed ampie, tipiche del wide-screen comics, concept già sperimentanto in Ultimates e qui migliorato, con frequenti splash page (alcune delle quali bellissime, per onestà bisogna dirlo), che risaltano i momenti topici della storia, nel corso della run, Hitch alterna un lavoro discreto a tavole abbozzate e dozzinali, che comunque non sono paragonabili ai suoi Ultimates o  men che meno alla sua Authority, piuttosto qui ritroviamo lo svogliatissimo Hitch di Capt. America Reborn, caotico veloce e sporco.

Quindi in soldoni

In soldoni la run merita, merita se non prendete gli spillati e se ripiegate sui volumi delle leggende, meglio ancora nell'usato così da avere i 2 volumi a prezzi più accessibili.

In buona sostanza narcisimo a parte,  i Fantastici Quattro di Mark Millar meritanodi essere tenuti in considerazione, direi sono l'epitaffio dell' autore per quel che concerne la collaborazione con  la Marvel,  anzi con il Marvel Universe, prima di scappare e dedicarsi al suo personalissimo, prolifico e redditizio universo.
Filosofia che comunque  mi trova molto d'accordo, visto il trattamento che riserva la major ai suoi vecchi collaboratori, vedi  la causa vinta recentemente contro Gary Friedrich, creatore di Ghost Rider.

Baci ai pupi.

Cardillo Gennaro