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mercoledì 11 novembre 2015

Crossed +100: l'apocalisse secondo Moore






Questo articolo è stato pubblicato su overnews magazine


 
Alan Moore ha sempre giocato con gli idiomi, questa attenzione (immancabilmente) critica  che il pubblico italiano ha rivolto alla miniserie Crossed +100, rispecchia tremendamente il grado di pigrizia a cui si sono arrivati i lettori della penisola.
Che io ricordi, Moore ha già giocato a fare Dio,  proponendo in passato storie con elaborate strutture di dialogo, in cui si divertiva a coniare nuovi termini e nuove lingue per la gioia dei traduttori.
Andando a memoria: Swamp Thing #32: Pog, (1985) -  in quell’episodio che di fatto è un toccante omaggio all’opera di Walt Kelly, Moore elaborò un nuovo linguaggio per gli alieni atterrati nella palude, ancor prima, su Warrior #9-10 (1983), nella storia che di fatto introduceva nell’universo di Miracleman i Warpsmith, Moore concepì di sana pianta un lessico per i giovani invasori del golfo, su 2000AD, nella bellissima Ballata di Halo Jones, seppur in forma minima c’è un’ intera griglia di nuovi termini. stessa storia per Skizz.
D’altrone il buon Moore ha sempre cercato di mettere i suoi fumetti  sotto una luce iper-realista, tanto a volte a riuscire ad infastidire i “lettori”.
Ricordiamo interi dialoghi lasciati non tradotti per espressa volontà dell’autore?
In Miracleman Libro Secondo, nella Lega degli straordinari Gentlemen Vol 1, i dialoghi in arabo e in mandarino, nel Vol  2 della stessa opera, addirittura a parlare senza che a noi lettori sia dato modo di capire nulla, sono dei marziani, Century, il dialogo tra Nemo e sua figlia, o ancora Nemo Le rose di Berlino, dove tutti  baloon in tedesco sono rimasti indecifrabili, per chi non mastica il crucco.
Anche nel suo romanzo La voce del fuoco, c’è una voluta sperimentazione sugli idiomi, ecco perché il vociare scettico intorno a Crossed +100 mi ha fatto sorridere.
O il lettore italiano ha poca memoria, o non conosce Moore, o come più probabile, è impigrito dalla dilagante mediocrità che affolla le edicole e gli scaffali delle fumetterie.
Parte della colpa la attribuisco comunque ai licenziatari di questo volume, in giro ne sento parlare pochissimo e male, una promozione del prodotto prossima allo zero, sembra che con alcuni titoli la Panini continui con gli errori già fatti con la Valiant, amesso e non concesso siano errori e non strategie, della serie “l’importante è che non le pubblichino gli altri”.
Fatto sta che è da qualche settimana è uscito il Crossed di Alan Moore, ed è proprio un piccolo gioiello.
Personalmente ho smesso di leggere Crossed dopo il secondo tomo, quello scritto in maniera orripilante da Lapham, annoiato a morte da queste letture tutte uguali.
Non che mi sia particolarmente dispiaciuto il primo, firmato da Ennis e Burrows, un fumetto apocalittico, dove il solito virus invece di renderti uno zombi cannibale, ti rende di fatto un insaziabile assassino seriale cannibale incline alle peggiori nefandezze, dal sodomizzare moncherini sangionolenti, al divorare i propri figli in culla.
Crossed lo avrei amato di più come volume unico, ma si sa la serializzazione è al contempo una necessità economica ed una pietra tombale sulla creatività, anche se ti chiami Alan Moore, che alla serialità delle cose non si è mai ne adeguato né piegato.
Il bardo con Crossed+100 ha fatto l’unica cosa che valeva la pena di fare per rivitalizzare il genere.
Non che poi, spostarsi 100 anni nel futuro sia questa grande genialata, sa di già visto, un romanzo di Justin Cronin, Il Passaggio, che ho letto qualche anno fa quando ero ancora capitolino, evolve proprio in questo senso, in seguito ad un incidente nella base del Progetto NOAH, un’istallazione dove venivano condotte ricerche su un virus trasmesso dai pipistrelli, e che rendeva gli essere umani degli insaziabili vampiri orribilmente mutati, l’umanità è vittima di un olocausto che trasforma la vita dei sopravvissuti in una continua lotta per vivere.

Quindi non è questo, né il coniare un nuovo linguaggio che dovrebbe fare urlare al capolavoro, al massimo quello che lascia entusiasti a fine lettura è la sensibilità unica dello scrittore inglese. Moore concepisce una sceneggiatura che non si sofferma sullo stereotipato orrore di un survival comics, al contrario gioca su una moltitudine di temi, senza trascurare la componente spaventevole che invoca chi compra questo genere di fumetti.


Crossed +100 come suggerisce il titolo, ma come anche vi hanno detto nei mille rumors che hanno preceduto questa miniserie, parla del futuro del mondo infettato ideato da Ennis, un secolo dopo l’esplosione del contagio, delle trasformazioni subite dalla società, e dei tentativi dell’uomo di recuperare il passato e ricostruire il viver civile.
Future la protagonista del fumetto è un’archivista., nel mondo utopico immaginato dal bardo, la funzione di recuperare informazioni storiche dal passato, è altrettanto importante come lo è recuperare viveri e materie prime. Un’ ipotesi affascinante e se non inedita, ancora non inflazionata.
Affascinante come le dichiarazioni di Moore in un' intervista in cui rivela cosa nasconde la scelta del nome Future.
Moore insomma continua imperterrito per la sua strada, dimostrando, semmai ce ne fosse bisogno, a tutti i simpatici troll da rete, di quelli che lo danno ormai per un autore in declino mentre leggono avidamente spazzatura seriale americana e non solo, che il suo metodo di lavoro è ancora certosino e francamente inimitabile, ed anche ad una cosa elementare come la scelta del nome di un character, è un passaggio studiato.
Future infatti è nata nel 2077, è solo un nome, ma getta basi solide sulla continuity di questa serie.
Il 2077 rappresenta il tempo in cui gli umani non infetti ricominceranno a ricostruire gli insediamenti, e far nascere nuovi esseri umani, “Future” ed “Hope”, futuro e speranza, saranno i nomi più usati, una sorta di buon auspicio per la razza umana.  


Queste sono le piccole differenze tra il bardo ed il resto del mondo, la sua minuziosa dedizione al media.
Andrade e Moore confezionano un prodotto altamente appetibile: le ampie inquadrature che l’illustatore brasiliano dissemina nella storia, che mostrano un mondo dove la natura si sta riprendendo i suoi spazi fanno da contraltare ai testi di Moore, come il diario di Future, una sorta di quiete che precede la tempesta.
E’ come ascoltare la Primavera di Vivaldi su una stazione radio che gracchia e non si riesce di sintonizzare, e la melodia è costantemente interrotta dai gutturali suoni del finale di Blind dei Korn., che invece poi ti esplode nel cervello improvvisamente nel capitolo 5.
Non posso spoilerare nulla, posso dire che questo Crossed, non ha nulla a che vedere con i due precedenti capitoli che ho letto io, la trama è costruita in maniera strepitosa, Moore a modo suo ci rende spettatori di un incredibile centenario, una trama che si risolve lentamente, insidiandosi nella routine di Future e nelle sue incursioni in un mondo in cui la natura è in rinascita, e dove apparentemente la piaga dei crociati sta scemando.

Non continuo dopo.

Devo decidermi di mettere il punto e chiudere, come Future chiude il suo diario, perché altrimenti vi rivelo mio malgrado qualche particolare della trama che potrebbe rovinarvi la sorpresa.
E’tutta colpa del bardo, quando si parla di lui, spenderei quintali e quintali di parole.
Va da se che nel mio piccolo, consiglio questo volume, Crossed +100 vale ogni centesimo del suo prezzo, è la classica ventata di aria fresca, l’ho letto in parallelo alla sedicente guerra di Kirkman su TWD, quell’accozzaglia di finti colpi di scena, parolacce e morti di personaggi di rilievo,che si è combattuta in questi mesi  tra Rick e Negan.

Inutile dire che per quante allucinanti teorie partorisca la rete su Kirkman, che secondo alcuni siti è il nuovo Moore, è lampante invece, che siamo su mondi diversi, da un lato c’è il fumetto mainstream ripetitivo, e dall’altro la pubblicazione autoriale. Riguardo l’edizione italiana, a Panini si possono muovere le solite critiche, il costo del volume e, come detto più su, la promozione dell’opera pari a zero, Panini da editore, sembra non aver alcun interesse nell’ampliare il bacino di lettori di questa collana, evidentemente confida nei soliti acquirenti, e nel passaparola in rete. Sembra anzi che faccia incetta di queste licenze “minori” per evitare che vengano prese da altri editori italiani, e perdere l’apparente monopolio dato dalle pubblicazioni Marvel.
Questa teoria altamente cospirazionista l’ho partorita da un po’ di tempo dopo aver visto con i miei occhi l’affondamento della linea Valiant, ed una serie di collane assolutamente non promosse ed affidate al caso.
La speranza è che la linea Avatar, che per lo più però edita roba tra l’appena sufficiente ed il molto mediocre, resti a galla. Nonostante gli sforzi inesistenti di Lupoi e co. di farla conoscere al pubblico. Per il resto a parte tremende gaffe nella traduzione non c’è molto altro da dire sull’edizione, per esempio “To Casper” che nella versione originale sta per “spaventare”, in italiano diventa “Fantasmare”, che non significa nulla. Una scelta che denota che chi ha tradotto, non ha inteso molto bene la volontà dello scrittore (originale).
Moore fin dalle prime rivelazioni, ha dichiarato che il suo Crossed+100 parla di un gruppo di uomini e donne con la volontà di ricostruire la società, una società estintasi nel secolo passato, e con essa il modo di parlare e comunicare, un modo ricostruito grazie anche agli sforzi degli archivisti, un mondo dove alcuni termini si sono persi nel tempo, come quello per descrivere lo spavento, Casperize, viene da Casper the Friendly Ghost, serie di cartoni animati del 1939, in cui lo spettro di un bambino, nonostante volesse giocare con le persone che incontrava, finiva per farle scappare via terrorizzate, soluzione perfettamente coerente con il certosino lavoro di Moore, tradurlo in Fanstasmare, solo perché Casper è un fantasma, va da se che riduce e svilisce il lavoro dell’autore.
Ma a parte queste cadute di stile tipicamente italiote, Crossed +100 resta una lettura imperdibile.
Direi che anche questo mese vi abbia detto tutto quello che c’era da dire.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Non resta che congedarmi.
Baci ai pupi.

sabato 1 settembre 2012

Crossed 2: Chi fa in fretta, ha disdetta

E' proprio vero che la gatta per fare in fretta partorì dei gattini ciechi, così imparo a comprare qualcosa così velocemente!
Quanto è brutto questo volume, "Valori di famiglia", un' ode all'incesto su un letto di coaguli e moncherini.
Cambio di testimone per il team di Crossed, ad Ennis e Burrows seguono Lapham e Barreno e la serie perde in godibilità, pagina dopo pagina. Caduta libera senza paracadute.
Brutta la storia, brutti i personaggi, brutti i disegni.
Il redazionale è audace, esalta la volontà di Lapham di darvi il voltastomaco, ed è tutto lì, le nefandezze di cui si macchiano scrociati e non, sono punti topici che dovrebbero colpire in lettore, sventramenti a tutta pagina, che fanno da epilogo a situazioni dettate da una sceneggiatura piatta, forzata e da dialoghi insipidi.
 A pagina 2 si esalta la bravura di un artista sconosciuto, che ha al suo attivo qualche copertina di Lady Death, il classico fumetto pieno di tettone in lingerie per chi è ancora troppo timido per chiedere all'edicolante un porno come si deve.
Un disegantore che per quanto rosso usi nelle sue tavole non è certo Burrows. Manco gli si avvicina.
Una miniserie che analizza l'ipotesi che il virus infetti parte di una famiglia numerosa, peccato però che la famiglia di Lapham sia un caso limite, padre incestuoso e pedofilo, figli indifferenti, moglie e figlie sottomesse.
Il tutto ambientato nell' America del west, l'america degli spazi sconfinati e dei motel con la bibbia nel primo cassetto del  comodino, e la doppietta sotto il bancone della reception.
Una miniserie in cui, a dire di chi ha scritto il redazionale, l'horror si fonde con il western...ma per cortesia.
Se è il seguito di Crossed che cercate, come me, ahimè, dovrete aspettare ancora un bel pò, questa miniserie a parte il fatto che lascia intendere che l'apocalisse dell'infezione duri anni, non da alcuna nozione sull'infezione e sugli scrociati, il finale melenso poi è fuori posto, inopportuno ed inadeguato.
 Se cercate invece  un western dai toni horror, di quelli veri,  non occorre andare in America, non occorre bussare all' Avatar Press vi basta rimanere in Italia, e nonostante l'autore mi stia decisamente antipatico e mi scoccia fargli anche un minmo di pubblicità,  il suo fumetto è di gran lunga più, horror, più western, più intrigante, più godibile di questo caro volume targato Panini (16€).
Ucciderò ancora Billy the Kid (ed. BD) di Recchioni e Burchielli è molto più bello di questo Crossed 2.
Questo, ripeto nel caso voi siate alla ricerca di uno spaghetti western con polpette di non-morto.
Se ho caldeggiato per il Crossed di Ennis, questo di Lapham è bocciato su tutta la linea, non fosse stato ermeticamente imbustato, se avessi avuto la possibilità di dargli un occhiata prima, lo avrei lasciato lì dove era.
Non so come mai Ennis abbia ceduto il posto ad un altro scrittore, ma so che l'esperimento AVATAR, di dare la possibilità a vari autori di interpretare l'infezione, per ora è un buco nell'acqua. sembra che  anche i prossimi cicli vedano ancora Lapham al timone (sigh!) ed il ritorno di Burrows alle matite, un classico esempio di bastone e carota, e sembra che uno di questi si focalizzerà sul propagarsi dell'infezione sotto i colorati tendoni di un circo.
Staremo a vedere, ma stavolta Cazzocavallo mi mozzichi se non aspetto di prenderlo nel mercato dell'usato.
Baci ai pupi.

sabato 11 agosto 2012

Crossed - Quando Garth Ennis incontra Bret Easton Ellis

Crossed di Garth Ennis e Jacen Burrows - ed. italiana Panini Comics - Collana 100%
Brossurato 256 pagine a colori, 20.00€
Consigliato ad un pubblico adulto. 

Finalmente l'epoca dei vampiri è tramontata.
E meno male aggiungerei, visto in cosa li aveva trasformati la Meyer, la scrittrice della trilogia di Twilight.
Una compagine di tristi smunti pallidi personaggi, buona per far sognare le emo-ragazzine depresse e infoiate.
  adire il vero, mi sono sempre tenuto alla larga da questa letteratura scappata dall' etichetta Harmony, ma siccome a questo mondo siamo tutti peccatori, me compreso, mi capitò invece in un attimo di debolezza, di  vedere il primo film.
E dopo aver tirato giù dalle loro soffici nuvole un cospicuo numero di santi del paradiso, con bestemmie che avrebbero fatto impallidire persino il letterista di Tarantino, tutto questo solo sentendo i dialoghi del film, una volta più calmo non potei fare a meno di notare di come la Meyer e la regista Hardwicke, (della quale per vostra decenza vi risparmio la filmografia), nel costruire la loro personalissima cornucopia, avessero stuprato e saccheggiato e rivisitato con discreto cattivo gusto, l'opera di Anne Rice, come per esempio il bellissimo Intervista con il vampiro.
Ma finalmente come dicevo pocanzi, la loro epoca è finita. Ed ai vampiri sono susseguiti gli zombi.

Io zombo, tu zombi, egli zomba....

Ora, chi prima, chi dopo, tutti quelli che contano si sono cimentati con il concetto di vita oltre la morte, vita votata più che altro al bighellonare senza sosta per le strade alla ricerca di qualcuno da mordere e/o divorare, concept che con gli anni si è sempre poi associato alla catastrofica fine della società moderna così come la conosciamo:




Come ci illustra l'esimio tuttologo Pico Dè Paperis, persino il nostro Zagor, in una sua avventura ha avuto a che fare con gli zombi, anche se in quella storia, lo Spirito con la scure dovette vedersela con quelli tipici del folklore Haitiano creati attraverso riti vudù.  In occindente invece, la magia ha sempre centrato poco o nulla con  le orde di zombi che infestano all'imporvviso le strade, quasi sempre,  ad esclusione di Dylan Dog, in cui i non morti sono frutto degli esperimenti della sua nemesi demoniaca Xabaras, qui da noi la colpa della regressione in mostri dal succhiotto estremo, è sempre colpa dei militari, di qualche biologo troppo audace, di qualche virus che sfugge al controllo dei suoi creatori, o addirittura tutte le cose insieme:
Per S. King, in Cell la metamorfosi avviene attraverso un impulso lanciato da tutti i cellulari in funzione, tutte le persone che in quel momento stavano usando il cellulare si trasformano in mostri privi ci coscienza con l'irrefranabile volontà di mordere ed uccidere il prossimo.
Per i creatori del famoso videogioco Capcom, Resident Evil, era un virus, il virus T, sfuggito al controllo della Umbrella C.
L'errore umano, è alla base della trama anche di 28 giorni di Boyle (in quel film, dei sedicenti animalisti liberano dei cani infetti) e The Walking Dead di Kirkman;  per il primo gli zombi non sono morti, bensì vivi e folli, corrono come matti e mordono a destra e a manca ed infettano in pochissimo tempo. 
Per Kirkman gli zombi sono quelli classici alla Romero, tanti, lenti ed incapaci di proferire parola e con una fame insaziabile.
 Il fortunato autore americano però si spinge oltre, ed ipotizza uno scenario ancora più inquitante: il virus ormai presente in tutti gli uomini, si attiva soltanto quando questi muoiono, come scopre Rick il vicesceriffo, (la serie è talmente seguita ormai che ha anche avuto una trasposizione televisiva, un telefilm giunto alla seconda stagione).
Kirkman comunque è il vero responsabile del ritorno dei morti viventi, sulla scia del successo del suo fumetto, abbiamo avuto in questi anni, un milione di variazioni sul tema, tra queste ricordiamo:
Marvel Zombie -  in cui gli autori (tra cui Millar e lo stesso Kirkman), approfittando degli universi paralleli, hanno creato un mondo in cui un virus proveniente dallo spazio, infetta solo i supereroi, che spinti da una "FAME INSAZIABILE" (titolo della prima miniserie) hanno divorato l'intera umanità.
In Blackest Night (DC COMICS), di G. Jhons e I. Reis, gli zombi sono membri del corpo delle Lanterne Nere, e sono affamati di emozioni più che di carne.
Rick Reminder e Tony Moore per la Image Comics, osano e ci mostrano cosa accadrebbe ad una troupe di film porno se gli zombi irrompessero sul set, nel delizioso XXXombies. 

Alla fine arriva Garth... 

Ad un certo punto Ennis avrà pensato: "Cazzo!" (Perchè Ennis, lo sapete benissimo, pensa e parla così) 
"Sono l'unico coglione, che ancora non ha fatto una zombie-story?!" 
Allora ha chiamato quelli dell'AVATAR e gli ha parlato del suo imminente progetto, ma immagino che l'editore non ha potuto fare a meno di nascondere uno scetticismo, d'altronde era come giungere a Eldorado dopo che le maggiori vene aurifere erano state tutte saccheggiate, difficile cavarne un guadagno,d'altronde qualsiasi cosa si dicesse o si facesse sugli zombi adesso, non poteva avere poi chissà cosa di originale. Pensate  al rilancio di Simon Garth su collana MAX, o l'assurdo Manuale per sopravvivere agli attacchi zombi (in Italia ed. Panini, 13€), per quanto audaci non sono riusciti a scrollarsi via dalle pagine la sensazione di deja-vu, di qualcosa di già visto e già letto.
Diciamolo, l'opera di Kirkman, ha tutto quello che serve sugli zombi.
Dialoghi e caratterizzazione dei personaggi, che rasentano la perfezione, scenari inquietantemente fattibili, chicche ineguagliabili come la scelta di vivere all'interno di una prigione, o il personaggio di Michonne, l'avvocato di colore armata di katana che gira con due zombi a guinzaglio privati di braccia e mandibola.
Insomma, sarebbe stato decisamente arduo trovare qualcosa di veramente originale a questo punto, che valesse la pena di essere pubblicato.
Ma Ennis è sempre stato un furbacchione, per quel che concerne sventramenti ed ultraviolenza, non ha mai avuto bisogno di mentori o guide, toccava solo lavorare su alcuni particolari per rendere appetibile il suo fumetto.
E le occasioni e le idee erano tutte intorno a lui, basta solo saperle cogliere e mescolare bene:
  • Probabilmente da Danny Boyle (28 giorni dopo), prende l'idea che in realtà gli infetti non sono dei non-morti, sono vivi, vegeti e pazzi. Niente cadaveri violacei e ciondolanti per i vicoli bui della città quindi, ma individui folli, veloci e spietati. 
  • Da Cell di S. King pesca il fatto che con il passare del tempo, gli infetti, mutano il loro comportamento, si adattano e si evolvono, imparano, e si riuniscono in gruppi sviluppando una gerarchia determinata dalla forza degli individui.
  • Difficile non pensare che un altro media a cui Ennis abbia attinto per sviluppare la sua orripilante creatura, non sia "The Crazies", (in Italia ribattezzato La città verrà distrutta all'alba), altro film che ha alla base della sua trama un'arma biologica capace di rendere gli uomini spietati assassini, questi però, esattamente come i suoi scrociati, conservano comunque ricordi, una certa lucidità e creatività per quel che concerne l'omicidio. 
  • Dagli autori del film Cloverfield, Ennis adotta il trucco narrativo di non fornire alcuna spiegazione riguardo quel che sta succedendo, per tutto il volume, non c'è un minimo accenno alla causa del contagio o al modo in cui esso si sia propagato su scala mondiale. Protagonisti e lettore sono messi di fronte all'apocalisse già compiuta, riducendo il tutto ad una lotta di sopravvivenza.
  • da Kirkman prende l'ispirazione per i dialoghi dei suoi personaggi. Dando modo di aver inteso per bene il segreto del successo del fumetto dell'autore americano.  In effetti i dialoghi che leggerete in Crossed sono il motivo maggiore, per il quale questo fumetto è associato così tanto a Walking Dead. Quelli e le situazioni da camping estremo sono diretti figli del fumetto della Image Comics, ovviamente sceneggiati alla maniera di Garth Ennis.
  • Infine da Bret Easton Ellis, autore di American Psycho e Glamorama, ma volendo anche dal romanzo di Palahniuk, Cavie, apprende nuovi sanguinolenti stratagemmi per stomacare il lettore.
Questa più o meno, a mio parere, è la bibliografia a cui il buon Garth attinge per il suo Crossed..

Crossed o non Crossed? Questo è il problema.
Ma alla fine, Crossed, val la pena di essere letto o no?
Letto sicuramente, comprarlo sta a voi deciderlo, l'edizione Panini, è il solito brossurato da 20€, la cosa buona però è che le pagine sono 256, quindi il volume ha un suo rispettabile peso, quanto meno nel tenerlo tra le mani non vi sentirete rapinati dall'editore.
Considerando anche che dello stesso autore, The Boys (IMHO pessimo), costa in media, ben 11€ per appena 96 pagine. 
L' incipit è uguale a tutti gli altri media del genere disastro ed altri macelli: in una cittadina come un' altra in una sera come un' altra si scatena la fine del mondo, la priorità è di uscirne vivi e la speranza è che la sciagura sia contenuta solo nella propria città, che scappando da essa si andrà incontro ai soliti militari, alla cavalleria che vi salverà.
Niente di tutto questo.    
Ennis come suo solito estremizza il tutto ai limiti della sopportabilità, è come vedere uno snuff-movie a fumetto, tutto quel che è omesso negli altri film o comics del genere, tutto quel che è lasciato all'immaginazione del lettore, e vive nello spazio bianco tra una vignetta e l'altra, Ennis ve lo piazza sotto il naso, incurante delle reazioni, gli scrociati fanno paura perchè godono di quel che fanno, e fanno di tutto.
Non sono zombi mossi da una fame ancestrale che diventano pericolosi solo se vi sentono vicini, gli scrociati vi vedono, vi seguono, vi attaccano, vi violentano vi smembrano e vi divorano.
Sembra che il virus, il battere o il gene veicolato, qualsiasi cosa sia, (io però che da poco ho finito di leggere NEXT di Critchon, simpatizzo per l'ipotesi del gene, per via dell'ulcera a forma di croce che spunta sul viso di tutti gli infetti), abbia la facolta di disattivare quella parte di cervello adibita all'autoconservazione ed al controllo degli istinti più bassi, come addirittura smembrare e stuprare tutti, bambini compresi.
Ennis, che si è spinto fino al creare Kessler la scimmia, l'agente CIA che si masturba vedendo le giovani atlete in carrozzina alle Paraolimpiadi, qui va oltre, e se in The Boys l'ultraviolenza è attuita da una marcata, dissacrante satira al fumetto supereroistico, che allegerisce la lettura ed un alcuni frangenti può persino divertire, qui l' orgia splatter di violenza gratuita a cui vi sottopone è priva di qualsiasi filtro o attenuatore, è tanta è può anche nauseare.
Il tratto preciso di Jacen Burrows ed i colori di Juanmar e Greg Waller non fanno che peggiorare la situazione, le tavole sono estremamente realistiche e dettagliate, e molte volte osservandole vi stupirete nello scoprire i dettagli inquietanti con sui l'autore scozzese guarnisce la sua sceneggiatura.
Cazzocavallo, il leader di un gruppo di infetti che braccherà il gruppo dei protagonisti, usa il pene di un equino come un manganello, molti degli scrociati si coprono con pelle umana, e quasi ogni tavola nasconde qualche particolare raccapricciante.
I disegni puliti , le anatomie e le espressioni privi di qualunque stilosità fumettistica di sorta,  rendono le nefandezze di Ennis in qualche modo vere e prossime, e pertanto angoscianti.
Alla fine Crosses è un survival-horror post apocalittico, con ben pochi sopravvissuti, da leggere, ma caldamente raccomandato solo agli amanti del genere e ai fan di American Psycho. che ha il suo punto forte negli eccessi dell'autore e nei dialoghi studiati,  la pecca è la povera caratterizzazione dei personaggi e dei salti temporali non sempre molto chiari.
In vari passaggi vi lascerà  abbastanza interdetti a meno che non vi chiamate Charles Manson. 
 Aspettiamo con ansia l'ormai prossimo seguito che dovrebbe avere al timone anche David Lapham autore della spy story-splatter Terror inc (Marvel linea MAX).
Baci, anzi morsi ai pupi.