Forse sono esterofilo perchè mi avvicino all' Italia che non sa fare fumetto.
Nick Banana, Dylan Dog, Morgan Lost, Orfani, Battaglia, le Storie e la Dottrina, tanto per citare qualche nome che mi hanno fatto correre al Comune per rinnovare il passaporto ed evadere dalla provincia italiana della nona arte.
Eppure ultimamente tra una lettura e l'altra mi sono concesso qualche volume italiano, un pò guardingo e scettico. Comunque ho scelto restando, fedele ad una regola: se non ne parlano troppo su facebook, minimo è un capolavoro.
Già un mese fa con Churubusco di Andrea Ferraris, della Coconino Press Fandango, la mia esterofilia ha subito un duro colpo, bravissimo Ferraris, oggi mi sono dovuto ricredere ulteriormente, su come facciamo i fumetti qui in Italia dopo aver letto Il gioco dell'oca di Stefano Munarini e Mauro Ferrero, un bonellide, (ma con un altro tipo di carta), edito da Tunuè, nella linea Le Ali, da 112 pagine in bicromia, soluzione tanto stilosa quanto poco pubblicizzata.
Se penso agli strilloni che Bonelli ha fatto per tutto quel rosso in Morgan Lost, e Tunuè che fa una cosa analoga con l'azzurrino, non lo menziona manco nel sito, e liquida il tutto con un poco indicativo B/N.
Signor Tunuè corregga subito, che proprio il fumetto di cui sopra, Il Gioco dell'oca, parla di avere fiducia nelle proprie capacità e credere in se stessi.
Ma di che parla Il gioco dell'oca?
Di scorciatoie, di incoscienza anche, di un fallimento, ma anche di una rinascita e, che bello dopo tanto oscuro revisionismo pessimista, leggere un lieto fine.
Dopo tanto Rick Veitch, non è stato affatto male imbattersi in questa leggerissima ed emozionante novella.
Jason è uno di noi, e vive la sua avventura negli anni '90, gli ultimi anni senza Facebook, anni che ora sembrano lontani come il medioevo, anni in cui il fumetto era ancora passione e non una malattia, Jason è un nerd, e fa quello che fanno tutti i nerd, alla fine della lettura di qualcosa di veramente bello, fantastica di essere lui l'autore di quella storia, Jason non si contenta più di essere un lettore, vuole essere un autore, ma vuole saltare qualche tappa, e a Jason, non manca quella incosciente intraprendenza di provare a fingersi qualcun altro, così comincia il suo peregrinaggio nelle fumetterie d' America più sperdute dove fa finta di essere ora questo o quell' autore, e firma albi e rilascia autografi, fino al giorno in cui, scoperto....
Basta, ho già svelato anche troppo di una trama semplice ed appetibile, che lascio a voi il piacere di scoprire pagina dopo pagina, mi limito a dire che l'ho divorato ed ho trovato il tratto di Mauro Ferrero assolutamente affascinante.
Lungi da me esprimere opinioni sul tratto dei disegnatori italiani, gentaccia davvero permalosa, per dare a Lauria del Mignola sono stato letteralmente lapidato sulla pubblica piazza, per esprimere commenti poco lusinghieri su Di Giandomenico o Rincione manca poco mi ritrovassi un esercito di fan inferociti fuori casa, ma a Ferrero, sperando non si incazzi anche lui, non posso non dire che ammirando le sue tavole, (bellissima la bicromia, assolutamente azzeccata, ipnotica quasi, che rende il fumetto di un taglio quasi underground, e che richiama visivamente alla mente un ventaglio di letture di altissimo livello), mi sono tornati in mente una sfilza di autori da quel tratto volutamente minimal eppure coinvolgente, Da Judge alla Satrapi passando per Mazzuchelli e Delisle, la sua mano mi ha letteralmente rapito, minimalista mai caotico, certosino e preciso nelle forme chiaro nelle illustrazioni, insomma perfetto.
Non avrei mai immaginato di divertirmi con una lettura made in italy, e chissà come mai i più bravi sono sempre quelli meno promossi, che bello sarebbe se le vendite premiassero certi stili, tanto da imporre un genere, un trend, nell'anarchico e mediocre palcoscenico italiano.
Invece come dice Moretti in Palombella Rossa, il trend italiano è negativo, e polemico.
Tanto tanto tanto polemico.
Bravo anche Munarini, 100 pagine o giù di li in cui gli eventi scandiscono un ritmo a dir poco coinvolgente, l'incipit che incuriosice, lo sviluppo che appassiona, il finale che appaga, e cosa vuoi di più da un fumetto nato in una nazione di wannabe votati alla più vuota autopromozione sui social?
E quanti applausi meriti per la microstoria del ragazzo che rubava i finali?
Ma tanti fidati! Tantissimi.
Ma bravissimi, e bravissima Tunuè, mea culpa se non sono mai andato oltre Paco Roca, se il catalogo è tutto a questi livelli, è solo per il livello medio basso del lettore, se non siete su ben altre scale sulle gerarchie della notorietà, li dove gli altri confezionano carta stampata in base ad indagini di following e condivisioni, voi avete portato nelle librerie una storia, nella tradizione della editoria classica, sana e ormai quasi del tutto estinta.
Leggete il gioco dell'oca regà.
Statemi a sentire.
Per un volta sostenete quel modo di fare fumetto in Italia che non genera imbarazzo.
Un fumetto che nasce fumetto e resta fumetto, e non si trasmuta alchemicamente in un vecchio pavone on line dalle piume arruffate e sfatte.
E grazie agli autori per questa botta d'ottimismo. C'è vita oltre la shockdom, esiste davvero l'alternativa alla rivoluzione della griglia bonelliana.
Baci ai pupi.
Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.
Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.
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Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.
Visualizzazione post con etichetta graphic novel. Mostra tutti i post
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venerdì 18 marzo 2016
giovedì 11 giugno 2015
Nick Banana....
Uno deve riconoscere i propri, limiti, e badate che scrivo limiti, appprezzate almeno, lo sforzo di non apparire al solito spocchioso. Ed il limite è: io del panorama fumettistico italiano conosco ben poco,e quello che conosco non è che mi faccia eccitare, Zerocalcare mi annoia, non riesco ad andare oltre 4-5 pagine, Recchioni non mi piace, e con "non mi piace" andiamo giù di eufemismi, Sio lo ritengo un chemioterapico neuronale, la bonelli credo sia una realtà editoriale composta da un branco di dinosari impermeabili al cambiamento, insomma diciamo che se voglio prendere un fumetto italiano di solito ripiego su altro, su altri nomi, morti probabilmente, o ritiratisi per incompatibilità di idee, quindi il panorama fumettistico italiano contemporaneo, quello che per lo più vive di "like" sui social, spopola sulla rete e poi finsce sulla carta, proprio non mi riesce di farmelo piacere.
Non ho mai fatto della mia iscrizione sul famoso social di zucchemberg, un lavoro, iscrivermi ai gruppi mi scoccia oltre ogni modo, seguire le pagine mi annoia, dalla mia home riesco a stento a leggere le uscite di un paio di fumetterie in cui mi servo, ho disattivavo tutte le notifiche degli editori, per non avere invasa la bacheca da inutili annunci di uscite che tanto periodicamente slittano. Fondamentalmente è uno dei motivi per cui fumettopenia, non è certo un blog di attualità fumettistica, si parla di quel che si legge, e di poco altro. Adesso Thor è donna, e Cap e nero, ed è tornato PeterParker, esticazzi aggiungerei.
La premessa inerente le lacune del panorama italiano, era necessaria per cominciare a parlare del volume che ho appena finito di leggere, Nick Banana di Nicolò "Nebo" Zuliani, Michele Monteleone e Daniele Di Nicuolo, dovessi dirvi adesso che conoscevo uno solo di questi tre ragazzi (dò per scontato siano giovani) prima di oggi, vi mentirei spudoratamente, mai sentiti, mai coperti, però conosco la star comics, oddio la conoscevo dai tempi della licenza Marvel o ai tempi della prima invasione manga, li ho rivisti a malincuore per il pessimo Suore Ninja, ed ho conosciuto la loro collana Graphic Novel (che titolo paraculo) recentemente, per il delizioso Forever Bitch, del quale per un motivo o per un altro, (leggi Alan Moore e Grant Morrison) mi sono poi dimenticato di parlarvi.
Il primo punto a favore di questo volume, e forse l'unico, nonostante i suoi 6€, è la sua inspiegabile appetibilità tattile, questo bonellide - ormai il termine è riconosciuto dall'ordine dei sacri operatori grammaticali italiani, come il perchè con la kappa e senza accento e con la ics al posto del per - ha una sorta di composizione - mi è successo come per Forever Bitch - grazie alla quale una volta che lo prendi tra le mani, lo sfogli e ne annusi la carta, ragazzi miei non c'è verso, dovete prenderlo. vi segue fino alla cassa, o alla finestrella dalla quale paghi l'edicolante. Non so chi ci sia al marketing in casa Star Comics, Albus Silente forse, fatto sta che prendo atto che ieri in edicola, come acquisto non era assolutamente contemplato, e me lo sono ritrovato in auto, mentre con la moglie volavamo a vedere (autovelox permettendo) Le regole del Caos.
E per quel che concerne i contenuti?
Uhm parliamo prima della parte grafica, Daniele Di Nicuolo ci sa proprio fare con la matita, il suo tratto non è affatto malvagio, è dinamico, pulito, espressivo, la sua griglia non è mai statica, ed un paio di volte ho quasi urlato al capolavoro nella scelta delle inquadrature. Tarantiniana quella della "telecamera" nello stipite delle pentole della casalinga fiorentina. Purtroppo la magia si esaurisce qui, i testi nonostante siano scritti quattro mani non è che brillino di questa luce abbagliante, in prefazione Alessandro Doc Manhattan Apreda, altro nome che a me, cavernicolo della rete, dice poco, al massimo mi spinge verso interrogativi esistenziali della serie, ma perchè sto bisogno di nickname continuo? Ma che hanno 'sti ragazzi contro il semplice nome proprio come identificativo?
Doc Manhattan dice che questo Nick Banana non è un fumetto per quelli privi di spirito, quelli impermeabili alla satira, ora nel leggerlo tutto, con una certa fatica, lo confesso, non mi sento di appartenere alla classe di lettori della Settimana Seria nè sento l'esigenza di abbonarmi a Musoneria Magazine (cito lui), solo perchè non sono riuscito a ridere nella lettura di questa serie di luoghi comuni fatto fumetto.
La più grande contraddizione di questo fumetto è che fa il verso a quella cultura mentecatta di cui si nutre e con cui cresce. Si gli italiani da tempo hanno spostato il loro attivismo su social e affini, in alcuni passaggi i testi sono persino graffianti, ma c'è poco altro, è satira di livello molto basso, ma mi rendo conto che sarebbe stato complicato confezionare un'opera di un certo spessore, se il bersaglio è il leader del movimento 5 stelle. Mi sono semplicemente illuso di trovarmi di fronte ad un prodotto interessante, attuale, ma invece siamo lontanissimi anche da una storia che sappia catturare l'attenzione del lettore.
A pagina 30 più o meno l'attenzione è calata tantissimo, in casa mi distraeva tutto (ed ero da solo) e da quel momento in poi l'impressione è che la storia, nemmeno a dire si trascina, ad essere onesti è più giusto dire che sono io a spingerla fino alla sospirata pagina finale.
Il guaio di Nick Banana, è che non sai cosa vuole comnunicare. Il fine ultimo di questo volumetto quale dovrebbe essere? Insomma dove vogliono andare a parare questi ragazzi?
Mettere a nudo gli sbagli del Movimento?
Irritare quei pochi talebani rimasti che ancora confidano nel fatto che questi ragazzi riescano a fare qualcosa di più che dimezzarsi lo stipendio?
Se dovessi cercare un aggettivo direi che è pretenzioso, poi questa critica selvaggia al qualunquismo, alla rete, ed ai suoi soggetti della rete, da qualche parte nel fumetto li si dipinge come alienati incapaci di uscire di casa o giù di lì, una definizione che mi trova d'accordissimo, ma un tantino ipocrita, qui in italia tutto si fa in rete, persino il sesso, si fa politica sulla pagina di grillo, si pontifica sul calcio fino a scannarsi, pure il mondo del fumetto vive di rete, tuber, che non hanno ancora capito il fisiologico uso di una webcam, opinionisti del cazzo convinti di fare le pulci ai maestri del fumetto, ed intanto prendono per rivoluzione il finale della prima stagione di Orfani, o trovano innovativo l'appiattimento della Marvel per colpa della Disney, da buon dinosauro dopo aver visionato il prodotto, dò un occhiata a chi lo ha confezionato, cerco di documentarmi su questo Nebo, e la cosa che mi stupisce è che con la rete direi che ci bivacca, è pure stato silurato dalla rete, licenziato da GQ dopo che una tuber, tale Barbie Xanax, (quando mi imbatto in queste cose amo la mia condizione da eremita) aveva criticato un suo pezzo sul giornale.
Insomma il creatore di Nick Banana, l'uomo dietro alle fandonie della rete, è una creatura della rete stessa, e probabilmente senza la rete vivrebbe nel totale anonimato. Come l'autore della prefazione probabilmente.
Ma c'è di peggio, spulciando la rete, mi ritrovo a leggere di una intervsta a GQ, insomma, silurato da GQ, Nebo ci torna come intervistato per promuovere il proprio fumetto, quando la coerenza non fa parte del bagaglio di qualcuno insomma. Ma si, perculiamo (giustamente) la coerenza grillina, di fatto un suicidio politico che stanno ancora pagando, ma intanto torniamo da chi mi ha cacciato... E non parliamo della qualità dell'intervista, col giusto tipo di occhi vedi chisramente che è una marchetta promozionale, probabilmente pagata pure, scritta per l'utenza di GQ, che poi non è che peschi da un bacino che entra ed esce dalla Bocconi.
Magari questi senza rete erano tutti operai in qualche fabbrica del nord ancora aperta, con un contratto tramite agenzia.
Insomma se Nick Banana, pretende 6€ per una non specificata morale o critica sull'italiano medio di oggi assolutamente scontata e non richiesta, ha mancato il bersaglio, se invece la gabella era il pagamento anticipato per far ridere i lettori, beh spero abbia la formula soddisfatti o rimborsati, perchè non fa ridere.
Gli Snorky piazzati così a bruciapelo per giustificare la battuta finale non fanno ridere, i luoghi comuni sui compulsivi da facebook non fanno ridere, la satira sui comici che non campano senza Berlusconi non fa ridere, anzi suggerisco la visione de La trattativa, per vedere un modo di fare satira costruttivo.
Diciamo che sostanzialmente Grillo a parte, che è indifendibile, gli autori travisano un pò alcune questioni, presumo troppo qualunquismo confonda le idee, e renda tutti bersaglio per qualcosa.
Insomma alla fine della fiera l'unica cosa che resta appetibile di questo fumetto sono le tavole dell'illustratore, al quale auguro di imbattersi in sceneggiature più degne.
Da evitare assolutamente che siate o meno Grillini.
Meglio ma molto meglio Forever Bitch.
Che strano ma vero, è francese, quando la clssse è una cosa etnica. Ridatemi 6,00€, merceologicamente parlando, sono almeno tre degli AlterLinus del '74, che sto recuperando.
Baci ai pupi.
Non ho mai fatto della mia iscrizione sul famoso social di zucchemberg, un lavoro, iscrivermi ai gruppi mi scoccia oltre ogni modo, seguire le pagine mi annoia, dalla mia home riesco a stento a leggere le uscite di un paio di fumetterie in cui mi servo, ho disattivavo tutte le notifiche degli editori, per non avere invasa la bacheca da inutili annunci di uscite che tanto periodicamente slittano. Fondamentalmente è uno dei motivi per cui fumettopenia, non è certo un blog di attualità fumettistica, si parla di quel che si legge, e di poco altro. Adesso Thor è donna, e Cap e nero, ed è tornato PeterParker, esticazzi aggiungerei.
La premessa inerente le lacune del panorama italiano, era necessaria per cominciare a parlare del volume che ho appena finito di leggere, Nick Banana di Nicolò "Nebo" Zuliani, Michele Monteleone e Daniele Di Nicuolo, dovessi dirvi adesso che conoscevo uno solo di questi tre ragazzi (dò per scontato siano giovani) prima di oggi, vi mentirei spudoratamente, mai sentiti, mai coperti, però conosco la star comics, oddio la conoscevo dai tempi della licenza Marvel o ai tempi della prima invasione manga, li ho rivisti a malincuore per il pessimo Suore Ninja, ed ho conosciuto la loro collana Graphic Novel (che titolo paraculo) recentemente, per il delizioso Forever Bitch, del quale per un motivo o per un altro, (leggi Alan Moore e Grant Morrison) mi sono poi dimenticato di parlarvi.
Il primo punto a favore di questo volume, e forse l'unico, nonostante i suoi 6€, è la sua inspiegabile appetibilità tattile, questo bonellide - ormai il termine è riconosciuto dall'ordine dei sacri operatori grammaticali italiani, come il perchè con la kappa e senza accento e con la ics al posto del per - ha una sorta di composizione - mi è successo come per Forever Bitch - grazie alla quale una volta che lo prendi tra le mani, lo sfogli e ne annusi la carta, ragazzi miei non c'è verso, dovete prenderlo. vi segue fino alla cassa, o alla finestrella dalla quale paghi l'edicolante. Non so chi ci sia al marketing in casa Star Comics, Albus Silente forse, fatto sta che prendo atto che ieri in edicola, come acquisto non era assolutamente contemplato, e me lo sono ritrovato in auto, mentre con la moglie volavamo a vedere (autovelox permettendo) Le regole del Caos.
E per quel che concerne i contenuti?
Uhm parliamo prima della parte grafica, Daniele Di Nicuolo ci sa proprio fare con la matita, il suo tratto non è affatto malvagio, è dinamico, pulito, espressivo, la sua griglia non è mai statica, ed un paio di volte ho quasi urlato al capolavoro nella scelta delle inquadrature. Tarantiniana quella della "telecamera" nello stipite delle pentole della casalinga fiorentina. Purtroppo la magia si esaurisce qui, i testi nonostante siano scritti quattro mani non è che brillino di questa luce abbagliante, in prefazione Alessandro Doc Manhattan Apreda, altro nome che a me, cavernicolo della rete, dice poco, al massimo mi spinge verso interrogativi esistenziali della serie, ma perchè sto bisogno di nickname continuo? Ma che hanno 'sti ragazzi contro il semplice nome proprio come identificativo?
Doc Manhattan dice che questo Nick Banana non è un fumetto per quelli privi di spirito, quelli impermeabili alla satira, ora nel leggerlo tutto, con una certa fatica, lo confesso, non mi sento di appartenere alla classe di lettori della Settimana Seria nè sento l'esigenza di abbonarmi a Musoneria Magazine (cito lui), solo perchè non sono riuscito a ridere nella lettura di questa serie di luoghi comuni fatto fumetto.
La più grande contraddizione di questo fumetto è che fa il verso a quella cultura mentecatta di cui si nutre e con cui cresce. Si gli italiani da tempo hanno spostato il loro attivismo su social e affini, in alcuni passaggi i testi sono persino graffianti, ma c'è poco altro, è satira di livello molto basso, ma mi rendo conto che sarebbe stato complicato confezionare un'opera di un certo spessore, se il bersaglio è il leader del movimento 5 stelle. Mi sono semplicemente illuso di trovarmi di fronte ad un prodotto interessante, attuale, ma invece siamo lontanissimi anche da una storia che sappia catturare l'attenzione del lettore.
A pagina 30 più o meno l'attenzione è calata tantissimo, in casa mi distraeva tutto (ed ero da solo) e da quel momento in poi l'impressione è che la storia, nemmeno a dire si trascina, ad essere onesti è più giusto dire che sono io a spingerla fino alla sospirata pagina finale.
Il guaio di Nick Banana, è che non sai cosa vuole comnunicare. Il fine ultimo di questo volumetto quale dovrebbe essere? Insomma dove vogliono andare a parare questi ragazzi?
Mettere a nudo gli sbagli del Movimento?
Irritare quei pochi talebani rimasti che ancora confidano nel fatto che questi ragazzi riescano a fare qualcosa di più che dimezzarsi lo stipendio?
Se dovessi cercare un aggettivo direi che è pretenzioso, poi questa critica selvaggia al qualunquismo, alla rete, ed ai suoi soggetti della rete, da qualche parte nel fumetto li si dipinge come alienati incapaci di uscire di casa o giù di lì, una definizione che mi trova d'accordissimo, ma un tantino ipocrita, qui in italia tutto si fa in rete, persino il sesso, si fa politica sulla pagina di grillo, si pontifica sul calcio fino a scannarsi, pure il mondo del fumetto vive di rete, tuber, che non hanno ancora capito il fisiologico uso di una webcam, opinionisti del cazzo convinti di fare le pulci ai maestri del fumetto, ed intanto prendono per rivoluzione il finale della prima stagione di Orfani, o trovano innovativo l'appiattimento della Marvel per colpa della Disney, da buon dinosauro dopo aver visionato il prodotto, dò un occhiata a chi lo ha confezionato, cerco di documentarmi su questo Nebo, e la cosa che mi stupisce è che con la rete direi che ci bivacca, è pure stato silurato dalla rete, licenziato da GQ dopo che una tuber, tale Barbie Xanax, (quando mi imbatto in queste cose amo la mia condizione da eremita) aveva criticato un suo pezzo sul giornale.
Insomma il creatore di Nick Banana, l'uomo dietro alle fandonie della rete, è una creatura della rete stessa, e probabilmente senza la rete vivrebbe nel totale anonimato. Come l'autore della prefazione probabilmente.
Ma c'è di peggio, spulciando la rete, mi ritrovo a leggere di una intervsta a GQ, insomma, silurato da GQ, Nebo ci torna come intervistato per promuovere il proprio fumetto, quando la coerenza non fa parte del bagaglio di qualcuno insomma. Ma si, perculiamo (giustamente) la coerenza grillina, di fatto un suicidio politico che stanno ancora pagando, ma intanto torniamo da chi mi ha cacciato... E non parliamo della qualità dell'intervista, col giusto tipo di occhi vedi chisramente che è una marchetta promozionale, probabilmente pagata pure, scritta per l'utenza di GQ, che poi non è che peschi da un bacino che entra ed esce dalla Bocconi.
Magari questi senza rete erano tutti operai in qualche fabbrica del nord ancora aperta, con un contratto tramite agenzia.
Insomma se Nick Banana, pretende 6€ per una non specificata morale o critica sull'italiano medio di oggi assolutamente scontata e non richiesta, ha mancato il bersaglio, se invece la gabella era il pagamento anticipato per far ridere i lettori, beh spero abbia la formula soddisfatti o rimborsati, perchè non fa ridere.
Gli Snorky piazzati così a bruciapelo per giustificare la battuta finale non fanno ridere, i luoghi comuni sui compulsivi da facebook non fanno ridere, la satira sui comici che non campano senza Berlusconi non fa ridere, anzi suggerisco la visione de La trattativa, per vedere un modo di fare satira costruttivo.
Diciamo che sostanzialmente Grillo a parte, che è indifendibile, gli autori travisano un pò alcune questioni, presumo troppo qualunquismo confonda le idee, e renda tutti bersaglio per qualcosa.
Insomma alla fine della fiera l'unica cosa che resta appetibile di questo fumetto sono le tavole dell'illustratore, al quale auguro di imbattersi in sceneggiature più degne.
Da evitare assolutamente che siate o meno Grillini.
Meglio ma molto meglio Forever Bitch.
Che strano ma vero, è francese, quando la clssse è una cosa etnica. Ridatemi 6,00€, merceologicamente parlando, sono almeno tre degli AlterLinus del '74, che sto recuperando.
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mercoledì 5 febbraio 2014
Quattro dita
Questa piccola recensione è dedicata a quelli e a quelle che
convivono con un lettore o anche una lettrice di
Siete in crisi per il regalo il regalo di compleanno vero?
Lo so bene cosa significa avere in famiglia uno sfigato che legge fumetti, e che non ha molti altri interessi oltre a questo, lo so cosa si prova a vedere che scarta i regali, senza che gli occhi brillino per davvero, questo perchè mai nessuno gli regala un fumetto. Anzi il più delle volte familiari ed amori ripiegano sull’abbigliamento, magari il classico maglione, pure brutto.
Lo so come vi sentite, chi vi scrive non ha lo sfigato in casa, chi vi scrive è lo sfigato, con l’armadio pieno di maglioni, a righe, a quadri, con la renna in petto etc.ect.
Ora ve le tolgo io le castagne dal fuoco. Oggi ve lo do io un bel consiglio.
fumetti.Siete in crisi per il regalo il regalo di compleanno vero?
Lo so bene cosa significa avere in famiglia uno sfigato che legge fumetti, e che non ha molti altri interessi oltre a questo, lo so cosa si prova a vedere che scarta i regali, senza che gli occhi brillino per davvero, questo perchè mai nessuno gli regala un fumetto. Anzi il più delle volte familiari ed amori ripiegano sull’abbigliamento, magari il classico maglione, pure brutto.
Lo so come vi sentite, chi vi scrive non ha lo sfigato in casa, chi vi scrive è lo sfigato, con l’armadio pieno di maglioni, a righe, a quadri, con la renna in petto etc.ect.
Ora ve le tolgo io le castagne dal fuoco. Oggi ve lo do io un bel consiglio.
Quattro dita, di Rich Koslowski - Prospettiva Globale
edizioni. (Pro-glo Ed.)
Prendete un’idea geniale come “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”
Una Hollywood dove cioè i cartoni animati non sono disegnati, ma sono persone come me e voi, e i film che li vedono protagonisti, non sono prodotti al tavolo da disegno, ma sono girati, proprio come i film degli esseri umani con la macchina da presa e con l’operatore.
Rendeteli il tutto e per tutto simili agli umani, rendeteli superstiziosi, invidiosi, ambiziosi, dategli una fisicità, fate in modo che possano invecchiare, ammalarsi, impazzire, morire persino. Forse avrete un’idea di cosa può aspettarvi se regalate Quattro Dita al vostro lettore di fumetti.
Il romanzo illustrato di Rich Koslowski, è citazionistico, e cosa ormai rara, tremendamente originale, conta 144 pagine che narrano la storia del successo di Rickey Rat (rif. Mickey Mouse). Della sua ascesa sull’Olimpo Hollywoodiano.
L'autore sceglie uno storyboard alquanto inusuale ma non per questo non efficace: Quattrodita infatti è un documentario. Una soluzione narrativa validissima, sopratutto per via della prosa dell’autore, adeguata sia negli interventi dei vari personaggi, sia nella voce fuori campo del documentario stesso.
La struttura infatti, presenta un preciso e scorrevole alternarsi di “materiale girato”, e interviste dei personaggi che vissero la vicenda…due astuti modi diversi e complemtentari, per raccontarci la storia di Rickey, e se vogliamo, due diversi narratori: l’onnisciente, nelle parti di documentario che raccontano i vari momenti della vita del successo di Rickey e del suo socio umano Dizzy Walters (rif. Walt Disney), e i progressi del cinema e delle case di produzione.
E l’altro, il secondo, un narratore interno, più intimo, nelle vesti dei vari personaggi intervistati che vissero sulla propria pelle il successo inaspettato di Rickey.
Ognuno di loro come tutto, in quest’opera, è un omaggio, un riferimento, o una citazione a quello che era il palco dei personaggi dei cartoni a quei tempi.
Insomma molto, molto bello, anche le illustrazioni valgono la spesa, Koslowsky ci diletta con tavole di chiaro stampo underground e atipico, ora in china, per le interviste a mezzo busto dei vari partecipanti, ora con un tratto acquerellato, in deliziosa scala di grigi, nelle parti della storia riservate al documentario.
Come già detto l’intera opera è ricca di citazioni sul mondo del cinema e dei cartoni animati dei primi anni ’50, in più l’autore in questa cronaca dell’ascesa di Rickey Rat, non manca di incuriosire il lettore sin dalle prime pagine, accennando ad un segreto che avrebbe catalizzato il successo di Rickey, segreto rivelato ovviamente verso la fine, e che non potrà strapparvi più di un sorriso, per l’incontestabile colpo di genio.
Insomma il volume “Quattro dita” edito da Pro-Glo Edizioni, dovrebbe togliervi dai casini, e almeno per quest’anno potreste fare un regalo attento ai gusti degli sfigati con cui dividete la vostra quotidinanità, visto che loro da anni, ve li fanno riservando un grande riguardo per i vostri di gusti, perchè ok, sfigati si, ma stronzi no.
Una Hollywood dove cioè i cartoni animati non sono disegnati, ma sono persone come me e voi, e i film che li vedono protagonisti, non sono prodotti al tavolo da disegno, ma sono girati, proprio come i film degli esseri umani con la macchina da presa e con l’operatore.
Rendeteli il tutto e per tutto simili agli umani, rendeteli superstiziosi, invidiosi, ambiziosi, dategli una fisicità, fate in modo che possano invecchiare, ammalarsi, impazzire, morire persino. Forse avrete un’idea di cosa può aspettarvi se regalate Quattro Dita al vostro lettore di fumetti.
Il romanzo illustrato di Rich Koslowski, è citazionistico, e cosa ormai rara, tremendamente originale, conta 144 pagine che narrano la storia del successo di Rickey Rat (rif. Mickey Mouse). Della sua ascesa sull’Olimpo Hollywoodiano.
L'autore sceglie uno storyboard alquanto inusuale ma non per questo non efficace: Quattrodita infatti è un documentario. Una soluzione narrativa validissima, sopratutto per via della prosa dell’autore, adeguata sia negli interventi dei vari personaggi, sia nella voce fuori campo del documentario stesso.
La struttura infatti, presenta un preciso e scorrevole alternarsi di “materiale girato”, e interviste dei personaggi che vissero la vicenda…due astuti modi diversi e complemtentari, per raccontarci la storia di Rickey, e se vogliamo, due diversi narratori: l’onnisciente, nelle parti di documentario che raccontano i vari momenti della vita del successo di Rickey e del suo socio umano Dizzy Walters (rif. Walt Disney), e i progressi del cinema e delle case di produzione.
E l’altro, il secondo, un narratore interno, più intimo, nelle vesti dei vari personaggi intervistati che vissero sulla propria pelle il successo inaspettato di Rickey.
Ognuno di loro come tutto, in quest’opera, è un omaggio, un riferimento, o una citazione a quello che era il palco dei personaggi dei cartoni a quei tempi.
Insomma molto, molto bello, anche le illustrazioni valgono la spesa, Koslowsky ci diletta con tavole di chiaro stampo underground e atipico, ora in china, per le interviste a mezzo busto dei vari partecipanti, ora con un tratto acquerellato, in deliziosa scala di grigi, nelle parti della storia riservate al documentario.
Come già detto l’intera opera è ricca di citazioni sul mondo del cinema e dei cartoni animati dei primi anni ’50, in più l’autore in questa cronaca dell’ascesa di Rickey Rat, non manca di incuriosire il lettore sin dalle prime pagine, accennando ad un segreto che avrebbe catalizzato il successo di Rickey, segreto rivelato ovviamente verso la fine, e che non potrà strapparvi più di un sorriso, per l’incontestabile colpo di genio.
Insomma il volume “Quattro dita” edito da Pro-Glo Edizioni, dovrebbe togliervi dai casini, e almeno per quest’anno potreste fare un regalo attento ai gusti degli sfigati con cui dividete la vostra quotidinanità, visto che loro da anni, ve li fanno riservando un grande riguardo per i vostri di gusti, perchè ok, sfigati si, ma stronzi no.
venerdì 12 aprile 2013
Un piccolo omicidio
- Un Piccolo Omicidio di Alan Moore e Oscar Zarate, brossura, ed. Magic Press 96 pagine colore 15€-
Quando leggo un'opera di Moore, finisce che recupero immediatamente fiducia nel termine "GRAPHIC NOVEL".
Lo diceva il buon Nanni Moretti in Palombella Rossa: "le parole sono importanti".
Michele, il personaggio del film, intervistato da un' inesperta giornalista, diceva:
"Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
E nel mondo del fumetto, ci sono queste due parole, alle quali nel corso degli anni, abbiamo conferito un certo cipiglio: Graphic Novel.
Citiamo Wikipedia - Il romanzo a fumetti o romanzo grafico, traduzione letterale dell'espressione inglese graphic novel usata comunemente anche nell'italiano, è un formato di in cui le storie sono più lunghe (come appunto un romanzo), autoconclusive e in genere rivolte ad un pubblico adulto. Per esso è stata utilizzata anche l'espressione "fumetto d'autore", in contrapposizione a "fumetto popolare" (spesso identificato col "fumetto seriale").
In altre parole, senza strumentalizzare nulla, senza portare acqua al mio mulino, potremmo anche dire che una Graphic Novel, o un volume venduto con tale dicitura, è un acquisto che, in genere suscita decisamente molte aspettative.
Nelle ultime due settimane mi son imbattuto in 3 Graphic Novel.
La prima, cartonato (perchè, c'è da dire che l' altra peculiarità della Graphic Novel in Italia, è il fatto che quasi sempre è un cartonato) edito da NPE, porta la firma di un autore italiano, è intitolata "Asso", costa 15€, e ne ho parlato qui.
La suddetta mi è venuta irritante dal promo: La Graphic Novel è la malattia, lui è la cura.
Dopo averla letta, sospetto sia l'esatto contrario, almeno in questo caso.
La seconda, è edita Panini, è dell'anno scorso, ed è una pubblicazione più subdola: in "Sex & Violence" infatti, la componente autoriale è data dal fatto che il fumetto è illustrato da un nome che solitamente, è sinonimo di grosse vendite, Gabriele Dell'Otto, un mio breve commento sul volume invece lo trovate qui.
Ovviamente è un cartonato, costa 12€ ed a parte le tavole del disegnatore romano, che "regala", notare le virgolette, qualche illustrazione veramente notevole, credo sia semplicemente uno dei fumetti più brutti pubblicati l'anno scorso. No forse mi sbaglio, ho idea che la cosa più brutta che abbia letto quest'anno resta Asso.
Ma il punto è che le fuorvianti rigide leggi del mercato hanno proposto queste due mediocri pubblicazioni, con il pomposo titolo di fumetto autoriale.
Quindi grazie di esistere signor Moore, nel mio piccolo dico sul serio, meno male che lei è rimasto fedele alle aspettative dei suoi lettori, e non si è piegato ai blockbuster.
Grazie per dare un senso, una volta ogni tanto, al termine 9° arte, quando si parla di fumetto.
Senza di lei e qualcun'altro che ogni tanto fanno sentire forte, la voce della propria indiscutibile creatività, saremmo indottrinati da editori ed autori a ritenere "opere" , delle robe semplicemente improponibili.
Un piccolo omicidio è un romanzo delizioso, ha un incipit aggressivo, proprio con le parole che sono importanti, Moore con la sua incofondibile prosa, tocca le corde della nostra sensibilità con parole chiave, suggerendo ai lettori che stanno per leggere una storia dai canoni molto adulti.
Anche il decorso potrebbe definirsi inquietante: ci sono ansia, angoscia, fobia, impersonificati da Timothy, un rampante pubblicitario inglese, vissuto a cavallo del periodo Tatcher, con qualche scheletro nell'armadio, che dettano il ritmo della lettura.
Eppure non è un giallo, un noir, o un thriller.
Al contrario è la storia di una rinascita, un ritorno alla vita, un delizioso ottimistico (per una volta tanto) romanzo, sulla seconda possibilità, sul riscatto, e se sperate che vi dica oltre, se sperate che vi suggerisca altro per quel che conerne la trama, allora non mi conoscete bene.
Un piccolo omicidio, è la cosa più bella mi sia capitata di leggere finora, direi che è il fumetto più bello su cui ho messo le mani in questi primi mesi del 2013.
I testi di Moore sono sublimi, l'impostazione della storia, la timeline sulla quale il bardo srotola la vicenda, è lineare, liscia, fluida, assolutamente perfetta l' alternanza ai fini della narrazione, di "presente" e "ricordi", che pagina dopo pagina accompagano il lettore, fino alla fine.
Era dai tempi di "Sacco Amniotico" che non leggevo qualcosa di così bello, Moore ancora una volta, dimostra di essere quel grande autore giustamente, universalmente, riconosciuto.
Potrà essere essere antipatico, spocchioso, irritante, arrogante, snob, ma se questo caratteraccio è lo strumento per prendere le distanze da una imbarazzante mediocrità che ha investito il media Fumetto, allora prego maestro, li prenda tutti a calci in culo, ma non smetta di scrivere.
Oscar Zarate, è lisergico, intrigante, ipnotico, e come Lloyd, come Campbell, come Gibson, sposa la sceneggiatura di Moore senza remore, c'è una simbiosi totale della quale difficilmente potrete evitare di innamorarvi.
Ed oltre questo non riesco a trovare altre parole per recensire o commentare le tavole di Zarate.
Se mi concedete il termine direi semplicemente, efficace.
Bello, e l'edizione italiana della Magic Press, (15€ e toh guarda la stranezza è invece una brossura) è arricchita dall'introduzione di Carlos Sampayo, il co-creatore di Alack Sinner, semplicemtente il fumetto che dal 1974 detta è il vademecum per la stesura delle storie noir.
Ad Impreziosire ulteriolmente l'edizione inoltre, c'è post fazione degli stessi autori che raccontano il processo creativo dell'opera.
Era da parecchio tempo che non chiudevo così soddisfatto un fumetto, e ne caldeggio spassionatamente l'acquisto o il taccheggio.
Buona lettura e grazie ancora signor Moore.
Bai ai pupi.
Quando leggo un'opera di Moore, finisce che recupero immediatamente fiducia nel termine "GRAPHIC NOVEL".
Lo diceva il buon Nanni Moretti in Palombella Rossa: "le parole sono importanti".
Michele, il personaggio del film, intervistato da un' inesperta giornalista, diceva:
"Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
E nel mondo del fumetto, ci sono queste due parole, alle quali nel corso degli anni, abbiamo conferito un certo cipiglio: Graphic Novel.
Citiamo Wikipedia - Il romanzo a fumetti o romanzo grafico, traduzione letterale dell'espressione inglese graphic novel usata comunemente anche nell'italiano, è un formato di in cui le storie sono più lunghe (come appunto un romanzo), autoconclusive e in genere rivolte ad un pubblico adulto. Per esso è stata utilizzata anche l'espressione "fumetto d'autore", in contrapposizione a "fumetto popolare" (spesso identificato col "fumetto seriale").
In altre parole, senza strumentalizzare nulla, senza portare acqua al mio mulino, potremmo anche dire che una Graphic Novel, o un volume venduto con tale dicitura, è un acquisto che, in genere suscita decisamente molte aspettative.
Nelle ultime due settimane mi son imbattuto in 3 Graphic Novel.
La prima, cartonato (perchè, c'è da dire che l' altra peculiarità della Graphic Novel in Italia, è il fatto che quasi sempre è un cartonato) edito da NPE, porta la firma di un autore italiano, è intitolata "Asso", costa 15€, e ne ho parlato qui.
La suddetta mi è venuta irritante dal promo: La Graphic Novel è la malattia, lui è la cura.
Dopo averla letta, sospetto sia l'esatto contrario, almeno in questo caso.
La seconda, è edita Panini, è dell'anno scorso, ed è una pubblicazione più subdola: in "Sex & Violence" infatti, la componente autoriale è data dal fatto che il fumetto è illustrato da un nome che solitamente, è sinonimo di grosse vendite, Gabriele Dell'Otto, un mio breve commento sul volume invece lo trovate qui.
Ovviamente è un cartonato, costa 12€ ed a parte le tavole del disegnatore romano, che "regala", notare le virgolette, qualche illustrazione veramente notevole, credo sia semplicemente uno dei fumetti più brutti pubblicati l'anno scorso. No forse mi sbaglio, ho idea che la cosa più brutta che abbia letto quest'anno resta Asso.
Ma il punto è che le fuorvianti rigide leggi del mercato hanno proposto queste due mediocri pubblicazioni, con il pomposo titolo di fumetto autoriale.
Quindi grazie di esistere signor Moore, nel mio piccolo dico sul serio, meno male che lei è rimasto fedele alle aspettative dei suoi lettori, e non si è piegato ai blockbuster.
Grazie per dare un senso, una volta ogni tanto, al termine 9° arte, quando si parla di fumetto.
Senza di lei e qualcun'altro che ogni tanto fanno sentire forte, la voce della propria indiscutibile creatività, saremmo indottrinati da editori ed autori a ritenere "opere" , delle robe semplicemente improponibili.
Un piccolo omicidio è un romanzo delizioso, ha un incipit aggressivo, proprio con le parole che sono importanti, Moore con la sua incofondibile prosa, tocca le corde della nostra sensibilità con parole chiave, suggerendo ai lettori che stanno per leggere una storia dai canoni molto adulti.
Anche il decorso potrebbe definirsi inquietante: ci sono ansia, angoscia, fobia, impersonificati da Timothy, un rampante pubblicitario inglese, vissuto a cavallo del periodo Tatcher, con qualche scheletro nell'armadio, che dettano il ritmo della lettura.
Eppure non è un giallo, un noir, o un thriller.
Al contrario è la storia di una rinascita, un ritorno alla vita, un delizioso ottimistico (per una volta tanto) romanzo, sulla seconda possibilità, sul riscatto, e se sperate che vi dica oltre, se sperate che vi suggerisca altro per quel che conerne la trama, allora non mi conoscete bene.
Un piccolo omicidio, è la cosa più bella mi sia capitata di leggere finora, direi che è il fumetto più bello su cui ho messo le mani in questi primi mesi del 2013.
I testi di Moore sono sublimi, l'impostazione della storia, la timeline sulla quale il bardo srotola la vicenda, è lineare, liscia, fluida, assolutamente perfetta l' alternanza ai fini della narrazione, di "presente" e "ricordi", che pagina dopo pagina accompagano il lettore, fino alla fine.
Era dai tempi di "Sacco Amniotico" che non leggevo qualcosa di così bello, Moore ancora una volta, dimostra di essere quel grande autore giustamente, universalmente, riconosciuto.
Potrà essere essere antipatico, spocchioso, irritante, arrogante, snob, ma se questo caratteraccio è lo strumento per prendere le distanze da una imbarazzante mediocrità che ha investito il media Fumetto, allora prego maestro, li prenda tutti a calci in culo, ma non smetta di scrivere.
Oscar Zarate, è lisergico, intrigante, ipnotico, e come Lloyd, come Campbell, come Gibson, sposa la sceneggiatura di Moore senza remore, c'è una simbiosi totale della quale difficilmente potrete evitare di innamorarvi.
Ed oltre questo non riesco a trovare altre parole per recensire o commentare le tavole di Zarate.
Se mi concedete il termine direi semplicemente, efficace.
Bello, e l'edizione italiana della Magic Press, (15€ e toh guarda la stranezza è invece una brossura) è arricchita dall'introduzione di Carlos Sampayo, il co-creatore di Alack Sinner, semplicemtente il fumetto che dal 1974 detta è il vademecum per la stesura delle storie noir.
Ad Impreziosire ulteriolmente l'edizione inoltre, c'è post fazione degli stessi autori che raccontano il processo creativo dell'opera.
Era da parecchio tempo che non chiudevo così soddisfatto un fumetto, e ne caldeggio spassionatamente l'acquisto o il taccheggio.
Buona lettura e grazie ancora signor Moore.
Bai ai pupi.
Worst Comic Award Prima Edizione.
Nuova rubrica in cui premiamo i peggiori fumetti ci capiti di leggere, e cominciamo con un cartonato edito da Panini l'anno scorso, e che, vai a capire ho comprato lo scorso week-end, il primo Worst Comic Award, va a...rullo di tamburi: Sex and Violence di Dell'Otto, Kyle e Yost.
Ora, prima di cominciare io vorrei spendere due righe che mi piacerebbe far leggere al signor Marvel -
Ma dico io, avete a disposizione un artista come Gabriele Dell'Otto, ma potete appioppargli queste sceneggiature ridicole?
Non pago di avergli fatto disegnare quell'assoluta cagata di Bendis, chiamata Guerra Segreta, gli avete rifilato questa storiellucola insipida, senza capo ne coda, che poi in Italia la Panini ha proposto in edizione addirittura cartonata.
E visto che abbiam cominciato finiamo, così ci togliemo subito i sassolini dalla scarpa - ma egregio signor Panini, lo sappiamo che ormai il capitalismo dilaga, ma editare un fumetto in versione cartonata, denoterà che il fumetto in questione è roba per palati fini?
No perchè se no, allora cartoniamo tutto. Ci sono una marea di roba da ristampare: Martin Hel , Dick Drago, o anche Fullmoon che potremmo riproporre al pubblico in versione cartonata.
La Trama
Domino torna a casa mezza devastata, e si scopre che è stata ridotta così una pecetta, perchè ha fatto la cresta sui soldi della "Mano"...o erano quelli della Loggia degli Assassini? Sapete che ho già rimosso? E l'ho letto da nemmeno un'ora.
Wolverine ovviamente s' incazza, però visto che una bottarella a Domino ha sempre voluto dargliela, - il "SEX" nel titolo è dato dal fatto che una volta o due, vi fanno intendere che i due ci danno dentro come ricci - dicevo, Wolverine all'inizio fa la voce grossa, ma poi aiuta la mercenaria a togliersi dai casini.
Il "VIOLENCE" del titolo invece, è dato dal fatto che tutto il volume è un continuo carpaccio di Ninja.
Crivellati dai proiettili, affettati dagli artigli o dai pugnali.
I ninja cadono come mosche, in una noiosissima sequenza di pagine la cui la trama in una maniera imbarazzante, specie se continuate a pensare che tecnicamente state leggendo una Graphic Novel.
Più che un fumetto, si ha la sensazione di stare a guardare un beat'em up, i ninja assassini, che si riversano addosso ai due mutanti, hanno la stessa funzione dei soldati nazisti nei film di guerra: morire.
Con una velocità e facilità, che verrebbe da chiederti: ma quanto tempo ci vuole per diventare un navigato Ninja assassino nell'universo Marvel?
Caldamente consigliato a14enni e/o Bimbiminkia in età più avanzata amanti di cine-orrori tipo GiJoe 2 La Vendetta.
Per tutti gli altri, statene alla larga.
Le tavole di Dell' Otto, sono l'unica cosa che vale la pena di vedere in questo volume, e non sempre, in alcune pagine si può notare una sorta di incompatibilità tra la staticità dell' arte dell' illustratore romano e l'eccessiva cinetica dell'azione sceneggiata dagli scrittori, (mi succede lo stesso quando leggo qualcosa disegnato da S. Bianchi) ma è poca cosa, il Wolverine di Dell'Otto è un omaggio in egual all'attore Jackman e al Logan di Kent Williams (MeltDown), ma 12,00€ solo per ammirare dei disegni mi sembra un pò tanto come spesa, ma sarò strano io, ovviamente il Worst Award va anche all'edizione pubblicizzata a suo tempo
come un imperdibile capolavoro.
Pessimo.
Baci ai pupi.
Ora, prima di cominciare io vorrei spendere due righe che mi piacerebbe far leggere al signor Marvel -
Ma dico io, avete a disposizione un artista come Gabriele Dell'Otto, ma potete appioppargli queste sceneggiature ridicole?
Non pago di avergli fatto disegnare quell'assoluta cagata di Bendis, chiamata Guerra Segreta, gli avete rifilato questa storiellucola insipida, senza capo ne coda, che poi in Italia la Panini ha proposto in edizione addirittura cartonata.
E visto che abbiam cominciato finiamo, così ci togliemo subito i sassolini dalla scarpa - ma egregio signor Panini, lo sappiamo che ormai il capitalismo dilaga, ma editare un fumetto in versione cartonata, denoterà che il fumetto in questione è roba per palati fini?
No perchè se no, allora cartoniamo tutto. Ci sono una marea di roba da ristampare: Martin Hel , Dick Drago, o anche Fullmoon che potremmo riproporre al pubblico in versione cartonata.
La Trama
Domino torna a casa mezza devastata, e si scopre che è stata ridotta così una pecetta, perchè ha fatto la cresta sui soldi della "Mano"...o erano quelli della Loggia degli Assassini? Sapete che ho già rimosso? E l'ho letto da nemmeno un'ora.
Wolverine ovviamente s' incazza, però visto che una bottarella a Domino ha sempre voluto dargliela, - il "SEX" nel titolo è dato dal fatto che una volta o due, vi fanno intendere che i due ci danno dentro come ricci - dicevo, Wolverine all'inizio fa la voce grossa, ma poi aiuta la mercenaria a togliersi dai casini.
Il "VIOLENCE" del titolo invece, è dato dal fatto che tutto il volume è un continuo carpaccio di Ninja.
Crivellati dai proiettili, affettati dagli artigli o dai pugnali.
I ninja cadono come mosche, in una noiosissima sequenza di pagine la cui la trama in una maniera imbarazzante, specie se continuate a pensare che tecnicamente state leggendo una Graphic Novel.
Più che un fumetto, si ha la sensazione di stare a guardare un beat'em up, i ninja assassini, che si riversano addosso ai due mutanti, hanno la stessa funzione dei soldati nazisti nei film di guerra: morire.
Con una velocità e facilità, che verrebbe da chiederti: ma quanto tempo ci vuole per diventare un navigato Ninja assassino nell'universo Marvel?Caldamente consigliato a14enni e/o Bimbiminkia in età più avanzata amanti di cine-orrori tipo GiJoe 2 La Vendetta.
Per tutti gli altri, statene alla larga.
Le tavole di Dell' Otto, sono l'unica cosa che vale la pena di vedere in questo volume, e non sempre, in alcune pagine si può notare una sorta di incompatibilità tra la staticità dell' arte dell' illustratore romano e l'eccessiva cinetica dell'azione sceneggiata dagli scrittori, (mi succede lo stesso quando leggo qualcosa disegnato da S. Bianchi) ma è poca cosa, il Wolverine di Dell'Otto è un omaggio in egual all'attore Jackman e al Logan di Kent Williams (MeltDown), ma 12,00€ solo per ammirare dei disegni mi sembra un pò tanto come spesa, ma sarò strano io, ovviamente il Worst Award va anche all'edizione pubblicizzata a suo tempocome un imperdibile capolavoro.
Pessimo.
Baci ai pupi.
domenica 3 febbraio 2013
L'arte di Lorenzo Mattotti
Superman contro He-man....tzè ma come mi e venuto in mente di propinarvi 'na roba così?
E' prorpio vero che col senno di poi, quello che al momento ci pare una cosa bella da fare o dire, poi con un diverso tipo di occhi ci sembra una cazzata pazzesca...ma inutile piangere sulla recensione versata, ormai ve l'ho proposta! meno male che è stata visionata poche volte!
E meno male che col tempo, a fumettopènia, mi sono circondato di gente che ogni tanto si concede letture più elevate, certo anche questo volume non è di facile reperibilità, e da come ne parla Dario, forse è quasi una fortuna, fu pubblicato su quella sottovalutatissima collana di Repubblica di qualche tempo fa: che ahimè durò solo 10 numeri ma che pubblicò titoli interessantissimi come Palestina di Joe Sacco, Città di Vetro di Mazzuchelli e Blankets di Craig Thompson, (occhio, tra glia ltri figurano anche Igort e Spiegelman però).
La verità è che io sono in un periodo di analfabetismo puro, leggo, tanto e disordinatamente, ma non riesco a mettere giùù una riga degna d'essere letta.
A proposito di proposte, rubo un attimo la scena per consigliarvi due visioni:
L'adattamento a cartoni animati di BATMAN YEAR ONE, la miniserie di Frank Miller, quando Miller sapeva ancora scrivere, che rivisitava le origini del cavaliere oscuro.
Il cartone della Warner è abbastanza fedele al fumetto originale, e stilisticamente è decisamente appetibile, per ora non esiste la versione italiana, speriamo che qualcuno si degni di doppiarlo nel nosro idioma.
Secondo, anche questo in lingua originale per ora, è il comic-motion Thor & Loki Brood Brother, in pratica è l'adattamento della miniserie di Rodi - Ribic, ormai introvabile, che qualche tempo fa fu riproposta sulla collana della Gazzetta dello Sport, Dark Side, i disegni di Ribic vengono stupendamente digitalizzati ed animati dallo studio Magnetic Dreams, ed il risultato è, un insolito videobook veramente apprezzabile.
Bene ho rubato abbastanza spazio al caro Dario, che si è letto (o riletto?) Fuochi e le altre Storie.
E questa è la sua opinione nuda e cruda.
Buona lettura.
E' prorpio vero che col senno di poi, quello che al momento ci pare una cosa bella da fare o dire, poi con un diverso tipo di occhi ci sembra una cazzata pazzesca...ma inutile piangere sulla recensione versata, ormai ve l'ho proposta! meno male che è stata visionata poche volte!
E meno male che col tempo, a fumettopènia, mi sono circondato di gente che ogni tanto si concede letture più elevate, certo anche questo volume non è di facile reperibilità, e da come ne parla Dario, forse è quasi una fortuna, fu pubblicato su quella sottovalutatissima collana di Repubblica di qualche tempo fa: che ahimè durò solo 10 numeri ma che pubblicò titoli interessantissimi come Palestina di Joe Sacco, Città di Vetro di Mazzuchelli e Blankets di Craig Thompson, (occhio, tra glia ltri figurano anche Igort e Spiegelman però).
La verità è che io sono in un periodo di analfabetismo puro, leggo, tanto e disordinatamente, ma non riesco a mettere giùù una riga degna d'essere letta.
A proposito di proposte, rubo un attimo la scena per consigliarvi due visioni:
L'adattamento a cartoni animati di BATMAN YEAR ONE, la miniserie di Frank Miller, quando Miller sapeva ancora scrivere, che rivisitava le origini del cavaliere oscuro.
Il cartone della Warner è abbastanza fedele al fumetto originale, e stilisticamente è decisamente appetibile, per ora non esiste la versione italiana, speriamo che qualcuno si degni di doppiarlo nel nosro idioma.
Secondo, anche questo in lingua originale per ora, è il comic-motion Thor & Loki Brood Brother, in pratica è l'adattamento della miniserie di Rodi - Ribic, ormai introvabile, che qualche tempo fa fu riproposta sulla collana della Gazzetta dello Sport, Dark Side, i disegni di Ribic vengono stupendamente digitalizzati ed animati dallo studio Magnetic Dreams, ed il risultato è, un insolito videobook veramente apprezzabile.
Bene ho rubato abbastanza spazio al caro Dario, che si è letto (o riletto?) Fuochi e le altre Storie.
E questa è la sua opinione nuda e cruda.
Buona lettura.
Non tutte le ciambelle riescono col buco. Oppure
riescono col buco ma non tutte hanno lo stesso sapore, almeno per il mio
palato.
La Graphic Novel Fuochi, scritta e disegnata da
Lorenzo Mattotti è considerata una specie di spartiacque nella narrativa
adulta italiana. La storia presentata dall'autore si slega dalla narrazione
tradizionale e lineare per affacciarsi su territori quasi inesplorati dal
fumetto italiano (parliamo dei primi anni ottanta). Elementi visionari,
consequenzialità incerta e sperimentazioni rendono l'opera sicuramente fuori
dal comune senza rinunciare completamente a uno storytelling fruibile, a metà
tra racconto e sogno, accadimento e visione. Una sequenza di eventi da interpretare
e, volendo, analizzare. Non siamo di certo di fronte alla classica storia
d'avventura, al racconto d'appendice o al fuilletton più classico.
Inoltre le illustrazioni (riduttivo chiamarli disegni)
di Mattotti contribuiscono in maniera decisa a rendere l'opera un
fumetto fuori dal coro. Si inizia con una corazzata, la Anselmo II, che
giunge sulle coste dell'isola di Sant'Agata. L'ufficiale in comando vuole
vederci chiaro su strane dicerie e misteriosi accadimenti legati all'isola e
che hanno portato alla scomparsa di alcuni mercantili. I primi a sbarcare
sull'isola sono il Tenente Assenzio e la sua squadra.
Fin dalle prime tavole al lettore vengono proposti
elementi onirici, sogni, o semplicemente accadimenti reali ma incomprensibili.
Strane apparizioni e fenomeni inspiegabili coinvolgeranno in prima persona il
Tenente che, vignetta dopo vignetta, verrà coinvolto in una spirale di strana
follia.
Le tavole di Mattotti sono realizzate a
pastello a olio con tinte decise a creare diversi contrasti forti tra rossi e
neri e ad avvolgere la storia tra ombre soverchianti la luce e sprazzi ambigui
a tratteggiare fuoco e fuochi. Le vignette sono lì per essere guardate e
riguardate, i tratti (che proprio tratti non è la parola giusta) richiamano
vagamente varie correnti dell'arte pittorica e hanno una bella resa visiva che
migliora ancora nelle storie successive. Insomma, presentato così questo Fuochi sembra
avere le giuste prerogative per essere una bella storia, anche ben disegnata.
Bene, io devo dire di averla trovata una vera noia. Per quanto Mattotti sia
considerato tra i grandi autori del fumetto italiano, almeno per queste tre
storie (Fuochi, Zona Fatua e Caboto) non mi snto di
incensarlo più di tanto. Non ho trovato in queste tavole nè un coinvolgimento
emotivo seppur vago, nè un'empatia con i personaggi, nè momenti particolarmente
avvincenti. Forse la mia sensibilità è scarsa, forse narrazioni meno
convenzionali non fanno per me (eppure amo Moore, Morrison, David
Lynch e chissà quale altro matto), forse, forse. Forse Fuochi non è
così eccezionale, potrebbe essere un'ipotesi.
Il volume è occupato solo per un terzo dalla storia
citata nel titolo. Il lato artistico prosegue con una certa coerenza nella
seconda storia, con scelte cromatiche più vivaci e varie per culminare al
meglio nella conclusiva Caboto. Può piacere o può non piacere, la
bravura di Mattotti non si discute. Di contro la narrazione (non sua
nelle ultime due storie) continua a non convincermi, la lettura dell'ultima
storia non l'ho neanche portata a termine. Sono aperto a qualsiasi
illuminazione. Fatevi avanti.
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