Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
Visualizzazione post con etichetta lob. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lob. Mostra tutti i post

lunedì 11 luglio 2016

Fumettopenia D'essai: L'Ulysse

Era il 1974, è gennaio per la precisione, io manco esisto ancora, i miei si sposeranno qualche mese dopo, ed in edicola arriva una nuova rivista: Alter Linus. direttore responsabile, Oreste Del Buono. 
Fortunatamente per i lettori del 1974, non esistono ancora nemmeno i nuovi mostri dell'editoria italiana, deve essere il Karma che compensa, certo avevano Andreotti al ministero della difesa, ma almeno non avevano Foschini che dichiara di aumentare le vendite del 30% e salvare le fumetterie d' Italia grazie al nuovo accordo distributivo bonelli-bao con la sua linea di cartonati di lusso, le cui storie, le puoi trovare nel circuito dell'usato al prezzo di 50 cent./1€ ad albo.
Ma è un karma che compensa con classe, nel 1974, per dirne una, si iscrive al Dams di Bologna un certo Andrea Pazienza, ma questa è un'altra storia, oggi parliamo di una particolare opera apparsa sulla neonata (allora) Alter Linus, in un mondo editoriale diversissimo dal nostro in cui gli editori ricercavano Editor capaci e non si affidavano alla vox populi, e probabilmente la vox populi di allora, aveva un altro livello culturale, un analisi cmq che approfondiremo meglio la prossima volta in cui parleremo di un altro fumetto, apparso su Comic Art, tanti anni fa.

Oreste del Buono non è proprio l'ultimo degli asini:
Scrittore, giornalista, critico letterario e traduttore, è della vecchia guardia Del Buono, si è fatto anche un anno e mezzo di prigionia con i Tedeschi nel 1943.
Tra i suoi meriti, quello di aver visto le potenzialità del media fumetto, di aver promosso autori stranieri su italico suolo ed aver introdotto artisti italiani nel mondo professionale, un nome tra tutti Tiziano Sclavi.
Ha curato la stesura della prima enciclopedia del fumetto edita in Italia, quella della Milano Libri e dal 1972 al 1981 e rientra tra gli uomini che ha fatto conoscere agli italiani dell' epoca storie come Corto Maltese, Lil Abner, Dick Tracy, BC, Valentina e Paulette, solo per dirne alcuni.
Lascio a voi trarre le dovute ed impietose conclusioni.


In particolare su Alter Linus #01del gennaio del 1974, in un periodo storico in cui la rivista Linus, passata a Rizzoli, ha conquistato una posizione di rilievo nel panorama culturale italiano, appare per la seconda volta il capitolo 1 de Ulysse, degli autori francesi Lob e Pichard, il secondo in particolare è l'illustratore della avvenente Paulette, un personaggio femminile di cui ormai in Italia si sono perle le tracce, proprio per via della crisi culturale ed editoriale di cui sopra.
Ho detto appare per la seconda volta, è vero, perchè gia alla fine degli anni '60 su Linus comparve il primo capitolo di Ulysse, ma poi fu interrotto per un diverbio tra i due autori francesi.
Lob e Pichard confezionano un adattamento del poema di Omero che ha del magico, forti del concetto che i supereroi sono prodotti generati dagli archetipi divini, i due autori francesi ci propongono una versione degli dei dell' Olimpo assolutamente revisionista: tutine sgargianti, fisici scolpiti, costumi a tema, e persino una Z gigante per il padre di tutti, in bella mostra sul largo torace. Gli Dei di Lob e Pichard sono alieni annoiati che passano l'eternità ad osservare gli umani dalla loro Astronave situata sul monte Olimpo, la guerra di Troia è già finita, e gli Dei sono già alla ricerca di un nuovo passatempo, così nella sala del trono con tanto di proiettore, qualcuno propone di giocare con Ulisse ed impedirgli un facile ritorno ad Itaca, tra un coro entusiasta ed un unica voce contraria la sua bella compagna, il buon Zeus acconsente al nuovo sollazzo, promettendo alla sua consorte di vigilare sull’incolumità del suo protetto.
Si accendono i motori e dalla cima del Monte Olimpo si stacca la dimora degli Dei per seguire più da vicino le nuove disavventure di Ulisse, che nel porto della vinta Troia, sta imbarcando sulla sua nave un passeggero di tutto rispetto, un certo Omero professione cronista.
Ancora vedente.
Le fatiche di Ulisse revisionate dai due geniali autori francesi sono di una bellezza ed un divertimento disarmante: dal ciclope biomeccanico Polifemo, passando per la maga Circe, regina e maga suprema delle sostanze psicotrope, i dodici capitoli dell’odissea sono fumetto vero.


Pichard, già famoso per la sua maestria nel disegnare figure femminili, scatena la sua fantasia nel design di ambientazioni e personaggi, ed il risultato è che  l’elemento divino, inquinato dalla componente sci-fi, genera i più bei Dei greci che voi abbiate mai visto.
E se non ci credete date un occhiata a Poseidone, vero villain dell’intera vicenda. O anche alla dimora di Eolo.
Lob dal canto suo capitolo dopo capitolo srotola alcune sottotrame sugli dei, ed una caratterizzazione di Circe che legano il lettore alle pagine.
Come tutte le cose belle, in Italia di questo adattamento dell’Ulisse, si sono abbondantemente perse le tracce, come per Tenebrax (sempre opera di questo dinamico duo), per il quale se possibile, siamo messi anche peggio, una storia in cui uno scrittore di gialli, lotta contro una nemesi spietata, Tenebrax appunto, che brama di conquistare Parigi con il suo esercito di ratti.

Le edizioni italiane dell’Ulysse sono due, la prima è quella apparsa sull’annata Alter Linus 1974, annata che se recuperata vi offre anche, la parentesi amazzonica di Paulette con tanto di incontro con Hitler, i primi capitoli dello Scorpioni del deserto di Pratt, ed un arc di Dick Tracy; per citare le teste di serie, poi se aggiungete il Moby Dick di Dino Battaglia, direi che siamo tranquillamente dalle parti della nona colonna dell’arte.

L’altra edizione è un brossurato di cui non ricordo l’editore, di non facile reperibilità e dal costo non del tutto accessibile, dai 35€ a salire.
Il consiglio estivo di fumettopenia è il recupero (anche lento) e la lettura di questo adattamento, e regalarsi un’ approccio ad una diversa concezione di fare fumetto, una realtà ormai estinta, specie da noi.
Così da rendersi conto del tracollo italiota, divertendosi.
Baci ai pupi.                                                                       

lunedì 10 marzo 2014

Salite sullo Snowpiercer con noi

Ho volutamente evitato di vedere il film di Snowpiercer, nonstante i commenti entusiasti che si leggono in giro, perchè dal trailer si evince che prende solo l'idea del fumetto, e non riporta la trama così come è stata concepita da Jacques Lob eBenjamin Legrand per il fumetto.
Ancora un punto a favore dell'Editoriale Cosmo, che tra i nuovi titoli con cui ha re-invaso le edicole, ritroviamo pure il fumetto originale di SnowPiercer, sulla serie blu, scelta che consente il proseguo decisamente buono, in termini qualitativi di questa serie mensile, questo decennale racconto di fantascienza infatti, arriva subito dopo il Decalogo, di cui parleremo ancora sul blog e di cui abbiamo già parlato in passato.
Snowpiercer è il classico racconto di fantascienza che racconta della sopravvivenza di parte dell'umanità in seguito ad un disastro ecologico di entità mondiale.
 Il mondo si è tramutato in un immensa distesa di ghiaccio, dove le temperature arrivano a toccare valori bassissimi ed incompatibili con la vita, solo una minima parte di umanità è riuscita a salvarsi salendo su un treno, concepito inizialmente come un treno per turisti, disposti a provare una sorta di crociera su binari, in grado di viaggiare indipendentemente, senza fermarsi mai per mesi e mesi.
Lo Snowpiercer è appunto uno di questi treni, e all'indomani della realizzazione da parte dei politici, che non è più possibile vivere sul pianeta, viene adibito a mò di ultima dimora di pochi superstiti.
Nei mille ed uno vagoni che lo compone, ospita gli ultimi umani scampati all'eterno inverno rigido che impera sulla Terra, ed in questi mille vagoni con gli anni che passano viene a instaurarsi una rigida struttura sociale, i poveri in coda a vivere di stenti, i ricchi in testa vicino alla locomotiva a vivere con tutti gli agi ed i lussi che può dare vivere in un treno.


Il fumetto è bellissimo, Lob e Legrand , con l'aiuto dell' illustratore, Rochette, riescono magnificamente a comunicare il senso di claustrofobia che dovrebbe trasmettere la trama al lettore, ho trovato la struttura narrativa assolutamente geniale, nonostante si parli in sostanza, di un plot tanto inflazionato come la vita post apocalittica.
L'idea di un treno che viaggia senza meta, di una civiltà che diventa fredda in termini di umanità, esattamente come il clima che gela oltre le pareti dei vagoni, all'esterno, di un alienazione dei viaggiatori, tanto vicini tra loro nella penuria di spazi, tanto lontani in termini di rapporti - la nascita del culto del treno, di considerare la locomotiva come un dio da pregare, affinchè non si fermi, o ancora l'ordine anarchico che invece predica una verità ben diversa dalla realtà ossia che i superstiti in realtà non sono rinchiusi su un treno ma bensì in un razzo spaziale, in rotta verso un pianeta che è una nuova terra promessa,donano al fumetto quell'originalità che poi mi porta a consigliarvene caldamente l'acquisto.
Il volumetto Cosmo raccoglie in un unica edizione (ottimo! per le tasche dei lettori in modalità risparmio) tutte e tre le storie che si svolgono nel treno (anzi nei treni), infatti mentre Le Transperceneige #01 è del 1984, e gli altri due sono arrivati dopo ben 15 anni di pausa (1999 il secondo e 2000 l'incredibile l'epilogo), periodo in cui gli autori hanno preso una pausa e si sono dedicati ad altro.

Mentre il film, da quel che ho capito, riduce la trama ad una rivolta nel treno, con i poveri della coda che prendono le armi contro gli abitanti della testa, comprimendo il tutto nella solita americanata tipica, il fumetto è un fumetto generazionale, mentre la prima storia, quella dell' 84, parla della fuga di un individuo dall'inferno delle vetture di coda, le altre due, che parlano della vita all'interno di un altro treno, il Wintercrack, in cui una analoga struttura sociale ha messo il potere di comando in mano a pochi eletti, una struttura che scalerà fino ai vertici il geoesploratore Puig, fino all'accativante finale, che vi lascio godere senza accennarvi nulla.
In termini grafici, la pausa di 15 anni si riflette anche sullo stile del disegnatore, bravo ma ordinario nel 1984, e bravo e coinvolgente, grazie ad uno stile pittoric con il quale illustra ultimi due capitoli della saga, editi alla fnie degli anni '90 e del 2000.
Le 250 pagine a 5,90€ dell'edizione Cosmo, con tanto di contenuti extra, come le cover ed un intervista al disegnatore, che svelerà la differenza di stile illustrativo, ovviamente passano a pieni voti l'esame di economia di Fumettopenia, blog da sempre votato alla spesa responsabile.
Quindi in sostanza senza tediarvi oltre e senza raccontarvi nulla di questo appetibile fumetto: lettura caldamente consigliata, per l'appetibilità della storia e per il costo dell'edizione Cosmo.
Baci ai pupi!