Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

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venerdì 24 ottobre 2014

Miracleman ed i suoi contemporanei

Chi non sta prendendo Miracleman, in edicola da otto mesi, è bene che sappia che si sta privando della migliore pubblicazione attualmente in circolazione.
Vi parlai abbondantemente di Miracleman, un pò di tempo fa, tentando di fare luce sulla sua leggenda e sulle sue origini, e sul motivo per cui, una pietra miliare come questa serie, fosse stata assente sugli scaffali delle fumetterie per tanti anni: http://fumettopenia.blogspot.it/2014/01/il-ritorno-di-miracleman.html.
Oggi alla fine del secondo libro, dopo otto meravigliosi numeri di pubblicazione italiana, sono qui per ribadire l'ovvio, ovvero che la serie di Moore, pubblicata per la prima volta su Warrior #01 nel 1982, che è stata inedita per tanti anni a causa di una lunga serie di battaglie legali, quindi per circa 32 anni, è veramente la madre del fumetto supereroistico moderno, il punto d'origine, l'alpha del decostruzionismo delle calzamaglie.
 L'esercizio stilistico di un autore nato grande, che col tempo è diventato gigante, segnando inevitabilmente la storia evolutiva del fumetto, con le orme delle sue inimitabili creazioni, che con ogni serie ha scavalcato a grandi passi i limiti imposti al media fumetto dall' incapacità e dall'inettitudine di gran parte dei suoi sedicenti colleghi.
Oggi non sono qui per ripetervi quello che vi ho già detto alcuni mesi fa, nell'altro articolo, sono qui per condividere con voi, alcuni passaggi tratti dall'ultimo numero, che segnano i lettori e che annunciano la visione di Moore del metaumano  assolutamente avveniristica ed innovativa.
Facciamo una pausa. 
E saliamo sulla macchina del tempo per recarci in quegli anni, e vediamo cosa leggevano i nostri antenati,  provando ad immaginare l'impatto che ebbe questa serie sui lettori inglesi prima, e su quelli americani poi.

Su Justice League of America #200, di Conway e Perez, i più rappresentativi eroi DC, si scatenavano in una lotta intestina pilotata dai malvagi Apellaxiani.
Sul #207 invece la Lega di Terra-1 e la Società della Giustizia di Terra-2, si scontrano per l'ennesima volta, con il temibile Sindacato del Crimine di Terra-3, nella periodica Crisis - stavolta On Earth Prime
Su New Teen Titans #21 di Wolfman e Perez, i titani dovevano tenere testa ai machiavellici piani di Fratello Sangue.
Su Spiderman #229, Roger Stern faceva scontrare l'arrampicamuri con il Fenomeno.
Marvel e DC concepivano un nuovo Team-up, facendo incontrare le galline dalle uova d'oro dei due colossi a  quel tempo, i New Teen Titans e gli X-Men, in una lunga storia scritta dal prolifico Claremont e disegnata dall'ottimo Walter Simonson, in cui Mutanti e giovani supereroi devono vedersela con le macchinazioni di Darkseid.
L'incredibile Hulk di Bill Mantlo e Sal Buscema, sul #271 di ritrovava al fianco di Rocket Racoon a vivere un avventura improbabile su Halfworld.
Gruenwald, Mantlo e Steven Grant, disegnati da un giovanissimo Romita Jr, trascinavano la Marvel, nella sacra rota del mega-evento con il primo numero di Contest of Champion.
Gli  Incredibili X-Men sul numero #153 (Claremont e Cockrum) vivevano l'incredibile avventura nel Califfato di Nhu Yorkh, sulla Terra-5311, uno spunto narrativo che lo stesso disegnatore riprenderà 4 anni dopo nella generosa miniserie Nightcrawler, scritta e disegnata appunto dal buon Dave.
Bob Layton, spediva Ercole nello spazio nella sua miniserie Hercules, che esiliato dal padre degli Dei, Zeus, vagava per gli immensi e i gelidi vuoti siderali accompagnato dal metodico Registratore (in originale Scansman), alla ricerca della latitante maturità che la sua condizione di Dio avrebbe dovuto comportare.
I Fantastici Quattro di J. Byrne, venivano arruolati in modo coatto dal Dottor Destino per la riconquista di Latveria, nella famosissima "This land is mine!" (Fantastic Four #247).
In casa DC, arrivava Firestorm l'uomo nucleare scritto da Conway e disegnato da un giovanissimo Pat Broderick.
Insomma escludendo l'innovativo Daredevil di Frank Miller, che con la sua arte stava rivoluzionando le geometrie delle tavole,  e che proprio in quell'anno nel numero #181, lasciava morire la Ninja Elektra accoltellata dallo spietato Bullseye, o l'innovativa miniserie di 12 numeri firmata da Mike W. Barr e Brian Bolland, Camelot 3000, uno dei primi fumetti ad esplorare il concetto di omosessualità, che sconcertò non pochi giovani lettori, come potete avere intuito, non c'era molto altro di rivoluzionario nel mondo del fumetto in mutandoni.
Il mondo dei comics di quell'anno pur vantando pubblicazioni destinate a diventare dei classici come gli X-Men di Claremont (in quei mesi di nuovo alle prese con una missione stellare stavolta contro la temibile Covata) o i Fantastici Quattro di Byrne, o ancora i freschissimi New Teen Titans di Wolfman e Perez era un mondo di avventure conformate, alcune belle, si ma nessuna in grado di scioccare veramente il lettore.
In questa potenza risiede il successo del Marvelman/Miracleman di Alan Moore. (Lo scrittore originale). La decostruzione del concetto di superessere che spadroneggiava nelle serie regolari, è assoluta ed indelebile, Moore riscrive le regole del fumetto supereroistico, introducendo gli elementi classici di questo genere in un contesto iperealista, regalando ai lettori di quegli anni una visione assolutamente originale del concetto di supereroe e superpotere. Inserito in un mondo realistico.
Nell'ultimo numero in uscita questo mese, questo processo  è assoluto, il divario dalla produzione di fumetti parallela è incolmabile, il modo in cui il superuomo è creato, è controllato, è temuto, è disarmante, e la ribellione di quest'ultimo, la lotta semplicemente impari tra Miracleman ed i servizi segreti britannici prima, e Gargunza ed i suoi lacchè dopo, è inconcepibile per il lettore di quell'epoca.
L'ultimo albo che chiude anche il secondo libro, è ancora più bello del primo, prendete la distruzione e la ricostruzione del concetto del superanimale, così in voga negli anni '50, in Miracleman è ridotto come il superuomo del resto ad arma, concepita e creata per scopi bellici,.
 L'albo ha una geometria paragonabile giusto a quella di un diamante, è diviso un due parti, con il centro della scena equamente distribuito tra l'uomo, Moran ed il Superuomo Miracleman.
Entrambi protagonisti di azioni inconcepibili per i vari Byrne, Shooter, Conway, Wolfman ecc. ecc.
Ma la rivoluzione non si ferma qui, la ricercata prosa delle sue sceneggiature, sono fuori scala anche nella produzione contemporanea di comics, le parole imprigionate nelle didascalie, sono potenti forti ed ipnotiche, Moore descrive magnificamente la fragilità di Micky Moran ed altrettanto magnificamente descrive l'aliena superiorità di Miracleman, l'epilogo della Sindrome del Re Rosso, con la risoluzione dello scontro tra Miracleman ed il suo creatore Gargunza, è l'ennesima grande prova di questo autore, che fa dei dettagli la sua arma di seduzione. Insomma per arginare questo fiume di parole che mi scorre in testa da quando ho chiuso l'albo, non posso fare altro che ribadire, semmai tra voi ci sia qualcuno ancora ignaro di questo immenso capolavoro, di recuperare tutti i numeri di Miracleman finora usciti, trovarsi un posto comodo e silenzioso e leggere un capitolo fondamentale dell' evoluzione del fumetto.
Baci ai pupi.

mercoledì 22 gennaio 2014

Il ritorno di Miracleman

A Marzo, mi raccomando investite bene i vostri soldi, se dovete fare dei tagli e decidere di lasciare sugli scaffali qualche serie Marvel,  DC o Image che sia, se dovete troncare qualche testata per rientrare nelle spese, fatelo, se necessario smettete anche di fumare (è la cosa più inutile del mondo), o di sfondarvi il fegato in aperitivi quotidiani dove tanto, ormai a parte il conto da pagare, o la promessa di una cirrosi epatica, non rimediate molto altro.
Insomma tagliate qualcosa di superfluo nella vostra vita, perchè finalmente, arriva in Italia, qualcosa di fondamentale nel percorso della vostra formazione da nerd, o da geek, se vi sentite particolarmente fighi (come me :p)
Dopo anni, ma tanti anni, torna il MiracleMan di Alan Moore, uno dei più importanti capitoli della rivoluzione del fumetto in calzamaglia.

Un successo nato da un plagio

Nel 1939, sulla scia del successo del superuomo pubblicato dalla National Periodical Pubblications (la futura DC Comics), creato dal primo dinamico duo della storia del fumetto, Shuster & Siegel, la casa editrice americana Fawcett Comics, introdusse sul mercato il characters di Captain Marvel (e famiglia), le cui testate arrivarono a vendere fino ad un milione di copie per numero.
Sono più che certo che non avete bisogno che io vi dica chi sia Capitan Marvel, ma ormai adoro propinarvi questi articoli dettagliati quindi state zitti, che una rispolverata vi può fare solo che bene. Maleducati oltrechè asini.

Bill Parker e Clarence Beck (alle matite) crearono nel 1939 un personaggio che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei characters più amati d' America, al pari del Superman di Shuster e Siegel.
Così amato da meritare un adattamento  televisivo, un telefilm di 12 episodi chiamato The adventures of Captain Marvel, interpretato da Tom Tyler, trasmesso nel 1941 ( di cui vi consiglio la visione su Youtube).

Il giovane Billy Batson, un fattorino orfanello, dopo un fortuito incontro con un misterioso mago chiamato Shazam, viene investito di un immenso potere: pronunciando il nome del mago, infatti, è in grado di evocare un fulmine magico che lo trasforma nel mortale più potente della Terra.

Cose da nerd.
Il successo fu così assoluto che intorno al Capitan Marvel, la Fawcett aggiunse un' intera famiglia Marvel: Miss Mary Marvel, Uncle Marvel, e Capitan Marvel Junior.
Il segreto del successo di questi fumetti era da ricercare nelle trame dalla struttura semplice ed immediata, capaci di conquistare un bacino di lettori più ampio, constestualizzato ad un indirizzo più familiare, rispetto al Superman della National Periodical Pubblications,  ma per dirla tutta, le storie di Capitan Marvel raccoglievano un così tale consenso perchè i giovani lettori, non avevano molte difficoltà ad identificarsi in un loro coetaneo, capace non solo di trasformarsi, grazie alla magica saetta, in un adulto, ma in un adulto con superpoteri. Era quasi più plausibile rispetto all'essere proveniente da un altro pianeta. 
La fortuna economica del Capitano del suo editore perdurò  fino al 1953, anno in cui la National vinse l'ultimo appello di una battaglia legale durata circa un decennio, una guerra combattuta nelle aule di tribunali, in cui la Fawcett sostanzialmente, era accusata di plagio, di aver cioè creato il personaggio di Capitan Marvel copiando in modo spudorato Superman.

In verità, tra le decine di imitazioni, di cui godeva Superman a quei tempi, Capitan Marvel era quello che meno di tutte meritava una simile accusa, ma evidentemente, la vera causa dell’azione legale era data dal fatto che i fumetti di Capitan Marvel e famiglia minacciarono seriamente la popolarità del Kryptoniano.
In breve, il finale di questa dispendiosa diatriba fu che chiusero una dopo l'altra tutte le pubblicazioni della Fawcett Comics con protagonista Marvel e parenti: 
Whiz Comics chiuse con il numero155, Captain Marvel Jr. con  il 119, e Marvel Family con il numero 89.
Intanto in Inghilterra...

Intanto in Inghilterra il detentore dei diritti di pubblicazione delle Marvel serie della Fawcett era un certo signor Miller della L. Miller & Son Pub. che nel 1954 in seguito alla chiusura delle pubblicazioni in America di Capitan Marvel si ritrovò privo di materiale da portare nelle edicole inglesi.
Fu così che decise di affidare ad un autore già affermato chiamato Mick Anglo, la creazione di un nuovo personaggio che ricordasse il defunto Capitano e ne colmasse l'improvviso vuoto.
Marvelman, escludendo alcune sottili variazioni come la tutina aderente blu, era pressappoco identico a Capitan Marvel, e forse proprio per questo motivo, raccolse una risposta molto entusiasta del pubblico inglese, tanto che la sua vita editoriale (la prima) durò ben nove anni, dal 1954 al 1963.
Billy Batson fu sostituito da Mick Moran, un fattorino del Daily Bugle (ovviamente non lo stesso Bugle che anni dopo avrebbe comprato le foto di un certo Peter Parker), che dopo aver salvato da un' aggressione, l' astrofisico Guntag Barghelt, venne designato da quest'ultimo come il custode di un immenso potere cosmico, che lo scienziato stesso aveva scoperto nel corso dei suoi studi in un laboratorio segreto.
Così il piccolo Mick Moran pronunciando la parola aliena Kimota (atomic sillabata al contrario), era un grado di evocare un fulmine che lo trasformava nel potentissimo MarvelMan.
Anglo ben presto ispirandosi alla serie Fawcett introdusse anche nuovi personaggi: come Young MarvelMan e Kid Marvelman, Young Nastyman che era la controparte british di Black Adam, o ancora il Doctor Gargunza, che ricordava nel suo machiavellico modus operandi, il perfido Dottor Sivana.
La serie chiuse i battenti in seguito al forte calo di vendite dovuto all' invasione dei nuovi characters della Marvel Comics creati da Stan Lee, i famosissimi supereroi con superproblemi che avrebbero ben presto conquistato i cuori della nuova generazione di lettori.
Prima di fare un salto ventennale ed arrivare agli anni '80, per la vostra  inestinguibile sete di sapere, vi segnalo che nel 1966, l'Editoriale Europa, pubblicò in Italia la testata MarvelMan, un albo gigante di 48 pagine in bianco e nero con copertina a colori, che raccoglieva le avventure firmate da Anglo e di cui furono pubblicati meno di 10 numeri.

Alan Moore e l'edizione Panini.

Ho provato a contattare il sig. M. M. Lupoi per avere qualche notizia extra riguardo la testata di prossima pubblicazione, ma molto gentilmente non mi si è cagato di striscio, quindi dovremo arrangiarci con quello che ho appreso navigando in rete.

Il Ritorno di Marvelman

Dopo il 1963 Marvelman cadde nel dimenticatoio fino al giorno in cui Derek Skinn della Quality Communications rilevò i diritti di pubblicazione di MarvelMan, e commissionò ad un giovane Alan Moore e già promettente la sceneggiatura di una rivisatzione in chiave moderna del vecchio personaggio della golden age inglese.
Moore fu scelto proprio in base alla sue stesse dichiarazioni durante un intervista rilasciata alla Society of Strip Illustrators, che chiese a molti autori inglesi quali fossero i loro progetti o le loro ambizioni. In quella sede, Moore disse che avrebbe scritto volentieri una nuova serie di storie per il vecchio personaggio di Mick Anglo. Skinn già redattore di quella che sarebbe poi diventata la rivista contenitore che avrebbe serializzato il rivoluzionario V for Vendetta, Warrior, non si fece scappare l'occasione ed assunse Alan Moore, allora già un giovane e dotato autore, affiancandogli per i disegni Garry Leach prima ed Alan Davis poi.

L'arrivo del metaumano

Dimenticate tutto quello che pensavate di sapere sulla nascita del cosiddetto metaumano, quel concetto più adulto di superpotere, l'approfondimento sul rapporto tra i superesseri ed i comuni umani, resettate le vostre informazioni, e date una nuova paternità a questi concetti rivoluzionari.
E' Alan Moore il primo autore che si misura con questa decostruzione, è sempre lui, il bardo che introduce quasi in sordina in questa rivista, le linee guida che caratterizzeranno il fumetto supereroistico degli anni '90-2000. Che lui stesso perfezionerà nella bibbia chiamata Watchmen.
Il vecchio (Marvelman) ed il nuovo (Watchmen) Testamento.
La famosa revisione del concetto del supereroe comincia proprio nelle pagine di A Dream of Flyng, che presumo sarà contenuto nel primo numero della nuova pubblicazione Panini.
  
A little bit of hype - A Dream of Flyng
E' semplicemente un piccolo gioiello. Il Mick Moran di Alan Moore è un individuo adulto, stanco, terribilmente anonimo, spaventosamente umano, che non ha alcun ricordo del suo passato di supereroe, passato che ritorna torna prepotentemente nei suoi ricordi durante l'attentato terroristico ad una centrale nucleare. La bellezza del Marvelman di Moore (che sarà ribattezzato Miracleman solo in seguito, quando l'americana Eclipse Comics ne acquisterà i diritti per la pubblicazione su suolo americano, cambiamento che verrà fatto per preservare l'appetibile serie da eventuali ritorsioni della Marvel comics in merito all'uso del nome) risiede proprio nel disadattamento del superuomo in un mondo realistico, dove le sue doti sono viste per la prima volta con scetticismo e terrore dalla popolazione, il cinismo e il terrore di Liz nei confronti delle nuove doti sovrumane del suo compagno, è terribilmente attuale se pensiamo che si tratta di materiale del 1982.
L'alienazione del supereroe che distrugge, danneggia, e persino uccide con il suo potere, che sembrano concetti e soluzioni narrative contemporanee, basta pensare ad Invincible di Kirkman, o al satirico HeroSquared di Giffen e De Matteis, sono in realtà frutto del genio di Alan Moore.
Nel MarvelMan pubblicato su Warrior, è innegabile anche una rivoluzione grafica, i disegni di Leach e successivamente di Davis, sono, o tendono al realismo, un ulteriore punto di divisione dal tratto scanzonato della serie di Anglo, che in alcune tavole è persino emulato con la precisa volontà di evidenziarne l'inevitabile trapasso, inadeguatezza .
Un tratto che rafforza la certezza che Mick Moran si trova in un mondo diverso da quello dove ha vissuto le prime gloriose ed al tempo stesso innocue avventure.
Racconterà a Liz, in una meravigliosa prosa che solo il Bardo può elaborare per un fumetto:
"Liz per favore lo so che può sembrare stupido adesso, ma negli anni '50 aveva senso, almeno così ricordo io." 
Ed ecco che in poche didascalie, il solito geniale autore, descrive tutto l'anacronismo del personaggio della golden age, inserito nella disillusa realtà dell' Inghilterra degli anni '80.


Da MarvelMan a MiracleMan

Con la chiusura della testata anglosassone Warrior, la serie fu bruscamente interrotta, ma l'innegabile qualità della saga ideata da Moore fece in modo che non restasse troppo fuori dai circuiti di distribuzione, ed infatti alla Quality, succedette la Eclipse Comics, decisa a pubblicare la serie in America.
Quindi come abbiamo già detto, nell' Agosto del 1985, vede la luce MiracleMan n° 1 che fino al numero 6, ripropone il primo Arc di More già apparso sul Warrior (e che noi leggeremo nella sua interezza per la prima volta il prossimo Marzo).
Nell' Aprile del 1986, il settimo numero della testata, contiene del materiale inedito scritto da Moore, commissionato dallo stesso editore, dopo il successo dei primi numeri e la crescenta popolarità dell'autore inglese, che nel frattempo per la DC Comics sta resusciando il fumetto supereroistico con la sua opera più famosa, Watchmen.
L' ultimo numero firmato da Alan Moore, è datato Dicembre 1989, (MiracleMan 16), dal 17 arriva Neil Gaiman, che ne scrive le storie fino alla chiusura della testata, il numero 24 (1994), per i problemi finanziari della casa editrice che dichiara bancarotta nel 1994.

Todd vs Neil

Nel 1998 il sopravvalutatissimo Todd McFarlane ad un' asta, si accaparra i diritti su tutti i personaggi Eclipse, ma in realtà, l'unico ad interessargli davvero è proprio Miracleman, che l'autore vuole introdurre nell'universo narrativo del suo Spawn, ma l'intoppo è dietro l'angolo, infatti il buon Todd, non fa in tempo a commissionare a Steve Niles uno story-arc che dovrebbe introdurre MiracleMan nel ciclo narrativo di HellSpawn, ciclo di storie che l'avido ed astuto devastatore di anatomie ragnesche, aveva già pensato di accompagnare con una nuova linea di ActionFigure ispirae al character di Moore (prodotte dalla sua azienda di pupazzetti), che si ritrova in posta in ingiunzione vergata dai legali di Neil Gaiman, che gli proibiscono l'uso del personaggio.
Nonostante le agguerrite difese degli avvocati di McFarlane, la battaglia legale dura ben più di una decade, ed il cavillo  è dato dal fatto che i diritti comprati all'asta, valgono per tutti i personaggi Eclipse ad eccezione  di MarvelMan/MiracleMan, in quanto il suddetto characters è orfano di una specifica proprietà, infatti ripercorrendo a ritroso la tribolata vita editoriale del personaggio viene fuori che nè la Miller & Son, nè
Anglo, e tantomeno la Quality Comics detengono specifici copyright sul personaggio, la cui paternità è legalmente attibuita all'ultimo scrittore ed all'ultimo disegnatore prima della chiusura: Gaiman e Buckingam.
La guerra (la seconda se consideriamo quella della Fawcett-National Periodical) legale si prolunga fino al 2009, nel frattempo a dar sostegno economico a Gaiman ed alla sua neonata Marvels and Miracles LLC, arriva anche Joe Quesada, a quei tempi Editor in Chief della Marvel Comics, che evidentemente ha in mente un recupero del personaggio in quanto parallelamente la casa delle idee tratta l'acquisizione delle vecchie storie di Mick Anglo degli anni '50-60.

Da MiracleMan a MarvelMan

E' il 2009, quando arriva l'annuncio della Marvel, che pubblicherà in America una serie di volumi che raccolgono le prime storie di MarvelMan firmate da Anglo.
Con la proprietà dei diritti di pubblicare il materiale golden age firmato da Anglo in Mano alla Marvel Comics, che nel frattempo è riuscito almeno ad essere accreditato per il materiale da lui scritto a cavallo degli anni '50-60, ed i diritti sulle storie di MiracleMan ben salde in mano a Gaiman (che a quei tempi è uno degli autori che stanno facendo bella la Marvel, vedi la miniserie 1602), al buon Todd non resta che arrendersi, e gettare la spugna. La beffa finale è l'ennesimo cambio di nome del personaggio che torna a chiamarsi MarvelMan, lasciando il vecchio nome concepito dalla Eclipse per evitare problemi legali proprio con la Marvel Comics, nelle mani di Todd Macfarlane, come la buccia di un frutto proibito, al quale non è riuscito nemmeno a dare un morso.

Moore fuori dai Credits

Una cosa che noterete subito nei credits del nuovo mensile Panini di Marzo è l'assenza del nome di Alan Moore dalla copertina e dall' intero albo, la ragione risiede nelle dichiarazioni dello stesso Moore, che si è dichiarato molto seccato, dalla lunga vicenda legale e che ha già in passato rinunciato a credits e guadagni per l'uso delle sue opere da terzi, vedi le trasposizioni cinematografiche di V for Vendetta, Watchmen o From Hell, o ancora La Lega degli uomini straordinari, d'altronde il bardo si è sempre mostrato estremamente refrattario da sempre a qualsiasi tentativo di riedizione, ricostruzione o reinterpretazione dei suoi lavori.
Ci vediamo in edicola a Marzo, ci aspetta MiracleMan, cioè volevo dire Marvel Man!
Baci ai pupi.