Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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sabato 17 gennaio 2015

Capitan Bretagna - tutto quello che dovreste sapere -

Una breve introduzione.


L' Inghilterra nella decade degli anni '70, non se la passa tanto bene. C'è l'IRA, c'è la crisi economica data dalla nascita dei primi brand sovranazionali che di fatto distruggono  l'economia delle piccole fabbriche.
Il disagio sociale trova una valvola di sfogo nel campo musicale, The Clash, il glam rock di David Bowie. I Sex Pistols con la loro lirica graffiante e la anarco-filosofia nota con l'acronimo DIY, fattelo per conto tuo.
In campo editoriale c' è un mortorio dilagante, il fumetto inglese rispecchia la crisi  del paese, autori validi latitano e le vecchie gloriose pubblicazioni come Roy of the Rovers  e Valiant, sono miraggio di un passato lontano.
Aggiungi didascalia
Anche per la Marvel U.K., la succursale inglese della Marvel Ent.Comics, non è tempo di  rose, le poche testate che pubblica, sono disordinate ristampe del materiale americano, in un deludente bianco e nero e dai titoli quasi imbarazzanti, come Super Spiderman ed Hulk Comic.
E per dare una botta di vita al mercato inglese che nel 1976, sotto ordine dei capoccia, C.Claremont ed un Kirbyco Herb Trimpe, danno vita ad un supereroe inglese, la risposta britannica al Capitan America.
Il successo sperato però non arriva, e non arriva nemmeno con l'inserimento di Captain Britain, nella continuity Marvel 616, neanche con partner d'eccellenza come Nick Fury, lo stesso Cap, o nemici come il Teschio Rosso, Capitan Bretagna fatica a trovare posto nel cuore dei disincantati lettori inglesi, tanto che nel 1977, dopo poco più di un anno, chiude. Il nuovo tentativo di recupero è tutto americano, un team up con Spiderman, (Claremont-Byrne),ed  una apparizione nel primo mega evento Marvel, il semisconociuto Contest of Champions ( in Italia For Fans Only n.5).

La vera prima genesi di successo dell'eroe inglese è del 1981, su Marvel Superheroes sotto la supervisione di Bernie Jaye, ( o era Paul Neary?) Editor in Chief della Marvel U.K. che riesce a strappare alla casa madre un budget ed il permesso di produrre materiale inedito piuttosto che ristampare i fumetti americani.
L'autore del refresh del capitano è Dave Thorpe, che insieme al sublime Alan Davis ridisegnano costume, abilità e charactering del supereroe inglese, in una serie di brevi storie, da sette-otto pagine l'una che riflettono perfettamente  il rinascimento inglese in materia di comics.
Eh si, siamo negli anni '80 ormai. Il fumetto inglese ha smesso di strisciare, si è messo in piedi e detta legge evolutive, il revisionismo e la decostruzione del concetto di supereroe e del fumetto in generale partono da quest' isola, ed il paradosso è che è proprio la Marvel U.K, uno dei prosperosi seni che nutre le geniune serpi che nell'immediato futuro invaderanno l' America con le loro idee rivoluzionarie,

Dopo l'abbandono di Thorpe, la serie passa nelle mani di Alan Moore, editorialmente è il luglio del 1982, e questo autore sta conquistando consensi con altre due serie per la Warrior di Derek Skinn della Quality Communications, per il quale scrive due autentici immortali capolavori: V for Vendetta e Marvelman.
Per la Marvel U.K. è quasi un obbligo arruolare un talento del genere, che nel rispetto del lavoro delle idee di Thorpe confeziona una saga ancora godibilissima  che conquista i lettori inglesi dal luglio 1982, al giugno del 1984. Il Capitan Bretagna di Alan Moore è una appetibilissima lettura, quello che però lo rende grande è un analisi contestualizzata al suo periodo storico. Non si deve considerare l'opera di Alan Moore ed Alan Davis limitandosi alla lettura del comodo TP nato anni ed anni dopo, il lavoro di Moore e Davis va analizzato per quello che è, un continuo sperimentare di soluzioni innovative ed accativanti capaci di catturare il lettore in sole sei otto pagine, è questo che fa grande il lavoro di Moore e Davis.
Gli spazi entro i quali i due autori potevano muoversi erano molto misurati, e nonostante questo sono riusciti nell'intento di portare ai lettori una lettura fresca, divertente ed appassionante, carica della ricercata forma di scrittura del bardo, del suo amore eterno per questo media, rivelabile nella caratterizzazione, e del sudore del disegnatore Alan Davis, che costantemente, numero dopo numero ha riversato in un numero così esiguo di tavole tutta l' appetibile genialità del NON ancora bardo, -ma già un grande autore-

Una ghiandola trasuda. Un circuito si apre.


Il tormentone didascalico che accompagna la presenza dell'inquietante Furia nelle tavole di Capt. Britain, è una delle tante prove di quel che dico.
Posso e potete solo immaginare l'impatto che deve aver avuto dal Cybiota, metà macchina e metà uomo ideato dal folle Jasper di Terra 238, sui lettori di quell'epoca.
I semi del decostruzionismo, sparsi da Alan Moore, la Furia, l' assassino di supereroi, creato da un folle, che si è finto un politico, e che ha mosso la sua campagna d'odio verso gli avventurieri in costume per conquistare il suo mondo, fino a spingersi all'omicidio di massa. Temi che rispecchiano l'opprimente situazione sociale inglese Tatcheriana, e che comunque cari a Moore verranno anche ripresi nell'opera suprema dell'autore inglese, Watchmen.

  Difficile non innamorarsi del Capitan Bretagna di Alan Moore, dell' Arc noto come Jasper's Warp, in cui l'autore inglese gioca con il concetto di Universi Paralleli, regalando ai lettori una lettura divertentissima, con dei personaggi che hanno fatto la fortuna della Marvel anche in futuro quando Moore è andato via. Questa miniserie è interessante da leggere anche perchè lascia intendere il concetto di proprietà intellettuale dell'autore, mai condiviso dalle major e dalle quali si è allontanato sempre con dolorose separazioni, nella storia intitolata Giustizia Sommaria, apparsa per la prima volta su Daredevils, la rivista Marvel UK che curava interamente lui, arricchendola di redazionali degni della regina delle fanzine, in una tavola si vede la Furia assassinare un certo Miraclelman, e dal costume è lampante che si tratta del personaggio della serie firmata da lui, che lo avrebbe reso il creatore del genere decostruzionistico che da lì in poi avrebbe impostato le storie sui supereroi in un' ottica più matura e meno smaliziata, in corso in parallelo nello stesso periodo su Warriors, con il nome di Marvelman, che sarebbe poi diventato Miracleman proprio per via delle diatribe legali legate alle sue opere, editorialmente parlando delle miniere d'oro quali che siano gli anni di pubblicazione.

Difficile non innamorarsi della caratterizzazione dei personaggi, la geninuinità di Brian pe esempio, come anche è difficile restare indifferenti  al fascino delle creazioni di Moore e le situazioni in cui vengono a trovarsi. I mercenari assunti dalla bella e glaciale Saturnyne, per rapire Brian e farlo testimoniare al processo contro di essa alla sede dell'omniverso, sono semplicemente sublimi. Come sublime è la Crazy Gang, che ritroveremo poi (magie del copyright) nelle fortunate mani di un Delano particolarmente ispirato nella successiva miniserie che fa da apripista all' Excalibur di Claremont.

Il gioco narrativo che Moore sviluppa in questa saga, non annoia mai, per quanto appetibile, c'è un forte salto qualitativo con l'arrivo del Bardo in sostituzione a Thorpe. I testi si arricchiscono, e la cura che il nuovo autore riversa verso questi è così evidente che la vedrebbe anche un cieco.

Del disegnatore è quasi superfluo spendere parole. In termini econonmici Davis è cresciuto proprio durante questo ingaggio, e la sua matita resterà a lungo legata al personaggio di Captain Britain, perchè illustrerà anche le storie scritte da Jamie Delano e la futura Excalibur di Claremont. Le matite di Alan Davis sono in continua evoluzione, ed è bellissimo vedere la sua dimestichezza, la sua bravura nella geometria della tavola, l'invidiabile maestria di un illustratore, che sfrutta tutta la sua bravura nello storytelling per chiudere nelle poche tavole su cui lavorare, conseguenze del budget ridotto a disposizione della succursale inglese della casa delle Idee,  riversare in quelle poche tavole, tutta la fresca energia dei testi dello scrittore.
In una intervista lo stesso Davis dichiarò che per quel che concerne i compensi, che veniva pagato per 8 pagine, quando in realtà con la rivoluzionaria divisione delle stesse, per rendere lineare ad appetibile la narrazione, ne disegnava almeno tecnicamente 10.
Alan Davis come fumettista senza dubbio alcuno si è forgiato in queste pagine.

Si indubbiamente  Il Capitan Bretagna di Alan Moore è un volume da avere assolutamente. Ma più che il Marvel Gold Panini, che contiene solo le storie firmate da Moore, sarebbe il caso rimediare i due vecchi Archives della Marvel Italia,  che contengono non solo l'intera run di Moore, ma anche i primi numeri scritti da Dave Thorpe, che aiutano sicuramente a capire su cosa stia lavorando il bardo.
Bene era da tempo che non vi rifilavo un pezzo così ricco.
Leggete questa ennesima opera del Bardo e divertitevi a leggerla con più chiavi, prima godetevene la freschezza, poi assaporate la passione degli inizi della carriera di un autore, che non ha mai smesso di amare il media fumetto, dopodichè armatevi di un occhio più attento e cercate di cogliere oltre le pagine, contestualizzando il fumetto al suo periodo di nascita editoriale.
Lo amerete come tutto il resto.

Baci ai pupi.

domenica 16 marzo 2014

Tom Strong

La leggenda vuole che la linea ABC sia nata nella testa di Moore nel giro di un fine settimana...

E fu concepita per la Wildstorm di Jim Lee dopo il tracollo della Awesome Comics di Liefeld.
Sotto l'etichetta ABC nacquero 5 nuove serie: La Lega degli straordinari Gentlemen, (di cui vi ho fatto anche due guide alla lettura, buon per voi se le avete scaricate), Tomorrow Stories, Top 10, Promethea e Tom Strong.
In questa sede ci fermeremo sul beniamino di Millenium City.

Insomma nel 1999 Alan Moore, dopo aver scolpito le regole, e sottolineo scolpito, perché voglio che in testa le parole scolpito e regole vi portino a pensare per associazione, proprio ai 10 comandamenti che Dio diede a Mosè.  su come scrivere un fumetto supereroistico, circa 10 anni prima, con Miracleman e Watchmen - ritorna sulla scena del fumetto a rincuorare i lettori di comics, mostrando loro un'alternativa, alla dilagante fiumana di disadattati in costume creati dalle nuove leve sulla scia del Comico e Rorschach, sulla scia del suo stesso lavoro.
 Ora ho girato un pò di forum e di blog, ed ho notato che e su Tom Strong dicono tutti la stessa cosa:
Tom Strong è un omaggio alla Golden Age. Beh, niente di più vero…e niente di più riduttivo.
L' affermazione, rientra nella frasi fatte che saltano fuori nella rete e che trovate sulla bocca di una moltitudine di utenti di forum, di blogger, e di (ahimè!) youtuber, (ho scoperto che esistono anche questi!) che dopo un po’ di tempo diventano quasi luoghi comuni:
“Ehhhhhh  c’è da dire che Bendis scrive degli ottimi dialoghi”
“Snyder? Grandissimo scrittore, però si perde sempre un po’ sul finale”
“Slott fa cagare.”
“Tom Strong è un omaggio alla golden age”



Ed effettivamente, Tom Strong ha molti richiami al fumetto tipico degli anni '30-50, per esempio nella struttura delle storie, a parte qualche ciclo non più lungo di quattro numeri, le avventure sono sempre autoconclusive, moltissime volte le copertine, rispettano lo stile di quelle dei fumetti d'epoca, i ruoli sono netti e ben definiti, il buono, il cattivo, ed il cast di supporto, ed i personaggi, sono caratterizzati tenendo come modello di riferimento i vecchi fumetti di Doc Savage, il classico Superman,  o anche il Tin Tin di Hergè.
Chi però ne parla tenendo presenti solo questi aspetti macroevidenti, non rende giustizia a questa serie, della quale se si può affermare che è priva di (perchè tra l’altro, non richieste) di trame particolarmente articolate o machiavelliche, è giusto dire anche, che le pagine di Tom Strong, sono ricche di una prosa elaborata, che si accompagna ad una caratterizzazione dei personaggi, semplice e geniale, curata e soprattutto rispettosa delle regole e dei canoni che il Bardo si è imposto, nella costruzione di un fumetto che ricordi/omaggi/citi, scegliete voi il verbo che più vi sembra idoneo, la Golden Age. Tuttavia non dovete pensare a Tom Strong come ad un ritorno in scena di trame piatte e scontate, una riproposizione di vecchie strutture narrative costruita per vecchi lettori annoiati e nostalgici, Alan Moore, con Tom Strong, (opera completamente diversa dalla esoterica Promethea, pubblicata in seno alla stessa collana ABC) si ripropone di scrivere una serie in grado di emozionare e stupire il lettore, gli stessi obbiettivi primari che si riproponevano i pulps a basso costo degli anni 40-50, ma lo stile ineguagliabile del bardo emerge nella presentazione anacronologica, ma appassionante delle avventure del difensore di Millenium City, fino al brusco finale voluto dall’autore stesso, per via dei soliti dissapori con le major (Ricordiamo che nel corso delle pubblicazioni, la WildStorm di Lee fu venduta dallo stesso, alla DC Comics, personaggi e serie on-going, comprese le creature di Moore), con le sottorame che si evolvono lentamente in secondo piano, numero dopo numero, esempio lampante da distruzione della morale della figura del padre di Tom.


Un fumetto in grado di emozionare e stupire il lettore.

D'altronde , che siamo di fronte ad un' opera diversa di Alan Moore è chiaro fin dalle primissime pagine: in Tom Strong - Le origini, il primo sublime numero, stupendamente illustrato da Chris Sprouse, la storia preceduta dall'immancabile introduzione dell'autore, comincia con il piccolo Timmi, che una mattina, prima di recarsi a scuola riceve il pacco di iscrizione agli Strongmen d'America, che contiene un distintivo, un certificato - non molto diversi da quelli che i lettori più attempati tra voi ricorderanno che ricevevano per posta, quando si iscrivevano al Club dei Supereroi dell'editoriale Corno- ed un albo a fumetti che racconta le origini di Tom Strong.
Ed è così che il primo numero vi lascia infatuati, una duplice narrazione , che salta e si tuffa fuori e dentro le pagine che il piccolo Timmi legge avidamente mentre si reca a  scuola seduto nella funivia che corre sulla ragnatela di cavi che avvolgono ed attraversano i canyon della città di Millenium City, una città sviluppatasi verso l'alto piuttosto che sulla superficie americana.
Poche pagine, dalle quali non vi staccherete più, proprio perchè ne apprezzerete la freschezza,  letta con il guusto tipo di occhi, e coscienti del periodo storico in cui fu pubblicata, Tom Strong era l’ennesima rivoluzione nel mare di metaumani problematici che popolano il fumetto seriale di quegli anni. Anche le origini, e qui mi fermo con gli spoiler, anche se parliamo di un fumetto ormai vecchio di una decina d'anni, come sempre mi rivolgo a chi non conosce i fumetti in esame nella recensione, non a chi la conosce...dicevo anche le origini sono di una altissima godibilità, Moore cita, attinge e rielabora materiale, che avendo ritrovato anche nelle mie analisi della Lega, devo pensare che non facciano solo parte del suo immenso bagaglio culturale,  ma figurano necessariamente tra le sue letture preferite, ed infatti le origini di Tom Strong ricordano molto l’incipitdi  Tarzan delle scimmie di E.R.Burroughs:


Sinclair e Susan Strong decidono di isolarsi su un isola solitaria chiamata Attabar Teru, con lo scopo di portare a termine un audace esperimento per la creazione di una sorta di superuomo, ma un naufragio e la morte del loro solo marinaio li porta in qualche modo ad improvvisare, l’esperimento comunque comporta che il bambino venga cresciuto in una camera speciale concepita dallo stesso ingegnoso inventore e padre di Tom, Sinclair, in cui la gravità sarà maggiore di quella terrestre, allo scopo di rendere il piccolo più forte e resistente dei normali esseri umani, il plot, nonostante lo ritroviate, in una moltitudine di letture, non annoia, tutt’altro, cattura – non devo certo essere io a dirvi che in Giappone un certo Akira Toryama, ipotizzò qualcosa di non molto diverso per la sua fortunata serie Dragonball, quando il Genio della Tartaruga faceva allenare i suoi discepoli indossando abiti e scarpe molto pesanti, per un anno intero (o era più di un anno?).
Sono poco più di 30 pagine, ma il Bardo le riempie più di un tacchino nel giorno del ringraziamento: c’è l’ omaggio alla Golden Age,  nelle tavole ambientate nel “presente narrativo” Tom Strong, sventa diligentemente una rapina ai danni dei cittadini che si trovano nella funivia, nella quale si trova anche il piccolo Timmi, che è talmente rapito dal fumetto, che non riesce a scorgere il suo eroe in azione dal vivo, inutile ricordarvi che queste in queste pagine, il tributo grafico ad Hergè è innegabile.
C’è la narrazione delle origini dell’eroe, un mix puro e semplice di avventura e sci-fi ma anche temi più contemporanei, isole deserte, indigeni, automi meccanici, ed inventori ambiziosi votati alla scienza tanto da sacrificare l’amore per il proprio figlio in nome di essa. 
Insomma una giusta chiave di lettura di Tom Strong, non esiste, l’unico consiglio che posso darvi è di rimediarli tutti, pur essendo questo tributo al fumetto del passato, nasconde molto altro, è un puzzle che viene riempito mano a mano, numero dopo numero, ed i personaggi si rivelano nel corso dei numeri. Provate a restare indifferenti ai piccoli gioielli che Moore scrive nel corso di questa opera, le esilaranti storie degli Strongmen of America, le scenette comiche tra Salomone, il gorilla intelligente, un evidente omaggio a Re Solivar di Gorilla city, dai fumetti di Flash, e Pneuman l’uomo pneumatico, inventato da Sinclair alla fine del 1800, quell’indispensabile cast di supporto di cui vi parlavo prima che arricchisce in maniera smisurata le trame del fumetto.
Dire che Tom Strong è un omaggio alla golden age, è voler ridurre meriti e qualità di un’opera che necessita più di una lettura, impossibile non notare lo svecchiamento che Moore opera sui modelli del fumetto classico pur conservandone la componente fantastica ed avventurosa, Tom Strong non è un semplice omaggio, è un restauro del fumetto classico, e gli elementi innovativi ci sono tutti, la famiglia allargata di Strong per esempio, il campione forzuto ed intelligente di Millenium city, rispettoso della vita e del prossimo, che ama incondizionatamente la principessa di una tribù di un’ isola lontana ed isolata, la caratterizzazione dei personaggi ed i legami che intercorrono tra gli elementi del cast presentati lentamente, vogliamo parlare del figlio illegittimo di Tom Strong, nato dal rapporto con l’eroina nazista? No, non parliamone, leggetelo, perchè quella storia in particolare, è l’ulteriore esempio della superiorità di Moore come scrittore, capace di spostare il centro del palcoscenico verso tutti i personaggi, per renderli a turno, tutti protagonisti di storie appetibilissime.
Crisis on infinite Hearts è una miniserie che deve essere assolutamente letta, Moore elabora una audace teoria sugli universi paralleli, la cui diversità si basa essenzialmente sull’amore, come è assolutamente da leggere la miniserie incentrata sulla cosiddetta Terra Obscura, nella quale Tom fa la conoscenza del suo doppio Tom Strange, la controparte del nostro pianeta situata al lato opposto dell’universo in cui abitano gran parte dei personaggi della golden Age privi di copyright, incluso l’inflazionato Black Terror, la cui versione del Bardo è di un fascino disarmante, e ricalca la cinicità e la determinazione del Batman della DC. E parlando di universi paralleli come non amare Warren Strong il coniglio parlante che abita in una dimensione in cui tutto sembra un cartone animato.

Difficile non innamorarsi di Paul Saveen, la nemesi storica di Tom Strong, creato sul modello di un altro character letterario molto caro al bardo, Fantomas, come è difficile non restare estasiati dalle storie incentrate su questo cattivo, il numero finale della serie in cui è il vero protagonista, il racconto della sua più tremenda disfatta, insomma, mi rendo conto che è difficile convincervi di quanto è bella questa serie senza spoilerarvene le parti cruciali, non mi resta che dire che anche questo lavoro di Moore lascia un segno importante nella lunga storia del fumetto contemporaneo, la collaborazione grafica si pregia di nomi di grande importanza, Aragones, Adams, ma quello più bravo di tutti alla fine resta il co-autore, Chris Sprouse, dal tratto pulito, che riesce a trasmettere perfettamente al lettore l’atmosfera fantastica voluta da Moore.
Insomma Tom Strong è un fumetto da avere nella vostra collezione,  anche se alla fine la serie (e tutto l’universo ABC) fu volutamente chiusa dall’autore per i solidi disguidi con le major, che concepì una sorta di apocalisse che dalla serie Promethea si propagò sugli altri fumetti della linea ABC,  in realtà si chiuse solo la collaborazione di Moore, incapace di lavorare con la DC, Tom Strong e Top 10 per esempio sono stati protagonisti di altre miniserie negli ultimi anni, scritte da altri autori.

Moore vs DC

Lo so che alla fine queste notizie di gossip vi mandano in estasi ed ecco quindi che in chiusura prima di salutarvi, oggi è il mio compleanno, vi racconto un po’ di cose che sono riuscito ad estrapolare navigando in rete e a leggere dalla biografia scritta ed illustrata da Gary Spencer Millidge, di cui vi ho già caldeggiato l’acquisto, se non erro su Twitter.

Come detto la linea ABC fu ideata nel 1999, per l’etichetta WildStorm, dopo il tracollo della Awesome Comics di Liefeld.
Jim Lee però, poco prima dell’uscita della nuova linea di fumetti di Moore vendette etichetta (e serie) alla DC Comics, a quei tempi in rete si parlò molto della questione, proprio per il fatto che Moore anni prima aveva giurato che non avrebbe più collaborato con la major americana, si dice che Jim  Lee quando volò in Inghilterra per avvisare Moore del cambio di gestione restò talmente impressionato dal portamento dell’autore inglese che era convinto che sarebbe stato preso a bastonate da quest’ultimo fino a perdere i sensi, Moore invece accettò suo malgrado solo per via degli amici collaboratori, a cui aveva promesso di delegare una parte del lavoro, ma con il 32 numero di Promethea, in seguito ad altri disguidi con la casa madre, decise che avrebbe scritto un epilogo per l’intero universo e chiudere i ponti con la major americana.
Non è un caso infatti se La lega degli straordinari Gentlemen dal 2009 è stato pubblicato sotto l’etichetta dell’indipendente inglese Knockabout Comics.


Extra e consigli all’acquisto.

Oltre i 36 numeri della serie regolare di Tom Strong, Moore insieme all’amico Steve Moore  e la figlia Leah Moore ha scritto anche una miniserie di dodici numeri, che raccoglie episodi autoconclusivi di Tom Strong, di Young Tom Strong e della seconda versione di Jonni Future, la miniserie si chiama Tom Strong’s Terrific Tales, ed è altamente appetibile come la serie madre, visto che in queste pagine Alan e Steve Moore, ampliano temi già accennati nella serie regolare, come la vita di Tom nella Millenium City degli anni 20-30, o la sua infanzia, capitolo decisamente appetibile anche se vittima di un disegnatore non sempre all'altezza.
  In Italia, prima di essere ristampate in un modo decisamente caotico (e caro) dalla RW Lion in albetti da poco più di 20 pagine da 2,50€ l’uno, Tom Strong (Promethea e Tomorrow Stories) sono stati egregiamente curati dall’editore romano Magic Press, i volumi dedicati al Tom Strong di Moore, sono 6, più due extra che raccolgono la miniserie di dodici numeri di cui vi ho appena accennato, il due volumi si chiamano Le straordinarie avventure di Tom Strong Vol.1 e 2.
Inoltre è da segnalare lo speciale ABC Special vol. 2 raccoglie una miniserie con protagonista la figlia Tesla “I molti mondi di Tesla Strong” , che ho appena ordinato.
Inutile dire che io consiglio il recupero di questo materiale, piuttosto della cara e confusionaria ristampa della RWLion.
Direi che vi ho detto proprio tutto quello che potevo dirvi su questa fantastica serie, ora non vi resta che cominciare a cercarla, e leggerla, spendendo il giusto
Nel frattempo baci ai pupi.

mercoledì 22 gennaio 2014

Il ritorno di Miracleman

A Marzo, mi raccomando investite bene i vostri soldi, se dovete fare dei tagli e decidere di lasciare sugli scaffali qualche serie Marvel,  DC o Image che sia, se dovete troncare qualche testata per rientrare nelle spese, fatelo, se necessario smettete anche di fumare (è la cosa più inutile del mondo), o di sfondarvi il fegato in aperitivi quotidiani dove tanto, ormai a parte il conto da pagare, o la promessa di una cirrosi epatica, non rimediate molto altro.
Insomma tagliate qualcosa di superfluo nella vostra vita, perchè finalmente, arriva in Italia, qualcosa di fondamentale nel percorso della vostra formazione da nerd, o da geek, se vi sentite particolarmente fighi (come me :p)
Dopo anni, ma tanti anni, torna il MiracleMan di Alan Moore, uno dei più importanti capitoli della rivoluzione del fumetto in calzamaglia.

Un successo nato da un plagio

Nel 1939, sulla scia del successo del superuomo pubblicato dalla National Periodical Pubblications (la futura DC Comics), creato dal primo dinamico duo della storia del fumetto, Shuster & Siegel, la casa editrice americana Fawcett Comics, introdusse sul mercato il characters di Captain Marvel (e famiglia), le cui testate arrivarono a vendere fino ad un milione di copie per numero.
Sono più che certo che non avete bisogno che io vi dica chi sia Capitan Marvel, ma ormai adoro propinarvi questi articoli dettagliati quindi state zitti, che una rispolverata vi può fare solo che bene. Maleducati oltrechè asini.

Bill Parker e Clarence Beck (alle matite) crearono nel 1939 un personaggio che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei characters più amati d' America, al pari del Superman di Shuster e Siegel.
Così amato da meritare un adattamento  televisivo, un telefilm di 12 episodi chiamato The adventures of Captain Marvel, interpretato da Tom Tyler, trasmesso nel 1941 ( di cui vi consiglio la visione su Youtube).

Il giovane Billy Batson, un fattorino orfanello, dopo un fortuito incontro con un misterioso mago chiamato Shazam, viene investito di un immenso potere: pronunciando il nome del mago, infatti, è in grado di evocare un fulmine magico che lo trasforma nel mortale più potente della Terra.

Cose da nerd.
Il successo fu così assoluto che intorno al Capitan Marvel, la Fawcett aggiunse un' intera famiglia Marvel: Miss Mary Marvel, Uncle Marvel, e Capitan Marvel Junior.
Il segreto del successo di questi fumetti era da ricercare nelle trame dalla struttura semplice ed immediata, capaci di conquistare un bacino di lettori più ampio, constestualizzato ad un indirizzo più familiare, rispetto al Superman della National Periodical Pubblications,  ma per dirla tutta, le storie di Capitan Marvel raccoglievano un così tale consenso perchè i giovani lettori, non avevano molte difficoltà ad identificarsi in un loro coetaneo, capace non solo di trasformarsi, grazie alla magica saetta, in un adulto, ma in un adulto con superpoteri. Era quasi più plausibile rispetto all'essere proveniente da un altro pianeta. 
La fortuna economica del Capitano del suo editore perdurò  fino al 1953, anno in cui la National vinse l'ultimo appello di una battaglia legale durata circa un decennio, una guerra combattuta nelle aule di tribunali, in cui la Fawcett sostanzialmente, era accusata di plagio, di aver cioè creato il personaggio di Capitan Marvel copiando in modo spudorato Superman.

In verità, tra le decine di imitazioni, di cui godeva Superman a quei tempi, Capitan Marvel era quello che meno di tutte meritava una simile accusa, ma evidentemente, la vera causa dell’azione legale era data dal fatto che i fumetti di Capitan Marvel e famiglia minacciarono seriamente la popolarità del Kryptoniano.
In breve, il finale di questa dispendiosa diatriba fu che chiusero una dopo l'altra tutte le pubblicazioni della Fawcett Comics con protagonista Marvel e parenti: 
Whiz Comics chiuse con il numero155, Captain Marvel Jr. con  il 119, e Marvel Family con il numero 89.
Intanto in Inghilterra...

Intanto in Inghilterra il detentore dei diritti di pubblicazione delle Marvel serie della Fawcett era un certo signor Miller della L. Miller & Son Pub. che nel 1954 in seguito alla chiusura delle pubblicazioni in America di Capitan Marvel si ritrovò privo di materiale da portare nelle edicole inglesi.
Fu così che decise di affidare ad un autore già affermato chiamato Mick Anglo, la creazione di un nuovo personaggio che ricordasse il defunto Capitano e ne colmasse l'improvviso vuoto.
Marvelman, escludendo alcune sottili variazioni come la tutina aderente blu, era pressappoco identico a Capitan Marvel, e forse proprio per questo motivo, raccolse una risposta molto entusiasta del pubblico inglese, tanto che la sua vita editoriale (la prima) durò ben nove anni, dal 1954 al 1963.
Billy Batson fu sostituito da Mick Moran, un fattorino del Daily Bugle (ovviamente non lo stesso Bugle che anni dopo avrebbe comprato le foto di un certo Peter Parker), che dopo aver salvato da un' aggressione, l' astrofisico Guntag Barghelt, venne designato da quest'ultimo come il custode di un immenso potere cosmico, che lo scienziato stesso aveva scoperto nel corso dei suoi studi in un laboratorio segreto.
Così il piccolo Mick Moran pronunciando la parola aliena Kimota (atomic sillabata al contrario), era un grado di evocare un fulmine che lo trasformava nel potentissimo MarvelMan.
Anglo ben presto ispirandosi alla serie Fawcett introdusse anche nuovi personaggi: come Young MarvelMan e Kid Marvelman, Young Nastyman che era la controparte british di Black Adam, o ancora il Doctor Gargunza, che ricordava nel suo machiavellico modus operandi, il perfido Dottor Sivana.
La serie chiuse i battenti in seguito al forte calo di vendite dovuto all' invasione dei nuovi characters della Marvel Comics creati da Stan Lee, i famosissimi supereroi con superproblemi che avrebbero ben presto conquistato i cuori della nuova generazione di lettori.
Prima di fare un salto ventennale ed arrivare agli anni '80, per la vostra  inestinguibile sete di sapere, vi segnalo che nel 1966, l'Editoriale Europa, pubblicò in Italia la testata MarvelMan, un albo gigante di 48 pagine in bianco e nero con copertina a colori, che raccoglieva le avventure firmate da Anglo e di cui furono pubblicati meno di 10 numeri.

Alan Moore e l'edizione Panini.

Ho provato a contattare il sig. M. M. Lupoi per avere qualche notizia extra riguardo la testata di prossima pubblicazione, ma molto gentilmente non mi si è cagato di striscio, quindi dovremo arrangiarci con quello che ho appreso navigando in rete.

Il Ritorno di Marvelman

Dopo il 1963 Marvelman cadde nel dimenticatoio fino al giorno in cui Derek Skinn della Quality Communications rilevò i diritti di pubblicazione di MarvelMan, e commissionò ad un giovane Alan Moore e già promettente la sceneggiatura di una rivisatzione in chiave moderna del vecchio personaggio della golden age inglese.
Moore fu scelto proprio in base alla sue stesse dichiarazioni durante un intervista rilasciata alla Society of Strip Illustrators, che chiese a molti autori inglesi quali fossero i loro progetti o le loro ambizioni. In quella sede, Moore disse che avrebbe scritto volentieri una nuova serie di storie per il vecchio personaggio di Mick Anglo. Skinn già redattore di quella che sarebbe poi diventata la rivista contenitore che avrebbe serializzato il rivoluzionario V for Vendetta, Warrior, non si fece scappare l'occasione ed assunse Alan Moore, allora già un giovane e dotato autore, affiancandogli per i disegni Garry Leach prima ed Alan Davis poi.

L'arrivo del metaumano

Dimenticate tutto quello che pensavate di sapere sulla nascita del cosiddetto metaumano, quel concetto più adulto di superpotere, l'approfondimento sul rapporto tra i superesseri ed i comuni umani, resettate le vostre informazioni, e date una nuova paternità a questi concetti rivoluzionari.
E' Alan Moore il primo autore che si misura con questa decostruzione, è sempre lui, il bardo che introduce quasi in sordina in questa rivista, le linee guida che caratterizzeranno il fumetto supereroistico degli anni '90-2000. Che lui stesso perfezionerà nella bibbia chiamata Watchmen.
Il vecchio (Marvelman) ed il nuovo (Watchmen) Testamento.
La famosa revisione del concetto del supereroe comincia proprio nelle pagine di A Dream of Flyng, che presumo sarà contenuto nel primo numero della nuova pubblicazione Panini.
  
A little bit of hype - A Dream of Flyng
E' semplicemente un piccolo gioiello. Il Mick Moran di Alan Moore è un individuo adulto, stanco, terribilmente anonimo, spaventosamente umano, che non ha alcun ricordo del suo passato di supereroe, passato che ritorna torna prepotentemente nei suoi ricordi durante l'attentato terroristico ad una centrale nucleare. La bellezza del Marvelman di Moore (che sarà ribattezzato Miracleman solo in seguito, quando l'americana Eclipse Comics ne acquisterà i diritti per la pubblicazione su suolo americano, cambiamento che verrà fatto per preservare l'appetibile serie da eventuali ritorsioni della Marvel comics in merito all'uso del nome) risiede proprio nel disadattamento del superuomo in un mondo realistico, dove le sue doti sono viste per la prima volta con scetticismo e terrore dalla popolazione, il cinismo e il terrore di Liz nei confronti delle nuove doti sovrumane del suo compagno, è terribilmente attuale se pensiamo che si tratta di materiale del 1982.
L'alienazione del supereroe che distrugge, danneggia, e persino uccide con il suo potere, che sembrano concetti e soluzioni narrative contemporanee, basta pensare ad Invincible di Kirkman, o al satirico HeroSquared di Giffen e De Matteis, sono in realtà frutto del genio di Alan Moore.
Nel MarvelMan pubblicato su Warrior, è innegabile anche una rivoluzione grafica, i disegni di Leach e successivamente di Davis, sono, o tendono al realismo, un ulteriore punto di divisione dal tratto scanzonato della serie di Anglo, che in alcune tavole è persino emulato con la precisa volontà di evidenziarne l'inevitabile trapasso, inadeguatezza .
Un tratto che rafforza la certezza che Mick Moran si trova in un mondo diverso da quello dove ha vissuto le prime gloriose ed al tempo stesso innocue avventure.
Racconterà a Liz, in una meravigliosa prosa che solo il Bardo può elaborare per un fumetto:
"Liz per favore lo so che può sembrare stupido adesso, ma negli anni '50 aveva senso, almeno così ricordo io." 
Ed ecco che in poche didascalie, il solito geniale autore, descrive tutto l'anacronismo del personaggio della golden age, inserito nella disillusa realtà dell' Inghilterra degli anni '80.


Da MarvelMan a MiracleMan

Con la chiusura della testata anglosassone Warrior, la serie fu bruscamente interrotta, ma l'innegabile qualità della saga ideata da Moore fece in modo che non restasse troppo fuori dai circuiti di distribuzione, ed infatti alla Quality, succedette la Eclipse Comics, decisa a pubblicare la serie in America.
Quindi come abbiamo già detto, nell' Agosto del 1985, vede la luce MiracleMan n° 1 che fino al numero 6, ripropone il primo Arc di More già apparso sul Warrior (e che noi leggeremo nella sua interezza per la prima volta il prossimo Marzo).
Nell' Aprile del 1986, il settimo numero della testata, contiene del materiale inedito scritto da Moore, commissionato dallo stesso editore, dopo il successo dei primi numeri e la crescenta popolarità dell'autore inglese, che nel frattempo per la DC Comics sta resusciando il fumetto supereroistico con la sua opera più famosa, Watchmen.
L' ultimo numero firmato da Alan Moore, è datato Dicembre 1989, (MiracleMan 16), dal 17 arriva Neil Gaiman, che ne scrive le storie fino alla chiusura della testata, il numero 24 (1994), per i problemi finanziari della casa editrice che dichiara bancarotta nel 1994.

Todd vs Neil

Nel 1998 il sopravvalutatissimo Todd McFarlane ad un' asta, si accaparra i diritti su tutti i personaggi Eclipse, ma in realtà, l'unico ad interessargli davvero è proprio Miracleman, che l'autore vuole introdurre nell'universo narrativo del suo Spawn, ma l'intoppo è dietro l'angolo, infatti il buon Todd, non fa in tempo a commissionare a Steve Niles uno story-arc che dovrebbe introdurre MiracleMan nel ciclo narrativo di HellSpawn, ciclo di storie che l'avido ed astuto devastatore di anatomie ragnesche, aveva già pensato di accompagnare con una nuova linea di ActionFigure ispirae al character di Moore (prodotte dalla sua azienda di pupazzetti), che si ritrova in posta in ingiunzione vergata dai legali di Neil Gaiman, che gli proibiscono l'uso del personaggio.
Nonostante le agguerrite difese degli avvocati di McFarlane, la battaglia legale dura ben più di una decade, ed il cavillo  è dato dal fatto che i diritti comprati all'asta, valgono per tutti i personaggi Eclipse ad eccezione  di MarvelMan/MiracleMan, in quanto il suddetto characters è orfano di una specifica proprietà, infatti ripercorrendo a ritroso la tribolata vita editoriale del personaggio viene fuori che nè la Miller & Son, nè
Anglo, e tantomeno la Quality Comics detengono specifici copyright sul personaggio, la cui paternità è legalmente attibuita all'ultimo scrittore ed all'ultimo disegnatore prima della chiusura: Gaiman e Buckingam.
La guerra (la seconda se consideriamo quella della Fawcett-National Periodical) legale si prolunga fino al 2009, nel frattempo a dar sostegno economico a Gaiman ed alla sua neonata Marvels and Miracles LLC, arriva anche Joe Quesada, a quei tempi Editor in Chief della Marvel Comics, che evidentemente ha in mente un recupero del personaggio in quanto parallelamente la casa delle idee tratta l'acquisizione delle vecchie storie di Mick Anglo degli anni '50-60.

Da MiracleMan a MarvelMan

E' il 2009, quando arriva l'annuncio della Marvel, che pubblicherà in America una serie di volumi che raccolgono le prime storie di MarvelMan firmate da Anglo.
Con la proprietà dei diritti di pubblicare il materiale golden age firmato da Anglo in Mano alla Marvel Comics, che nel frattempo è riuscito almeno ad essere accreditato per il materiale da lui scritto a cavallo degli anni '50-60, ed i diritti sulle storie di MiracleMan ben salde in mano a Gaiman (che a quei tempi è uno degli autori che stanno facendo bella la Marvel, vedi la miniserie 1602), al buon Todd non resta che arrendersi, e gettare la spugna. La beffa finale è l'ennesimo cambio di nome del personaggio che torna a chiamarsi MarvelMan, lasciando il vecchio nome concepito dalla Eclipse per evitare problemi legali proprio con la Marvel Comics, nelle mani di Todd Macfarlane, come la buccia di un frutto proibito, al quale non è riuscito nemmeno a dare un morso.

Moore fuori dai Credits

Una cosa che noterete subito nei credits del nuovo mensile Panini di Marzo è l'assenza del nome di Alan Moore dalla copertina e dall' intero albo, la ragione risiede nelle dichiarazioni dello stesso Moore, che si è dichiarato molto seccato, dalla lunga vicenda legale e che ha già in passato rinunciato a credits e guadagni per l'uso delle sue opere da terzi, vedi le trasposizioni cinematografiche di V for Vendetta, Watchmen o From Hell, o ancora La Lega degli uomini straordinari, d'altronde il bardo si è sempre mostrato estremamente refrattario da sempre a qualsiasi tentativo di riedizione, ricostruzione o reinterpretazione dei suoi lavori.
Ci vediamo in edicola a Marzo, ci aspetta MiracleMan, cioè volevo dire Marvel Man!
Baci ai pupi.


domenica 31 marzo 2013

JLA - il Chiodo



Ed eccoci qui, cari Fumettopeniaci …e buona Pasqua a tutti, avete ricevuto le uova?
Mi piace “fumettopeniaci”, se riuscite ad isolare in un angolo della vostra testa tutti i riferimenti al pisello che vi può suscitare la seconda parte di questo neologismo da me creato, sono sicuro che in qualche modo, con percorsi sinaptici possibili solo nella mente di un nerd, la forma letteraria vi riporterà alla mente Zio Tibia che saluta i suoi telespettatori.
Cari zombettini miei, diceva quel vecchietto putrefatto, era el 1989, era venerdì, ed era uno show in seconda serata su Italia 1, liberamente tratto dal Creepshow americano. Una clip a basso costo che introduceva il film d'orrore della serata.

Quindi come state miei cari fumettopeniaci? Come state passando la Pasqua? A tavola a strafogarvi di agnello e pastiera? O state approfittando di questi giorni di riposo per qualche lettura interessante?
Il vostro affezionatissimo, lasciato solo dalla moglie, si è dato alla lettura, e prima di sparire per una settimana buona, magari mi faccio sentire su Twitter, ma se in giro vedo qualcosa che mi stuzzica al punto di volerla condividere con voi, volevo lasciarvi il mio personalissimo commento su un volume Lion che da un po’ di tempo campeggia sugli scaffali in fumetteria, ignorato dal pubblico, che poveretti, annaspano dietro la marea di novità che arriva e sta per arrivargli sulla nuca.

Il Chiodo di Alan Davis (testi e disegni) e Mark Farmer (Chine) è una miniserie del 1998, ed è una di quelle storie ambientate nei mondi alternativi DC, quei mondi in cui un particolare determina poi le differenze tra quegli universi e l’universo principale, la Terra-1 dove la continuità regna più o meno sovrana, almeno fino a quando non reboottiamo tutto, così giusto per non annoiarci.

Cominciamo subito con i disegni, credo che le tavole di Alan Davis in questa miniserie siano tra le cose migliori abbia mai disegnato l’illustratore britannico.
Figure pulite, anatomie affusolate ed armoniche, ottimo story telling, che alterna tavole cinetiche sature di azioni a spash-page meno dinamiche e più riflessive.
Robe che non vedevate dai tempi di Excalibur, posso assicurarvelo.
 Solo per i celebrativi disegni di Davis, questo fumetto  merita una giusta attenzione, il tratto con cui commemora la Justice League della Silver Age, e più in generale praticamente tutto quello che era DC Comics negli anni ’90, da solo, vale l’aquisto del volumazzo.specie per le numerose Spalsh-page, tremendamente belle. 
Ma di questo, delle modalità d'acquisto, ce ne occuperemo meglio più sotto, non vi aspetterete certo che vi mando in pasto agli squali, anzi chiedo scusa ai leoni senza un piano alternativo?
Ma torniamo alla miniserie: che è sto chiodo?
 La storia si basa sul gioco degli universi paralleli, che scaturiscono dal classico particolare apparentemente insignificante che porta poi ad un futuro diversissimo,  insomma Sliding Doors, quella commedia con la Paltrow di qualche anno fa la ricordate?
 La tipa che si fionda a prendere la metro,  ed il film evolve nei due scenari, in uno riesce a prenderla, nell’altra no….
Qui non ci sono le porte scorrevoli di nessuna metro, ma solo un chiodo, un chiodo infilato nella gomma del furgoncino di Jonathan Kent, la sera dell’arrivo dell’astronave che conteneva il piccolo Kal-El, Martha vede la gomma a terra, guarda lasciva il marito e propone di restare a casa a giocare al paziente e l’infermiera, e
rimandare le commissioni al giorno dopo.
E per quella notte di malizie quell’universo DC si ritrova orfano della leggenda di Superman.
Tutto qua, questo è l’incipit del Chiodo, una miniserie gradevole che utilizza tutti i personaggi del Dc universe ricollocandoli in nuovi ruoli, Luthor sindaco di Metropolis per esempio, Olsen la sua spalla destra, Alec Holland, consigliere del presidente, Green Arrow paralizzato ed handicappato.
 Insomma oltre la lettura di una storia godibile, il divertimento di queste iniziative, che in casa DC hanno sempre prosperato, proprio per la politica sicuramente meno rigida sull’uso dei personaggi da parte degli autori  rispetto alla Marvel, dicevo il divertimento sta nel riconoscere le citazioni, riscoprire le interpretazioni dei characters e fondamentalmente goderseli.
Così come per Red Son di Millar di cui se ricordo bene vi parlai lo scorso dicembre, anche questo The Nail risulta una piacevole lettura, della quale vorrei rivelarvi poco o niente.
E' una storia corale, nella quale forse si può criticare un un approfndimento psicologico dei personaggi, ma Davis punta più sulla quantità dei personaggi, molti appaiono solo il tempo di una battuta, per il gusto di essere citati, l'evolversi della vicenda è lento, e tuttavia non annoia, al contrario, la lattura tiene desta l'attenzione fino al finale che ovviamente ....uh cazzo stavo per dirvi il finale.

PERCIO’ Apriamo la consueta rubrica Occhio alla spesa!

Quanto mi costa sto Chiodo?
‘Sto Chiodo, quello meno arrugginito è disponibile nell’edizione Lion, nella collana Grandi Opere DC, 168 pagine ricoperte da un elegante copertina cartonata, per la modica cifra di 17.95 euracci.
Se tra di voi ci sono riccastri pigroni dalla strisciata facile del proprio Bancomat, vi consiglio di ripiegare su questa edizione, anche se da qualche parte ho letto che la traduzione era un po’ troppo grossolana.
Ma quelli tra voi che hanno tutta la mia stima, quelli cioè che sono alla ricerca dell’edizione più economica dei loro fumetti, e che non ci tengono pià di tanto a farsi incaprettare dalle major fumettistiche voglio dare qualche dritta per risparmiare, il Chiodo non è una cosa inedita, ha già avuto una prima edizione italiana sui numeri 33-34 e 35 di Play Magazine, svalutatissima rivista della Play Press che a ben cercare trovate anche al prezzo di 1 euro ad albo…
3 euro contro 18 euro, lascio a voi tirare le somme.
Bene direi che vi ho ammorbato abbastanza, orsù ora spegnete il monitor e tornate dai familiari, ci vediamo tra una settimana e parleremo di robetta inedita ed interessante targata Image e Vertigo.







Baci ai pupi e buona Pasqua!