(The Dark Knight rises, di Christopher Nolan,
2012)
Il terzo è ultimo capitolo dell'era Nolan
dedicato al cavaliere oscuro è un film imperfetto per la perfetta chiusura del
cerchio. Quasi un controsenso ma nelle mani di Nolan sembra riuscire
qualsiasi gioco di prestigio. Chi ha già visto il film sa di cosa parlo, chi
non l'ha fatto avrà quasi sicuramente letto commenti sparsi qua e là nella
blogosfera riguardo le varie incongruenze presenti nel film.
Il compito è assolto, il ciclo è finito, il sipario è
calato e io personalmente sono uscito dalla sala completamente appagato. Certo,
come dicevamo prima, ci sono delle sbavature ma in fin dei conti a chi importa?
Abbiamo assistito a quella che è la miglior interpretazione di Batman
per il cinema (con buona pace anche del primo splendido Batman di Burton),
un'emozione che ci consente di poter sorvolare su alcuni dettagli
(insignificanti o meno che siano).

E' in fondo la solita vecchia storia, la caduta, la
sofferenza, la ricerca e il riscatto. La motivazione, il fine ultimo per cui
affrontare le cose. Così, sbattuteci in faccia nella maniera più spettacolare e
intelligente possibile. Siamo di fronte a un blockbuster, ma un blockbuster di Nolan
non è un blockbuster qualsiasi e il regista l'aveva già dimostrato in passato
(con Inception ad esempio). Non si poteva forse chiedere di più a questo
capitolo finale (magari un po' di attenzione in più alla scelta delle voci
italiane), monumentale e giustamente denso, una densità che non permette la
perfezione ma consente riflessioni e divertimento allo stesso tempo e di questi
tempi non è poco, per niente.
Non ho detto praticamente nulla della trama ma oramai
ne hanno parlato tutti, è quasi superfluo.
Nessun commento:
Posta un commento