Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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venerdì 8 maggio 2015

Una precisazione su Spirit

Bah i commenti sotto il precedente post su Spirit del responsabile editoriale di Lineachiara, mi hanno messo talmente di malumore che non avete idea, non tanto per i contenuti, dopo tutto è normale che in una discussione A abbia una tesi e B, ne abbia una diametralmente opposta, sono infastidito piuttosto perchè quei commenti tentano di  farmi passare per un hater ignorante con chissà quale fine oscuro. Ho bisogno di esorcizzare l' incazzatura chiudendo il cerchio; d'altronde inalberarsi così tanto solo perchè ho fatto notare ai lettori che, un conto è quello che si dice di questo Spirit Lienachiara, un conto è quello che effettivamente è, beh è un segnale di pochezza tipica da web.
'Sto web maledetto - oh per amor di dio -  uno strumento fantastico, uno può svegliarsi una mattina e minacciare di morte Slott, per aver creato Superior Spiderman, oppure con la stessa facilità può contattare Whedon e dargli del maschilista, perchè nella caratterizzazione della Vedova Nera pecca di misoginia, dipingendola come una femme fatale e nulla più, in pratica l'unica cosa del film fedele ai fumetti. 
Eppure sto web maledetto, quanti re che mi sta sbattendo davanti agli occhi,nudi, esponendomene i mille difetti. 
Ecce bombo. 
Proprio.

Evidentemente il termine "paraculo" non è andato giù al sig. Lineachiara, che poi con tutta calma si è preso i suoi spazi ed ha dato una lezione sull'editoria nello spazio riservato ai commenti.
Se avesse parlato così tanto e così chiaramente prima, nei vari pomposi annunci precedenti, forse, il pezzo su Spirit avrebbe avuto altri toni. 
Magari poteva dire da subito che "L'edizione lineachiara continuerà la ristampa delle tavole di Spirit da dove interruppe Kappa Edizioni, con la differenza che  nostri volumi saranno più piccoli ed in bianco e nero" Invece che dire "Lineachiara continuerà il lavoro cominciato dalla Kappa Edizioni nel rispetto dei tanti lettori che hanno investito soldi sui vecchi volumi degli Archivi."
Perchè poi io ne ho sentito un paio di questi lettori, mica si sentono tanto rispettati.
Sarebbe stato un tantino più chiaro come concetto, meno sibillino, ecco pure sibillino non è piaciuto molto al signor Lineachiara. 
E  per quel che riguarda i nuovi clienti? Beh avrebbe potuto dire in giro per la rete: " La ristampa di Spirit Lineachiara comincerà non dai primissimi lavori di Eisner datati 1940,  - come sarebbe logico, magari per un nuovo cliente , la cosa è scontata, che si cominci con l'inizio e si termini con la fine - bensì dal materiale lasciato inedito da Kappa Ed, ossia il 1948, otto anni dopo. Il materiale precedente, sarà poi ristampato tutto in un ordine cronologico tutto nostro, ai nostri tempi."  
Invece si è lmitato a dire "Torna una dei fumetti più importanti della nona arte in una nuova edizione economica!" Non è esattamente la stessa cosa.

Quando mi ritrovo coinvolto in queste spiacevoli situazioni mi ricordo sempre una scena di uno dei miei film preferiti:
Seduto sugli spalti a bordo vasca in accappatoio e cuffia, Michele Apicella inveisce contro una giornalista che non sa parlare, al punto che la schiaffeggia, per poi urlarle in faccia che le parole sono importanti. 
Ecco sig. Lineachiara, le parole sono importanti. Chi parla male, pensa male e vive male, e poi sbrocca in rete, su un blog che seguono quattro gatti con la passione per la critica sterile.
Buona vita, baci ai pupi.

giovedì 30 aprile 2015

Torna The Spirit!

Visto l'inaspettato successo del precedente pezzo su Little Nemo, 130 visualizzazioni din 4 giorni, continuiamo a dare un' occhiata al passato, oggi concentrandoci su un altro pilastro del fumetto contemporaneo.
The Spirit è  l'altro grande assente nelle'editoria italiana, manca dai tempi dei famosi Archivi di Spirit editi da Kappa Ed. che non fece in tempo a pubblicare tutto il materiale americano.

L'edizione Lineachiara chiarimenti:

Sul sito RWLion si legge:

"Pertanto Lineachiara ha pensato a qualcosa di nuovo… a un’edizione per LETTORI! Economica, ricca di redazionali che possano contestualizzare i racconti e presentata ad un prezzo bassissimo!

Ora, 112 pagine in bianco e nero, per un' opera fondamentalmente tradotta, a me sembra tutto, tranne che un "prezzo bassissimo", ma quello che mi preoccupa non è tanto il prezzo, quello è un dettaglio che ho lasciato perdere, sono sempre più convinto che questi editori, in realtà pubblichino in una dimensione parallela, un' Italia dove gli italiani guadagnano un botto, e non si creano problemi di sorta, a noi ci arrivano solo le rese di quel mondo prosperoso, ciò tra l'altro spiegherebbe anche i tanti di ritardi e slittamenti periodici.

Quello che mi preoccupa è che su Fumettologica in un pezzo di inizio mese si parla di una ripresa in continuità dei vecchi volumi Kappa Edizioni, un dubbio che mi è stato del tutto sciolto sulla bacheca di Lineachiara su Facebook.
Quindi tanto per calmare i bollenti spiriti dei soliti compratori compulsivi che si nascondono tra voi, questa nuova edizione degli The Spirit Archives, continua il lavoro iniziato anni fa da Kappa Edizioni, che interrupero le pubblicazioni col volume 15 (se non erro), con le tavole del 1948 o giù di li, la prima tavola di The Spirit è datata  1940, indi per cui in altre parole, The Spirit Lineachiara, non comincia dal numero 1, se ha senso parlare di numero uno per tavole pubblicate sui quotidiani. Quindi prendete con le molle questo annuncio specie, quelli tra voi affetti da oltre ad avere quella strana afflizione che li costringe a comprare tutto quello che esce, soffrano anche di quella del completismo:
Lineachiara CONTINUA il lavoro cominciato da Kappa Edizioni anni fa, che comunque riuscì a pubblicare almeno 15 volumi, in media di 200 pagine l'uno, che ormai su ebay e siti affini sono inavvicinabili.
D'altronde insomma il comunicato parla chiaro: la scelta è stata fatta come forma di rispetto nei confronti di tutti i collezionisti, che hanno investito tanto nella raccolta. E aggiungono: "Contemporaneamente presenteremo The Spirit in altre formule editoriali, ma è presto ora per parlarne”.
Riguardo l'edizione ad un prezzo bassissimo, i tomi originali erano hardcover da 200 pagine, ed in tutto sono almeno 24 volumi, quindi l'edizione Kappa era effettivamente fedele all'originale, questa edizione Lineachiara, conta poco più della metà delle pagine, quindi, lascio a voi le ovvie conclusioni per quel che concerne gli annunci degli editori italiani.
Per fugare ulteriori dubbi dalle vostre menti obnubilate da un incontrollabile amore verso l'editoria di settore italiana, vi lascio un comodissimo link che vi rimanda al sito WillEisner.com così vi fare un idea vostra su questa iniziativa, che per ora è appetibile (e manco tanto visto il formato dei volumi) per quel centinaio di italiani che in passato comprarono tutti i volumi della Kappa Ed.
Ribadito le cose come stanno, sferzato il vostro entusiasmo di giovani collezionisti compulsivi, ora è il caso di dire due parole su The Spirit e sulla sua importanza per quel che riguarda il media fumetto.

 Il primo supplemento formato Comic Book

E' il 1940 ed un giovane autore chiamato Will Eisner, esattamente, quello degli annuali Award americani, a quell'epoca ha 23 anni,  su una ventina di quotidiani americani, grazie al Register and Tribune Syndicate di J. Cowles, un'associazione che forniva ai quotidiani il materiale per i supplementi domenicali, fumetti compresi di cui ormai conoscete l'esistenza grazie al pezzo su Little Nemo di qualche settimana fa, pubblica la prima storia di una delle più belle ed immortali detective story di sempre: The Spirit.
La comic book section su cui apparve per la prima volta il detective di Will Eisner contava appena 16 pagine, battezzata The Spirit Section, aveva il formato dei comic book, dell'epoca, ma come già detto era venduto come supplemento dei quotidiani associati, The Spirit, ha una importanza fondamentale per il fumetto moderno, specie per via  delle tecniche dell'autore di Brooklyn.
Come McCay, Eisner anticipa di qualche decennio il concetto di Storytelling e di geometria della tavola; per rendere un idea di quello che stiamo dicendo diamo un occhiata alle pubblicazioni degli anni'40 e poi posiamo gli occhi su una tavola qualsiasi di Will Eisner.
In quegli per esempio anni fanno le loro apparizioni il Capitan America di Joe Simone e Jack Kirby, nonchè il primo supergruppo della storia dei comics in calzamaglia, la Justice Society di Gardner fox e Sheldon Mayer.  La differenza tra le opere è evidente anche al più maldetstro dei critici.
Anche i più distratti tra voi non possono notare le sostanziali differenze tra queste tre coetanee pubblicazioni: innanzitutto il tema di fondo, il poliziesco è un genere di fumetti che al pari del fumetto in calzamaglia, raccoglie consensi nel decennio precedente, complice la fine del proibizionismo, The Spirit è il figlio di Dick Tracy, Red Barry, l'Agente segreto X-9, e anche The Batman se vogliamo, quella classe di paladini della giustizia che, privi del dono dei superpoter,  potevano fare affidamento solo sulle proprie forze per combattere le ingiustizie.
Ma le differenze non si fermano certo al tema delle storie, il giovane Will, è, rispetto ai suoi colleghi, incredibilmente più evoluto, il disegno di Eisner, e la sua concezione della tavola per quegli anni, è semplicemente rivoluzionaria, al pari di quella di Little Nemo, anni prima.

 C'è chi dice che le inquadrature, e le angolazioni proposte da Eisner nelle sue tavole anticipò addirittura il linguaggio cinematografico di Orson Welles in Quarto Potere, ed in effetti a sfogliare una qualsiasi antologica dedicata a Spirit, ci si rende conto dell'abisso che separava Eisner dai suoi colleghi contemporanei.
Spirit non è solo anacronistico nella tecnica, risulta, per molti aspetti rivoluzionario anche nei contenuti, Eisner ignorando le mode del tempo, concepì un fumetto che navigava controcorrente nei confronti di molti canoni che decretavano il successo di un comics in quegli anni: il criminologo Danny Colt,  non solo è privo di superpoteri nella sua crociata contro il crimine, è  per esempio molto più umano dei suoi colleghi di carta, prigionieri nella loro monogama passione per l'avventura, come Phantom, Mandrake, o Batman che incapaci di coniugare donne  ed avventura, sacrificano molto spesso le prime per la seconda.
Spirit è un ragazzone, con le stesse debolezze di chi lo legge, il suo principale tallone d'achille sono proprio le donne, affascinanti co-protagoniste del personaggio principale nell'opera di Eisner, amiche o nemiche che siano, troppe volte rischiano di mandare a monte tutti i suoi piani, tutt'altro che virtuoso, vive le sue appetibilissime e tuttora fresche avventure, sfuggendo quotidianamente alla bella Ellen, la figlia dell'ispettore di polizia Dolan, che tenta continuamente di incastrarlo nel sacro vincolo del matrimonio.
E' difficile descrivere a parole una storia di Spirit, è veramente complicato tentare di spiegarvi l' ironia che l'autore infonde nel suo lavoro sin dalla prima vignetta del 1940. Chi ne parla come un pezzo fondamentale della storia del fumetto, non sta esagerando in alcun modo.
Pubblicato dal 1940 al 1952, con delle pause in cui l'autore passò la matita a gente come Kirby e Simon, mentre lui stesso era in guerra, per poi riprenderne possesso nel 1945, fino al 1952, per poi riprenderlo ancora una volta,  saltuariamente negli anni sessanta, quando il pubblicò americano si innamorò di questo affascinante eroe degli anni passati.

La prima apparizione di Spirit

E' una notte afosa di giugno a Central City, ed il criminologo Denny Colt è sulle tracce del temibile Dottor Cobra che vuole avvelenare la rete idrica della città. con questo semplice plot, si presenta ai lettori americani in formato comic book in allegato ai maggiori quotidian il detective the Spirit, creduto morto dopo un violento scontro con lo scienziato malvagio ed il suo aiutante tutto muscoli Bruto, il talentuoso Colt torna dalla tomba e decide di indossare una semplice maschera e di sfruttare questa situazione per incutere paura nei criminali di Central City.
"Mi pensate morto? Ebbene sfrutterò questa situazione. Mi fingerò un Lazzaro risorto, uno spirito, che attuerà la nemesi incombente sui fuorilegge. Avrò per casa un cimitero, sarò un incrocio tra un poliziotto in carne ed ossa e il Conte Dracula." (cit. Carlo della Corte). 
Abiti borghesi con tanto di cravatta e guanti, mascherina sul viso, fisico del robusto ragazzone americano, spericolato, coraggioso, intelligente e vittima cosciente del fascino del gentilsesso, circondato da un cast di supporto originale e carismatico come solo quello di Dick Tracy, impossibile non citare il prototipo della femme-fatale Olga Bustle, la donna con quegli occhi così grandi, oEbony White, il partner di colore di spirit, (riguardo al quale lo stesso Eisner si dirà, in fituro pentito per la caratterizzazione alquanto razzista, in linea con gli  stereotipi dell'epoca.), la bella Ellen eternamente innamorata, sempre pronta a costringere il protagonista, tra una scazzottata e l'altra a confessare il suo amore, uno stile  ed una tecnica a dir poco originale se non pioneiristica, ecco la formula di Will Eisner di diventare uno degli autori più importanti del fumetto, c'è una storia del 1949 titolata in italiano, Un lavoro per Spirit, una di quelle storie scanzonate in cui l'eroe deve difendersi dalle donne ch vogliono sposarlo a tutti i costi, si chiude con una tavola che di fatto è uno spartito musicale, di una canzone composta dal piccolo Ebony, che in quel pezzo -che non è mai riuscito a far pubblicare- descrive la sua situazione di eterno single, per scelta non certo sua, una netta contrapposizione al destino del suo "capo", eternamente perseguitato dalle donne di Central City.

Conclusioni

Insomma chiudendo, The Spirit è una lettura interessante, essenziale anzi, ad usare un vocabolo consono, in Italia, come per Little Nemo in Slumberland e chissà per quanti altri titoli, vige la regola del chi mendica non può scegliere, probabilmente per leggere un integrale di Little Nemo serio, dovremmo ripiegare sul mastodonte in inglesedella Taschen, e per Spirit? Per i neofiti, la risposta non è certo il volume di prossima uscita di Lineachiara, credo che la frenesia che leggo in giro in rete in merito a questo titolo, sia dovuta al fatto che non si è capito bene che per adesso non è un integrale, ma il proseguo di una vecchia collana. Insomma per i vecchi possessori degli archivi Kappa, il proseguo non è chiaro se conterrà anche il materiale inspiegabilmente saltato dall'editore bolognese, di certo avrà un formato diverso: 100 pagine in meno ed in bianco e nero. Per i lettori nuovi, le storie cominceranno dal 1948, sette anni dopo la prima apparizione di The Spirit, fate voi.
Che sia una lettura indispensabile è fuori discussione, ma forse è meglio attendere il seguito di quelle righe sibilline leggibili sul sito di Lineachiara: "Contemporaneamente presenteremo The Spirit in altre formule editoriali, ma è presto ora per parlarne” ed aspettare queste altre formule editoriali, considerando l'editore non mi aspetto certo un edizione proletaria, se intanto la curiosità vi ha preso il consiglio che posso darvi e di cercare su ebay il volume, qui di fianco, è il numero nove di eureka Pocket editoriale Corno, che raccoglie alcune tra le storie più famose del detective, e fornisce un quadro abbastanza soddisfacente dell'arte di Will Eisner, o il cartonato Rizzoli di qualche tempo fa.
Direi che ci siamo detti tutto anche oggi.
Baci ai pupi.


domenica 26 aprile 2015

Little Nemo in Slumberland

Il fatto che tra le nomination degli ultimi Eisner Award figuri l'intramontabile materiale di Winsor McCay, materiale datato 1905, mi ha spinto a scriverci due righe per farlo conoscere meglio a quelli che non sanno chi sia nè cosa abbia fatto.
Regoliamo il flusso della macchina del tempo però, perchè prima di parlare di punto in bianco di Little Nemo, dobbiamo centrare bene il contesto storico in cui la striscia a fumetti nasce, e già che ci siamo, visto che più o meno gli anni sono quelli, dire anche due cose sulla nascita del fumetto in generale.

Hearst vs Pulitzer
E' noto a tutti che il papà riconosicuto del fumetto contemporaneo è un certo Yellow Kid di un certo R. F. Outcalt. Ora se non sapete chi sia Yellow Kid, non voglio dire che state messi maluccio, ma poco ci manca, per aiutarvi, è quel bimbo in casacca gialla che ogni anno fa (o faceva?) da mascotte sulla locandina di Lucca Comics (and games, and youtubers, and cosplayers demmerda).

 - per approfondimenti necessari, c'è Wikipedia -
 
l'antenato ufficiale del fumetto moderno
Tuttavia, siccome la spocchia mi ossessiona mi piace sovrascrivere la nascita del fumetto contemporaneo con quella di un particolare supplemento domenicale del New York Journal, The American Humorist di  William Randolph Hearst.
Complice la nascita della rotativa in grado di stampare a colori, The American Humorist fu pubblicizzato nelle settimane precedenti all' uscita, come una pubblicazione che faceva apparire persino l'arcobaleno in cielo, una cosa pallida e spenta.
Siamo più o meno nel 1896 o giù di lì, e il supplemento domenicale è una redditizia iniziativa vecchia già di almeno tre anni, fortemente promossa tra gli altri anche da un certo J.Pulitzer, che ignorando le proteste dei nuclei religiosi che volevano fare della domenica il giorno di Dio, tanto per citare la bella Meg Ryan in When Harry met Sally, allegò al suo quotidiano, il New York Herald, un supplemento domenicale a colori, le cui tematiche spaziavano dallo sport alla famiglia, passando per satira e tempo libero, un supplemento che col tempo divenne la sede di un  regolare inserto comico, e dei primi fumetti, iniziativa che in breve fece il giro di almeno 250 quotidiani nel resto del paese.
Yellow Kid di R. F. Outcalt è universalmente riconsciuto come il papà del fumetto moderno, proprio perchè il monello Hogan's Alley, apparve per la prima volta in quelle pagine e aprì la strada a molti altri autori.
Ma a The American Humorist, le sue otto pagine colorate, diventarono in breve tempo un vivaio di nuovi autori, Rudolph Block, direttore del supplemento, arruolò giovani capaci come Rudolph Dirks, di origine tedesca che ispirandosi ad una vecchia pubblicazione famosa in Germania, Max und Moritz, creò la striscia nota come  The Katzenjammer Kids (1897).

La nascita del fumetto
Gli manca solo la parola
Le prime illustrazioni di Yellow Kid, erano prive di griglie e di una sequenza, avevano un'unica illustrazione che rappresentava un momento quotidiano del quartiere popolare di New York, ed i testi erano relegati sul camicione in giallo del protagonista o sui cartelloni che spuntavano nella tavola, per via di questi tecnicismi, gli esperti della storia del fumetto concordano sul fatto che la data ufficiale della nascita del fumetto come lo conosciamo oggi , con sequenza baloon e tutto il resto, è fissata al 25 ottobre del 1896 quando Outcalt, che nel frattempo aveva lasciato l'Herald di Pulitzer per lavorare con un contratto più vantaggioso, sul Journal di Hearst, pubblicò una famosa tavola del monello Mickey Dugan, in cui in una serie di vignette in sequenza parlava attraverso un grammofono. Ma a parte queste piccole e rare concessioni, lo stile di Outcalt era statico, le sue vignette, erano più che altro paragonabili a delle fotografie del quartiere di Mickey, come potete vedere nell'illustrazione in cima.
Ma The American Humorist sotto la guida di Block, è destinato a diventare il tempio della nona arte, coscienti o meno che fossero per esempio, con The Katzenjammer Kids di Dirks, si notano le prime sostanziali evoluzioni del media.
Nel lavoro di Dirks, anche se i personaggi continuano ad essere muti in un primo momento, arriva il concetto di movimento, il fumetto smette di essere una istantanea con la scritta illustrativa in calce, e diviene una sequenza di immagini. 
Ecco perchè mi piace spostare di qualche mese, la nascita del fumetto ed ampliarne la paternità anche ad altri autori, come Dirks appunto, che dopo qualche numero scoprì anche che le sue vignette erano molto più divertenti se i personaggi "parlavano".

Il primo ventennio di vita del fumetto qui di per lo più è rappresentato da discoli ed animali antropomorfi, tra i piccoli che hanno fatto la storia di questo media non si può non citare Little Nemo in Slumberland apparso sulle pagine del New York Herald dal 1905 al 1914.  
Winsor McCay, nato nel 1869 a Spring Lake nel Michigan, ha quasi 40 anni quando firma la sua più importante creazione,  Nemo è un bambino di otto anni che vive le sue avventure, nel mondo dei sogni e dal quale ritorna quasi sempre bruscamente, risvegliandosi nel suo lettino.
E' il 15 ottobre del 1905, in quella famosa domenica si presenta ai lettori dell' New York Herald, in tutto il suo colorato splendore, la prima tavola di Little Nemo in Slumberland.
Con l'opera di McCay, si ha una ulteriore evoluzione del media, sia nella forma che nei contenuti, le illustrazioni dell'autore americano sono ricercate, la struttura della griglia è, ad usare un eufemismo avveniristica anche oggi, se pensiamo alle geometrie delle tavole di alcuni fumetti odierni, specie quelli italiani.
McCay con benestare dell' editor sperimenta storie che occupano l'intera tavola del giornale, e che hanno epilogo alla fine nell'ultima vignetta, nel quale il bambino si risveglia o cadendo dal lettino o scosso dai genitori accorsi udendo le sue grida. L'evoluzione dicevamo non è solo grafica, basti notare lo stile di disegno di McCay e la cura riposta da questi nel confezionare anche le cornici della tavola, ma come dicevamo anche nei contenuti, McCay abbandona il plot vincente dei monelli pasticcioni per avventurarsi, in trame fantasiose con attinenza al mondo onirico, una soluzione  narrativa che non farà che stimolare la sua fertile immaginazione e spronarlo nella produzione di tavole di una bellezza disarmante grazie alla sua certosina attenzione per i dettagli. 
Ogni notte uno dei sottoposti del Re Morfeo, riceve la comanda di andare a prelevare Nemo dal mondo della veglia ma nei primi episodi, Nemo quasi sempre si risveglia poco prima di farsi del male o di ficcarsi in guai più seri. Di seguito proponiamo la prima tavola di Little Nemo in tutta la sua certosina magia art nouveau.


Un piccolo assaggio del certosino lavoro grafico
Con McCay la griglia non fa in tempo a nascere che è subito distrutta. È il sogno l'argomento del fumetto dell'autore del Michigan, ed il sogno non può essere contenuto in alcuna gabbia. provate ad immaginare cosa devono essere state le tavole domenicali di McCay per i lettori degli inizi del novecento. L'impatto visivo di quest'opera, amata dal pubblico tanto da essere un appuntamento fisso per ben otto anni.Vi è un ipnotica bellezza nel lavoro di MacCay, un lavoro, triste da dire, estremamente rivalutato solo postumo.
come detto la materia principale del fumetto di McCay è il sogno, e la relizzazione di un reame tanto cangiante permette all'autore di sbizzarrirsi, confezionando ogni settimana un piccolo gioiello, che confesso, anelo disperatamente ad avere integralemente. La struttura delle storie, tutte squisite è sempre la stessa: Re Morfeo è alla ricerca di una compagnia adeguata per la sua piccola princpessa, come si vede nella prima tavola, Nemo dopo aver ricevuto le istruzioni, monta in sella ad un bizzoso pony, che prima di giungere a destinazione lo scaraventerà nel vuoto, Nemo si sveglierà dopo essere caduto da lettino. l
L'opera di McCay è importante per lo sviluppo del media per la sua continuità narrativa, il cast di personaggi fisso, e l'evoluzione della macro-storia, Nemo ad un certo punto nel corso delle pubblicazioni riuscirà ad arrivare al cospetto della principessa, incontro che inaugura un nuovo ciclo di storie: accompagnato dal pagliaccio Flip-Flap, dal negretto Imp, e ovviamente dalla figlia del Re dei sogni, Nemo viaggierà nei territori più vari, un fortunato ciclodi storie in cui McCay disegnerà minuziosamente di tutto dalla Savana Africana, agli scenari architettonici di imponenti costruzioni, (vedere l'immagine in alto a destra)
Non si bada a spese nella pubblicazione delle tavoledi Winsor McCay, la stampa che illustra le avventure del

L'omaggio di Google
piccolo Nemo sono le migliori del paese, parallelamente al lavoro sulle tavole domenicali, McCay lavora come cartoonist, e nel 1911 realizza un cartone animato dedicato a Little Nemo. Definire McCay un anacronista è del tutto leggittimo, dopo un entusiasmo iniziale tuttavia, l'amore dei lettori per Nemo tende a scemare, McCay è diverso dagli autori suoi contemporanei, Nemo non è un monello caricaturale, è un bambino normale, e le sue avventure sono tutt'altro che isolate birichinate concepite per strappare qualche risata, la bellezza di Nemo in Slumberland è nascosta agli occhi dei lettori delle tavole domenicali, e nel 1914 chiude del tutto. McCay comunque continua la sua carriera di cartoonist e solo occasionalmente tornera a proporre ai lettori le avventure del suo piccolo sognatore, nel 1924.
La miniserie IDW
Oggi Little Nemo in Slumberland è considerato uno delle nove colonne che fa di questo media un arte, il lavoro di McCay è universalmente riconosciuto come avveniristico. In concomitanza del 107mo anniversario della nascita di Winsor McCay google dedicò una speciale schermata, all'autore americano, e come detto in principio, quest'anno agli Eisner concorre in ben due categorie antologiche, in cui sono raccolte il mastodontico lavoro di McCay: Little Nemo: Dream Another Dream, edito da Josh O’Neill, Andrew Carl, & Chris Stevens (Locust Moon) Winsor McCay’s Complete Little Nemo, edito da Alexander Braun (TASCHEN). Inoltre spero di mettere la mani al più presto, incuriosito dalle immagini sparse in rete dalla miniserie targata IDW, Little Nemo: Return to Slumberland, di Eric Shanower & Gabriel Rodriguez, candidata nella categoria, migliore pubblicazione per ragazzi.



 Little Nemo in Italia

Con il titolo di Bubi nel paese del Dormiveglia, le tavole domenicali di McCay arrivarono anche in Italia, sul corriere dei piccoli dal 1912 al 1914, e successivsamente su Topolino nel 1935. Per quanto riguarda delle antologie sul piccolo Nemo, celebrato in tutto il mondo, in Italia manca integralmente da svariati anni.
Una prima antologica edita da Garzanti e curata dalla redazione di Linus, risale al 1969, un'altra edizione sotto etichetta della Casa Editrice Lo Vecchio è datata 1984, forse è  l'edizione più abbordabile ma non saprei dire se completa, nel 1994 sempre in collaborazione con la Garzanti, Linus ha ristampato lo stesso volume del 1969. L'ultimo omaggio editoriale italiano a Nemo è del 2004, Coconino Press, ma purtroppo non so dirvi molto in merito a questa raccolta. Speravamo tutti in Lupoi, in quel tweet criptico, di qualche mese fa, in cui straparlava su una importante licenza acquisita dalla Panini, di un personaggio latitante dal mondo editoriale da decenni, tutto mi sarei aspettato tranne che stesse parlando di Asterix.
Direi che ci siamo detti tutto, fatemi sapere se quese incursioni nel passato vi divertono o vi piacciono, non ho problemi a continuare.
Quando vedo come si autocelebra la mediocre realtà editoriale Italiana, non posso fare a meno di ricordare le parole della prima Silk Specre mentre avizzisce nel suo residence per vecchie glorie: Ogni giorno che passa il futuro mi sembra sempre più nero... Mentre il passato, anche con i momenti più brutti, diventa sempre più luminoso...
E con questo ci siamo detti tutto.
Baci ai pupi. (....e forza Little Nemo agli Eisner).