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martedì 6 ottobre 2015

Alan Moore e la rivoluzione digitale.

Nelle settimane passate, abbiamo avuto modo di segnalare tramite il profilo twitter, l'arrivo sulla piattaforma apple, della nuova app Electricomics di Alan Moore famiglia, e del fine  ambizioso, di questo progetto di rivoluzionare ulteriormente il media fumetto.
All'indomani di una intervista rilasciata dal bardo per il sito inglese Wired.uk, sembra chiaro che secondo lo scrittore inglese, il progetto Electricomics, ha un potenziale ancora inespresso.

Era chiaro fin dai primi rumors che Moore e co. attraverso Electricomics, non avessero alcuna intenzione di accodarsi, alle altre iniziative di lettura digitale, e cavalcare semplicemente l' onda della moda dei fumetti digitalizzati.
Se avete avuto modo di visionare i primi timidi lavori nati in seno a questa piattaforma è chiaro che gli autori coinvolti nell'iniziativa, tra cui il co-creatore di Preacher, Garth Ennis, mirassero a qualcosa di più coinvolgente di una semplice esperienza di lettura.
Electricomics si è caricata l'onere di ampliare il significato di narrazione per immagini in sequenza, in un momento in cui sembrava il fumetto, pr quel che concerne le tecniche non avesse più nulla da dire.
D'altronde Moore già in passato ha vestito i panni del pioniere, in più periodi della storia del fumetto, dal revisionismo dei primi anni '80 con Miracleman e Watchmen, al citazionismo  dei lavori con la Awesome o la Wildstorm, come Supreme e Tom Strong, per non parlare dell'ermetismo dei suoi lavori  di stampo cabalistico di notevole impatto visivo come Promethea, o le ultime ricercate sequenze narrative dell'universo della Lega degli straordinari gentlemen, una epopea che ha consacrato l'opera dello scrittore di fantascienza Farmer, come plot narrativo, e che ha generato innumerevoli cloni, anche sul piccolo schermo.

Dalle parole di Moore su Wired.uk, è facile intuire, che le cose sono molto più complesse ed appetibili do come possano apparire ad un primo approccio:



"Soprattutto, con questo format, volevamo mostrare le possibilità del nuovo medium, non solo aggiungere particolari inutili. Ho sempre pensato che la prima cosa che la gente avrebbe fatto applicando la tecnologia digitale ai fumetti sarebbe stata inserire effetti in tavole che non ne avevano alcun bisogno."

"Non sono sicuro che quel che faremo possa ancora definirsi fumetto. Anche dopo un paio d’anni di lavoro su questo prodotto non ho capito se appartiene a un sottogruppo del fumetto o se sia qualcosa di totalmente nuovo. Credo che deciderò tra un altro paio d’anni, quando forse sarà più chiaro in cosa questo medium è diverso dai comics tradizionali."
 
"Prendiamo Spirit, di Will Eisner. C’è una scena notturna he mostra una casa vuota, di notte, in cui c’è un rubinetto gocciolante. La tentazione, ovviamente, sarebbe di fare in modo che le gocce siano animate e di aggiungervi l’effetto sonoro corrispondente. Ma Eisner, attraverso il linguaggio del fumetto, fa qualcosa di molto più elegante, mostrando il rubinetto con una singola goccia allungata, il che rende chiaro che sta per cadere. E tutti sappiamo che suono produrrà."

Da questi passaggi è fin troppo evidente che se Moore, non ha ancora ben chiara l'evoluzione  del suo progetto, ha di certo chiara l'idea di non scadere nella banalità, insomma a leggere le parole del bardo è lecito pensare che la regola di sfruttare una nuova tecnologia nel momento in cui questa è a portata di mano, non vale per il team di Electricomics, che al contrario sembra più che mai intenzionato a sperimentare al punto di dubitare che si stia ancora parlando di fumetto.

"Questa tecnologia è nuova e ci offre la possibilità di compiere orribili errori come di raggiungere eterni trionfi. Le ci vuole un po’ di tempo per evolversi, non moltissimo a giudicare dalla velocità con cui si muove il mondo oggigiorno. Forse una decade, prima di capire e decidere."

Interessante questo passaggio in cui Alan Moore parla dell'influenza di Winsor McCay:


"McCay comprendeva le dinamiche della pagina a fumetti. Il modo in cui il tuo sguardo si muoveva attraverso i suoi paesaggi, il modo in cui usava le tavole per mostrati qualcosa che diventava più grande o più piccolo, il modo in cui aveva perfezionato tutte le sue splendide tecniche, mai eguagliate dal fumetto sperimentale negli ultimi trent’anni e men che meno superate!
Anche Eisner era un genio, ovviamente, ma molto differente. Eisner usava le sue vignette esplose, ad esempio, in cui sono presenti splendidi paesaggi, ma la pagina stessa risponde a una struttura visiva più ampia, che inserisce le singole immagini in quella che lui chiamava Meta-vignetta. L’intera pagina diventava così una vignetta dal punto di vista funzionale, in cui le vere e proprie vignette erano inserite. Una splendida composizione da vedere sulla pagina stampata, ma che non sarebbe affatto adatta al nuovo medium"

Si evnice l' intenzione di intensificare gli sforzi creativi sulla dinamicità della lettura digitale, l'intervista chiarisce anche del tutto, i contenuti del nuovo lavoro di Moore per Electricomics, Big Nemo, un chiaro omaggio al Little Nemo di McCay, con protagonista un Nemo adolescente alle prese con la spigolosa realtà dell' America durante la grande depressione degli anni '30 illustrata da Colleen Doran. D'altronde l'idea che McCay sia un irragiungibile maestro della cinecità delle tavoe a fumetti, Moore lo aveva già ribadito su Bleeding Cool:

"Immagino di aver pensato che, in termini di movimento cinetico all’interno di una pagina a fumetti immobile, non abbiamo mai superato Winsor McCay. Come animatore, come uno dei padri dell’animazione moderna, McCay stava ingenuamente usando la pagina a fumetti per fornire un senso viscerale di movimento, crescita e trasformazione delle forme. Stava prendendo molti elementi che George Melies aveva usato nel cinema poco prima. Così ho pensato che le tecniche di McCay si sarebbero adattato in modo molto interessante a questo nuovo medium."

"È una linea di fumetti molto belli. Se gli avessi dato troppe “migliorie”, sarebbero stati sul punto di diventare film animati economici, e non era questo che si voleva. Bisognava davvero analizzare a fondo il processo da utilizzare. Cercavo di usare ogni pagina del mio fumetto per sfruttare un tipo diverso di storytelling. Sono davvero soddsfatto dal risultato. Penso che, anche se è un leggermente deprimente, l’aspetto sia delizioso."


Di certo torneremo sull'argomento Electricomics, e sull'impatto che inevitabilmente avrà sul  nostro amato media, nel frattempo il consiglio è di leggere Big Nemo, con una grande prova grafica di Miss Doran.

Baci ai pupi. 






 

sabato 11 luglio 2015

La caduta delle major (Eisner 2015)

Ogni tanto al Blog, quel pizzico di attualità devo darglielo, il guaio è che quando dò a Fumettopenia quel tocco di sito al passo con le pubblicazioni, mi riduco a parlare, o di paraculate editoriali, o di schifezze autoriali, ecco perchè a volte qui si alternano pezzi su McKay a Nick Banana, Materia positiva che si accavalla alla materia negativa, manco fosse il corpo del piccolo Luthor di Crisis, Fumettopenia per esempio credo sia al momento in rete, l'unico blog che ha detto le cose come stanno per quel che concerne l'iniziativa Panini di tradurre l' Omnibus sulle vecchie (oscene) Guerre Segrete Marvel, in giro sull'argomento ci sono per lo più marchette, insensibili al fatto che quelle righe potrebbero spingervi ad una delusione di 200€. 

(Chiusa la prentesi stranamente autocelebrativa.)

Oggi dopo la brutta parentesi Daryl Dark torniamo a parlare di fumetti veri e spostiamoci a San Diego dove si sono concluse le premiazioni degli Eisner Award di quest'anno.

Ve lo avevo detto io! 

Ovviamente sto parlando di Little Nemo, il characters di McCay, nonostante la sua veneranda età, 109 anni, ha fatto incetta di premi, in pratica il bambino che visitava il mondo onirico tutte le notti, era in nomination in tre settori con tre pubblicazioni diverse, un saggio, una raccolta integrale, e una rivisitazione sotto etichetta della IDW, ed ha vinto in tutte e tre le categorie!
Ora non c'è da sperare che qualcuno di questi sedicenti italici stampatori, raccolga la sfida, e proponga in Italia per la prima volta un'edizione integrale dell'opera di McCay, a questa pletora di impertinenti lettori che per gusti, e pensiero autonomo, mi ricordano i gabbiani che preferiscono le discariche al mare aperto.
 Ma in un paese di editori come il nostro, dove il più furbo è capace di coprirsi di ridicolo spammando affermazioni del tipo "Stamperemo un fumetto che manca dalle edicole italiane da anni: Asterix!", c'è da sperare ben poco. Intanto vi anticipo che il TP del Nemo Return to Slumberland della IDW di Eric Shanower e le stupende matite di Gabriel Rodriguez, è già disponibile in lingua originale su Amazon, e raccoglie la miniserie di 4 numeri giustamente premiata a San Diego, del quale parleremo nel dettaglio nei prossimi giorni, visto che l'ho ordinato qualche giorno fa e dovrebbe arrivarmi Martedì.

Trovo essenziale dire che Little Nemo Return to Slumberland si è aggiudicato il premio di Miglior Serie limitata, superando: DareDevil: Road Warrior di Waid e Krause, Sandman Overture di Gaiman e Multiversity di Morrison!
Diamo adesso un occhiata ad alcune altre pubblicazioni premiate.
Saga continua a fare incetta di premi, ed anche quest'anno è salita sul podio alla categoria Miglior Serie Regolare, personalmente trovo esilarante che adesso la Image fa le ongoing e Marvel e Dc non riescono ad andare oltre il dodicesimo numero delle serie che editano, con personaggi storici. io vi inviterei a riflettere su
questo aspetto.
La Rizzoli Lizard può anche rimettere i suoi stagisti al pc, per promuovere la sua edizione italiana di BlackSad, il noir con la pantera
più carismatica di sempre, col nuovo capitolo Amarillo si aggiudica l'Eisner alla categoria Edizione americana di materiale internazionale.
Alla categoria Edizione americana di materiale internazinale (Asia), gli americani, che avranno i loro difetti, ma di buon gusto ne hanno in quantità supersize per certi versi, hanno premiato un certo Shigeru Mizuki (in Italia sempre nel catalogo Rizzoli Lizard) con la sua Showa 1939–1944 and Showa 1944–1953: History of Japan, ora se masticate i manga ma non avete mai sentito parlare di piccole perle come Nonnonba, vi consiglio di controllarvi allo specchio, se spalancando le braccia c'è una esplosione di piume nella stanza, non escluderei che apparteniate allo stormo monnezzaro dall'imbarbarito gusto di cui si parla più su.
Sul lato grafico, si aggiudicano l'ambito premio, Fiona Staples, Darwyin Cooke, J.H.Williams III.
Spiace vedere che Pax Americana di Morrison e Quitley non abbia raggiunto il premio (Multiversity), ma evidentemente Beasts of Burden: Hunters and Gatherers, by Evan Dorkin e Jill Thompson alla categoria Miglior albo singolo ha qualcos'altro da dire.

Fonte: Bleeding Cool

Date un occhiata al link, ora anche un cieco non se ne accorgerebbe: Marvel e DC sono fuori dai giochi, non fosse per il premio a D.Cooke come copertinista, J.H. Williams III per le tavole di Sandman Overture (DC/Vertigo) e la raccolta delle vecchie storie del Nick Fury di Steranko (che tra l'altro non è manco Marvel ma IDW), insomma roba vecchia di svariati decenni, le due major ormai perse nei loro mega-eventi, nei loro reboot e nei loro affari con hollywood, nemmeno apparirebbero.
Floppano le tanto decantate -specie in Italia per freschezza ed effervescenza, qualsiasi cosa significhi per un fumetto- Hawkeye e Superior Foes of  Spiderman, la Ms Marvel, il Rocket Racoon di Scottie Young, alla Dc non va certo meglio che probabilmente sperava nel Multiversity di Morrison.
Direi che questi Eisner mettono in luce una innegabile crisi di qualità, vomitare sul mercato ad intervalli regolari di 6 mesi o giù di li, miniserie, mega eventi, nuove formazioni, reboot, alla lunga ha dato ben pochi frutti, per quel che concerne le due Major è un fallimento totale ed innegabile, che verrà giustificato nelle maniere più fantasiose dai soliti zombi, in Italia a vedere questi Eisner direi che il vincitore è la Bao, nonostante li detesti c'è da ammettere che in pratica ha un catalogo di vincitori, Saga, E la chiamano estate, Lumberjanes, Panini può sbandierare di essere il licenziatario del terzo tomo di Hip Hop Family Tree, altrimenti nonostante in media riempia gli scaffali di mezza fumetteria, ha ben poco di cui vantarsi. Lo stesso si dica per RW Lion o la filiale italiana di Kirkman, la Salda Press, quest'anno il grande escluso: che TWD abbia annoiato anche gli americani?
Baci ai pupi.

domenica 26 aprile 2015

Little Nemo in Slumberland

Il fatto che tra le nomination degli ultimi Eisner Award figuri l'intramontabile materiale di Winsor McCay, materiale datato 1905, mi ha spinto a scriverci due righe per farlo conoscere meglio a quelli che non sanno chi sia nè cosa abbia fatto.
Regoliamo il flusso della macchina del tempo però, perchè prima di parlare di punto in bianco di Little Nemo, dobbiamo centrare bene il contesto storico in cui la striscia a fumetti nasce, e già che ci siamo, visto che più o meno gli anni sono quelli, dire anche due cose sulla nascita del fumetto in generale.

Hearst vs Pulitzer
E' noto a tutti che il papà riconosicuto del fumetto contemporaneo è un certo Yellow Kid di un certo R. F. Outcalt. Ora se non sapete chi sia Yellow Kid, non voglio dire che state messi maluccio, ma poco ci manca, per aiutarvi, è quel bimbo in casacca gialla che ogni anno fa (o faceva?) da mascotte sulla locandina di Lucca Comics (and games, and youtubers, and cosplayers demmerda).

 - per approfondimenti necessari, c'è Wikipedia -
 
l'antenato ufficiale del fumetto moderno
Tuttavia, siccome la spocchia mi ossessiona mi piace sovrascrivere la nascita del fumetto contemporaneo con quella di un particolare supplemento domenicale del New York Journal, The American Humorist di  William Randolph Hearst.
Complice la nascita della rotativa in grado di stampare a colori, The American Humorist fu pubblicizzato nelle settimane precedenti all' uscita, come una pubblicazione che faceva apparire persino l'arcobaleno in cielo, una cosa pallida e spenta.
Siamo più o meno nel 1896 o giù di lì, e il supplemento domenicale è una redditizia iniziativa vecchia già di almeno tre anni, fortemente promossa tra gli altri anche da un certo J.Pulitzer, che ignorando le proteste dei nuclei religiosi che volevano fare della domenica il giorno di Dio, tanto per citare la bella Meg Ryan in When Harry met Sally, allegò al suo quotidiano, il New York Herald, un supplemento domenicale a colori, le cui tematiche spaziavano dallo sport alla famiglia, passando per satira e tempo libero, un supplemento che col tempo divenne la sede di un  regolare inserto comico, e dei primi fumetti, iniziativa che in breve fece il giro di almeno 250 quotidiani nel resto del paese.
Yellow Kid di R. F. Outcalt è universalmente riconsciuto come il papà del fumetto moderno, proprio perchè il monello Hogan's Alley, apparve per la prima volta in quelle pagine e aprì la strada a molti altri autori.
Ma a The American Humorist, le sue otto pagine colorate, diventarono in breve tempo un vivaio di nuovi autori, Rudolph Block, direttore del supplemento, arruolò giovani capaci come Rudolph Dirks, di origine tedesca che ispirandosi ad una vecchia pubblicazione famosa in Germania, Max und Moritz, creò la striscia nota come  The Katzenjammer Kids (1897).

La nascita del fumetto
Gli manca solo la parola
Le prime illustrazioni di Yellow Kid, erano prive di griglie e di una sequenza, avevano un'unica illustrazione che rappresentava un momento quotidiano del quartiere popolare di New York, ed i testi erano relegati sul camicione in giallo del protagonista o sui cartelloni che spuntavano nella tavola, per via di questi tecnicismi, gli esperti della storia del fumetto concordano sul fatto che la data ufficiale della nascita del fumetto come lo conosciamo oggi , con sequenza baloon e tutto il resto, è fissata al 25 ottobre del 1896 quando Outcalt, che nel frattempo aveva lasciato l'Herald di Pulitzer per lavorare con un contratto più vantaggioso, sul Journal di Hearst, pubblicò una famosa tavola del monello Mickey Dugan, in cui in una serie di vignette in sequenza parlava attraverso un grammofono. Ma a parte queste piccole e rare concessioni, lo stile di Outcalt era statico, le sue vignette, erano più che altro paragonabili a delle fotografie del quartiere di Mickey, come potete vedere nell'illustrazione in cima.
Ma The American Humorist sotto la guida di Block, è destinato a diventare il tempio della nona arte, coscienti o meno che fossero per esempio, con The Katzenjammer Kids di Dirks, si notano le prime sostanziali evoluzioni del media.
Nel lavoro di Dirks, anche se i personaggi continuano ad essere muti in un primo momento, arriva il concetto di movimento, il fumetto smette di essere una istantanea con la scritta illustrativa in calce, e diviene una sequenza di immagini. 
Ecco perchè mi piace spostare di qualche mese, la nascita del fumetto ed ampliarne la paternità anche ad altri autori, come Dirks appunto, che dopo qualche numero scoprì anche che le sue vignette erano molto più divertenti se i personaggi "parlavano".

Il primo ventennio di vita del fumetto qui di per lo più è rappresentato da discoli ed animali antropomorfi, tra i piccoli che hanno fatto la storia di questo media non si può non citare Little Nemo in Slumberland apparso sulle pagine del New York Herald dal 1905 al 1914.  
Winsor McCay, nato nel 1869 a Spring Lake nel Michigan, ha quasi 40 anni quando firma la sua più importante creazione,  Nemo è un bambino di otto anni che vive le sue avventure, nel mondo dei sogni e dal quale ritorna quasi sempre bruscamente, risvegliandosi nel suo lettino.
E' il 15 ottobre del 1905, in quella famosa domenica si presenta ai lettori dell' New York Herald, in tutto il suo colorato splendore, la prima tavola di Little Nemo in Slumberland.
Con l'opera di McCay, si ha una ulteriore evoluzione del media, sia nella forma che nei contenuti, le illustrazioni dell'autore americano sono ricercate, la struttura della griglia è, ad usare un eufemismo avveniristica anche oggi, se pensiamo alle geometrie delle tavole di alcuni fumetti odierni, specie quelli italiani.
McCay con benestare dell' editor sperimenta storie che occupano l'intera tavola del giornale, e che hanno epilogo alla fine nell'ultima vignetta, nel quale il bambino si risveglia o cadendo dal lettino o scosso dai genitori accorsi udendo le sue grida. L'evoluzione dicevamo non è solo grafica, basti notare lo stile di disegno di McCay e la cura riposta da questi nel confezionare anche le cornici della tavola, ma come dicevamo anche nei contenuti, McCay abbandona il plot vincente dei monelli pasticcioni per avventurarsi, in trame fantasiose con attinenza al mondo onirico, una soluzione  narrativa che non farà che stimolare la sua fertile immaginazione e spronarlo nella produzione di tavole di una bellezza disarmante grazie alla sua certosina attenzione per i dettagli. 
Ogni notte uno dei sottoposti del Re Morfeo, riceve la comanda di andare a prelevare Nemo dal mondo della veglia ma nei primi episodi, Nemo quasi sempre si risveglia poco prima di farsi del male o di ficcarsi in guai più seri. Di seguito proponiamo la prima tavola di Little Nemo in tutta la sua certosina magia art nouveau.


Un piccolo assaggio del certosino lavoro grafico
Con McCay la griglia non fa in tempo a nascere che è subito distrutta. È il sogno l'argomento del fumetto dell'autore del Michigan, ed il sogno non può essere contenuto in alcuna gabbia. provate ad immaginare cosa devono essere state le tavole domenicali di McCay per i lettori degli inizi del novecento. L'impatto visivo di quest'opera, amata dal pubblico tanto da essere un appuntamento fisso per ben otto anni.Vi è un ipnotica bellezza nel lavoro di MacCay, un lavoro, triste da dire, estremamente rivalutato solo postumo.
come detto la materia principale del fumetto di McCay è il sogno, e la relizzazione di un reame tanto cangiante permette all'autore di sbizzarrirsi, confezionando ogni settimana un piccolo gioiello, che confesso, anelo disperatamente ad avere integralemente. La struttura delle storie, tutte squisite è sempre la stessa: Re Morfeo è alla ricerca di una compagnia adeguata per la sua piccola princpessa, come si vede nella prima tavola, Nemo dopo aver ricevuto le istruzioni, monta in sella ad un bizzoso pony, che prima di giungere a destinazione lo scaraventerà nel vuoto, Nemo si sveglierà dopo essere caduto da lettino. l
L'opera di McCay è importante per lo sviluppo del media per la sua continuità narrativa, il cast di personaggi fisso, e l'evoluzione della macro-storia, Nemo ad un certo punto nel corso delle pubblicazioni riuscirà ad arrivare al cospetto della principessa, incontro che inaugura un nuovo ciclo di storie: accompagnato dal pagliaccio Flip-Flap, dal negretto Imp, e ovviamente dalla figlia del Re dei sogni, Nemo viaggierà nei territori più vari, un fortunato ciclodi storie in cui McCay disegnerà minuziosamente di tutto dalla Savana Africana, agli scenari architettonici di imponenti costruzioni, (vedere l'immagine in alto a destra)
Non si bada a spese nella pubblicazione delle tavoledi Winsor McCay, la stampa che illustra le avventure del

L'omaggio di Google
piccolo Nemo sono le migliori del paese, parallelamente al lavoro sulle tavole domenicali, McCay lavora come cartoonist, e nel 1911 realizza un cartone animato dedicato a Little Nemo. Definire McCay un anacronista è del tutto leggittimo, dopo un entusiasmo iniziale tuttavia, l'amore dei lettori per Nemo tende a scemare, McCay è diverso dagli autori suoi contemporanei, Nemo non è un monello caricaturale, è un bambino normale, e le sue avventure sono tutt'altro che isolate birichinate concepite per strappare qualche risata, la bellezza di Nemo in Slumberland è nascosta agli occhi dei lettori delle tavole domenicali, e nel 1914 chiude del tutto. McCay comunque continua la sua carriera di cartoonist e solo occasionalmente tornera a proporre ai lettori le avventure del suo piccolo sognatore, nel 1924.
La miniserie IDW
Oggi Little Nemo in Slumberland è considerato uno delle nove colonne che fa di questo media un arte, il lavoro di McCay è universalmente riconosciuto come avveniristico. In concomitanza del 107mo anniversario della nascita di Winsor McCay google dedicò una speciale schermata, all'autore americano, e come detto in principio, quest'anno agli Eisner concorre in ben due categorie antologiche, in cui sono raccolte il mastodontico lavoro di McCay: Little Nemo: Dream Another Dream, edito da Josh O’Neill, Andrew Carl, & Chris Stevens (Locust Moon) Winsor McCay’s Complete Little Nemo, edito da Alexander Braun (TASCHEN). Inoltre spero di mettere la mani al più presto, incuriosito dalle immagini sparse in rete dalla miniserie targata IDW, Little Nemo: Return to Slumberland, di Eric Shanower & Gabriel Rodriguez, candidata nella categoria, migliore pubblicazione per ragazzi.



 Little Nemo in Italia

Con il titolo di Bubi nel paese del Dormiveglia, le tavole domenicali di McCay arrivarono anche in Italia, sul corriere dei piccoli dal 1912 al 1914, e successivsamente su Topolino nel 1935. Per quanto riguarda delle antologie sul piccolo Nemo, celebrato in tutto il mondo, in Italia manca integralmente da svariati anni.
Una prima antologica edita da Garzanti e curata dalla redazione di Linus, risale al 1969, un'altra edizione sotto etichetta della Casa Editrice Lo Vecchio è datata 1984, forse è  l'edizione più abbordabile ma non saprei dire se completa, nel 1994 sempre in collaborazione con la Garzanti, Linus ha ristampato lo stesso volume del 1969. L'ultimo omaggio editoriale italiano a Nemo è del 2004, Coconino Press, ma purtroppo non so dirvi molto in merito a questa raccolta. Speravamo tutti in Lupoi, in quel tweet criptico, di qualche mese fa, in cui straparlava su una importante licenza acquisita dalla Panini, di un personaggio latitante dal mondo editoriale da decenni, tutto mi sarei aspettato tranne che stesse parlando di Asterix.
Direi che ci siamo detti tutto, fatemi sapere se quese incursioni nel passato vi divertono o vi piacciono, non ho problemi a continuare.
Quando vedo come si autocelebra la mediocre realtà editoriale Italiana, non posso fare a meno di ricordare le parole della prima Silk Specre mentre avizzisce nel suo residence per vecchie glorie: Ogni giorno che passa il futuro mi sembra sempre più nero... Mentre il passato, anche con i momenti più brutti, diventa sempre più luminoso...
E con questo ci siamo detti tutto.
Baci ai pupi. (....e forza Little Nemo agli Eisner).