Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

mercoledì 15 agosto 2012

I fumetti che non dovrebbero mancare nella vostra collezione






…ma anche quelli che potreste tranquillamente evitare.

Questo è uno di quei pezzi che prima o poi tutti i blogger di categoria vi propinano da leggere.
Il fatto è che un articolo del genere è più spinoso di quello che possiate pensare.
Non è affatto un pezzo facile da scrivere, almeno non più, semplicemente per due ragioni, la prima è che come ho detto, ormai lo hanno fatto tutti, e secondo per il fatto che fondamentalmente, checché se ne dica in giro, i fumetti da consigliare sono sempre gli stessi.
Per questo volevo fare qualcosa di diverso, per tenere alta la curiosità del lettore, volevo parlarvi nello stesso momento anche di quello che potreste evitare di prendere nonostante i consigli dell’amico esperto, perché l’amico esperto per esempio, ce lo abbiamo sempre, e ce lo abbiamo tutti, e per tutti non si fa mai li cazzi sua come si dice Roma.

Quindi cominciamo con quello che dovreste aver assolutamente letto , e va da sé che dovreste avere libreria, e magari dovreste sfoggiare strategicamente sul tavolino di fronte al divano nel caso invitiate a cena, a casa, una nerd, con il preciso intento di intortarla.
Ora potrei infilare nel pezzo almeno 4 titoli scontatissimi:
1.      Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller.
2.      Watchmen di Alan Moore.
3.      V for vendetta di Alan Moore.
4.      Maus di A. Spiegelman
Queste Graphic Novel, sono il motivo per cui il fumetto ha fatto il balzo di qualità , e si è guadagnato il titolo di nona arte, m incentrare un’ articolo su loro, scappereste da qui a gambe levate.
Una sporca  lista di titoli inflazionati  che ridurrebbe me allo stereotipo di nerd, burbero, con la puzza sotto al naso, ed incapace di riconoscere ad i nuovi autori i meriti che comunque nel frattempo si sono guadagnati, e ridurrebbe il pezzo, ad una lista della spesa già letta e riletta in tutte le salse. Perché diciamolo, non ci vuole davvero nulla a dire: “Come fai a non aver mai letto Watchmen o il premio Pulitzer di Spiegelman? Ma poi c’è davvero qualcuno che non l’ha mai letto?”
Il mio intento è di proporre una top ten con qualcosa di più ricercato, diverso, titoli che magari poggiati abbandonati con falsa trascuratezza in bella vista sul tavolino, come vi dicevo pocanzi vi porteranno a farla miagolare.
Cosa non devo inventarmi per incentivare la lettura.
Perciò teniamoli da parte e citiamone altri, anzi facciamo finta di vivere in un mondo senza Alan Moore, anche se probabilmente, una Terra parallela del genere è sicuramente una terra in cui, i fumetti non esistono più, estinti alla fine degli anni ’80, e dove magari i nazisti hanno vinto la guerra,  o dove i cinepanettoni italiani, non escono solo a Natale ma per tutto l’anno.
Insomma,  proprio un mondo di merda.
Ansia, panico no, non sta in piedi, è una forzatura tremenda, una cazzata enorme è impossibile da digerire come sentirsi dire: “Non sapevo fosse minorenne, né che fosse una mercenaria,figuriamoci, e comunque è la nipote di Mubarak, garantisco io, e fareste meglio a farla uscire per evitare che scoppi una guerra, o peggio che  per rappresaglia, i prezzi degli alberghi laggiù  aumentino spropositamente. Occhio a quello che fate”
E poi in un mondo senza Moore almeno la metà dei titoli che sto per dirvi, non esisterebbero nemmeno loro, quindi, alt, passo indietro, meglio ancora, diamo per scontato che li abbiate già quei 4 titoli, meglio, molto meglio (più rassicurante dello scenario apocalittico - mondo senza Moore).
Che li abbiate già, proprio perché avete letto pezzi simili a questo per anni, ed alla fine avete ceduto, e vi siete conformati a tutti gli altri nerd. In questo caso però giustamente. Bravi
Quindi passiamo oltre, e diciamo che a casa vostra non dovrebbe mancare per esempio:

1.  Il Lobo di Keith Giffen e Simon Bisley : L’ultimo Czarniano, Lobo Paramilitary Special –Sangue a Natale e Lobo è tornato – sono le tre straorindarie miniserie con le quali la DC comics rilanciò l’antieroe in seno alla L.E.G.I.O.N. Miniserie che ne decretarono il successo , trasformando il cacciatore di taglie intergalattico, in una autentica gallina dalle uova d’oro per la casa editrice.  Oltre a queste, io ci metterei anche Infanticidio di K. Giffen, in cui Lobo deve vedersela con la sua stessa prole bastarda, sublime miniserie che Giffen impreziosì con disegni decisamente spettacolosi e psichedelici, e trovate geniali tipo Lil’ Lobo, (o era Lil’ Bo?! ora non ricordo), delle strisce di tre vignette in fondo ad alcune tavole che facevano il verso ai Peanuts di Schultz (DC COMICS)

2. Il Corvo di James O’ Barr: il fumetto da cui è tratto il l’ultimo film di Brandon Lee, è opera dello statunitense James O’Barr che scrisse la miniserie in memoria della fidanzata uccisa in un incidente stradale da un automobilista ubriaco, per parte della trama fu ispirato dalla notizia dell’omicidio di una coppia di fidanzati, uccisi per il  furto di una anello da 20$. Il fumetto al contrario del film (che è poco più di un ridicolo beat’em up privo della poesia dell’opera cartacea), è, nonostante la violenza ed il cinismo di alcuni momenti, decisamente bello, particolarmente curato sulla prosa, ricca di citazioni della poesia decadentista, o della musica di gruppi rock, gran parte dei titoli iniziali dei capitoli per esempio, sono tratti dai testi delle canzoni degli Joy Division. The Crow fu tradotto almeno in una dozzina di lingue, vendette qualche milionata di copie e fu negli anni ’90 un’ icona per la comunità dark dell’epoca, nonchè l’opera di maggior successo sulla scena del fumetto underground, meritatamente anche e soprattutto per le tavole di O’Barr, che includono un delizioso e disordinato insieme di chine, matite ed inchiostri. (CALIBER COMICS)

3. Marshal Law di Pat Mills e Kevin O’ Neill: il papà del filone satira del genere supereroistico, di cui vi ho già abbondantemente parlato qui . (EPIC COMICS)

4. Lega degli straordinari gentlemen di Alan Moore e Kevin O’Neill : specie il secondo volume, in cui il gruppo di avventurieri creato da Moore ispirandosi ai maggiori personaggi della letteratura del tardo ottocento, se la vede con gli alieni de  La Guerra dei mondi. Sublime per i vari risvolti narrativi, per i riferimenti alla letteratura e per lo sviluppo del personaggio di Mr Hyde. (DC COMICS-WILDSTORM)

5. Al tempo di papà di Jiro Taniguchi: malinconico, ed autobiografico manga del maestro giapponese, in cui l’autore riscopre e rivaluta la figura paterna dopo la sua morte, attraverso i ricordi dei familiari. Un vero e proprio romanzo a fumetti, eccellentemente disegnato e stupendamente strappalacrime.
Questo tra l’altro è da tenere sul tavolino di fronte al divano per la famosa cena marpiona con la nerd, la manifesta sensibilità apre molte cosc……porte, porte volevo dire porte, giuro. (SHOGAKUKAN INC.)

6. The Ultimates l’intera run di Mark Millar e  B. Hitch: tra le migliori serie a fumetti degli ultimi dieci anni, per sceneggiatura, per la cura della psicologia dei personaggi,  per i dialoghi, per le tavole stupende e last but no least per il restyle più bello che vi sia mai capitato di leggere per Thor, trasformato in un leader del movimento di protesta no-global. (MARVEL COMICS)

7. Uncle Sam  di Steve Darnall e Alex Ross: gia vi vedo, i nerdacchioni che si sono spinti a leggere fino a qui sicuramente adesso stanno pensando:
“Ma Dai! Come maggiore opera dell’iperrealista del fumetto, Alex Ross, ha scelto Uncle Sam e non Venga il tuo regno o Marvels?”

Apriamo una parentesi, per quel che riguarda Marvels, direi che invece è una di quelle robe che potete evitare di avere, nonostante molti vi dicano di fiondarvi a comprarla. Nonostante questo fumetto, abbia inaugurato un nuovo genere narrativo, con un punto di vista dato da un narratore (in questo caso, il protagonista, Phil Sheldon)  esterno alle vicende, trovo che Marvels, oltre che imbarazzantemente lento, sia solo una masturbazione dedicata ai dinosauri del fumetto, una lettura per quelli che riescono a cogliere (e godono nel farlo) tutte le citazioni grafiche di cui l’opera è satura. Ma la soluzione narrativa può essere piacevole finchè ci sono citazioni da fare, già il secondo capitolo dell’opera è stato meno digeribile, infatti manco mi ricordo come si chiama, e lo stesso si dica per le due serie minori concepite con la stessa tecnica: Code of Honor di Dixon, in cui il narratore è un poliziotto in crisi e la miniserie The wonder years, in cui attraverso gli occhi della piccola Cindy assistiamo alla carriera e alla morte di Wonder Man anzi chiedo scusa  una delle morti di Wonder Man. (MARVEL COMICS)


Uncle Sam al contrario, è un rispettabile fumetto privo di gente con le mutande sopra i pantaloni, in cui attraverso la figura dello Zio Sam, il vero spirito degli Stati Uniti d’America, Darnall e Ross, denunciano il decadimento ed i maggiori errori della cultura americana.
In un impressionante cammino nella storia nera d’america, illustrato da un Alex Ross particolarmente pulito preciso ed ispirato, e narrata da un  Darnall con una prosa graffiante e di grande effetto che rapisce il lettore dalla prima all’ultima pagina. (DC COMICS-VERTGO)

8. Sin City- Un duro addio di Frank Miller: un’opera di Miller non poteva mancare tra le cose da avere in libreria,  e la scelta come per Alan Moore, non è facile, e ricade sul primo capito di Sin City per via dell’innovazione grafica  e della prosa eccellente, un fondamentale capitolo nel cammino dell’autore verso una maturità stilistica innegabile, nonchè una testimonianza della sua versatilità, Sin city è un ibrido, Noir, Hard Boiler, Dark  e Pulp fiction perfettamente fusi, raccontato attraverso tavole in bianco e nero dove la tecnica e la bravura dell’autore ci schiaffeggiano ad ogni pagina.
Tuttavia dalla libreria mi ammiccano anche Give Me Liberty, 300, ed il secondo capitolo di Sin city: Si può anche uccidere per lei, senza contare il suo DareDevil, acerbo ma avveniristico er gli anni di pubblicazione.
Ma una scelta bisogna pur farla se ho deciso di scrivere la mia personalissima Top Ten, e la storia di Marv è tra le più belle Miller abbia mai scritto. (DARK HORSE COMICS)

Da evitare invece, il resto della serie, preso il primo, e se volete il secondo capitolo, il resto dei fumett della città del peccato di Miller sono evitabilissimi, non perché siano brutti, (oddio forse alcuni si, tipo All’Inferno e Ritorno  è bruttissimo) ma perché sono una serializzazione di un successo, la volontà di spremere del succo da un limone che ha dato tutto alle prima limonate, la più buone. Come il Punitore di Garth Ennis, geniale agli inizi ma poi monotono. E già che stiamo parlando di Ennis…

9. Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon: Il predicatore dell’autore scozzese, il prete col dono del verbo di Dio, con il potere cioè di far fare al prossimo qualsiasi cosa lui voglia è originale, è una ventata di aria fresca, è geniale, è dissacrante, è sboccato, è violento ma è bellissimo e qualsiasi edizione vogliate comprare, saranno soldi sempre ben spesi. (DC COMICS-VERTIGO)

10. Accidenti ed eccoci arrivati al numero dieci, e mi rendo conto di alcune cose, che questo pezzo mi ha preso la mano, che non vi ho ancora detto un sacco di titoli interessanti e a parte Marvels ed il seguito di Sin City, non vi ho messo in guardia dai pacchi che si nascondo dietro gli annunci “imperdibile” delle case editrici.
Come facciamo? Facciamo che con il numero dieci ve ne dico più d’uno e voi fate finta di niente.
E siccome non voglio chiedere altro alla vostra pazienza, facciamo che vi dico solo i titoli di quelli che mi sono piaciuti talmente tanto, che fosse per me li passerei tutti allo scanner e li posterei on line, per regalarveli, ma non per favorire la pirateria, perché semplicemente credo sia roba che non debba invecchiare sugli scaffali delle librerie o delle fumetterie senza avere la possibilità di emozionarvi. Un appassionato del fumetto credo che non possa augurasi niente di più brutto per un buon fumetto.

10. Il vento tra i salici l’adattamento del romanzo per bambini di K. Grahame dell’illustratore francese Michel Plessix.
10. All Star Superman di G. Morrison e  F. Quitley
10.Come conigli il delizioso, irriverente e satirico quadro del mondo gay di Ralph Koenig.
(Anche questo è da tavolino, leggere Koenig è sinonimo di emancipazione, e l’emancipazione paga sempre, e comunque che abbiate o meno la tipa da smutandare in casa,  l’omofobia è davvero una cosa da stronzi ottusi, quindi buttatevi su Koenig, autore premiatissimo tra l’altro, per un primo passo verso la guarigione.
10. The Yattering and Jack, una incantevole favoletta di natale dai toni horror di C. Barker adattata da Steve Niles ed illustrata dal geniale J. Bolton.
10. Monty la striscia comica di Jim Meddick vero elogio alla cultura nerd.

Basta, vi sitete  rotti lo sento, salutiamoci qui con qualche se lo conosci lo eviti o se volete con qualche strano eppure me ne parlavano un gran bene:
mi verrebe da dirvi di evitare tutta la produzione Marvel per quel che concerne i megaeventi susseguiti a Civil War: e cioè Secret Invasion, Assedio, World war Hulk e Fear It self, che non merita nemmeno il grassetto.
Polpettoni spacciati per primi tagli sapientemente pubblicizzati, anzi sono convinto che Secret Invasion e Fear It Self siano i fumetti in cui i teaser erano più belli del fumetto stesso.


 The Brightest Day di G. Johns, mega eventone della DC Comics confusionario e noioso, nato fondamentalmente per restituire ai lettori supereroi deceduti in passato, parentesi evitabilissima non solo da voi ma anche dagli autori stessi, visto che nemmeno un anno dopo si sono trovati ad azzerare di nuovo la continuity del cosmo DC con il famoso reboot.
L'ultima xenofoba, razzista fatica di Frank Miller, Holy Terror, un omaggio al cattivo gusto, graphic novel destinata al cavaliere oscuro, ma bocciata persino dalle alte sfere DC nonostante il curriculum dell'autore.
Gli Ultimates Avengers di Mark Millar, noiosi anche per il mercato blockbuster.
No basta ho scritto troppo!!
Baci ai pupi. 



















sabato 11 agosto 2012

Crossed - Quando Garth Ennis incontra Bret Easton Ellis

Crossed di Garth Ennis e Jacen Burrows - ed. italiana Panini Comics - Collana 100%
Brossurato 256 pagine a colori, 20.00€
Consigliato ad un pubblico adulto. 

Finalmente l'epoca dei vampiri è tramontata.
E meno male aggiungerei, visto in cosa li aveva trasformati la Meyer, la scrittrice della trilogia di Twilight.
Una compagine di tristi smunti pallidi personaggi, buona per far sognare le emo-ragazzine depresse e infoiate.
  adire il vero, mi sono sempre tenuto alla larga da questa letteratura scappata dall' etichetta Harmony, ma siccome a questo mondo siamo tutti peccatori, me compreso, mi capitò invece in un attimo di debolezza, di  vedere il primo film.
E dopo aver tirato giù dalle loro soffici nuvole un cospicuo numero di santi del paradiso, con bestemmie che avrebbero fatto impallidire persino il letterista di Tarantino, tutto questo solo sentendo i dialoghi del film, una volta più calmo non potei fare a meno di notare di come la Meyer e la regista Hardwicke, (della quale per vostra decenza vi risparmio la filmografia), nel costruire la loro personalissima cornucopia, avessero stuprato e saccheggiato e rivisitato con discreto cattivo gusto, l'opera di Anne Rice, come per esempio il bellissimo Intervista con il vampiro.
Ma finalmente come dicevo pocanzi, la loro epoca è finita. Ed ai vampiri sono susseguiti gli zombi.

Io zombo, tu zombi, egli zomba....

Ora, chi prima, chi dopo, tutti quelli che contano si sono cimentati con il concetto di vita oltre la morte, vita votata più che altro al bighellonare senza sosta per le strade alla ricerca di qualcuno da mordere e/o divorare, concept che con gli anni si è sempre poi associato alla catastrofica fine della società moderna così come la conosciamo:




Come ci illustra l'esimio tuttologo Pico Dè Paperis, persino il nostro Zagor, in una sua avventura ha avuto a che fare con gli zombi, anche se in quella storia, lo Spirito con la scure dovette vedersela con quelli tipici del folklore Haitiano creati attraverso riti vudù.  In occindente invece, la magia ha sempre centrato poco o nulla con  le orde di zombi che infestano all'imporvviso le strade, quasi sempre,  ad esclusione di Dylan Dog, in cui i non morti sono frutto degli esperimenti della sua nemesi demoniaca Xabaras, qui da noi la colpa della regressione in mostri dal succhiotto estremo, è sempre colpa dei militari, di qualche biologo troppo audace, di qualche virus che sfugge al controllo dei suoi creatori, o addirittura tutte le cose insieme:
Per S. King, in Cell la metamorfosi avviene attraverso un impulso lanciato da tutti i cellulari in funzione, tutte le persone che in quel momento stavano usando il cellulare si trasformano in mostri privi ci coscienza con l'irrefranabile volontà di mordere ed uccidere il prossimo.
Per i creatori del famoso videogioco Capcom, Resident Evil, era un virus, il virus T, sfuggito al controllo della Umbrella C.
L'errore umano, è alla base della trama anche di 28 giorni di Boyle (in quel film, dei sedicenti animalisti liberano dei cani infetti) e The Walking Dead di Kirkman;  per il primo gli zombi non sono morti, bensì vivi e folli, corrono come matti e mordono a destra e a manca ed infettano in pochissimo tempo. 
Per Kirkman gli zombi sono quelli classici alla Romero, tanti, lenti ed incapaci di proferire parola e con una fame insaziabile.
 Il fortunato autore americano però si spinge oltre, ed ipotizza uno scenario ancora più inquitante: il virus ormai presente in tutti gli uomini, si attiva soltanto quando questi muoiono, come scopre Rick il vicesceriffo, (la serie è talmente seguita ormai che ha anche avuto una trasposizione televisiva, un telefilm giunto alla seconda stagione).
Kirkman comunque è il vero responsabile del ritorno dei morti viventi, sulla scia del successo del suo fumetto, abbiamo avuto in questi anni, un milione di variazioni sul tema, tra queste ricordiamo:
Marvel Zombie -  in cui gli autori (tra cui Millar e lo stesso Kirkman), approfittando degli universi paralleli, hanno creato un mondo in cui un virus proveniente dallo spazio, infetta solo i supereroi, che spinti da una "FAME INSAZIABILE" (titolo della prima miniserie) hanno divorato l'intera umanità.
In Blackest Night (DC COMICS), di G. Jhons e I. Reis, gli zombi sono membri del corpo delle Lanterne Nere, e sono affamati di emozioni più che di carne.
Rick Reminder e Tony Moore per la Image Comics, osano e ci mostrano cosa accadrebbe ad una troupe di film porno se gli zombi irrompessero sul set, nel delizioso XXXombies. 

Alla fine arriva Garth... 

Ad un certo punto Ennis avrà pensato: "Cazzo!" (Perchè Ennis, lo sapete benissimo, pensa e parla così) 
"Sono l'unico coglione, che ancora non ha fatto una zombie-story?!" 
Allora ha chiamato quelli dell'AVATAR e gli ha parlato del suo imminente progetto, ma immagino che l'editore non ha potuto fare a meno di nascondere uno scetticismo, d'altronde era come giungere a Eldorado dopo che le maggiori vene aurifere erano state tutte saccheggiate, difficile cavarne un guadagno,d'altronde qualsiasi cosa si dicesse o si facesse sugli zombi adesso, non poteva avere poi chissà cosa di originale. Pensate  al rilancio di Simon Garth su collana MAX, o l'assurdo Manuale per sopravvivere agli attacchi zombi (in Italia ed. Panini, 13€), per quanto audaci non sono riusciti a scrollarsi via dalle pagine la sensazione di deja-vu, di qualcosa di già visto e già letto.
Diciamolo, l'opera di Kirkman, ha tutto quello che serve sugli zombi.
Dialoghi e caratterizzazione dei personaggi, che rasentano la perfezione, scenari inquietantemente fattibili, chicche ineguagliabili come la scelta di vivere all'interno di una prigione, o il personaggio di Michonne, l'avvocato di colore armata di katana che gira con due zombi a guinzaglio privati di braccia e mandibola.
Insomma, sarebbe stato decisamente arduo trovare qualcosa di veramente originale a questo punto, che valesse la pena di essere pubblicato.
Ma Ennis è sempre stato un furbacchione, per quel che concerne sventramenti ed ultraviolenza, non ha mai avuto bisogno di mentori o guide, toccava solo lavorare su alcuni particolari per rendere appetibile il suo fumetto.
E le occasioni e le idee erano tutte intorno a lui, basta solo saperle cogliere e mescolare bene:
  • Probabilmente da Danny Boyle (28 giorni dopo), prende l'idea che in realtà gli infetti non sono dei non-morti, sono vivi, vegeti e pazzi. Niente cadaveri violacei e ciondolanti per i vicoli bui della città quindi, ma individui folli, veloci e spietati. 
  • Da Cell di S. King pesca il fatto che con il passare del tempo, gli infetti, mutano il loro comportamento, si adattano e si evolvono, imparano, e si riuniscono in gruppi sviluppando una gerarchia determinata dalla forza degli individui.
  • Difficile non pensare che un altro media a cui Ennis abbia attinto per sviluppare la sua orripilante creatura, non sia "The Crazies", (in Italia ribattezzato La città verrà distrutta all'alba), altro film che ha alla base della sua trama un'arma biologica capace di rendere gli uomini spietati assassini, questi però, esattamente come i suoi scrociati, conservano comunque ricordi, una certa lucidità e creatività per quel che concerne l'omicidio. 
  • Dagli autori del film Cloverfield, Ennis adotta il trucco narrativo di non fornire alcuna spiegazione riguardo quel che sta succedendo, per tutto il volume, non c'è un minimo accenno alla causa del contagio o al modo in cui esso si sia propagato su scala mondiale. Protagonisti e lettore sono messi di fronte all'apocalisse già compiuta, riducendo il tutto ad una lotta di sopravvivenza.
  • da Kirkman prende l'ispirazione per i dialoghi dei suoi personaggi. Dando modo di aver inteso per bene il segreto del successo del fumetto dell'autore americano.  In effetti i dialoghi che leggerete in Crossed sono il motivo maggiore, per il quale questo fumetto è associato così tanto a Walking Dead. Quelli e le situazioni da camping estremo sono diretti figli del fumetto della Image Comics, ovviamente sceneggiati alla maniera di Garth Ennis.
  • Infine da Bret Easton Ellis, autore di American Psycho e Glamorama, ma volendo anche dal romanzo di Palahniuk, Cavie, apprende nuovi sanguinolenti stratagemmi per stomacare il lettore.
Questa più o meno, a mio parere, è la bibliografia a cui il buon Garth attinge per il suo Crossed..

Crossed o non Crossed? Questo è il problema.
Ma alla fine, Crossed, val la pena di essere letto o no?
Letto sicuramente, comprarlo sta a voi deciderlo, l'edizione Panini, è il solito brossurato da 20€, la cosa buona però è che le pagine sono 256, quindi il volume ha un suo rispettabile peso, quanto meno nel tenerlo tra le mani non vi sentirete rapinati dall'editore.
Considerando anche che dello stesso autore, The Boys (IMHO pessimo), costa in media, ben 11€ per appena 96 pagine. 
L' incipit è uguale a tutti gli altri media del genere disastro ed altri macelli: in una cittadina come un' altra in una sera come un' altra si scatena la fine del mondo, la priorità è di uscirne vivi e la speranza è che la sciagura sia contenuta solo nella propria città, che scappando da essa si andrà incontro ai soliti militari, alla cavalleria che vi salverà.
Niente di tutto questo.    
Ennis come suo solito estremizza il tutto ai limiti della sopportabilità, è come vedere uno snuff-movie a fumetto, tutto quel che è omesso negli altri film o comics del genere, tutto quel che è lasciato all'immaginazione del lettore, e vive nello spazio bianco tra una vignetta e l'altra, Ennis ve lo piazza sotto il naso, incurante delle reazioni, gli scrociati fanno paura perchè godono di quel che fanno, e fanno di tutto.
Non sono zombi mossi da una fame ancestrale che diventano pericolosi solo se vi sentono vicini, gli scrociati vi vedono, vi seguono, vi attaccano, vi violentano vi smembrano e vi divorano.
Sembra che il virus, il battere o il gene veicolato, qualsiasi cosa sia, (io però che da poco ho finito di leggere NEXT di Critchon, simpatizzo per l'ipotesi del gene, per via dell'ulcera a forma di croce che spunta sul viso di tutti gli infetti), abbia la facolta di disattivare quella parte di cervello adibita all'autoconservazione ed al controllo degli istinti più bassi, come addirittura smembrare e stuprare tutti, bambini compresi.
Ennis, che si è spinto fino al creare Kessler la scimmia, l'agente CIA che si masturba vedendo le giovani atlete in carrozzina alle Paraolimpiadi, qui va oltre, e se in The Boys l'ultraviolenza è attuita da una marcata, dissacrante satira al fumetto supereroistico, che allegerisce la lettura ed un alcuni frangenti può persino divertire, qui l' orgia splatter di violenza gratuita a cui vi sottopone è priva di qualsiasi filtro o attenuatore, è tanta è può anche nauseare.
Il tratto preciso di Jacen Burrows ed i colori di Juanmar e Greg Waller non fanno che peggiorare la situazione, le tavole sono estremamente realistiche e dettagliate, e molte volte osservandole vi stupirete nello scoprire i dettagli inquietanti con sui l'autore scozzese guarnisce la sua sceneggiatura.
Cazzocavallo, il leader di un gruppo di infetti che braccherà il gruppo dei protagonisti, usa il pene di un equino come un manganello, molti degli scrociati si coprono con pelle umana, e quasi ogni tavola nasconde qualche particolare raccapricciante.
I disegni puliti , le anatomie e le espressioni privi di qualunque stilosità fumettistica di sorta,  rendono le nefandezze di Ennis in qualche modo vere e prossime, e pertanto angoscianti.
Alla fine Crosses è un survival-horror post apocalittico, con ben pochi sopravvissuti, da leggere, ma caldamente raccomandato solo agli amanti del genere e ai fan di American Psycho. che ha il suo punto forte negli eccessi dell'autore e nei dialoghi studiati,  la pecca è la povera caratterizzazione dei personaggi e dei salti temporali non sempre molto chiari.
In vari passaggi vi lascerà  abbastanza interdetti a meno che non vi chiamate Charles Manson. 
 Aspettiamo con ansia l'ormai prossimo seguito che dovrebbe avere al timone anche David Lapham autore della spy story-splatter Terror inc (Marvel linea MAX).
Baci, anzi morsi ai pupi.


martedì 7 agosto 2012

Aleister Arcane: L'horror secondo Steve Niles

Privata all'improvviso di Capitan America, l' Uomo Ragno e gli X-Men, che scapparono tutti insieme al signor MML un bruttissimo giorno, per rifugiarsi nella neonata Marvel Italia, esperimento editoriale fortemente voluto da quest'ultimo, la Star Comics dovette far dell'arrangiarsi un arte.
Come Marco Polo, imitò la rantolante Granata Press e viaggiò verso le misteriose terre d'oriente, e ritornò  in patria con dei fumetti mai visti prima, dei manga stranissimi che addirittura si leggevano al contrario.
L'esperimento ringalluzzì non poco la Star Comics, che di fatto in quegli anni diventò l'editore italiano più importante in materia di fumetto giapponese, grazie anche alla scelta di titoli decisamente vincenti come Dragon Ball di A. Toryama, Lupen III di Monkey Punch e Ranma 1/2 della Takahashi.
Durante i primi anni del 2000, i tizi della Star comics, rivolsero di nuovo l'attenzione al mercato americano, stavolta verso editori minori rispetto al colosso Marvel, come per esempio la IDW.

Aleister Arcane, deliziosa ode all'amicizia dalle tinte horror firmata da Steve Niles e Breehn Burns fu pubblicata in Italia per la prima volta, nel 2005, sulla rivista Star Magazine New sui numeri 12, 13, 14 15.

Il signor Aleister Green era un eccentrico presentatore televisivo con la passione per il cinema e la letteratura horror, infatti mentre di giorno conduceva un programma sul meteo, di notte calato nei panni del suo alter ego, Aleister Arcane, presentava la maratona di film horror dell'emittente locale, deliziando gli spettatori con scenette non molto dissimili da quelle del famoso Zio Tibia.
Ben presto il personaggio di Arcane divenne più famoso dell'anonimo presentatore televisivo del meteo locale, e questa notorietà portò al signor Green un contratto con un emittente televisiva della sua città natale, che voleva conducesse un programma, in cui presentasse i film horror in onda nella tarda notte.
Così anche se prossimo al ritiro, Green e consorte lasciarono la calda ed emancipata California, per tornare nel loro paesello di provincia, già dalle prime registrazioni però il povero Green scoprì fin troppo presto di doversi rapportare ad una comunità  chiusa e bigotta, che non gli avrebbe permesso di esprimersi al meglio.
Le continue minacce degli sponsor di ritirare i fondi, se i toni delle esibizioni di Green non fossero stati smorzati, portarono lo stesso all'esasperazione, e quando il solito bimbominchia tagliò via la mano del fratellino con una accetta, la comunità non esitò un minuto a far di Aleister Arcane il principale capro espiatorio, incolpandolo di essere il principale responsabile della tragedia, per via delle sue apparizioni televisive sempre più provocatorie.
La discesa verso la rovina di Aleister Green fu veloce ed inesorabile, oltre ad un processo dovette subire l' isolamento coatto imposto  dei suoi stessi concittadini, ed assistere impotente alla morte della sua amata moglie.
In breve, Green piegato ed umiliato, divenne un triste burbero spettro gonfio di risentimento ed odio verso i suoi simili, fino al momento in cui alla sua porta bussò un gruppo di ragazzini, nella notte di Halloween, a caccia di dolcetti. 
Il fumetto, impostato come un racconto grazie anche alla deliziosa voce narrante, è un'adorabile favoletta sull'amicizia e sui pregiudizi.
La facilità con cui il povero Aleister Green perde tutto il suo mondo, non è una cosa tanto inverosimile in America, dove basta veramente poco per perdere fortuna e credibilità.
Nei fumetti avete già avuto modo di leggere cose del genere: in casa Marvel per esempio, Matt Murdock è portato alla rovina dalle macchinazioni di Kingpin in Born Again di Miller-Mazzuchelli, il povero Eddie Brock, sulle pagine di Spiderman, prima di diventare il primo Venom è rovinato da una serie di scoop giornalistici sbagliati riguardo l'arrampicamuri.
Aleister Arcane, per via di una comunità ottusa e bigotta perde il lavoro ed il suo grande amore, ammalatosi in seguito ai problemi legali del marito, scivola così in una non-vita, solitaria carica di odio e rancore, che verranno smussati solo da un gruppo di ragazzini, la nuova generazione, proprio i figli di quelle persone che si sono impegnati a distruggerlo.
Le illustrazioni di Burns sono di altissima qualità, il suo stile è ricercato, volutamente cartoonesco e burtoniano, nelle sue tavole, prospettive luci ed espressioni, hanno l'unica funzione di elevare questa leggera lettura a qualcosa di più ambizioso riuscendoci, il suo tratto insomma riesce ad interpretare ed impreziosire al meglio i testi di Niles.




Per quelli tra voi che posseggono un prodotto Apple, e che masticano la lingua inglese vi segnalo che recentemente, la versione in lingua originale del primo capitolo del fumetto, è disponibile in digitale, (gratis), sull' app-store.
Per i conservatori, gli amanti della carta e per quelli che devono ricorrere al dizionario d'inglese 10 volte su una frase di 8 parole beh, il consiglio è di rimediare i numeri di cui sopra, Aleister Arcane insieme a Beautyful Killer di Palmiotti-Noto, furono quasi le (IMHO) uniche miniserie degne d' essere ricordate, durante i pochi numeri di pubblicazione di Star Magazine New.
Baci ai pupi.

venerdì 3 agosto 2012

Marshal Law è arrivato molto prima di The Boys

  "Sono Marshal Law, bracco gli eroi, non ne ho ancora trovato uno."
 



Ci sono svariati motivi per cui in casa vostra non dovrebbe mancare un volume come quello di Marshal Law.
Principalmente perchè è scritto da Pat Mills, uno di quei simpatici signorotti dell'oltremanica che in un punto non meglio precisato degli anni ottanta dimostrarono agli americani, non solo d'aver appreso la lezione sui fumetti, ma di poterne fare anche di meglio.

Secondo perchè, Marshal Law, può definirsi il papà o uno dei papà di un intero filone del fumetto in mutandoni,  che nel nuovo millennio ha fatto l'inevitabile balzo evolutivo per sopravvivere e perdurare.
Evolvendo i suoi contenuti con contaminazioni critiche verso la società i costumi e la politica, con una satira spietata verso lo stesso mondo dei comics, e con la decostruzione del concetto di supereroi.



Le teorie cospirazionistiche di un nerd

E' strano eppure nessuno è mai  li a far notare come furono gravidi di rivoluzione gli anni '80.
Senza star qui a voler fare una analisi profonda, basta dare un occhiata alle date per dire che quel che successe agli autori di fumetti più o meno intorno al 1985-86, è molto simile a quello che successe alle macchine nel film diretto da Stephen King,  Maximum Overdrive,  nel 1986 (che coincidenza!)
Così come i camion, le automobili, i coltelli elettrici e gli sportelli bancomat, si evolsero in creature senzienti, ribellandosi all'uomo sotto l'influsso delle radiazioni provenienti da un meteorite che passo vicino alla terra, così in quegli stessi anni tutti gli autori di fumetti con un certo peso, un bel giorno, sotto un tipo di influenza simile, si svegliarono con l'ispirazione di dare nuova vita al fumetto supereroistico, ormai vecchio monotono e scontato.
Se non vi garba l'ipotesi stellare, possiamo sempre ripiegare su quella farmacologica, d'altronde gli '80 sono noti anche per il consumo massiccio di droga, quindi possiamo sempre immaginare che un bel giorno hanno cominciato a passarsi tra di loro un pò di pilloline trasparenti come la NZT-48 (tratta dal delizioso film  di Neil Burger, Limtless), e da quel momento, con la mente amplificata abbiano cominciato a buttare giù fumetti che hanno rivoluzionato e fatto rinascere l'industria dei comics:
  • Watchmen (1986)
  • Marshal Law (1987)
  • Dark Knight Return (1986)
  • The Killing Joke (1988)
  • Crisis on infinite earths (1985)
  • Havok e Wolverine: Meltdown (1988)
...e via dicendo, sembra quasi che Miller, che nel 1981 ha rivoluzionato Daredevil, sia scappato da chissà quale Area 51 del deserto americano con le tasche piene di pasticchette magiche ed abbia cominciato a spacciarle ai suoi colleghi di lavoro. Poi le pasticchette sono finite ed è arrivato Rob Liefeld, ma questa è un altra storia.

I figli di Marshal Law

Gli Ultimates, The Authority e The Boys, per esempio -  In queste serie, il significato del termine supereroe cambia, è usato ora per denigrare ora per nascondere verità scomode, i meta-umani sono individui, pericolosi, potenti, superarmi e tutti vogliono assicurarsi di controllarne il grilletto, creature da laboratorio da ricreare in serie, il nuovo deterrente. Esalazioni di acquapesante, morsi di ragni radioattivi, il caso, scompare come causa per diventare un supereroe, i supereroi sono studiati, progettati.
In The Boys di Garth Ennis ritroveste molto di Marshal Law:
Il composto V, il siero creato da uno scienziato tedesco durante la seconda guerra mondiale, che la Vought American usa per creare supereroi per conto del governo, e che poi ne cura l'immagine per sfruttarne il merchindising, non è poi molto diverso dagli innesti genetici del Dottor SHOC, lo scienziato pazzo dall'inquietante accento tetesko tipiko tei teteski cattifi dei film ti querra, che crea i nuovi supersoldati come nuovo deterrente per conto del governo americano.
I Sette, l'ennesima versione distorta della Justice League, non è poi molto diversa dal gruppo dell' Idolo del Popolo, lo stesso Idolo del Popolo, è forse la prima estrema satira di Superman, ha molto in comune con Il Patriota di Ennis, supereroi con bravi PR che nascondono vizi come i normali esseri umani, come perversioni sessuali e tossicodipendenza.

Io sono tuo padre

Chi  riesce a dimenticare lo scontro tra Luke Skywalker e Darth Fenner, quello in cui alla fine, il maestro del lato oscuro rivela al povero Luke di essere in realtà Hanakin Skywalker, suo padre?
Ci fosse un ipotetico cross-over tra il fumetto di Ennis e quello di Mills ci sarebbe una scena di tremendamente simile.
Marshal Law urlerebbe a Buthcer più o meno le stesse parole: Guarda che io sono tuo padre! O pensavi di essere il primo con la vocazione di uccidere superoi?
Ecco un altro motivo per cui Marshal Law non dovrebbe mancare tra le vostre letture, perchè magari siete li con la vostra copia di The Boys in mano, e pensate che genio Ennis!
Ok se proprio dovete dare del genio ad Ennis, fatelo stringendo Preacher tra le mani, sarete più credibili.
San Francisco è devastata dal terremoto, nella città che sorge dalle sue ceneri, San Futuro, opera il killer governativo Marshal Law autorizzato ad ammazzare  i superoi che passano il segno.
Il luogo di dentenzione dove finiscono gli eroi braccati, una soluzione simile sarà ripresa dallo stesso Mills in futuro per il suo Punisher 2099
Chi legge le gesta di Butcher, Latte Materno e Piccolo Hughie, a questo punto della recensione, non può non farsi scappare qualche parolaccia.

I superoi di San Futuro sono tutti stati creati in laboratorio, dal dottor Shoc e dai suoi innesti genetici, esperimenti fortemente voluti dal governo americano per potenziare il suo esercito ed il suo arsenale.
Le cose però sfuggono leggermente al controllo, e la pratica degli esperimenti genetici diventa una cosa diffusa, in Sudamerica per esempio, l'intera popolazione è sottosposta ad innesti genetici, l'intento è di creare una generazione di supersecchioni con il compito di risolvere problemi della società come la povertà e la fame, il problema è che per questi piccoli geni l'unica soluzione possibile si chiama marxismo, cosa che agli U.S.A., adorabile nazione, da sempre afflitta da una leggera fobia per il comunismo non va affatto giù. 

Si decide allora di invadere il sud America, per impedire la sovietizzazione del vicinato. 
La guerra che segue, la "Zona", è una guerra combattuta da super-uomini, e come ogni guerra che si rispetti genera reduci disadattati, tra questi Joe Gilmore, soldato potenziato dell'esercito USA, torna in patria con un profondo odio verso se stesso e verso il suo corpo modificato e disumanizato al punto di non essere più in grado di provare dolore, odio verso se stesso per aver creduto alle bugie dell' Idolo del Popolo, alle bugie del suo governo che lo ha reso un mostro ed uno strumento dei suoi giochi politici.
Un odio che nasconde dietro l'inquietante maschera in latex di Marshal Law, un odio che indirizza verso quelli che maggiormente reputa i responsabili del suo disagio: i supereroi.
Nella sua prima miniserie, apparsa in italia per merito della Play-Press, sulla collana Play-Book, il numero 10 se non vado errato, (i brossurati con la colla più scema del mondo), il nostro leggermente fascista beniamino sta indagando su una serie  di omicidi di donne, il filo comune che lega i delitti è il fatto che tutte le vittime indossano il costume della supereroina Celeste, compagna dell'Idolo del Popolo, i più smaliziati non potranno non notare che persino Bendis nel suo acclamato Powers deve molto all' idea anacronistica di  Pat Mills.
L'odio verso il supereroe più rappresentativo del suo mondo, offusca la lucidità delle deduzioni del killer, che comincerà una caccia serrata, nonostante la mancanza di prove, verso l' Idolo Del Popolo, promesso sposo di Celeste. La verità sull'identità dell'assassino che si fa chiamare Batterio, lascio che resti segreta nel caso vogliate rimediare questa piccola perla del passato.
 Tanto per darci un tono, diciamo solo che la storia,  la sceneggiatura, il lettering, lo sviluppo dei characters, è tutto deliziosamente citazionistico, cupo, sempre accattivante.
Un giallo in mutandoni, dai toni forti, nel quale si assaggiano, satira spietata verso gli stereotipi del fumetto supereroistico ed azione serrata nelle giuste dosi.
L' illustratore del tutto è un certo Kevin O'Neill, singolare artista che ha prestato la sua mano, al signor Alan Moore, per la sua Lega degli Straordinari Genltleman. 
La prosa di Mills, non poteva trovare una matita più adeguata per la sua traduzione per immagini.


L'inglese O'Neill, con il suo tratto pop, nervoso, veloce, spigoloso, è perfetto, sopratutto per via della sua capacità di riempire le tavole di dettagli, che arricchiscono e valorizzano lo scritto di Mills.
Nei disegni di O'Neill nulla è superfluo nemmeno i graffiti sui muri, o le scritte sui cartelloni dei barboni, è gli slogan sulle calzamaglie, tutto è una citazione, tutto è satira, dinamico ed espressivo nel corso delle pagine, regala tavole da incorniciare alcune della quali sono riuscito a dissotterarle qui nella rete.

Quindi per concludere sono veramente tanti i motivi per avere in casa Marshal Law, ma quello principale è perchè è una gran bel fumetto. 

 Me lo compri papà?
 
Per chi vuole mettersi alla ricerca del fumetto vi do due indizi: l'edizione italiana fu opera della Play Press, il brossurato play-book, se non erro il decimo: Marshal Law - Paura e odio, 194 pagine a colori al prezzo di 12.000 
Una secondo albo di Marshal sempre a firma Mills-O'Neill apparve come supplemento a Play-Saga sempre ed. Play Press, nel 1991, al prezzo di 4000, Crime and Punishment Marshal Law Takes Manhattan, è altrettanto godibile come il primo, ma ovviamente più breve, in questo volume Marshal è incaricato di prelevare da un manicomio per supereroi il Persecutore e consegnarlo alla giustizia per i suoi crimini prima che riesca a farsi dichiarare incapace di intendere e volere e sfuggire così alla prigione.
Il manicomio ospita versioni distorte del palinsesto supereroistico Marvel, da Thor a Spiderman, passando per Capitan America e Mr Fanstatic, gli eroi sono tutti riscritti come vittime di disturbi psichiatrici.
Esilarante il Dottor Strange, da leggere.
Da rimediare assolutamente.
Baci ai pupi.

Cardillo Gennaro

mercoledì 1 agosto 2012

I Fantastici Quattro di Mark Millar

Finchè qualcuno non viene su a darmi una mano con fumettopenìa, magari qualcuno che sta dietro ad un pò di serie regolari, e smanetta sui siti americani alla ricerca di qualche succulenta novità, e che ovviamente ha il piacere di parlare alla gente attraverso un monitor, ho paura che dovrete sorbirvi queste recensioni un pochino vintage.

Infatti mentre tutti sono lì concentrati sui Fantastici 4 di Hickman,  io, che ancora non li ho letti, visto che a parte "Wolverine e gli X-Men",sono contrario al concetto di spillati; oggi voglio ammorbarvi un poco parlando della run dello storico quartetto, ad opera di Millar ed Hitch, quindi parliamo di quel blocco di storie immediatamente precedenti a quelle del signor Hickman.
Letta tutta d'un fiato grazie alla ristampa sulla collana "Supereroi: le leggende Marvel", e grazie sopratutto alla mia fumetteria di fiducia che me l' ha fatta pagare 12€  invece che 20€, devo dire che mi è piaciuta da subito nonostante la si possa interpretare come un altro palese vanitoso tentativo dell'autore inglese di lasciare il suo marchio nell'universo Marvel.
Futuri alternativi e terre parallele infatti, sono il pretesto per infettare la linea temporale dell'universo Marvel 616, con le sue creazioni. 


Il Genio paraculo.

Chissà perchè poi a Millar gli è presa così.
Certo non si può dire che il prolifico autore non sia stato finora coerente nel tempo, cosa che non darei tanto per scontata, basti pensare alla caduta di stile del signor Frank Miller, sia come individuo che come autore, per non sottovalutare questa qualità dell'autore scozzese.

Infatti tenendo da conto le sue recenti dichiarazioni riguardo al suo rapporto con le Major: ossia che sono la via più breve da percorrere per assicurarsi il successo, il trampolino di lancio su cui darsi la spinta per poi dedicarsi alle proprie creazioni, questa run dei F4 letta a posteriori, rispecchiava alla perfezione la sua filosofia, questa sua incessante volontà di affondare le sue manacce avide, costi quel che costi, nella walk of fame del fumetto Marvel
Dopo Civil War ( il miglior maxi-evento Marvel degli ultimi 10 anni, caso chiuso!), opera che sommata ai suoi Ultimates, Authority e Kick-Ass, lo hanno lanciato nel pantheon degli autori più pagati del mondo dei comics, per Millar, è cominciata seriamente la sua carriera own-creator.
Infatti con la creazione e la cura del sempre più consistente Millarverse, prendi Kick-ass con Romita, Nemesis con Mc Niven e Superior con Yu le sue collaborazioni sulle serie regolari Marvel sono andate scemando per quantità e qualità fino a che, continuando comunque la collaborazione per l'universo Ultimate, è stato estromesso dagli illuminati  della Marvel: ossia i cosiddetti architetti, Bendis, Hickman, Brubaker, Fraction e Aaron.
Che al contrario si sono presi carico di rinnovare il  presente ed il passato del Marvel Universe: ora con massicce operazioni di retro-continuity, come Progetto Marvel di Brubaker in cui l'autore ci ha regalato un delizioso refresh della golden-age Marvel, o la serie Shield di Hickman, miniserie discussa forse perchè un pò troppo cerebrale, del papà della Fondazione Futuro che addirittura rispolvera l'ostico concetto dei Celestiali creati da Kirby nel 1976, su la miniserie Eternals, ed ora con mega-eventi e cross-over per risollevare vendite ed interesse dei lettori, come il sopravvalutatissimo Dark Reign, o Secret Invasion di Bendis , o il più recente Scisma di Jason Aaron, concepito allo scopo di dar nuovi stimoli al mondo mutante.
Millar invece ha continuato a scrivere storie per la Marvel, malcelando uno stile outsider, non sempre gradito, (innegabile la componente politica nelle sue storie), come lo stilosissimo Old Man Logan con McNiven alle tavole.
Come per dire: OK se voi vi siete presi il passato, io posso sempre lasciare il mio segno sul futuro, o almeno su un probabile futuro.

Un tè con le amiche



Nulla da dire sulla godibilità della run: breve ma veloce, incalzante, e ricca di science-fiction pura e semplice.
Millar ha ancora dentro se la spinta creativa di Ultimates, e non è ancora diventato lo svogliato autore di Ultimates Avengers.
Sin dalle prime pagine, il fumetto cattura l'attenzione e si lascia leggere  volentieri, come dei tarocchi saturi di buone notizie.
 L'incipit è spettacoloso: la terra morirà entro dieci anni, ed una fondazione sovvenzionata dal solito manipolo di  riccastri sta costruendo una nuova terra in una dimensione parallela, uguale all'originale, anche nei singoli dettagli ( i murales sui muri di New York) su cui migrare una volta che arriverà l' inevitabile apocalisse ambientale.
Capo del progetto, che ripiega sulla consulenza del cervellone di gomma per accellerare i tempi, una ex fiamma di Reed ai tempi dell'università, l'intelligentissima e sexy Alyssa Moy, Miss Fantastic, che si rivelerà tra l'altro ancora interessata a Mr Fantastic.
In F4, la vera bravura di Millar, viene fuori sopratutto nei momenti distensivi, il suo talento nel descrivere le parentesi di vita comune della prima famiglia di supereroi del mondo, emerge in svariate sottotrame: Sue ed il suo il tè con le amiche circondate dai doom-bot riprogrammati,  il fidanzamento di Ben con la maestra di Brooklyn, Debbie, la ricerca della tata per i ragazzi, il reality della torcia umana, l'evoluzione silente della piccola Valerie in una supersecchiona come il papà.
La prosa dei dialoghi è di invidiabile qualità, e gli elementi introdotti dall'autore si incastrano perfettamente tra loro come un puzzle.

Così come in Ultimates, dove l'autore scozzese  intreccia sapientemente botte e battaglie, con elementi meno tipici del fumetto supereroistico, tipo il flrt tra Cap e Wasp,  le nevrosi e le debolezze di Banner e Pym, come non ricordare il motivo che spinge Bruce ad iniettarsi il siero, o la patetica relazione tra Pym e la Valchiria dei primi Difensori dell'universo Ultimate, dimostrando di essere uno dei pochi autori dell' ultima generazione, ad aver appreso la lezione data da Claremont sugli x-men: ossia di fondere agli elementi standard del fumetto d'avventura, con situazioni e characters  tipiche della soap opera. Umanizzando così il fumetto.
Millar quindi mescola bene action, sci-fi e drama rifilandoci una deliziosa lettura. In cui trovano posto alcune sue trovate come i Nuovi Difensori, un gruppo di eroi proveninenti dal futuro che hanno deciso di far migrare i superstiti della terra nel passato.
Tra questi è divertente vedere una Sue Richards , invecchiata, che si fingerà la nuova tata dei piccoli, un nuovo Hulk, che si scoprirà poi essere l'ultimo superstite della famiglia degli Hulk sterminata da Wolverine alla fine di Old Man Logan, e lo stesso Logan versione William Munny, nascosto da un cappuccio giallo-nero.
O ancora il maestro di Destino, un supercattivone amorale, perfido, nichilista, come non se ne sono mai visti in giro prima d'ora, una sorta di Galactus-Thanos-AntiMonitor-Dormammu-Charles Manson-Ted Bundy, all-in-one,che si presenterà come colui che ha istruito il Dottor Destino ad essere ciò che è; tornato sulla Terra per punire il suo discepolo per i suoi troppi fallimenti, ed ovviamente portare la terra ed i suoi abitanti alla distruzione totale. Anche i risvolti narrativi de "il maestro di Destino" hanno una componente narcisitica, visto che in realtà il Marchese della Morte è Clyde Wyncham, altro personaggio Milleriano conosciuto dai lettori nella miniserie 1985, di Millar-Tommy Lee Edwards.

Hitch is dead?


Chissà cosa è capitato a Brian Hitch, anche la sua perfomance in F4 è per lo più sottotono.
Nonostante si torni alla gradevole impostazione dalle tavole grandi ed ampie, tipiche del wide-screen comics, concept già sperimentanto in Ultimates e qui migliorato, con frequenti splash page (alcune delle quali bellissime, per onestà bisogna dirlo), che risaltano i momenti topici della storia, nel corso della run, Hitch alterna un lavoro discreto a tavole abbozzate e dozzinali, che comunque non sono paragonabili ai suoi Ultimates o  men che meno alla sua Authority, piuttosto qui ritroviamo lo svogliatissimo Hitch di Capt. America Reborn, caotico veloce e sporco.

Quindi in soldoni

In soldoni la run merita, merita se non prendete gli spillati e se ripiegate sui volumi delle leggende, meglio ancora nell'usato così da avere i 2 volumi a prezzi più accessibili.

In buona sostanza narcisimo a parte,  i Fantastici Quattro di Mark Millar meritanodi essere tenuti in considerazione, direi sono l'epitaffio dell' autore per quel che concerne la collaborazione con  la Marvel,  anzi con il Marvel Universe, prima di scappare e dedicarsi al suo personalissimo, prolifico e redditizio universo.
Filosofia che comunque  mi trova molto d'accordo, visto il trattamento che riserva la major ai suoi vecchi collaboratori, vedi  la causa vinta recentemente contro Gary Friedrich, creatore di Ghost Rider.

Baci ai pupi.

Cardillo Gennaro