Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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mercoledì 26 agosto 2015

La maledizione di Fabian Gray








Basta parlare di aborti italiani, ne ricavo solo tristi conclusioni, torniamo a concentrarci sui fumetti, torniamo alla vecchia funzionalità del blog: leggere bene senza svenarsi, ci concentriamo oggi sul Fabian Gray della Cosmo/Image, d'altronde €7,50 (più 6,90€ per il primo volume fa 14,40€), comincia ad essere una spesa che può essere investita in altro per il lettore di fumetti.

Ed ahimè, col senno di poi, nonostante l'entusiasmo eccessivo iniziale, devo ammettere che ho risposto troppe buone speranze su questo titolo.
Ad un anno, preciso di distanza, prima di rileggere il secondo tomo, Coste Perdute, ho dovuto rileggere il primo volume, La Maledizione confezionanto,  è il caso di dirlo in una maniera impossibile, sotto questo aspetto, bisogna lodare il  merito alla Cosmo, per le migliorie nella cura dei loro prodotti, che è passata dai brossurati rilegati davvero male dello scorso anno, ricordo l'illeggibile Juan Solo, a questa nuova generazione di volumi delle Arti Grafiche Boccia, se voglio tenere fede alle notizie in seconda di copertina, decisamente più capaci della precedente della Rotolito Lombardia Pioltello, che ha gestito la stampa del primo volume.
Purtroppo i punti di merito finiscono qui, come lettura i primi 10 numeri di Fabian Gray, non sono esattamente delle letture imprescindibili, e nemmeno troppo appetibili.

                                                                                  
Chi è Fabian Gray?

Bella domanda, rispondere senza spoiler poi, direi un predatore di tesori, una sorta di Indiana Jones, senza la componente buonista dell' archeologo, un ladro, che nella brama di potere, subisce le conseguenze di un incidente, con una pietra dei sogni, in seguito al quale si ritrova posseduto da 5 spettri della letteratura che gli conferiscono 5 differenti poteri,  le doti analitiche e deduttive di Sherlock Holmes, la maestria con l'arco e le frecce di Robin Hood, i poteri sovrannaturali di Dracula, la capacità di evocare potenti incantesimi come Merlino e quella di maneggiare la spada come un esperto samurai.
Lo stesso incidente ha anche mandato in coma sua sorella Silvia, e le avventure di Fabian alla ricerca di una non bene intesa cura, sono tutte vissute, per restituire Silvia, la sua sorella amata, alla terra dei vivi.
In realtà Barbiere ha pure delle ottime idee, tipo le pietre dei sogni, che a fatica, si identificano come importanti manufatti con il quale mutare la realtà, attingendo dalle energie che risiedono nell'ancestrale immaginario collettivo.
E' godibile anche l'adozione dello stile di script dei pulps, l'antieroe redento, la bella in difficoltà, il nemico che trama nell'ombra, che spazia però dan nazista al topo di biblioteca, ma il risultato finale, finora, ( e sono passati dieci numeri!) è una confusionaria sfilata dei clichet del vecchio romanzo d'avventura, con poca possibilità di coinvolgimento.
Barbiere corre troppo, e c'è quel vecchio proverbio sulla gatta che per fare in fretta fece i gattini ciechi, che evidentemente non conosce: per dire c'è un momento del quinto capitolo, in cui Fabian, immerso in una sorte di variante della fonte dell'eterna giovinezza, nelle profondità della città di Shangri-La, questo tanto per farvi un esempio del materiale con cui Barbiere intasa le pagine della sua serie, affronta oniricamente le sue paure, e le varie prove, imposte dagli spiriti che lo possiedono, ma il tutto è così dozzinale ed iperveloce, che non ha assolutamente mordente, lo leggi ma non registri alcunchè, figuriamoci se riesce ad emozionare.

 I dialoghi lasciamoli perdere, mediocramente dignitosi, e la caraterizzazione, altalenante risente della fretta di Barbiere di arrivare alla fine, per dire dopo 10 episodi non ho ancora ben capito in che epoca è ambientato il fumetto, cosa abbastanza imbarazzante.
 Su Coste Perdute, il nuovo volume, la stessa Jezebel, la bella antiquaria, che commissiona da Gray un furto nel primo numero, la ritroviamo che svolazza tra le guglie di Gaudi di Barcellona che manco Catwoman, in quelle stesse pagine Mooneyham ci illustra uno spaccato dela città, da autentico caos temporale, mentre i cittadini vanno in giro in automobili anni '50, con cilindri e barbe tipiche dello stile liberty, i poliziotti che invano cercano di arrestare la ladra sembrano usciti da un qualsiasi  DP di New York del 2000.
Insomma non ho ancora bene inteso come questa serie in America si sia guadagnata un proseguimento, ed addirittura un' edizione di lusso, io vi consiglierei di comprarla con le dovute precauzioni.
Il primo volume è così veloce che durante la lettura si ha la spiacevole sensazione che al tomo manchino le pagine. Si passa dalla Germania alla Spagna, ad Oxoford all'Africa con una facilità disarmante, le idee di Barbiere poi, a dir poco infelici, se ho il potere di Dracula a che mi serve attingere da quello di Robin Hood?
C'è ancora qualcuno che scrive di frecce che si infilano della roccia talmente in profondità da reggere il peso di un uomo?
Il secondo Tomo poi srotola la sua trama inspiegabilmente su una autentica nave pirata con tanto di mozzi con il pappagallo sulla spalla, ideuzza che mette in difficoltà ancora di più il lettore nel capire in che epoca viva questo Fabian Gray.
Per non parlare dei flash back fatti un pò con il culo, a voler usare paroline giovani e di innegabile impatto.
Diciamo che la ret-con di Gray si addatta all'occasione, e non aggiungo altro.
Insomma direi che nel complesso è una cosa che potete tranquillamente evitare, e se lo avete fatto finora continuate pure senza sensi di colpa, da parte mia che ormai l'ho cominciato, prego i santi che trovi presto la parola fine in america, e mi risparmi ulteriori torture.
Il lavoro grafico nervoso sporco , tanto per cambiare, veloce di Mooneyham, ce la mette tutta per alzare l'appetibilità, indubbiamente alcune tavole sono un bel vedere, e le copertine hanno quel non so che di attraente, ma non credo valgano il costo di questi primi due numeri, restando in casa Cosmo, molto più appetibile resta ovviamente l' Incal, e staremo con le orecchie dritte tra due mesi dove nella stessa collana verrà pubblicato un fumetto dove i nazisti pare vincano sugli Alleati con l'inaspettato aiuto di Thor e gli Aesir, per a conclusione di questo arc sul cacciatore delle pietre dei sogni, toccherà aspettare 4/6 mesi.
Ma voi lasciate perdere. Fidatevi di me!
Baci ai pupi!

mercoledì 27 maggio 2015

Winterworld (new)

"Non volevo fosse una tipica storia sci-fi di scuola americana: niente astronavi luccicanti, mostri alieni o ragazzoni in calzamaglia. Solo dei miserabili che combattevano per accaparrarsi il poco rimasto dopo la morte della cività. Non sarebbe stata una storia di eroi che si sacrificano per salvare l'universo, ma dei tizi che non sapevano quando sarebbe stato il loro prossimo pasto...nè chi avrebbero dovuto uccidere per ottenerlo." Chuck Dixon.

E' arrivato oggi in edicola il secondo appuntamento con il duro mondo coperto dai ghiacci ideato da Chuck Dixon, di cui abbiamo avuto un primo assaggio 6 mesi fa, su Cosmo Pocket 7.
Winterworld si riconferma una piacevole lettura, una classica avventura dalle tinte forti, una storia di amicizia tra un uomo ed una ragazzina che vagabondano per un mondo coperto da una coltre di ghiaccio eterno, che ha decimato la popolazione terrestre ed ha indurito i cuori dei superstiti rendendoli dei selvaggi pronti a combattere ed uccidere per un pó cibo ed un riparo.
Superfluo spendere parole di encomio per il primo numero, la collaborazione tra Dixon ed il disegnatore Zafino (prematuramente scomparso) ha dato vita ad un fumetto dal ritmo serrato, in alcuni passaggi quasi inquietante, ma sempre altamente appetibile.
Scully e Wynn (e il tasso addomesticato dall'impronunciabile nome), continuano il loro incessante peregrinare sulla terra ghiacciata alla ricerca di un utopico posto dove vivere in pace.
Un' utopia che tarda ad arrivare e che nel frattempo disillude i due protagonisti.
La Nina, il titolo del primo nuovo volumetto che ospita la serie, ha tinte meno cupe del precedente volume, ma resta una appetibilissima lettura, che sicuramente non si sottrae al duro compito di intrattenere il lettore. Certo Butch Guice non è Jorge Zafino, in alcuni passaggi sembra quasi prenda a prestito attori del grande schermo per la caratterizzazione somatica dei personaggi, Oshida per esempio ricorda dannatamente l'attore nipponico Hiroyuki Sanada ma i colori di Rodriguez aiutano, personaggi solidi, carismatici, in cui il lettore non fa alcuna fatica nell'immedesimarsi, dialoghi scorrevoli,  ed intermezzi più rilassati rendono Winterworld una piccola delizia post apocalittica, in questo nuovo capitolo Scully e la sua piccola amica si spingeranno verso la costa dell'America, in un piccolo insediamente nato a ridosso del mare riscaldato da una qualche corrente sottomarina, il caldo ed il cibo del luogo è indubbiamente invitante, ma le persone del posto nascondono i loro segreti.
Una lettura da provare assolutamente  (il mio consiglio è di recuperare anche il volume di 6 mesi fa), trovo molto remota l'ipotesi che non incontri i gusti degli amanti del genere, personalmente l'ho apprezzato tantissimo, sicuramente più di Prophet che alla fine, col senno di poi, si è rivelata una storia che ha risentito tantissimo dell'uscita di scena dello scrittore Dorison.
Per quel che mi riguarda Winterworld passa abbondantemente il test, l'albo è di 96 pagine a colori, e non presenta alcuna pecca, è un albo dell'editoriale Cosmo, uno degli editori più chiacchierati in Italia, manco stampasse Sio, quindi è bene specificare tutto, il bonellide Cosmo, sembra l'ultimo baluardo della tesi che stampare a colori su carta porosa si può. il prezzo è di 4,60€, siccome mi sono decisamente stufato di parlare di prezzi con chi segue il blog, tirate voi le somme, su quanto effettivamente li valga o meno.
Salda Press per la metà delle pagine in bianco e nero fa pagare 2,50€, per foliazione ci avviciniamo ai Panini Tizioecaio Presenta De Luxe, che per 4,95€ di pagine ne hanno 128, quindi siccome è inutile parlare di costi con la maggior parte di voi, siete riusciti a sfiancarmi, dico sbrigativamente che quello è il prezzo scelto dalla Cosmo per la sua linea di fumetti a colori, a voi scegliere se è conveniente o meno, è lecito pensare che il passaggio dal B/N a colori sia stato per accontentare (o zittire) tutti quelli che vedevano alla passata produzione bonellide dei cosmonauti come ad uno strupro della nona arte. Benissimo ora molte delle proposte in edicola sono a colori, tirate voi le conclusioni, ovviamente il gusto gioca tantissimo sulla sostenibilità della spesa, io ovviamente tra Winterworld di Dixon e la recente lettura per adolescenti, Marvel Secret Avengers di Kot scelgo la prima, e voi? Ritengo molto più appetibile una proposta come questa piuttosto che l' imbarazzante invasione di titoli legati alla cosmologia di guerre stellari, è di gran lunga più appetibile del nuovo bonellide Salda, Outcast, il cui albo d'esordio si è rivelato tutto, tranne che coinvolgente.
Insomma continuando con in paragoni, direi che l'adattamento cosmo della fatica IDW di Dixon, non sfigura affatto a fianco dei due bonellidi Lion in uscita in questi mesi, quindi, lascio che sia il vostro gusto a decidere.
Se siete alla ricerca di un nuovo appuntamento mensile, Winterworld (new), fa al caso vostro.  
Best tris 2015 è questo insomma: Gotham Central-WinterWorld-Costantine.


Baci ai pupi e copritevi bene. Il gelo è una delle principali cause di necrosi.

martedì 14 aprile 2015

L' Incal

Sottotitolo: Si. Lo so non abbiamo ancora affrontato l'argomento Multiversity .

Mi ero promesso un paio di cose nella mia vita di lettore, una di queste era che per quel che riguarda Moebius e Jodorowsky mi sarei fatto bastare quello che ho già in casa: in ordine sparso "Quando Teresa si arrabbió con Dio", "Il Garage ermetico", "Bouncer", "Icaro" illustrato da Taniguchi, ed il Silver Surfer.
Mi sono sempre detto che questo bastava ed avanzava per conoscere e riconoscere il genio di questi due autori. Quindi quando ho saputo della ristampa dell' Incal da parte dell'Editoriale Cosmo, ho gioito per la licenza ovviamente, ma ho fatto spallucce e mi sono detto che non lo avrei preso.

Aó regà dovete credermi, sembravo vero, quasi credibile, ero piacevolmente stupito di me stesso, ne parlavo con gli amici, e sentendo il mio tono di voce risoluto, mi dicevo tra me e me, come undiligente psicotico in piena crisi bipolare - Ammazza se sei fermo nelle tue decisioni. Bravo Gen. Non si può dire sempre si a tutto.

Poi l'Incal è arrivato per davveroe  l'ho sfogliato.

Avevo un vago ricordo di averlo già letto sulla grande enciclopedia del fumetto, anni fa da giovane. Ma a quei tempi capii poco e nulla, col giusto tipo di occhi, quello del lettore incallito di oggi invece, ho visto le mie convinzioni e le mie promesse, sciogliersi come neve al sole.
L'Incal è del 1981, sfogliandolo lì in edicola più che altro per dare un giudizio all'edizione Cosmo, difficile  non fare i primi veloci collegamenti, collocarlo nel tuo personale albero genealogico del fumetto, vedere di chi è figlio e di chi è il papà. In tutta quell'evoluzione del filone fantascientifico di fine anni '70 che dipingeva il futuro in modo tutt'altro che candido ed asettico difficile non credere che la città del futuro in cui si muove lo sconclusionato Jhon Difool, detective di classe R, non sia ispirata dai romanzi di Gibson o graficamente dalla MegaCityOne del Giudice Dredd di qualche anni prima, ne che non sia stata fonte di spunti a sua volta per la Big City di Grant e Wagner di qualche anno dopo su Outcasts (DC comics). Quando un fumetto ti mette in moto le sinapsi in questo modo, ispira ben altro oltre la lettura, c'è solo una cosa da fare. Portarselo a casa.
Sulla via del ritorno leggendo l'editoriale della misteriosa redazione, non posso fare a meno di sorridere, queste introduzioni diametralmente opposti ai vaneggiamenti di quelli della Salda, tanto per fare un esempio, ni quelle righe si legge che solo dopo tre anni di vita editoriale passati a proporre capolavori del fumetto franco belga nelle edicole italiane, questo piccolo editore riconosce il suo operato, un cammino, in salita, da intendere evolutivo oltre che difficile, che li ha portati dai primi bonellidi de Lo Sparviero e Durango, ripresi dopo la chiusura della GP Publishing, fin qui, nel grande formato a colori di un pilastro della BD anni '80.
Un cammino che è il caso ricordarlo è stato ostacolato in tutti i modi, e mica solo dalla onesta concorrenza, il bacino dei lettori in primis non hanno tutti accolto allo stesso modo questo editore e le sue pubblicazioni, dai giovani che per lo più l'hanno ignorata a vantaggio di robe più consone al loro pacchetto neuronale (lo sapevo che mi scappava il flame!), ai vecchi, quelli che la riduzione delle tavole e la desaturazione delle stesse (con associato abbattimento dei prezzi di copertina) era una eresia paragonabile solo  all'atto di sodomizzare la statua della Madonna direttamente in Chiesa.
Che ridere, e che piacere nel vedere che nonostante un bacino d'utenza in parte assurdamente ostile, quando non erano ridotti e violati i fumett Cosmo, scricchiolavano, come pericolosi ponti sospesi sul nulla, l'Editoriale Cosmo, che è il caso di dire, non mi paga per questi pezzi, ma si, è vero che mi stanno simpatci, ha in tre anni, colonizzato lo scaffale fino a quel momento dominio della monotona formula Bonelli.
Rischiando il più delle volte, proponendo e riproponendo nel tempo titoli che di certo non erano nelle wishlist di gran parte dei lettori italiani, nè in quelle degli editori.
Una colonizzazione che adesso solletica anche le taglienti penne di quei simpaticoni di fumetto d'autore, che avendo smesso con i pezzi  astiosi su Orfani, o resoconti profetici interessanti della serie Ve lo avevo detto che Saguaro chiudeva, ora non fanno altro che chiedersi:
Ma dietro la Cosmo chi c'è?
La Panini?
Pisapia?
Tronchetti Provera?
La mafia russa?
Salvatore Conte?

Ve lo dico subito, l'Incal della Cosmo, non scricchiola, ne fisicamente, ne metaforicamente, come lettura cattura immediatamente, perchè dietro l' Incal non ci sono due scribacchini da quattro soldi sotto contratto, con il compito di scrivere ciò che vuole l'utenza, il potere ipnotico dell' Incal nonostante i suoi anni, è dato da chi lo firma principalmente, e dal contesto storico in cui nacque, erano gli anni '80, ed è inutile che pontificate fino ala nausea, erano gli anni in cui uno spettro di aggirava per l'europa e non solo, ma principalmente in europa, tra Francia ed Inghilterra, era lo spettro della creatività, di quello che suggeriva agli autori, capolavori irripetibili, le forti colonne che hanno fatto del fumetto un'arte, sulle quali avete poi costruito quella fatiscente palafitta in cui adesso vi rifugiate per leggere La Morte di Wolverine.
Sfratto esecutivo per incapacità manifesta.
Jhon Difool, in seguito ad una serie di rocamboleschi eventi, non ultimo, il salto nel vuoto dal cosidetto viale dei suicidi, che non è certo il ponte dei suicidi di Ariccia, viene in possesso di un manufatto senziente, l'Incal appunto, in grado di distruggere l'intero universo.
Le situazioni ed i dialoghi, fanno dell' Incal, quasi un manifesto fanta-umoristico anacronistico, leggetelo e mi darete ragione,alcune sequenze di questo numero sono esilaranti, e l'arte di Moebius, insomma non necessita certo nè un mio commento nè una mia inutile analisi.
La saga che sarà riproposta integralmente nel formato Economico Cosmo Color con la costina blu, dovrebbe contare 6 numeri, e non ho notizie se a questa seguirà anche la restrospettiva Avant l'Incal, cone le avventure di Difool giovane, e Final l'Incal che narra gli avvenimenti successivi all'Incal. Vale la pena di ricordare che è sull' Incal che Jodorowsky, introduce i suoi meta-baroni, un altra piccola pietra miliare del panorama fumettistico europeo, pubblicato in passato in italia in formato integrale dalla Magic Press.
Insomma, contrariamente ai miei propositi, l' Incal è da avere, e l'edizione Cosmo merita tantissimo, non scricchiola (sembra diventato un punto fondamentale per recensire gli albi cosmo, sta cosa dello scricchiolio) e sopratutto è fedele all'originale! Ciò vale a dire, cari hater, che non vi potete attaccare a nulla.
Fate spazio, nella vostra libreria, e leggetelo.

Che stai facendo? Non vorrai mettere l' Incal a fianco a Spiderverse? No non puoi metterlo nemmeno vicino a Ringo, ecco lì bravo,  mettilo lì.....aspettà cos' hai lì? Forever Evil? Madonnalammerda....senti famo una cosa....ridammelo,dai qua,  facciamo finta che non ti ho detto nulla.

Baci ai pupi.