Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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mercoledì 1 luglio 2015

All new newest Marve Now...di nuovo!

Non chiamateli reboot


Dopo le nuove Guerre Segrete il palco delle testate Marvel cambia di nuovo, e la numerazione è di nuovo azzerata, non siamo qui per porntificare sui tecnicismi, nuove serie, nuovi numeri 1, pure per quelli che ormai miracolosamente su una serie ci sono da più di due anni, impensabile, nella nuova concezione di fare fumetto oggi, tipo Aaron su The Mighty Thor. Ma va bene così, in passato ne abbiamo spese di parole e parolacce, in sostanza siam giunti alla conclusione che non ce ne frega nulla, al massimo possiamo ribadire, che c'è stata per davvero un inversione, ora le major seriali puntano alle miniserie di massimo un anno, e le indipendenti invece puntano alla serialità, con scarsi successi in termini di longevita, basta vedere Le serie Image, o meglio ancora la Skybound col suo ormai soporifero The Walking Dead.
La Marvel ha reso noto i titoli e gli autori delle nuove testate, che i lettori troveranno nelle migliori edicole americane alla fine dell'evento Secret Wars di Hickman/Ribic.
E' un nuovo universo narrativo, del quale onestamente non ci sto capendo molto, ma la cosa non mi stupisce con Hickman, conoscendo lo scrittore probabilmente all'ultima pagina dell'evento ci sarà un rimando spazio temporale forzato come i lavori nelle vecchie prigioni americane, che si collega secondo lui ad una vignetta di una storia degli anni '80, ed una del 2009. quindi per ora non mi preoccupo troppo, per capire lo stile di questo scrittore mi sono bastate, F4, FF, Secret Warriors e Ultimates. Almeno per ora c'è Ribic, che per quanto possa essere tutto ancora molto criptico, almeno è un bel vedere.
Diamo un occhiata alla lista di serie prossime al lancio, serie tutte nuove per un universo tutto nuovo.
Ma poi sarà un universo o un nuovo multiverso? Boh....staremo a vedere.
Il fatto sta che la struttura citazionista di Hickman ed il passato evento di Slott a base di ragni, ha mietuto le sue vittime, si leggono titoli allucinanti, Old Man Logan, Spider Gwen, vediamoli adesso più dettagliatamente:
Invincible Iron Man di Bendis.
All-New All-Different Avengers di Waid
Uncanny Avengers di Gerry Duggan
New Avengers di Al Ewing e Gerardo Sandoval
Ultimates  di Al Ewing
Doctor Strange di Jason Aaron e Chris Bachalo
Captain Marvel di Tara Butters & Michele Fazekas e Kris Anka
Sam Wilson, Captain America di  Nick Spencer e Daniel Acuña
The Totally Awesome Hulk di Greg Pak e Frank Cho
The Mighty Thor di Jason Aaron
Scarlet Witch di Robinson
Ms. Marvel di G. Willow Wilson e Takeshi Miyazawa con Adrian Alphona
Illuminati di W: Josh Williamson e Shawn
Hawkeye di Jeff Lemire e Ramon Perez, personaggio cool tra i giovani ed autore cool tra i giovani, alla Marvel vi credoono tutti cani pavolviani evidentemente.
Ant-Man di Nick Spencer
The Vision di Tom King
Contest of Champions di Al Ewin - altro mega evento?!
L'ennesimo Amazing Spider-Man #1 di Dan Slott e Giuseppe Camuncoli con le copertine di Alex Ross
Con uno Spiderman ingrassato, quindi  il tessiragnatele va sempre meglio.
Carnage di Gerry Conway
Spider-Woman di  Dennis Hopeless
Spider-Man, quello nero, che diventa invisibile di W: Brian Michael Bendis e Sara Pichelli
Spider-Gwen di Jason Latour
Silk di Robbie Thompson e Stacey Lee
Ricomincia da uno anche Spider-Man 2099 sempre con Peter David
Web Warriors di Mike Costa è la diretta conseguenza dello Spiderverse di Slott
Daredevil  di Charles Soule e l'immortale Ron Garney, che i maligni già dicono ha il costume del telefilm
Guardians of the Galaxy del mai abbastanza ormai pessimo Brian Michael Bendis
Drax il distruttore - ma io dico - puoi fare una serie su Drax il ditruttore? Di CM Punk e Cullen Bunn. durerà 5 numeri al massimo.

Howard the Duck di Zdarsky, sapessi chi è.
Nova di Sean Ryan
Un altro numero uno di Star-Lord scritto da Sam Humphries
Venom: Spaceknight, evidentemente il buon vecchio Venom è diventato un cavaliere spaziale, stuzzica giusto per i disegni di Olivetti.
Howling Commandos of S.H.I.E.L.D di gente che non ho mai sentito in vita mia: Frank Barbiere e Brent Schoonover
Agents of S.H.I.E.L.D. #1 e non dite che non è ormai un editore asservito al piccolo e grande schermo
Uncanny Inhumans #1 di Charles Soule  e Steve McNiven. I panchinari Inumani, devono far dimenticare i mutanti. Questioni di Cine.
Karnak, non bastava una miniserie, tanto quelle sono, miniserie, il lettore di oggi si spaventa se gli dai un impegno di lettura a lunga scadenza, 5-6 numeri, ed affrontano la lettura più sereni. Di Warren Ellis e Gerardo Zaffino, Karnak è quell'inumano che vi guarda e vi sgama i punti deboli, per dire se avete un ernia del disco è proprio lì, dove il disco vertebrale è sgusciato fuori che vi darà un pugno, per mettervi fuori gioco. E' proprio vero che hanno tutti i loro mutui, pure Warren Ellis.
Angela: Asgard’s Assassin di Marguerite Bennette finchè non toccano Miracleman mi sta bene.
Squadron Supreme di James Robinson
Extraordinary X-Men di Jeff Lemire e Humberto Ramos
Uncanny X-Men di Cullen Bunn e Greg Land
All-New X-Men di Dennis Hopeless e........Mark Bagley!!!
Old Man Logan che evidentemente, come storia autoconclusiva non stava bene, ho dato un occhiata a quellascritta da Bendis a cavallo si Secret Wars, dubito che  Jeff Lemire possa fare peggio.
All-New Wolverine, nuovissima tanto nuova che non è manco più un maschio. di Tom Taylor
Ovviamente si rinomina anche Deadpool con lo stesso autore Gerry Duggan orfano di Posen ma di nuovo con Tony Moore, ma stavolta ha detto che si limita alle copertine!
Personalmente non ho mai visto tanti sconosciuti in vita mia, è verò che sono fuori dalle seriali da un pò di tempo, ma alcuni di questi nomi, non li ho mai sentiti nominare per davvero, mi solletica giusto Dottor Strange, peccato per Bachalo alle matite che ormai è l'ombra di se stesso.
Beh voi che ne pensate? C'è qualche titolo che vi titilla l'anguilla (cit.)?
A me ovviamente no, se no che blogger spocchioso ed antipatico sarei?
Ma sopratutto Lupoi a sto giro che si inventa? Come organizzerà serie mediocri con comprimari da schifo?
Baci ai pupi.

 

giovedì 27 dicembre 2012

Hanno ucciso l' Uomo Ragno, di nuovo

Ok il pezzo doveva essere sullo speciale natalizio dedicato a Lanterna Verde, o meglio all' Agente Arancio, Larfleeze.
Invece Natale è passato e di questo albo, negli RW POINT della capitale, non v'è alcuna traccia.
Meglio ancora, il pezzo doveva essere una nerdata assoluta, in cui confrontavamo i due adattamenti del famoso A Christmas Carol di Dickens, visto che oggi in edicola in allegato al Corriere della Sera, comincia una nuova antologica chiamata I classici della letteratura Disney. E di cui il  primo numero uscito stamattina come annunciato al promozionale prezzo di1€,  raccoglieva appunto un adattamento a fumetti del famoso romanzo dello scrittore inglese.
Un VerSus. (che van tanto di moda ultimamente) tra due grandi avari del mondo del fumetto: il famoso Paperon dè Paperoni ed il detentore della luce arancio Larfleeze.
Niente di tutto ciò, Larfleeze nei famosi e costosi (a sentire i titolari delle fumetterie) RW Point, non si è fatto vedere, e pensate che era stato dato per disponibile nientemeno che dal 21 dicembre scorso, stando a quanto postavano sulla pagina facebook della RW.
Vabbè non fa niente, parliamo d'altro. Non vediamo sempre il bicchiere mezzo vuoto.
Qualche giorno fa leggendo qui e la mi è saltata all'occhio, che Dan Slott, attuale scrittore della serie di Spiderman, ha ricevuto serie minacce per la sua incolumità, per aver portato alla morte di Peter Parker (Terra 616).
Eh si, bam l'ho detto, 'sto mese muore anche Spiderman, ed anche quest' ennesima morte è annunciata come un evento unico, irripetibile, scioccante, insomma la solita solfa che ci siamo dovuti sorbire qualche tempo fa, quando Hickman aveva accoppato (per sempre diceva) la Torcia Umana dei Fantastici Quattro, o prima ancora quando i teaser, esche per i soliti tordi, annunciarono la dipartita del buon vecchio Capitan America.
Steve Rogers è tornato, in una maniera che lasciam perdere che è meglio.
J. Storm anche, perciò non vedo il motivo per accanirsi contro il povero Dan Slott.
Solo  perchè si è concesso il suo piccolo omicidio?
Incuriosito dal fatto che ne parlavano persino i TG nazionali italiani, con il solito servizio orripilante e raffazzonato, mi sono andato a documentare ed ho visionato questo fantomatico fenomenale ultimo numero (#700) della sotrica e longeva collana The Amazing Spiderman, serie che io personalmente non leggo dai tempi della Star Comics, e che sembra in casa Marvel attualmente, sia una delle serie più detestata dai lettori, almeno qui da noi.
Ed effettivamente, qualche motivo, i Marvel Zombie per essere arrabbiati, ce l'hanno.
Non tanto per la morte, che tanto come sempre sarà una cosa momentanea, d'altronde come potrebbe mamma Disney, mandare in pensione una delle galline dalle uova d'oro, nel palco personaggi Marvel?
Quanto per come Slott lascia morire il povero Peter Parker.
Per i lettori di Spidey italiani, vi consiglio di fermarvi a questo punto del pezzo, le prossime righe saranno sature di spoiler.
Per quelli che non seguono le gesta di Peter Parker sui mensili Panini, o che comunque non sono spaventati dalle anticipazioni, possono proseguire la lettura.
Alla Marvel ultimamente hanno un' idea davvero contorta dei concetti di godibilità, e novità, ed Amazing Spiderman 700 sembra lo specchio di un pauroso calo di contenuti e qualità.

Freaky Friday.

Ad alcuni queste due parole potranno non dire assolutamente nulla, ma a Slott hanno portato sicuramente l'ispirazione per scrivere gli ultimi numeri dell' Uomo Ragno.
Freaky Friday è un romanzo per ragazzi del 1972, che ha goduto di svariati adattamenti cinematografici, l'ultimo dei quali risale al 2003, con la bella Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan, in Italia per dovere di cronaca fu ribattezzato "Quel pazzo venerdì".
In pratica è la storia di uno scambio di personalità: nel film, e nel romanzo, il rapporto conflittuale tra una mamma e la sua figlia adolescente, si acuisce fino al giorno in cui per uno strano caso magico-mistico, la mente della mamma si ritrova nel corpo della figlia adolescente, e viceversa, con il conseguente scambio di ruoli e responsabilità.

Slott per l'epilogo del suo Spiderman, ha scritto una cosa inquietantemente simile: la storica nemesi di Peter, il Dottor  Octopus trova il modo di intrappolare la mente del giovane Parker nel suo corpo morente, e di trasferire il suo brillante e malvagio cervello, nel corpo, e di conseguenza nella vita, di Peter.
Le botte da orbi che vanno avanti da qualche mese, ed i vani tentativi di Peter (Otto) di riprendersi la sua vita, sublimano in questo settecentesimo numero, un cui un pugno di troppo manda al tappeto per sempre il corpo compromesso del Dottor Octopus, con all' interno la mente del povero Spiderman originale.
Durante lo scontro, Octopus è assalito da flashback, del passato di Peter, eh si, perchè stranamente, il buon Otto, oltre ad avere occupato il corpo di Spiderman  (e di Mary Jane), è anche in possesso di tutti i suoi ricordi, e proprio questi lo assalgono durante lo scontro, portandolo a ravvedersi (?!) per il suo passato da manigoldo, e ad assumersi la responsabilità di essere definitivamente il nuovo Spiderman.
Le ultime tavole di Ramos, sono quasi offensive per tutto quello che c'è stato di buono in 700 numeri dell' Uomo Ragno.
In pratica Ramos ridisegna in una splash page, i momenti topici della vita di Spidey, sostituendo la bonaria faccia del giovane Peter con quella squadrata ed occhialuta del pazzoide Otto Octavius.
Evito di postare le suddette, perchè sempre in rete, ho scoperto che la Marvel è alla ricerca dei bricconi che hanno postato anzitempo online le scan dell'albo addirittura ancor prima che quest'ultimo uscisse in edicola.
In questa audace sede, ci limitiamo giusto a commentare quel che sta succedendo dentro e fuori l'albo.
Da un lato una sempre più palese difficoltà della Marvel di portare in edicola qualcos'altro oltre la lettura da bagno, quantomeno un prodotto che che giustifichi  il tam tam mediatico di teaser pubblicitario che lo precede.
E dall'altro, l'eccessiva reazione dello zoccolo duro dei lettori Marvel d'oltreoceano, arrivati addirtittura a minacciare di morte un autore di fumetti, per avere scritto, il momentaneo epitaffio di un personaggio.
 Manco fossimo nel romanzo di King: Misery non deve morire.
Quando si sa benissimo che proprio, Spiderman è sempre stato protagonista di eclatanti cambiamenti, e ridicole marce indietro.
Il costume nero, preso sul pianeta creato dall'Arcano nelle prime Guerre Segrete, diventò il simbionte Venom, dopo le proteste colorite degli affezionati del costume rosso e blu.
In seno alla bellissima Civil War di Millar, Peter Parker si tolse la maschera in televisione, rivelando al mondo intero chi fosse in realtà Spiderman, altra decisione che sortì l'effetto desiderato sulle vendite, ma che fu presto riveduta per salvaguardare la noiosa continuity collaudata, con l' improbabile aiuto di Mefisto.
Visti i precedenti, non vedo perche questa morte, debba  far scivolare ne panico così tanto i lettori storici.
Quando poi addirittura in realtà morte non è, visto che a voler essere puntigliosi, il corpo di Parker è ancora vivo e vegeto, ed i suoi ricordi (e quindi anche l'anima?!) sono ancora da qualche parte nel cervello momentaneamente occupato dal buon Otto Octavius. 
Insomma ennesimo povero evento pubblicitario in casa Marvel, al quale dovreste ormai essere vaccinati, o averci fatto il callo, ma in cui con ogni probabilità ci ricascherete con tutte le scarpe.
Unica nota positiva le matite di Ramos, che per una volta mette da parte le sue forse troppo audaci anatomie squadrate, a vantaggio di un tratto meno stancante per gli occhi.
Baci ai pupi.

martedì 21 agosto 2012

Spiderman: La morte di Jean De Wolff.

Marvel-Gold Brossura., 168 pp., col. 15€
Ci va giù pesante, il buon Grassi nel presentare questo volume come una saga fondamentale nella cronologia dell' Uomo- Ragno o addirittura come importante ulteriore evoluzione del fumetto supereroistico americano. Niente da dire sullo scrittore Peter David, uno che sicuramente si è fatto notare proprio sulle pagine Spiderman, e non lo ringrazieremo mai abbastanza per la sua X-Factor o il suo Hulk.
 La  parentesi (David) sul tessiragnatele tinteggiò di sano, grigio cemento le sue avventure, amplificandone la componente metropolitana, ingredietne che dovrebbe essere alla base delle storie di personaggi come Spiderman, Daredevil o il Punitore.
C'è poco da dire Spiderman è un eroe da strada: sventare scippi, stupri e rapine, qualche suicidio e magari tirare giù qualche gattino dagli alberi, di questo si dovrebbe leggere nei suoi fumetti, I Vendicatori, la Fondazione Futuro, Mesfisto...questo robe, queste parentesi, non è fumetto, è merchindising studiato a tavolino, brutto e fuori luogo.
Tornando al buon David, chissà poi se il cognome è Peter o David...non solo, ma aggiunse durante la sua RUN, nuovi limiti al concetto di superoe con superproblemi: i sempre pressanti problemi economici, la frattura con la zia May, l'incendio della casa per mano di alcuni teppsiti del quartiere, insomma tra le righe di Peter David, il signor Parker ha vissuto in periodo abbastanza stressante.
La morte di Jean De Wolff  è molto metropolitana, eppure non è sta perla rara che il buon Grassi o il solito blog troppo clemente con le pubblicazioni Marvel, vogliono farvi credere.


Autopsia del Mangia-peccati e di un aspirante Thriller

Ho notato, sia negli editoriali di Lupoi ai tempi Star Comics, che in quelli di Grassi nel recentissimo Marvel Gold, che nel presentare la miniserie, o ancora i redattori di Comicus, tanto per citare uno dei tanti blog molte volte troppo generosi nei commenti (IMHO), focalizzano l'attenzione del lettore su alcuni aspetti della miniserie che si possono trovare appetibili...con una certa fantasia, ed una determinata predisposizione a stupirsi facilmente.

Tra tutti il presunto e mai ben identificato, taglio cinematografico della miniserie, sublimato dal fatto, che tutti i numeri si concludono con un riquadro nero con le scritte in bianco centrate come fossero i titoli di coda di un film: beh concedetemi un bel   Me co%#*oni!

In realtà invece La morte di Jean De Wolff appare parecchio lacunosa, e ad una attenta lettura, la trama  ha più fori che le vittime delle schioppettate dell'assassino, e non solo perchè si presenta ai lettori del 2012 con tutti i limiti della sua anacronisticità, la prima parte è del 1985, ma fondamentalmente perchè oltre a qualche colpo di scena, che tra l'altro ormai, dopo più di 20 anni dalla prima pubblicazione in Italia,  tale non è più, ed ai dialoghi decisamente, azzeccati non offre nient'altro.

La miniserie si apre con il ritrovamento del cadavere del Capitano di polizia De Wolff, uccisa e strano a dirsi ancora non risorta, da un sedicente assassino, il Mangia-Peccati, il classico maniaco che riconduce alla volonà di Dio i suoi atti omicidi.
Co-protagonisti della saga, il detective Stan Carter, incaricato delle indagini, e Daredevil che si ritrova coinvolto nella caccia per via del fatto che una delle vittime è stato il suo mentore durante gli studi di legge.
Il racconto nonostante il delizioso lavoro svolto dallo scrittore per quel che riguarda i dialoghi e la sceneggiatura, e nonostante le generose ed apprezzabili tavole di Rich Buckler, perde da morire sullo sviluppo della psicologia dei personaggi fondamentale in una storia del genere.
Il ritmo che si mantiene costante ed appassionante nei primi due capitoli, capitombola poi frettolosamente verso la fine, forse per esigenze editoriali, sacrificando con eccessiva superficialità le motivazioni delle uccisioni, o il background del cattivo di turno.
L'architettura della storia è collaudata: Il fanatico (il Mangia-peccati), lo sbirro buono (Devil) e lo sbirro cattivo (l'Uomo Ragno), eppure se è verò come dicono i sostenitori di questo volume che vi terrà inchiodati alla poltrona io mi sento di aggiungere che vi ci terrà incollati almeno finchè qualcuno non verrà a svegliarvi.
Sono dell'opinione che un fumetto (ma la regola vale anche per un film o un libro), deve catturare il lettore fino ad un certo livello, deve trascinarlo nelle pagine ma senza concedergli la possibilità di vedere dietro le quinte, dove si preparano gli attori o se volete dove si muovono gli ingranaggi.
Una buona storia è come un buon trucco di magia, funziona se non riuscite ad immaginare quale sia il trucco,  funziona solo se meraviglia,  solo se il piacere dello stupore supera e rende superflua la voglia di svelarne i segreti.
Una buona storia blocca il lettore sulla pagina, e non lo trascina al suo interno tra gli spazi bianchi, dove tutto diventa prevedibile e scontato, uno chef non vi rivelerà mai l'ingrediente segreto che rende quella ricetta più buona delle altre, anche se è identica, questo se volete è il grosso handicap della prima parte della saga del Mangia-peccati ( e pure della seconda!). Manca l'ingrediente segreto e la ricetta,  la struttura non è diversa da mille altri media simili, immaginando una linea temporale, La morte di Jean De Wolff, si colloca una decina d'anni prima del re dei thriller polizieschi cinematografici (Seven), e qualche anno dopo uno di quelli della carta stampata: I delitti della terza luna di Thomas Harris.
In questi però la magia funziona, cattura, intriga, la storia scorre in funzione dei personaggi e non il contrario.
La miniserie di David è scontata, i personaggi sono svuotati della loro personalità e sono ridotti mattoncini che disegnano la linearità di un domino che l'autore decide di far cadere troppo velocemente.

Senza parlare del Mangia-peccati, personaggio intrigante solo nei pronostici soggettivi che nascono durante lettura,   e che la frettolosità con cui David si adopera a chiudere la miniserie svuota di qualsiasi potenziale accattivante contenuto.
90 pagine o giù di lì, in cui salvo solo il primo adrenalinico incontro-scontro tra Parker e l'assassino psicotico, ma sopratutto i dialoghi, che nonostante risentano degli anni in cui sono stati scritti (...anni di che poi? quelli sono anche gli anni di Watchmen), sono abbastanza coerenti con le location della storia, molto poliziesco con ciambella e caffè lungo, insomma.
Ma che per tante superficialità non merita di essere tenuta in considerazione. Non a quel prezzo comunque.

Deludente anche il ritorno del Mangia-peccati, seconda parte del volume , in cui l'autore rifacendosi alla cara vecchia schizofrenia, ci reintroduce l'alter ego sdoppiato dal killer, ridotto stavolta ad una voce nella testa, purtroppo anche in questo caso potenzialità delle soluzioni scelte sono inversamente proporzionali ai risultati ottenuti, del ritorno del Mangia-peccati si salvano solo le matite di Sal Buscema, artista che per un certo periodo di tempo ha stupendamente curato la testata di spidey,  e, nel mio caso, attuendo la mia nostalgia per lo spigoloso Ron Frenz.


Voto finale: evitate se potete, e se proprio volete leggere di uno psicopatico come si deve in casa Marvel rimediate, la miniserie Foolkiller di Steve Gerber, apparsa anni fa sulle pagine del Punitore Star Comics, violento e delizioso fumetto in cui si assiste al ritorno dell' Insanicida, un vigilante che ammazza secondo un proprio contorto codice morale, miniserie in cui Gerber lavora parecchio sull'aspetto psicologico del personaggio, regalandoci una minisaga ben concepita e decisamente cool e metropolitana, altamente godibile nonostante i disegni a volte troppo sempliciotti di J.J. Birch.
Baci ai pupi.