Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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domenica 2 giugno 2013

Il ritorno di X-factor - il fumetto non il reality

Ieri ho fatto un salto in fumetteria, mi sono detto, "metti che riesco a trovare qualcosa di interessante".
Ed effettivamente qualcosa di interessante c' era, Panini ...si stavolta sono sicuro che è Panini... ha pubblicato le prime storie di uno dei più appetibili story-arc, e smentitemi pure, oserei dire dei più lunghi della storia dei fumetti Marvel: X-Factor di Peter David.
Una appetibilissima run della quale la modenese ripropone i primi 5 numeri, sulla collana in volumi brossurati Marvel Gold.
Un godibile mix di belle storie, dialoghi intriganti, e tanta satira tagliente,  the Marvel way, della Justice League America del duo Giffen e De Matteis, insomma, con qualche anno sul groppone, con una ironia ed un sarcasmo che oggi potremmo trovare un tantino ingenuotti, ma tutto sommato, cosa fondamentale, divertente da leggere,  inoltre stupendamente illustrata dal disegnatore Larry Stroman, con uno stile pop e lisergico che interpreta alla perfezione l' irriverenza della sceneggiatura.

Un pò di Cronostoria 
I primi X-Factor erano formati dalla squadra originale degli X-Men: Ciclope, Uomo Ghiaccio, Bestia, Angelo e Marvel Girl.
Con il ritorno di Jean Grey nel mondo dei vivi nella storia firmata da J. Byrne su Fantastic Four 286 - "Like a Phoenix!", i primi X-Men decisero di ridare nuova vita al sogno di Xavier.
Usando i fondi di Warren, Ciclope e co. fondarono un' agenzia di X-Factor, che solo apparentemente si proponeva di cacciare e catturare le minacce mutanti, la posa di cacciatori professionisti era ni realtà una facciata, in realtà dopo la "cattura" questi venivano ospitati ed addestrati all'uso delle loro capacità al fine di rinetrare in società e vivere una tranquilla convivenza con gli umani. La serie prosperò per almeno 5 anni, chiuse i battenti nel 1991alla fine della saga del Re delle ombremaxi-evento mutante al termine del quale gli x-men originali ritornarono nelle fila degli X-men di Xavier.
La serie, è il caso ricordarlo diede i natali ad En Sabah Nur, per gli amici Apocalisse, e fu bacino di nascita per numerosi spunti che sarebbero poi stati ripresi negli anni a venire, Cable per esempio venne per così dire concepito proprio in queste pagine, ed anche la metamorfosi di Angelo in Arcangelo è da considerarsi frutto di questa serie, durante il mega cross over "Massacro Mutante".

Lorna Dane di Larry Stroman
Di li a poco ci sarebbe stata la prima rilevante sciagura mutante di Genosha, per mano di Cameron Hodge, altro personaggio nato su x-Factor, consulente di Warren rivelatosi in realtà dopo, un accanito sostenitore della caccia ai mutanti ( il cross-over X-tinction), characters tra l'altro riutilizzato con i Purificatori, i cacciatori di mutanti del reverendo Tolliver...insomma come infarinata meglio fermarci qui, la mia memoria non è più quella di una volta, diciamo solo che erano gli anni novanti, anni della supremazia, in  termini di vendite, degli uomini X, rispetto alle altre serie Marvel, serie comunque qualitativamente alla DC che per darvi un idea negli anni '90 il meglio che sapeva dare ai suoi lettori, era la ridicola "Zero Hour".

Comunque era il 1991, e la Marvel decise di dare un nuovo taglio ad X-Factor, per il rilancio furono convocati Peter David ed il bravissimo Larry Stroman.
La nuova X-Factor naque come organizzazione governativa, l'ennesimo tentativo del governo americano di tenere aperto un canale diplomatico con i mutanti, i nuovi membri erano: Alex Summers (Havok), Lorna Dane (Polaris), Guido (Forzuto), Jamie Madrox (L'uomo multiplo), Rahne Sinclair (Wolfsbane) e Pietro degli Inumani (Quicksilver).

Omicidio Multiplo

Fin dal primo numero, la serie si propone come qualcosa di ben diverso dalla passata incarnazione, come anche dalle altre serie mutanti in corso, dialoghi sicuramente più scanzonati, e trame decisamente più divertenti.
L'omicidio multiplo che da il titolo al volume Panini è il primo evento che la neonata Squadra si troverà ad affrontare, non ho alcuna intenzione di spoilerare nulla della trama, però posso assicuravi che a parte qualche ingenuità della sceneggiatura legata al fatto che si tratta comunque di materiale vecchio di 12 anni, la storia contenuta nel volume è decisamente divertente. Una sciarada in cui David presenta man mano tutti i personaggi della sua gestione, disegnata stupendamente da un Larry Stroman in formissima ed in vena di distorsioni di prospettive, anatomie e geometrie delle tavole, una più bella dell'altra.
Il volume in se sarebbe una buona occasione per leggere il genio di Peter David, credo senza esagerare che sia tra le cose più belle del fumetto seriale anni '90, ed il consiglio di Fumettopenia è di leggerlo.
Leggerlo nell'edizione Panini? Anche.
La precedente edizione italiana è stata abbastanza bistrattata saltellando da una testata all'altra, X-Force , Marvel Miniserie,e se non erro dopo X-men De Luxe, il consiglio che voglio darvi però è quello di tenere presente solo la parentesi Peter David, che ha scritto la testata dal numero 71 al numero 89, per poi riprenderla con numero 200, e se proprio volete leggere di questo Omicidio Multplo, senza spenderci 14 €, magari volete prima giustamente saggiarne la qualità, posso consigliarvi di ricercare i primi svalutatissimi numeri di X-Force, ed.Marvel Italia, n° 3-4-5 che contengono le storie ristampate sul gold, e che potrete rimediare ad un costo non superiore di 1€ ad albo.
Il primo gold contiene in pratica, i numeri 71-76 della serie originale, i tre numeri che consiglio ai più scettici contengono i numeri 71-75, e costituiscono il primo arco completo, il 76 in realtà è un albo evitabilissimo, visto che è un cross-over con l'incredibile Hulk, altro fiore all'occhiello di David di quel periodo, e mi chiedo come sia finito a fare da albo di chiusura per il primo gold dedicato al gruppo mutante, sfido infatti i neofiti a capirci qualcosa di quella storia senza avere sottomano anche i numeri di Hulk, che fanno da incipit e finale al Cross-over.
In sostanza a chi raccomando il volume?
Chi segue X-factor su XMDLP, sono anni che chiede a gran voce la ristampa inegrale del materiale inedito, ebbene ora è stato accontentato, per i nuovi lettori, come sopra, posso assicuravi che la storia è divertente e leggibile, i personaggi sono ben caratterizzati, i dialoghi sono fantastici, le situazioni originali ed i disegni miele per gli occhi, se siete compratori seriali della collana Gold, rallegratevi, stavolta sono 14 euro spese bene.
Per chi è attento alle tasche, rimediate la versione economica, ossia i numeri di cui vi ho parlato, ve la caverete con tre euro se non di meno e vi divertirete allo stesso modo degli altri nerd più ricchi. Se vi piacerà proseguite, tanto firmati da David dovrebbero essere solo altri 2 gold. Poi la serie cambierà curatore, con conseguente calo dell'appetibilità (IMHO).
Io l'ho visto in fumetteria, ed una volta a casa, l'ho riletto in mezza giornata, riscoprendo che nonostante sia ormai un pò datatto,  mi è piaciuto proprio come tanti anni fa, quindi il consiglio definitivo è di considerarlo e di stanziarci un budget: tre o quattordici euro, deve essere una scelta vostra. Over.
Baci ai pupi.

Marvel Gold 33: X-Factor 01 Omicidio Multiplo di P. David e L. Stroman Brossurato a colori 160 pagine Ed. Panini Comics 14.00€

altromercato - X-Force numeri 3, 4 ,5 ed. Marvel italia (1995)


lunedì 8 ottobre 2012

Giochiamo con l'arte di George Perez

"Ho sempre amato George Perez", nel nostro ambiente è una banalità, è come dichiarare mentre sbevazzate birra al pub che siete contro tutte le guerre e preferireste la pace nel mondo.Robe scontate da sembrare ridicole,  voglio dire come si fa a non amare un artista come George Perez?
Su questo autore completissimo è stato detto di tutto e da gente molto più preparata e competente del sottoscritto, quello che vi propongo oggi è un semplice giochetto da nerd, da fare approfittando della matita e la passione di questo geniaccio.
Perez è sempre stato famoso per il suo tratto perfezionista e particolareggiato, proprio questa sua peculiarità lo ha portato a creare nel corso degli anni nei suoi fumetti delle splash page d'impatto e ricche di particolari e citazioni nascoste, in casa Marvel, con lo scrittore Peter David qualche lustro fà firmo una miniserie molto bella sul golia verde chiamata "Futuro imperfetto", ambientata in un futuro alternativo in cui Hulk era diventato un despota e tutti gli altri supereroi erano morti.
Oggi giochiamo a cercare in una stupenda tavola di quel volume tutti i riferimenti e gli indizi inerenti gli altri supereroi del mondo Marvel, uccisi se ricordo bene la trama dal Gigante di Giada di questa realtà parallela. Vediamo tra voi nerd chi ha l'occhio più lungo.
 http://www.mediafire.com/?dmq428tpzy815js 
Se non vi bastasse la risoluzione del Blog non avete che da cliccare sul link quassù per scaricare l'immagine ad una definizione maggiore, dunque basta indugiare e cominciamo pure, buon divertimento!
Colgo l'occasione ovviamente per caldeggiarvi il recupero di questo piccolo gioiellino di Peter David e George Perez, volumizzato più volte se non erro, sia dalla Marvel Italia che dalla Panini, ma che trova la sua edizione più economica  tra le pagine della gloriosa vecchia Star Magazine della Star Comics #35 #36.
Baci ai pupi.

martedì 21 agosto 2012

Spiderman: La morte di Jean De Wolff.

Marvel-Gold Brossura., 168 pp., col. 15€
Ci va giù pesante, il buon Grassi nel presentare questo volume come una saga fondamentale nella cronologia dell' Uomo- Ragno o addirittura come importante ulteriore evoluzione del fumetto supereroistico americano. Niente da dire sullo scrittore Peter David, uno che sicuramente si è fatto notare proprio sulle pagine Spiderman, e non lo ringrazieremo mai abbastanza per la sua X-Factor o il suo Hulk.
 La  parentesi (David) sul tessiragnatele tinteggiò di sano, grigio cemento le sue avventure, amplificandone la componente metropolitana, ingredietne che dovrebbe essere alla base delle storie di personaggi come Spiderman, Daredevil o il Punitore.
C'è poco da dire Spiderman è un eroe da strada: sventare scippi, stupri e rapine, qualche suicidio e magari tirare giù qualche gattino dagli alberi, di questo si dovrebbe leggere nei suoi fumetti, I Vendicatori, la Fondazione Futuro, Mesfisto...questo robe, queste parentesi, non è fumetto, è merchindising studiato a tavolino, brutto e fuori luogo.
Tornando al buon David, chissà poi se il cognome è Peter o David...non solo, ma aggiunse durante la sua RUN, nuovi limiti al concetto di superoe con superproblemi: i sempre pressanti problemi economici, la frattura con la zia May, l'incendio della casa per mano di alcuni teppsiti del quartiere, insomma tra le righe di Peter David, il signor Parker ha vissuto in periodo abbastanza stressante.
La morte di Jean De Wolff  è molto metropolitana, eppure non è sta perla rara che il buon Grassi o il solito blog troppo clemente con le pubblicazioni Marvel, vogliono farvi credere.


Autopsia del Mangia-peccati e di un aspirante Thriller

Ho notato, sia negli editoriali di Lupoi ai tempi Star Comics, che in quelli di Grassi nel recentissimo Marvel Gold, che nel presentare la miniserie, o ancora i redattori di Comicus, tanto per citare uno dei tanti blog molte volte troppo generosi nei commenti (IMHO), focalizzano l'attenzione del lettore su alcuni aspetti della miniserie che si possono trovare appetibili...con una certa fantasia, ed una determinata predisposizione a stupirsi facilmente.

Tra tutti il presunto e mai ben identificato, taglio cinematografico della miniserie, sublimato dal fatto, che tutti i numeri si concludono con un riquadro nero con le scritte in bianco centrate come fossero i titoli di coda di un film: beh concedetemi un bel   Me co%#*oni!

In realtà invece La morte di Jean De Wolff appare parecchio lacunosa, e ad una attenta lettura, la trama  ha più fori che le vittime delle schioppettate dell'assassino, e non solo perchè si presenta ai lettori del 2012 con tutti i limiti della sua anacronisticità, la prima parte è del 1985, ma fondamentalmente perchè oltre a qualche colpo di scena, che tra l'altro ormai, dopo più di 20 anni dalla prima pubblicazione in Italia,  tale non è più, ed ai dialoghi decisamente, azzeccati non offre nient'altro.

La miniserie si apre con il ritrovamento del cadavere del Capitano di polizia De Wolff, uccisa e strano a dirsi ancora non risorta, da un sedicente assassino, il Mangia-Peccati, il classico maniaco che riconduce alla volonà di Dio i suoi atti omicidi.
Co-protagonisti della saga, il detective Stan Carter, incaricato delle indagini, e Daredevil che si ritrova coinvolto nella caccia per via del fatto che una delle vittime è stato il suo mentore durante gli studi di legge.
Il racconto nonostante il delizioso lavoro svolto dallo scrittore per quel che riguarda i dialoghi e la sceneggiatura, e nonostante le generose ed apprezzabili tavole di Rich Buckler, perde da morire sullo sviluppo della psicologia dei personaggi fondamentale in una storia del genere.
Il ritmo che si mantiene costante ed appassionante nei primi due capitoli, capitombola poi frettolosamente verso la fine, forse per esigenze editoriali, sacrificando con eccessiva superficialità le motivazioni delle uccisioni, o il background del cattivo di turno.
L'architettura della storia è collaudata: Il fanatico (il Mangia-peccati), lo sbirro buono (Devil) e lo sbirro cattivo (l'Uomo Ragno), eppure se è verò come dicono i sostenitori di questo volume che vi terrà inchiodati alla poltrona io mi sento di aggiungere che vi ci terrà incollati almeno finchè qualcuno non verrà a svegliarvi.
Sono dell'opinione che un fumetto (ma la regola vale anche per un film o un libro), deve catturare il lettore fino ad un certo livello, deve trascinarlo nelle pagine ma senza concedergli la possibilità di vedere dietro le quinte, dove si preparano gli attori o se volete dove si muovono gli ingranaggi.
Una buona storia è come un buon trucco di magia, funziona se non riuscite ad immaginare quale sia il trucco,  funziona solo se meraviglia,  solo se il piacere dello stupore supera e rende superflua la voglia di svelarne i segreti.
Una buona storia blocca il lettore sulla pagina, e non lo trascina al suo interno tra gli spazi bianchi, dove tutto diventa prevedibile e scontato, uno chef non vi rivelerà mai l'ingrediente segreto che rende quella ricetta più buona delle altre, anche se è identica, questo se volete è il grosso handicap della prima parte della saga del Mangia-peccati ( e pure della seconda!). Manca l'ingrediente segreto e la ricetta,  la struttura non è diversa da mille altri media simili, immaginando una linea temporale, La morte di Jean De Wolff, si colloca una decina d'anni prima del re dei thriller polizieschi cinematografici (Seven), e qualche anno dopo uno di quelli della carta stampata: I delitti della terza luna di Thomas Harris.
In questi però la magia funziona, cattura, intriga, la storia scorre in funzione dei personaggi e non il contrario.
La miniserie di David è scontata, i personaggi sono svuotati della loro personalità e sono ridotti mattoncini che disegnano la linearità di un domino che l'autore decide di far cadere troppo velocemente.

Senza parlare del Mangia-peccati, personaggio intrigante solo nei pronostici soggettivi che nascono durante lettura,   e che la frettolosità con cui David si adopera a chiudere la miniserie svuota di qualsiasi potenziale accattivante contenuto.
90 pagine o giù di lì, in cui salvo solo il primo adrenalinico incontro-scontro tra Parker e l'assassino psicotico, ma sopratutto i dialoghi, che nonostante risentano degli anni in cui sono stati scritti (...anni di che poi? quelli sono anche gli anni di Watchmen), sono abbastanza coerenti con le location della storia, molto poliziesco con ciambella e caffè lungo, insomma.
Ma che per tante superficialità non merita di essere tenuta in considerazione. Non a quel prezzo comunque.

Deludente anche il ritorno del Mangia-peccati, seconda parte del volume , in cui l'autore rifacendosi alla cara vecchia schizofrenia, ci reintroduce l'alter ego sdoppiato dal killer, ridotto stavolta ad una voce nella testa, purtroppo anche in questo caso potenzialità delle soluzioni scelte sono inversamente proporzionali ai risultati ottenuti, del ritorno del Mangia-peccati si salvano solo le matite di Sal Buscema, artista che per un certo periodo di tempo ha stupendamente curato la testata di spidey,  e, nel mio caso, attuendo la mia nostalgia per lo spigoloso Ron Frenz.


Voto finale: evitate se potete, e se proprio volete leggere di uno psicopatico come si deve in casa Marvel rimediate, la miniserie Foolkiller di Steve Gerber, apparsa anni fa sulle pagine del Punitore Star Comics, violento e delizioso fumetto in cui si assiste al ritorno dell' Insanicida, un vigilante che ammazza secondo un proprio contorto codice morale, miniserie in cui Gerber lavora parecchio sull'aspetto psicologico del personaggio, regalandoci una minisaga ben concepita e decisamente cool e metropolitana, altamente godibile nonostante i disegni a volte troppo sempliciotti di J.J. Birch.
Baci ai pupi.