Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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giovedì 29 gennaio 2015

Il bonellide di John Costantine

Lo sappiamo tutti ormai che il media fumetto è stato legato a quello cinematografico e televisivo con nodi ormai impossibili da sciogliere. Come ve la speiegate se no la cosa che alle famose fiere del fumetto statunitensi, gli ospiti sono più attori che autori?
questa cosa può dar fastidio ai soliti fondamentalisti, ai puristi della nona arte, che vedono le loro letture saccheggiate, e nozioni ed informazioni, che prima erano solo esclusivo appannaggio dei nerd, frutto delle loro molte ore passate in alienata lettura, sbandierate così ai quattro venti, da milioni di televisori al plasma.
Capitalismo & Globalizzazione. Il nerd pensava forse di esserne immune? Forse si, magari mentre manifestava il suo dissenso con la maschera di V in faccia, quella made in Korea.
Ma la cosa, questa infiltrazione di cui sopra, non deve essere vista come necessariamente un danno, al bar per esempio se non puzzate ecessivamente di stanza chiusa e scarsa igiene, potete sempre attaccare bottone con la tipa a cui piace Agents of Shield, insomma non tutto il male vien per nuocere.
Per esempio, in questo specifico caso, non possiamo non ringraziare la sorte per la serie di inanellati eventi che ci hanno portato in edicola finalmente una ristampa integrale e decente di Hellblazer Vertigo.
E gli eventi sono essenzialment e due: la moda del bonellide e la serie TV di Costantine.
Come dite? E' brutta? Non ce ne frega nulla.
E' evidente che la Lion  deve essersi trovata bene, se dopo il finale di Y, non ha chiuso la collana low cost Vertigo Dragons, anzi ha ampliato il numero delle così  tanto odiate testate desaturate di altri due titoli, Gotham Central di Brubaker e Rucka con Lark alle matite,ed appunto John Costantine.
Come è evidente che le due ristampe arrivano a cavallo dell'arrivo in tv dei due adattamenti seriali televisivi, in Italia, Gotham e Costantine,  che altro motivo avevano di rinominare Hellblazer, Costantine in edicola?
Il bacino in cui vogliono pescare i furboni della Lion non sono certo i puristi rompicoglioni, quelli lo sanno che la serie è Hellblazer, e Costantine è il personaggio.
Ma tant'è che se un appassionato di horror, lettore di fumetti, magari di Dylan Dog, dove adesso è arrivato uno che un pò Costantine lo ricorda, guarda i casi della vita, ed amante delle prime puntate del telefilm, vede Costantine in edicola, a quel prezzo, un pensierino ce lo fa.
La botta di culo della Salda Press insegna. The Walking Dead.
Il vantaggio è per quei nerd come il sottoscritto, che per un motivo o per un altro negli anni passati si sono persi questa invitante serie Vertigo, e se la ritrovano comodamente in edicola, mensilmente ed integralmente, a costi permissivi e per nulla proibitivi grazie proprio ai nodi di cui vi ho parlato nelle prime righe.
Eh si, dopo essere passato per mano ad un paio di editori, ed essere stato ristampato più volte, in maniera non sempre ordinata da Magic Press, Planeta ed  RW -svuoto i magazzini accorrete gente- Lion, va detto, aprendo una parentesi, che l'eccessivamente caotica varietà di brossurati di varia grandezza, era tale da scoraggiare la volonta di repupero anche nel più fervido completista, arriva come detto, a riempire i nostri scaffali vacanti, grazie alla febbre da bonellide e la fame tipica del capitalismo che tutto sublima e consuma.
Siete ancora qui? Perchè aprofittando della parola FAME vi volevo parlare finalmente del fantasmagorico numero uno di John Costantine, Rw Lion edizioni, mensile di 96 pagine in B/N, formato bonellide, da 2,95€, o 3,30€, dipende, presumo, dalla copertina che prendete, che contiene i primi tre numeri di Hellblazer Vertigo del 1988.
Scritta da Jamie Delano e disegnata da John Ridgway, Fame, è l' appetibilissima miniserie di presentazione dello scrittore, che prende le redini di un personaggio creato da Alan Moore nella sua indispensabile Swamp Thing, pluridecorata serie che di fatto, è  la serie che ha inaugurò con la sua prosa adulta, la linea Vertigo della DC.
E' un bonellide, ma ne ha di cose da raccontare questo albetto.
Fame si lascia leggere tutta d'un fiato, la prosa di Delano è ricercata, la narrazione mai lenta, i personaggi ben caratterizzati, le situazioni accattivanti e la storia, sopratutto la storia è appassionante.
Le coincidenze della vita hanno voluto che negli ultimi mesi mi sono avvicinato a Delano, nei fumetti in cui è succeduto all'inarrivabile Bardo, ebbene tocca dire che come con il Capitan Bretagna, Delano ha saputo catturare benissimo la caratterizzazione del personaggio di Costantine ideata da Alan Moore, adorabile per esempio, la continuity che si impone le pagine in cui appaiono le vittime dell' Ivunchè, lo spirito demoniaco che Costantine sconfigge grazie all'aiuto della cosa della palude proprio nelle pagine dello Swamp Thing di Moore.
I disegni di Ridgway, checchè ne dicano i maniaci del colore e delle edizioni originali, non sono troppo danneggiati dalla desaturazione.


L'adattamento, fidatevi, non violenta molto l'opera, parliamo d'altronde della fine degli anni '80, e ad esclusione di Totleben su Swamp Thing, la linea Vertigo non eccelleva per il contributo grafico nei suoi fumetti, i mostri sono arrivati dopo quando l'etichetta Vertigo, è divenuta sinonimo di una certa concezione elitaria di fare fumetto.
Hellblazer, insomma è un must have, e se per leggerlo finalmente in maniera ordinata ed economica, devo rinunciare al colore, conecedetemi il francesismo, masticazzi, la leggerò, mesnilment, senza sclerarmi cercando lotti interi su Ebay, svenandomi per comprarli, o stando dietro alla caotica riproposta dei fondi di magazzino Lion, con l'ansia di perdermi qualche numero, come è successo a parecchi con il famoso Invisibles #02. 
Quindi in chiusura il consiglio di fumettopenia è di lasciarvi rapire dallo stile di Delano e di innamorarvicivicipititì.
Io l'ho già fatto, anche se detesto i fumatori.
Quindi fate spazio ad Hellblazer in libreria, uh scusate volevo dire a John Costantine, perchè dopo Delano arriverà Ennis, ed il suo Costantine, dicono, è stato glorificato persino dal Bardo in persona.
Ed un ultima cosa tocca dirvela e farvela notare, ma se restate insensibili a passaggi come questo:

Fiuto la pista della memoria, girare tutti gli angoli familiari del Greenwich Village è piacevolmente doloroso. Come grattarsi una crosta.

Beh allora non c'è più alcuna speranza per voi, e Spider-Gwen vi aspetta tra qualche mese.

Baci ai pupi.

domenica 30 novembre 2014

Comprate The Invisibles!

Salve e ben ritrovati. Habemus una connessione internet stabile finalmente, lì nella nuova casa tra le nebbie, e quindi posso di nuovo mettermi alla tastiera e ammorbarvi con le mie non richieste opinioni.









Giro per la rete e mi imbatto sempre nella solita immagine:

Questa, in cui un fumetto della Bonelli, cita, non so per quale motivo una famosissima copertina di Spiderman.









O questa che introduce un nuovo personaggio in Dylan Dog, una sorta di villain, del quale più sento parlare, e più mi sembra un non ben identificato ibrido, un amalgam, se mi consentite il termine, tra il Constantine ed una delle poche ciambelle recchioniane riuscite col buco: Elton Cop.
Si lo so che ho detto Elton Cop, sto scherzando, provocavo i fans, ma avrete capito di chi parlo, quello che a sua volta in alcune storie ricordava Neil Gaiman, massì dai quello che si chiama come quei pazienti privi di documenti d' identità negli ospedali americani. Quello lì dai: John Doe.
Giro in rete e si parla solo di quello: del rilancio di Dylan Dog, di Bloch che muore, oppure va in pensione, o entrambe le cose, o -pericolosamente più probabile- nessuna delle due. Oppure di questo Ghost, John Ghost, che ha fatto la sua entrata nel mondo del fumetto italiano, da Lucca con un albo speciale, venduto (o regalato?) all'ultima fiera del fumetto, conclusasi qualche settimana fa, di cui si dice tutto e nulla, ma da quel che ho capito io, sembra sia, o un bisessuale, o uno che gli piacciono le ammucchiate, insomma sinceramente proprio non saprei dirvi, so però che mi fa stranissimo sentire di termini come Variant cover, per un fumetto Bonelli. So che questa tanto annunciata rivoluzione in casa Bonelli, finora, non si è vista, più che altro si è visto un adeguamento della stessa, ad un marketing aggressivo, che basa le proiezioni di vendita, più sull' hype, che sulla qualità stessa delle storie. 

Confesso di avere ripreso questo pezzo solo oggi, ed ero quasi tentato di cancellare, l'introduzione ipercritica, ma vedo che l'andazzo italiano non è cambiato, i riflettori del mondo del fumetto nostrano, sembrano tutti convogliati, verso ogni singola iniziativa, bonellide-recchioniana - sembra che saremo destinati ad un inverno scandito mensilmente dal martellante commento delle copertine  e delle storie di Dylan Dog, o ancora dal ridondante eco dei roboanti annunci di Orfani che diventerà o una serie TV o un cartone animato, o se il rincoglionimento è trasversale nei media limitrofi, entrambe.
Ora io posso farmi venire l'hype per molte cose, Dylan Dog, non rientra tra queste. Perciò se siete finiti qui nella speranza di leggere l'ennesima recensione sull'ultimo Dylan Dog, in cui Bloch, (NON)muore, mi spiace ma resterete delusi. Mentre blogger e tuber spostano l'attenzione sulla gestione di Roberto Recchioni dell'indagatore dell'incubo, qui da me oggi si caldeggia - anche se in ritardo - la lettura di qualcosa di decisamente più appetibile et interessante.
The Invisibles di Grant Morrison.
Pubblicata per la prima volta sotto etichetta Vertigo nel 1994, torna in Italia grazie alla RW LION, che evidentemente avendo ritrovato in quei famosi depositi Planeta una quantità evidentemente  elevata di rese, ha deciso di riproporre la serie in versione integrale. I perchè ed i percome non ci interessano, quel che ci interessa è che The Invisibles, pubblicata in Italia, prima per mano della Magic Press e poi per mano della Planeta De Agostini, torna ad affacciarsi dagli scaffali delle fumetterie d'Italia, per deliziarci con le sue pagine, ora ermetiche, ora pop e lisergiche, ma mai noiose.

La realtà per come la intendiamo, sembra essere solo un' illusione, tenuta in piedi da una non bene identificata minaccia, che per ora resta a tramare nell'ombra, e sulla cui dentità della stessa si può per ora solo azzardare qualche ipotesi. Quello che conta, è che Morrison è tornato da noi, con i suoi esperimenti linguistici, le sue trovate semplici ma geniali. Qualcuno di voi lo ha già letto? Avete visto la macchina del tempo?
Il bello del lavoro di Morrison è che sezionato,nasconde sempre una trama semplicissima, quello che la rende orignale, ed in certi passaggi persino complicata è il lavoro decorativo che l'autore scozzese opera sulla sceneggiatura, The Invisibles è zeppo di rimandi a vecchie teorie del controllo, e sulla fragilità del libero arbitrio, ci sono alcuni momenti nella lettura di The Invisibles mi sono chiesto se per il loro Matrix, i fratelli Wachowsky, si siano ispirati alla serie di Morrison.
Poi documentandomi in rete ho scoperto che Morrison accusò di plagio i fratelli registri, evidentemente non sono il solo ad aver subito il deja-vu durante la prima lettura del primo tomo. Che ovviamente è promosso a pieni voti.
Chi sono questi Invisibili?
Gli invisibili è una organizzazione rivoluzionaria segreta di stampo anarchico, che esiste e lotta contro i
Tom il Pazzo
controllori del genere umano in pratica da sempre. E' divisa in molte cellule, così autonome tra loro, al punto che non si conoscono tra loro, una sublimazione del genere spionostico, condita da elementi surreali dai colori così accesi, che durante la lettura, per chi ci è stato, fa venir voglia di tornare a Camden, e di corsa.
La storia si concentra su una particolare cellula, quella di King Mob, della quale facciamo la conoscenza proprio nel momento in cui arricchisce le sue fila, con l'arruolamento coatto del giovane teppista Jack Frost.
Come in Doom Patrol, il punto forte dell'appetibilità della serie risiede nella cura della caratterizazzione dei personaggi, e nello studio della forma della sceneggiatura, ritroviamo qui alcuni concetti cari a Morrison, riconducibili a varie teorie del complotto letterario, già viste nell'indimenticabile Doom Patrol.
Qualcuno di voi ricorda i sotterranei della CIA, nel fortunato rilancio Vertigo della Pattuglia del Destino? 
Morrison ha sempre adorato questi plot narrativi, l'idea complottistica che governi e grosse organizzazioni militari custodissero segreti o ordissero piani di controllo delle masse, - avvisatemi se sto facendo imbarazzantissimi errori sull'uso dei maledetti verbi - ed in Invisibles, tutto questo vi investe fin dalle prime pagine. Come in Doom Patrol, anche in The Invisibles, i personaggi contribuiscono a rendere la storia una piccola perla: King Mob è un cinico paranoico con poteri psichici, la misteriosa Ragged Robin ed il travestito Lord Fanny, sembrano essere custodi di un tipo di potere di origine magico, poi ci sono Harlem Boy, una donna di colore ed il nuovo arrivo, il giovane Jack Frost, e ovviamente Tom il Pazzo, il mentore che nel primo volume svelerà al giovane Jack il vero volto della realtà, e la vera missione degli Invisibles, ovvero renderla visibile al resto del genere umano. Effettivamente Matrix, deve molto a questa lisergica serie.
E' stato un piacere ritrovare Steve Yeowell alle matite, è dai tempi di Sebastian-O, che non mi imbattevo nelle sue tavole, così anatomicamente fedeli al realismo, eppure così acide allo stesso tempo, come in Sebastian-O, la carrellata di cattivi, nei quali ci imbattiamo in questo primo tomo, è resa particolarmente inquietante dalla matita di questo disegnatore.
Insomma per chiudere mentre fan e groupies si affannano per rivestire d'oro il nulla riciclato bonelliano, qui a Fumettopenia, e mi spiace seriamente se la cosa vi urta o vi irrita, spero che la cosa non incrini il nostro rapporto, proponiamo il recupero di The Invisibles di Morrison, che aggiunto al Miracleman di Moore, al nuovo Sandman di Gaiman, ed alla ristampa dello Scalped di Aaron, sono a nostro discutibilissimo parere le uniche letture per le quali vale la pena spenderci dietro soldi ed attenzioni al momento.
Poi ovviamente voi con i vostri soldi ed il vostro tempo, ma sopratutto con il vostro prezioso, ed ancora in misura minima recuperabile, cervello, siete liberi di farci quel che volete, ma poi non venitemi a dire che non vi avevo avvisato.  Questo primo tomo di The Invisibles, si è lasciato piacevolmente leggere, l'alchimista scozzese, aiutato dal talentuoso Steve Yeowell, ha fatto la sua magia, ed il suo filtro d'amore per il surreale ha attecchito alla grande, gli invisibili, fanno riflettere, inquietano, ma sopratutto divertono, ed a 17€ a botta, in questi tempi tristi, specie per quel che concerne il fumetto non è affatto una cosa da sottovalutare. Ora confidiamo tutti in mamma Lion per una distribuzione regolare.                      
 Baci ai pupi.

venerdì 15 novembre 2013

Tipo da mare


Seaguy Vol. 1  - G. Morrison- Cameron Stewart brossurato a colori delle edizioni Planeta de Agostini 8,50€
Seaguy Vol. 2 - G. Morrison- Cameron Stewart brossurato a colori delle edizioni Rw Lion
10,95 €

 "Sai che cos'è un piumino?"

"Una trapunta."

"Una coperta. Solo una coperta. Perchè due come te e me sanno che cos'è un piumino? E' essenziale alla nostra sopravvivenza nel senso cacciatore raccoglitore? Allora cosa siamo?

"Siamo che ne so? Siamo....consumatori?"

"Esatto! Siamo consumatori Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona."

Ora, branco di nerd alla lettura, sapete che cos'è Seaguy?
E' una favoletta moderna, nient'altro che una favoletta moderna, una sorte di ode all' amicizia eterna, condita da qualche elemento  del 1984 di Orwell, con un protagonista che è sognatore ed amante dell'avventura, in un mondo privo di avventure, monotono, felice solo in apparenza, controllato dal despota di turno.
Quindi non è che sia questa grande novità, ma è anche normale, ormai siamo nel 2013, anzi nel 2014, e l'umanità, racconta storie da quando ha sviluppato il modo per farlo.
E per quanto ci risulti assurdo, anche Grant Morrison è umano, ed anch'egli attinge da quella millenaria uni-mente fatta di fantasie eternamente condivise dalla quale attingono i migliori (ed i peggiori) scrittori e narratori del presente e del passato, quindi dopo un paio di millenni il Deja-Vu ci può stare.
Quello che rende Seaguy appetibile, è la firma dell'autore inglese, quello che Morrison usa per ricoprire la struttura base, il suo proverbiale ingrediente segreto, che ha generato un mutante tra i nerd, il morrisoniano, una prosa elaborata e cervellotica, in alcuni passaggi addirittura incomprensibile (specie nel primo volume, che ha dalla sua comunque l'anticonformismo della la sconfitta dell'eroe).
In Seaguy c'è molto di Flex Mentallo, l'avventuriero in un mondo senza avventure, è una tematica che affascina Grant Morrison, il senso di disadattamento dell'eroe in calzamaglia, che sopravvive al sacrificio estremo durante l'atto di salvare il mondo, stereotipo della Golden e della Silver Age, e resta intrappolato in un mondo che non ha più bisogno di lui, (almeno apparentemente, non dimentichiamoci dell' Occhio, Mickey Eye, Orwelliano). La Chimera del nostro Bellerofonte.
Ecco letta così, con la giusta chiave, la doppia miniserie di Seaguy è appetibile e divertente, ma ripeto che è un prodotto di nicchia, da prendere solo se vi piace Morrison, quel Morrison etereo e visionario che riesce a dare il meglio quando lavora sotto l'etichetta Vertigo, che sia chiaro non ha nulla a che vedere con il Morrison degli X-Men della Marvel.
Letto con queste premesse, Seaguy, è un buon acquisto, in caso contrario restatene a distanza.
Personalmente mi è piaciuto, ma credo mio malgrado di rientrare in quella fascia di lettori che potreste definire Morrisoniani, magari conservo ancora un certo sano ed indisposto distacco per certi suoi lavori, come la parentesi galattica della Doom Patrol (DC Essential n°2), ma più che altro mi piace molto, e trovo la sua prosa veramente eccellente.

"I suoi baci sono più dolci di meringhe e cioccolato! Il sole non ha rivali finchè lui non si è svegliato!"
Magari ad alcuni lettori questi slanci non fanno nè caldo nè freddo, nel mio caso, mi lasciano inspiegabimente rapito. 
La seconda miniserie pubblicata dalla RW Lion è molto più godibile della prima pubblicata anni fa dalla Planeta, in termini di sceneggiatura, Gli Schiavi di Mickey Eye, si lascia leggere più facilmente, anche se le secret origin del satellite della Terra (parlo della Luna) ipotizzate da Morrison nel primo volume, non possono che divertire il lettore.
Ai disegni un Cameron Stewart decisamente in corda, tavole pulitissime e chiare, con un tratto sobrio che argina in alcuni passaggi i voli pindarici di Grant Morrison, quasi fosse l'ancora che tiene saldo nel reale i concetti visionari del buon Grant. 
Il Voto finale? Un generoso 8.00.

Se ne raccomanda l'acquisto? Ai fan di Morrison sicuramente. 

Il primo volume edito dalla Planeta è indispensabile per capire la storia? Si, direi di si, più che altro per capire, in che tipo do mondo ci troviamo e per capire chi sia questo misterioso Tonno volante che appare come visione al protagonista. Ovviamente la RW Lion, pur pretendendo 10,95 euro per l'acquisto del volume, si guarda bene dall' inserire uno straccio di redazionale per l'opera, quindi come sempre per fumettopenia, le edizioni italiane delle major del fumetto nel nostro paese non vanno mai oltre il 5 scarso, nemmeno a sto giro.
Super-mega-conclusioni
La miniserie attualmente edita dalla Rw Lion è migliore della prima, tuttavia l l’una è indivisibile dall’altra, nel complesso queste quasi 20 € di spesa totale sono consigliate (che consigliare è diverso dal raccomandare badate bene!) agli amanti dell’autore scozzese.
Con le dovute premesse, Seaguy è una piacevole lettura, ma non è una lettura che proporrei ai lettori a digiuno di Morrison, né comunque la infilerei nella best-five del visionario creatore della miglior Doom Patron che il DC Universe abbia mai visto.
Insomma nella classica diatriba tra nerd, della serie chi è più forte Ellis o Morrison, non mi sognerei di sfoderare Seaguy come carta vincente, quindi lascio alle vostre disponibilità monetarie l’ultima parola.




L’angolo del Nerd - Visto che sono ancora in modalità ricerca di citazioni, mi ha divertito vedere che effettivamente il Character di Sea Guy sia ispirato dall’attore norvegese Max Von Sydow, l’attore protagonista del bellissimo film di Ingmar Bergman del 1957, Il settimo Sigillo, la cui scena più famosa è la partita a scacchi con la morte, che apre e chiude il primo volume, quello edito dalla Planeta.
Baci ai pupi.


martedì 1 ottobre 2013

Favole a basso costo

Vertigo Legends 01- C'era una volta Fables 01  di Bill Willingham e  Lam Medina Vertigo Comics - 96 pagine b/n formato Bonelli 2,90€. Editore RW Lion.


Ok, l'hype coltivato in tutto questo tempo per l'arrivo dell'economica di Fables si è sgonfiato di brutto nelle ultime ore dopo aver letto il primo albo, in tutta onestà questo incipit non mi ha affatto entusiasmato, a dire il vero Fables è una rilettura, tanti e tanti anni fa lessi il primo TP edito da Magic, ma la serie fu interrotta per limitazioni al budget. E' il brutto di tutta la faccenda è proprio questo, a quei tempi trovai geniale, l'idea dell'autore, ora vai a capire perchè, forse proprio perchè la conoscevo già, o perchè nel frattempo, il plot, per un motivo o per un altro si è abbastanza inflazionato, l'acquisto di questo volume che ero certo si affiancasse al bonellide mortifero della Salda, si è rivelato tutto tranne quella ficosità che pensavo, perciò prima di demolirlo del tutto, andiamo ai pro di questa riedizione di Fables:
Il prezzo - 2,90 € per 98 pagine o giù di lì, contenenti materiale Vertigo: sulla carta il nuovo albo è sicuramente un vincente, certo bisogna però che i compagni di squadra aiutino, in primis la distribuzione, che in casa RwLion non è proprio paragonabile ad un orologio svizzero, parlo delle edicole.
La desaturazione dell'opera, ossia il passaggio dal colore al bianco e nero, fa perdere molto alle tavole di Lan Medina, ma tiene i costi contenuti, quindi possiamo discutere della cosa fin quanto vogliamo, al contrario di TWD di Kirkman nato in scala di grigi, Fables (come il futuro Y) risentono dello sbiancamento delle tavole, ok tutti d'accordo, ma è un difetto annunciato e ridimensionato.
Sul fatto che sia un delitto sbianchettare queste tavole siam tutti d'accordo!
Se vuoi leggere Fables a 'sti prezzi, qualcosa devi perdere, quindi meglio cedere il colore piùttosto che ritrovarsi a leggerlo a colori in formato comic book, 20 pagine alla volta a 2,50€, come sta succedendo per Tom Strong ed Ex Machina.
La fattura dell'albo - (printed in italy, ormai lo sapete che dalle cineserie Bao notiamo anche questo, qui a Fumettopenia), è ottima, brossura solida, costina elegante, copertina rigida e lucida, buona carta, e udite udite, ghiotto contenuto redazionale, persino con un appendice in fondo all'albo che contiene il who's who delle storie appena lette. Quindi per quel che concerne questo aspetto, Fables della RW Lion in economica merita tranquillamente un dieci pieno.
Quello che si becca un misero cinque sono le prime quattro storie dela saga di Willingham, che non trasmettono assolutamente nulla, una detective story che introduce i personaggi, campata un pò in arria, decisamente pretenziosa, e senza molto senso alla quale dovrebbe seguire, nel secondo numero, una storia ambientata nella cosidetta Fattoria, dove risiedono le favole che non hanno sembianze umane.
Senza anticipare nulla a chi non ha mai sentito parlare di Fables, che per inciso non c'entra assolutamente nulla con quella oscenità di telefilm Once Upon a time, nonostante quei bricconi del merchandising su agli uffici, abbiano pensato bene di creare un richiamo subliminale in copertina alla serie tv, stampando sul logo, proprio le parole "C'era una volta".
Le favole che vivono a New York nascondendo agli umani la loro vera natura, devono fare i conti con un misoterioso omicidio, la sorella di Biancaneve, Rosa Rossa, è sparita lasciandosi alle spalle appartamento devastato, e pieno di pozze di sangue. Il giallo, come già detto un tantinello mediocre, che si dipana fino alla risoluzione finale in questi primi quattro numeri, fa da sfondo alla presentazione dei personaggi e del loro mondo, Favolandia, nonchè della  loro situazione di profughi nella New York degli anni 2000.
Farete la conoscenza di Biancaneve, di Re Cole, del Lupo, di Jack della pianta dei fagioli, di una sboccatissima Cenerentola, della Bella e la Bestia, di un atipico Principe Azzurro ed un inacidito Pinocchio, incazzato con la Fatina dai capielli turchini per averlo trasformato in un eterno bambino, con le voglie sessuali  di un ventenne arrapato. Il tutto disegnato da un Medina così anni '90, che di tanto in tanto si lascia andare disegnando splash page di sicuro effetto, come quella che vi ho postato più su. anche se inutile ricordarlo, desaturate perdono molto della loro appetibilità.
Insomma, tra i titoli che invadono le edicole tra settembre e ottobre:  una carrellata di nuovi titoli dell' Editoriale Cosmo ( di cui parleremo nel post Fiera, dedicando una recensione al fantasy La Leggenda, ed alla miniserie di 10 numeri franco- italiana, Il Decalogo), il nuovo bonellide VertigoRw Y L'ultimo uomo, ed il primo bonellide formato comics di Recchioni Orfani, Fables, nonostante l'incipit timidino, merita la vostra attenzione, a sentire tutti è una serie di tutto rispetto, ed è opinione universalmente condivisa che il primo arc sia uno dei più anonimi. Non resta che dargli fiducia per qualche altro numero, d'altronde dare fiducia a Dragonero è servito, non vedo perchè non darlo anche ad una serie che era ed è uno dei fiori all'occhiello della semi-compianta Vertigo.
Baci ai pupi.


sabato 7 settembre 2013

Lot 13, bentornato Glenn Fabry

Se la memoria non mi inganna, e ultimamente mi inganna molto spesso, l'ultima cosa valida che io abbia letto di Steve Niles, risale a tanto tempo fa sulla seconda stagione, per così dire, di Star Magazine, Aleister Arcane, miniserie di cui vi parlai quando scoprii che era finita gratis in inglese, in formato digitale su App Store.
Oggi torniamo a parlare di questo autore, che si accompagna con Glenn Fabry, il copertinista di Preacher e disegnatore del Thor di Ennis, per via di questa nuova miniserie edita dalla Lion per la solita DC, sulla collana Vertigo Library #04 un brossurato da 128 pagine che contiene per intero la miniserie Lot 13.


Non c'è niente del burtoniano Aleister in questo volume, non c'è alcuna morale contro le crociate dei perbenisti contro l'horror, in parte è una sana Ghost-story ultima generazione, quel filone di media che hanno reso fantasmi e anime vaganti qualcosa di più di uno spaventoso lenzuolo bianco evanescente e fluttuante al centro di una sala buia di un maniero abbandonato, roba da Fragile o Sesto senso insomma, dove l' orrore per quanto spaventoso non è mai quello che sembra. In parte è una storiella fedele ai canoni classici del genere, vale a dire che se da morto non sei nelle schiere celesti a suonare l'arpa, vuol dire che in  vita ( o in morte) qualcosa è andato storto, e per quanto bravo puoi essere stato a scuola in famiglia e con il vicinato, da morto diventi qualcosa di cui è meglio stare alla larga se si può.
Una famiglia di 5 membri si trova per una serie sfortunata di eventi a passare la notte in un palazzo in cui si fittano appartamenti per brevi periodi, tra quelle pareti però saranno investiti da una serie di eventi splatter che culmineranno con il solito finale a sorpresa, del quale voglio dirvi poco e nulla.
La storiella di Niles è carina, forse un pò troppo ingenua la parte della sceneggiatura che concerne i dialoghi, o la caratterizzazione, che può però risultare troppo piatta anche per via dei tempi narrativi abbastanza ristretti delle tavole. In compenso non mancano i colpi di scena, ogni capitolo si chiude con una funzionale splash page che lascia il lettore ansioso per leggerne il seguito, in  finale è una lettura che si fa presto a terminare tutta in un volta, io l'ho letta in quaranta minuti di treno, e dopo l'ho riletta per gustarmi meglio le
tavole di Fabry.
Partiamo con le valutazioni, il signor Niles è uno che con l'Horror è di casa, e a questo punto della recensione, ho ritrovato in questa groviera che ho al posto del cervello, anche il ricordo dell'altro fumetto letto e valido di questo autore, l'adattamento disegnato da Bolton di una storia di Clive Baker, the Yattering and Jack.
Quindi un sette pieno ci sta -parentesi di dialoghi sempliciotti a parte- Niles confeziona una sceneggiatura con un crescendo di colpi di scena, con la "macchina da presa" che si sposta da una parte e dall'altra del confine tra la vita e la morte, fornisce al lettore ora questa ora quella motivazione, quasi una variante del fantasma di Canterville di Wilde, che come detto fa il verso alla nuova generzaione di Ghost Story.
Un abbondante nove invece per il lavoro di Fabry, che regala una tavola più bella dell'altra, con disegni più realistici e meno caricaturali delle copertine di Preacher, merito anche forse del colorista Adam Brown che ne addolcisce i toni ed i contrasti.

L'edizioe italiana? Diamogli una sufficienza, il brand è il solito della RW, che non  considera proprio di vendere il formato da 120 pagine o giù di lì a prezzi inferiori ai dieci euro, a mio modestissimo parere un volume del genere a 8 euro potrebbe persino andare a ruba, con il tam tam dei lettori, perchè obbiettivamente per gli amanti del genere è una bella lettura, ma 13 euro? Non credo che spopolerà in fumetteria, in quella di cui mi rifornisco di solito ne sono arrivate solo due copie, questo perchè non solo è relegata ad un determinato bacino di utenza, ma da quel bacino di utenza poi deve pescare tra quelli che effettivamente hanno 13 euro che gli avanza nel portafogli, contento il signor RW, ho semsso di cercare di capire certe strategie di mercato degli eeditori di comics in Italia, d'altronde qui da noi è tutto distorto, caricaturale, perche mi ostino a cercare una morale, una coerenza o una logica nel mondo del fumetto? Solo perche io amo i fumetti? Non regge come motivazione.
Io da cultore del signor Niles (anche se la memoria non mi aiuta a volte) l'ho preso e con non poche remore visto che mi aspetta il terzo volume di Sandman a fine mese. Caldeggiarne l'aquisto? Solo per il tipo di lettori di cui sopra appassionati, per lo squartamento compulsivo, ma per esempio è fin troppo ovvio che tra Dark Blue (lo splatter di Ellis recensito qua sotto) a 11,00 € e questo a 12,95€ non c'è nemmeno da porsi la domanda, Lot 13 è di gran lunga un prodotto più appetibile.

 Ah! Un ultima cosa, è stampato in Italia. e per me non è poco.
Baci ai pupi.