Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

venerdì 19 luglio 2013

Pacific Rim




[…e mentre scorrevano i trailer dei prossimi film in uscita, una sorta di Neon Genesis Evangelion, firmata da Del Toro, del quale credo che farò tranquillamente a meno…cit. me stesso dalla recensione di Superman] Perchè nella vita la coerenza è tutto.

Ieri pomeriggio,  ho stanziato un budget: 3,50 € sovvenzionabili fino a 5€, e mi sono   posto due opzioni: i Vendicatori di Hickman o i Robottoni di Del Toro? 
Ho scelto la seconda,  perchè ancora una volta. la Panini ha scelto di costruire un albo seguendo la solita equazione a loro cara - Serie Valida ( stando alla critica) + pippa  (stando alla mia opinione)- quindi ho optato per il cinema.
 D’altronde spendere 3,50 euro per un albo che sicuramente si conclude con “continua…”, onestamente non mi sembrava un granchè come investimento, quindi ho preso portafogli , chiavi e moglie -quest’ultima in verità molto stizzita  ad entrare in sala, quando ha scoperto che l’avevo imbrogliata e non stavamo andando affatto a vedere "Il fondamentalista riluttante"- e via, comodi sulla poltrona imbottita per  vedere sto film, che persino secondo la critica specializzata è da vedere assolutamente.

Ed è così che va, come diceva Johnny Gonzo Deep, in “Paura e Delirio a Las Vegas”, tutto fluisce secondo i capricci della grande calamita, effetto butterfly: io vedo il cinema a Roma al secondo spettacolo nel multisala di borgata, e sul vostro monitor, nel blog compare l'immancabile recensione.
Perció cominciamo.

Beh tanto per essere chiari -così si capisce la linea della recensione-  :questo film, dopo Godzilla e Cloverfield, è la prova che gli americani, le cose le fanno meglio, anche quando non è farina del loro sacco.
Guillermo Del Toro e la sua truppa, hanno preso un genere cinematografico tipicamente nipponico ed hanno concepito-realizzato-montato un film, superando alla grande i maestri orientali.
I puristi del filone, o del cinema in generale,  potranno puntualizzare questo o quel difetto quanto vogliono: d'altronde terreno fertile per far nascere e crescere rigogliose tante critiche c'è ne. Anzi vi dirò di più quasi pretendo di sentirle.  Specie dopo averne sentito di cotte e di crude sulla pellicola dedicata a Superman:
"Che schifo Zodd!"
"Che schifo Lois!"
"Che schifo la morte di Pà Kent!"
"Era meglio Cristopher Reeve!"
"Che stronzata la pennetta che funziona dopo 20.000 anni!"
Ma sparatevi va!
Sembra esista una fetta di pubblico, che si reca al cinema giusto per poi trollare sulle pellicole, negli appositi forum, una cosa che reputo fastidiosissima, ( come nel caso di Superman).
Beh i soliti criticoni possono anche sfregarsi le mani.  Pure in questo caso, materiale per feroci critiche non manca.
Assoluta piattezza della caratterizzazione dei personaggi, che sono ridotti a stereotipi. Imbarazzanti dialoghi,  e chi si diletta in letture nipponiche vi avrà già detto che la trama del film è identica a Neon Genesis Evangelion, a livello di sceneggiatura poi, ci sono buchi grossi come bocche di vulcani, specie nelle scene finali nei combattimenti sott'acqua, e parlando di finale, OCCHIO ALLO SPOILER,  è identico all'epilogo del godibile The Avengers di Whedon.  FINE SPOILER
Eppure nonostante tutto è un film carinissimo e di ottima fattura. Il montaggio delle prime sequenze che introducono la storia sono eccezionali. Non sono arrivati nemmeno i titoli di testa che ci si ritrova davanti il sunto della guerra contro i Kaiju, in pratica un omaggio ai mostri della mitologia filmica nipponica, degli esseri mastodontici (realizzati stupendamente) che emergono dagli abissi oceanici, da un portale dimensionale, e che portano morte e distruzione sulle coste dei continenti. L'Ozymandias di Alan Moore insegna: il nemico del mio nemico è mio nemico, specie se è alto come un grattacielo e grosso come uno stadio da football, e ad ogni colpo di zampa (o coda) spiana quartieri interi.


Pertanto i mostri sono la ragione grazie alla quale i popoli del pianeta si uniscono,  all together, romanisti e laziali, leghisti e terroni, Montecchi e Capuleti,  per la creazione di una superarma che possa tener testa a quesa invasione.
E se i Kaiju commemorano Godzilla e co. i Jaeger, i Robottoni giganti che rappresentano la principale linea di difesa terrestre sono un omaggio a tutto quello che c'è stato a cominciare da quando Go Nagai imbottigliato nel traffico da qualche parte in Giappone si è immaginato che alla sua auto sbucassero le gambe, e cominciasse a correre via (true story) ed ha inventato Mazinga Z,  a finire al manga Neon Genesis Evangelion.
Robot giganti antropomorfi pilotati da esseri umani, con la cabina di comando posta nella testa, che si attivano quando questa si attacca al resto del corpo.
E via si va, daglie de Deja-vu, vi basterà vedere la prima attivazione, del primo Jaeger, quello analogico (?!), e ricordi che credevate fossero andati persi, nella vostra mente vengono richiamati prepotentemente dalla potenza di quelle scene, da quelle inquadrature, perché Pacific Rim è tutto qui, una dose d’infanzia  per la generazione cresciuta vedendo Goldrake e Mazinga, nient’altro, e se lo spirito in cui entrate in sala è questo passerete  131 minuti in assoluta estasi. Perché Del Toro non si limita ai combattimenti tra grattacieli, per gli amanti del genere c’è proprio tutto, persino il resto del cast suggerisce alla memoria i vecchi cartoni della bella gioventù.


D’altronde Charlie Day e Burn Gorman, i due scienziati, chi dovrebbero ricordarvi, se non i pazzoidi caricaturali che abitavano il Centro Ricerche di Mazinga Z o la Fortezza delle Scienze?
Il Dr. Newton Geiszler, tatuato come un ergastolano di rebibbia o il suo socio saturo di tic, come fanno a non ricordare gli eccentrici dottori, tipo il dottor Saotome in camice e zoccoli in legno di Jetter robot?
 Come suggerito, nelle critiche da muovere, trama e personaggi sono stereotipati, non ci sono sfumature di sorta, buono e cattivo, punto, alcune situazioni come lo spaccio della carne e delle ossa di Kaiju, sono volutamente estremizzate. E' il discutibile sense of humoer tipicamente americano, ma ce sta, non stona. Stonava forse la Vedova nera quando alla vista del serpentone volante dice: "non mi sembra l'ideale per una festa." Mentre intorno a lei cadono alieni come la prima neve decembrina? E’ inutile gridare “Ma che stronzata!”
Come detto non è un film per cinefili, è per passare una serata a foraggiare il pupo che portiamo dentro, perché rimarra difficile non gasarsi nel vedere il Jaeger estrarre la spada, o i pugni a razzo durante le sane scazzottate in titanio in centro. Quando trascina un transatlantico per l vie di Hong Kong, per sciabolarlo in faccia al Kaiju, sarà dura trattenere le urla isteriche et estatiche. Non farete caso nemmeno più alla moglie che poverina si è addormentata a 40 minuti dalla fine. E ti chiede innocente "E quello quando è  morto?!"
Del Toro è si quello degli Horror cerebrali e psicologici come il “Labirinto del Fauno”, o dell’inquietante “Non avere paura de buio”, ma ha già deliziato noi nerd con la sua tecnica, infatti è quello del secondo capitolo di HellBoy, The Golden Army,  e se vi è piaciuto lì, qui anni e anni dopo di progressi teconologici in materia di effetti speciali, lo amerete.
A me è strapiaciuto, dovrei vergognarmene? Ma anche no.
La vita non è fatta solo di Ran  e Il posto delle fragole, ogni tanto un po’ di caciara ci vuole.
Quindi non indugiate oltre, i robottoni sono tornati, e se temete il flop Transfomers, non preoccupatevene, Pacific Rim è tutta un’altra cosa..
Baci ai pupi.
Scappate al cinema!



                              

martedì 16 luglio 2013

Echo: l'Amore-di una donna- salverà il mondo!

Mi faccio i complimenti da solo per cosa sta diventando fumettopenìa, dinamica e con  parecchie persone che vogliono collaborare! 
Con me sfondano una porta aperta, per più motivi: più siamo più si legge, più si commenta, inoltre è sempre meglio avere più punti di vista, specie meno polemici dei miei, che mi rendo conto a volte mi fanno figurare come un vecchio disilluso che va in giro con il cappotto logoro spingendo un carrello della spessa sbraitando contro il capitalismo (cit. Woody Allen - Io e Annie).
Diamo il benvenuto a Roberto Cesano, penna di una sensibilità sicuramente maggiore della mia, per non parlare della prosa, meno spartana e più ricercata, vi lascio al suo commento su Echo di Terry Moore, che pare sia un ottimo fumetto, sarà il cognome che automaticamente aumenta le potenzialità dei geni di chi lo porta? Alan Moore, Terry Moore, Tony Moore, Juliane Moore, Micheal Moore, Roger Moore, Demi Moore mah!
...e sembra che anche l'edizione italiana, si allontani molto dal concetto di "rapina senza pistola" tipici della Bao e della Lion.
Over mi levo dalle scatole e vi lascio in compagnia di Roberto e la sua opinione su Echo.
Buon luglio, a tutti. 



Julie Martin è una giovane donna intenta a scattare foto nel deserto texano, quando la sua vita è definitivamente cambiata ed il suo fato si incrocia a quello dell'intera umanità.
La dottoressa Annie è in volo nello stesso luogo dove Julie transita, quando è uccisa da
un missile lanciato dal suo capo, il dottor Fosterr dell'HenRI, il centro di ricerche per cui la sfortunata donna ha brevettato la lega 618; un metallo liquido dalle proprietà semi-divine. 
Annie esplode, con addosso una tuta della suddetta lega ed una pioggia-biblica- sommerge la malcapitata Julie che si ritrova frammenti di tale metallo sul proprio corpo. Due donne 

differenti si legano indissolubilmente ed inizia una disperata corsa per salvare il mondo dalla follia tecnocrate dell'HenRI e dell'esercito USA, decisi a usare la lega per motivi bellici. Ma la  scoperta della defunta Annie potrebbe causare la fine del mondo. 

Dopo la bella saga di Strangers in Paradise, nel 2008 Terry Moore, illustre rappresentante del fumetto indipendente a stelle e strisce, ha deciso di confrontarsi con nuove tematiche e generi, senza lasciarsi completamente alle spalle il proprio background: ecco Echo una complessa opera di oltre 600 pagine, edita in Italia dalla Bao Comics-che detiene i diritti di tutti i comics di Moore- e presentata in edizione completa. La fantascienza si mescola a quello che è una sorta di viaggio iniziatico per Julie e Dillon, il fidanzato belloccio e innamorato della defunta Annie, allo scopo di comprendere ciò che sta accadendo alla ragazza e i poteri straordinari della lega, mentre son inseguiti da un folle barbone, dotato anch'egli della lega e di una poco gradevole furia omicida. 
Il fascino di Strangers era insito nella bellezza di personaggi immersi nella quotidianità, come la rotonda
Francine precaria professionalmente e negli affetti; nell'affresco corale in grado di parlare di sessualità e desiderio al di là dei clichè omo/lesbo/etero.
In Echo è la volontà ferrea di una donna a salvare la Terra dall'apocalisse, in contrapposizione alla visione del progresso come estensione fallocratica degli istinti violenti del Maschio umano. Ad aprire ogni capitolo del fumetto, c'è una frase di Einstein sulla pericolosità dell'atomica e del progresso, come sterile atto di distruzione e Moore illustra e sceneggia una dissertazione sul tema ancestrale dell'uso della scienza, attraverso una trama con temi che gli sono cari ed il suo bel tratto, personalissimo. Il fumettista ama le donne e la loro complessità e le omaggia rendendole protagoniste dei suoi lavori, in quello che è un trend ormai trentennale ispirato ai manga ed all'emancipazione che le figure femminili dei comics  USAvivono dagli anni '70 in poi. Tuttavia se Katchoo e Francine e le altre di Strangers sono dei personaggi tridimensionali, dotati quasi di vita propria, in Echo i protagonisti sono più appiattiti e bidimensionali: Julie è una sorta di Francine, in bolletta ed alle soglie di un sofferto divorzio tuttavia il tratto più distintivo è la misteriosa scatola, che custodisce e che ha irritato l'ex marito-probabilmente dei dildi-, per il resto durante la narrazione, svanisce inglobata da Annie la cui personalità pare essere impressa sulla lega. Ma Julie non sembra scioccata nè realmente turbata da questa fusione, se non in rari siparietti comici cari a Moore.
Annie , d'altronde, è una sexy scienziata con boyfriend prestante, una coscienza etica ed un Q.I. da genio. Paiono molto più riusciti i personaggi di contorno, come Ivy madre e guerriera e lo spietato pr di Foster, un giovane uomo gay che sacrificherà i suoi affetti per compiere un lavoro sporco. Ma su tutti spicca sia psicologicamente come resa grafica, Pam la sorella psichicamente disturbata di Julie; una pazza Cassandra in grado di leggere tra le righe dell realtà.
 A mio avviso il vero punto dolente è il barbone omicida: se non avesse un'identià particolare sarebbe un personaggio perfetto, la giusta antesi per la spaventata e fragile Julie. Ma Moore, limite presente in tutte le sue opere, sovraccarica il fumetto di miriadi di sotto-trame e questa è forse la più improbabile , seppur chiara intenzione dell'autore sia farne una metafora del binomio Dio/Scienza.
Anche Strangers nella sua bellezza è denso di buchi narrativi ed improbabili svolte, però la straordinaria capacità di Moore di ritrarre i sentimenti dei suoi "figli di carta" sopperiva a tali limiti. In Echo, invece la presenza di elementi narrativi disomogenei ed improbabili non è supportata da una finezza psicologica spiccata e l'opera ne soffre. Certo è sempre un pregevole fumetto di un autore dotato, la cui lettura è consigliata sia per la maestria delle immagini che per la trama coinvolgente, ma permane la sensazione che Echo sia la classica opera di mezzo, vista anche l'intrigante fascinosità di  Rachel rising"l'ultima fatica di Moore-, che fino ad ora è una miscela riuscita di elementi orrifici e personaggi interessanti. Un passaggio obbligato tra la serie che ha consacrato un giovane e talentuoso fumettista ed il suo futuro artistico, che non è un fiasco ma neppure un capolavoro indimenticabile viste le pecche. Non a caso , Moore presenta alla fine della saga, personaggi di Strangers- non li nominerò per non spoilerare- più come un simbolico cordone ombelicale che per creare un universo narrativo coeso-almeno così pare finora- in un ruolo minore ma decisivo .
Anche il tratto ,seppur sempre piacevolissimo, non presenta le innovazioni grafiche presenti in Strangers, ma ciò è anche dovuto ad un impianto avventuroso più spiccato rispetto a esso.
Punti in comune: la solidarietà femminile, la cospirazione del Potere costituito contro il benessere dei più e l'amore come salvezza. Una donna, anzi due , salvano il mondo, peccato che Julie svanisca quando dovrebbe essere la protagonista di questa serie.
L'edizione Bao presente sia in versione normale che deluxe in fumetteria ha il grossonlimite di aver ristretto il formato originale dell'impaginazione e visto il costo, non proibitivo ma neppure popolare, avrebbe potuto presentare inserti e schede editoriali sull'autore e l'opera.


Roberto Cesano

giovedì 11 luglio 2013

Hawkeye - questo si che è un fumetto



Due righe di presentazione:

Dunque, quando mi ha contattato il Bar del fumetto per una collaborazione, mi sono sentito decisamente gratificato per l'invito,  in quel momento ho realizzato che effettivamente allora c'è qualcuno che guarda il blog, ed io che pensavo che i dei 29.000 accessi almeno 20.000 erano le volte che entravo io, per vedere se qualcuno aveva commentato questa o quella recensione.
Per me era già allucinante pensare che ci fossero persone che leggevano i miei pezzi, (è dai tempi delle collaborazioni su Fumetti di Carta che la penso così), ma che tra questi poi, ci fosse addirittura qualcuno che li ritenesse validi, onestamente per me, era pura fantascienza.
Quindi grazie Bar, sopratutto per la bella botta di autostima.
Per un blogger in erba come il sottoscritto che ha fatto della democratica incertezza la sua filosofia di vita ( cit. Luciano De Crescenzo), è stato davvero un piacere, ritrovarsi su Twitter, un tale genuino invito.
Quindi bando alle ciance e cominciamo subito.



Hawkeye altresì noto come bentornato Mr Fraction
 

Avevamo già parlato del nuovo Hawkeye di Fraction-Aja, in tempi addietro, ne riparliamo oggi, in virtù dell'edizione italiana targata Panini.

Innanzitutto siamo sinceri, questa rivoluzione Marvel non si è rivelata finora quella gran figata che tutti professavano.
Al momento non c'è quasi nulla che trovi tanto interessante, da spenderci il prezzo di copertina, vale a dire che là dove c'è davvero una serie appetibile, c'è la questione dei comprimari pessimi, o i recuperi indesiderati che ti gela ogni entusiasmo, poi per carità, Nonna Marvel  e Mamma Panini sono come il McBurger, nonostante tutto, per quanto le si possa denigrare e criticare, avranno sempre una fetta cicciotta sul grafico a torta, di affezionati per i quali andrà sempre tutto comunque bene.
Persino quando gli diranno che Cap in realtà non era stato sparato con una pistola normale, bensì con un arma speciale che aveva spedito la sua coscienza in una sorta di dimensione onirica, troverete quelli che "ma si dai tutto sommato ce sta".

Personalmente sarà dai tempi di Civil War che non conto i giorni che mi separano dall'uscita di un nuovo albo, giusto Remender e la sua Uncanny X-Force mi hanno dato questo brivido, nient'altro, le serie regolari, ormai tocca farsene una ragione, seguono regole di merchandising che trascendono qualità e potenzialità, sia dei personaggi che dei loro autori.
La lettura seriale esige ormai un approccio e aspettavive più contenute. Non per altro , se non per vivere meglio questa passione.
Ed evitare travasi di bile quando avete tra le mani cose spaventose come la versione in calzamaglia di "Datemi un martello", per gli amici nota come Fear It self.

E non a caso cito proprio Fear it self, penultimo (?) megaevento del Marvel Universe di imbarazzante bruttezza, - mai così brutto ed inutile come Secret Invasion, comunque -  perchè in sala regia di questo ennesimo megaeventone c'era lo stesso autore della miniserie di cui andiamo a parlare adesso.

Bentornato Matt Fraction 

E' dai tempi di Iron Man che non ti si vedeva tanto in forma ed ispirato, essì perchè il tuo Iron Man, diaciamolo, è stato qualcosa di così bello da leggere da come non se ne leggeva da tempo, per quello che conerne testa di ferro, dobbiamo risalire alle prime due Stark Wars degli anni '90, per ritrovare qualcosa di altrettanto godibile, tempi in cui alla Marvel c'era gente come Bright, Micheline, Byrne e Romita Jr. Era ora che ti appioppassero una serie staccata dal gioco della continuity, che ti sciogliessero dagli obblighi di mercato e ti lasciassero briglia sciolta, cosi tanto per scrivere qualcosa di interessante.
Abbiamo dato lettura alla nuova miniserie su Hawkeye, su Marvel Select #010 che proprio in questi giorni vi ammicca dagli scaffali delle fumetterie di tutta l' Italia ormai, ed è davvero una gran bella roba.

I super arcieri nei fumetti, non hanno una prosperosa continuità, vedi Green Arrow, a parte la stupenda parentesi metropolitana ambientata a Seattle di Mike Greel, non mi ricordo altre run degne di essere ricordate, tanto meno la penultima ambientata nel bosco a forma di stella, sorto a StarCity, durante il pessimissimo Giorno più Splendente.
Per Clint Burton vige la stessa regola, la vita editoriale di questo character, per lo più è stata una lunga sconnessa confusa corsa, su noiose montagne russe, che lo hanno visto impersonare più ruoli: Occhio di Falco, Ronin, Golia, è stato eroe ed anche criminale, capo e gregario, ma nulla di qualsiasi cosa abbiate letto su Occhio di Falco, può preparavi a questa deliziosissima miniserie.


Okay This Looks Bad

Le cose si mettono male: Fraction come Palahniuk, adotta una frase e la rende un tormentone, un didascalico ritornello impanato d'adrenalina, incipit che apre le danze della lettura o che sublima i momenti topici della narrazione, una secchiata d'acqua fredda che l'autore ci tira addosso appena apriamo l'albo.
Noccioline per le scimmie che vi ritrovate dietro la schiena, brutti Marvel Zombie che non siete altro.


Un delizioso Clint Burton, o meglio una sublime interpretazione di questo Characters che supera per appetibilità persino quella proposta nell'universo Ultimate.
Underground, metropolitana, anticonformista, ma sopratutto umana tanto dannatamente umana, come nemmeno autori passati come Byrne hanno saputo scrivere, e si consideri che in mano a certe penne questo personaggio è persino passato attraverso un divorzio, tematiche sociali forti, ma non abbastanza da tirargli via di dosso la calzamaglia.
Cosa invece riuscitissima a Fraction, che parla prima ancora dell'arciere, dell'uomo.
Con una sceneggiatura divertente, veloce, assolutamente piacevole.
Grandioso l'uso delle didascalie in prima persona, grandiose le situazioni, i dialoghi, le citazioni, e le fonti d'ispirazione dalle quali l' autore attinge per questa miniserie candidata agli Eisner Award 2013 con ben 5 nomination, e delle quali ne sapremo di più dopo il 19 luglio.


Hawkeye Year One

Se Leggendo Hawkeye, avrete un dejavu che vi riporterà al bellissimo Batman Year One, non spaventatevi, come detto la sceneggiatura di Fraction è volutamente, didascalica ed immediata. La colpa sarà anche di Aja, l'illustratore ( che concorre agli Eisner) prende molto da quel Mazzuchelli, ma le somiglianze si fermano qui, le due miniserie sono separate da decenni, è la dinamicità, la cinecità che li diversifica, strutturazione delle tavole, storytelling, e sceneggiatura sono il frutto delle contaminazioni della cinematografia del fumetto moderno. Ad  avallare la tesi, la prima storia è deliziosamente traslata su più piani temporali, e nel finale della seconda, rimane davvero difficile  non pensare a  My names is Earl leggendo le ultime pagine di quest primo numero? 
La mia lista delle cose da fare, in quelle tavole tutto porta a pensare al simpatico e genuino antieroe del serial tv. ansioso di rimettere a posto la sua vita e nel suo piccolo il mondo.
Ecco, nel suo piccolo, son le parole chiavi per questa miniserie. Nel suo piccolo Burton, lontano dai Quinjet o dagli Skrull, tenta di raddrizzare i piccoli ma umani torti che affligono le società metropolitane moderne.
I disegni poi...il lavoro di Aja, rende  inequivocabilmente questo fumetto più grande, altro che Allred. Buttatelo al secchio.
Sublime le citazioni sparse nei primi due numeri. che vi riporto nelle foto.
Senza spoilerare una sola riga della trama, mi sento di consigliarvelo senza riserve, di inserirlo nella lista delle cose da avere a voi la scelta come: in inglese, in italiano, in albetti smilzi o in un unico volume, comprandolo, taccheggiandolo, o anche facendovelo prestare senza poi restituirlo, fate voi, ma  fate in modo di metterci sopra le vostre mani sudaticce da nerd, e sopratutto leggetelo, anche più di una volta.
Perchèc Hawkeye di Fraction e Aja, fa quello che dovrebbe fare un buon fumetto, divertire. 
E diverte eccome, se ha divertito un rompicoglioni come me, andate lisci. 
Più appetibile persino di Soldato d' Inverno.
Ed alleluia proposto in un monografico, 3,00€  per 48 pagine, fedeli a quello che recita la copertina, visto l'andazzo è già tanto. 
Tenetelo d'occhio (di Falco).
Baci ai pupi.



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domenica 7 luglio 2013

Il lato oscuro dell' Universo



Finalmente è tornato qualcuno ad aiutarmi nella gestione del Blog! Più siamo, più leggiamo più recensiamo.
Qui di seguito c'è l'opinione di Dario sul nuovo Dark Universe, la nuova testata RW che ha fatto storcere il naso a parecchi lettori, specie i fan del nuovo Animal Man, passato da un volume monografico, ad uno spillato in multiproprietà.
Buona lettura. E buone ferie a chi ci è già, ed una serena estate a tutti gli altri.

E' ormai passato più di un anno da quando la Lion ha iniziato a pubblicare il materiale legato al reboot completo di tutti i titoli di casa DC Comics. Oltreoceano, dopo un annetto di rodaggio, hanno iniziato a tirare giù due cifre e a potare di conseguenza i rami secchi. Così albi come Justice League International, Hawkman e diversi altri sono stati cancellati, di conseguenza la nostrana Lion è costretta a riadattare il proprio parco testate: comprimari che vengono sostituiti, altri spostati da una testata all'altra, varo di nuovi formati e nuove proposte e chi più ne ha più ne metta.

Nella rete della riorganizzazione cadono anche due serie che mi stanno particolarmente a cuore e delle quali vi avevo già parlato in passato: Animal Man e Swamp Thing. Inizialmente presentati su volumi monografici contenenti circa 6/7 episodi originali, dopo sole due uscite gli avatar del Rosso e del Verde, indissolubilmente legati tra loro, convergono nel nuovo mensile Dark Universe, un'antologico che dovrebbe presentare gli alfieri del lato oscuro del nuovo universo DC.

Insieme ai due personaggi sopra citati trovano posto tra le pagine del nuovo mensile anche le avventure dello Straniero Fantasma e la serie dai toni fantasy Sword of sorcery. L'esordio di Dark Universe coincide anche con la pubblicazione dei numeri datati Novembre 2012 delle varie serie americane, mese nel quale furono pubblicati dei numeri 0 che andavano a definire le origini dei vari personaggi all'interno di questo rinato universo narrativo.  Un buon punto di partenza per i lettori che avranno a disposizione due serie nuove di zecca e un episodio introduttivo per i serial di Animal Man e Swamp Thing prima che deflagri lo scontro del Rosso e del Verde contro la Putrefazione nel crossover Mondo Putrido.

Ma veniamo ai contenuti. Non è difficile intuire come i due protagonisti difensori della flora e della fauna siano la portata principale di quello che si spera sarà un lauto banchetto.  I due numeri 0 a loro dedicati, oltre a presentare le origini dei due personaggi, cementificano il loro legame scavando nel passato e fondono gli avvenimenti narrati in questi due numeri speciali a quelli già presentati nelle due serie regolari e a quelli che arriveranno nel prossimo arco narrativo. Il trait d'union dei due episodi è il tentativo dell'avatar della Putrefazione, Anton Arcane, di distruggere i due difensori della vita. Vedremo come incarnazioni passate di Swamp Thing e Animal Man soccomberanno al temibile nemico e come, per intercessione del Parlamento degli alberi e dei Totem della vita, quelle attuali muoveranno i primi passi. Ottimo il lavoro svolto da Scott Snyder (Swamp Thing) e Jeff Lemire (Animal Man) che inseriscono questi numeri 0 nella scia di quanto già mostrato sulle rispettive serie mensili, decisamente valido anche il contributo artistico dei due disegnatori. Sia Kano che Steve Pugh offrono un ottimo storytelling riuscendo a infilare nelle storie tavole originali che mostrano tutto l'orrore e la particolarità delle vicende narrate.

Dello Straniero Fantasma, oltre a qualche apparizione su altri albi DC, non avevo mai letto nulla e nulla conoscevo della storia di questo strano personaggio. Da quel che mi è parso di capire, cosa mai detta chiaramente in questa storia di presentazione ne nelle note dell'albo, Phantom Stranger sembra essere proprio il Giuda Iscariota della tradizione cristiana. La pena per il vile tradimento quella di vagare nei secoli ignorato dalla gente, eterno straniero, vestito della tunica dell'amico tradito (il Cristo stesso direi a questo punto) e di una collana fatta di trenta denari. Prima di espiare la sua pena sarà costretto per trenta volte ancora a ricorrere al tradimento ai danni di altrettanti amici/conoscenti. In questo numero zero assisteremo a quello nei confronti di Jim Corrigan, il futuro Spettro di casa DC. La storia imbastita da Dan Didio crea la giusta curiosità per un personaggio che potrebbe rivelarsi interessante e fuori dagli schemi. Matite classiche ma senza particolari guizzi di Brent Anderson.

L'episodio introduttivo di Sword of Sorcery presenta una portata principale e una breve storia d'appendice. Amy Winston è una ragazza poco integrata, costretta dalla madre a continui spostamenti da un capo all'altro degli U.S.A., una situazione che Amy comincia a non digerire più. La madre promise tempo addietro alla figlia che al compimento del suo diciasettesimo compleanno l'avrebbe riportata a casa, dai suoi familiari, nel luogo dove è sepolto il padre morto da tempo. Peccato che questo paese di origine si trovi in un'altra dimensione, in un regno dove diverse famiglie sono in guerra tra loro, ognuna di esse legata a una pietra preziosa. E' qui che Amy assumerà l'identità di Amethist. Messa giù così sembra una cazzata, inoltre il fantasy non è mai stato nelle mie corde, vedere poi l'apparizione nelle ultime vignette del nuovo John Constantine mi indispone ulteriormente. La scrittrice è Christy Max che non conosco, i disegni sono di Aaron Lopresti. Un poco meglio la storia d'appendice che rinnova il mito di Beowulf e Grendel ben disegnata da Jesus Saiz. Non ho ben capito come questa si leghi alle vicende di Amethist, tutta l'operazione mi puzza però di buco nell'acqua. Staremo a vedere.

L'ago della bilancia per la buona riuscita di questo antologico  potrebbe rivelarsi la serie di Phantom Stranger. Ho piena fiducia nell'operato di Snyder e Lemire ma non vedo grandi speranze per il proseguio di Sword of Sorcery, tutto sta quindi nelle mani di Dan Didio. Tre buone serie su quattro non sarebbe un cattivo risultato, due sarebbero invece un po' poco per un mensile che dal secondo numero costerà 5,95 costringendo i fan di Animal Man e Swamp Thing a pagare anche per altre due serie dal futuro incerto (qualitativamente ed editorialmente parlando). A questo punto non sarebbero in pochi a rimpiangere quei bei volumi monografici.

mercoledì 3 luglio 2013

Un quartetto per JB

E' annunciato per Novembre l'omnibus che raccoglie le avventure dei Fantastici Quattro firmate da uno dei più grandi autori del fumetto americano degli anni '80: J. Lindley Byrne.
Il fumettista statunitense (chissà come mai io ero convinto fosse canadese), ha praticamente scritto e disegnato tutti i maggiori characters dell'universo supereroistico, trasversalmente, dalla Marvel alla DC, il suo Man Of Steel, (specie il suo Luthor) è stato l'unico significativo tra i tanti reboot di Superman, dal postCrisis.

Faccio tutto io

In Marvel, alla faccia dei moderni architetti, per tutta la decade degli anni '80, ha segnato con il suo stile ogni personaggio di rilievo della casa delle Idee, lasciando un indelebile impronta nella continuity dell'universo 616:
Capitan America - dal 1979 al 1980, serie in cui rilancia il gruppo degli Invasori ed il personaggio di Union Jack.
Gli X-Men - dal 1977 al 1981 a braccetto con C.Claremont, ha creato ed illustrato la saga della Fenice Nera e la bellissima Days of Future Past.
Nel 1983, ha creato gli Alpha Flight, il gruppo di supereroi Canadesi, introducendo interessantissimi Characters, per un breve periodo ha curato anche il Golia Verde, in poche pagine ha separato fisicamente Bruce Banner dal suo alter ego Hulk. Una gestione brevissima interrottasi per divergenze con le alte sfere Marvel.
Ha formattato la Visione durante la sua gestione dei Vendicatori della Costa Ovest. Sede nella quale si è concesso anche il vezzo della creazione dei Vendicatori dei grandi Laghi. Un eccentrico super-gruppo, finito nell' immenso cast di supporto del MU, e che non molti anni fa se la vide con Deadpool, durante la Civil War. Usanza, quella del creare nuovi characters sotto contratto, che oggi giorno è decisamente sparita. E Mark Millar, tempo fa vi ha anche spiegato il perché.
Byrne, nel 1985 ha scritto, dimostrandosi anche un autore lisergico e visionario, The Sensational She-Hulk, allucinata ( ed unica?) run dedicata alla gigantessa di giada, vista in Italia grazie a Max Bunker Press, Super Comics. 
Nel suo curriculum figurano anche I Campioni, visti recentemente sugli scaffali Panini, ed Iron Fist (in italia pubblicato anni fa da Comic Art).
Nel 1990, dopo aver riscosso un enorme successo in casa DC, dove si e occupato del rilancio di Superman, ed aver gettato le basi per la nuova Justice League America, con la godibilissima miniserie Legends, una caccia alle streghe  in latex, decisamente ammiccante ed innovativa, con dialoghi e situazioni intriganti, è tornato in casa Marvel per  rilanciare Namor the Submariner. 
Durante i sensazionali primi numeri, soddisfacendo la sua passione per la golden age, la continuity, e le opere prime dei suoi predecessori, con una serie di tavole piene di memorabili e precise citazioni,  il numero 13 Reap the whirlwind, a tal proposito è un tuffo nel passato Kirbyesco del Marvel Universe. Riportando alla luce i vecchi nemici che atlantideo, combatteva durante il suo periodo di militanza  negli Invasori, come il nazista Master Man, ma non solo. È in queste pagine che ritroviamo la Prima Torcia Umana e si legge della rinascita di Spitfire. Personaggi di cui ha goduto persino la run di Capitan America firmata da Brubaker. E' in Namor, che tra l'altro, Byrne sperimenterà la colorazione al computer delle sue tavole. Tecnica che non abbandonerà più e che userà anche nelle sue produzioni da indipendente (come Next Men e la rivisitazione per la DC dell'Omac di Kirby.)

All in the family


Un autore immenso, che al pubblico italiano di una certa età, è rimasto molto a cuore per via del fatto che, in pratica, il ritorno del fumetto supereroistico in  Italia, dopo la disfatta della Corno, ha avuto quasi sempre la sua firma: Fantastici Quattro, Capitan America, gli X-men, in appendice all' Uomo Ragno...
Tra il 1981 ed il 1986, per 61 numeri ha scritto la run più importante della famiglia Richards, per godibilità, seconda forse solo a quella degli autori originali, Lee e Kirby. (Hickman è fuori concorso)
Un lustro di emozioni, ed avventure, nel corso delle quali non sono mancati eventi importanti della cronologia per il Marvel Universe: tipo la nascita del nuovo araldo di Galactus, la bella Nova (Frankie Raie, figlia di un altro characters tanto caro a Byrne, il professor Horton, creatore della prima Torcia Umana).
La migrazione degli Inumani dal Tibet alla Luna, ancora 'arrivo di She-Hulk al posto della Cosa, o il ritorno di Jean Grey, di cui era comunque complice della morte insieme a Claremont.
Insomma, una grande run disegnata sempre con un tratto di altissimo livello, che anzi a dire il vero si è evoluto numero dopo numero. Opera sicuramente meno smaliziata delle moderne produzioni, come per esempio la run di Millar, ma che rappresenta un immancabile pezzo della storia dell'universo Marvel nella vostra collezione. 
Amante di plot narrativi tipici della sci fi classica, come le avventure galattiche , incontri ravvicinati, i paradossi temporali e dimensioni parallele, o anche di sceneggiature a base di super cattivi dai piani estremamente Machiavellici, ( il suo Dottor Destino o il suo Annihilus ne sono esempi lampanti), Byrne è stato forse il primo autore ( e fino ad Hickman, l'unico), a cogliere l'essenza delle avventure della famiglia Richards, lo spirito originale infuso (sarà corretto dire infuso?) al fumetto dal duo Lee-Kirby ed arricchirlo di tematiche più emancipate, per l'epoca. 
Un nucleo familiare di avventurieri, ancor prima di supereroi, dediti alla scoperta, una caratterizzazione della Cosa e della sua situazione di mostro che è un monumento all'opera di Lee & Kirby. Contestualizzata agli anni in cui è stata pubblicata, considerazione da non dimenticare alfine di ridimensionare dialoghi e situazioni talvolta troppo ingenue, Byrne ha comunque arricchito la run con svariati colpi di scena, anche di natura sentimentale: la rottura tra Ben e Alicia, il passaggio della Ragazza Invisibile a Donna Invisibile, e lo sviluppo di quest'ultimo personaggio come membro piu potente del gruppo, una vera e propria Wondermonenizzazione di Susan Storm. 
La storia d'amore tra She-Hulk e Wyatt Wingfoot, altro characters rinato dalle ceneri della gestione dei padri fondatori. Un lustro di storie nelle quali il quartetto di avventurieri dovrà lottare con nemici di ogni calibro, da Galactus, Terminus, ad Annihilus, passando per il cattivissimo Mefisto, esplorare le sconosciute vastità della Zona Negativa. Difendersi dai complicati piani di conquista del Dottor Destino, andare alla ricerca del padre di Richards, e persino ponderare sulla possibilità di evitare l'olocausto, uccidendo anzitempo Hitler. Tutto questo senza dimenticare la fondamentale umanizzazione del fumetto: Byrne trasforma la famigliola superpotente in una società che deve fare i conti con spese bollette e clienti, ma particolare ancora piu godibile, è che è con questo autore che si cominciano ad evidenziare le conseguenze ed i danni delle mega risse in mutandoni, concetto che verra sviluppato anni dopo nella miniserie Damage Control. Piccolo sottovalutato gioiellino della Marvel anni '90.
Insomma una lunghissima gestione, con delle fisiologiche parentesi meno brillanti, ( la ricerca di papà Richards è ridicola), che comunque rappresenta, come la run di Simonson su Thor,  o Miller su Devil, una fondamentale colonna su cui si fonda il moderno Marvel Universe. 

L'edizione italiana

Findomestic e la Banca del Sangue Transilvana, hanno già preparato interessanti modalità per aiutare i lettori nell'acquisto di questi mattoni, ne prevedo due, visto che l'edizione americana conta 1000 e passa pagine,  considerando il mercato economico ed i prezzi che girano, prenderli pagandoli in comode rate o in sacche di sangue è un ipotesi sempre meno improbabile.
Come quello di Thor, le tavole sono state ricolorate, riaccendendo i colori, quindi non chiamiamola solo ristampa, sarebbe riduttivo. Se siete tra quelli che amano quel genere di pubblicazioni, preparatevi ad una spesa di almeno 140 euro (due volumazzi da 70), io le rifuggo come la peste, l'unico omnibus che ho in casa è quello di Losers, dato che recuperare la serie integralmente era abbastanza complicato e dispendioso, visto che in Italia ha avuto più disordinati editori (Magic Press e Planeta). 

Vintage costa meno

I colori di una tavola originale...
La prima edizione degli F4 di Byrne in Italia risale alla Star Comics, nei primi 67 numeri più o meno (in realtà il primo numero a firma di J. Byrne arriva solo con il numero 4, un timido esordio nel quale il quartetto si batterà con il mistico Diablo
Che ci crediate o meno, quando la Panini ha annunciato la pubblicazione del mattone di Byrne. Io mi sono messo alla ricerca dei molti numeri che mi mancavano, ed ho letto la run sugli albi Star, con una spesa complessiva sotto gli ottanta euro, il bonus è dato dal fatto che ripiegando sui vecchi albi,  - costo medio 1€, escludendo i primi 5 o 6 numeri, che arrivano anche a dieci, ma anche in quel caso Cheapy-gen ha risparmiato ripiegando sulle raccolte - ci si ritrova anche con l'omnibus del Daredevil di Frank Miller. Che a quei tempi usciva in appendice ai Fantastici Quattro, e che nei primi sessanta numeri ha pubblicato tutta la run dell'autore di Dark Knight, più la bellissima "Rinascita" disegnata da Mazzuchelli.
Quindi se la matematica non è ancora un opinione sono circa 200€ euro  (sommate i due omnibus di Byrne più quello di DareDevil) contro i circa 70€, spesa da affrontare recuperando la serie Star Comics. Io il mio dovere di rompicoglioni risparmiatore livello avanzato l'ho fatto anche stavolta.
Nel mio caso la scelta tra 70€+70€ sull'unghia per dei mattoni  intrasportabili, rispetto ad una settantina d'euro a rate, per degli albi, comodissimi, che è stato divertente anche ricercare, tra scaffali di fumetterie e scatole alle fiere, non c'è paragone. Scelgo il vintage economico, sopratutto perchè non avevo ancora il Devil di Miller.
...e la ricolorazione sull' Omnibus. Daje de "contrasto e luminosità"!

Continuity maddechè

Credo di trovare qualche spalla, tra chi legge, se affermo che la gestione Shooter della Marvel, abbia sì vistosi i natali di pietre miliari, come questa Run, quella di Simonson su Thor e Miller appunto su Devil, è vero anche che per contrappasso abbiamo assistito a cosette davvero brutte.
È in seguito ad una discussione con Shooter, che Byrne, interruppe il suo prolifico lavoro sulle testate Marvel.
Per la precisione una storia di Hulk, che Shooter bocciò.
Considerando che da lì a qualche mese Byrne sarebbe passato alla DC per il bellissimo Man Of Steel, noi nerd del futuro, non ringrazieremo mai abbastanza  la spocchia di Shooter.
Un editor in chief che aveva  nel suo armadio però?parecchi scheletri, insieme ad Al Milgrom si macchiò per esempio di un tremendo crimine - Guerre Segrete II, ma più in generale della creazione dell'essere noto come l'Arcano.
Byrne come altri autori si ritrovó nell'84 a partecipare al primo grande cross-over, vale a dire una miniserie pilota la cui trama che si ripercuoteva su tutte le singole testate contemporanee. L'anno dopo la DC avrebbe letteralmente umiliato questa operazione con la sua epica Crisis on Infinite Earths, cult-comics da possedere senza alcun dubbio, al termine del quale però, ci furono molte critiche  riguardo al fatto che in pratica peró non ci fu un vero e proprio reboot del DC Universe, e molti autori continuarono a scrivere le loro storie laddove Crisis le aveva interrotte.
Le viperacce della Marvel però non ve lo diranno mai, ma di imbarazzanti errori furono confezionati anche  durante le Guerre Segrete, a tal proposito Byrne ( e Shooter) ne fece uno colossale, e vi ci imbatterete leggendo questa godibilissima run. Tranquilli non vi dico nulla, ma vi accenno solo che riguarda Destino, le storie contenute nei numeri Fantastic Four #259 (pre-Secret Wars) e #268 (post-Secret Wars), denotano una assenza completa di comunicazione tra Editor-in-chief e redattori.

Conclusioni

Un pò di ritocchi del colore, non possono giustificare un prezzo del genere, nè la definizione di "opera restaurata", con Photohop, ci vuole più tempo ad aprire il file che a vivacizzarne i colori smanettando sul contrasto e sulla luminosità.
Il mastodontico lavoro di Byrne sugli F4 è consigliato? Assolutamente si, ripeto contestualizzandolo agli anni in cui è stato prodotto, così da ridimensionare alcune ingenuità narrative, è altamente consigliato agli amanti del quartetto, ai sedicenti storici della Marvel, ed anche a chi ha voglia di leggere un pò di avventure di supereroi allo stato puro. A quei prezzi? Mi conoscete, assolutamente no.

Forza allora è tempo di distruzione.
Baci ai pupi.




martedì 25 giugno 2013

Man of Steel l'opinione di Fumettopenia

Quante ne sto sentendo su questo film, ho letto un' imbarazzante quantità di commenti negativi al riguardo, che quando la cassiera mi ha passato il biglietto, ho pensato: "Stai calmo, non può essere peggio di Daredevil, non lasciarti influenzare da qualche opinione letta in giro scirtta da qualche hypernerd o dai marvel-zombie"
Su facebook i commenti selvaggi si moltiplicavano come batteri in una sacca di pus, e mentre scorrevano i trailer dei prossimi film in uscita, una sorta di Neon Genesis Evangelion, firmata da Del Toro, del quale credo che farò tranquillamente a meno, pensavo proprio a quelli, a quei commenti indignati, tipici dell' Italia pallonara, quelli che se ce fossi stato io in panchina usavo uno schema diverso.
E sono proprio felice di essere uscito dalla sala contento e soddisfatto, Snyder ha diretto un gran film, e Nolan ha scritto una sceneggiatura deliziosa.
Il film è bello dall'inizio alla fine, è un geniale pre-Clark Kent, perchè come diceva il Bill di Tarantino: "Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman; quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent" 



E qui c'è appunto un Superman, torturato dalla sua diversità, via la macchietta dell'adolescente ansioso di sfondare nel football, qui cè un ragazzo messo in guardia dal padre adottivo dalla volubile natura umana, nei flashback del film, c'è tutto il meglio del Superman scritto da Geoff Johns e Joseph Michael Straczynski.
La Kripton Nolaniana, è una miniera di gustose citazioni: Matrix (i figli coltivati), Hickman ( la società geneticocentrica dei Figli del Domani del Richards Cattivo nella quarta stagione degli Ultimates), c'è il terra-forming del Gundam di Y. Tomino, o se volete dell' Aliens scontro finale di Cameron, ed è proprio grazie a questo concetto che Nolan spiega alla grande la Fortezza della Solitudine sepolta tra i ghiacci.
Il nazionalismo militaresco che muove il personaggio di Zodd, suscita il delizioso Deja Vu per la Kripton del Superman di Alan Moore - L'uomo che ha tutto, e pazienza se si manifesta ai terrestri apparendo sui monitor le tv ed i cellulari di tutti il  mondo, e pazienza se, cito l'Antro Atomico del Dott. Manhattan:
"Gli alieni ti mandano la newsletter", d'altronde Bendis in Secret Invasion ha fatto la stessa cosa.
Pazienza se c'è una pennetta usb che contiene l' IA di Jor El, un cristallo forse avrebbe suscitato meno ire e sollazzi?
Un applauso a Nolan, altro che critiche, che trova lo spazio per citare anche la miniserie di Busiek-Immonen, negli ultmi cinque minuti, unica parentesi dove la sceneggiatura fa sorridere per la soldatessa che trova Superman sexy.
Questo film ripeto, è fantastico, IMHO, opinione che credo valga quanto i feroci commenti che si leggono in giro, argomentare le critiche dicendo che ci sono "dialoghi agghiaccianti" e "piattezza narrativa"...cioè, è un film su Superman, se vuoi ricchezza c'è Sorrentino nella sala di fianco.
Nolan si concede qualche licenza, è vero, la morte di Jonathan Kent per esempio è meno stilosa di quella in All Star Superman, i cambiamenti su Lois Lane, ok, è verò ve lo concedo, ma non mi sembra giustifichino questa gogna .  X-Men l'inizio, con Xavier coi capelli e lo stupro cronologico e caratteriale fatto trasversalmente su tutti i  personaggi, a me, a quei tempi, sembrò molto più irritante e stucchevole.
Il mio consiglio è di andare a vederlo, anche più di una volta, Snyder confeziona scene, di impareggiabile bellezza, scandite da una colonna sonora epica di Hans Zimmer (Il Gladiatore, La sottile linea rossa,  L'ultimo Samurai), uno che sa bene come esaltare musicalemente fotogramma dopo fotogramma.
E Cavill, etichettato prima ancora di essere visto, su forum e blog come l'ennesimo manzo inespressivo, e magari chi lo critica, c'ha la fisionomia del pacco da sei, e del McChiken de Luxe è perfetto per la parte, è un dio greco, una statua in carne ed ossa che impersona alla perfezione la possenza dell'uomo d'acciaio. Dai lineamenti duri e lo sguardo dolce, Reeve, dalla sua meritatissima nuvoletta, checchè ne dicano i soliti nostalgici puristi, non ha nulla di cui lamentarsi sulla scelta dei suoi successori. 
Bravo Cavill, bravo Snyder, bravo Nolan, bravo Kostner, bravo Crowe, bravo Shannon Terence Stamp, puo ritenersi soddisfatto per l'erede, brava Amy Adams, mi eri piaciuta in Julye e Julia, ti ho adorato in The Fighter, e mi sei piaciuta qui, nei panni della bella Lois Lane.
Grande sceneggiatura, grandi scene, grandi musiche, un film deve fondamentalmente divertire, e questo lo fa per 145 minuti, Fantastici Quattro, Daredevil, Spiderman 3 o il recentissimo First Avengers hanno fatto altrettanto? Ma anche no. Io con Cap mi sono addormentato.
Filate al cinema Superman è tornato....baci ai pupi.