Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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lunedì 12 ottobre 2015

Il Rocketeer di Dave Stevens


Due parole su Dave Stevens
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Dave Stevens nasce nel 1955 in California, e nel suo curriculum figura di tutto: a 19 anni è l’assistente di R. Manning per le tavole domenicali di Tarzan, successivamente dopo il 1977, concentra i suoi sforzi sul mondo dell’animazione, disegnando gli storyboard per alcuni cartoni animati della Hannah & Barbera, tra cui l’adattamento della Justice League al piccolo schermo, in Italia noto come Super Amici.
Per Hollywood firma gli storyboard dell’Indiana Jones di Spielberg, I Predatori dell’Arca Perduta e il famosissimo videoclip di Micheal Jackson, Thriller.
Le sue prime incursioni nel campo dei comic book sono collaborazioni con alcune fanzine per le quali firma delle illustrazioni, molte delle quali arricchite, dalla presenza di soggetti femminili di innegabile fascino.

Lavorerà poi ancora con Manning per la sua strip su Star Wars, e per la Marvel per la quale inchiostrerà alcuni What if?, come il numero 11.

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– Piccola parentesi: Il numero 11 di What If?, scritto e disegnato dal Re, è veramente una storia assurda anche per un What if?, ipotizzava infatti un mondo in cui i raggi cosmici avessero trasformato nei Fantastici Quattro i primi uomini della Marvel Comics: Mr Fantastic era Stan Lee, la Torcia umana, Sol Brodsky, Vice Presidente alla Marvel Comics, Kirby nei panni della Cosa e Flo Steinberg, segretaria alla Marvel Comics nei panni della ragazza invisibile. (Peri più curiosi, in Italia, Star Magazine 14)

Nel 1981 la Pacific Comics, commissiona al giovane autore, 6-10 pagine per un comic book, l’editore non dà alcuna indicazione per il soggetto, nè alcun limite, Stevens ha carta bianca.
Un malcelato amore per la star degli anni ’50 Bettie Page e per il fumetto pulp degli anni ‘20, sono due degli ingredienti della serie a fumetti che sta prendendo forma nella sua testa, Stevens inoltre,voleva creare le avventure di un eroe con un razzo, con storie ambientante in un mondo in cui aereri e vecchie automobili fossero una sorta di costante scenografica, ecco il fertile terreno su cui germoglia Rocketeer, il characters che lancerà come un missile, lo stesso Stevens nell’olimpo degli autori dell’epoca, insieme a nomi come Steve Rude e Jamie Hernandez.
In una intervista fatta dal giornalista Thomas Martinelli e apparsa su Grandi Eroi n. 15 Comic Art Editore (Luglio 1987), il volume che ospita il primo arc di Rocketeer, con le origini del personaggio, Stevens si definisce un autore con ancora molto da imparare, confessa la sua passione per i classici dai quali cerca di carpire qualche segreto, autori come Eisner, Steranko, Kubert, Toth, Bennet, Manara e Pratt, ma quel che mi ha conquistato di Stevens è quello che si aspetta la gente riceva dai sui fumetti:

“Cerco di realizzare storie sollevanti, non mi piacciono troppo quelle tristi e deprimenti. Non ho un vero messaggio, mi basa che qualcuno compri il fumetto e si diverta. Sento di avere raggiunto il mio scopo quando rendo il lettore felice, e per adesso è sufficiente. Per ora mi basta solo fare del mio meglio con storie d’avventura e buoni personaggi sperando che alla gente piacciano.”

Rocketeer

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E Rocketeer è piaciuto tantissimo al pubblico, fin dalla prima apparizione in appendice allo StarSlayers di Mike Grell (Pacific Comics), Un Inkpot Award come autore nel 1986, insieme ad artisti del calibro di Dave Gibbons, Moebius e i fratelli Hernandez.
Un Kirby Award nello stesso anno per la miglior Graphic Album, sotto etichetta Eclipse.
E leggendo il primo arc è difficile restare indifferenti al fascino di Rocketeer, ancor prima di scivolare nei noiosi tecnicismi da recensori spocchiosi, impossibile non spendere due parole sulla caratterizzazione dei personaggi: Cliff Seword è fin troppo umano, nei suoi comportamenti, è aviatore in un circo acrobatico e vuole ciò che vogliamo tutti, successo, una bella donna da amare e tanti soldi.
Queste sono le venali priorità che muovono Cliff nella primissima avventura di Rocketeer, un adrenalinico dramma, pieno di azione, passione, spie, complotti, sparatorie ed inseguimenti che mi ha tenuto legato al volume fino all’inevitabile ultima pagina. E sono certo terrebbe incollati alla poltrona anche voi.
Difficile non soffermarsi sulle tavole in cui compare la volubile fidanzata di Cliff, anche lei, così reale nella caratterizzazione, che sembra possa strappare la pagina e sedervisi in braccio sempre che possiate permettervelo.
apAmfubBetty è liberamente ispirata alla regina delle pin up degli anni ’50, Bettie Mae Page, un chiaro omaggio alla modella nata a Nashville nel 1923 che ha legato il suo nome all’ immaginario erotico di un paio di generazioni di americani.
Al contrario di Cliff, passionale, testardo ed impulsivo, Betty è più pratica, ama Cliff, ma non quanto ama se stessa, nell’ultimo capitolo della prima avventura di Rocketeer, mentre pondera di accettare l’invito del fotografo Marco, di vivere per un periodo in Europa, si definisce una donna fatale, mentre sembra osservi le sue stesse sensuali curve, languidamente adagiate sul letto di posa.
La scelta di ispirare la fisionomia di Bettie alla famosa modella degli anni ’50 rinnovò tra i lettori una curiosità sulla vita della stessa, ma miss Page non è l’unico characters di Stevens ad avere una controparte nel mondo reale, il meccanico Peewe si ispira al disegnatore amico Doug Wildey, mentre il fotografo di Bettie, Marco di Hollywood, è liberamente ispirato al fotografo Ken Marcus, il famoso fotografo che ha immortalato innumerevoli modelle seminude per i paginoni delle riviste Playboy e Penthouse Magazine. Il cast di supporto di spie crucche ed agenti governativi sembrano scappati dalle pagine dei fumetti di Eisner.
Rocketeer come già detto, è prima di tutto un grosso atto d’amore alle avventure pulp degli anni’20 e ’30. Bellissimo e nostalgico.

rocketeer2bLa tecnica narrativa su Rocketeer è qualcosa su cui probabilmente torneremo più volte nel corso dei nostri incontri, perché si inserisce in un contesto di produzione di fumetti ormai estinto, sacrificato in nome della decompressione narrativa della moderna industria dei comics.
Tranne alcuni, si è persa la capacità di raccontare storie in un certo modo.
Stevens nel 1980, durante il processo creativo di Rocketeer ha un unico paletto, l’esiguo numero di pagine con cui raccontare la sua storia.
6-10 pagine alla volta che come già accennato finiscono in appendice allo StarSlayers di Mike Grell (autore di una fantastica run su Green Arrow, che recentemente sta rivedendo la luce grazie alla Rw Lion), nelle quali è d’obbligo: raccontare una storia, coinvolgere il lettore e lasciarlo in attesa del numero successivo con un efficace cliffhanger.
Tutto questo, nonostante si reputi un dilettante, Stevens, lo fa benissimo, chiude ogni capitolo della prima miniserie con appetibilissimi colpi di scena, persino il finale aperto che fa da prologo all’avventura a New York. Come accennato, il passato professionale dell’autore è segnato da una prolifica collaborazione con Manning per le tavole domenicali di Tarzan, e si vede, la sua tecnica narrativa è figlia di quel tipo di editoria, la tavola è un percorso di passaggi obbligati, che guidano gli occhi del lettore, inquadratura dopo inquadratura, vignetta dopo vignetta, che siano rettangolari quadrate, tonde, o un puzzle di inediti poligoni, l’imperativo di Stevens è divertire, e diverte, la lettura è dinamica e coinvolgente, non c’è una griglia fissa, lo spazio è esiguo, ed ogni cm della tavola è utile anche gli spazi bianchi tra una vignetta e l’altra, ogni prospettiva, ogni inquadratura che sia funzionale a raccontare in maniera limpida azioni ed emozioni è utilizzata con certosina abilità, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti, sempre che abbiate tempo e curiosità per sperimentare questa emozione vintage.

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Esempio di composizione della tavola di Dave Stevens

In Italia il Rocketeer di Dave Stevens ha avuto almeno tre edizioni:
Grandi Eroi n. 15 Ed. Comic Art che raccoglie i primi 5 capitoli, in pratica le origini del personaggio. E’ il modo più economico per assaggiare il lavoro di Dave Stevens per vedere se rientra nei propri gusti.
Rocketeer – le avventure complete Ed. Salda Press che raccoglie tutto il materiale firmato da Dave Stevens, inclusa Avventura a New York. Il costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 15€.
Le avventure complete di Rocketeer vol 1 e 2 ed. Salda Press un’edizione di lusso che raccoglie lo stesso materiale di Stevens, ma è arricchito da una apprezzabile quantita di contenuti extra, come sketch ed illustrazioni varie che fanno levitare il costo a 50€ complessivi.

Bene,direi che anche per oggi vi ho detto tutto, ah questo pezzo inaugura anche la collaborazione di fumettopenia con OverNewsMagazine
Baci ai pupi.

sabato 16 maggio 2015

La guerra segreta della Marvel

Trova le differenze:


Osservate le due immagini qui in basso, una è stampata su una delle tante t-shirt Marvel, che hanno invaso i WallMart Americani,  sull'onda del nuovo evento fumettistico scritto da Hickman e disegnato da Ribic, chiamato appunto Secret Wars, la classica commemorazione pseudo-vintage, di vecchie cover di vecchi albi Marvel, la seconda è la copertina originale di Mike Zeck, sul primo numero dell'albo Secret Wars edito a metà degli anni 'ottanta erroneamente etichettato come il primo cross-over della storie del fumetto americano.
 In pratica, la prima immagine dovrebbe commemorare la seconda.
Ma riuscite a vedere le differenze? Nella prima mancano gli X-Men, i Fantastici Quattro, sostituiti da altri eroi, in un collage di immagini anche fuorviante, Devil, Black Panther ed Iron Fist, nelle gierre segrete originali manco c'erano.




















E' già da un bel pò di tempo che si parla delle scelte editoriali di Mamma Marvel, per quel che riguarda la promozione dei suoi personaggi.
Ormai anche i più fedeli al marchio, ed ai suoi eroi di carta deve convenire ed ammettere che la recente invasione Inumana nel Marvel Universe sia il risultato di una strategia di mercato, mirata per sostituire i mutanti, ed anche gli altri characters che in qualche modo non rientrano nei diritti di uso dei Marvel Studios.

Un pò di storia.

Alla fine degli anni '80 Mamma Marvel ha vissuto la sua grande depressione, non parliamo in termini qualitativi, ma proprio economici, furono anni quelli, in cui la casa editrice di Cap e Peter Parker rasentando la bancarotta, per fare cassa vendette in giro un pò di licenze cinematografiche, d'altronde al contrario della DC acquistata nella sua integrità dal colosso Warner, Mamma Marvel era rimasta fuori da questo nuovo mercato, una situazione che aveva inciso per altro, sulle vendite dei suoi albi.
E' il caso di aprire una piccolissima parentesi per una maggiore chiarezza: nel 1989 infatti, la DC confluì nel gruppo Warner, l'acquisizione, permise alla divisione cinematografica della Warner di realizzare le pellicole di Batman, i cui primi due capitoli firmati da Tim Burton per esempio lanciarono per sempre il cavaliere oscuro nel personaggio più importante in termini di Merchandising, la Batman-mania seconda solo alla Peanuts Mania, che seguì quel successo ai botteghini fu una delle cause dei cali delle vendite delle letture Marvel, una maniera differente di vedere i super-problemi di quei supereroi.
Insomma chiudendo la parentesi, fu così che per fare cassa Mamma Marvel, incapace economicamente di fondare una personale etichetta cinematografica, vendette a vari studi cinematografici i diritti di utilizzo di molti dei suoi personaggi, nella speranza che questi promuovessero indirettamente i suoi albi.

Ma per vedere un film di successo con protagonista un character Marvel toccherà aspettare il 1998 con Blade, l'ammazzavampiri. Al resto del palco dei personaggi, non si potevano attribuire grossi risultati.
Il film sui Fantastici quattro non fu mai distribuito, quello su Capitan america del 1990 sarebbe stati meglio avesse avutola stessa sorte, ed escludendo il lisergico Howard ed il destino del mondo, con protagonista il papero creato da Gerber  si poteva affermare che la manovra aveva si probabilmente fatto respirare i capoccia Marvel, ma in termini di promozione la cosa si era rivelata un enorme fallimento.
Inoltre ormai la frittata era fatta, le licenze di personaggi di punta come X-Men, Fantastici Quattro e Spiderman, per fare degli esempi elitari erano perse, salde nelle mani di colossi come Fox e Sony.

La situazione oggi.

Poi Mamma Marvel è risalita nel mercato, e nel 2006 forte di una posizione economica di vantaggio, ha deciso di sfruttare al meglio le tecnologie hollywoodiane per creare una linea di film con i suoi personaggi, ed ecco che sono nati i Marvel Studios e le prime pellicole, come per esempio il primo Iron Man.

E qui casca l'asino.

Ma gli altri? Non vi siete mai chiesti per esempio come mai Spiderman , Wolverine e il resto degli X-men fossero sempre fuori dalle pellicole etichettate Marvel Studios?
Vi siete mai chiesti come mai, in una struttura citazionistica densa di Easter Egg, estesa a tutte le pellicole Marvel, mancassero sempre riferimenti a Reed Richards o il povero Logan?
Perchè per esempio Stark usa un prototipo dello scudo di Cap come appoggio alla struttura del suo nuovo reattore ARC, ma non incrocia mai il tessiragnatele durante i suoi voli trai grattacieli di New York?
Perchè per esempio nei primi Vendicatori, nell'epica battaglia a centro di new york contro gli invasori alieni, non compare nemmeno in un fotogramma il povero Peter?
D'altronde molti si sono chiesti i motivi per i quali nei Vendicatori al cinema mancassero sia Logan che Spidey, protagonisti del rilancio in edicola della testata Avengers ai tempi della gestione di B.M.Bendis.
Semplice, perchè per contratto, la Marvel non può usare al cinema personaggi di cui ha venduto a terzi l'utilizzo cinematografico.
Ma davvero non vi siete chiesti come mai Logan sia morto?
O come mai ormai gli X-men come serie, sia territorio sperimentale allo sbando?
O ancora per quale motivo la testata Fantastic Four abbia chiuso?
Mercato. Impossibilitata a riprendersi i propri eroi, la Marvel - che nel frattempo è entrata a far parte del gruppo Disney, affacciandosi prepotentemente su un mercato ben più vasto che va dai cartoni animati, all'abbigliamento, passando per giochi e giocattoli per tutte le età - Ha deciso di affondarli.
Ed il termine non è melodrammatico.
In un momento storico in cui la serializzazione televisiva e cinematografica di saghe fumettistiche  si  rivelata ben più redditizia del media fumetto stesso, la Marvel ha deciso di affossare quella sua fetta di personaggi, la cui vendita avrebbe fatto il vantaggio di Sony, e Fox, per citarne due. Ma c'è anche la Universal che detiene per esempio i diritti di Namor.
Altro characters che non a caso ha intrecciato le sue storie con quelle di Summers e co.

In sostanza  quali i vincoli dei contratti? Ed in che modo conoscerli può aiutare a capire iniziative come la morte di Logan, la chisura di F4 o la vendita di magliette taroccate come quella lassù in cima?
La Sony Pictures detiene i diritti dellìuso cinematografico di Spiderman e dei suoi comprimari nonchè dei suoi nemici, Venom per esempio.
Facciamo l'esempio più lampante: La 20th Century Fox detiene i diritti di uso cinematografico degli dei Fantastici Quattro e del loro universo di comprimari, da Galactus, agli Skrull, a Silver Surfer, degli X-Men, e dei loro comprimari e dei loro villains, la Fox detiene inoltre il diritto dell'utilizzo del termine Mutante, ecco il motivo perchè, in casa Marvel-Disney, gli Inumani hanno preso così piede.
Il contratto prevede la perdita della licenza solo nel caso in cui la Fox (visto che abbiamo cominciato con loro finiamo con loro) smetta di fare i film sugli X-Men, in quel caso, la Marvel può riappropriarsi delle sue creature, ed è qui il nocciolo della strategia demolitiva Marvel.
E' volontà della Marvel smettere di promuovere certi characters, in modo tale che per le altre case cinematografiche risulti rischioso portare sul grande schermo un film con personaggi caduti nel dimenticatoio.
Ecco perchè da lettori, ci troviamo di fronte ad alcune fastidiose realtà:
L'anarchia creativa alla base del nuovo film dei Fantastici Quattro della Fox, per dirne una, il reboot, con una Torcia Umana di colore che sostituisce Chris Evans, l'attuale Capitan America, probabilmente, ma questa è una mia supposizione, senz aalcun fondamento, bloccato in termini contrattuali dalla Marvel.
O il macello in termini di continuity creato dagli autori del film X-Men First Class.
Questa confusione licenziataria poi, in seno ad un universo narrativo che faceva della sua struttura solida, il suo marchio di qualità, ha dato vita a situazioni che rasentano il ridicolo:
Quicksilver in quanto Mutante e Vendicatore, può essere utilizzato sia dalla Fox che dai Marvel Studios ma ci sono delle restrizioni, per il Marvel Studios Pietro è un Inumano, e al cinema il suo personaggio non deve nè essere accostato per nessun motivo a Magneto, il mutante signore del magnetismo, che di fatto nei fumetti Marvel è suo padre, nè essere additato come un mutante, una genia, che cinematograficamente è di proprietà della Fox.
Per contro in casa Fox l'utilizzo di Scarlett e Quicksilver nelle loro pellicole
Vi sono più chiare adesso alcune mosse editoriali della Marvel, che gli zombi vogliono necessariamente evedere come evoluzione?
Nessuna evoluzione, semplice strategia di mercato, volta all'invalidare il valore di mercato di una serie di plot e personaggi venduti anni fa ad estranei.
E se non basta la maglietta lassù in cima a convincervi della cosa, andate a leggere i rumors, che parlano del destino dei mutanti alla fine delle Guerre Segrete di Hickman.
Baci ai pupi e buona domenica.




mercoledì 22 maggio 2013

Buon Compleanno Topolino.

Topolino ha tipo '80 anni, oggi in edicola è arrivato il numero 3000, senza reboot, certo ogni tanto un pò di retrocontinuity, ma per lo più sono stai '80 anni di storie genuine, ed io sono orgoglioso di dire che ovviamente da lettori di fumetti ho anche io avuto la mia fisiologica parentesi disneyana.
Fumettopenia celebra Topolino con una serie di copertine di albi che contenevano le storie che ancora oggi a distanza di decenni ricordo con piacere.
Perciò buon compleanno Topolino, direi che se oggi leggo Alan Moore, è anche merito tuo.

La prima storia "dipinta" il viaggio di Paperino nell'inferno dantesco.
















Una delle migliori storie in cui si oarla dell' eterna lotta tra Paperone e Rockerduck.
















Paperinik e la disfida analcolica. Dite quello che volete, ma per me il solo ed unico Paperinik era questo qui, altro che PK.















Paperon De Paperoni in versione fantozziana.
















La più bella re interpretazione di un classico, il Casablanca di Topolino è qualcosa che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita.Con Pippo nei panni di Sam, sublime.














I miserabili di Victor Hugo...
















     ...e la Divina Commedia del sommo poeta.
















Bene direi che le ho citate quasi tutte,  manca solo la copertina di un Mega Almanacco con in copertina il mitigo Paper Bat di Paperoga, le 12 fatiche di Paper-Bat, una fantastica parodia dei supereroi in calzamaglia. ma quella non sono riuscita a trovarla!
Baci ai pupi ed ancora auguri!

sabato 23 marzo 2013

Il Frankenstein di Walt Disney



Dario evidentemente non si  è fermato come me al primo volume della raccolta Disney dedicata alle grandi parodie, ecco la sua opinione sul volume che contiene l' adattamento Disney del macabro romanzo di Mary Shelley - Frankenstein.
Buona lettura a tutti e buon fine settimana!
Pippo Frankenstein, come è facile intuire dal titolo, è una delle parodie Disney contenuta nel quarto volume della collana Disney - I classici della letteratura. Il titolo del volume è Zio Paperone e il viaggio al centro della Terra che presenta in appendice proprio il racconto tratto dall'opera di Mary Shelley insieme a Paperino e Paperoga al centro della Terra e Paperino e il magazzino dei mondi.

La parodia realizzata da Greg Crosby (sceneggiatura) e dalle matite di Hector Adolfo de Urtiàga attinge alla parte più celebre della mitologia di Frankenstein, quella relativa alla creazione del mostro all'interno del lugubre castello del Dottor Frankenstein (si pronuncia Frankenstìn).

In una notte buia e tempestosa il Dottor Topolino, a bordo di un carro di zingari, raggiunge il castello del Dr. Frankenstein, un nome che sembra provocare crisi isteriche negli abitanti del luogo, ma anche allo strambo assistente del Dottore e apparentemente al Dottore stesso. Come Frau Blucher ai cavalli. L'incontro con lo strampalato assistente e non meno quello con il bizzaro Dottor Frankenstein sono occasione per gag e battute che danno un bel ritmo alla breve storia (poco più di una quarantina di pagine) conducendola pian piano alla creazione del mostro e all'incontro del Dr. Frankenstein con i timorosi abitanti del villaggio ai piedi del castello.

Inutile dilungarsi sulla trama, evito così di spoilerarvi le parti divertenti della parodia che ovviamente, come da tradizione Disney, non presenta finali tragici nè particolari risvolti crudeli ma è tutta basata sul divertimento.

La caratteristica peculiare di questa storia è l'ottima costruzione delle tavole da parte di Urtiàga, una resa grafica originale che differenzia questa storia dalle altre del volume ma anche da quelle dei volumi precedenti. Rispetto alle immagini che sono riuscito a trovare in rete, la versione presentata su questa collana offre una colorazione differente, più accesa e che presenta colori diversi da quelli pensati in origine per la prima pubblicazione.



Molte tavole sono composte da un'illustrazione unica dove il lettore segue i movimenti dei protagonisti assecondando il classico ordine di lettura,  in altre tavole le vignette sono solo suggerite da alcuni elementi di scena come arbusti, catene, strani congegni, etc...

Il risultato finale offre una storia molto piacevole e divertente con un'originalità grafica che lascia soddisfatto anche l'occhio. Valutando anche le reazioni alle storie avute dalla mia bambina, questa risulta una delle meglio riuscite insieme a quelle del Canto di Natale e la prima breve realizzata da Carl Barks, entrambe contenute nel primo volume della collana.