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sabato 16 maggio 2015

La guerra segreta della Marvel

Trova le differenze:


Osservate le due immagini qui in basso, una è stampata su una delle tante t-shirt Marvel, che hanno invaso i WallMart Americani,  sull'onda del nuovo evento fumettistico scritto da Hickman e disegnato da Ribic, chiamato appunto Secret Wars, la classica commemorazione pseudo-vintage, di vecchie cover di vecchi albi Marvel, la seconda è la copertina originale di Mike Zeck, sul primo numero dell'albo Secret Wars edito a metà degli anni 'ottanta erroneamente etichettato come il primo cross-over della storie del fumetto americano.
 In pratica, la prima immagine dovrebbe commemorare la seconda.
Ma riuscite a vedere le differenze? Nella prima mancano gli X-Men, i Fantastici Quattro, sostituiti da altri eroi, in un collage di immagini anche fuorviante, Devil, Black Panther ed Iron Fist, nelle gierre segrete originali manco c'erano.




















E' già da un bel pò di tempo che si parla delle scelte editoriali di Mamma Marvel, per quel che riguarda la promozione dei suoi personaggi.
Ormai anche i più fedeli al marchio, ed ai suoi eroi di carta deve convenire ed ammettere che la recente invasione Inumana nel Marvel Universe sia il risultato di una strategia di mercato, mirata per sostituire i mutanti, ed anche gli altri characters che in qualche modo non rientrano nei diritti di uso dei Marvel Studios.

Un pò di storia.

Alla fine degli anni '80 Mamma Marvel ha vissuto la sua grande depressione, non parliamo in termini qualitativi, ma proprio economici, furono anni quelli, in cui la casa editrice di Cap e Peter Parker rasentando la bancarotta, per fare cassa vendette in giro un pò di licenze cinematografiche, d'altronde al contrario della DC acquistata nella sua integrità dal colosso Warner, Mamma Marvel era rimasta fuori da questo nuovo mercato, una situazione che aveva inciso per altro, sulle vendite dei suoi albi.
E' il caso di aprire una piccolissima parentesi per una maggiore chiarezza: nel 1989 infatti, la DC confluì nel gruppo Warner, l'acquisizione, permise alla divisione cinematografica della Warner di realizzare le pellicole di Batman, i cui primi due capitoli firmati da Tim Burton per esempio lanciarono per sempre il cavaliere oscuro nel personaggio più importante in termini di Merchandising, la Batman-mania seconda solo alla Peanuts Mania, che seguì quel successo ai botteghini fu una delle cause dei cali delle vendite delle letture Marvel, una maniera differente di vedere i super-problemi di quei supereroi.
Insomma chiudendo la parentesi, fu così che per fare cassa Mamma Marvel, incapace economicamente di fondare una personale etichetta cinematografica, vendette a vari studi cinematografici i diritti di utilizzo di molti dei suoi personaggi, nella speranza che questi promuovessero indirettamente i suoi albi.

Ma per vedere un film di successo con protagonista un character Marvel toccherà aspettare il 1998 con Blade, l'ammazzavampiri. Al resto del palco dei personaggi, non si potevano attribuire grossi risultati.
Il film sui Fantastici quattro non fu mai distribuito, quello su Capitan america del 1990 sarebbe stati meglio avesse avutola stessa sorte, ed escludendo il lisergico Howard ed il destino del mondo, con protagonista il papero creato da Gerber  si poteva affermare che la manovra aveva si probabilmente fatto respirare i capoccia Marvel, ma in termini di promozione la cosa si era rivelata un enorme fallimento.
Inoltre ormai la frittata era fatta, le licenze di personaggi di punta come X-Men, Fantastici Quattro e Spiderman, per fare degli esempi elitari erano perse, salde nelle mani di colossi come Fox e Sony.

La situazione oggi.

Poi Mamma Marvel è risalita nel mercato, e nel 2006 forte di una posizione economica di vantaggio, ha deciso di sfruttare al meglio le tecnologie hollywoodiane per creare una linea di film con i suoi personaggi, ed ecco che sono nati i Marvel Studios e le prime pellicole, come per esempio il primo Iron Man.

E qui casca l'asino.

Ma gli altri? Non vi siete mai chiesti per esempio come mai Spiderman , Wolverine e il resto degli X-men fossero sempre fuori dalle pellicole etichettate Marvel Studios?
Vi siete mai chiesti come mai, in una struttura citazionistica densa di Easter Egg, estesa a tutte le pellicole Marvel, mancassero sempre riferimenti a Reed Richards o il povero Logan?
Perchè per esempio Stark usa un prototipo dello scudo di Cap come appoggio alla struttura del suo nuovo reattore ARC, ma non incrocia mai il tessiragnatele durante i suoi voli trai grattacieli di New York?
Perchè per esempio nei primi Vendicatori, nell'epica battaglia a centro di new york contro gli invasori alieni, non compare nemmeno in un fotogramma il povero Peter?
D'altronde molti si sono chiesti i motivi per i quali nei Vendicatori al cinema mancassero sia Logan che Spidey, protagonisti del rilancio in edicola della testata Avengers ai tempi della gestione di B.M.Bendis.
Semplice, perchè per contratto, la Marvel non può usare al cinema personaggi di cui ha venduto a terzi l'utilizzo cinematografico.
Ma davvero non vi siete chiesti come mai Logan sia morto?
O come mai ormai gli X-men come serie, sia territorio sperimentale allo sbando?
O ancora per quale motivo la testata Fantastic Four abbia chiuso?
Mercato. Impossibilitata a riprendersi i propri eroi, la Marvel - che nel frattempo è entrata a far parte del gruppo Disney, affacciandosi prepotentemente su un mercato ben più vasto che va dai cartoni animati, all'abbigliamento, passando per giochi e giocattoli per tutte le età - Ha deciso di affondarli.
Ed il termine non è melodrammatico.
In un momento storico in cui la serializzazione televisiva e cinematografica di saghe fumettistiche  si  rivelata ben più redditizia del media fumetto stesso, la Marvel ha deciso di affossare quella sua fetta di personaggi, la cui vendita avrebbe fatto il vantaggio di Sony, e Fox, per citarne due. Ma c'è anche la Universal che detiene per esempio i diritti di Namor.
Altro characters che non a caso ha intrecciato le sue storie con quelle di Summers e co.

In sostanza  quali i vincoli dei contratti? Ed in che modo conoscerli può aiutare a capire iniziative come la morte di Logan, la chisura di F4 o la vendita di magliette taroccate come quella lassù in cima?
La Sony Pictures detiene i diritti dellìuso cinematografico di Spiderman e dei suoi comprimari nonchè dei suoi nemici, Venom per esempio.
Facciamo l'esempio più lampante: La 20th Century Fox detiene i diritti di uso cinematografico degli dei Fantastici Quattro e del loro universo di comprimari, da Galactus, agli Skrull, a Silver Surfer, degli X-Men, e dei loro comprimari e dei loro villains, la Fox detiene inoltre il diritto dell'utilizzo del termine Mutante, ecco il motivo perchè, in casa Marvel-Disney, gli Inumani hanno preso così piede.
Il contratto prevede la perdita della licenza solo nel caso in cui la Fox (visto che abbiamo cominciato con loro finiamo con loro) smetta di fare i film sugli X-Men, in quel caso, la Marvel può riappropriarsi delle sue creature, ed è qui il nocciolo della strategia demolitiva Marvel.
E' volontà della Marvel smettere di promuovere certi characters, in modo tale che per le altre case cinematografiche risulti rischioso portare sul grande schermo un film con personaggi caduti nel dimenticatoio.
Ecco perchè da lettori, ci troviamo di fronte ad alcune fastidiose realtà:
L'anarchia creativa alla base del nuovo film dei Fantastici Quattro della Fox, per dirne una, il reboot, con una Torcia Umana di colore che sostituisce Chris Evans, l'attuale Capitan America, probabilmente, ma questa è una mia supposizione, senz aalcun fondamento, bloccato in termini contrattuali dalla Marvel.
O il macello in termini di continuity creato dagli autori del film X-Men First Class.
Questa confusione licenziataria poi, in seno ad un universo narrativo che faceva della sua struttura solida, il suo marchio di qualità, ha dato vita a situazioni che rasentano il ridicolo:
Quicksilver in quanto Mutante e Vendicatore, può essere utilizzato sia dalla Fox che dai Marvel Studios ma ci sono delle restrizioni, per il Marvel Studios Pietro è un Inumano, e al cinema il suo personaggio non deve nè essere accostato per nessun motivo a Magneto, il mutante signore del magnetismo, che di fatto nei fumetti Marvel è suo padre, nè essere additato come un mutante, una genia, che cinematograficamente è di proprietà della Fox.
Per contro in casa Fox l'utilizzo di Scarlett e Quicksilver nelle loro pellicole
Vi sono più chiare adesso alcune mosse editoriali della Marvel, che gli zombi vogliono necessariamente evedere come evoluzione?
Nessuna evoluzione, semplice strategia di mercato, volta all'invalidare il valore di mercato di una serie di plot e personaggi venduti anni fa ad estranei.
E se non basta la maglietta lassù in cima a convincervi della cosa, andate a leggere i rumors, che parlano del destino dei mutanti alla fine delle Guerre Segrete di Hickman.
Baci ai pupi e buona domenica.




domenica 20 ottobre 2013

Longshot il gastone della casa delle idee



“Se prendete un uomo e gli togliete nome, passato, identità e ricordi…cosa resta?
Ce la farà ad andare avanti?
Gli basterà la sua anima?”

Herman Hesse? Maddechè Ann Nocenti,meglio conosciuta come la donna che si prese la briga di prendere le redini di Daredevil dopo la cura Frank Miller.

Il testo è ripreso dalla prima didascalia di pagina 8 di Longshot numero #01 sublime miniserie che Panini ha riproposto proprio in questo mese sulla collana Marvel Gold #39,  la linea di brossurati da fumetteria che propone il più delle volte (non sempre) materiale reperibile a prezzi inferiori se avete la fantasia di cercare proposte alternative.
Qualche esempio? Se no dite che poi sono pesante e dico sempre le stesse cose senza documentarmi:
I Vendicatori contro i Difensori (Supereroi Grandi saghe #17),  La guerra Kree-Skrull (Supereroi (Grandi Saghe #14), Infinity Gauntlet (Supereroi Grandi Saghe #80, o addirittura su Marvel Comics Presenta #01 - #06 costa anche meno), La guerra delle armature (Supereroi Leggende Marvel #24) e potrei continuare per un altro paio di volumi, tipo L’Uomo Ragno la morte di Jean DeWolff, che a rimediare gli spillati Star Comics si spenderebbe non più di 5-6€.
Si lo so cosa state per dire:
“E’ un tipo di pubblicazione rivolta ad un diverso bacino d’utenza, un altro tipo di lettore”
Con ‘sta storia del bacino d’utenza diverso…ma non sono lettori di fumetti anche quelli?
Ma poi come lo chiamereste il bacino di lettori che pagano 15-18€ per storie che potrebbero leggere anche a meno di 10€? No perché io un paio di appellativi ce li avrei, però poi magari tra voi qualcuno potrebbe sentirsi offeso a sentirsi chiamato pirla (cazz…l’ho detto!) e si incazza pure, ed io non voglio che vi arrabbiate quando bighellonate sul mio blog.
Quindi non lo diciamo, limitiamoci a chiamarlo il bacino dei poco svegli và, chiamiamolo così.
Puro Fair Play.
Quindi dicevamo, sull’ultimo Marvel Gold reperibile in fumetteria adesso, Panini ci ha ristampato una delle miniserie più carine della metà degli anni’80, la miniserie che lanciò  al pubblico l’affascinante biondino con due cuori, che da lì a poco, visto il riscontro positivo dei lettori sarebbe stato adottato nella famiglia dei mutanti di Claremont.
Nella dimensione parallela chiamata Mojoverso, dominata dal cattivissimo Mojo, furono creati dallo scienziato Arize, una casta di uomini e donne simili ai terrestri con alcune differenze anatomiche, tipo un cuore in più nel petto, un dito in meno per mano, e una forte inclinazione a vivere da schiavi agli invertebrati, tra questi schiavi Arize ne creò, che dotò, oddio si puo dire dotò, sembra il nome di un piatto giapponese, comunque dotò della capacità di alterare le probabilità a suo vantaggio, qualità che sulla terra gli fece guadagnare l’appellativo di Longshot, un complicato gioco di parole che in pratica sottolienava il fatto che il nuovo eroe di New York, per quanto si cacciasse in imprese con poche probabilità di vittoria, riuscisse sempre ad uscirne indenne, in inglese longshot, vuol dire lancio lungo, scommessa azzardata, impresa rischiosa, da qui fortunato.
Arize plasmò il suo schiavo più importante della capacità di ribellarsi agli invertebrati,  qualità che lo portò ad essere il leader della rivolta degli schiavi, rivolta che purtroppo non ebbe un epilogo felice, la miniserie comincia con Longshot, in fuga da una banda di animali antropomorfi, che sembrano del tutto intenzionati a riportarlo dai suoi padroni vivo o morto.
In pratica gli invertebrati gli hanno cancellato la memoria, ma la fortuna del nostro affascinante eroe lo aiuta nella sua confusionaria fuga, ed attraverso un inaspettato varco dimensionale giunge sul pianeta Terra, nella solita New York, fuggendo dai proiettili dei suoi persecutori.
Questo è l’incipit della deliziosa miniserie di Ann Nocenti, qui al suo vero esordio nella casa delle idee (allora poi è il caso di dire erano quasi tutte buone idee tranne forse Secret Wars 2).
Nei 6 numeri raccolti nel volume Panini, Longshot farà la conoscenza di bellissimi personaggi, tutti magistralmente caratterizzati, che difficilmente non susciteranno le vostre fantasie, come il survivalist Elliot, il catastrofista che vive come un eremita in un bunker sotterraneo ai margini di un bosco, in attesa che l’umanità si autodistrugga con il nucleare.
La bella stunt girl chiamata Rita Ricochet, e la troupe del regista Hitch, la nuova promessa del “cinema spazzatura americano” (parole sue non mie).
Just let me die, l’esilarante terzo numero, vede Longshot coinvolto in un improbalissimo team up con uno sfigato di nome Theo, con il quale decide di assaltare quei ladri della compagnia elettrica, e qui mi fermo per evitare di rovinarvi troppo le sorprese del tomo, che ripeto è una piacevolissima lettura. Una storia sicuramente divertente e coinvolgente, che gioca molto sulla geniuina innocenza delle azioni di un uomo senza passato e memoria, che conquisterà anche i nuovi lettori che conoscono poco il personaggio, che credo oggi editorialmente si sia perso nel labirinto delle dimensioni parallele insieme agli Exiles.
Una godibile avventura che tecnicamente varrebbe pure il costo del volume Panini, una storia in cui non mancheranno gli incontri/scontri tra il nostro affezionatissimo (vi ci affezionerete o consideratevi dei mostri insensibili) e varie calzamaglie residenti nella grande mela, tipo l’Uomo Ragno, ed il dottor Strange, colpi di scena, drammi e situazioni più distensive, il tutto raccontata da dialoghi mai banali o piatti, ma sempre divertenti ed appetibili.
Il disegnatore della miniserie poi è un ispiratissmo Art Adams, co-creatore del personaggio, che con le sue anatomie affusolate dona alla storia quel fascino grafico che la rende un prodotto degno della vostra attenzione.

Occhio alla spesa

Longshot come detto è molto bella, io mi sono divertito a rileggerla per l’ennesima volta per recensirla sul blog, tuttavia il mio modus operandi non cambia, al vostro portafoglio ci tengo e quindi prima di tuffarvi a testa bassa sull’edizione Panini da 15 euro dovete sapere che esistono due precedenti edizioni, tutte e due Play Press e sicuramente almeno una delle due reperibile ad un prezzo minore.
Il Play Book Collection del 1992, raccoglie per interno la miniserie di cui sopra, in pratica è identico (anche per la carta) al Marvel Gold, solo che costa sicuramente meno,  se spulciate internet e fumetterie potrete trovarlo anche ad un prezzo non superiore ai 5€.
Per completezza vi dico anche dove rimediare la primissima apparizione di questa squisita miniserie: su X-Marvel (Play Press) sui primi 6 numeri, che forse a ben cercare potreste trovare anche ad 1€ l’uno con lo svantaggio di trovarvi con altre storie segate, tipo quella di Excalibur contro le parodie dei cartoni della Warner, Having a wild weekend disegnata da Erik Larsen.
Mi sa che vi ho detto tutto, ovviamente la morale è che consiglio la lettura e l’aquisto di questo volume, se
risparmiare o meno dipende solo da voi.
Buona lettura e baci ai pupi.

martedì 17 settembre 2013

Gli X-men sono per sempre, ma Claremont?

Salve gente e benritrovati, vi lascio in lettura un commento di Roberto, il nostro mutante, sulla serie X-Men Forever, iniziativa che a me è sempre puzzata tipo il ritorno sul palco dei Deep Purple, e che per questo motivo ho boicottato dal primo numero. Vi lascio in compagnia del buon Cesano, e della sua opinione in merito. Io torno a leggere Akira Toryama, m' ha preso la capata Dragonball, e torno sul divano a leggere il terzo volumetto, il piccolo, tenerissimo Son Goku, contro quei cattivoni della Banda del Coniglio. 
Mi scuso inoltre per questa semilatitanza, ma è anche un pò colpa vostra, mi avete massacrato per non aver mai letto nulla sul Sandman di Gaiman, ecco ora sono al terzo omnibus, e non c'è spazio per molto altro, quando leggi quelle robe lì, come recitava non mi ricordo quale casa produttrice di videogiochi:  (dopo il Sandman di Gaiman) tutto il resto è game over!
Buona Lettura

1975: La Marvel rilancia la testata X-men affidandola al venticinquenne Chris Claremont  che ne scriverà i testi per ben 17 anni con uno straordinario successo di critica e lettori. All'inizio degli anni '80 gli X-men erano già il gruppo di personaggi più noto e amato della Casa delle idee.

1991: Claremont dopo aver scritto con Jim Lee i primi 3 episodi della seconda testata dedicata ai mutanti-X , The X-men, abbandonò la Marvel a causa dei feroci dissapori con Bob Harras , l'allora potentissimo editor delle testate mutanti, reo d'aver bocciato le proposta dello scrittore come il ciclo dedicato alla morte di Wolverine e la relativa resurrezione operata dalla setta ninja  La Mano. La frattura è tale da condurre il padre dei mutanti lontano dalla Marvel per 10 anni circa.

2009:  Dopo il ritorno in Marvel e vari cicli sulle testate principali degli X-men e la gestione di  X-treme X-men, esperienze editoriali non hanno mai bissato il successo della prima parte della sua carriera , i vertici della casa editrice affidano a X-Chris la creazione dell'ennesima serie mutante, X-men Forever;  tale collana parte da un preciso presupposto ovvero far narrare allo sceneggiatore inglese le storie che avrebbe scritto se non avesse lasciato il timone delle serie X.

Lo scopo è ovvio: rilanciare la carriera dell'autore, sfruttando la fedeltà dello zoccolo duro dei suoi fans e la loro curiosità riguardo i suoi  infranti piani per i mutanti; una vera e propria operazione nostalgia slegata dalla continuità di Terra 616.

Ecco dunque, un manipolo di X-men all'inseguimento del vile Fabian Cortez, il mutante responsabile della morte di Magneto, dopo aver salutato alcuni membri del team e ritrovato Nightcrawler e Shadowcat , da anni militanti nella britannica Excalibur.
La trama ha una bruschissima accellerata: Claremont fa uccidere Logan da Ororo, che si rivela essere al soldo del Consorzio, un gruppo di umani votati alla distruzione dei mutanti, fa apparire poi una seconda versione  fanciullesca di Tempesta che pare essere quella salvata da Gambit prima degli eventi di X-tiction Agenda. Nel frattempo, Kitty Pride manifesta un artiglio dell'amico defunto mentre Jean Grey ha avuto una relazione col canadese all'insaputa di Ciclope. 
Per complicare una situazione incandescente, giunge la terribile rivelazione, da parte di Xavier ,che il gene mutante comporta un veloce deperimento organico e una prematura morte. Solo alcuni come Logan, Mistyca e il nuovo acquisto del team Sabretooh-accecato dalla malvagia  Tempesta- paiono immuni da tali effetti. Inoltre lo Shield di Nick Fury diviene parte integrante del cast della testata con il deciso colonnello al timone della scuola al posto del professor X.

La prima stagione di X-men forever  è composta da 24 episodi, come comanda il trendy del nuovo millennio che equipara sempre più serial TV e comics, ed è stata pubblicata della Panini Comics in 5 volumi, l'ultimo dei quali è uscito all'inizio del'agosto 2013. Negli States la corsa della testata è proseguita per una seconda stagione, interrotta col numero 16 per scarse vendite.

L'impressione che lascia la conclusione della prima stagione è alquanto deludente: Claremont è un autore stimato persino dai suoi detrattori, poichè il suo apporto alla Marvel e la traccia lasciata da personaggi e storie hanno influenzato fortemente la recente storia della casa editrice.
Tuttavia questa serie risente ,come tutta la sua produzione narrativa dal ritorno nel 2001 sui mutanti, degli stessi limiti tematico-stilistici : un'eccessiva verbosità  nei dialoghi e commenti fuori scena, nuovi personaggi e trame poco avvincenti e una ridondanza di alcune sotto-trame- l'artiglio di Wolverine ereditato da Kitty Pryde è un retaggio del poco riuscito ciclo dei Neo del 2001-.

In sua difesa occorre ricordare che Claremont ha uno stile legato alle saghe a lunga gittata, nelle quali misteri e accenni si svilluppano in lunghi archi narrativi che permettono di apprezzare maggiormente le sue idee; invece lo stile imperante al suo ritorno in Marvel, fondato da mini-saghe a beneficio di neofiti e lettori occasionali incuriositi dai films sui personaggi di punta, e l'impossibilità di gestire con assolutà libertà carachter come Wolverine hanno molto penalizzato il talentuoso autore.

Claremont non è più al passo con i tempi e persino una serie, dove possiede totale carta bianca su eventi e personaggi, risente della sua stanchezza creativa.

La novità riguardo il deperimento organico dei mutanti sbuca dal nulla, lasciando perplessi,mentre trovate come lo scambio definitivo d'aspetto e poteri tra Rogue e Kurt sono alquanto improbabili. Chè i due fossero legati era evidente vista la parentela  comune con Mistyca-  nelle intenzioni originali doveva essere il padre dell'Elfo tedesco!- ; tuttavia in passato la bella sudista aveva assorbito i poteri di Nightcrawler senza tali conseguenze permanenti, quindi il lettore si chiede perchè tale scambio accada proprio ora...

Lo stesso ruolo di Tony Stark all'interno del Consorzio e la sua morte paiono più mere trovate ad effetto e non i riusciti colpi da maestro per cui Claremont è celebre. Per tutta la serie, si ha il sospetto che l'autore abbia voluto proporre colpi di scena a gogo per conquistare le nuove leve, abituate a ritmi più veloci.


Persino l'approfondimento psicologico che è uno dei punti di forza del suo stile, risulta alquanto blando: Jean Grey passa da Ciclope a Wolverine a Bestia con leggerezza, ritornando al ruolo di bambolina, votata alle sfumature rosa della testata , da cui proprio Claremont l'aveva emancipata; Rogue e Nightcrawler sono sbiaditi ricordi dei personaggi complessi e forti che erano, mentre Gambit ha completamente perso il suo appeal guascone divenendo il paggetto di una determinatissima Kitty . Per non parlare del Consorzio, una nemesi per nulla interessante nata dalla stessa mente che ha ideato villains quali Sinistro , i Reavers ed Emma Frost.

Il quinto volume pubblicato da Panini evidenzia l'ennesimo fallimento autoriale dello scrittore, ormai incapace di reggere il confronto con la sua produzione prolifica ed ispirata degli anni'80.
Claremont pare prigioniero del suo passato e solo X-treme X-men  risulta essere una prova dignitosa nella sua attuale esperienza in Marvel.

L'operazione nostalgia non ha sortito gli effetti sperati, deludendo i fans storici di Claremont anche a causa di un gruppo di illustratori sottotono: Tom Grummet ha uno stile  bamboleggiante e retrò che mal si accorda con le trame; invece Paul Smith ha perduto il suo talento che fu all'apice proprio durante il suo ciclo di  Uncanny X-men.
Claremont ha tradito le aspettative dei più, paradossalmente, poiché non ha proposto le storie pensate vent'anni fa e che sulla carta erano accattivanti come il Logan posseduto dalla Mano, rispetto a quelle poi pubblicate nella testata.

X-men Forever  rappresenta il punto di non ritorno per Claremont, la prova definitiva che egli dovrebbe abbandonare definitivamente i suoi mutanti con la consapevolezza che la sua eredità accompagnerà gli X-men molto a lungo, come dimostra l'operato di Bendis, Remender e di un maestro come Grant Morrison sulle testate X.

Ma per lui No more muties parafrasando Wanda Maximoff e lo afferma un lettore che ha conosciuto i fumetti grazie agli X-men di Claremont.
Roberto Cesano

mercoledì 28 agosto 2013

Ode a Jean Grey

Eccoci qua, ferie finite, si torna al lavoro e si torna al blog, cominciamo subito con una vera a propria dichiarazione d'amore di Roberto alla rossa degli X-men Jean Grey.
Visto che i nuovissimi x-men di questo mese  hanno dedicato la copertina alla sexy Marvel girl, e probabilmente Bendis si è concentrato su questo characters nella storia di questo numero 3 -non saprei non l'ho ancora letta-  Fumettopenia torna a farvi compagnia proprio con un inedita ed accorata analisi di Roberto.
Buona lettura a tutti.
Vero che vi siamo mancati? 
Su ditecelo!
Anche se ho fatto di tutto per non sparire del tutto! 

Quando una giovanissima Jean Grey apparve in X-men 1, il suo destino era già segnato: unico membro del gentil sesso in un gruppo di adolescenti, turbati dagli ormoni oltre che da un DNA mutato, fu a lungo  l'interesse sentimentale dei maschietti X  affascinando persino, il già maturo, Charles Xavier.
Era l'inizio degli anni '60 e per quanto il Sorridente Stan Lee , Jack Kirby e soci fossero visionari pionieri nel cosmo del fumetto popolare , non concepirono nulla di innovativo riguardo il ruolo della donna nelle avventure dei super-uomini Marvel.
Jean, Sue, Janet erano condannate a far innamorar di sé i propri compagni ed essere oggetto perpetuo di rapimenti e sconfitte da parte degli avversari di turno. Quasi inutili in battaglia ma protagoniste indiscusse di triangoli amorosi con timidi/nerd e  prestanti miliardari alati o sovrani subacquei , sceglievano puntualmente il più rassicurante tra i due maschi, per essere poi trascurate o tradite puntualmente.
Eppure la rossa mutante è una telecineta, mentre la Storm manipola campi di forza quindi i limiti delle loro abilità stanno solo nella volontà ed immaginazione; proprio gli elementi che le angelicate donnine Marvel non possiedono nei primi decenni di vita  della Casa delle Idee-poi giunsero i '70 e l'emancipazione.
Xavier è attratto dalle morbide forme di Jean ma la censura e i tempi bloccano una sotto-trama licenziosa,
che solo Mark Waid citerà  durante la saga di Onslaught moltissimi anni dopo, mentre dopo una lunga incertezza la bella esp donerà il suo cuore all'impacciato Scott Summers. Quel Ciclope che non ne accetterà il cambiamento durante il periodo Fenice, che ne sposerà un clone, la sottoporrà ad un stressante pressing per il matrimonio, sarà attratto da Psylocke ed infine una volta convolato a giuste nozze con lei, la tradirà con la più disinibita Emma Frost... ma la complessità del personaggio di Ciclope sarebbe argomento di un lungo articolo monotematico, per ora vi basti sapere che Claremont ne detestava il carattere e lo dimostrerà ampiamente durante la sua lunga gestione- non è un caso che al suo ritorno sulle testate X nel XXI secolo fossero assenti lui e Xavier, entrambi non simpaticissimi a X-Chris.

Jean rinasce per la prima volta grazie all'autore inglese: Claremont trasformò la più debole degli X-Men in una donna combattiva col carattere del fuoco  come i suoi capelli, a suo agio con la propria femminilità e vero cuore del nuovo gruppo, oltre che renderla uno dei personaggi più potenti della Marvel.
Se Ciclope rimane come leader a guidare i nuovi X-men, divenendo l'anello di congiunzione tra il passato-editorialmente infelice- ed un futuro brillante, Jean èl'anima palpitante del gruppo: tanto forte da tener testa al burbero Wolverine che s'infatua di lei, ricambiato, e da aiutare Ororo/Tempesta ad adattarsi ad un mondo sconosciuto, oltre che essere la confidente di Xavier e di Moira Mc Taggart. 
La rossa fu  pure il collegamento tra la serie mutante ed Iron Fist, all'epoca scritto da Claremont ed illustrato da John Byrne, in qualità di coinquilina di Misty Knight, all'epoca fidanzata del karateka mistico.
La volontà di rendere la Grey un personaggio fondamentale si evince in Claremont da un elemento sottile, ovvero l'espediente della ret-con che mostra come la ragazza scoprì i propri poteri quando morì  la sua amica Annie e l'incontro con Xavier che ne bloccò la telepatia per attutire i traumi. Tale incontro suggerì al telepate di fondare una scuola per giovani mutanti ed addestrò Jean per anni prima di trovare Ciclope, perciò non è Scott il primo X-men ma la rossa.
Claremont rifiutò di rendere Tempesta la ragazza  del gruppo, com'era volontà dei vertici Marvel, e voleva una versione mutante di Thor un membro degli X-men dai poteri cosmici per trame ambientate nello spazio;  fece morire eroicamente Marvel Girl- nome sciovinista- e dalle acque sorse una Venere stellare , Fenice. 
Proprio come la divinità greca, Fenice/Jean sorge dalla spuma del mare tuttavia ella proviene dalle stelle, in quanto incarnazione umana del potere della Creazione ed alle stelle ritorna per salvare l'universo.
La storia di Fenice è nota anche ai meno esperti: Jean a causa del potere impazzirà e diverrà Fenice Nera, distruggendo un mondo ed uccidendosi sulla Luna per poi tornare in vita grazie ad un escamotage alquanto discutibile.
Ma prima di discutere di ciò, risponderemo ad una domanda: perchè l'innamorato Claremont riserva a Jean un fato così crudele, seppur divenuto un pezzo della Storia del Fumetto mondiale?
Si risponde a tale quesito attraverso un nome , Jim Shooter lo chef -editors più noto e celebrato, quanto odiato, di oltre mezzo secolo di vita della Marvel;  egli propose di trasformare un eroe in un villain di proporzioni epiche e suggerì Fenice, dando l'avvio alla bellissima Saga di Fenice.
Tuttavia quando X-Chris e il talentuoso Byrne presentarono la prima versione del finale, Shooter li bloccò poiché riteneva inconcepibile che un'assassina cosmica potesse sopravvivere al suo crimine.
Era in corso quel problema etico che portò all'osannato finale che tutti conosciamo: l'ex studente di drammaturgia teatrale,Claremont inscena una delle più belle morti dei comics con tanto di innesti futuri- Fenice dice a Scott :"Una parte di me sarà sempre con " prima di uccidersi, ed è ciò che accade con l'apparizione di Madelyne Prior prima e di una Jean depotenziata poi.

Per quanto la conclusione, voluta da Shooter, ne sancì il successo definitivo il papà dei nuovi Xmen non digerì mai la dipartita della rossa e le conseguenze della sua seconda resurrezione.
Come dichiara nel secondo masterworks dedicato ai suoi mutanti, per lui non era interessante analizzare la corruzione dell'umana Jean da parte di un potere cosmico, ma l'esatto contrario: secondo Claremont è il lato oscuro dell'eroina a venire a galla; quella ferocia che affascina Wolverine trasmuta Fenice  da fonte di luce in tenebra.
La fame di gioia di Jean Grey seduce il potere e francamente questa rimane a mio avviso la più interessante delle visioni, proposte del rapporto tra la donna e l'avatar cosmico.
La tridimensionalità ambigua di Jean- la lussuria che scatenerà Mastermind con la parentesi della Regina nera e poi la divinità furiosa di Fenice Nera- permettono all'autore di sviluppare quello che diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica ovvero l'attenzione certosina alla complessità dei propri personaggi ed il confine sottile tra bene e male.
Il lavoro su Jean è una premessa a quello che egli compirà su Ororo, Magneto, Rogue, Mistyca e decine di altri personaggi in costante bilico tra istinto e razionalità, tra luce ed ombra.
Jean è il primo esperimento di Claremont che si specializzerà e sarà molto amato da fans e critica, nel partorire psicologie femminili intriganti e riuscite in costante evoluzione psichica e fisica- Ororo da dea a punk, Betsy e il suo cambio di corpo, Rogue fusa a Miss Marvel e quest'ultima che diventa Binary-.

Morta lei, giungerà una sua sosia, Madelyne Prior ,a prenderne il posto e poi la figlia da un futuro apocalittico; quella Rachel Summers che, come afferma Aaroon, "è  stata Fenice più di chiunque altro" .
Madelyne come la protagonista di Vertigo, Prior che in latino vuol dire prima, è un clone di Jean che sopperisce il vuoto emotivo lasciato in Scott Summers; mentre Rachel, segugia ed assassina di mutanti colma di rabbia, prende su di sè il manto di Fenice in uno dei cicli più riusciti degli anni '80 per gli Uomini X-,grazie anche al talento della Nocenti come editor-.
Anche qui , Claremont ha idee ben precise:  relegare Ciclope lontano dai suoi X-men , lasciandogli come consolazione una gemella del suo perduto amore, dotata però di uno spiccato ed originale caratterino, ed al contempo far intraprendere a Rachel lo stesso cammino della madre, portandola a mutare in Fenice Nera.
Ma Shooter  decise di far riunire i primi X-men in nuova testata, per sfruttare il successo commerciale delle serie mutanti, pur permanendo la questione Fenice Nera.
A suggerire l'idea dell'entità cosmica che prese il posto della rossa, scagionando Jean da un crimine immondo, ci pensò il giovanissimo Kurt Busiek, il quale proprio per merito di tale trovata fu ingaggiato in Marvel.

Jean , quindi ,non sarebbe mai stata Fenice, giacendo invece  in fondo al mare, e ritornò in scena priva della telepatia proprio per ricordare gli esordi del team originale, dopo essere stata ritrovata da F4 e Vendicatori.

Tale rinascita irritò profondamente il deus ex machina degli X-men che accantonò i suoi progetti per Rachel , facendola rapire da Spirale e poi riapparire sulle pagine di Excalibur, e riprese Madelyne coinvolgendola nel cast degli X-men post Massacro Mutante, per poi rivelarne la natura di clone di Jean e condurla nelle succinte vesti della Regina dei Goblin durante la saga Inferno.
Madelyne ed il suo fato sono la critica più feroce che lo sceneggiatore potrebbe ideare: la moglie tradita scopre che il marito s'è ricongiunto con l'ex risorta e la rabbia incontenibile la rende facile preda dei demoni, quindi la sua morte orrenda è una responsabilità indiretta del leader storico dei mutanti.
Ciclope non brillerà mai d'una spiccata intelligenza emotiva, ferendo in varie occasioni Jean, oltre che essere il padre assente di ben due figli e ad uccidere l'uomo che l'ha cresciuto; quindi affermare che il condottiero mutante abbia dei problemi relazionali non mi pare così errato.

Nel frattempo la rossa vive un'esistenza dicotomica: nelle mani dello sceneggiatore che l'ha resa Fenice dimostra volontà re rabbia invece in quelle di Louise Simonson diviene un 'incolore e lamentosa fanciulla ossessionata dall'entità che l'ha sostituita e costretta in una tormentata ma scialba relazione con il suo fidanzato storico.

In barba al dogma shooteriano, X-Chris suggerì in varie occasioni che Jean e Fenice siano la stessa persona: in Fenice e Voli d'Angelo , due brevi storie in appendice alle retrospettive di Classic X-men, lo scrittore afferma con veemenza che Fenice non sia che una sorgente di potere cosmico  e che la Jean nel bozzolo sia un frammento della donna, lasciato indietro in caso di problemi dovuti alla trasformazione in Fenice.
Un frammento dell'eroina che avrebbe rifiutato la comunione col potere celeste ma che una volta acquisiti i ricordi di Madelyne, avrebbe lentamente rimanifestato il legame con la forza Fenice.
Sinceramente è stato un compito arduo per qualsiasi sceneggiatore cercare di slegare la Grey dall' epico passato come Fenice, anche perché l'idea della sostituzione da parte di una divinità in cerca di nuovi brividi appare esclusivamente funzionale alla questione etica.

Wanda Maximoff, la strega mutante che manipola la realtà-come fa Fenice- subisce un processo evolutivo simile: da eroina a elemento disgregatorio della formazione classica dei Vendicatori, la potentissima rossa estingue la razza mutante, tanto amata dal padre assente, Magneto- tratto in comune con Ciclope quanto l'assenza di scrupoli morali nella difesa della propria specie, infatti oggi Lesher ne è il consigliere fidato, vista la similarità del sentiero intrapreso- in un atto di follia estrema.

Anche per Wanda si troverà in Child's Crusade il pretesto della possessione di forze celesti, evidenziando la presenza di un trend in casa Marvel: le donne della Casa delle Idee  presentano poteri immensi per brevi periodi e sono vittime della nevrosi, per poi in seconda istanza essere liberate dai crimini commessi con escamotages alquanto farlocchi.
Le donne liberate cedono il posto a vittime molto più vicine alle fanciulle indifese degli anni '60
e Jean e Wanda ne sono una prova.
Giunse Grant Morrison  sulle pagine degli X-men a rimettere le cose al loro posto il folle autore scozzese è un fan accanito delle storie classiche by Claremont/Byrne ed è desiderosi di sfrondare i mutanti da sotto-trame contorte ed improbabili.
Perciò in pochi episodi, Morrison manda in crisi il matrimonio tra Scott e Jean a causa dell'assoluta mancanza di una vita sessuale coniugale, spingendo l'insoddisfatto uomo tra le braccia e la psiche di Emma Frost mentre la rossa inizia a manifestare nuovamente il legame con Fenice.
Ma lo sceneggiatore odia essere scontato, di conseguenza la sua Jean è ritratta come una donna in pace con le ombre del passato e col proprio potere, più turbata dalla crisi matrimoniale che dalla prospettiva di divenire malvagia.
La Fenice per lo scrittore è una sorgente di potere cosmico a cui Jean avrebbe accesso, ma l'uso del potere avviene da parte di una persona con una volontà e una purezza spiccate: Jean salva Xavier da Cassandra, riporta in vita la rivale e spinge il marito verso di lei una volta morta.
La Jean Grey di Morrison è in pace con se stessa e per nulla turbata dalla propria natura doppia divina ed umana, mentre Scott, ancora sconvolto dalla fusione con Apocalisse, ha scoperto desideri sessuali molto articolati che saranno soddisfatti da un'innamorata Regina Bianca.
Tuttavia Ciclope sogna sua moglie nelle sue versione più perverse e malvagie, ovvero in qualità di Regina e Fenice Nera : nel Club Infernale è intrattenuto da una telepate obesa che gli si presenta con le fattezze di Jean come Regna Nera dicendogli "Vuoi che ti ricordi qualcuna che non è più cosi?", mentre Emma si diverte ad indossare i panni di Fenice Nera durante i loro amplessi astrali.
Paradossalmente, Jean compie un percorso di ascensione verso un piano immateriale superiore ed al contempo suo marito sviluppa una morbosa attrazione verso una versione più terrena ed umana di lei, e nel mezzo c'è la Frost con la sua fragilità ben nascosta dietro una glacialità più esibita che reale- ella è a mio avviso il personaggio più riuscito della gestione di Morrison-.
Tale sentiero condurrà Fenice/Jean nella Stanza ardente dove compirà il supremo sacrificio, nelle vesti bianche di Fenice della Corona, benedicendo la relazione tra il marito e la bionda telepate di Boston.
Il sacrificio è l'elemento caratterizzante della personalità di Jean: ella diviene Fenice per salvare i suoi compagni di squadra sullo Shuttle attaccato dai raggi cosmici; si uccide per salvare l'intero creato dal proprio lato oscuro; non cede all'attrazione profonda per Logan pur coltivando col canadese un legame fortissimo;  alla sua morte , unisce Scott e Emma per salvare il futuro.
La sua straordinaria generosità la rende il canale perfetto per la divina Fenice, un esempio di maturità in una vita tormentata.
Però questa è la Jean adulta! Come gestirà invece l'adolescente Marvel Girl, che Hank Mc Coy conduce nel presente, la valanga di dolore della sua esistenza, le sue morti ,la strage della sua famiglie e la morte del mentore per mano del suo primo amore?

Al di là della trovata iniziale poco riuscita,  All New X-men ha il merito di riportare la rossa mutante per eccellenza nell'Universo Marvel ed ora vedremo come Bendis gestirà il personaggio. 
Visto il cumulo di macerie e le conseguenze di AvX, forse dobbiamo temere una Jean Grey in versione Teen Dark Phoenix?
Chi vivrà, vedrà dice il famoso adagio...

domenica 2 giugno 2013

Il ritorno di X-factor - il fumetto non il reality

Ieri ho fatto un salto in fumetteria, mi sono detto, "metti che riesco a trovare qualcosa di interessante".
Ed effettivamente qualcosa di interessante c' era, Panini ...si stavolta sono sicuro che è Panini... ha pubblicato le prime storie di uno dei più appetibili story-arc, e smentitemi pure, oserei dire dei più lunghi della storia dei fumetti Marvel: X-Factor di Peter David.
Una appetibilissima run della quale la modenese ripropone i primi 5 numeri, sulla collana in volumi brossurati Marvel Gold.
Un godibile mix di belle storie, dialoghi intriganti, e tanta satira tagliente,  the Marvel way, della Justice League America del duo Giffen e De Matteis, insomma, con qualche anno sul groppone, con una ironia ed un sarcasmo che oggi potremmo trovare un tantino ingenuotti, ma tutto sommato, cosa fondamentale, divertente da leggere,  inoltre stupendamente illustrata dal disegnatore Larry Stroman, con uno stile pop e lisergico che interpreta alla perfezione l' irriverenza della sceneggiatura.

Un pò di Cronostoria 
I primi X-Factor erano formati dalla squadra originale degli X-Men: Ciclope, Uomo Ghiaccio, Bestia, Angelo e Marvel Girl.
Con il ritorno di Jean Grey nel mondo dei vivi nella storia firmata da J. Byrne su Fantastic Four 286 - "Like a Phoenix!", i primi X-Men decisero di ridare nuova vita al sogno di Xavier.
Usando i fondi di Warren, Ciclope e co. fondarono un' agenzia di X-Factor, che solo apparentemente si proponeva di cacciare e catturare le minacce mutanti, la posa di cacciatori professionisti era ni realtà una facciata, in realtà dopo la "cattura" questi venivano ospitati ed addestrati all'uso delle loro capacità al fine di rinetrare in società e vivere una tranquilla convivenza con gli umani. La serie prosperò per almeno 5 anni, chiuse i battenti nel 1991alla fine della saga del Re delle ombremaxi-evento mutante al termine del quale gli x-men originali ritornarono nelle fila degli X-men di Xavier.
La serie, è il caso ricordarlo diede i natali ad En Sabah Nur, per gli amici Apocalisse, e fu bacino di nascita per numerosi spunti che sarebbero poi stati ripresi negli anni a venire, Cable per esempio venne per così dire concepito proprio in queste pagine, ed anche la metamorfosi di Angelo in Arcangelo è da considerarsi frutto di questa serie, durante il mega cross over "Massacro Mutante".

Lorna Dane di Larry Stroman
Di li a poco ci sarebbe stata la prima rilevante sciagura mutante di Genosha, per mano di Cameron Hodge, altro personaggio nato su x-Factor, consulente di Warren rivelatosi in realtà dopo, un accanito sostenitore della caccia ai mutanti ( il cross-over X-tinction), characters tra l'altro riutilizzato con i Purificatori, i cacciatori di mutanti del reverendo Tolliver...insomma come infarinata meglio fermarci qui, la mia memoria non è più quella di una volta, diciamo solo che erano gli anni novanti, anni della supremazia, in  termini di vendite, degli uomini X, rispetto alle altre serie Marvel, serie comunque qualitativamente alla DC che per darvi un idea negli anni '90 il meglio che sapeva dare ai suoi lettori, era la ridicola "Zero Hour".

Comunque era il 1991, e la Marvel decise di dare un nuovo taglio ad X-Factor, per il rilancio furono convocati Peter David ed il bravissimo Larry Stroman.
La nuova X-Factor naque come organizzazione governativa, l'ennesimo tentativo del governo americano di tenere aperto un canale diplomatico con i mutanti, i nuovi membri erano: Alex Summers (Havok), Lorna Dane (Polaris), Guido (Forzuto), Jamie Madrox (L'uomo multiplo), Rahne Sinclair (Wolfsbane) e Pietro degli Inumani (Quicksilver).

Omicidio Multiplo

Fin dal primo numero, la serie si propone come qualcosa di ben diverso dalla passata incarnazione, come anche dalle altre serie mutanti in corso, dialoghi sicuramente più scanzonati, e trame decisamente più divertenti.
L'omicidio multiplo che da il titolo al volume Panini è il primo evento che la neonata Squadra si troverà ad affrontare, non ho alcuna intenzione di spoilerare nulla della trama, però posso assicuravi che a parte qualche ingenuità della sceneggiatura legata al fatto che si tratta comunque di materiale vecchio di 12 anni, la storia contenuta nel volume è decisamente divertente. Una sciarada in cui David presenta man mano tutti i personaggi della sua gestione, disegnata stupendamente da un Larry Stroman in formissima ed in vena di distorsioni di prospettive, anatomie e geometrie delle tavole, una più bella dell'altra.
Il volume in se sarebbe una buona occasione per leggere il genio di Peter David, credo senza esagerare che sia tra le cose più belle del fumetto seriale anni '90, ed il consiglio di Fumettopenia è di leggerlo.
Leggerlo nell'edizione Panini? Anche.
La precedente edizione italiana è stata abbastanza bistrattata saltellando da una testata all'altra, X-Force , Marvel Miniserie,e se non erro dopo X-men De Luxe, il consiglio che voglio darvi però è quello di tenere presente solo la parentesi Peter David, che ha scritto la testata dal numero 71 al numero 89, per poi riprenderla con numero 200, e se proprio volete leggere di questo Omicidio Multplo, senza spenderci 14 €, magari volete prima giustamente saggiarne la qualità, posso consigliarvi di ricercare i primi svalutatissimi numeri di X-Force, ed.Marvel Italia, n° 3-4-5 che contengono le storie ristampate sul gold, e che potrete rimediare ad un costo non superiore di 1€ ad albo.
Il primo gold contiene in pratica, i numeri 71-76 della serie originale, i tre numeri che consiglio ai più scettici contengono i numeri 71-75, e costituiscono il primo arco completo, il 76 in realtà è un albo evitabilissimo, visto che è un cross-over con l'incredibile Hulk, altro fiore all'occhiello di David di quel periodo, e mi chiedo come sia finito a fare da albo di chiusura per il primo gold dedicato al gruppo mutante, sfido infatti i neofiti a capirci qualcosa di quella storia senza avere sottomano anche i numeri di Hulk, che fanno da incipit e finale al Cross-over.
In sostanza a chi raccomando il volume?
Chi segue X-factor su XMDLP, sono anni che chiede a gran voce la ristampa inegrale del materiale inedito, ebbene ora è stato accontentato, per i nuovi lettori, come sopra, posso assicuravi che la storia è divertente e leggibile, i personaggi sono ben caratterizzati, i dialoghi sono fantastici, le situazioni originali ed i disegni miele per gli occhi, se siete compratori seriali della collana Gold, rallegratevi, stavolta sono 14 euro spese bene.
Per chi è attento alle tasche, rimediate la versione economica, ossia i numeri di cui vi ho parlato, ve la caverete con tre euro se non di meno e vi divertirete allo stesso modo degli altri nerd più ricchi. Se vi piacerà proseguite, tanto firmati da David dovrebbero essere solo altri 2 gold. Poi la serie cambierà curatore, con conseguente calo dell'appetibilità (IMHO).
Io l'ho visto in fumetteria, ed una volta a casa, l'ho riletto in mezza giornata, riscoprendo che nonostante sia ormai un pò datatto,  mi è piaciuto proprio come tanti anni fa, quindi il consiglio definitivo è di considerarlo e di stanziarci un budget: tre o quattordici euro, deve essere una scelta vostra. Over.
Baci ai pupi.

Marvel Gold 33: X-Factor 01 Omicidio Multiplo di P. David e L. Stroman Brossurato a colori 160 pagine Ed. Panini Comics 14.00€

altromercato - X-Force numeri 3, 4 ,5 ed. Marvel italia (1995)


martedì 19 febbraio 2013

Le anteprime di Fumettopenìa. Uncanny X-Force - Dalle stelle alle stalle

Magari potreste avere ragione voi, magari sono troppo precipitoso, o magari no.
Ma che brutta la nuova X-Force, che brutte le prime pagine di Humphries, ricordo che le prime pagine del duo Remender-Opena, con Deadpool, che saltava nel vuoto alla ricerca della nuova base di Apocalisse, mi fecero letteralmente innamorare, qui in queste pagine nemmeno la matita di Ron Garney riesce a tenere alta l'appetibilità, forse questa X-Force doveva rimanere defunta nel reboot Marvel, e lasciare il campo alla indiscutibilmente più interessante X-Force di Cable, di Hopeless e Larroca.
Psylocke, Tempesta, Puck (per chi non lo conoscesse è un nano agilissimo, già membro della Alpha Flight originale di J. Byrne), Spiral (la teleport proveniente dalla dimensione di Mojo), ed una versione di Fantomex soggetta a sindrome premestruale.
4 donne ed un nano, a caccia - probabilmente- (a parte di uno scopo) di Alfiere, ormai snaturato dal suo ruolo di difensore del futuro mutante per il quale fu creato (sempre da Byrne-Portacio, nei lontani anni'90), perso nelle sue decine di contraddittori personalissimi reboot, e ridotto ad un villain con uno scopo in via di elaborazione. Non male per un personaggio proveniente da futuro.
6 personaggi in cerca di una storia che per ora non c'è. Se il buongiorno si vede dal mattino, prevedo nuvole sul futuro di questa nuova serie Marvel Now, così imbarazzantemente anni '90, quando nei fumetti, la matita contava di più della sceneggiatura, in quale altro modo vi spieghereste altrumenti l'ascesa della IMAGE se no?
La destrutturazione dei personaggi non è un problema solo di Alfiere, e tra l'altro è inutile accanirsi con Humphries, per quel che conscerne Bishop, che è dai tempi di Civil War che non trova una linea comportamentale che sia lienare e coerente, le forzature a cui ci sottopone lo scrittore per dare il via alla sua run non sono poche, ma la più fastidiosa di tutte, è a come riduce il rapporto Logan-Betty, qualsiasi cosa ci stia tenendo in caldo Remender alla fine della sua run, non credo giustifichi il modo in cui il buon vecchio Wolverine liquida la sua adorata telepate ninja, non dopo aver condiviso una run di omicidi e sventramenti, questo preside ripulito puzza di continuity stuprata.
6 personaggi in cerca di un autore - mai Pirandello fu più appropriato - Humprhies pesca nel calderone dei personaggi Marvel e tira fuori l'ennesimo improbabile gruppo, per un editore che ormai, sui gruppi ci campa alla grande, ed a volte immeritatamente, non dimentichiamoci gli Young Avengers, come se di Avengers non ne avessimo le palle piene,  ed all'appello badate, mancano ancora Guardian of the Galaxy, di Bendis e McNiven, con un procione antropomorfo che risponde al nome di Rocket Racoon spalla a spalla con J. Storm, quindi c'è poco da stare tranquilli.
Se il  primo numero di Thunderbolts, per quanto fossi scettico sui suoi membri, (odio Red Hulk, trovo strano il Punitore che fa gioco di squadra, Elektra ha fatto il suo tempo,  e Deadpool...beh è Deadpool, dipende da chi lo scrive), mi ha lasciato curioso di leggere il seguito, questa nuova X-force invece  è bocciata al primo numero.
Troppo anni '90, troppo tanto fumo e niente arrosto, poca caratterizzazione dei personaggi minori, (avevamo davvero bisogno di Puck e Spiral?)  ed altrettanto povera, la caratterizzazione dei peronasggi più importanti, (Tempesta non aveva crocifisso Scott per la rinascita della X-Force a suo tempo? Ed al di là di quello, l'ex regina del Wakanda con la cresta punk? Di nuovo? God Save the Marvel. E tutto il lavoro di Remender su Psylocke che fine ha fatto?) se continua così credo sarà tra le cose che chiuderanno i battenti presto, il tempo che i colleghi nerd oltreoceano si rendano conto di stare a leggere il nulla.
Magari fungeranno da carne da cannone in qualche altro megaeventoide, altra cosa che alla Marvel ultimamente non manca mai.
Baci ai pupi. 
Studi di Garney sul personaggio di Tempesta: ritorna la fase punk?
 

mercoledì 6 febbraio 2013

Le anteprime di Fumettopenìa: La X-Force di Cable

Si chiama Marvel Now, ma quel che racconta ricorda molto il Marvel Yesterday.
Ormai dopo le delusioni passate mi accosto ai fumetti Marvel terribilmente scettico, ed è bello vedere che ogni tanto sono ancora in grado di sorprendermi, e si dopo il nuovo Deadpool disegnato da Tony Moore, ed il Thor illustrato da Ribic, perchè ricordatevi che Ribic non disegna, Ribic illustra, mi sono letto un poco della nuova X-Force post rivoluzione Marvel, ma non quella con Fantomex con la vagina, quella di Cable.
Confusi? E si anche io lo ero agli inizi, non che adesso nel mio cervello splenda chiaro il sole della sapienza, ma dopo essermi letto tre numeri, ne so sicuramente di più di quando ne parlavo limitandomi a leggere rumors in rete.
Siccome le Stealth Squad, i gruppi ombra, gli sporchi e cattivi insomma vanno tanto di moda e spaccano (vedi anche la nuova Suicide Squad per par condicio) , alla Marvel, la X-force raddoppia, e si, e tra loro nono comunicano nemmeno tanto, la X-force che ho letto io è quella di Cable, quindi se vogliamo è la X-force originale, quella che lo stesso Cable tanti anni fa ormai plasmò dalle ceneri dei Nuovi Mutanti.
Allora in quelle ipercinetiche ed ipertofiche storie firmate Liefeld e Nicieza, per lo meno tanto iper se le leggevi all'età giusta, ora con 30 anni sul groppone, a rileggerle le trovereste iperridicole, e se così non fosse mi iperpreoccuperei, dicevo allora la nemesi principale di Cable era Stryfe ed il suo Fronte di Liberazione Mutant, ricordate? Ed oggi? Non vi dico niente!
Oggi il suo cruccio principale è come sempre la salvaguardia del genere umano sulla solita mutevole linea temporale della continuity Marvel.
E la nemesi principale sembra essere ancora avvolta nelle nebbie del mistero, anzi a giudicare dal secondo numero nella solita zona d'ombra di una stanza nascosta chissa dove dalla quale il vilain di turno tira i fili delle sue marionette.
L'unico indizio che ci è dato, è il fatto che stavolta la terra sia minaciata dal caro vecchio virus tecnorganico, lo stesso che lo aveva reso un mezzo cyborg, il nuovo Cable infatti, la cui ultima morte dovrebbe risalire alla fine di Secondo Avvento, ma potrei sbagliarmi, l'aldilà nel mondo del fumetto ha decisamente le porte scorrevoli, è privo di qualsiasi apparato cibernetico, è solo carne, ossa, e barba incolta.
Sia chiaro: non è che in appena 3 numeri, la trama sia già così ben definita, e nemmeno ho intenzione di spoilerare chissà cosa, Dennis Hopeless, ha strutturato il tutto giocando sulla personalità di Cable, il duro per il quale una parola è poca e due sono troppe, quindi più o meno la sceneggiatura gioca sul fatto che come sempre l'unico ad avere il quadro completo è il leader. Quindi se non ho intenzione di dirvi nulla della trama, cosa che riterrei alquanto scorretta cosa diciamo?
Il buon lavoro di Hopeless sui dialoghi
Diciamo che questa X-Force per ora, non è niente male, Hopeless, a dispetto del suo cognome, fa sperare di tirare su una godibile arc, tutto azione e dialoghi incalzanti, con qualche sprazzo di approfondimenti psicologici, niente da manuale però. Non chiedete la luna.
Ai disegni un diligentissimo Larroca, che butta giù, prospettive, tagli di tavole, anatomie e caratterizzazione dei personaggi sempre di un certo livello di gran lunga sopra la media, se questa nuova serie raggiunge l'otto pieno come voto, dopo appena solo tre numeri, è anche per le sue dannatissime matite.
Cable per il nuovo team arruola ovviamente Domino, Colosso, Forge, ed un audacissimo Dr Nemesis.
La caratterizzazione dei personaggi, è estremamente appetibile, ed  dialoghi sono veramente ben strutturati, se siete ala ricerca di un fumetto di Mutanti, che sia d'azione con tanta Sci-Fi, elementi spionistici, con personaggi ben definiti ed anche una buona dose di dialgohi pompati di testosterone, direi che potete sfanculare la bnuova serie di Bendis (che al contrario è solo dialoghi snervanti  ed aspettative deluse) e ripiegare su questo Hopeless, tutt'altro che Hopeless.  
Ancora una volta ed inspiegabilmente la Marvel mi delude con i Big, evidentemente pilotati nella stesura delle proprie storie a vantaggio di eventi corali che intetressino tutte le testate, e mi entusiasma con i titoli più sottovalutati, resterebbe da capire dove finirà questa serie una volta arrivata in casa Panini, e sperare che finisca in un albo con almeno un comprimario che valga il costo del fumetto.
Larroca 10+
Baci ai pupi.

mercoledì 5 settembre 2012

Avengers contro X-Men: io sto con gli ippopotami

Siamo tutti sensibilizzati contro i mega-eventi Marvel, ormai.
Dopo essersi beccati questa febbre per ben 4 volte almeno negli ultimi anni, abbiamo, chi più chi meno sviluppato tutti una sorta di scettico anticorpo verso le suddette megainiziative Marvel, che alla fine si riducevano in una Royal Rumble, in cui in pratica tutti se le davano di santa ragione.
Fondamentalmente sono i teaser che ci fottono, quelle pubblicità maledette, sono il vettore che veicola nel nostro cervello quell'idea malata di lasciarsi prendere dall'ennesimo megaeventone, di leggerlo ed aspettare la botta di adrenalina...
l buffo è che magari siete quei tipi di persone che se ne fregano della pubblicità, siete quelli che scrollano le spalle nel vedere le televendite in tv, ma poi quando si tratta di fumetti ci cascate di continuo.
alcuni esempi?

...alla fine di Planet Hulk, quando gli architetti Marvel avevano ridisegnato la geografia dell'universo 616, eravamo tutti lì a sbavare su questo manifesto, aspettavamo tutti Hulk, che tornasse sulla Terra a prendere a calci in culo Tony Stark, personaggio che non negatelo, più o meno odiavate tutti alla fine di Civil War. E' tornato, lo ha fatto, e non ha fatto altro, e lo sappiamo tutti che quando esageri passi dalla ragione al torto. La formula sempre la stessa:
Buono contro Buono, finchè il fetente non viene fuori.






E queste ve le ricordate? I teaser di Secret Invasion cominciarono a comparire all'interno degli albi, chi prima chi poi, tutti ci siamo cascati nella trappola di Bendis, che dopo il numero uno abbastanza accattivante, ci ha regalato un nulla stupendamente illustrato da L.F.Yu. L' invasione aliena più strampalata e fumettosa di cui si abbia memoria, nichilismo puro il cui zenith si è avuto quando si scopre che anche Jarvis era uno Skrull, con la missione di impradonirsi dello SHIELD ma che c'entra? E come se per prendere il Vaticano mi sostituissi a Furio Colombo.







E Assedio? Assedio nemmeno era concepito come Mega-evento, era una miniserie di Thor a firma di Straczynski, poi lui se ne andato, cattivo, e Bendis lo ha usato come trampolino di lancio per la sua Heroic Age. Come epilogo per il suo Dark Reign, vale a dire il Presidente Luthor made in Marvel,
The Heroic Age,  ossia l'era in cui dopo avevi fatto vedere mille Vendicatori, la formazione ridiventa più o meno quella originale.
Anche questa miniserie ci ha strappato non poche bestemmie, i pochi santi che abbiamo lasciato in pace devono ringraziare solo le stupende matite di Coipel, che hanno avuto un effetto calmante.
Assedio è stato il mio momento di lucidità, tipo quello che hanno gli alcolisti, quando realizzano che devono ridimensionare i propri vizi.
Lì, ho dato un taglio alle serie ed ho deciso di seguire gli autori.
La formula, ancora la stessa: buono contro buono finchè il Re Norman, il fetente di turno, non è nudo è la sua follia è sotto gli occhi di tutti.
Ed eccoli li, dopo essersi menati, d brutto, tutti insieme per il bene supremo. Dopo Assedio ho pensato:
e' una fortuna per questi team-up che i supereroi non è gente che serba rancore, dopo che se le avevano date di santa ragione  in Civil War, vedere Stark e Rogers (e Maria Hill!) a braccetto faceva una certa impressione.

But the winner is

Ma il peggio che ci crediate o meno, ci è toccato con Fraction e la sua Fear Itself, la peggiore svendita di martelli del potere che si sia mai abbattuta su tutta la terra, finchè l'ho letto io, ricordo solo botte, botte, e botte, nient'altro che botte.









E adesso? Adesso stiamo per ricascarci con questo:


Ma da quello che ho potuto vedere finora io, AvsX non è tanto diverso dai picchiaduro visti finora, la magia di Civil War tarda a tornare.
Aaron, Bendis, Hickman e Fraction, capoccioni di tutto rispetto (almeno Aaron e Hickman) presi singolarmente ma tutti insieme? Funzionano? Sarà poi vero questo concerto? O è pubblicità ingannevole?
Difficile pensare possano coesistere all'interno dello stesso storytelling, l'etereo Hickman ed il venditore Bendis, il pratico Aaron ed il romantico Brubaker.
La formula è chiara senza nemmeno addentrarsi troppo nella trama e finire per spoilerare:
Un gruppo di buoni (i Vendicatori) vuole Hope sotto chiave, perchè hanno scoperto che la roscia è l'avatar della Fenice, l'entità cosmica capace di ridurre in cenere un pianeta intero, l'altro gruppo invece  (gli X-Men) vuole Hope libera, perchè convinti che attraverso di lei quel potere non sarà distruttivo come pensano Cap ed Iron Man, ma permetterà la resurrezione della specie mutante.
Io la voglio cotta, te la vuoi cruda, in attesa che il fetente (la Fenice) decida di manifestarsi,  meniamoci.
In soldoni AVSX è questo, un beatemuppone insipido, che a mio parere, ALERT SPOILER, reintegrerà la strega mutante Scarlet.
 Valutato anche dalla critica (IGN e CBR) con il massimo dei voti nei primi capitoli di assestamento, e poco più che mediocre adesso che la trama tarda a prendere una svolta significativa, che vada oltre le effimere alleanze che nascono e muoiono nel giro di poche pagine e le botte da orbi.
Abbiamo davvero bisogno di questo ennesimo eventone, forse si, forse no, sul piano grafico a parte il francese Coipel non c'è molto altro da ammirare,  Romita Jr è l'artista più veloce nella scuderia Marvel, ma si sa che non va sempre bene essere veloci, le sue tavole sono fatte velocemente e si vedono, poi c'è Kubert, e Kubert è una di quelle matite che ami o odi per il suo tratto, io personalmente lo trovo pericolosamente anni '90, pericolosamente "Image", quindi per me la sua presenza non è certo un bonus.
Leggerò AvsX in italiano? Probabilmente si, almeno i primi numeri, specie il numero zero disegnato dal sublime F. Cho, lo leggerò tutto? Hum dubito, senza un adeguato feedback, specie considerando la formula di vendita dell'edizione italiana che probabilmente per il rispetto della cronologia e della sinergia con le altre testate, continuerà a proporre volumetti da 3,00 o 3,30 (la collana Marvel miniserie da 48 pagine circa) in cui avremo due storie: la miniserie principale e qualche tie-in soporifero.
"L'evento più o meno irripetibile"
Staremo a vedere, d'altronde non manca poi molto ormai, a questo ennesimo "evento irripetibile" nel frattempo posso dire che io non sto con gli X-Men e nemmeno con i Vendicatori, ma sto con chi non mi annoia, con chi non edita e crea sempre pregustando introiti con gli adattamenti animati o videoludici, e qui, in molti frangenti manca solo il marchio Capcom in basso a destra. Potrei sbagliarmi, potrei essere precipitoso, ma anche no.
Baci ai pupi.