Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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mercoledì 16 novembre 2016

La visione di Tom King


E' sempre così che va quando arriva sugli scaffali un volume che, sembra l'intera comunità di lettori aspetti con ansia.
Anche se sostanzialmente non ti tange, c'è una piccolissima parte del tuo cranio, autonoma, che continua a lavorare a pensieri negativi ed autolesionisti, un pò come quando sai che c'è una festa della madonna in città e tu per un motivo o per un altro la mancherai.
Vedi tutto in una prospettiva sballata.
E' esattamente questo che è successo con la famosa Visione di Tom King.
A sentire i lettori italiani, lo zoccolo duro, quello duro de comprendonio almeno, questa serie è una delle più rivoluzionarie nella casa delle idee, più adulte e più mature, addirittura.

Una storia carica di significati e di una analisi del diverso, come mai si era visto prima.
Io alla fine ho scelto di andarci a questa festa, ma memore dei mille bidoni tirati da editori e lettori, ho deciso di andarci da imbucato, ed il volume di cui sopra, invece di comprarlo, me lo sono fatto prestare in cambio dei due tomi di Providence di Moore e Burrows.
Ad occhio e croce direi che è andata meglio al mio compagno di merende.
Avrete intuito che al contrario di molti forum, siti e pagine di settore, a fumettopenia, questa famosa Visione, dopo attenta lettura, non ha fatto ne caldo e nè freddo.
E per quanto vi sembrerà incredibile, nonostante lo abbia letto appena due giorni fa, sta già scivolando via dalle maglie della memoria ad una velocità spaventosa.
Sia chiaro, non è manco una brutta storia, è che non c'entra assolutamente nulla con Visione, men  che meno con i vendicatori che ogni tanto fanno capolino nelle pagine.
Non so cosa gli sia successo a Visione durante le guerre segrete di Hickman, fatto sta che qui, all'alba dell'ennesimo restart Marvel, ce lo ritroviamo alla periferia di Washington, con moglie e prole sintezoide di ultima produzione.
In termini di continuity non si capisce bene questa scelta imperovvisa, non che Visione poi sia così vergine alla sperimentazione della vita di coppia.
Fatto sta che l' acclamata serie di King, si riduce a questo: un androide ansioso di emulare gli umani, va a vivere nella classica stradina di borgata borghese americana calandosi nella routine del vero sogno americano contemporaneo.

E come il genere umano che vuole emulare, si ritrova a compiere scelte  palesemente sbagliate.
Stravolgendo tanto per cambiare l'ennesimo character della casa delle pessime idee.

uno dei momenti evidentmente più adulti di Visione.

Nulla di nuovo se avete già visto, Rdward mani di forbice, American beauty, Desperate housewife, La moglie perfetta, e qualsiasi altra cosa di quel filone della serie "l'orrore dietro la quotidianeità".
Ignoro perchè i siti di settore ed i lettori si spertichino in complimenti melensi, come ignoro dove sia nascosta in questa lettura,  la chiave più impegnata della miniserie, insomma ho visto affrontare il tema della diversità in maniera più toccante in Voglia di Vincere con Micheal J. Fox nelle vesti di un adolescente licantropo.
Tutta la pantomima sul robot che si ostina a voler diventare uomo poi, è piatta e vecchia,  farne un cardine di questa ennesima delusione semiseriale (nel senso che ormai le serie non vanno oltre i dodici numeri) evidenzia una paurosa carenza di esperienze: i temi che qui si accarezzano appena, sono decisamente più vivi in altri prodotti:
Blade Runner in primis, ed ovviamente il romanzo originale da cui il film è tratto, o la saga di Ghost in the Shell di Shirow, o Io Robot, solo per citarne alcuni.
Il problema di questo Visione è doppio: come Thriller fantascientifico, l'ambientazione in un universo fumettistico come quello marvel è deleteria, le sporadiche apparizioni dei colleghi vendicatori sono ridicole e tremendamente fuori luogo, come fumetto Marvel è anche peggio, quello in quelle pagine non è certo Visione, al di fuori dei rendersi intangibile e volare, nulla di quello che fa questa Visione è riconducibile al membro dei Vendicatori. Non vedo in che modo un androide che copre il delitto della moglie o bullizza il preside della scuola in cui suo figlio è protagonista di un episodio di violenza su un ragazzino, possa essere ricondotto ad un characters che appena qualche serie fa era totalmente diverso.
Probabilmente con la giusta  etichetta l'idea di King ( ribadiamo, che ha tutto meno, l'originalità) poteva essere interessante, quel logo marvel però si porta dietro il suo carico rischioso, Visione è una storia di supereroi, e pertanto l'infausto finale del primo volume fa intendere che la trama si risolva alla solita maniera.
Poi in che modo la vecchia balia dei figli di Visione e Scarlet, sia un fantasma con tanto di nefasta profezia nell'ultima pagina, e una maga viva di carne ed ossa nelle prime pagine , io non l'ho capito, ma presumo sia perchè non leggo i Vendicatori da più o meno qualche secolo, da quando la balia di cui sopra, morì per mano di Bendis, in Vendicatori Divisi, IMHO il vero inizio della fine nella casa delle idee.
Deluso da questa ennesima lettura Marvel mi sono messo a cercare opnioni di altri siti, e mi sono imbattuto in quella di Comics Preview che ho trovato  a dir poco esilarante.


E’ un’opera destinata ad esaurirsi, poiché è, senza dubbio, la migliore serie supereroistica sul mercato.  Chi vi dirà il contrario non l’ha letta, oppure ha problemi personali con la Casa delle Idee o ha perso per strada il gusto del bello. Pochi fumetti di genere supereroistico hanno raggiunto, negli ultimi 10 anni, un livello qualitativo simile a questo La Visione volume 1 

Evidentemente ho problemi con la casa delle idee, perchè a me sta miniserie non solo non mi è piaciuta, ma faccio fatica ad inserirla nelle migliori letture della settimana, settimana in cui l'unica alternativa è l'Antman di Spencer, figuriamoci tra le migliori serie a fumetti degli ultimi dieci anni.


Tom King non si è limitato a raccontare un evento, ma è andato oltre, raggiungendo un livello di scrittura fuori dall’ordinario. King non ha mai scritto qualcosa del genere, mai con questo stile narrativo, avvicinandosi a tratti alla genialità di Alan Moore ed altri fumettisti “fondamentali”.


In questo passaggio mi è balenato il dubbio che forse non stavo leggendo un pezzo di un lettore disinteressato, ma una marchetta di un sito che si limita a fare da cassa di risonanza alle promozioni editoriali nostrane, perchè con tutto il bene che si può volere a questo Tom King, a me onestamente sconosciuto, ma paragonarlo al povero Bardo mi sembra che sia decisamente un' esagerazione.


Ci troviamo di fronte ad un fumetto scritto in maniera intelligente, con passione e libertà. Lo sceneggiatore ha avuto carta bianca per estremizzare certe situazioni, senza avere paura di maltrattare la caratterizzazione del protagonista. Il suo racconto è violento, estremo e lucido, lineare e carico di cultura. E’ analitico e mai superficiale. Non si può accostare minimamente a tutta la massa di albi portati in edicola e fumetteria in questo periodo storico.

Qui il dubbio si è trasformato: " vuoi vedere che io sto leggendo qualcos'altro?"
Poi ho letto il seguente passaggio ed ho riaperto Amazon alla ricerca di una edizione parallela magari sotto etichetta Marvel MAX.

Di supereroistico c’è veramente poco. Se ci fosse stato qualsiasi altro androide anonimo al posto del Vendicatore non sarebbe cambiato granché. Quanto narrato ha un valore universale e riguarda solo marginalmente gli essere artificiali, figli dell’uomo. I dialoghi ed i testi sono ricchi ed intelligenti. Stimolano il lettore, lo portano a riflettere e meravigliarsi.

Ma siccome non c'era nulla del genere, ho dovuto conlcudere che quelli di Comics Preview,  sono stati davvero inspiegabilmente folgorati da questa lettura, il perchè in tutta onestà lo ignoro, presumo o che abbiano cominciato a leggere da qualche mese, o che sia una imbarazzante marchetta per guadagnare visualizzazioni.
L'edizione panini è il cartonato con copertina gommata che va per la maggiore ultimamente, come bacino di utenza si rivolge esclusivamente ai completisti o ai tordi che credono alle parole di siti come quello da cui abbiamo estratto qualche passaggio.
Evidentemente il buon Lupoi, al contrario di Comics Prewiev, sapeva che pubblicare questa miniserie in edizione da edicola sarebbe stata un suicidio editoriale, come Squirrel Girl, d'altronde il traino cinematografico di Age Of Ultron e Civil War è ormai passato, evidentemente il direttivo avrà fatto due calcoli ed avrà pensato che non valeva la pena rischiare una grossa tiratura per un personaggio minore che non tutti conoscono, e che quelli che conoscono,  non è detto che apprezzerebbero vederlo in queste vesti ambigue alla American Beauty.

Per concludere, La Visione è un titolo da maneggiare con estrema cautela, è raccomandato ai compulsivi che non possono fare a meno di comprare, ai completisti, agli schiavi dell'unimente da social secondo la quale questo King, al pari di Kot e Lemire, sono i nuovi autori di considerevole importanza in circolazione.
14€ per i primi sei numeri di una miniserie che ha esposto più difetti che pregi, sono una spesa da valutare più e più volte, calcolando che per la conclusione toccherà spenderne altri 14 almeno. E tenendo conto che non è detto che la conclusione valga il costo totale di almeno 28€.
Probabilmente si finirà con il pontificare sui modelli cerebrali usati per creare prole e moglie, visto che per certi aspetti, sembra abbiano la programmazione comportamentale di Ted Bundy piuttoto che quella che ti aspetteresti dai parenti di un Vendicatore.

Il capitolo con la lista delle 30 e passa volte in cui Visione ha salvato il genere umano, è tra i punti più bassi della nona arte contemporanea, lento, noioso, e diciamolo, saranno anni che nella sottocategoria seriale, di cime se ne vedono ben poche, giusto il Multiversity di Morrison è riuscito a restituire della dignità al media, certo non King, certo non la sua Visione.
Nulla da Dire invece sulle tavole, ma come Rosanas, Hernandez Walta non ha alcuna colpa se è chiamato ad illustrare sceneggiature poco più che mediocri. L'impegno c'è ed è visibile, ma non è che solo l'illustratore possa fare miracoli.
Quindi per fumettopenia, La visione, può restare tranquillamente sugli scaffali, ovviamente il flop con il sintezoide, manco a dirlo, ha frenato l'entusiasmo anche per quasta fantomatica Pantera Nera, e se queste sono le teste di ponte della nuova Marvel, direi che ho fatto bene a metterle da parte, e comprare Paulette delle Edizioni Milano degli anni '70.

Vi lascio con un' altra massima tratta dalla recensione di ComicsPreview
 "Siamo di fronte al nuovo Blade Runner della Nona Arte"
Ma manco per il cazzo, semmai siamo di fronte alla più imbarazzante delle marchette.
Baci ai pupi.

venerdì 14 ottobre 2016

The Fiction

Cos'è la realtà?
E' un ologramma ipercodificato?
E' un'allucinazione consensuale?
Forse è qualcosa di più semplice.
Forse è solo una storia ch raccontiamo a noi stessi 

 E' uscito da pochissimo The Fiction, ed io me lo sono già preso per via del buon David Rubin, l'illustratore che ha disegnato il bel volume della Tunuè, Beowulf. Di cui in passato abbiamo parlato qui.
A fine lettura, l'unica considerazione che ti viene da fare è: ma perchè in Italia non ci sono questi plot narrativi?
Per quale motivo oltre i confini del nostro paese ci sono scrittori che creano storie rifacendosi ad autori come Carroll o Borges, mentre qui pontifichiamo, entusiasti per giunta, per mesi, su un indagatore con il cellulare?
Alla fine mi sono dato una risposta, non che qui gli scrittori siano particolarmente stupidi, semplicemente perchè nessuno tutela la loro creatività, e quando intendo nessun, intendo gli editori, ed i lettori.
Strutturalmente in the fiction non c'è nulla di nuovo se vogliamo star li a fare i pignoli, ma scriviamo più o meno da quanto?
3200 A.C.?
Dura inventarsi qualcosa di veramente nuovo, ma raccontare?

Raccontare è tutto un altro paio di maniche, raccontare, intrattenere, quello o sai farlo o non sai farlo, ed altrove lo sanno fare, potete sbattere la capoccia al muro quanto volete, è così.
La novità è che forse la colpa non è solo degli autori italiani, magari è un peso da rifilare anche a chi li paga, ed i pagamenti vengono da due fonti, lettori ed editori, non in questo ordine, ed a sentire in giro, l'unica certezza è che di sicuro voi pagate per leggere, ma che l'editore paga chi scrive, è una realtà effimera e sfuggente.
Detto questo - mi servono queste introduzioni per la mia crociata sull'editoria italiota - andiamo al volume di cui sopra.
Prima le uniche note dolenti: Printed in Poland. Non ci siamo.
Per il resto il volume è il solito cartonato italiano, solido, carta ad elevata grammatura, prezzo standard 16,90€ , insomma escluso per le dimensioni, poco più piccolo del formato comicbook, ma la Tunuè, non è la Cosmo quindi probabilmente è al riparo dalle inutili crociate dei lettori italiani, la regola HD della panini fa provincia, ed il risultato è al solito tragico:
Finchè gli editori giocheranno sul formato di lusso, per alzare i prezzi, il fumetto di qualità, e The Fiction, rientra senza dubbio alcuno nella categoria, resterà sempre miraggio di pochi, con i suoi canali distributivi elitari e la scarsa promozione, mentre forgeremo i gusti dei giovani lettori con il mainstream di bassa lega degli spillati Panini, ed il paleolitico fumetto popolare italiano, senza tirare in ballo l'atroce deserto che è il webcomics italiano.
Una piaga che manco le cavallette in Egitto.
Tanto per dare qualche volto e qualche nome allo sfacelo nostrano.
Non recasse il nome a me sconosciuto di Curt Pires, avrei attribuito la paternità di questa storia al buon Grantone Morrison.
Libri che fungono da portali verso altre realtà , sparizioni, esseri sovradimensionali, storie senzienti, riferimenti letterari certo non di popolana fruibilità, come Borges ed il suo Aleph, come dicevo più su, se è difficile inventare cose nuove, il segreto per catturare i lettori è saper raccontare.
Un gruppo di ragazzini, in soffitta, scopre una serie di libri magici, la cui lettura li trasporta in una dimensione onirica, ora ammaliante, ora terribile e corrutrice, l'atmosfera da sogno verrà meno quando in una di queste incursioni, il piccolo Tsang risulterà disperso, in questa sorta di Shangri La, da quel momento i ragazzi chiuderanno i libri e andranno avanti nelle loro vite con un silente peso sulla coscienza.

Se proprio tocca trovare un difetto a questa miniserie è il fatto che sia solo di 4 numeri, ma vai a capire come funziona la politica editoriale dei Boom Studios, ho come l'impressione che se avesse potuto disporre di più spazio, Pires avrebbe confezionato una caratterizzazione da manuale dei personaggi protagonisti, visto il continuo viaggiare sulla linea temporale delle loro vite.
E comunque anche così, hanno il loro carico di carisma, vedere l'entità dorata o il corruttore.
Su Rubin è inutile spendere parole superflue, se difetta per minimalismo in alcuni passaggi, de gustibus comunque, io lo trovo estremamente dettagliato della descrizione degli ambienti e dei personaggi, compensa con una cinetica della tavola fuori dal comune, anche la colorazione netta e vivida di Micheal Garland aumenta l'appetibilità del volume, dal quale difficilmente riuscirete a staccarvi senza covare la curiosità di cosa succeda la pagina successiva.
Il volume merita?
Visto il costo rimando a voi la scelta, di certo è una lettura diversa ed interessante, di certo leggerla aumenta la consapevolezza del divario tra i nostri fumettisti e quelli esteri, di certo è meglio dei vari Venidcatori o Mutanti o Inumani che tappezzano le edicole oggi, ma la decisione finale è vostra, personalmente l'ho adorato proprio per il suo plot sotanzialmente più ricercato, ed ovviamente il suo illustratore che adesso sembra sia lanciato anche su suolo americano.
Sicuramente è da tenere d'occhio e visto che ho appena sgamato una anteprima del fumetto su Lo spazio bianco, la scrocco, vi lascio il link così potete farvi un'idea da soli.
Alla Tunuè rinnovo i complimenti per i catalogo sempre più interessante, ma la stampa in Polonia, mi spiace ma decisamente non riesco a digerirla.
Nel frattempo vi auguro un buon fine settimana, e scusatemi se sto trascurando il blog.
E' che sono entrato nella sacra rota della Playstation 3, e se non gioco, leggo e rileggo Providence in attesa che la Panini si degni di concluderla.
Baci ai pupi.

sabato 7 maggio 2016

Beowulf

Salve ragazzi come va?
Nel gruppo Facebook il Fumettopenia World Cup 2 si sta rivelando una mezza delusione, sembra che tra le letture più meritevoli dal 2000 al 2015 figuri addirittura il Daredevil di B. M. Bendis. Pensa te come sta a pezzi il lettore medio in Italia per confondere una minestra riscaldata, con un piatto di alta cucina.

La premessa era per scusarmi per la latitanza, ma il tempo da dedicare al blog è sempre meno, e le letture sempre troppe. Ho in mente un mega post, anche abbastanza divertente, ma finchè non riparo il portatile che è giù in sala lettura non posso nemmeno cominciarlo: oggi come nel prossimo post, che butterò giù magari nel fine settimana, parleremo di due pubblicazioni della Tunuè, gli stessi signori de Il gioco dell'oca, che ho letto in questi giorni: Beowulf e Cernobil, il primo già presente all'ultimo Comicon napoletano, il secondo credo sia quasi fresco di stampa, due volumi che si sono rivelate delle bellissime scoperte.


Della leggenda di Beowulf, non sapevo praticamente nulla, se non che secoli fa ci fecero un film, ma non l'ho mai visto, quindi mi sono dovuto documentare prima di venire qui in piattaforma ad espormi con voi criticoni: Beowulf è un poema epico di cui non si conosce l'autore, risalente all' VIII secolo, giunto fino ai nostri giorni, nelle pagine del Cotton Vitellius (Codice Nowell) conservato alla British Library.
Il poema narra le gesta del poderoso giovane Beowulf, che giunge sulle coste Danesi per aiutare Re Hrothgar ed ilsuo popolo tormentato da anni dalla piaga di Grendel, un mostro che nel poema non è mai descritto nella sua interezza della sua bestialità, dettaglio di cui David Rubin fa tesoro, visto che arricchisce le tavole con riquadri dei particolari del terribile mostro, per il quale sono più che convinto, si sia ispirato non poco al bestiario di HP Lovecraft.
Senza proseguire oltre nella rivelazione della trama, concentriamoci sulla rivisistazione dei due autori spagnoli.
Rubin piega il tempo nello spazio di una tavola
Il Beowulf di Garcia e Rubin è essenzialmente una esperienza visiva, la cui appetibilità raddoppia quando ti documenti sul poema, riproposto sotto forma di fumetto con una fedeltà che si concede ben pochi slanci di protagonismo, l'aspetto più bello cmq di Beowulf è quello grafico, e non solo stilistico, Rubin è bravissimo anche nella tecnica.
Riesce a far coesistere sulla stessa tavola due differenti timeline, con un risultato narrativo davvero appagante, nelle prime pagine di lettura infatti si assiste contemporaneamente alla nascita ed alla caduta del Cervo (Herot), il palazzo reale voluto da Re Hrothgar come testimonianza della grandezza del suo regno.


Davvero impressionante il lavoro di Rubin, quell' abuso di rosso vi porterà quasi a sentire quel pungente odore ferroso del sangue, l'invisibile telecamera sulla punta della sua matita, non ha limiti, grandi spazi, primi piani, sezioni e dettagli, ogni inquadratura cattura la lettura e la lascia prigioniera delle pagine.
Ma David  Rubin era già noto in casa Fumettopenia, è che in casa fumettopenia purtroppo,  abbiamo poca memoria per i nomi degli autori, tantissime volte non e ne abbiamo nessun rispetto, ma  Dove nessuno può arrivare, lo avevamo letto tanti anni fa, aveva già fatto vibrare un considerevole numero di corde per lasciarci indifferente, se non è esaurito, io vi consiglierei di aggiungere al carrello anche questa tenerissima storia d'amore. Magari mi ringrazierete.

Dubito che l'immaginario di Lovecraft non nabbia contribuito alla creazione di Grendel

La prima lettura durerà pochissimo, ma Beowulf non vi lascerà andare subito: Grendel e sua madre , i carnefici di centinaia si Danesi, vi ammalieranno con le loro mostruose forme, al punto che prima di riporlo via, Beowulf esigerà vari tributi in termini di tempo.
E' la colpa sarà di Rubin, la sua arte da uan sorta di dipendenza, quelle tavole le guarderete e le riguarderete, per saccheggiarle di quanti più possibili segreti, a me è successo esattamente questo.

Un aspetto essenziale per l'appetibilità di un fumetto in questi tempi di piattume inveterato.
Non sono un libraio quindi non mi pronuncio sulla fattura del volume, è un cartonato, ma dubito che tra qualche anno, se lo riaprirò le pagine esploderanno sul tavolo, come un volume Play Press, quindi tutto sommato direi che va bene.
Insomma spostate una somma del Budget mensile per questo volume, prima che cada nel dimenticatoio italiano, mentre ci si gasa sempre pe le solite insipide cose, merita per davvero.
A volte non è affato male guardare anche i cataloghi di quelle casa che non sono continuamente lì a pavoneggiarsi del nulla spinto, su mille social network.
Baci ai pupi.


venerdì 29 maggio 2015

Manifest Destiny

Innanzitutto il titolo, voi sapete cosa significa l'espressione Manifest Destiny per gli americani?
Destino manifesto indica quella aggressiva politica espansionistica degli Stati Uniti d'America intorno al 1800.
C'è un dipinto allegorico di John Gast in cui Columbia, la personificazione degli Stati Uniti d'America nel XIX sec. guida i coloni americani alla conquista del west e alla civilizzazione di quel mondo ancora selvaggio.


Il dipinto, intitolato Progresso Americano, è di una semplicità unica nell'interpretazione nella parte sinista ad est, il sole della ragione rischiara la terra, ed al di sotto di Columbia sono rappresentati gli americani che coltivano la terra, piantano i pali del telegrafo, costruiscono ferrovie a sinista ad ovest, nel West, coperti dalla notte dell'ignoranza scappano gli indiani e gli animali selvaggi,
Secondo i nomi dei personaggi, sapete chi erano in realtà Meriwether Lewis e William Clark?

La spedizione di Lewis e Clark commissionata dal presidente Jefferson fu la prima spedizione americana in cui si tentò di raggiungere via terra i territori che affacciavano sulla costa del pacifico.
L'indiana Sacajawea della tribù de Shoshoni, ed il marito franco-canadese Toussaint Charbonneau, si aggregarono alla spedizione dopo aver tratto in salvo Lewis ed i suoi uomini.
Sacajawea percorse migliaiadi kilometri in compagnia di questi pionier, dal 1804 al 1806 dal Dakota del Nord all'Oregon, e la sua figura negli anni è stata riconosciuta dal movimento femminista americano, National American Woman Suffrage Association un simbolo di indipendenzadella donna.
Insomma il preambolo a mo di lezione di storia serve a farvi inquadrare il nuovo fumetto del catalogo salda Press (giunto in questi giorni al secondo TP) come qualcosa di più di un semplice horror con zombi vegetali e rane gigantesche.
Manifest Destiny è un titolo altamente appetibile, Chris Dingess, si dimostra un ottimo scrittore, la sua re-interpretazione, nelle macabre tinte horror, della storica spedizione dei due americani, è assolutamente deliziosa, smaliziata, sicuramente meno propagandistica dei primi rapporti inerenti la stessa.


Il ritmo della narrazione è a dir poco serrato, e come la maggior parte dei fumetti dell'ultima generazione, lo story-telling rispetta la cosiddetta regola del wide screen comics, che vuole il media fumetto concepito come un esperienza essenzialmente visiva. Dialoghi scorrevoli e coinvolgenti, un lettering assolutamente adeguato, al contesto storico, una caratterizzazione accattivante, per nulla statica, non esente da evoluzioni che gettano i personaggi sotto luci diverse  nel corso delle pagine, basta vedere la crescita, in termini di consistenza dei profili psicologici di Meriwether Lewis e William Clark, verso la fine di questo secondo TP.
Tovo affascinante quando un fumetto ti spinge ad una documentazione extra testo, ed ecco che con veloci ricerche sull'argomento viene fuori che l'incontro tra la spedizione ed il popolo degli Otoe è avvenuto davvero, come è veritiera la reazione degli indiani ai doni degli americani, delle ben poco pratiche medaglie d'oro.
Tutto l'extra di Dingess, vale a dire tutto quel che concerne la parte non storica del fumetto è come detto più volte, il punto di forza di questa serie Skybound, specie per i lettori italiani a digiuno di nozioni per una collocazione didattica. La storia è impostata in modo che l'attenzione di chi regge il volume sia del tutto presa nella lettura, il merito non è solo da attribuire alle spaventose creature che i nostri discutibili eroi incontrano durante il loro viaggio, ma anche alla solidità della caratterizzazione dei protagonisti e del cast di supporto.
Le tavole di Matthew Roberts sono ipnotiche, come detto, ritengo questa serie un ottimo esempio di wide screen comics, e le solizioni geometriche della griglia di Roberts, nonchè la scelta delle inquadrature, vi terranno incollati al vostro sito di lettura preferito fino all'ultima pagina.
 Insomma rispetto ale ultime letture fatte dal catalogo salda, incluso quell'obbrobrio pretenzioso di Outcast, o quell' horror ambientanto in Vietnam con i soliti Zombi, per non parlare dell'altro titolo in cui i soliti risorti non si limitavano a ciondolare e a mordere, ma anche ad assassinare lucidamente (chiedo venia, ho poco professionalmente dimenticato il nome), Manifest Destiny è oro puro e mi sento di consigliarvelo senza alcuna remora. Economicamente è una spesa che spalmate in tipo sei mesi, quindi nono solo non è aggressiva per il vostro portafogli ma sono sicuramente soldi ben spesi, come sempre sta a voi la decisione finale, per me, merita tantissimo. D'antronde meglio un semestrale appetibile, che un mensile narcolettico e pretenzioso.
Direi che vi ho detto tutto, ed il mio dovere di blogger aggiornato sulle ultime uscite per questo mese l'ho fatto.
Vi ho pure fatto ben due recensioni positive, uno schiaffo morale a tutti quelli che mi accusano ormai senza veli di essere un vecchio brontolone incapace di apprezzare tutto quello che non sia scritto da Alan Moore.
Baci ai pupi!


sabato 26 luglio 2014

Le rose di Berlino hanno spine solo in Italia

Vi ricordate tempo fa quando parlammo di Tom Strong e vi dissi che la leggenda voleva che la linea ABC di Alan Moore fu concepita nel giro di un fine settimana?
Beh io non so quanto ci sia di vero in questa diceria, da Alan Moore mi aspetto di tutto, però è difficile pensare che effettivamente questo intricato arazzo che è la Lega degli Straordinari Gentlemen sia stato concepito in così poco tempo.
Da non molto tempo è sugli scaffali delle fumetterie il nuovo capitolo dell'avvincente saga del Bardo, il nuovo capitolo dedicato alla figlia di Nemo, "Le rose di Berlino" resta perfettamente all'altezza,  per quel che concerne l'appetibilità, dei precedenti capitoli.
Il nuovo capitolo si inserisce nella complicata (ma estremamente coerente) cronologia degli eventi del mondo della lega degli straordinari gentlemen, circa 16 anni dopo l'avventura polare della giovane Jenni, raccontata nel precedente spin off, Cuore di Ghiaccio. 28 anni prima dell'apparizione della stessa, invecchiata, madre, nonna e vedova, sul ponte del nuovo Nautilus, nel 1969, nel volume chiamato Century. Il terzo seguendo l'ordine editoriale.


Proprio in quelle pagine Moore lascia il lettore con moltissimi interrogativi, riguardo la giovane Jenni.
Il nuovo capitolo delle storie dedicata alla figlia dell'affascinante pirata indiano, si unisce al precedente e risponde ad ulteriori domande. e
E se mi è concesso, allo stesso tempo conferma , quando ce ne fosse bisogno, che la saga della Lega, non è solo una storia che trova il suo punto di forza, nella bravura dell'autore di costruire un mondo attingendo dalla letteratura ottocentesca e moderna, bensì è un complicatissimo arazzo che si svela ai vostri occhi capitolo dopo capitolo, fino a darvi la risposta finale, una saga che corre, inspiegabilmente composta per quasi cento anni, catturando il lettore, e costringendolo pagina dopo pagina ad un attenta analisi sia della tavola che dei testi, al fine di avere perfettamente chiaro l'audace disegno dell'autore.
Prima di scendere nei dettagli del nuovo volumetto Bao, soffermatevi su alcuni importanti particolari
Alla fine del 1800 quando, i Gentlemen vinsero la guerra contro gli invasori spaziali, Nemo scelse di ritirarsi, disgustato dalle soluzioni adottate dalla corona per tenere testa alle lumache marziane. Si apprende, in seguito, che il capitano Nemo durante gli anni del suo esilio sull'isola Lincoln, è diventato padre di una ragazzina, della quale si hanno le prime notizie dalle note della sig.na Murray, nel famoso Almanacco del nuovo viaggiatore, Jenni, questo è il nome dell'erede del pirata indiano, compare per la prima volta in Century, 1910, durante il suo battesimo di fuoco, dove in un finale che ricorda molto la sequenza finale del consigliato, Dogville di Lars Von Trier abbraccia il suo retaggio di sangue e violenza e si dà alla pirateria,a bordo di un rinnovato Nautilus, aiutata dai vecchi luogotenenti di suo padre, il vecchio Ismaele, e l'aitante Board Arrow Jack, dopo un adolescenza passata a patire umiliazioni di ogni genere, negli squallidi docks della Londra del 1900, dove si era rifugiata per sfuggire ai suoi discutibili legami sanguigni.
I lettori che hanno seguito la saga regolarmente, hanno poi ritrovato una Jenni invecchiata, nell'anno 1969, mentre riporta a Londra Allan Mina ed Orlando, in quell'unica pagina la nuova creatura di Moore compare, pare solo per confondere i lettori.
"La vita eterna non fa per me. Morirò e mi riunirò al mio amore Jack. Nostra figlia e mio nipote sono la mia immortalità." 
Non ci sono altri indizi rilevanti, Moore stupisce i lettori, prima introducendo un nuovo carismatico personaggio, per poi riproporlo piegato dagli anni trascorsi nel capitolo successivo, 1969, 59 anni dopo la sua genesi.
E se, Cuore di ghiaccio, tra le tavole omaggianti per lo più, la letteratura di HP Lovercraft, lascia intendere chi sia questo misterioso Jack, l'avventura Berlinese dell'affascinante piratessa, spiega ai lettori nell'assoluta chiarezza il senso di quelle sibilline parole.
Prima di tutto Nemo - le rose di Berlino è un omaggio alla filmografia tedesca di Fritz Lang e non solo. La bellezza di questa breve storia non risiede nel suo svolgimento quanto piuttosto nella realizzazione, di come anche questo spin-off si incastri alla perfezione del disegno generale dell'autore. Come un pezzo di puzzle destinato ad un unico e preciso posto.


Senza spoilerarvi assolutamente nulla della breve, anzi brevissima storia, troppo breve ad essere sinceri - per un' analisi approfondita dei luoghi e dei personaggi, vi invito a seguire il blog , in attesa del nuovo speciale inerente la guida alla lettura, e la scoperta dei segreti di una delle migliori prove di Alan Moore, (IMHO).
Mi limiterò a dire che per innamorarmi di questo nuovo capitolo e bastato vedere la colonna portante della trama, ne Le Rose di Berlino siamo a cavallo del conflitto mondiale, Moore che nel suo mondo non ha quasi mai adoperato personaggi presi dal mondo reale, lascia impersonare il ruolo del cancelliere tedesco Hitler, alla più famosa controparte cinematografica del folle ariano, il riuscitissimo Adenoid Hynkel, del film, Il Grande dittatore di Charlie Chaplin.
Basterebbe questa piccola chicca per rapirvi, eppure Moore fa di più, approfondisce scorci narrativi che
aveva già esposto in passato, come la controparte tedesca degli straordinari gentlemen, attingendo stavolta dalla creatività del cineasta Fritz Lang, sue sono infatti le creature che vedrete in quest'avventura come il dottor Mabuse o il genio visionario di Rotwang, e la sua creatura robotica, vista nel famosissimo Metropolis.
Veloce, avvincente e stupendamente illustrata dal buon Kevin O'Neill, Nemo le rose di Berlino, per quelli che amano la saga di Moore è un altro tassello essenziale, ed è proprio su questo che fa leva la Bao , che persiste con queste edizioni cinesi nane e carissime, che offendono non solo l'opera ma anche il lettore.
Ecco siccome ho deciso di non rilasciare il minimo input, per quel che concerne le citazioni, come detto mi riservo di stilare un nuovo speciale, le critiche su questa lettura sono tutte legate all'edizione italiana.
Come per il precedente capitolo, la Bao ha preteso per questo volume, 13,00€, per sole 60 pagine, credo che non offendo la susscettiblità di nessuno se dico che questo prezzo per questa foliazione è un autentico furto, che ci sia una copertina cartonata o meno.
La verità è che il nome in copertina, richiama solo un certo tipo di lettori, per lo più, l'edizione si rivolge ad un bacino di lettori, in maggioranza composto da maggiorenni indipendenti, e la Bao, fa leva su questo.
Quello che più irrita è che anche questo volume come i precedenti, siano stampati in Cina, e siano stati ridotti nel formato, con una delle scuse più ridicole che si siano mai sentite dire da un editore. Chi segue questo blog da parecchio, sa già di cosa stiamo parlando. Fosse il caso di ripeterlo, rinfreschiamo la memoria a quelli che l'hanno dimenticato: ai tempi di Century, quando i primi lettori chiesero spiegazioni sul formato ridotto di Century, la Bao, su Facebook, rispose che il formato originario, non era compatibile con le macchine europee, dimenticando che il fumetto fosse anche europeo, inglese per la precisione, vedi la Knockabout.
Questa presunta incompatibilità del formato comics americano, a sentire loro tanto tempo fa, causava un enorme spreco di carta che si ripercuoteva poi sul prezzo di copertina, poi però qualcuno (Fumettopenia compreso) fece notare all'editore ed ai suoi lettori, che le presunte macchine europee, erano decisamente poco europee, visto che, in Century, a fine volume c'era scritto, che era stato stampato in Cina.
Insomma la morale è che se non fosse Alan Moore, se non fosse così indispensabile come lettura, per tutti quelli come me che adorano questa saga, vi direi, nella coerenza della ragion d'essere del blog, di lasciare questo tentativo di rapina sugli scaffali delle fumetterie, o nei depositi dell'editore, dai quali molto poco sportivamente, è diventato disponibile per la vendita on line molto tempo prima che arrivasse nelle fumetterie, sgambetti a cui i fumettari dovrebbero essere abituati, ma che spiace sempre vedere fatti in piena luce.
Così da dare un chiaro messaggio agli editori italiani, che certe furbe iniziative, non solo non sono gradite, ma fanno anche male al fumetto, ed alla sua divulgazione.
In soldoni Nemo Le Rose di Berlino è un bellissimo fumetto, scritto bene e disegnato meglio, che per la sua caratteristica di nascondere al suo interno una moltitudine di citazioni, si presta a più letture e svariate ricerche per la comprensione della volontà dell'autore.
L'edizione Italiana, è brutta, piccola, scomoda nella lettura, specie l'appetibile appendice in prosa finale, proposta da Moore come fosse un' intervista. Il prezzo proposto da pubblico è come il precedente Cuore di Ghiaccio troppo alto, tanto che penso che molti lettori aspetteranno i saldi di fine stagione Bao, quel periodo dell'anno in cui l'editore, sgambettando ulteriormente chi vende i suoi fumetti, propone il suo catalogo scontato al 25%. E tanti saluti alle rese nelle fumetterie non aderenti all'iniziativa.
Il fatto che il volume, ancora una volta, manchi di un adeguato apparato redazionale che spieghi al lettore dove Moore attinge il materiale della storia, non fa che rendere il prezzo ancora più alto, il fatto che le pagine in tedesco (e francese) restino tali anche nell'edizione italiana, che non ci si degni nemmeno di aggiungere una pagina in cui si fornisce per amore dell'opera che si sta pubblicando, una traduzione dei dialoghi in crucco che vedono protagonista Hynkel e gli altri tedeschi, non fa che svalutare l'edizione italiana, e renderla nel commento finale ancora più scadente.
Il fatto che il volume sia stampato in Cina, quindi a costi sicuramente più bassi, e sia proposto alle tasche dei lettori italiani con un prezzo del genere, è concedetemi il termine, scandaloso.
Consigliato ai pochi (purtroppo) che senza Bardo campano male e campano poco. Sconsigliato a tutti gli altri che rifuggono letture impegnative. Anzi a 'sto prezzo pure a quelli che adorano letture impegantive ma al contrario di me, senza Alan Moore vivono tranquillamente.
Una condizione per me impossibile.
Ma d'altronde come diceva Jack Burton "Chi mendica non può scegliere", nel mio piccolo Moore escluso, continuo ad evitare costantemente di comprare alcunchè dal catalogo di un editore del quale non condivido molte scelte editoriali.
Baci ai pupi e buone ferie.

sabato 21 settembre 2013

Batman & Giudice Dredd

Batman Library 09 - Batman/Judge Dredd 01, Di Grant Wagner Bisley (ed altri disegnatori) Cartonato delle Ed. RW Lion -  160 pagine 14,95€
Batman Library 09 – Batman/Judge Dredd 01

Batman Library 09 – Batman/Judge Dredd 01

https://twitter.com/Fumettopenia/status/381063316438671360/photo/1

Con questo tweet giusto ieri vi ho imbeccato i contenuti della recensione di oggi.
Si torna a parlare delle ristampe di lusso delle major italiane, sul banco degli imputati ancora una volta la RW Lion, che questo mese porta in fumetteria il primo di due volumi dedicati (presumo) ai team up di Batman con i personaggi di altre case editrici.
E così su Batman Library #09, il cartonato per fumetterie da 160 pagine, da 14,95€ appaiono i primi tre incontri e che io sappia gli ultimi, tra il giustiziere di Gotham City, ed il giudice più spietato di Mega City One.
A firmare le storie, Alan Grant e John Wagner, mentre alle matite si alternano autori come Simon Bisley, Cam Kennedy, Val Semeiks, Carl Critchlow e Dermot Power, spero di averli citati tutti.
Ormai visto che siamo tutti cani che sbavano al suono delle campanelle, aspettando le scodelle di cibo, sono sicuro che il formato non vi scandalizza più di tanto.
Specie in casa RW Lion, una volta abbandonato lo scaffale degli spillati, bisogna mettere in conto che la spesa per ogni brossurato in media è di 10€ a salire, a salire di molto.
E' un trend che ormai, va per la maggiore e non credo farà mai più una inversione di tendenza. Non finchè continuerete a comprare come forsennati sta roba.
Perchè il problma è proprio lì, se non ci scandalizziamo più dei prezzi in copertina, almeno scandalizziamoci per i contenuti di questi volume in questione, Batman v Judge Dredd uno, due e tre, non meritano assolutamente di spenderci 15 euro. Non perchè siano storie così orripilanti, il primo capitolo impreziosito dai disegni di Simon Main Man Bisley, non sarebbe nemmeno così malvagio, attraverso il solito buco interdimensionale vengono a coesistere nelle stesse tavole: il cavaliere oscuro, il giudice Dredd, il giudice
Death, lo Spaventapasseri e Mean Machine.
Effettivamente, Giudizio su Gotham, è la chicca del volume: Grant, Wagner e Bisley, probabilmente pensando che fosse il primo ed ultimo team-up tra i due universi, infilarono nella storia tutti i characters più importanti, incastrandoli in una sceneggiatura divertente e godibile, che giocava molto sulle psicologie opposte dei due characters principali.  

-Ve lo dico subito, mi rifiuto di introdurvi Batman e Giudice Dredd, da buoni nerd fumettopeniaci, dovreste conoscerli già da soli.-
Grant/Wagner/Bisley riassumono in un quarto di tavola le differenze tra i due personaggi così.
L'appetibilità di questo volume però inizia e finisce qui.
Vendetta a Gotham , disegnata da Kennedy (Lobo - Gladiatori Non-americani), non è niente di che, giudice Dredd torna a Gotham e si imbatte in un altra nemesi del Pipistrello, l'irritantissimo ed inutle Ventriloquo.

Il secondo capitolo, del team-up si risolve in maniera abbastanza scontata, più che un incontro tra prestigiose case editrici come la 2000AD e DC, sembra un film di Bud Spencer e Terence Hill.
Il terzo albo L' ultimo Enigma (provate ad indovinare quale è il villain protagonista di questo capitolo), è degno di noma solo per la sua veste grafica, Critchlow e Power, riprendono lo stile di Bisley nelle tavole, e compensano il nulla pretenzioso della storia con dei disegni di tutto rispetto. Batman, Dredd e l' Enigmista si ritrovano prigionieri di un certo Imperatore Xero, un folle che obbliga i suoi prigionieri a combattere tra loro fino alla morte, a rileggerla oggi, la sceneggiatura è un antenata di "Predators" o Battle Royale, o ancora Avengers Arena, ma nonostante i disegni molto validi è la trama è troppo precipitosa e rocambolesca, ed ha una longevità, in termini di minuti di lettura, di nemmeno  un quarto d'ora. E nel complesso raggiunge una sufficienza generosa solo per il contributo dei disegnatori.
A chiudere il volume, non mi chiedete perchè, c'è un team up tra Dredd e Lobo, di Grant/Wagner/Semeiks/Dell, questo Lobo/Giudice Dredd- Psycho-Bikers vs mutants from hell, è la classica storiellina di Lobo stile prima serie regolare, con tanti alieni deformi e cattivi, disegnati dal bravissimo Val Semeiks, il disegnatore della prima serie di 'Bò, pubblicata in italia dalla Play Press dopo i primi riscontri positivi del pubblico italiano nei confronti dell' Uomo.
Chi non ricorda il primo esilarante arc: The Quigly affair?
Lobo/Dredd è una storiellina divertente senza troppe pretese, come tutto il volume del resto, che chiude il cartonato in maniera decisamente off-topic - che c'entra questo team up sulla collana Batman Library, onestamente non lo so, e tale riempitivo getta un' ombra inquietante sul secondo volume di questa raccolta chiamata appunto Batman/Judge Dredd, che io sappia gli incotri tra i due sono finiti, quindi non riesco ad immaginare cosa si inventi la Lion per creare questo secondo tomo.
Se proprio volete leggere ste cose, Fumettopenia che tiene ai vostri portafogli, vi consiglia di ripiegare su edizioni alternative.
In conclusione
Vale la pena spenderci questi soldini? Io direi di no, in fumetteria c'è tanta di quella roba che investire 15 euro in questo mattone mi sembra una follia. Quindi il consiglio di fumettopenia è di girare al largo da questo tomo. anche per gli amanti dei personaggi, e vi dico perchè.
Qui sotto

Altromercato
Potrà sembrare strano alle nuove leve, ma tutto il volume non ha di inedito assolutamente nulla, tutto il materiale contenuto in questo cartonato ha già visto la luce in italia, e a buon cercare, è materiale svalutatissimo che in molte fumetterie non supera il prezzo di un euro a volume, forse giusto Giudizio su Gotham può arrivare a tre o quattro euro ma non ci metterei la mano sul fuoco. Batman e Giudice Dredd, Giudizio su Gotham (1993) e L'ultimo Enigma (1995) sono volumi unici, Vendetta a Gotham è apparsa sul primo numero della collana DC Prestige (1994), e Lobo/Judge Dredd è aparsa sula collana Play Magazine n°20 (1997), è tutto materiale con cui potrete ricostruire questo cartonato, evitando questo ennesimo tentativo di rapina senza pistola della Lion, costo massimo della spesa ripiegando sul materiale Play Press, 5€.
Spero di esservi stato utile. Alla prossima.
Baci ai pupi.