Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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giovedì 3 dicembre 2015

Il Dylan Dog di Ratigher




Sottotitolo: La sospensione dell’incredulità

Vediamo se ho capito bene:
C’è questa tizia che si fa almeno 800km, metti otto ore di macchina senza fermarsi mai (utopico), per andare a Londra da Dylan Dog per chiedergli di indagare sulla scomparsa di una sua cara amica, abbastanza zoccola, che in paese per ammazzare la noia la dava a tutti, cani e porci.
Arriva a Londra, che è mattino, insomma c’è ancora la luce del giorno, entra in casa dell’indagatore, dopo aver interagito con il più brutto Groucho che io abbia mai letto (a proposito, ma non era sparito con il nuovo corso di Dylan Dog il poro Groucho?), spiega a Dylan le cause della sua visita e tenta di farselo, così a bruciapelo.
L’evento evolve in modo che inspiegabilmente, ah prima che me lo chiedete, i dialoghi sono pietosi, la caratterizzazione latita, dicevo inspiegabilmente Dylan torna con la tipa in Scozia, in un posto che non esiste, Port Frost.
Sono altri 800 Km, questa tipa quindi fa in una giorno 1600km più o meno.
No, non è una camionista di professione, è una maestra d’asilo, e a giudicare dalle fregole, è un poco zoccola come l’amica scomparsa, ma si sa che la vita di paese, è noiosa e monotona,  e per rallegrare le giornate uno si inventa quel che può, anche trombare a destra e a manca, lustri  e lustri di commedia sexy all’italiana con Alvaro Vitali e Renzo Montagnani insegnano.
Chissa Ratigher quante ne ha viste di commedie sexy all’italiana per scrivere una sceneggiatura così.
Dunque, il nostro eroe e la sua nuova cliente, con un semplice caso di sparizione, senza mostri senza, vampiri, senza fantasmi, senza più il caro vecchio quinto senso e mezzo a giustificare mille vecchie avventure, arrivano in Scozia in tempo, guarda un pò, per vedere i funerali dell’amica scomparsa, quella abbastanza zoccola. 
A proposito in Scozia, sedici ore dopo è ancora giorno.
Quindi, nell’arco di sedici ore, a tenersi stretti badate bene, in un paesello che non esiste, viene ritrovato il cadavere di una donna scomparsa, viene fatta l’autopsia dal coroner, viene restituita la salma ai familiari, e viene organizzato il funerale.
Ma il curatore dov'è?! Non c'è è su facebook, impegnato a celebrarsi sulla sua bacheca per i mille impegni nel mondofumetto di provincia italiano.
Torniamo a noi, e che funerale!
Donne imbruttite che si fanno i selfie, nei pressi della bara, berciando maleparole nei confronti della defunta, d’altronde le donne sono così, più sei bella, più sei mignotta.
Tifosi che intonano cori da stadio, bambini morbosi, curiosi di assistere ad una sepoltura.
Stereotipi scadenti come se piovesse.
Vien da chiedersi Ratigher che gente conosce, e a che funerali è andato.
Parlando di stereotipi, c’è anche un marinaio vestito come il Capitano dei bastoncini, che versa sulla bara un bicchiere di… di cosa? Acqua di mare? Acqua potabile? Vino? Piscio di capra? Whisky?
Mica ci è dato saperlo.
L’intera sceneggiatura sembra scritta a cappella, direbbe er Piotta.
E poi lì, in mezzo a tutti quegli stereotipi, le megere invidiose che si fanno i selfie, i tifosi ubriachi, i bimbi morbosi, la povera Fiona (la maestra d'asilo), un personaggio in cerca d’autore, ha una crisi isterica stereotipata.
Grida vendetta, la Fiona, butta le braccia al collo di Dylan e piange , non resta che portare la tipa a casa, e cambiare la location.
Vi risparmio i dettagli, vi voglio bene, ma posso dirvi che ad un certo punto lacrimavo sangue come una madonna addolorata.
Vi basti sapere solo che in quelle particolari pagine mi imbatto in una vignetta che ovviamente buca la griglia classica dei Bonelli,  -fateci caso è un tema ridondante quello dello stravolgimento della griglia classica bonellide da quando c’è Recchioni in giro.
Rivoluzione irriverente. Povero Sergio.
Comunque  vi stavo parlando di questa particolare vignetta, appena l’ho vista ho avuto un brivido lungo la schiena: i due personaggi di profilo uno di fronte all’altro, alle loro spalle lo spazio diviso in due precisi rettangoli, il bianco per Dylan Dog, che parla bonariamente di cose senza senso, sdrammatizza, manco alla tipa gli fosse morto il gatto, il nero per la povera Fiona, con il lume della ragione andato, perso nell’angoscia e nella rabbia per la recente perdita. Il bianco ed il nero, due registri comunicativi così diversi ed incompatibili, in quel frangente.
 Deja-vu, Asterios Polyp, Mazzuchelli. Prego iddio di sbagliarmi.



Sarebbe troppo imbarazzante.
Sarebbe come la scimmia che imita l’uomo, il risultato è comunque sempre grottesco.
Si fa notte finalmente, anche in questo piccolo paese della Scozia che in realtà non esiste, Port Frost è solo  l’ennesima forzatura in una trama forzata come i lavori, Port Frost esiste per poter citare i Led Zeppelin, il fumetto ipertestuale che piace tanto al Rrobbe.
Si fa notte, si dorme, senza sesso però, si tromberà più in là, in una tavola con griglia a nove vignette senza parole, come se ci si potesse permettere il lusso di ammutolire sequenze di immagini senza senso, e l’indomani Dylan finalmente ha un unico pensiero coerente, fa l'unica azione umanamente accettabile, sente di non essere di alcun aiuto lì, ma è solo una brevissima parentesi, poi Ratigher riprende a ruota libera, lui vuole rientrare a Londra, lei non vuole riportarcelo e come si fa?
Il treno direte voi. Bah come siete ordinari.
Invece no, qui siamo in pieno fumetto autoriale, sul treno ce lo avrebbe messo Sclavi, Manfredi, chiunque di queste vecchie mummie che hanno ucciso il fumetto italiano.
Qui siamo in piena rivoluzione bonelliana.
Ratigher invece porta Dylan al bar del paese a “cercare un passaggio per Londra”.
Siamo ad ottocento km da Londra, in un buco di culo di paese…è come se io adesso andassi al bar del buco di culo di paese in cui abito nella provincia di Pavia e chiedessi ai clienti se qualcuno è diretto a Roma.
E’più o meno qui, a questo punto della non-storia che realizzo che sto leggendo una delle cose più ridicole da quando mia madre mi ha messo in mano il  primo Topolino, per farmi stare zitto e bono.
Avrebbe avuto più senso se tirava fuori questo famoso smartphone e si collegava a blablacar.
Quanto disagio, quando pressappochismo, quanta inesperienza, quanta ignoranza del mezzo, e secondo il Rrobbe sarebbe un autore emergente dell ascena autoriale italiana? Ma il rrobbe l'ha letta sta cosa prima di apporci il timbro "approved"? O per il nuovo lettore bonelli, quello perennemente connesso on line, doveva bastare il nome in copertina?
Ma come ha fatto a firmare la storia di un personaggio che 20 anni fa rappresentava il fumetto in Italia? Ma come abbiam fatto a ridurci così?
Ma avete fatto a ridurvi così? Mi correggo.
Peggiora comunque, so che sembra impossibile ma peggiora, manca ancora molto prima di arrivare a 98 pagine, purtroppo.
Impossibilitato a rientrare, Dylan comincia ad indagare, su cosa? Non si sa.
Si ritrova in un altro bar, dove il barista ubriaco già di prima mattina che fa?
Bravi Singhiozza. Stavolta è con il marinaio di pocanzi, il capitano Findus, che ovviamente in quanto depositario della conoscenza è considerato il matto del paese.
Aprite gli ombrelli piovono stereotipi.
“Devi andartene da qui ragazzo o morirai qui!”
Fermatevi e fate mente locale e contate in silenzio quante volte avete sentito questa frase nella vostra vita di lettori.
Il vecchio parla della leggenda della strada costruita dai giganti, delle pietre esagonali, quelle presenti anche sulla cover del disco dei Led Zeppelin, col senno di poi sembra che l’intera baracconata sia costruita per far capire ai lettori che Ratigher è uno di noi, di voi a dire il vero, che  ascolta i Led Zeppelin, il resto della leggenda è frutto della mente dell'autore, non c’è alcun maleficio sulle rocce esagonali, al contrario, quelle irlandesi, quelle della cover del disco, sono state dichiarate patrimonio Unescu, pensa te, pure una querela dall'ente del turismo irlandese rischiamo, meno male che Dylan dog lo leggiamo per lo più solo in provincia d' Italia, il maleficio è come Port Frost, non esiste, è una forzatura, una non svolta in una non storia.
Solo una cosa è certa, le acque del mare che bagna questa sfortunata costa della Scozia si stanno ritirando, e stanno esponendo  alla vista dei protagonisti di questo dramma, quel misterioso pavimento di rocce esagonali, e più metri quadri di pavimento maledetto si palesano, più la gente impazzisce e diviene cattiva.
Ecco perché è morta l’altra zoccola, quella scomparsa, Molly si chiamava, morta perché l’aveva data troppo in giro, a tutti tranne che al papà.

Piovono stereotipi e luoghi comuni, riparatevi che l'ombrello non basta più.

E finalmente Ratigher comincia la discesa verso il finale, verso un'altra vignetta che buca la griglia bonelli, verso un'altra stronzata, in un albo che ne è saturo.
E' l’apocalisse, il mare sparisce del tutto e rivela il suo letto, qui e li stelle marine e granchi, il tipo forse ha letto Dagon, forse possiamo sperare che non è tutto il tempo connesso sui social ad ammaestrare i fan ad apprezzare la sua scrittura.
Ma un HP, non fa primavera, al porto o in cima ad una scogliera, non ricordo più, il vecchio pazzo quasi piange, ha le mani sugli occhi, ed è incapace di sostenere la vista di questa visione aliena, la costa prosciugata dal mare, è come un vecchio amico reso irriconoscibile da un incidente, da una serie di ferite, e cosa si disegna in questo riquadro per enfatizzare la didascalia?
Dylan Dog sfigurato. Ma è ovvio, d’altronde il marinaio lo conosce da meno di 12 ore, chi meglio di Dylan Dog può esprimere il concetto?
Rivoluzione irriverente, sinergia sperimentale tra chi scrive e chi disegna…o forse no, semplici dilettanti allo sbaraglio in una casa editrice in cui regna un' anarchia assoluta.




A me piace pensare che quel Dylan Dog dilaniato, è li per me, per me che non leggevo una sua storia da più di 18 anni, un vecchio amico che ho seguito per più di 100 numeri ma che poi ho lasciato perdere, quella didascalia, mi piace pensare sia rivolta a me e a tutti quei lettori che hanno maturato la loro passione per la lettura anche con Bonelli, che ora è irriconoscibile, dilaniata da una pletora di pippe vere  rese dive dalla rete, che si credono autori di fumetti.
Vi dico il finale?
Ma  il finale non c’è.
3,50€ o giù di lì, ma non ti è dato sapere perché l’acqua sparisce, ne perché ricompare inghiottendo l’ultima zoccola superstite, il vecchio albo di Dylan Dog sarebbe finito con l’indagatore seduto alla sua scrivania antica, a casa sua, annotando sul suo diario l’inspiegabile vicenda, il vecchio Dylan Dog, avrebbe tentato di esorcizzare la sua esperienza, cercando spiegazioni plausibili degli eventi, qui, nulla di tutto ciò, l’acqua così come va via senza motivo, torna senza motivo, e sommerge Port Lost.
Perché? Il perché non conta, conta solo che avete tra le mani il Dylan Dog del famoso Ratigher, mica in bonelli stanno a pettinà le bambole.
Stringete tra le mani la prova che ci siete anche voi, lettori, autori, tutti connessi, tutti convinti di essere parte di un imperdibile momento della vita dell’editoria italiana.
Quell’irriverente giovane energia che alla fine prevarrà sul vecchio. Magari il prossimo che chiamano a scrivere è Sio.
Ma a mio modestissimo parere siete testimoni degli ultmi rantoli, e ai tempi di Sergio robe del genere avrebbero visto la via della pubblicazione, forse nelle pagine dei cloni di Dylan Dog, orrori veri tipo Dick Drago o Gordon Link. A Recchioni, se accetta consigli da semplici lettori, poco inclini all'incanto che può dare rapportarsi sui social con il loro autori preferiti, posso solo dire, leggi di più cosa fai pubblicare, perchè se questa è la rivoluzione e questi sono i Robespierre....povera Italia.
Baci ai pupi.

giovedì 20 agosto 2015

Il tristone intellettuale #02

Eppure ce n'è di roba di cui vorrei parlarvi, il Dracula di J.J.Muth, il Supreme di Alan Moore le Sentinelle di Dorison, o il  nuovo numero di Fabian Gray di Barbiere, ma nulla rielaborare tavole dei vecchi nembo kid della Mondadori, per creare nuove avventure del Tristone Intellettuale mi diverte troppo, primetto di tornare quello di prima nei prossimi giorni, nel frattempo godetevi Il Tristone intellettuale contro il Nuovo Curatore!

http://issuu.com/gennarospo/docs/pubblicazione3

Baci ai pupi!




martedì 11 agosto 2015

Il tristone intellettuale


Da qualche giorno sul gruppo facebook del blog si scherza sulle preferenze nel mondo del fumetto, come queste vengono poi interpretate a tradotte dagli altri, le etichette sono decine: Hater, Lover, MarvelMinchia, Talebano, Conservatore, Recchioniano, Bonelliano, Bimbominchia, insommac hi più ne ha più ne metta, al sottoscritto è toccato l'apellativo di Tristone Intelletuale, per via della mia ormai malcelata "simpatia" verso Alan Moore, e della mia monotonia nel parlarne ossessivamente, ma nonposso farci molto che scriva un nuovo fumetto o si lasci andare ad esternazioni compromettenti nelle interviste, io lo amo.
Chi segue Twitter, la pagina facebook, o il gruppo che ho aperto da quando Faccialibro ha chiuso il profilo di fumettopenia, sa già chi è Il Tristone Intellettuale, chi ancora non lo conosce può farsi un idea con questo Tweet: https://twitter.com/Fumettopenia/status/630316645328809984
Sul profilo Issuu è arrivato il numero 0 della nuova abusivissima testata di Fumettopenia, dubito seguirà un numero uno tanto in fretta.....ho male agli occhi per il lavorone svolto.
Ecco il Link per dargli un occhiata e si spera farvi due risate!
 http://issuu.com/gennarospo/docs/pubblicazione2

Baci ai pupi!

venerdì 10 luglio 2015

Daryl dark ed altri disastri

Su Lifebook, negli ultimi giorni si parla solo di questo Daryl Dark, certo dubito se ne parli come speravano se ne parlasse gli autori, Viola e Michelini, nomi che a me non dicono assolutamente nulla, ma io del resto non seguo ne il fumetto amatoriale, ne il fumetto italiano moderno, anzi per quel poco che ho potuto vedere, direi che qui da noi, il fumetto sta diventando esclusivamente amatoriale, una corrida di dilettanti allo sbaraglio, che lottano tra loro a suon di sceneggiature oltre la mediocrità e disegni che nemmeno i silurati delle sedicenti scuole del fumetto.
Come questo ennesimo indagatore del paranormale, e qui sarebbe il caso aprire una parentesi
- Ma in Italia, quanti indagatori dobbiamo avere? Gordon Link, Dick Drago, Elton Cop, e chissà chi sto dimenticando, ma è possibile che l'idea di fare un fumetto in Italia nasca sempre da Dylan Dog? -
Dicevo l'ennesimo clone di Dyddo, tra parentesi characters che è morto qualitativamente ormai almeno qualche lustro fa, è messo alla gogna un pò in tutte le pagine e gruppi del famoso social su  cui ho avuto la sfortuna di posare gli occhi.
Ed a ragione, perchè Daryl Dark Il buono il morto e il cattivo EP00ST01 (che scritto così sembra un torrent-file più che altro) è davvero brutto.
La storiella di 16 pagine è abbastanza insignificante, ma d'altronde non credo che quelli della Cagliostro abbiano puntato più di tanto sulla storia, credo che il motivo per cui sia così cliccata, sia dovuto al fatto che il cattivo di questa storia breve ricorda in maniera inquietante Roberto Recchioni.
Ovviamente orfano di contenuti questo numero zero, si affida alla forma per far parlare di sè, e la forma di questo coso, sembra un dipinto iperrealista della condizione del fumetto e l'editoria italiana oggi.
Sembra la diagnosi infausta di un oncologo al suo paziente.
"Sono Robert R. Relich. Il popolo del web mi definisce il nuovo H. P. Lovercraft"
"Vede Mr Dark, se volevo una recensione positiva l'avrei comprata per molto meno da qualche youtuber del momento"

Un lettering di questo genere mi fa accapponare la pelle.
In un unica vignetta si raffigura perfettamente il livello di mediocrità a cui è sceso il fumetto italiano, un media che dalla rete ha saputo attingere solo lo squallore, che dalla rete si è fatto violare ed influenzare: un fumetto che cita gli youtuber, o che identifica in Recchioni, un character da riportare su carta, è scritto da gente che di fumetto non capisce nulla, è scritto da gente cieca, incapace di vedere oltre la devastata realtà che è l'editoria italiana, è scritto da pesci piccoli, nati e cresciuti in una pozza d'acqua, poco inclini al rapportarsi ad un altro modo di concepire questo favoloso media, che ahimè esiste oltre i confini della propria limitata esperienza, un autore che prende la strada inflazionata (in Italia) dell'ennesimo detective dell'occulto, ha già perso in partenza, e non crescerà mai, è nato vecchio come Benjamin Button.

"Non mi aspetto che tu capisca...io sono un predestinato, ma il mio penultimo libro John Dioscur, fun un completo disastro commericale, nonostante se ne fosse parlato ovunque ....tv...radio..web tabloid."

Gli allegri signori di Fumetto D'Autore, il sito legato all'associazione culturale ribadiscono per l'ennesima volta le loro teorie sul flop di Orfani. Ma basta. Ma che noia.
Sulla questione Recchioni nemmeno vale la pena soffermarsi; gli screzi tra i signori dell'associazione culturale Cagliostro, (tra l'altro presumo sia una condizione fiscale, più vantaggiosa di quella dell' editore), e quello che effettivamente il web italiano ha  inspiegabilmente eletto miglior autore in circolazione, sono cosa vecchia, ed hanno stufato altrettanto.
La metafora del piccolo laghetto torna prepotente, una guerra per decretare il re dello stagno, una guerra fredda (e insipida tra l'altro) combattuta sui social, tra gente che magari, e lo dico con una vena di ottimismo fuori luogo, un tempo di fumetto ci capiva pure qualcosa, ma ora queste conoscenze si sono perse come lacrime nella pioggia, visto che ormai sembra che qui si campi di citazioni dozzinali.
Veramente brutto Daryl Dark, veramente brutto come è disegnato, (a che prò quell'assistente con le fattezze di Oliver Hardy? Ma perchè?), e vogliamo parlare dell'onomatopea del suono del campanello nell'ultima vignetta?
Ma no, facciamo finta di non averla registrata. Facciamo finta sia sfuggita alle maglie della memoria.
Veramente fuori luogo l'editoriale, Daryl Dark non attinge un bel niente ne da Arthur Conan Doyle, nè da H. P. Lovecraft e tantomendo da Hodgson, non è che se in copertina metti una sorta di Cthhulhu trovato googlando il bestiario del genio inglese, stai citando Lovecraft, non è se che ti inventi il discendente di Sherlock Holmes e gli dai domicilio in Baker Street, allora stai "citando" l'opera di Arthur Conan Doyle, perchè  un occhio attento, quel tipo di occhi che  ahimè latita da troppo tempo, sulle fronti dei lettori italiani, alla lettura di queste 16 pagine, deduce che tu, caro autore, di Sir Doyle, non hai mai aperto un libro.
Ma la cosa più brutta di Daryl Dark è cosa vuole comunicare, vuole comunicare agli aspiranti autori, fondamentalmente di annullarsi, in Italia oggi se vuoi essere letto devi proporre materiale che abbia lo spessore narrativo di un meme, alla peggio, se vuoi vendere, devi uniformarti al mediocre standard qualitativo imposto da quel famoso Robert R  Relich che nel web italiano ha una onnipresenza che manco l'agente Smith di Matrix.
Daryl Dark dice al fumettista italiano del domani, che non deve inventarsi nulla, quello che vende qui non è la qualità, non occorre spremersi le meningi, i binari sono già montati, le vie già segnate, l'initimismo adolescenziale di borgata di Calcare, il fumetto piatto e scontato di Recchioni, la cui ultima fatica, Battaglia, un' idea riciclata e vecchia di almeno 20 anni, finora mi ricorda la scaletta delle puntate dei documentari sui misteri d'Italia di Lucarelli, a 'sto giro c'è Ustica, ed il mese prossimo?
La banda della Magliana?
La strage alla stazione di Bologna?
O peggio l'insulsa demenzialità di Sio e del suo Scottecs, che forse più di tutti, con la complicità del lettore lobotomizzato, ha dato il colpo di grazia al fumetto italiano.
Insomma cari fumettopeniaci diciamocela nuda e cruda, non può che peggiorare, con questo mondofumetto nostrano pacchiano e paesanotto, infestato da primedonne convinte delle proprie qualità e personaggi livorosi, che hanno smesso di darsele tra i banchi di Lucca e si sono spostati sul media stesso, riducendo il lettore alla stregua della casalinga pettegola, che sfoglia Novella2000.
Finchè esisterà questa infinita pletora di Blogger, 'tuber e Cosplayer e chi più ne ha più ne metta, che nascono come funghi, che twittano selfie in giro con copertine di fumetti che leggeranno solo per dire l'ho letto, allo scrittore, questa ruffianeria spinta al punto darebbero via la nonna per questa effimera visibilità di cui dopo tanto tempo non ho ancora capito i vantaggi.
 Ma sopratutto, e quasi mi spiace dirlo ma finchè avremo questi lettori, il fumetto italiano non può che peggiorare.
Qui il fumetto è stato snaturato della sua funzione primaria: la lettura.
E se ci pensate è da mettersi un cappio al collo, negli anni '80 in America ci fu la British Invasion, qui da noi, in questi anni, gli anni 2000, che erano immaginati dagli scrittori tardo-vittoriani, come un futuro saturo di meraviglie, sono caratterizzate da una invasione molto più indigesta, una pacchiana invasione di barbari ignoranti che dubito andranno via tanto presto.
Non finchè esisteranno situazioni di imbarazzante ruffianeria priva del benchè minimo gusto come queste: http://www.slowcomix.blogspot.it/2015/07/evilsio.html
Che ovviamente  lo stesso Recchioni approva. 
Insomma confidiamo tutti nell' ISIS.
Baci ai pupi.

Uh quasi dimenticavo, in sintesi questo Daryl Dark Il buono il morto e il cattivo EP00ST01 che ribadisco non è un file torrent, è da leggere?
No, a meno che non siate tra quelli che dal fumetto chiedono tutto tranne che intrattenimento ed emozione. Avrà un seguito?
Boh, sinceramente non credo, ma l'Italia è una sorta di zona negativa dove tutto è lecito e tutto è possibile.
E' giusto l'ennesima istantanea he ribadisce il concetto che se mai siamo stati un paese di fumettari di qualità, è successo ormai troppi anni fa.
Ribaci ai pupi.

giovedì 15 gennaio 2015

Io non sono charlie, però certe cose mi fanno schifo lo stesso

Era ovvio che in Italia le conseguenze del brutto attentato di qualche giorno fa, alla redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo, prendessero una piega grottesca.
Ma cosa in Italia non prende una piega grottesca?
Volevo restare fuori da questa vicenda, per dei motivi molto precisi: prima che lo citasse il TG non conoscevo questa rivista,  e non conoscendone bene la storia editoriale, conoscendo ancor meno la situazione sociale francese, ho scelto di evitare di coprirmi di ridicolo parlando di una cosa che non so, solo perchè a parigi, due coglioni hanno sparato addosso a dei fumettisti.
A corto di argomenti lucidi e logici, ho deciso de non parlare di questo brutto avvenimento, per evitare di far nascere nei lettori del blog, la malasana idea che anche Cardillo Gennaro, stava cavalcando l'onda emozionale e stava strumetalizzando, questo attentato per avere visibilità.
Tranquilli non sono una Lanterna Nera. Non mercifico le emozioni altrui.
I morti nella redazione di Charlie, a mio parere non sono diversi dai troppi altri morti causati dal fanatismo o dalla criminalità, quindi, siccome Fumettopenia è un blog che parla di fumetti, ho preferito continuare a parlare d'altro, e pazienza se il contatore delle visite restava basso come al solito.
Ma quello che è successo con Il corriere della sera, mi ha davvero colpito, cioè è stato davvero...imbarazzante.
Ed imbarazzante è l'aggettivo più educato che mi sovviene.
L'iniziativa del Corriere è lo specchio di un Italia, qualunquista, arraffona, arrivista, ladruncola, irrispettosa  e populista.
Ovviamente sto parlando dell'allegato del Corriere uscito oggi con il prezzo di €4,90, che raccoglie le vignette di autori Italiani che all'indomani o giù di lì della tragedia, hanno sentito l'esigenza di esternare la propria reazione alla vicenda attraverso una vignetta.
Da Recchioni, a Bevilacqua, passando per Ortolani, tutti gli autori ignari hanno mostrato un evidente e legittimo dissenso all'iniziativa, che rasenta tutt'altro che la pirateria, è un furto del diritto d'autore bello e buono.
Il disclaimer a inizio volume è lo specchio del nostro paese, il paese un cui ci può vive al confine della legalità:

L’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire.

Se non riesci a reperire qualcuno degli autori che vuoi introdurre nella tua squallida iniziativa ideata solo per strumentalizzare delle morti e per aumentare la tiratura del tuo giornale, semplicemente non lo inserisci.
Secondo poi trovo ridicolo che non abbiano trovato online Recchioni, tra twitter, facebook, badoo e compagnia cantante l'autore romano è sempre connesso!

La risposta di De Bortoli direttore del quotidiano, arriva su Twitter:

Per il libro i ricavi vanno a , il non guadagna, i diritti agli autori sono riconosciuti (pag.4).

Riconosco la maestria della sintesi del direttore, una capacità di compressione del pensiero che farebbe l'invidia di molti autori seriali del fumetto americano...peccato che quello che dice, non fa che aumentare lo sdegno, ed ha un effetto contrario al suo fine, invece di placare gli animi, solleva una moltitudine di quesiti anche maligni.
Prima di tutto, i ricavi...vien da chiedersi quanto abbia guadagnato il corriere della sera in termini di vendita, oggi grazie all'iniziativa. D'altronde il genere umano è un essere meschino, probabilmente l'idea a De Bartoli e co. è venuta proprio apprendendo che il primo numero post attentato della rivista francese, non solo era andato esaurito, ma che su Ebay le copie del suddetto numero erano già in vendita a prezzi da capogiro.
Probabilmente visto che quelli del Fatto Quotidiano, si sono accaparrati per prima i diritti di vendita di tale numero in Italia, il geniale direttore ha pensato bene di stampare dalla sera alla mattina un libro che raccogliesse le reazioni degli autori Italiani all' attentato.
Vi riesce di immaginare qualcosa di più squallido?
Non solo derubi e decontestualizzi le vignette degli autori italiani,  appropriandoti di una loro intima opinione sull'accaduto, no, non contento addirittura lo rivendi, come allegato al "tuo" giornale, facendo passare l'iniziativa come beneficenza.
Ma poi beneficenza di cosa?
Beneficenza ad una rivista di satira?
Cosa ci faranno quelli di Charlie, con i soldi del Corriere?
Ritintigeranno i Muri?
Passeranno lo stucco alle pareti là dove sono arrivati i proiettili.
Ma poi tutto questo gran parlare di difendere la libertà di stampa, ma il Corriere della Sera, fondamentalmente, con la libertà di stampa, ma cosa c'entra?
Un giornale che non firma credo da decenni un pezzo che sia degno di essere considerato giornalismo, che si erge a difensore della libertà di stampa e di parola, un giornale, che di fatto è un organo di propaganda di stato, che conosce poco la libertà d'espressione figurarsi se arriva a comprendere il concetto di satira.
Questo è uno di quei giorni in cui mi vergogno di essere italiano.
Ormai quelli in cui sono fiero di esserlo, li segno rosso sul calendario.
Scusate lo sfogo, e baci ai pupi.

martedì 30 dicembre 2014

Il meglio del 2014 un anno di fumetti.





Ed eccoci in chiusura, un altro anno di letture ci ha dato le spalle e si allontana in dissolvenza.

Quanta roba ho letto quest’anno?
Sicuramente molta di più di quanta ve ne abbia parlato qui sul blog,e voi sicuramente molta più di me.
Per me il 2014 è stato fondamentalmente un anno di recuperi, privo delle spese di casa mi sono buttato alla ricerca di vecchi albi e volumi che per un motivo o per un altro, leggasi lire o euro, mi sono perso, ed ecco che con una calma ascetica nel 2014 ho finalmente recuperato tutti gli X-men di Chris Claremont e l’Uomo Ragno Classic almeno fino alla morte di Gwen Stacy, più una moltitudine di volumi, come il Deathlok di Buckler, o come From Hell di Moore, che posso dire senza moltissimi dubbi, è la cosa più bella che io abbia letto in questi 365 giorni.
Tenetela da conto quest’affermazione, perché se metto sul podio un’opera così complessa, con passaggi un tantino ostici, la mia lista di editori e testate meritevoli di una menzione avute tra le mani in questo disastroso anno, non può essere che diciamo un attimo, per così dire, di nicchia. E sti cazzi… se non siete d’accordo.
Cominciamo con l’editore, anzi gli editori dell’anno: l’Editoriale Cosmo e la Mondadori, i primi hanno continuato a pubblicare materiale di qualità ed interessante a costi contenuti, permettendo ai comuni mortali di poter leggere opere e storie che in altre edizioni sarebbero probabilmente finite per essere tagliate per motivi di budget.
Quindi grazie alla Cosmo per ottimi titoli, come il claustrofobico Snowpiercer, la continuazione del western più lisergico del mondo, Bouncer, giunto al 4 volumetto proprio questo mese, grazie per averci potuto far leggere piccoli gioielli, alla modica cifra di 5€ o giu di lì, come Winterworld, il fumetto storico de I 10, sulla serie Rossa, stessa serie che ha ospitato le gesta del bucaniere pellerossa noto come Black Crow. Senza considerare i loro sforzi di pubblicare materiale a colori, tra tutti è il caso di ricordare, il bellissimo Juan Solo e Fabian Gray Five Ghost, inedito della Image, pubblicato sulla collana Almanacco, del quale speriamo vivamente di vedere un seguito. L’altro protagonista sul palco delle pubblicazioni fumettistiche quest’anno è stata sicuramente la Mondadori Comics, per la collana Fantastica, sono state spese tantissime parole  lusinghiere, per la qualità dei volumi anche, Santuario di Dorison e Bec, resta a mio parere una delle letture più coinvolgenti dell’anno appena finito, e sento un gran parlare bene anche di Prometheo e la raccolta integrale dell’opera di Berardi & Milazzo Ken Parker. Ristampata quest’anno in degni volumi. I filocinesi col cane nel logo si assicurano la menzione per via del bellissimo secondo spin off di Nemo, di Moore e O’Neill, Le rose di Berlino è solo l’ennesimo capitolo della saga della Lega degli Straordinari Gentlemen che spero non vi siate persi, per il resto non seguendo la BAO, devo fidarmi dei commenti di amici e conoscenti che parlano ancora un gran bene ancora di Saga, nonostante la ridicola edizione.
Panini e Lion, colpevoli di avere un contratto di licenza di materiale decisamente scadente,si salvano in corner per due recuperi di altissimo livello. Gli emiliani sono gli editori della testata dell’anno, parlo ovviamente di Miracleman. La ristampa integrale dell’opera decostruttivista di Alan Moore che ha rivoluzionato il fumetto in calzamaglia negli anni ’80, tornata disponibile dopo una estenuante battaglia legale, di cui vi ho parlato almeno un paio di volte qui sul blog.
Il titolo di miglior iniziativa editoriale va a questa testata. Rimarcare che non è farina del sacco della Panini, ma è una fedele traduzione dell’edizione americana, storie in appendice comprese, è un inutile constatazione, ormai lo sanno anche i muri che i licenziatari di Marvel e DC, hanno una potere decisionale pari a zero. La caotica Lion, che non riesce a trovare una disciplina editoriale merita la menzione di tre recuperi/ristampe, Scalped di Jason Aaron, The Invisibles di Grant Morrison e, per chi è riuscito a metterci le mani sopra, il cofanetto di Blackest Night, annunciato a più riprese varie volte e rimasto un utopia di pochi fortunati. Che resta nonostante sia stato seguito da una moltitudine di maxieventi, la migliore saga corale degli ultimi anni.
Sul Now e sul New, è inutile che mi pronunci, dopo piccoli assaggi mi sono convinto a defenestrare il tutto, senza il minimo pentimento e credo si tornerà in quei lidi solo con l’arrivo del Multiversity di Grant Morrison. In casa Panini sarebbe il caso ricordare il primo Cartonato dedicato al Thor God of Thunder di Aaron e Ribic, una pubblicazione decisamente di classe, ad un costo dignitosamente contenuto, per una testata che forse era la più appetibile di tutta la decantata rivoluzione in casa Marvel.
Parlando di rivoluzioni, sul versante italiano, è stato che io lo voglia o meno, l’anno di Orfani, partita nella campagna promozionale iniziale come una serie avveniristica per il mercato italiano, si è rivelata un noioso flop, satura di deja-vu travestite da citazioni. Tanto che dopo i primi dati seri di vendita, dignitosi comunque, in un mercato così denso di pubblicazioni, lo stesso autore si è visto costretto a ridimensionare l’iniziativa da gettaponte, per un nuovo modo di fare fumetto in italia, a timida serie di sicuro e solo intrattenimento.
Ma  Recchioni è un fenomeno tutto italiano, iperattivo in rete, ormai coltiva con le stesse attenzioni goupies ed haters, tanto che acquistare un suo fumetto sembra sia il prezzo da pagare per rapportarcisi on line, E’ il papà credo di un modo di fare più unico che raro: in pratica chi lo apprezza, ama a prescindere i suoi lavori, nonostante venda tanto fumo e poco arrosto, chi lo odia invece, non riesce a smettere di leggerlo, solo  per compiacersi in improbabili e sterili critiche da postare qui e la in rete.
Personalmente Orfani mi ha fatto sbadigliare dal primo numero, numero oltre il quale non sono andato, come mi hanno fatto sbadigliare la miriade di annunci sulla presunta rivoluzione di Dylan Dog, ridotta per ora, ad uno smartphone, un sessuomane che ricorda troppo Costantine ed il pensionamento di un certo Sherlock Bloch. Una burla della quale l’autore romano, dopo le prime avvisaglie di critiche, ha provveduto in fretta a sbolognarne la paternità ad altri, dichiarando sui svariati social, Badoo e Meetic compresi, che non è stata un’ idea sua.
Ma alla fine confesso che mi sono più simpatiche le groupies che gli haters, mai capito chi compra roba che non apprezza.
Tornando seri, una menzione meritano anche quei furbacchioni della Zombie-press, scusate volevo dire della Salda Press, è che il loro catalogo è così decomposto che faccio fatica a trovare differenze tra le loro pubblicazioni, tra le nuove proposte, a me, è particolarmente piaciuto il primo tomo di Manifest Destiny di Dingess, Roberts e Gieni. Un delizioso Avventure-Horror che promette qualche appetibile sorpresina.
Ho dimenticato qualcosa? Beh in casa Rw-Lion dopo qualche anno si è finalmente giunti alla pubblicazione del materiale inedito della strepitosa Justice League di Giffen e De Matteis.
Per il resto direi di aver messo davvero tutto. Per il 2015 cosa ci aspetta?
Così ad orecchio,  - mentre vi scrivo tento di capire per quale arcano motivo Facebook mi abbia chiuso la pagina del profilo del blog, e me l’ha riconvertita in una pagina merdosissima -  direi che vale la pena ricordare: il nuovo capitolo di Nemo, stavolta alle prese con i misteri della impenetrabile giungla sud americana, gli annunci della RW di pubblicare in formato bonellide le avventure di  J. Costantine, la ristampa dello Swamp Thing di Alan Moore, il già citato Multiversity di Grant Morrison, c’è altro di valido? La ristampa di Asterix? Basta no voglio tediarvi oltre. Se ho dimenticato qualcosa sapete dove trovarmi!

A proposito del trovarmi,  per quelli tra voi che erano in contatto con me anche tramite facciadimerdabook, sappiate che adesso dovrei risultare nella lista di pagine a cui avete dato il like…evvabbè chiudiamo l’anno alla grande.
Cercherò di smanettare così da rendere la bacheca della pagina ancora un posto di piacevoli scambi di battute e proficue discussioni.
Baci ai pupi e buon anno.

lunedì 27 gennaio 2014

Pietro Battaglia



Ma io, perchè vi sto a sentire? Vi lasciavo perdere e risparmiavo queste 3,90€, anzi le investivo nei recuperi che mi stanno occupando il tempo in questi giorni, la run di Hickman sugli F4, o gli X-men della Star Comics, per completare la parentesi di Claremont sul principale gruppo di mutanti in casa Marvel. Invece no, ho dovuto prendere questo, fumetto di Recchioni e Leomacs, questo Battaglia, dovevo fidarmi del mio istinto, d'altronde dopo aver capito da dove veniva quel personaggio, dala vecchissima serie Dark Side della Dynamic, dovevo far finta che non esistesse in edicola, ma lo sapete, cosa succede quando diventi un blogger: la volontà e di spingere la tua voglia di scrivere e commentare a livelli estremi, (fosse per me leggerei e scriverei di tutto!), ma per commentare devi leggere, e per leggere devi comprare, e poi diciamocelo, Recchioni come Tag porta sempre gente al blog, il guaio è che di solito chi arriva al blog tramite il tag del nome dell'autore, lo adora, e si aspetta l'ennesima sviolinata, che puntualmente non c'è, perchè il fumetto poi finisce che non mi piace, e risultato è che quello sul blog, non ci torna più. E' successo con Asso, con Ammazzatine, con Orfani ed è successo anche con Battaglia, e si perchè questo volume della Cosmo, a mio modesto parere è evitabilissimo escludendo la prima parte: Caporetto che si lascia leggere abbastanza piacevolmente, sarà perché sembra la versione illustrata della canzone di De Andrè, La guerra di Piero - la lettera a Ninetta, le acque del fiume appestate dai cadaveri, la morte per mano del giovane nemico che non ha la stessa titubanza nel premere il grilletto, si sarà giusto per quello che Caporetto è più appetibile di Vota Antonio –la seconda parte del volume- (povero Totò!), che a mio modesto parere risulta una raffazzonata e semplicistica sceneggiata della vita del classico paesino di provincia  stereotipato del cinema italiano.
Leomacs ci presenta due stili diversi, sporco ma pur piacevole nella prima parte, con un tratto incerto e realista nella prima metà, ed un tratto spesso con un forte uso del nero, decisamente anonimo, a volte volutamente  caricaturale, eccezion fatta per i personaggi femminili, con il quale vengono disegnati i personaggi.
Tuttavia il vero problema del volume è dato dalla storia inesistente, che depone la sua appetibilità su scene singole topiche, piuttosto che sulla interezza della trama: perché il prete decide di resuscitare Pietro, e che coerenza c’è nelle azioni dei due candidati ala carica di sindaco? Il personaggio femminile, ridotta allo stereotipo di femme fatale manipolatrice, non è un tantino incoerente nella caratterizzazione?
Insomma Battaglia è decisamente bocciato come  fumetto, se dovete prendere un fumetto di Recchioni prendete a Marzo lo zombi-western Garret, di un appetibilità decisamente non comune, impreziosita dal contributo grafico di Burchielli e Dell’Edera. Ma questo lasciatelo perdere davvero, perché come Ammazzatine lo dimenticherete a chiusura del volume.
Questa è una delle tante soluzioni sceniche  del fumetto che nascondono una trama a dir poco traballante.
Pietro Battaglia è anche il personaggio di un vecchio fumetto edito dalla Dynamic, di tanti anni fa, uno dei tanti arenati esperimenti italiani per produrre comicbook, in Dark Side, Battaglia è uno dei soldati di una Vampira,  che nei primi numeri è alla ricerca di una antica spada giapponese, la miniserie scimmiottava molto male i fumetti americani, sono le prime incursioni dell’autore nel mondo professionale del fumetto, per intenderci le prime edizioni di questi fumetti sono della seconda metà degli anni ’90, il periodo di Pugno! della Comic Art per intenderci, quel bruttissimo fumetto italiano che faceva il verso ai manga nello specifico al ben più valido DragonBall di Akira Toryama, almeno nello stile. 
Recchioni però ai tempi in cui scrisse questa miniserie per la Star Comics, (prima edizione) evidentemente decise di cambiare le secret origin del personaggio, che mentre qui cade vittima del giovane soldato nemico, in Dark Side, o magari lo ricordo male io, il vampiro italiano, era un pilota dell’aviazione, che veniva trasformato dalla vampira di cui sopra,  poco prima di morire, dopo essere stato abbattuto dal nemico in una battaglia aerea. Insomma voto finale: 5 scarso, che raggiunge solo grazie alle pagine della prima metà del fumetto, decisamente leggibile rispetto alla seconda metà.

Quindi il consiglio di Fumettopenia (che tiene alle vostre tasche) è quello di lasciarlo perdere ed aspettare, per lo stesso autore il prossimo Marzo. Per il resto questo è un paese libero.


Baci ai pupi.

giovedì 24 ottobre 2013

Orfani d'innovazione



Ed eccoci qui, potevamo non accodarci alla fila di blogger che si sta lanciando in mille dissertazioni sul nuovo mensile della Bonelli?
Arriva anche per noi di Fumettopenìa, il momento di rapportarci con gli Orfani di Roberto Recchioni.
Avevo promesso sulla pagina Facebook però, che avrei delegato agli altri il commento, perchè sono oberato di letture che personalmente, reputo più interessanti da commentare:
Longshot (Marvel-Panini), Punk Rock Jesus (Vertigo-RW Lion) e la Doom Patrol di Morrison (DC-Vertigo-RW Lion).
Ed eccolo apparire dal nulla, l'amico Loreto di Napoli - autentico Marvel-troll nonchè mio rompicoglioni et stalker personale, che mi ha spedito a bruciapelo il suo commento su Orfani,  per chiedermi cosa ne pensassi.
Commento che  mi ha costretto a rivedere i miei programmi visto che ho dovuto revisionarlo non poco.
Diciamo che la prima stesura del pezzo era troppo, per così dire carica, sul lato emozionale, ma  presumo che spendere 4,50€ con mille aspettative, e vederle deluse pagina dopo pagina possa irritare parecchio.
Comunque  visto che è la sua prima recensione, diamogli il benvenuto, d'altronde come dico sempre, è  meglio ascoltare più campane per farsi un idea di quello che succede al di là del proprio naso. Anche se la campana in questione è Loreto.
Buona lettura di questa atipica recensione pasticciata a quattro mani e soliti baci ai pupi.

"Finalmente" ho letto Orfani!
Dopo tutto gli hype ed i flame nati su  questa serie ancor prima della sua pubblicazione, prenderlo è diventato un obbligo, se non altro per non essere tagliato fuori dai vari gruppi e forum, dato che disquisire su Orfani sia la regola del momento. [La vita è fatta di priorità ndGen]


Dal punto di vista editoriale direi che Recchioni ha vinto, nel bene o nel male, che sia piaciuta o meno, il nuovo mensile dell'autore romano e di Mammucari è la serie italiana più discussa del momento.

Professione Flamer

Incuriosito soprattutto dalle feroci stroncature di parecchi lettori che, a mio parere, sembrano dovute più a un odio incondizionato [odio addirittura! ndGen] verso l'autore che all'opera in se, mi sono deciso a comprarlo e leggerlo, [e sono tre volte che lo dici la cominciamo sta recensione o no?! ndGen] (anche se non trovi molto allettante l'idea di spendere 4,50€  in più al mese).

Prima le buone notizie.

La veste grafica è ben fatta, il prodotto si presenta moderno e accattivante e le copertine del grande Massimo Carnevale danno quell’incentivo in più. I disegni di Mammucari sono molto godibili e nonostante sembra che resti ingabbiati nei soliti canoni delle geometrie delle tavole Monelli, sembra che riesca a trovare lo spazio per concedesi qualche piccola licenza stilistica, tipo qualche splashpage qui e là.  
Ma la vera rivoluzione sta nei colori, mai così ben utilizzati in altre edizioni della casa editrice di via Buonarroti che, oltre ad arricchire i disegni, contribuiscono a dare spessore ed emotività alla trama, suggerendo con vari cambi di tonalità l'atmosfera che i due autori vogliono trasmettere.

Ecco una cosa che accomuna gli articoli su Orfani che ho letto in giro, mai come per Orfani, il contributo del colorista è diventato così importante, il colorista, questa figura che nessuno si fila di solito, e non me ne vogliano i coloristi, in Orfani diventa un incentivo all’acquisto, il bastone  grazie al quale si aiuta una sceneggiatura claudicante, che ha fatto dell’arte della citazione la sua ragion d’essere [ndGen]

Dal punto di vista della sceneggiatura, beh, diciamo che qui se l'asino non casca del tutto, è il caso di dire che vola abbastanza basso:
La storia si articola in due linee temporali:  il passato - dove si narra della gioventù e quindi dell'addestramento degli "Orfani" e il presente (o il futuro?) [lo stai chiedendo a noi?ndGen] -dove troviamo i personaggi cresciuti, addestrati e trasformati in macchine da guerra.
Una sceneggiatura che IMHO  [e sottolineo la sua IMHO! ndGen] ho trovato ricca di un bel pò di forzature.
Tipo perchè spendere tempo, soldi e carburante per salvare dei bambini, dividerli in gruppi per poi riabbandonarli ed osservare come se la cavano?
Il fatto che questi ragazzi siano sopravvissuti alla distruzione della Terra, non basta come prova per quel che concerne il loro istinto di sopravvivenza?
Aldilà della palese volontà di trasformare il fumetto in una sorta di clip di uno shoot'em' up dell'ultima generazione, che funzionalità ha una lotta con un orso furioso?
Che a voler essere pignoli non regge come Boss finale, specie se il livello precedente è stato salvarsi da un olocausto.
Trovo che sia proprio questa forzata videoludicizzazione del fumetto che mi ha lasciato abbastanza deluso per questo numero uno. 
Momento topico - Uno dei ragazzini del gruppo, si sacrifica per salvare gli altri dandosi in pasto all'orso di cui sopra.
Un martire di una decina d'anni, che davanti ad una bestia inferocita, resta volontariamente immobile e si fa sbranare manco fosse sotto morfina, per far salvare un gruppo di sconosciuti con i quali fino a poche pagine prima i rapporti non erano nemmeno così tanto rosei.
[Sei l’unico convinto che il tipo sia morto comunque ndGen]
In sostanza non c'è nulla di accattivante in questo primo numero, che sostanzialmente parla di un improbabile battesimo di fuoco di un gruppo di ragazzini sconosciuti l'un l'altro, miracolosamente scampati ad una catastrofe in cui hanno perso tutto quello che avevano di più caro, eppure nonostante la giovane età riescono ad orientarsi in un ambiente sconosciuto e ostile, capendo da soli dove andare e che fare, e sopratutto, a comportarsi in una situazione estrema e di sopravvivenza, a prendere decisioni lucide e fredde, manco fossero dei piccoli Rambo.

[ma cosa ti lamenti? Amuro Ray guidava Gundam a nemmeno 15 anni Watta Takeo il Trider G7 e Kento Tate ha imparato prima a pilotare Daltanius che a farsi la barba! Come per questi cartoni, anche il target di Orfani non era certo un pubblico adulto, sarà un caso se il numero Zero era distribuito gratutitamente nei Gamestop, e la copertina ha forti rimandi grafici ad Halo?  Oltre il citazionismo dell'opera nipponica, che esalta un eroismo adolescenziale, tipico degli cartoni degli anni'70 '80, non c’è molto altro. ndGen] 
Sinceramente trovo più credibile Spiderman! [se intendi Superior sappi che questa è la prima ed ultima recensione che scrivi per il blog, non è che Otto Parker sia rivolto ad un target differente da
quello di Orfani. ndGen]

In conclusione
Avevo promesso di restarmene fuori ma già che ci sono, vi dico anche la mia opinione:


Questo pezzo postato dallo stesso autore sul suo blog sembra mettere un tappo in bocca a tutti gli hater della sua creazione,  una volontà di sottolineare la differenza tra plagio e citazione.
Ma il problema di Orfani è quello? L’imbarazzante quantità di citazioni? O il riciclo?
L’impressione che ho avuto io, è stato di leggere una sorta di Frankenstein, un patchwork di sceneggiature prese in prestito da questo o da quella opera (che sia cinematografica, fumettistica o videoludica).
Una sceneggiatura che è un po’ la cronaca di un successo già annunciata, piena di rimandi e dejavù, e che una volta interpretata si lascia leggere senza sorprendere, perchè scivola pagina dopo pagina in un susseguirsi di situazioni abbastanza stereotipate nella loro godibilità.
E pazienza se gli alieni sono una via di mezzo tra Glob Herman, Slushh del Sinestro Corps e Brimstone, pazienza se i dialoghi sembrano strappati al monitor del vostro pc mentre giocate a
Medal of Honor,  Orfani è una lettura leggera forse troppo, ma solo per chi cerca nel media fumetto altre cose. Uno shoot’em up last generation.
La sceneggiatura è inframezzata da situazioni o scene pescate un pò in giro, espedienti narrativi e grafici, in cui vi siete già imbattuti in passato, e che vi hanno emozionato.
L'emozione che si sente con Orfani è la copia di una copia di una copia, sotto questo aspetto sembra un trattato di pedagogia, in cui il lettore riveste il ruolo dei cani che sbavano al suono della campanella.
Se deve tenervi compagnia una trentina di minuti in treno è un’ ottimo investimento, ma non dovreste aspettarvi altro.
E se i lovers vogliono ostinarsi a volergli dare il ruolo del salvatore del fumetto italiano, si limitino almeno a specificare che, se rivoluzione c’è stata è limitata al lato grafico della serie. Ed è limitata in seno alla storia fumettistica dell'editore
Però ricordiamo anche, che anni ed anni fa ci sono già state eccezionali sperimentazioni sul colore, anni e anni fa un manipolo di autori italini raccolti sotto il nome di SHOK Studio, produssero due fumetti che in Italia furono semplicemente anacronistici, per quel che concerne le tavole, lo storytelling  ed il colore: Cyberpunk West e  Egon, tarantiniani nei testi e bisleyani nei disegni.
Orfani non è un brutto fumetto, ma d’altrocanto la sua bellezza è vittima di una pesante sensazione di già visto, la sua godibilità sembra automatica, inevitabile, artefatta, studiata a tavolino. Si prenderà? 
No - il suo impeccabile confezionamento, si ripercuote sul prezzo, e proprio il prezzo, lo mette in competizione con altri fumetti, con i quali esce sconfitto (IMHO), in edicola a 1,20 in meno c’è un fumetto con una godibilità infinitamente maggiore, e non serve nemmeno che vi ricordi di cosa parlo. Poi de gustibus, beh quelli non si discutono mai.
E come dice Forrest Gump, visto che non si fa altro che citare ultimamente:
Non ho altro da dire su questa faccenda.
Baci ai pupi.

(Revisione, supervisione, Parental control, ed accompagnamento di Cardillo Gennaro)

lunedì 7 ottobre 2013

Superior Spiderman & Romics 2013

Sottotitolo - (ovvero come appresi che Slott odia Peter Parker, che la BD ama gli GIJoe, che con i Recchioniani non si può parlare, -e che è gente che fa le ore di fila anche quando il loro beniamino non c'è- che la Panini fa ristampe assurde, che alla Bao la odiano anche i fumettari, che la Lion prosegue la sua vita editoriale per inerzia ed altre amenità del genere.

Il sottotitolo potrebbe essere tranquillamente il pezzo, ci sono blogger in giro, che scrivono pure meno e sono seguitissimi, voi invece maledetti criticoni, che siete toccati in sorte a me, volete sapere tutto, non vi basta mai, sopratutto state attentissimi a cosa dico, e per mia sfortuna, vi ricordate che esiste il tastino "commenta", solo quando sparo indifendibili cagate, altrmenti siete invisibili, mimetizzati, nascosti dietro il numero del contatore virtuale delle visite.
Ma cercherò di occuparmi di tutto man mano che scrivo il pezzo, andiamo con ordine.
Bella fiera, bella gente più che altro, ma si poteva fare di più.
Immaginatevi 'sto pezzo come la zoomata di Google Maps, partiamo dal macro e ingradiamo i particolari sempre scendendo con la telecamera virtuale sempre più fino, fino scendere nel dettaglio con una recensione del fumetto del mese, vale a dire Superior Spiderman.
Partiamo con le valutazioni, da su: il cast di supporto, ossia - il Comune di Roma si becca un bel 3 pieno, l'unica cosa che non manca mai al Romics, è un' imbarazzante, -quanto inutile- quantità di forze della Polizia dello Stato, come se tra i Cosplayer si nasconda ogni anno un terrorista travestito da Joker o Lex Luthor, una delle cose puntialmente mi irrita, è vedere questi signorotti in divisa, che guardano dall'alto in basso questi ragazzini che coltivano questa innocua passione.
E se gli sbirri misteriosamente abbondano, il personale all'interno della fiera inspiegabimente latita, non c'è un servizio di raccolta dei rifiuti, che tiene a bada i secchi della spazzatura, che inutile dire, alle dodoci sono pochi e strabordandi di monnezza, l'impressione che si ha nell'entrare alla nuova scomodissima Fiera di Roma di Fiumicino, è di stare per entrare in una location da film post apocalisse nucleare, casermoni in cemento e metallo collegato da chilometrici ponti e scale, circondati da un tristissimo paesaggio incolto di erbaccia altissima, l'unica cosa che funziona come un orologio svizzero è la biglietteria, il bancomat, sempre on line, e l'esercito di vigili pronti a rifilarti una multa se parcheggi male. Quindi come al solito, tutto quello che prevede i controllo dei doveri dei cittadini, vestiti o meno come Actarus, funziona alla grande, tutto quello che prevede il controllo dei servizi e dei diritti, come per esempio un servizio efficiente dei trasporti, è una cosa decisamente relativa, vedi la linea ferroviaria che collega Roma con la Fiera, semplicemente inappropriata ed inadeguata. Vorrei stringere la mano ai dirigenti che pur sapendo che in quei giorni ci sarebbe stato un anomalo flusso verso la fiera hanno continuato a far viaggiare su quella linea lo stesso numero di treni e gli stessi treni.
Fortunatamente l'aria di festa non è prerogativa dell'organizzazione, per quella basta la gente, avventori ed espositori, ed anche quest'anno, non è mancata. E parlando di questi ultimi cosa c'era in quel di Romics?
2 gli stand più frequentati, quello Bonelli, in cui si regalava il numero 0, di Orfani, e lo stand Dinsey-Panini, dove era in vendita, alla modica cifra di 5€, la cover variant del primo Topolino, targato Panini, avete capito bene, la Variant di Topolino, così i lettori di fumetti li rincoglionisci da piccoli, perchè noi lettori siamo uguali ai drogati: canna-cocaina-eroina, nel nostro caso la scala della dipendenza è Topolino-manga-comics- Alan Moore. 

Panini comics.

E visto che lo abbiamo già citati dedichiamoci subito alle novità annunciate dalla Panini:
Si vede che il Best Seller, il brossurato a basso costo da edicola, va di lusso alla modenese perchè ha annunciato una caterva di titoli interessanti, tra cui la ristampa dell'introvabile, Magneto Testament, o di Uncanny X-Force, a Marzo su Max Best Seller,  ma le novità appetibili sono altre, tipo la ristampa dell'Hulk di Peter David, l'omnibus del ciclo di Morrison sugli X-Men, lo Spiderman di McFarlane e per i nostalgici il terzo Masterwork sul Capitan America ed il sesto di Spiderman.
Ma la vera novità era l'invasione Valiant dello stand Panini, tutti titoli che bisognerà che qualcuno prenda, per farci sapere come sono. Non mancavano le solite ristampe della minchia, per le quali ovviamente vi forniremo l'altromercato più consono per le vostre tasche, tipo la miniserie di Longshot, l'ennesima ristampa di World War Hulk e Secret Invasion, stavolta in seno all' iniziativa Road to Guardian Of the Galaxy, - per le quali però, il consiglio è di non leggerle per niente -.

RW Lion.
In ordine di grandezza, l'altro stand più grande era quello della RW Lion, ma in quanto a novità, a parte gli spillati di ottobre, non c'era assolutamente nulla, la errevù mi da sempre più di una casa editrice poco aggressiva e dinamica, adagiatasi troppo prematuramente sugli allori, la fiera poteva essere un ottima occasione di vendere il materiale Planeta, il famoso materiale risbucato fuori dai famosi magazzini, invece, la RW si è portata al Romics ben poco che non fosse recuperabile in edicola, e riguardo al vecchio materiale Planeta erano disponibili solo "Preacher", una serie che ormai ha un traino pubblicitario pari a zero. Non mancava invece il flop editoriale dello scorso anno: Before Watchmen in tutte le salse e misure. L'edizione elitaria che è finita nelle rese delle edicole. Una brutta parentesi impossibile da nascondere come la polvere sotto il tappeto. 

BD - la BD era presente con gli autori della nuova serie di GIJoe, pubblicazione che mi titilla il palato, ma che per ora devo mettere in stand by.

La Bao era assente, in compenso era presente il suo distributore, ma della famosa iniziativa di sconti del
25% per tutto il mese su tutto il catalogo, in fiera non ne sapeva nulla nessuno, iniziativa furba direi, presentarsi nella fiera di una grande città con prodotti a prezzo pieno, mentre intorno a te le Feltrinelli (per esempio) vendono i tuoi fumetti scontati del 25%, misteri del libero mercato.

Assenti anche quelli della Salda Press, ma in compenso i loro morti viventi erano presenti in tutti gli stand delle fumetterie, ed erano tutti venduti, a confermare il fatto che se c'è stato un editore che può dirsi vincitore di vendite nell'anno di nostro signore 2013, quella è sicuramente la Salda Press con i suoi zombi da edicola.

E parlando di Zombi: Superior Spiderman




...bisogna essere giusto dei Marvel Zombi per farsi piacere questo Superior Spiderman.Comprato e letto, il primo numero del nuovo Uomo Ragno, quello con la testa di Otto Dr Octopus.
Anzi Octopussy, viso che tempo 4 pagine le sua priorità diventa quella di infilare il tentacolo in MJ.
Avevamo già parlato del numero 600, ai tempi in cui era uscito in America, oggi parliamo dell'inizio di questo discusso Arc che ha diviso i lettori dell' arrampicamuri. L'opinione di fumettopenia senza essere inutilmente offensivi, è che si conferma che il target del nuovo arc del tessiragnatele, è per un lettore di tipo più giovane, che predilige un tipo di fumetto, più veloce, sicuramente meno curato sul profilo psicologico dei personaggi. La run di Slott stravolge il
personaggio per l'ennesima volta, ma la sensazione che sia qualcosa di passeggero come tutto il resto in casa Marvel, la rende l'ennesima trovata editoriale che bivacca sul flame che suscita tra i lettori.
I dialoghi sono atroci, le psicologie dei character sono inesistenti, e sono ridotti tutti a stereotipi, le situazioni estreme e forzate, il sindaco J.J.Jameson dopo che ha umiliato Spiderman in tutte le salse, nonostante Parker negli anni lo abbia più volte salvato da morte certa, a lui, la sua prole e sua moglie, va a stringergli
pubblicamente la mano perchè l' Uomo Ragno riesce a recuperare un accelleratore di particelle dalle mani dei nuovi Sinistri Sei. Sullo sfondo della scena un Peter Parker ectoplasmatico, inverosimilmente ironico sulla sua condizione di "voce nella testa" di Otto, che "rivoluziona", a sentire qualcuno la carriera di Spiderman, con nuovi gadget tecnologici, volti a migiorare la sua vita di protettore del bene, tipo i ragnobot, che pattugliano le strade della città e sono  consultabili atteraverso una comodissima App sul tablet dell'eroe, che nel frattempo, se le inventa di tutti i colori per smutandare Mary Jane, dalla cena romantica alla serata in discoteca, ma non riuscendoci, si accontenta di una pippa, approfittando dei ricordi di Parker.
Zono Herr Parker!
In tutto ciò c'è chi davvero parla di serie fresca e nuova. di serie originale, come se lo scambio lo scambio dei corpi fosse questa idea nuovissima, per dio persino Akira Toryama infilò la tecnica Body-Change dell'alieno Ginew, con la quale si approprio del corpo di Son Goku.
Trovati  un buon avvocato ragazzo!















Nuove punte di imbarazzo, si possono toccare con il nuovo restyling di Parker, che al lavoro è vestito come il classico scienziato pazzo con tanto di camice ed occhialoni. Parlando di stereotipi.
Poi c'è Stegman, una via di mezzo tra Ramos e un mangaka disordinato, che nasconde dietro la scusa della ipercinecità delle sue tavole la sua matita sporchissima e confusionaria, che per lo più regala anatomie e visi degni di un cartoon da prima serata su Boing, raccomandato a tutti quelli di età non superiore ai 15 anni, ed il consiglio a chi si sta godendo questo ennesimo flop della casa delle idee, di tenerselo stretto, perchè potete giurarci che con l'arrivo nelle sale del nuovo film, Parker dovrà essere messo al suo posto, per evitare dinsonctinuità di vendita tra i due media. Per il resto voto finale 4. A casa mia di Superior non ne vogliamo, e non perchè io sia un integralista, un inguaribile nostalgico o un fan di Lee Kirby o Ditko, per me Parker poteva ancora essere un personaggio braccato dal suo passato dopo aver rivelato la sua identità in civil War, senza il bisogno di scomodare Mefisto in un fumetto di un supereroe di strada, ma perchè sono un amante dei fumetti, e certe cose proprio non le digerisco.
Baci ai pupi.

Vabbè regà se semo visti

E' il momoento di salutarci, vi vedo con l'occhio malocchio e l'abbiocco latente.
Come vi ho accennato prima, parlando delle News Panini, in fumetteria ormai  sarà arrivato un interessante volume: su Marvel Gold #38 potete trovare la miniserie di 6 numeri firmata da Nocenti e Adams su Longshot, il mutante con due cuori proveniente dalla dimensione di Mojo.
Miniserie godibilissima e divertente per dialoghi e storia, con un Arthur Adams, in stato di grazia.
L'edizione Panini costa 15 euro, ma il volume può essere letto anche spendendo meno Longshor è già
apparso in Italia sugli svalutatissimi albi Play Press, per la precisione sui primi sette numeri di X-Marvel e raccolta in un unico volume  su Play Book Collection, un brossurato che potete tranquillamente trovare nel mercato dell'usato ad un prezzo massimo di 5€.
Consiglio di Fumettopenia, rimediatelo, in economica ma rimediatelo.
Ribaci ai pupi. Over.