Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

venerdì 16 novembre 2012

Febbre da Watchmen

La gente mi chiede sempre se conosco Tyler Durden...e si che lo conosco, parla attraverso la mia bocca, sbraita sul capitalismo, e sogna un mondo più semplice, fatto di cacciatori e coltivatori, sa bene che non esiste alcuna differenza tra un piumino e una coperta, e se avesse tra le mani sto scatolone di cartone che ho comprato  ieri, e si ho ceduto anche al cofanetto stavolta, sono sicuro che me lo farebbe trovare sbriciolato in mille pezzi in sala, perchè io non sono il mio lavoro, nè le mie oscure passioni. Oddio speriamo di no, meglio la lisciva. E se poi non lo ritrovo più?!
La verità è che sono come Alice, mi so dare ottimi consigli, ma poi seguirli, mai non so.
Ho praticamente farcito ogni singola recensione di ogni sorta di ramanzina, cazziata, verso un sistema editoriale che sta portando il prezzo dei fumetti alle stelle, in pratica boicotto tutto quello che posso, o compro nel mercato dell'usato facendo finta di non vedere quell'ammaccatura o quella stropicciatura di questa o quella pagina...ma come si fa a dire no all'universo di Watchmen?
Come si fa a dirlgi di no, specie con questa politica del terrore di questa presunta distribuzione solo su ordinazione?
Voglio dire  state vedendo la speculazione degli albi RW su Ebay? E chi ce la faceva a vivere con questo rimpianto? Come la metto la testa sul cuscino?! :) 
Non si può, la verità poi, è che a noi nerd di vecchia data, il Comico e company ci mancano ed infatti ieri nonostante mi sia ripromesso di non prenderlo, di aspettare un eventuale edizione in volume, ho ceduto alla pima ondata: Minutemen, Silk Spectre, Nite Owl e il Comico, ho ceduto a Straczynski, a Cooke, ad Azzarello, e la cosa assurda era che io avevo intenzione di snobbare tutta l'iniziativa a differenza di Rorschach e Dr. Manhattan. Aò ieri ho preso tutto tranne questi due....
Come mi ha detto il compaesano Loreto su Facebook: RW Lion 1- Gennaro 0, verissimo, e pertanto oggi non si parlerà di prezzi, di pagine, di ladroneria e paraculate, tanto ormai lo sapete come la penso, oggi parliamo di questi benedetti fumetti e se effettivamente valgono il tam tam che li sta accompagnando.

Minutemen 01 di Darwin Cooke - I puristi del capolavoro di Moore potrebbero vedere a questa iniziativa come uno stupro, d'altronde i Minutemen, a parte il primo Nite Owl, il Comico e la prima Silk Spectre, nonostante l'ineguagliabile prosa dell'autore che li caratterizzava alla perfezione, erano solo tappezzeria, la Falena, Capitan Metropolis, Silhouette e Dollar Bill, erano arazzi altamente definiti alle pareti di un palcoscenico dove si svolgeva una trama ben più complessa, solida e favolosa.
Finalmente leggendo gli albi, si sa quanto Before sia questo Before Watchmen, rispetto agli eventi narrati da Moore, Cooke per la miniserie dei Minutemen prende come momento storico, i giorni in cui il primo Nite Owl finisce di scrivere la sua biografia come avventuriero mascherato, quindi possiamo ipotizzare che siamo parecchio prima dell'overture di Moore, la notte in cui il Comico vola giu dalla finestra.


Attraverso un racconto didascalico dei capitoli del libro, Cooke, che non è certo l'ultimo dei gonzi, inventa una scorrevolissima retrocontinuity di tutti i membri del gruppo (inquitante quella del Comico), certo 20 e più pagine sono davvero pochine per dare un giudizio dell'albo, quello che salta fuori è la bravura dell'autore sia nei testi che nelle tavole, taglio classico delle griglie, uno stile minimalista volutamente retrò, che tanto ricorda l'essenzialità di Ty Templeton ed una mai celata passione per la golden age, che già era emersa prepotente nelle matite della sua Nuova Frontiera. Precocemente sottovalutato dal sottoscritto ma mi è piaciuto.

Silk Spectre 01 di Darwin Cooke e Amanda Conner - Se Minutemen non era nelle mie mire, Silk Spectre lo era ancora meno, invece eccomi qui a leggermi anche quest'albo, deliziose le matite di Amanda Conner, e ai testi ancora Cooke, particolarmente ispirato e sensibile nella sceneggiatura di un fumetto in gonnella ( e calze a rete), Il passato di Laurie, che il vecchio Moore aveva portato alla luce e sviscerato nell' incontro di quest'ultima con il dottor Manhattan sulle rosse terre di Marte, qui è ovvimanete arricchito di particolari, è il 1966 ed è con l'adolescente Laurie che facciamo consocenza, in piena tempesta ormonale e all'apice del conflitto con la madre che la vuole come nuova Silk Spectre, anche quest'albo nonostante l'esiguo numero di pagine si è lasciato leggere più che piacevolmente.

Il comico 01 di Brian Azzarello e J.G.Jones - Ecco la prmia miniserie importante, ed attesa. Il caro Eddie Blake e gli intrighi dello studio ovale, Azzarello prende le distanze dalla sceneggiatura del film di Snyder e piazza il Comico a capo di una retata contro Moloch,  il giorno che il presidente Kennedy fu sparato. Il passato del Comico, prima di venir spinto fuori dalla vetrata del suo appartamento, la sua ascesa al fianco delle persone più potenti del governo americano, la sua follia, la sua temerarietà, ed anche la sua impotenza di fronte ai giochi di potere, questo è quello che Azzarello mette giù nell'incipit del primo numero della miniserie del Comico. Ai disegni un fotografico J.G. Jones, forse un pò rigido ed impacciato nelle prime pagine, quando è costretto a ritrarre i personaggi dei Kennedy, evidentemente nella volontà di rendere riconoscibili i volti noti, scivola in qualche errore nelle anatomie e nelle inquadrature, recupera nel resto dell'albo quando non ha obblighi fisionomici, con un tratto pulito, e tavole dal taglio assolutamente fedeli alle azioni sceneggiate. Ora statiche dal taglio classico ora dinamiche nei momenti di azione. Promosso anche questo numero uno.

Nite Owl 01 di J. M Straczynski Andy Kubert e Joe Kubert (scomparso subito dopo aver terminato il suo lavoro su Nite Owl all'età di 85 anni) - Forse il miglior albo finora letto, evocativo e celebrativo le origini del secondo Nite Owl e le sue prime incuriosni nella lotta al crimine a fianco di Rorschach, l'interpretazione di J. M.Stracchino corre a fianco alle vecchie pagine dell'opera di Moore, se gli altri autori si limitano ad usare i character di Moore, l'autore del miglior Thor di sempre ci flirta, risceneggiando da punti di vista differenti, i momenti più significativi dell'opera originale, e dando voce e corpo a tutto quello che succedeva tra gli spazi bianchi nelle tavole di 26 anni fa. Bello per davvero. Dall'assaggio direi che il contributo di Straczinscy sia quello che più catturerà i lettori. Le matite di Kubert e figlio, impreziosiscono l'albo, Nonno Joe, alle chine a volte può risultare troppo sporco, ma il suo Nite Owl sia quello vecchio che quello nuovo sono tremendamente carismatici. Da prendere? Assolutamente si.

La maledizione del Corsaro Cremisi  di Lein Wein e Jhon Higgins - In appendice ad ogni albo 2 pagine della storia collegata al bellissimo fumetto sui pirati ideato da Moore, la storia nella storia, e se 20 pagine sono poche per commentare per bene, figuriamoci otto. Per il racconto piratesco quindi ci teniamo in stand-by.

L'edizione italiana

E' cara. Punto, anzi al momento su suolo italico direi che questo formato è il più caro di tutti, c'è poco da essere fieri per questo primato. 'cci vostri.

Il cofanetto

Visto l'esilità degli albetti della serie, direi che il cofanetto è fondamentale per la salvaguardia dei fumetti...ma che sto dicendo?
Il cofanetto è una nerdata assurda. Pure un pò trash, costa dieci euro ma dovete prenderlo, così mi sentirò meno pirla ad averlo preso io.
 Baci ai pupi, e grazie per le visite al blog!



giovedì 15 novembre 2012

Oggi c'è puzza di morto in edicola

Questa recensione potrebbe essere brevissima, e credo che lo sarà perchè non è che ci sia bisogno di aggiungere commenti e lodi ad una delle serie a fumetti più amate sul territorio americano, Walking Dead di Robert Kirkman non aspetta certo me per avere qualche complimento in più.
Qundi potrei semplicemente scrivere:
A' pulciari, sono 2,90€ per 90 pagine, su cui è stampato tra l'altro un fumetto grandioso, ma che altro ve devo dì?
Punto. Ed avrei finito la recensione, e sarebbe stata anche una delle mie recensioni migliori, vi dirò!
Invece tocca scrivere qualcosina in più, ma non troppo prometto, non voglio certo distruggervi come ho fatto per il pezzo sulla Lega di Alan Moore.
Come avrete intuito oggi si parla della ristampa di Walking Dead in versione da edicola, ad opera della Salda Press, l'editore italiano che già dal 2005, anno più anno meno, gode  dei diritti di pubblicazione della serie di Kirkman sul suolo italico.
Arriva oggi sugli scaffali del giornalaio sotto casa vostra infatti il numero #01 della serie, che ristampa quello che avevamo già visto (per chi li ha mai letti) sui volumi da fumetteria, e che presumo e spero proseguirà sulla sua strada una volta raggiunto il materiale ancora inedito.
Non credo ci sia ancora qualcuno che non conosce almeno per sommi capi la trama o  i personaggi di questa saga, perciò mi asterrò dal parlare minimamente del fumetto, che senza dubbio è il miglior survival horror degli anni 2000.
Il fumetto di Kirkman infatti, è l'unica vera ragione per cui la figura dello zombi e ritornata così prepotentemente nei media: libri, film, telefilm, videogiochi, fumetti del genere, sono tutti resuscitati ( è proprio il caso di dirol!) grazie al morbo creativo di Kirkman ed alla sua necrotica creatura, a cui si deve una trama calibrata, ben concepita, lineare, credibile, per non parlare dei dialoghi che fanno a mio parere impallidire i famosi Dialoghi realistici che hanno lanciato Bendis nel firmamento degli autori di fumetti (ma IMHO: non l'hanno lanciato abbastanza lontano)

And the winner is Salda Press!

Ormai è da un pò che i grossi editori  italiani ci assillano con queste presunte edizioni economiche.
La Panini ormai per versione economica intende una rateizzazione del famoso 100%, vale a dire se prima mi davi 12 euro per una miniserie di 4 numeri, ora me ne dai 3 al mese per quattro mesi, e siamo pari.
La versione economica secondo la Panini più o meno è questa, risparmi la benza di andare fino in fumetteria, la trovi, dilazionata in edicola, meno di 50 pagine per 3 euro tonde tonde.
Ed è il formato che ormai va per la maggiore da quelle parti:
The Strain, Orchid, Kick Ass, Superior, e prossimamente the Boys di Ennis, sono tutti stati proposti in questo formato, per non parlare ormai dell'appuntamento quadrimestrale con un megaevento routinario Marvel, proposto più o meno alla stessa maniera, 48 pagine per 3 euro.
Non parliamo poi della Lion che ha completamente frainteso la parola "economica", infatti per la ristampa di Watchmen, sbandierata negli annunci, come una edizione a basso costo per settimane, è arrivata in fumetteria al prezzo di 2,50€ per 30 pagine più o meno. Evidentemente qualcuno deve aver capito male dove tagliare, ed invece di tagliare sul prezzo ha tagliato sulle pagine, infatti la nuova edizione di Watchmen (e la prossima Before Watchmen) di economico hanno solo lo spessore, ed di risparmio si intende solo quello del tempo che ci metti a leggerlo, a far due calcoli veloci in tasca agli appassionati, questa versione economica costerà 2,50€ x 12, ossia 30 euro tondi tondi, a meno che non prendiate anche il cofanetto, perchè in quel caso l' utopia del risparmio si allontana acora di più,  che mica siamo più ai tempi delle iniziative di  TV sorrisi e Canzoni che era gratutito il cofanetto.10 e più euro di troppi quindi rispetto all'ultima ristampa del tomo di Moore, fatta se non erro sulla collana I piu potenti supereroi della terra, una serie di cartonati della planeta che uscivano in edicola a 10 euro a volume.
Finalmente qualcuno che ha capito bene cosa intende il lettore per  formato economico, e quel qualcuno è Salda Press, editore che a me personalmente ha sempre venduto belle letture: la sublime raccolta delle strisce  Liberty Meadows di Frank Cho, i divertentissimi e folli  albi dedicati ai fumetti del Twisted Toyfare Theatre,  Invincible di Kirkman e ovviamente adesso Walking Dead.
Prendendo probabilmente spunto dalla iniziativa della GP di cui vi ha parlato Dario recentemente,  ed approfittando anche della tremenda pubblicità della serie televisiva su Sky, quelli della Salda, astuti come faine, hanno pensato bene di ristampare questo bellissimo fumetto(e sottolineo bellissimo fumetto di Kirman, e Moore, - diciamolo va che è una co-produzione, il buon Tony, recentemente ci ha persino vinto la causa sulla questione per i diritti di paternità sulla serie, e quindi sugli introiti).
Proponendolo ad un pubblico più vasto di quello dei soliti topi da fumetteria, ossia l'utenza da edicola, che comprende anche una grossa fascia di persone che per esempio non leggono fumetti ma guarda la TV, e quindi conosce il titolo per la serie televisiva.
Insomma la solita vecchia storia dei collegamenti ipertestuali, la teoria spiegata così bene da Stefano Accorsi in Santa Maradonahttp://www.youtube.com/watch?v=5DndxDeC47w
Robe da merchandising che ha ridotto tutti noi lettori come il cane di Pavlov: a sbavare tutte le volte che sentiamo la campanella.
Ne ho sentite di cotte di crude su questa ristampa, ma fa piacere che a Lucca, siano già state vendute circa 4000 copie, ho sentito dire, quasi fosse un problema, che costa poco perchè è materiale non inedito.
Ma sti cazzi, anche o no? Non è che Watchmen cali di prezzo tutte le volte che rinasce in fumetteria, al contrario, e manco Elektra Assassin o Sin City di Frank Miller, per fare altri esempi, infatti tutte le volte che vengono riproposti come sono più cari di prima.
Oppure che la carta su cui è stampato, è pessima...ora non sono un tipografo ma tanto per citare Wikipedia, al trafiletto che sottolinea le differenze tra l'edizione italiana e quella americana cita testuali parole:

[il tipo di carta usata per la stampa e le copertine. Tutti i volumi relativi a The Walking Dead (compresi gli speciali) vengono stampati su carta patinata, in Italia viene usata una carta non patinata di grammatura più spessa e di qualità migliore di quella dell'edizione originale.]

Ma tutto sommato, e scusate il francesismo: "sti cazzi", per i soliti commenti negativi, ed accanimenti denigratori, a mie spese ho imparato, da quando mi improvvisato recensore di fumetti, che il mondo dell'editoria italiana è una vera e propria  Arena, tanto per usare un termine caruccio e non offensivo, con invidie gelosie ambizioni e... ( i peggio) ultrà tifosi e ciechi e mi spiace dirlo a volte pure ottusi.
Io per esempio non vorrei essere nei panni di Zerocalcare, vera star di Lucca, del quale adesso tutti si sentono in dovere di parlare e ahimè sparlare, da quando domina le classifiche di Amazon.it
Alla Salda Press, vanno i miei migliori auguri per la nuova testata, e per la recente aquisizione dei diritti per i fumetti Skybound (a quanto Invincible in edicola?).
A chi non lo conosce, ai pochi che non lo conoscono, consiglio di comprare questa serie ad occhi chiusi, i primi numeri poi saranno tutti illustrati da un eccelso Tony Moore, tanto per aumentare i pro di questa nuova collana, di prenderlo anche se seguite il telefilm, visto che tra le due cose corrono tante piccole a grandi squisite differenze di trama.
Spero di cuore che il nuovo formato Salda, sia accolto positivamente dai lettori, e che sia premiato in termini di vendite, così magari chissà, almeno in edicola potremo tornare a comprare fumetti senza donare i reni.











Baci ai Pupi.

mercoledì 14 novembre 2012

Le Storie #02 - La redenzione del samurai.

Non ci posso fare niente, è più forte di me, tutto quello che porta la firma di Recchioni, ed è fatta fuori dalle tavole di un fumetto, io proprio non lo sopporto. Per esempio, nel suo blog ci entro pochissimo, ne ricavo quasi sempre vibrazioni negative, quando leggo articoli inerenti al mondo del fumetto, o quello del cinema, quando parla di videogiochi poi, che è un mondo a me completamente alieno, evito proprio di soffermarmici. Quindi a parte un paio di pezzi su FDC mi sono sempre tenuto alla larga da questo autore italiano, che me fa allergia, allo stesso modo in cui i pollini mi irritano le mucose delle vie aeree superiori, i suoi scritti, i suoi interventi ed i suoi commenti mi irritano lo spirito, non che l'abbia conosciuto dal vivo, o ci abbia  mai mangiato frittura insieme, è semplicemente una cosa a pelle, con questo non voglio certo dire che boicotto il secondo numero de "Le Storie" solo perchè la Redenzione del samurai, è farina del suo sacco, ci mancherebbe, mica sono così coglione, ripeto che è il personaggio che me sta antipatico, non l'autore, che indubbiamente ha messo a segno alcuni ottimi lavori, metti per esempio il favoloso horror-western Garret, o il bellissimo Mater Morbi su Dylan Dog, toccante, e parlo da operatore sanitario. 
Semplicemente Le storie come collana, il cui primo numero non mi ha fatto proprio impazzire, anzi al contrario, ha la sfiga  nascere ed uscire in concomitanza con la serie più attesa del momento, la ristampa in edizione economica di Walking Dead di Kirkman ad opera di Saldapress, e siccome, per lo meno io, ottimizzo le spese relative al fumetto, perchè i tempi sono quelli che sono, la mannaia è caduta forse precocemente, ma anche forse no, sulla nuova collana Bonelli. 
Non sembra dello stesso avviso il caro amico Danilo, rispettabile nerd della ciociaria che al contrario di me, sempra letteralemtne adorare  lo scrittore di cui sopra, e tutte le volte che mi vede non perde occasione  per caldeggiarmi l'aquisto in blocco di Jhon Doe, visto che sono tra quelli che non lo hanno mai letto. Quindi do il benvenuto a Danilo, e spero che resti tra noi a Fumettopenìa, e gli cedo il centro del palco, e vi lascio alla sua prosa, decisamente ricercata. 

Ho sempre ritenuto Roberto Recchioni il Tarantino del fumetto italiano. Il perché è semplice. Come le pellicole di Tarantino, i fumetti del Recchioni nazionale si leggono velocemente, hanno diverse chiavi di lettura, ti colpiscono allo stomaco con colpi di scena e trovate assolutamente impreviste ma necessarie allo sviluppo della trama. Insomma, sono dannatamente belli,
 rapidi e ti lasciano un ghigno orgasmico sulle labbra dall’inizio alla fine. Eppure le differenze tra i due ci sono e sono notevoli. Il primo è un autore che ha fondato la sua carriera sulla riproposizione degli stilemi delle pellicole di genere, aggiornate e rivitalizzate da un sapiente uso della macchina da presa. Il secondo è un autore degenere di genere nel genere, se volete passarmi il gioco di parole. Ovvero qualcuno che pur partendo dallo stesso entroterra culturale non si limita a riproporre e modernizzare ma è capace di scomporre e ricreare, dando vita a un linguaggio verbale, visivo, artistico tout court che in più di una occasione raggiunge la perfezione del mezzo che anni fa ha scelto come veicolo di comunicazione. Perché nel continuo e complesso gioco di sciarade, quiz intellettualoidi, scanzonata e per questo profondissima filosofia da due soldi dal chiaro imprinting orientale, Recchioni è stato capace di creare universi. E tutta la sua opera diviene tavola dopo tavola, dialogo dopo dialogo, silenzio dopo silenzio un grandioso affresco ludico in continuo divenire in cui i suoi eroi vivono, interagiscono con i lettori ammiccando alle sue voglie feticistiche e morbose di nozionismo e immedesimazione. E parliamo di questi eroi, sempre più simboli di personaggi che personaggi veri e propri, icone imperiture di machismo o viceversa incarnazione delle debolezze inumane delle creature di carta. Tutte quante, nessuna esclusa. Di ognuna un pezzetto: un’alzata di sopracciglio, un sorriso, un naso. Marionette con l'anima manovrate da un mangiafuoco fagocitatore di b movies. Come l’eroe della sua ultima fatica bonelliana: “la redenzione del samurai”, secondo numero della collana “Le storie”, serie autoriale che fa ricordare da vicino la sempre poco lodata “Un uomo un’avventura”. Un ragazzo che, come molte altre figure letterarie, si ritrova a dover essere incarnazione di una filosofia più grande di lui. A intraprendere un viaggio iniziatico che come ogni percorso del genere inizia con una morte (o quasi), una fase di crescita e ridiscussione dei propri valori e infine una rinascita: il ragazzo ora è un uomo pronto a percorrere la sua strada. A fargli da contorno: un maestro, una leggenda, briganti, spade, onore. E ancora: frasi a effetto, sguardi cattivi, occhi inanimati che prendono vita, teste mozzate di cavalli che nemmeno “il padrino”. Il tutto disegnato con la maestria di un artista preparato come Andrea Accardi, capace di rendere tanto la maestosità silenziosa dei paesaggi innevati in cui il nostro samurai si inoltra, quanto la plasticità dei corpi nelle scene di azione in cui volteggiano lame affilatissime e nodosi bastoni letali. E tanto, tanto altro ancora ci sarebbe da dire su questa opera che a scriverne si farebbe troppa fatica e confusione e sicuramente ci si scorderebbe qualcosa. E allora forse è più facile parlare del suo scrittore, come ho fatto io, e consigliare di leggere il fumetto in questione. Con un avvertimento: ricordate che ogni dettaglio in più che coglierete tra quelle vignette, ogni omaggio o citazione che scoprirete vi spingerà sempre di più nella testa del suo creatore col rischio reale di esserne risucchiati e non volerne più far ritorno.

Le Storie #02 SergioBonelli Editore - La redenzione del Samurai - di R. Recchioni & A. Accardi 
brossurato 114 pag. B/N  3,50€

Danilo Panicali












venerdì 9 novembre 2012

Bentornato Mr Moore.


NON CONTIENE SPOILER.
Forse non dovrei imbucarmi in questa cosa, ritrovarsi a leggere qualcosa di Alan Moore, non è affare di tutti i giorni, parlarne poi, recensirlo addirittura, non è certo cosa per tutti.
Forse dovrei mettermi buono ed aspettare che se ne occupi qualcun'altro, con un dizionario più aulico, più forbito, e ne parli in maniera più degna e più consona.
Recensire un fumetto del Bardo, è più un compito per altri blogger, dovrei aspettare che ne parla Orlando su Fumettidicarta, Filippo su Altroquando, oppure quelli di Conversazioni sul fumetto, blogger bravi con le parole come gli alchimisti lo sono con gli alambicchi ed i matracci, piuttosto che io, che trovo aulica, gente come Lester Bangs e Hunter S. Thompson.
Ma, Moore è tornato, chi resiste? Con una nuova avventura degli Straordinari Gentlemen, il supergruppo di eroi vittoriani al servzio di sua Maestà la Regina d'Inghilterra, e non ne avevamo traccia da più di 10 anni, quando si congedarono da noi dopo aver impedito l'invasione delle orribili creature provenienti da marte, i primi alieni della letteratura ottocentesca creati da HG Wells nel 1897.






La Lega degli straordinari Gentlemen è uno di quelle opere che, per nostra fortuna, riporta il fumetto ai fasti ed alle glorie del passato.
L'ennesimo stupendo ed orgoglioso baluardo del buon gusto e del gagliardo storytelling che difende la reputazione del nostro adoratissimo media, nonostante i continui barbari e biechi tentativi dei molti mercenari dell'ultima generazione, questi bifolchi commercianti come Bendis, Millar e la loro ciurma di scribacchini, che bisogna dirlo, ce la mettono, davvero tutta a volte , per tirare giù il nostro amato fumetto dalla nona colonna delle arti, e diluirlo nel più venale merchindising.
 Per i pochi sfigati che non hanno mai letto La Lega degli straordinari Gentleman, e si sono per esempio limitati a vedere il pessimo adattamento cinematografico, che fare? Tanto biasimo, e siccome siamo buoni li illumineremo quel tanto che basta dicendo che è un gruppo di stampo supereroistico, che opera in pieno periodo vittoriano, negli anni che segnano il passaggio della società dal XIX al  XX secolo, tardo ottocento quindi. Quel che però  rende l'opera di Moore, un eccezionale lettura, non è la scelta del background, bensì il fatto che i personaggi della Lega, nonchè la schiera dei personaggi satelliti che vi orbitano intorno, sono tutti (o quasi, dove però il quasi badate bene,  ce lo metto solo perchè non li ho riconsciuti io) personaggi della letteratura di quel periodo.

La Lega è un fumetto squisitamente saturo di citazioni ed omaggi, da scoprire tutte lentamente, dopo più  attente letture, sicuramente è uno dei lavori migliori del signor Moore, e quantomeno ne evidenzia, una vena creativa mai sopita, un bagaglio culturale immenso, ed una ferrea volontà di distinguersi dalla massa di scrittorucoli dell'immenso palinsesto del mondo dei comics.
Che piaccia o meno come persona Alan Moore, da prova nelle sue rare incuriosni di essere tanto burbero, snob, vanaglorioso e sfuggente autore, quanto bravo, e le sue opere sono sempre destinate a diventare pagine importanti nella storia del fumettio. 
E se in un futuro improbabile, ci fosse una caccia alle streghe che metterebbe al rogo tutti gli autori di fumetti, Moore, è l'unico uomo che  noi lettori riuniti in una segreta e rivoluzionaria carboneria dovremmo preoccuparci di preservare e proteggere.


Breve storia di un fumetto che avreste già dovuto avere in casa,e se non ce lo avete mi dispiace per voi, perchè adesso la BAO ve lo farà pagare il doppio.

Difficile pensare che Hickman non abbia sbirciato questa particolare opera di Moore, per il suo cerebrale (ma io oserei dire cerebroleso) SHIELD, se è vero che la storia non ha nulla in comune con la sublime Lega (anche perchè la Lega è effetivamente un'avvincente  storia, la prima invece, Shield è un labirinto dal quale stiamo aspettando risbuchi l'autore stesso per  raccontarci come è finita) , è vero anche che l'idea di base ossia pescare personaggi del passato (nel caso di Moore, letterari, nel caso di Hickman, reali, per riunirli in un gruppo contro le forze del male, è fondamentalmente la stessa.

E' il 1898, il mondo sta cambiando e stanno cambiando anche le forze che lo minacciano, in Inghilterra, la corona è più che decisa a difendere i suoi confini, e per farlo, attraverso l'Intelligence assolda i 5 campioni che compongono la Lega, per proteggere  i reali ed i suoi sudditi, dalle minacce che porterà questo nuovo secolo. 
Questo più o meno è l'incipit che ha portato in edicola La Lega degli straordinari gentleman per la prima volta più di dieci anni fa:

Allan Quatermain  - il cacciatore anti-colonialista creato da H.Rider Haggard nel 1885, protagonista di alcuni romanzi di avventure ambientati in Africa, come le Miniere di Re Salomone.
Alan Moore arricchisce il personaggio, di una nostalgica amarezza, ed una dipendenza dall'oppio.

Capitano Nemo -  Nel 1870, il visionario Jules Verne nelle pagine del suo romanzo Ventimila leghe sotto i mari, crea il vendicativo Capitano Nemo, la versione che Moore introduce nel suo fumetto però si rifà alla seconda incarnazione di Nemo, quella del seguito, L' isola misteriosa, in cui Nemo è un principe indiano a comando di un avveniristico sottomarino elettrico, il Nautilus, con il quale muove guerra all'ingiustizia, ma più che altro ai coloni inglesi in tutti e sette i mari.

Wilhelmina "Mina" Murray - La vedova di J. Harker, proviene dalle pagine del famoso romanzo di Bram Stoker, Dracula (1897). Tra le mani di Moore l'unico componente della Lega diventa una leader, decisa e sagace.

Dottor Henry Jekill - Lo scienziato che riuscì a creare un siero in grado di scindere il lato malavagio dell'animo umano da quello buono, fu creato da R. L. Stevenson, nel 1886. La bipolarità di Jekill /Hyde è assolutamente fedele al romanzo, Moore però ne accentua gli effetti della metamorfosi al punto che Hyde è un gigante animalesco dalla forza sovrumana e dal lessico incantevolmente osceno e provocatorio, di gran lunga il personaggio più carismatico del quintetto.

Hawley Griffin -  L'uomo invisibile fu creato da H. G.Wells nel 1881, nel suo romanzo, era un fisico di nome Griffin capace di rendersi invisibile, nel suo fumetto Moore si permette qualche licenza nella caratterizzazione del personaggio,  asserendo innanzitutto, che in realtà l'uomo invisibile che la folla inferocita uccide nelle campagne del West Essesx, alla fine del romanzo, in realtà è un albino demente che lui stesso aveva reso invisibile nel corso dei suoi esperimenti. Malvagio, calcolatore ed arrivista, sospetto che il Griffin di Moore sia tutto quello che non sia potuto essere per ragioni stilistiche e  proibizioniste, quello originale pensato da Wells.

Vademecumm del Cast di supporto

Questi i 5 personaggi che la fertile mente di Moore mette insieme nel primi due volumi della serie, sviluppandone la psicologia con una sceneggiatura completa e tuttora a mio parere decisamente imbattuta.
se è vero che la godibilità di un fumetto è data da quanto ti capita di rileggerlo, allora direi che la Lega degli straordinari Gentlemen è estremamente godibile.
Deliziosa anche la scelta del cast di supporto, dei personaggi secondari che Moore adopera per lo sviluppo della trama, che costringe il lettore più curioso ad una ricerca di riscontri della letteratura Vittoriana.
Una lista completa è stata pubblicata su Wikipedia a questo link
Ma per incuriosirvi potrei citare quelli che io avevo riconosciuto durante le svariate letture di questi tomi:
Ismaele, il capitano in seconda del Nautilus di Nemo, è in realtà la voce narrante del romanzo Moby Dick di Mellville (1851). Broad Arrow Jack,  è il protagonista di alcuni romanzi a basso costo del 1866 a firma di E. Harcourt Burrage.
Mycroft Homes, il capo dell'Intelligence Britannica, è il fratello maggiore del più famoso detective Sherlock creati da A.C.Doyle, e dalla letteratura di Doyle provengono il colonnello Moran e il professor Moriarty (l'uomo più pericoloso di Londra) (1840).
Nel secondo volume, Moore omaggia il geniale scrittore H.G. Wells.
Infatti La Lega se la deve vedere niente meno con un invasione aliena, e gli alieni sono ovviamente, squisitamente Vittoriani, creati appunto da H.G. Wells nel 1897, nel romanzo The War of the Worlds, che ha il pregio di essere considerato il primo romanzo fantascientifico della storia.
Ma le prime pagine del secondo tomo per esempio sono anche un omaggio alla letteratura di E. R. Burroughs e del suo ciclo marziano, il pianeta Marte sceneggiato da Moore infatti ospita, oltre le temibili creature di Wells, anche Jhon Carter e Tars Tarkas, il guerriero terrestre ed il suo amico marziano con 6 braccia.
Ritroviamo persino il Dottor Moreau personaggio creato sempre da H.G. Wells (1895), Moore riporta in vita lo scienziato che sognava di umanizzare gli animali attraverso la scienza della vivisezione e gli innesti chirurgici, dal libro L' isola del dottor Moreau.
Il geniale Bardo di Southhampton, prende a prestito nelle sue pagine anche Prendick, il naufrago, l'unico superstite alla fine del romanzo dall'eccidio degli animali ibridi, che fu creduto da tutti pazzo al suo rientro a Londra, e persino alcune cavie come H-9 ed H-11.
Moore per le creazioni di Wells, ipotizza una fantapolitica deliziosamente anacronistica, infatti, dalle parole dello stesso scienziato folle si apprende come  abbia sempre lavorato per il governo, e che dopo gli incidenti sull' isola sia stato trasferito in segreto nei boschi del South Down, per continuare i suoi esperimenti. In quelle pagine piene di animali antropomorfi, la rana che guida l'automobile invece è un omaggio al Mr. Rospo (Idea di Moore o di O'Neill? Non lo sapremo mai) di Kenneth Grahame personaggio di un romanzo della letteratura dell'infanzia dal titolo Il vento tra i salici (1908) che ha goduto di un bellissimo riadattamento a fumetti ad opera del bravissimo Michel Plessix.
A questi primi due capitoli editi in italia per la prima volta dalla Magic Press, è seguito un altro ancora inedito chiamato "Black Dossier".

Century 
Quindi ricapitolando: la personalissima Lega di Alan Moore e Kevin O'Neill, nel primo volume è immersa nel complottistico mondo di Doyle, nel secondo tomo invece Moore delega alla visionaria fantasia di H G Wells, la godibilità della storia, ed il quarto capitolo ( il terzo appuntamento con la Lega degli straordinari Gentlemen abbiamo appena detto che è ancora inedito e si chiama Black Dossier) di cosa parla?
Senza svelare una sola pagina di questa avvincente miniserie dico solo che Moore, da libero sfogo alla sua manifesta simpatia per l'ermetismo e la magia.
La nemesi della nuova Lega infatti, è un certo Oliver Haddo, il mago creato da W. Somerset Maugham nel 1908 nel romanzo The Magician.
Haddo, qui è a capo di una setta di maghi che sta tentando di creare la vita, il cosiddetto infante di luna, un nuovo anticristo che cambierà la vita e la realtà stessa.
La nuova Lega oltre la bella Mina e Allan, conta nuovi personaggi, ovviamente ripescati dalla letteratura tardo vittoriana - novecentesca: Thomas Carnacki, il cacciatore di fantasmi, fu creato da William Hope Hodgson nel 1910, il ladro gentiluomo A.J. Raffles, invece proviene dai romanzi di e. W. Hornung (1890), l'ultimo membro è l'immortale androgino Orlando, sembra essere invece un omaggio alle opere di Virginia Woolf.
Una lotta contro il male dilatata nei decenni che vanno dal 1910 al 2009, alla quale fa da sfondo una Londra hippy e psichedelica stupendamente illustrata da un lisergico O'Neill.
Moore come nelle sue opere migliori, alterna sceneggiatura  e prosa, e confeziona un bellissimo epilogo per l'epopea dei suoi eroi vittoriani, dissacrando e decontestualizzando icone letterarie vecchie e nuove, delle quali non ho alcuna intenzione di rivelarvi nulla. Un romanzo illustrato in cui ogni tavola nasconde citazioni, O' Neill, con quel suo tratto ricercatamente svogliato, nonostante privi a volte le figure anatomiche su cui costruisce i personaggi  di qualche giuntura, o li arricchisca di qualche centimetro anatomico disarmonico di troppo, è bravissimo, ed in alcune tavole toglie il fiato, preso dalla cascata di citazioni trova tempo e spazio, persino per illustrare tra la folla frenetica di Londra Hiro Nakamura di Heroes con tanto di spada a tracolla.
Un bacino sul nasino a chi mi ritrova l'omaggio alle famose crature di Giger.
Ogni didascalia ed ogni baloon, d'altra parte è un riferimento alla letteratura e persino alla cinematografia, per esempio, uno dei primi tentativi di creare l'Anticristo è stato fatto a New York con una certa Rosemary (il film di R. Polansky del 1968).
Insomma un fumetto assolutamente da leggere e studiare, che come i precedenti capitoli non dovrebbe mancare in nessuna casa in cui si vocifera abiti un fumettaro. 


Curiosità e dintorni.

Cominciamo con le note dolenti, tutte MADE IN ITALY:

Ma pago 21.00 euro ed è "cinese" ( torneremo sulla questione più in basso) anche il link riporta il QR code a fine volume?
La nota ammicca birichina a quanto  il fumetto di Moore sia pieno di citazioni,  annotazioni e riferimenti nascosti, ma una volta aperto il collegamento, l'unica cosa utile reperibile, è una traduzione del dialogo tra Nemo e sua figlia.
Abbastanza povera come guida alla lettura.
Un' alternativa gratis di alcuni dei riferimenti e delle citazioni con cui Moore riempie questo volume ve la lascio qui io, e sono sicuro che renderà la lettura di questo volume ancora più interessante:
Jack Mcheath -  il serial killer arrestato per gli omicidi delle prostitute ai "docks" prende spunto da una ballata di Kurt Weill e Bertolt Brecht, Mac the Knife, (1928) inserita in un opera teatrale nota a Londra con il titolo di The Threepenny Opera.
Andrew Norton - Il caratteristico time-traveller conosciuto anche come il prigioniero di Londra, che incontra Miss Murray, è un omaggio di Moore all'opera del collega Iain Sinclair (1997): Slow Chocolate Autopsy: Incident from the notorius career of Norton, Prisoner of London, un libro inedito in italia illustrato da Dave McKean.
Il primo inserto in prosa del volume, Servi della luna di J. Thomas è letteralmente saturo di citazioni e riferimenti:
Capitan Universo è un personaggio creato dal fumettista inglese Mick Anglo, creatore anche di Marvel-Man, altro characters molto amato dall'autore britannico.
Nel trafiletto in cui Moore parla del Mondo Fiammeggiante e del Mago Prospero, facciamo la conoscenza di
Golliwogg, che Moore dipinge come un focoso alieno proveniente da un'altra galassia è in realtà un personaggio della letteratura d'infanzia creato da Florence Kate Upton alla fine del XIX secolo. Dalla stessa autrice arrivano anche le sue due amanti in legno,  le bambole viventi Peg e Sarah Jane, protagoniste del libro per bambini Le avventure di due bambole cosiddette olandesi e un Golliwog (1895).
Si legge anche il nome del dottor Coppelius, lo scienziato a cui Moore attribuisce la paternità delle due bamboline in legno, in realtà proviene dalla penna del compositore Ernst Theodor Amadeus Hoffman, precisamente dal Die Puppe (la bambola di carne) del 1919 in cui il dottore tenta di dare un' anima da una bambola meccanica che accende l'amore negli uomini che incontra, da lui stesso costruita.
Nel secondo inserto in prosa che Moore ci "regala", ritroviamo persino una citazione sul viaggio sulla luna del Barone di Münchhausen.
Insomma una invidiabile prova del bardo di Southampton, che si lascia amare più che semplicemente leggere.
L'unica nota negativa è dato da questo atipico formato che rende particolarmente piccoli i caratteri delle sezioni in prosa, rendendo la lettura alcune volte decisamente faticosa.  


MADE IN CHINA

Ovviamente auguro ogni bene e prosperità alla Bao publishing, ma quello che non sopporto è la poca trasparenza, va bene che le decisioni sul formato di un volume sono decisione della casa editrice, sta al lettore decidere se prenderlo o meno, o se prenderlo e farsi prendere da una crisi di panico se questo è più piccolo dei suoi vicini in libreria, succede nelle migliori famiglie d'altronde, che il nuovo arrivato abbia una sindrome da deficit della crescita, e comunque non mina la godiblità di un volume quanto lo stesso sia spesso largo o stretto, quello che scoccia però sono le risposte dell'editore alle domande dei lettori:
Sulla pagina FaceBook di Bao, le domande sulla scelta di questo formato atipico sono vviamente sbucate come funghi, e le risposte non erano mai nè le stesse, nè precise, ma quasi sempre dopo un pò stizzite:

Poi ho letto: "perchè il formato americano comporta un sacco di spreco sulle macchine europee!"

Ma che significa?
Forse che allora a parte la Bao che lo ha capito, tutti gli altri editori italiani che da anni pubblicano fumetti americani stanno stampando fumetti disbocando inutilmente gli ultmi polmoni terrestri?
Quando ho letto quella risposta, mi sono venuti in mente tutte quelle persone che preparano tramezzini tagliando il bordo dei pan-carrè!
Non so perchè. Ma la parola che mi si è materializzata nell'encefalo è stata: SPRECO!
Quindi che bravi alla Bao, risparmiano sulla carta, ma...di riflesso non dovremmo risparmiare anche noi...?
Invece il prezzo non è proprio abbordabile, 21.00€, sembra che la carta sbordata risparmiata sia fatturata lo stesso, ma ormai sembra che i prezzi pompati non scandalizzino più nessuno, a parte me, quindi potrei pure abbozzare, eppure non sono le risposte evasive o il fatto che i fumetti siano diventati un lusso a dar fastidio, nel volume BAO quello che mi scandalizza, è una scrittina piccola in nero  in fondo alla fine del libro, all'ultima pagina: STAMPATO IN CINA AGOSTO 2012.
Ma come?!
Allora non sono le macchine europee il problema, se è stampato in Cina, sono quelle cinesi.
Ma non vorrei passare per uno di quelli nazionalisti, anzi direi che il nazionalismo in Italia in questi ultimi due, tre anni è ai minimi storici, eppure la cosa mi ha lasciato interdetto è questa: se hai scelto una tipografia cinese, se ti sei spinto oltre le distese russe e sei arrivato fino in cina manco fossi Marco Polo, per stampare un fumetto non credo che tu l'abbia fatto per un risparmio minimo.
Bao avrà avuto sicuramente un considerevole risparmio, per decidere di stampare i volumi in Cina, eppure il prezzo di copertina, non reca alcun allegerimento, au contraire, il prezzo, diciamocelo è bello cicciotto, e lascia immaginare che i miei soldi stiano aiutando anche l'economia di qualche tipografia italiana, ben contenta dell'appaltino. Invece? Maddechè.
http://www.mamma.am/mamma/images/3755_a2819.jpg
Al di là della questione squisitamente etica, è questo che infastidisce, quando un qualsiasi pinco pallino decide di comprare qualcosa made in china, in quei negozi che vendono di tutto dalle mutande in maglia d'amianto, alla carta igienica, lo fa appositamente per il basso costo, dove è il risparmio su questo volume?
Cioè obbiettivamente 21.00€ non sarà troppo per un prodotto che proviene da un paese in cui le maglie dei controlli nel mondo del lavoro sono così dannatamente larghe e la manodopera costa così poco?
O Bao è riuscita a trovare l'unica tipografia con una struttura sindacale funzionale in estremo oriente?
Onestamente ne dubito.
Senza contare il controsenso, che senso ha avere in contratto un artista come Makkox che sforna vignette come questa qua di lato, se poi sono il primo a proddurre il mio prodotto ben oltre i confini italiani? Cioè perchè nelle mie pagine dovrei vendere satira contro le aziende che preferiscono delocalizzare, per, diciamolo, pagar meno, non stiamo a girarci troppo intorno se poi faccio lo stesso, chiaramente nel mio piccolo?
Visto che la lingua batte dove il dente duole, dopo questa inquietante scoperta, ho deciso di passare in rassegna tutto quello che avevo sul tavolo quel giorno per vedere effettivamente quanto è esteso il problema:
E scopro quanto segue:
Panini per lo più stampa a Firenze e Bologna.
Salda Press e ReNoir a Verrucchio.
RW Lion, che mi stanno così antipatici per i loro prezzi ,stampano addirittura ad Afragola, nell'interland napoletano, non molto distante  dalle parti in cui sono nato.
I vecchi volumi della LEGA, editi da Magic Press, che a detta di chi gestisce la pagina effebì della BAO comportava un sacco di spreco sulle macchine europee non solo era stampato in Italia, a Pomezia, ma costava pure meno ed aveva le dimensioni originali.
NPE  per la stampa si serve a Mottola.  (Non so dove sia però!)
Forse possiamo ancora salvarci, io ovviamente nel mio piccolo sceglierò pubblicazioni che prediligono di girare sull'economia italiana, o al limite sceglierò, pur facendo finta di non aver mai letto una sola riga degli scritti di Naomi Klein, quelle pubblicazioni di aziende che si decidono i tagli alle spese ma per proporre un prodotto a basso costo, e questo non è assolutamente il caso.
Ironia della sorte il primo volume della Lega degli straordinari gentleman, (Magic Press - 15,00 brossurato con formato sprecone originale, made in Pomezia, litorale romano) a pagina 5 nel trafiletto titolato "Il mio messaggio ai lettori" recitava quanto segue [...]per quanto non dobbiamo dimenticare i tanti punti moralmente istruttivi di questo racconto: prima di tutto, le donne non fanno altro che scenate. Secondo, i cinesi sono brillanti, ma malvagi."
Son cose che fanno riflettere.
Baci ai pupi.


venerdì 2 novembre 2012

Un lento con Superman.

(DC COMICS - di Busiek e Immonen - Cartonato a colori di 208 pp. ed. italiana a cura della RW Lion.) 

Secret Identity può sembrare può all'inizio il solito fumetto dell'ultima generazione, quelli che si pongono l'ormai inflazionata domanda: cosa succederebbe se i superumani comparissero sulla nostra terra, nella nostra società?
Fermarsi a quest' unica chiave di lettura, significherebbe spogliare la miniserie di Busiek-Immonen di tanti piccoli, gradevoli, particolari che l'hanno resa godibile e di facile e veloce lettura.
Busiek, è vero, si pone il solito quesito: uno come Superman che impatto avrebbe nel nostro mondo, un essere così onnipotente come sarebbe accolto dalle folle ed i governi?
La risposta si snoda apparentemente in una sceneggiatura che quasi segue un protocollo, già adottato da svariati autori, tra tutti limitiamoci a citare Straczinsky, nel suo Squadrone Supremo, o Kring per il suo telefilm Heroes, eppure Busiek non fa di questi aspetti, di questi espedienti, come per esempio, del governo cattivo che vuole trasformarti in un arma di distruzione di massa, l'elemento centrico della struttura della storia, non scade nella routine facendone la chiave di volta, al contrario, la silente caccia all'uomo del governo è una componente della storia, con questo lungi da me, nel farvi credere che Busiek tessa un intricata tela di sottotrame, il bello di questo fumetto sta nella sua pacatezza, nella sua ascetica ed atipica calma e staticità per essere un fumetto sul papà di tutti i supereroi.
Fosse un film Secret Identity, sarebbe un film francese di qualche lustro fa, con i suoi tempi ed i suoi temi.
In una famiglia del Kansas, i Kent nasce un maschio, ed i genitori, buontemponi, decidono di chiamarlo Clark, in onore del famoso fumetto della DC.
Tuttavia in un punto della sua adolescenza, il giovani Clark scopre una sera, di avere in comune con l'eroe dei fumetti ben più del nome, un giorno, il timido ragazzo, si sveglia e  scopre di star volando, in una sequenza di tavole che mi ha divertito scoprire, inquietantemente identica ad una sceneggiatura che ho iniziato a scrivere un anno fa e che mi sono deciso di finire quest'anno, facendo nascere un simpatico dubbio: ma lettori ed autori di fumetti, sono tutti legati tra loro come una sorta di uni-mente?
Il bello di questo fumetto è che però Superman, resterà il solo supereroe del pianeta, non nascerà nessun supercriminale ad animargli le giornate, in questo particolare sta la tranquilla originalità di questa lettura, è un mondo senza supereroi, quello in cui un giorno improvvisamente la creatura di Shuster e Siegel nasce in Clark, e tale continua ad essere.Credo che la forza, di questo racconto, anzi la sua Superforza, stia nella sua semplicità.
Questo Superman non è chiamato a salvare il mondo da un Lex Luthor, per osmosi la sua nascita, non porta all'apparizione di Bizzarro, Metallo, Starro, e compagnia bella, questo Superman salva delle vite, tornadi disastri aerei , terremoti, e basta, il tutto raccontato attraverso la deliziosa e funzionale  voce narrante dello stesso Clark.
Evitando di raccontarvi altro della storia che anche se lenta, è scorrevole molto più di altri volumi disponibili sul mercato, vi dico solo che Busiek dà prova di saper catturare l'attenzione del lettore, senza imbottirci di tavole sature di  azione ed adrenalina, gioca con tutti gli stereotipi dei fumetti del figlio di Kripton, o se volete del genere supereroistico, tramutandole, in verosimili angosce e speranze di un uomo investito da un potere enorme.
Rispondendo a quella famosa domanda di cui sopra, quella del superessere tra noi, per una volta, con un lodevole lavoro sulla psicologia del personaggio, raccontando tutto con una narrazione in focalizzazione interna.
Per quel che concerne la parte grafica, Immonen, non fa che stupirmi, la suamutevoe matita non fa che spiazzarmi tutte le volte che guardo una sua tavola, diversamente di altri autori, riconducibili ad uno stile, riconoscibili dal tratto, Stuart Immonen è camaleontico, il suo approccio ai vari fumetti non è mai uguale, i disegni lisergici in Nextwave, o le tavole dinamiche ma comunque classiche in Fear It Self o L'ultima notte, sono comunque lontane dallo stile che propone per Secret Identity, una matita e dei colori che prediligono un' approccio più realista, proprio per sottolineare probabilmente la particolarità del fumetto. Uno stile che si sposa perfettamente con la prosa tranquilla, Superman vola e tiene su aerei, ma la matita di Immonen tiene a bada le vostre endorfine, con inquadrature e tagli  sinergici con la sceneggiatura di Busiek.
Favolose le spalsh page, dove anche il volo del supereroe, è un atto quasi silenzioso, insualmente secondario, che si perde nella vastità e nella cura dei paesaggi.
Fosse una bevanda questo fumetto, sarebbe un Tè caldo, fosse una musica sarebbe un' aria classica dal movimento adagio.
Fossi in voi lo leggerei. Delizioso.
Baci ai pupi.

Occhio alla spesa

L'edizione RW è in realtà una ristamapa, se vi ci mettete d'impegno, potreste anche trovare la vecchia ed. Play Press, ad un ottimo prezzo, io per esempio l'ho presa nel mercato dell'usato pagandola 12€, a dispetto delle 19,95€  (che mi significheranno poi sti 5 centesimi di sconto?) del cartonato della Lion.

lunedì 29 ottobre 2012

Più che un calcio in culo...

Di solito io ed il buon Davide siamo abbastanza d'accordo sui fumetti, ma stavolta la pensiamo in maniera  diametralmente opposta, ho appena finito di leggere il secondo capitolo di Kick Ass, e devo dire che le seconde cronache delle gesta del giovane Dave, mi hanno deluso abbastanza.
Esaurita la spinta innovativa della prima miniserie, Millar si rifugia nella ultra-violenza da telefilm dei Soprano, o peggio, in quella che ritrovate tra le pagine dei rotocalchi di basso costo tipo Cronaca Vera, per nascondere una paurosa carenza di contenuti.
Visto che on-line sbocciano le prime impressioni su questa miniserie, ho deciso di unirmi al coro, e dai toni avrete capito, che al contrario della prima, questo Kick Ass 2, non mi ha entusiasmato per nulla.
Ad eccezione del primo volume, in cui Millar stavolta dissacra tutti gli stereotipi legati al concetto di supergruppo, il resto degli albi, in cui si assiste al ritorno e ovviamente vendetta di Red Mist, sono un inutile, pesante campionario di accoltellamenti, pestaggi e sparatorie, il lavoro psicologico sui personaggi è pari a zero, (anche nella miniserie originale direte voi, ma quella almeno aveva il merito della freschezza).
Se con la prima miniserie, infatti, a Mark Millar va il merito di essere stato il primo autore di fumetti ad aver dipinto in maniera così dissacrante, ironica, realistica ed innovativa  un mondo in cui esistono calzamaglie senza superpoteri, nel secondo, ossia in questo, non c'è nulla di nuovo, più che per i lettori, il fumetto sembra nato solo per strizzare l'occhio ad Hollywood ed ai suoi produttori, come per dire: "Hey dai facciamone un altro! Ho rispolverato il Logo!"
I dialoghi per quanto squisitamente curati nella forma e nello slang, come nel primo, stavolta sono imbarazzantemente vuoti e prevedibili, tanto da pensare che l'autore stia volutamente emulando tutta la più bieca cinematografia americana, quella  figlia di Rambo e Commando.
Le matite di Piccolo Romita, non si differenziano dalla sua ultima produzione, come già detto per AVX, il disegnatore è veloce, ed in alcune tavole si vede anche troppo.
La parte grafica resta comunque l'unica cosa godibile di questo Kick Ass 2, che a mio parere aveva già detto tutto nella miniserie originale.
 Ma si sa che ben poch sono quelli che preferiscono la gloria dello zenith, al viale triste del tramonto, e Millar perso ormai nel suo lucroso mondo editoriale non è certo tra questi.
Trama troppo piatta, veloce, ripetitiva, l'unico spoiler che mi permetto di farvi è questo, tranquilli però, non toglie niente alla trama ( che tanto non c'è!), ma è finzionale e vi mette in guardia per quel che riguarda la spesa da affrontare, inversamente proporzionale (IMHO) alla sua appetibilità.
Ad un certo punto della storia la gang di Red Mist che si prepara allo scontro finale con Kick Ass e la sua banda, per sviare l'attenzione dei poliziotti dal centro di New York, fa esplodere tutte le fumetterie...cioè fate voi... 
Parliamo invece dell'edizione Panini: se da un lato la RW si fa odiare per pompare i prezzi delle sue pubblicazioni, sul versante modenese le cose non pensate che vadano meglio, quello che ci si ostina a definire un formato economico è solo una rateizzazione dei 100%, non vi è alcun risparmio nello spendere 3,00 euro al mese piuttosto che  12 euro, prezzo con cui il volume sarebbe stato probabilmente proposto in libreria, formato bocciatissimo, frutto di una politica decisamente aggressiva sulle tasche dei lettori, ma ampiamente adottata dalle major del panorama fumettistico in italia.
Conclusioni:
Miniserie evitabilissima, Millar ha deciso di sedere sugli allori decisamente troppo presto a mio modesto parere.
L'esecuzione di un gruppo di bambini, lo stupro di gruppo di una ragazza, ed adolescenti che parlano come manco gli scaricatori dei porti più fetidi dell'occidente, non bastano a far di lui un icona, o del seguito di Kick ass, un altra piccola perla. Per come lo vedo io, sensazione palpabilissima nel vedere le variant cover contenute negli albi, l'ex sindacalista è perso nel suo personalissimo Millar-world (o -verse?), ma dovrebbe metterci un pò più di impegno perchè se continua di questo passo, questo venale mondo farà la stessa fine di Kripton.
Edizione italiana - cara, come sempre ma per una volta, cara quanto l'edizione originale: se è vero che Kick Ass in America costava un dollaro in meno per numero, qui da noi, visto che i brossurati anoressici che ci vendono, contengono due volumi originali e costano 3 euro, vuol dire che la Modenese nel suo formato economico, ci propone un albo che se la matematica non mi inganna, costa uguale all'edizione oltreoceano centesimo in più centesimo in meno.
Non ci siamo proprio, baci ai pupi.


mercoledì 24 ottobre 2012

David Boring e le altre storie

Fumettopenia ha già chiuso i battenti?Macchè, abbiamo ancora molto da dire, l'inverno sta arrivando, e quest'anno sembra particolarmente carico di materiale su cui pontificare. Non pensatelo nemmeno quindi,  non vi lascio proprio adesso che mi stavo affezionando a voi,  è solo spirata la RAM del computer di casa, e la produzione è andata un pò in calo, ma ho tutto qui nella capoccia!
Meno male che c'è Lopez, che si è dato a letture forbite e ce ne parla in questo pezzo! E meno male anche che ci sono questi internet point da dove pubblicare il tutto!

(Coconino Press - L'Espresso - 208 pp. parte B/N parte Colori, 9,90 euro.)
L'effetto che fa la lettura della graphic novel di Daniel Clowes è quantomeno straniante. Una storia in tre atti la cui principale peculiarità sta nella mancanza pressoché assoluta di emotività da parte del suo protagonista, il David Boring del titolo (dove Boring è traducibile come noioso). Caratteristica resa manifesta sin dalla prima tavola del racconto nella quale il protagonista intrattiene un rapporto sessuale con una ragazza di una bellezza perfetta senza tradire il minimo segno di coinvolgimento o appagamento, riflettendo anzi in maniera clinica sulla prestazione e sul come la ragazza in questione in qualsiasi momento si sarebbe potuta alzare e scappare via per andare a qualche festa di cui si era appena ricordata.

Davvero non male come incipit per introdurre un personaggio che mantiene la stessa verve emotiva di fronte al sesso come davanti alla morte di un amico. Trasferitosi recentemente in città, David divide l'appartamento con la sua amica lesbica Dot, ha un'ossessione particolare per i fondoschiena delle ragazze e per l'ormai quasi introvabile lavoro del padre, fumettista creatore dell'albo Yellow Streak.

A movimentare le vicende sentimentali (se così possono mai definirsi) del protagonista, un assassinio, il forzato ritorno al paese d'origine con lo spauracchio di un indesiderato incontro con la madre, un'infatuazione per una ragazza incarnante il suo prototipo di donna perfetta modellato sulla cugina e altro ancora.

Su tutto un'idefinita minaccia di catastrofe imminente, un'apocalisse ventura dai contorni totalmente sfumati e finalmente la possibilità che qualcosa smuova emotivamente il glaciale Boring. Un'evento (che non vi anticipo) chiude il primo atto mescolando le carte in tavola e cambiando totalmente lo scenario della vicenda.

Il senso di un'ignoto accadimento incombente si fa più pressante nel secondo atto ambientato in un luogo isolato con una ristretta cerchia di personaggi impossibilitati a comunicare con l'esterno. I rapporti diventano qui più ingarbugliati e difficoltosi, le domande sollevate durante il corso della vicenda troveranno risposta solo nell'ultimo atto, parte della vicenda di cui non vi parlo per non togliere sapore all'intreccio.

La narrazione di Clowes, autore anche del conosciuto Ghost World dal quale è stato tratto il film con Steve Buscemi, Scarlett Johansson e Thora Birch, è stimolante per il lettore sotto più punti di vista. Interessa lo sviluppo della vicenda così come lo fanno i rapporti interpersonali tra i vari attori della storia e finanche, se non in misura maggiore, la riflessione del protagonista su se stesso e sulle proprie emozioni. Senza parlare poi della sensazione di vago pericolo incombente e delle vicende legate alla famiglia di David. Il tratto dello stesso Clowes è sempre efficace, gioca su luci e ombre e lavora parecchio sulle rotondità, rende la lettura sempre piacevole e scorrevole.

Una storia stranamente coinvolgente nonostante l'innata freddezza del protagonista, una lettura che si rivela originale e questo non può che essere un grande pregio.

A completare il volume alcune brevi storie dello stesso autore pubblicate originariamente sulla rivista Eightball, nello specifico: Caricature, MCMLXVI, Uno schifo di blu, La mamma d'oro, Eyliner verde e I segreti della scuola d'arte dal quale è stato tratto il film Art school confidential del 2006.


Dario Lopez