Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

domenica 18 gennaio 2015

Torni nei libri Holmes. Si fidi.

Se ho preso Sherlock Holmes ed i vampiri di Londra è solo a causa di Alan Moore, e della sua sublime Lega degli Straordinari Gentlemen, illuso che S. Corduriè, avesse appreso l'ennesima lezione del Bardo, mi sono lanciato nella lettura più che fiducioso di questo nuovo fumetto che mi aspettavo pieno zeppo di riferimenti, immaginate la delusione quando mi imbatto nella prima immensa grossolana gaffe dopo appena poche pagine:
Sherlock Holmes non era esperto di ju-jitsu, ma di Baritsu, l'arte marziale sviluppata in Inghilterra tra il 1898 ed il 1902, e citata da Arthur Conan Doyle, nei suoi romanzi polizieschi.
il disappunto mia è persino aumantato quando ho scoperto che ricercando i nomi che man mano venivano citati nel fumetto, al di fuori di Mycroft, Watson, di Irene Adler e dell' Ispettore Lastrade, nessuno dei nomi che ricercavo dava alcun riferimento letterario. Ma il bardo non vi ha proprio insegnato nulla sul come rendere appetibile un fumetto con riferimenti storici o letterari?

Deluso dalla cosa, ho cambiato registro di lettura, fottendomene altamente dei riferimenti (d'altronde inesistenti), e mi sono letto una semplice avventura di vampiri ambientata nel tardo '800 Londinese.

Come voto finale direi che siam sulla mediocrità. Adoro le iniziative low-cost della Cosmo, e solitamente cerco di leggerle tutte,e quandovale la pena promuoverle, cercando di convincere il prossimo di passare sopra la deaturazione coatta delle tavole, a vantaggio di una spesa contenuta che permetta di leggere più opere interessanti, ora quando le opere da leggere a costi contenuti sono gioiellini come Lo sparviero, Black Crow, Winterworld, Bouncer, benvenga il sacrificio. Ma queste iniziative...
Sherlock Holmes ed i vampiri di Londra, non è questa lettura imprescindibile, Corduriè, a parte saccheggiare  qualche particolare dell' opera di A.C.Doyle, derubandola dei nomi celebri, non fa alcuno sforzo nè per rendere appetibile la storia con riferimenti letterari più precisi e ricercati, nè nel confezionare una trama veramente appetibile, poco più che mediocre sia come horror che come giallo, Sherlock Holmes e i Vampiri di Londra, è un albetto che emoziona poco e coinvolge anche meno. La godibilità si ferma alla copertina, con quel titolo che ammicca tanto ai nerd amanti di team up improponibili, ma le aspettative si perdono tutte in una lettura forzata, veloce e per nulla divertente. Se dovessi giudicare la collana Weird Tales sula base di questo numero uno, mi sentirei di dire, molto malignamente, che per questa iniziativa la Cosmo ha azzeccato il colore della costina, color puppù.
Sul lato grafico, le tavole di Krstic, si lasciano vedere, il tratto pulito e preciso del disegnatore risente poco della desaturazione dell'edizione, anzi a dirla tutta i disegni sono l'unica cosa appetibile di questo bonellide, (ovviamente a colori è tutta un'altra cosa, evitiamo di scoprire l'acqua calda) il vero guaio è che si presta a disegnare una storia bruttina ed insipida, che non passa il test.
 Il prossimo numero vedrà lo scontro nientemeno che tra Frankenstein e Mr Hyde. Un romanzo del 1818 ed uno del 1886, da esperto vivisezionatore della Lega degli Straordinari Gentlemen, la cosa mi puzza già di flop. Lascio a voi la scelta se continuare o meno. Io passo d'altronde il catalogo di gennaio della cosmo offre altri titoli ammicanti Magus sulla serie Verde e Josse Beauregarde sulla Rossa, per non parlare del'uscita unica sulla serie Nera con Fantomax di Bernardi e Catacchio.

Baci ai pupi.

sabato 17 gennaio 2015

Capitan Bretagna - tutto quello che dovreste sapere -

Una breve introduzione.


L' Inghilterra nella decade degli anni '70, non se la passa tanto bene. C'è l'IRA, c'è la crisi economica data dalla nascita dei primi brand sovranazionali che di fatto distruggono  l'economia delle piccole fabbriche.
Il disagio sociale trova una valvola di sfogo nel campo musicale, The Clash, il glam rock di David Bowie. I Sex Pistols con la loro lirica graffiante e la anarco-filosofia nota con l'acronimo DIY, fattelo per conto tuo.
In campo editoriale c' è un mortorio dilagante, il fumetto inglese rispecchia la crisi  del paese, autori validi latitano e le vecchie gloriose pubblicazioni come Roy of the Rovers  e Valiant, sono miraggio di un passato lontano.
Aggiungi didascalia
Anche per la Marvel U.K., la succursale inglese della Marvel Ent.Comics, non è tempo di  rose, le poche testate che pubblica, sono disordinate ristampe del materiale americano, in un deludente bianco e nero e dai titoli quasi imbarazzanti, come Super Spiderman ed Hulk Comic.
E per dare una botta di vita al mercato inglese che nel 1976, sotto ordine dei capoccia, C.Claremont ed un Kirbyco Herb Trimpe, danno vita ad un supereroe inglese, la risposta britannica al Capitan America.
Il successo sperato però non arriva, e non arriva nemmeno con l'inserimento di Captain Britain, nella continuity Marvel 616, neanche con partner d'eccellenza come Nick Fury, lo stesso Cap, o nemici come il Teschio Rosso, Capitan Bretagna fatica a trovare posto nel cuore dei disincantati lettori inglesi, tanto che nel 1977, dopo poco più di un anno, chiude. Il nuovo tentativo di recupero è tutto americano, un team up con Spiderman, (Claremont-Byrne),ed  una apparizione nel primo mega evento Marvel, il semisconociuto Contest of Champions ( in Italia For Fans Only n.5).

La vera prima genesi di successo dell'eroe inglese è del 1981, su Marvel Superheroes sotto la supervisione di Bernie Jaye, ( o era Paul Neary?) Editor in Chief della Marvel U.K. che riesce a strappare alla casa madre un budget ed il permesso di produrre materiale inedito piuttosto che ristampare i fumetti americani.
L'autore del refresh del capitano è Dave Thorpe, che insieme al sublime Alan Davis ridisegnano costume, abilità e charactering del supereroe inglese, in una serie di brevi storie, da sette-otto pagine l'una che riflettono perfettamente  il rinascimento inglese in materia di comics.
Eh si, siamo negli anni '80 ormai. Il fumetto inglese ha smesso di strisciare, si è messo in piedi e detta legge evolutive, il revisionismo e la decostruzione del concetto di supereroe e del fumetto in generale partono da quest' isola, ed il paradosso è che è proprio la Marvel U.K, uno dei prosperosi seni che nutre le geniune serpi che nell'immediato futuro invaderanno l' America con le loro idee rivoluzionarie,

Dopo l'abbandono di Thorpe, la serie passa nelle mani di Alan Moore, editorialmente è il luglio del 1982, e questo autore sta conquistando consensi con altre due serie per la Warrior di Derek Skinn della Quality Communications, per il quale scrive due autentici immortali capolavori: V for Vendetta e Marvelman.
Per la Marvel U.K. è quasi un obbligo arruolare un talento del genere, che nel rispetto del lavoro delle idee di Thorpe confeziona una saga ancora godibilissima  che conquista i lettori inglesi dal luglio 1982, al giugno del 1984. Il Capitan Bretagna di Alan Moore è una appetibilissima lettura, quello che però lo rende grande è un analisi contestualizzata al suo periodo storico. Non si deve considerare l'opera di Alan Moore ed Alan Davis limitandosi alla lettura del comodo TP nato anni ed anni dopo, il lavoro di Moore e Davis va analizzato per quello che è, un continuo sperimentare di soluzioni innovative ed accativanti capaci di catturare il lettore in sole sei otto pagine, è questo che fa grande il lavoro di Moore e Davis.
Gli spazi entro i quali i due autori potevano muoversi erano molto misurati, e nonostante questo sono riusciti nell'intento di portare ai lettori una lettura fresca, divertente ed appassionante, carica della ricercata forma di scrittura del bardo, del suo amore eterno per questo media, rivelabile nella caratterizzazione, e del sudore del disegnatore Alan Davis, che costantemente, numero dopo numero ha riversato in un numero così esiguo di tavole tutta l' appetibile genialità del NON ancora bardo, -ma già un grande autore-

Una ghiandola trasuda. Un circuito si apre.


Il tormentone didascalico che accompagna la presenza dell'inquietante Furia nelle tavole di Capt. Britain, è una delle tante prove di quel che dico.
Posso e potete solo immaginare l'impatto che deve aver avuto dal Cybiota, metà macchina e metà uomo ideato dal folle Jasper di Terra 238, sui lettori di quell'epoca.
I semi del decostruzionismo, sparsi da Alan Moore, la Furia, l' assassino di supereroi, creato da un folle, che si è finto un politico, e che ha mosso la sua campagna d'odio verso gli avventurieri in costume per conquistare il suo mondo, fino a spingersi all'omicidio di massa. Temi che rispecchiano l'opprimente situazione sociale inglese Tatcheriana, e che comunque cari a Moore verranno anche ripresi nell'opera suprema dell'autore inglese, Watchmen.

  Difficile non innamorarsi del Capitan Bretagna di Alan Moore, dell' Arc noto come Jasper's Warp, in cui l'autore inglese gioca con il concetto di Universi Paralleli, regalando ai lettori una lettura divertentissima, con dei personaggi che hanno fatto la fortuna della Marvel anche in futuro quando Moore è andato via. Questa miniserie è interessante da leggere anche perchè lascia intendere il concetto di proprietà intellettuale dell'autore, mai condiviso dalle major e dalle quali si è allontanato sempre con dolorose separazioni, nella storia intitolata Giustizia Sommaria, apparsa per la prima volta su Daredevils, la rivista Marvel UK che curava interamente lui, arricchendola di redazionali degni della regina delle fanzine, in una tavola si vede la Furia assassinare un certo Miraclelman, e dal costume è lampante che si tratta del personaggio della serie firmata da lui, che lo avrebbe reso il creatore del genere decostruzionistico che da lì in poi avrebbe impostato le storie sui supereroi in un' ottica più matura e meno smaliziata, in corso in parallelo nello stesso periodo su Warriors, con il nome di Marvelman, che sarebbe poi diventato Miracleman proprio per via delle diatribe legali legate alle sue opere, editorialmente parlando delle miniere d'oro quali che siano gli anni di pubblicazione.

Difficile non innamorarsi della caratterizzazione dei personaggi, la geninuinità di Brian pe esempio, come anche è difficile restare indifferenti  al fascino delle creazioni di Moore e le situazioni in cui vengono a trovarsi. I mercenari assunti dalla bella e glaciale Saturnyne, per rapire Brian e farlo testimoniare al processo contro di essa alla sede dell'omniverso, sono semplicemente sublimi. Come sublime è la Crazy Gang, che ritroveremo poi (magie del copyright) nelle fortunate mani di un Delano particolarmente ispirato nella successiva miniserie che fa da apripista all' Excalibur di Claremont.

Il gioco narrativo che Moore sviluppa in questa saga, non annoia mai, per quanto appetibile, c'è un forte salto qualitativo con l'arrivo del Bardo in sostituzione a Thorpe. I testi si arricchiscono, e la cura che il nuovo autore riversa verso questi è così evidente che la vedrebbe anche un cieco.

Del disegnatore è quasi superfluo spendere parole. In termini econonmici Davis è cresciuto proprio durante questo ingaggio, e la sua matita resterà a lungo legata al personaggio di Captain Britain, perchè illustrerà anche le storie scritte da Jamie Delano e la futura Excalibur di Claremont. Le matite di Alan Davis sono in continua evoluzione, ed è bellissimo vedere la sua dimestichezza, la sua bravura nella geometria della tavola, l'invidiabile maestria di un illustratore, che sfrutta tutta la sua bravura nello storytelling per chiudere nelle poche tavole su cui lavorare, conseguenze del budget ridotto a disposizione della succursale inglese della casa delle Idee,  riversare in quelle poche tavole, tutta la fresca energia dei testi dello scrittore.
In una intervista lo stesso Davis dichiarò che per quel che concerne i compensi, che veniva pagato per 8 pagine, quando in realtà con la rivoluzionaria divisione delle stesse, per rendere lineare ad appetibile la narrazione, ne disegnava almeno tecnicamente 10.
Alan Davis come fumettista senza dubbio alcuno si è forgiato in queste pagine.

Si indubbiamente  Il Capitan Bretagna di Alan Moore è un volume da avere assolutamente. Ma più che il Marvel Gold Panini, che contiene solo le storie firmate da Moore, sarebbe il caso rimediare i due vecchi Archives della Marvel Italia,  che contengono non solo l'intera run di Moore, ma anche i primi numeri scritti da Dave Thorpe, che aiutano sicuramente a capire su cosa stia lavorando il bardo.
Bene era da tempo che non vi rifilavo un pezzo così ricco.
Leggete questa ennesima opera del Bardo e divertitevi a leggerla con più chiavi, prima godetevene la freschezza, poi assaporate la passione degli inizi della carriera di un autore, che non ha mai smesso di amare il media fumetto, dopodichè armatevi di un occhio più attento e cercate di cogliere oltre le pagine, contestualizzando il fumetto al suo periodo di nascita editoriale.
Lo amerete come tutto il resto.

Baci ai pupi.

giovedì 15 gennaio 2015

Io non sono charlie, però certe cose mi fanno schifo lo stesso

Era ovvio che in Italia le conseguenze del brutto attentato di qualche giorno fa, alla redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo, prendessero una piega grottesca.
Ma cosa in Italia non prende una piega grottesca?
Volevo restare fuori da questa vicenda, per dei motivi molto precisi: prima che lo citasse il TG non conoscevo questa rivista,  e non conoscendone bene la storia editoriale, conoscendo ancor meno la situazione sociale francese, ho scelto di evitare di coprirmi di ridicolo parlando di una cosa che non so, solo perchè a parigi, due coglioni hanno sparato addosso a dei fumettisti.
A corto di argomenti lucidi e logici, ho deciso de non parlare di questo brutto avvenimento, per evitare di far nascere nei lettori del blog, la malasana idea che anche Cardillo Gennaro, stava cavalcando l'onda emozionale e stava strumetalizzando, questo attentato per avere visibilità.
Tranquilli non sono una Lanterna Nera. Non mercifico le emozioni altrui.
I morti nella redazione di Charlie, a mio parere non sono diversi dai troppi altri morti causati dal fanatismo o dalla criminalità, quindi, siccome Fumettopenia è un blog che parla di fumetti, ho preferito continuare a parlare d'altro, e pazienza se il contatore delle visite restava basso come al solito.
Ma quello che è successo con Il corriere della sera, mi ha davvero colpito, cioè è stato davvero...imbarazzante.
Ed imbarazzante è l'aggettivo più educato che mi sovviene.
L'iniziativa del Corriere è lo specchio di un Italia, qualunquista, arraffona, arrivista, ladruncola, irrispettosa  e populista.
Ovviamente sto parlando dell'allegato del Corriere uscito oggi con il prezzo di €4,90, che raccoglie le vignette di autori Italiani che all'indomani o giù di lì della tragedia, hanno sentito l'esigenza di esternare la propria reazione alla vicenda attraverso una vignetta.
Da Recchioni, a Bevilacqua, passando per Ortolani, tutti gli autori ignari hanno mostrato un evidente e legittimo dissenso all'iniziativa, che rasenta tutt'altro che la pirateria, è un furto del diritto d'autore bello e buono.
Il disclaimer a inizio volume è lo specchio del nostro paese, il paese un cui ci può vive al confine della legalità:

L’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire.

Se non riesci a reperire qualcuno degli autori che vuoi introdurre nella tua squallida iniziativa ideata solo per strumentalizzare delle morti e per aumentare la tiratura del tuo giornale, semplicemente non lo inserisci.
Secondo poi trovo ridicolo che non abbiano trovato online Recchioni, tra twitter, facebook, badoo e compagnia cantante l'autore romano è sempre connesso!

La risposta di De Bortoli direttore del quotidiano, arriva su Twitter:

Per il libro i ricavi vanno a , il non guadagna, i diritti agli autori sono riconosciuti (pag.4).

Riconosco la maestria della sintesi del direttore, una capacità di compressione del pensiero che farebbe l'invidia di molti autori seriali del fumetto americano...peccato che quello che dice, non fa che aumentare lo sdegno, ed ha un effetto contrario al suo fine, invece di placare gli animi, solleva una moltitudine di quesiti anche maligni.
Prima di tutto, i ricavi...vien da chiedersi quanto abbia guadagnato il corriere della sera in termini di vendita, oggi grazie all'iniziativa. D'altronde il genere umano è un essere meschino, probabilmente l'idea a De Bartoli e co. è venuta proprio apprendendo che il primo numero post attentato della rivista francese, non solo era andato esaurito, ma che su Ebay le copie del suddetto numero erano già in vendita a prezzi da capogiro.
Probabilmente visto che quelli del Fatto Quotidiano, si sono accaparrati per prima i diritti di vendita di tale numero in Italia, il geniale direttore ha pensato bene di stampare dalla sera alla mattina un libro che raccogliesse le reazioni degli autori Italiani all' attentato.
Vi riesce di immaginare qualcosa di più squallido?
Non solo derubi e decontestualizzi le vignette degli autori italiani,  appropriandoti di una loro intima opinione sull'accaduto, no, non contento addirittura lo rivendi, come allegato al "tuo" giornale, facendo passare l'iniziativa come beneficenza.
Ma poi beneficenza di cosa?
Beneficenza ad una rivista di satira?
Cosa ci faranno quelli di Charlie, con i soldi del Corriere?
Ritintigeranno i Muri?
Passeranno lo stucco alle pareti là dove sono arrivati i proiettili.
Ma poi tutto questo gran parlare di difendere la libertà di stampa, ma il Corriere della Sera, fondamentalmente, con la libertà di stampa, ma cosa c'entra?
Un giornale che non firma credo da decenni un pezzo che sia degno di essere considerato giornalismo, che si erge a difensore della libertà di stampa e di parola, un giornale, che di fatto è un organo di propaganda di stato, che conosce poco la libertà d'espressione figurarsi se arriva a comprendere il concetto di satira.
Questo è uno di quei giorni in cui mi vergogno di essere italiano.
Ormai quelli in cui sono fiero di esserlo, li segno rosso sul calendario.
Scusate lo sfogo, e baci ai pupi.

martedì 30 dicembre 2014

Il meglio del 2014 un anno di fumetti.





Ed eccoci in chiusura, un altro anno di letture ci ha dato le spalle e si allontana in dissolvenza.

Quanta roba ho letto quest’anno?
Sicuramente molta di più di quanta ve ne abbia parlato qui sul blog,e voi sicuramente molta più di me.
Per me il 2014 è stato fondamentalmente un anno di recuperi, privo delle spese di casa mi sono buttato alla ricerca di vecchi albi e volumi che per un motivo o per un altro, leggasi lire o euro, mi sono perso, ed ecco che con una calma ascetica nel 2014 ho finalmente recuperato tutti gli X-men di Chris Claremont e l’Uomo Ragno Classic almeno fino alla morte di Gwen Stacy, più una moltitudine di volumi, come il Deathlok di Buckler, o come From Hell di Moore, che posso dire senza moltissimi dubbi, è la cosa più bella che io abbia letto in questi 365 giorni.
Tenetela da conto quest’affermazione, perché se metto sul podio un’opera così complessa, con passaggi un tantino ostici, la mia lista di editori e testate meritevoli di una menzione avute tra le mani in questo disastroso anno, non può essere che diciamo un attimo, per così dire, di nicchia. E sti cazzi… se non siete d’accordo.
Cominciamo con l’editore, anzi gli editori dell’anno: l’Editoriale Cosmo e la Mondadori, i primi hanno continuato a pubblicare materiale di qualità ed interessante a costi contenuti, permettendo ai comuni mortali di poter leggere opere e storie che in altre edizioni sarebbero probabilmente finite per essere tagliate per motivi di budget.
Quindi grazie alla Cosmo per ottimi titoli, come il claustrofobico Snowpiercer, la continuazione del western più lisergico del mondo, Bouncer, giunto al 4 volumetto proprio questo mese, grazie per averci potuto far leggere piccoli gioielli, alla modica cifra di 5€ o giu di lì, come Winterworld, il fumetto storico de I 10, sulla serie Rossa, stessa serie che ha ospitato le gesta del bucaniere pellerossa noto come Black Crow. Senza considerare i loro sforzi di pubblicare materiale a colori, tra tutti è il caso di ricordare, il bellissimo Juan Solo e Fabian Gray Five Ghost, inedito della Image, pubblicato sulla collana Almanacco, del quale speriamo vivamente di vedere un seguito. L’altro protagonista sul palco delle pubblicazioni fumettistiche quest’anno è stata sicuramente la Mondadori Comics, per la collana Fantastica, sono state spese tantissime parole  lusinghiere, per la qualità dei volumi anche, Santuario di Dorison e Bec, resta a mio parere una delle letture più coinvolgenti dell’anno appena finito, e sento un gran parlare bene anche di Prometheo e la raccolta integrale dell’opera di Berardi & Milazzo Ken Parker. Ristampata quest’anno in degni volumi. I filocinesi col cane nel logo si assicurano la menzione per via del bellissimo secondo spin off di Nemo, di Moore e O’Neill, Le rose di Berlino è solo l’ennesimo capitolo della saga della Lega degli Straordinari Gentlemen che spero non vi siate persi, per il resto non seguendo la BAO, devo fidarmi dei commenti di amici e conoscenti che parlano ancora un gran bene ancora di Saga, nonostante la ridicola edizione.
Panini e Lion, colpevoli di avere un contratto di licenza di materiale decisamente scadente,si salvano in corner per due recuperi di altissimo livello. Gli emiliani sono gli editori della testata dell’anno, parlo ovviamente di Miracleman. La ristampa integrale dell’opera decostruttivista di Alan Moore che ha rivoluzionato il fumetto in calzamaglia negli anni ’80, tornata disponibile dopo una estenuante battaglia legale, di cui vi ho parlato almeno un paio di volte qui sul blog.
Il titolo di miglior iniziativa editoriale va a questa testata. Rimarcare che non è farina del sacco della Panini, ma è una fedele traduzione dell’edizione americana, storie in appendice comprese, è un inutile constatazione, ormai lo sanno anche i muri che i licenziatari di Marvel e DC, hanno una potere decisionale pari a zero. La caotica Lion, che non riesce a trovare una disciplina editoriale merita la menzione di tre recuperi/ristampe, Scalped di Jason Aaron, The Invisibles di Grant Morrison e, per chi è riuscito a metterci le mani sopra, il cofanetto di Blackest Night, annunciato a più riprese varie volte e rimasto un utopia di pochi fortunati. Che resta nonostante sia stato seguito da una moltitudine di maxieventi, la migliore saga corale degli ultimi anni.
Sul Now e sul New, è inutile che mi pronunci, dopo piccoli assaggi mi sono convinto a defenestrare il tutto, senza il minimo pentimento e credo si tornerà in quei lidi solo con l’arrivo del Multiversity di Grant Morrison. In casa Panini sarebbe il caso ricordare il primo Cartonato dedicato al Thor God of Thunder di Aaron e Ribic, una pubblicazione decisamente di classe, ad un costo dignitosamente contenuto, per una testata che forse era la più appetibile di tutta la decantata rivoluzione in casa Marvel.
Parlando di rivoluzioni, sul versante italiano, è stato che io lo voglia o meno, l’anno di Orfani, partita nella campagna promozionale iniziale come una serie avveniristica per il mercato italiano, si è rivelata un noioso flop, satura di deja-vu travestite da citazioni. Tanto che dopo i primi dati seri di vendita, dignitosi comunque, in un mercato così denso di pubblicazioni, lo stesso autore si è visto costretto a ridimensionare l’iniziativa da gettaponte, per un nuovo modo di fare fumetto in italia, a timida serie di sicuro e solo intrattenimento.
Ma  Recchioni è un fenomeno tutto italiano, iperattivo in rete, ormai coltiva con le stesse attenzioni goupies ed haters, tanto che acquistare un suo fumetto sembra sia il prezzo da pagare per rapportarcisi on line, E’ il papà credo di un modo di fare più unico che raro: in pratica chi lo apprezza, ama a prescindere i suoi lavori, nonostante venda tanto fumo e poco arrosto, chi lo odia invece, non riesce a smettere di leggerlo, solo  per compiacersi in improbabili e sterili critiche da postare qui e la in rete.
Personalmente Orfani mi ha fatto sbadigliare dal primo numero, numero oltre il quale non sono andato, come mi hanno fatto sbadigliare la miriade di annunci sulla presunta rivoluzione di Dylan Dog, ridotta per ora, ad uno smartphone, un sessuomane che ricorda troppo Costantine ed il pensionamento di un certo Sherlock Bloch. Una burla della quale l’autore romano, dopo le prime avvisaglie di critiche, ha provveduto in fretta a sbolognarne la paternità ad altri, dichiarando sui svariati social, Badoo e Meetic compresi, che non è stata un’ idea sua.
Ma alla fine confesso che mi sono più simpatiche le groupies che gli haters, mai capito chi compra roba che non apprezza.
Tornando seri, una menzione meritano anche quei furbacchioni della Zombie-press, scusate volevo dire della Salda Press, è che il loro catalogo è così decomposto che faccio fatica a trovare differenze tra le loro pubblicazioni, tra le nuove proposte, a me, è particolarmente piaciuto il primo tomo di Manifest Destiny di Dingess, Roberts e Gieni. Un delizioso Avventure-Horror che promette qualche appetibile sorpresina.
Ho dimenticato qualcosa? Beh in casa Rw-Lion dopo qualche anno si è finalmente giunti alla pubblicazione del materiale inedito della strepitosa Justice League di Giffen e De Matteis.
Per il resto direi di aver messo davvero tutto. Per il 2015 cosa ci aspetta?
Così ad orecchio,  - mentre vi scrivo tento di capire per quale arcano motivo Facebook mi abbia chiuso la pagina del profilo del blog, e me l’ha riconvertita in una pagina merdosissima -  direi che vale la pena ricordare: il nuovo capitolo di Nemo, stavolta alle prese con i misteri della impenetrabile giungla sud americana, gli annunci della RW di pubblicare in formato bonellide le avventure di  J. Costantine, la ristampa dello Swamp Thing di Alan Moore, il già citato Multiversity di Grant Morrison, c’è altro di valido? La ristampa di Asterix? Basta no voglio tediarvi oltre. Se ho dimenticato qualcosa sapete dove trovarmi!

A proposito del trovarmi,  per quelli tra voi che erano in contatto con me anche tramite facciadimerdabook, sappiate che adesso dovrei risultare nella lista di pagine a cui avete dato il like…evvabbè chiudiamo l’anno alla grande.
Cercherò di smanettare così da rendere la bacheca della pagina ancora un posto di piacevoli scambi di battute e proficue discussioni.
Baci ai pupi e buon anno.

lunedì 1 dicembre 2014

Annihilator: mai più senza.

"Ray quello che tu chiami un tumore al cervello è in realtà un pacchetto di informazioni concentrate. Immagina la mia biografia personale sparata nel tuo cervello"

A volte basta decisamente poco per infatuarsi di una nuova serie, a me è bastata questa frase, quest'unico periodo perfetto e chiaro, che ha fatto luce  sulla nuova opera di Grant Morrison, tradotta in Italia da ItalyComics.
Prima di lasciarci andare ad un commento caldo sui primi due numeri, due parole sull'edizione italiana. Perfetta, il signor Accolti Gil stavolta ha fatto le cose in grande, e questo spillato IC, si presenta di qualità superiore agli albi del passato, ottima carta, ottima grafica, ottima traduzione, ed io che sono uno stronzo, sono andato subito a vedere da dove proviene questo delizioso gioiellino, insomma se è cinese o meno: Pomezia, sulla via del mare della mia cara ed indimenticabile Mamma Roma.
Bravo Paolo, mi compiaccio.
Mentre aspetto che  i signori della RWLion, mi dicano che fine ha fatto il mio secondo volume di The Invisibles, resto sintonizzato sull'estro creativo dello scrittore scozzese, e mi leggo i primi due numeri di Annihilator, la nuova serie ongoing, per Legendary scritta da Grant Morrison ed illustrata da Frazer Irving.

A volte le coincidenze.

E' stato semplicemente stupendo leggere a pochi giorni di distanza due opere dello stesso autore separate da tanti anni, Annihilator è la prova del fatto che alcuni autori, stranamente quasi sempre inglesi, ad eccezione di quello scrittorucolo autoprestatosi ad hollywood, che ha avuto la fortuna ispiratrice di tirare giù dal mondo parallelo delle buone idee The Ultimates, Civil War ed il primo Kick Ass e poi basta, il vuoto assoluto, evolvono e maturano nel loro lavoro. Nello scrittore decadente noto come il Ray Spass, e nel criminale proveniente dal vuoto siderale noto come Max Nomax, finora i due carismatici personaggi principali di questo dramma fantascientifico c'è il risultato, la sintesi della scrittura di Morrison, c'è genio, irriverenza, padronanza del media, c'è logica evolutiva insomma.
Non fate quelle facce, è matematica: se io scrivo Doom Patrol, The Invisibles, All Star Superman, Flex Mentallo, We3 Il mistero di Dio e quant' altro, la produzione creativa futura non potrà mai essere inferiore, (il suo Superman New52, non consideratelo, per piacere in quel caso è stata colpa del logo New52 che come un agente virale ha putrefatto tutta l'appetibilità delle testate legate al rilancio DC.
E' matematica, ed e una cosa empirica, vale per Morrison e la sua produzione  in ascensine qualitativa, e vale al contrario, che ne so un esempio a caso, vale per Bendis, le cui fallimentari ultime produzioni, sono il logico traguardo di una carriera mediocre, basata sulla fama  regalatagli da bimbiminkia dal QI di un fungo non commestibile.
Come già detto nell'ultimo pezzo, la bravura di Grant Morrison risiede nel condire plot semplici con tante appetitose appendici, Ray e Max sono legati tra loro da un filo doppio, che per ora non è del tutto ben definito. Non ho voglia di svelarvi alcunchè della trama, ma posso assicurarvi che difficilmente riuscirete a trovare qualcos'altro di appetibile oggi in fumetteria, e potete fidarvi, ci sono stato oggi, in casa Panini è cominciato Original Sin, per dire la concorrenza, e potete prendere per buono il consiglio di chi lo ha già letto, non buttateci dietro i soldi.
Annihilator è mentale, claustrofobico, accattivante, i primi due numeri, pieni di trovate geniali, e cosa più importante, è bello vedere he a questo mondo c'è ancora qualcuno capace di chiudere un albo con un cliff-hanger. E Morrison questo sa farlo molto bene. ad accompagnarlo nel processo creativo stavolta c'è Frazer
Vi serve vedere altro per capire che anche sul lato visivo Annihilator è un gran fumetto?
Irving, un altro inglese, guarda te i casi della vita. Le tavole di Irving sono semplicemente grandiose. La cura delle illustrazioni, rende questi due albi assolutamente meritevoli della spesa fatta. Insomma la necessita di una esperienza di lettura  appetibile ancora una volta ci porta lontanissimo dalle canoniche Major, italo-americane, e la loro monotona serialità, l'Annihilator della ItalyComics, in libreria si affianca al Manifest Destiny della Salda, a mio modestissimo parere una on-going da tenere assolutamente in grande considerazione. Bel colpo davvero signor Italycomics.
Per il resto baci ai pupi.

domenica 30 novembre 2014

Comprate The Invisibles!

Salve e ben ritrovati. Habemus una connessione internet stabile finalmente, lì nella nuova casa tra le nebbie, e quindi posso di nuovo mettermi alla tastiera e ammorbarvi con le mie non richieste opinioni.









Giro per la rete e mi imbatto sempre nella solita immagine:

Questa, in cui un fumetto della Bonelli, cita, non so per quale motivo una famosissima copertina di Spiderman.









O questa che introduce un nuovo personaggio in Dylan Dog, una sorta di villain, del quale più sento parlare, e più mi sembra un non ben identificato ibrido, un amalgam, se mi consentite il termine, tra il Constantine ed una delle poche ciambelle recchioniane riuscite col buco: Elton Cop.
Si lo so che ho detto Elton Cop, sto scherzando, provocavo i fans, ma avrete capito di chi parlo, quello che a sua volta in alcune storie ricordava Neil Gaiman, massì dai quello che si chiama come quei pazienti privi di documenti d' identità negli ospedali americani. Quello lì dai: John Doe.
Giro in rete e si parla solo di quello: del rilancio di Dylan Dog, di Bloch che muore, oppure va in pensione, o entrambe le cose, o -pericolosamente più probabile- nessuna delle due. Oppure di questo Ghost, John Ghost, che ha fatto la sua entrata nel mondo del fumetto italiano, da Lucca con un albo speciale, venduto (o regalato?) all'ultima fiera del fumetto, conclusasi qualche settimana fa, di cui si dice tutto e nulla, ma da quel che ho capito io, sembra sia, o un bisessuale, o uno che gli piacciono le ammucchiate, insomma sinceramente proprio non saprei dirvi, so però che mi fa stranissimo sentire di termini come Variant cover, per un fumetto Bonelli. So che questa tanto annunciata rivoluzione in casa Bonelli, finora, non si è vista, più che altro si è visto un adeguamento della stessa, ad un marketing aggressivo, che basa le proiezioni di vendita, più sull' hype, che sulla qualità stessa delle storie. 

Confesso di avere ripreso questo pezzo solo oggi, ed ero quasi tentato di cancellare, l'introduzione ipercritica, ma vedo che l'andazzo italiano non è cambiato, i riflettori del mondo del fumetto nostrano, sembrano tutti convogliati, verso ogni singola iniziativa, bonellide-recchioniana - sembra che saremo destinati ad un inverno scandito mensilmente dal martellante commento delle copertine  e delle storie di Dylan Dog, o ancora dal ridondante eco dei roboanti annunci di Orfani che diventerà o una serie TV o un cartone animato, o se il rincoglionimento è trasversale nei media limitrofi, entrambe.
Ora io posso farmi venire l'hype per molte cose, Dylan Dog, non rientra tra queste. Perciò se siete finiti qui nella speranza di leggere l'ennesima recensione sull'ultimo Dylan Dog, in cui Bloch, (NON)muore, mi spiace ma resterete delusi. Mentre blogger e tuber spostano l'attenzione sulla gestione di Roberto Recchioni dell'indagatore dell'incubo, qui da me oggi si caldeggia - anche se in ritardo - la lettura di qualcosa di decisamente più appetibile et interessante.
The Invisibles di Grant Morrison.
Pubblicata per la prima volta sotto etichetta Vertigo nel 1994, torna in Italia grazie alla RW LION, che evidentemente avendo ritrovato in quei famosi depositi Planeta una quantità evidentemente  elevata di rese, ha deciso di riproporre la serie in versione integrale. I perchè ed i percome non ci interessano, quel che ci interessa è che The Invisibles, pubblicata in Italia, prima per mano della Magic Press e poi per mano della Planeta De Agostini, torna ad affacciarsi dagli scaffali delle fumetterie d'Italia, per deliziarci con le sue pagine, ora ermetiche, ora pop e lisergiche, ma mai noiose.

La realtà per come la intendiamo, sembra essere solo un' illusione, tenuta in piedi da una non bene identificata minaccia, che per ora resta a tramare nell'ombra, e sulla cui dentità della stessa si può per ora solo azzardare qualche ipotesi. Quello che conta, è che Morrison è tornato da noi, con i suoi esperimenti linguistici, le sue trovate semplici ma geniali. Qualcuno di voi lo ha già letto? Avete visto la macchina del tempo?
Il bello del lavoro di Morrison è che sezionato,nasconde sempre una trama semplicissima, quello che la rende orignale, ed in certi passaggi persino complicata è il lavoro decorativo che l'autore scozzese opera sulla sceneggiatura, The Invisibles è zeppo di rimandi a vecchie teorie del controllo, e sulla fragilità del libero arbitrio, ci sono alcuni momenti nella lettura di The Invisibles mi sono chiesto se per il loro Matrix, i fratelli Wachowsky, si siano ispirati alla serie di Morrison.
Poi documentandomi in rete ho scoperto che Morrison accusò di plagio i fratelli registri, evidentemente non sono il solo ad aver subito il deja-vu durante la prima lettura del primo tomo. Che ovviamente è promosso a pieni voti.
Chi sono questi Invisibili?
Gli invisibili è una organizzazione rivoluzionaria segreta di stampo anarchico, che esiste e lotta contro i
Tom il Pazzo
controllori del genere umano in pratica da sempre. E' divisa in molte cellule, così autonome tra loro, al punto che non si conoscono tra loro, una sublimazione del genere spionostico, condita da elementi surreali dai colori così accesi, che durante la lettura, per chi ci è stato, fa venir voglia di tornare a Camden, e di corsa.
La storia si concentra su una particolare cellula, quella di King Mob, della quale facciamo la conoscenza proprio nel momento in cui arricchisce le sue fila, con l'arruolamento coatto del giovane teppista Jack Frost.
Come in Doom Patrol, il punto forte dell'appetibilità della serie risiede nella cura della caratterizazzione dei personaggi, e nello studio della forma della sceneggiatura, ritroviamo qui alcuni concetti cari a Morrison, riconducibili a varie teorie del complotto letterario, già viste nell'indimenticabile Doom Patrol.
Qualcuno di voi ricorda i sotterranei della CIA, nel fortunato rilancio Vertigo della Pattuglia del Destino? 
Morrison ha sempre adorato questi plot narrativi, l'idea complottistica che governi e grosse organizzazioni militari custodissero segreti o ordissero piani di controllo delle masse, - avvisatemi se sto facendo imbarazzantissimi errori sull'uso dei maledetti verbi - ed in Invisibles, tutto questo vi investe fin dalle prime pagine. Come in Doom Patrol, anche in The Invisibles, i personaggi contribuiscono a rendere la storia una piccola perla: King Mob è un cinico paranoico con poteri psichici, la misteriosa Ragged Robin ed il travestito Lord Fanny, sembrano essere custodi di un tipo di potere di origine magico, poi ci sono Harlem Boy, una donna di colore ed il nuovo arrivo, il giovane Jack Frost, e ovviamente Tom il Pazzo, il mentore che nel primo volume svelerà al giovane Jack il vero volto della realtà, e la vera missione degli Invisibles, ovvero renderla visibile al resto del genere umano. Effettivamente Matrix, deve molto a questa lisergica serie.
E' stato un piacere ritrovare Steve Yeowell alle matite, è dai tempi di Sebastian-O, che non mi imbattevo nelle sue tavole, così anatomicamente fedeli al realismo, eppure così acide allo stesso tempo, come in Sebastian-O, la carrellata di cattivi, nei quali ci imbattiamo in questo primo tomo, è resa particolarmente inquietante dalla matita di questo disegnatore.
Insomma per chiudere mentre fan e groupies si affannano per rivestire d'oro il nulla riciclato bonelliano, qui a Fumettopenia, e mi spiace seriamente se la cosa vi urta o vi irrita, spero che la cosa non incrini il nostro rapporto, proponiamo il recupero di The Invisibles di Morrison, che aggiunto al Miracleman di Moore, al nuovo Sandman di Gaiman, ed alla ristampa dello Scalped di Aaron, sono a nostro discutibilissimo parere le uniche letture per le quali vale la pena spenderci dietro soldi ed attenzioni al momento.
Poi ovviamente voi con i vostri soldi ed il vostro tempo, ma sopratutto con il vostro prezioso, ed ancora in misura minima recuperabile, cervello, siete liberi di farci quel che volete, ma poi non venitemi a dire che non vi avevo avvisato.  Questo primo tomo di The Invisibles, si è lasciato piacevolmente leggere, l'alchimista scozzese, aiutato dal talentuoso Steve Yeowell, ha fatto la sua magia, ed il suo filtro d'amore per il surreale ha attecchito alla grande, gli invisibili, fanno riflettere, inquietano, ma sopratutto divertono, ed a 17€ a botta, in questi tempi tristi, specie per quel che concerne il fumetto non è affatto una cosa da sottovalutare. Ora confidiamo tutti in mamma Lion per una distribuzione regolare.                      
 Baci ai pupi.

venerdì 21 novembre 2014

Negan, effettivamente tu si che dai un tono alla serie

Torniamo a parlare di The Walking Dead,  ma stavolta con toni meno entusiastici delle scorse volte.
E' arrivata finalemente in edicola, la versione "low cost", del tanto discusso numero 100, il famoso numero che strilloni, fans e licenzatari, sopratutto questi ultimi, da mesi definiscono una evoluzione della serie di Kirkman.
Ed io, che sono strano, e  che ho appena finito di leggerlo mi chiedo dove sia  l'evoluzione.
The Walking Dead ha smesso da tempo di divertirmi, di stupirmi e coinvolgermi, non posso fare a meno di chiedermi quanto sia sincero e quanto sia propaganda, quando sento parlare di Kirkman come un grande autore, se poi il risultato finale delle sue fatiche, è questo: un fumetto che si trascina, da mesi, lasciandosi alle spalle un numero sempre più alto di morti eccellenti.
Ho smesso da tempo anche di leggere gli editoriali della persona che si firma con lo pseudonimo di Zed, ho smesso da tempo di dare attenzione, alle narcisistiche ed appassionate righe, che tentano di rivendere lo stesso schema narrativo, sempre con nuove parole, non riconosco nessun autore coraggioso in Robert Kirkman, specie dopo la fine della lettura di questo ennesimo albo, la cui prerogativa ormai è quella di disturbare il lettore.
Ora capisco, per amor di Dio, che quest'andazzo possa attirare un certo tipo di pubblico amante di questo genere di cose, capisco anche che si voglia far passare una paurosa carenza di idee, per coraggio, capisco che si debba, per vendere, infiocchettare l'ennesima nemesi di Rick ed i suoi (sempre meno) compagni d'avventura, come il villain definitivo, quel che non capisco è  come si possa abboccare, questo nuovo arc, è stato rampa di lancio per iniziative speculative, che personalmente ho trovato imbarazzanti, sia per l'editore che le ha proposte, sia per il lettore che le ha acquistate, parlo della vagonata di Variant cover, cofanetti e quant'altro che hanno accompagnato l'arrivo dell'ennesimo psicotico, nella distorta società del mondo di The Walking Dead.
Tanto rumore, per un altrocattivo, iperviolento, sboccato in giacca di pelle e mazza da baseball avvolta nel filo spinato? Con tanto di nome femminile? Lucille? Come facevano i Marines di Full Metal Jacket? Ma che imbarazzo, ci si stupisce ancora del fatto che l'etichetta di fumetto d'autore si sposti sempre più, nel seriale, e nel prodotto blockbuster concepito per prestarsi a più usi?
The Walking Dead, ha sacrificato l'unica componente Weird, nelle sue pagine, i morti viventi, a vantaggio di un'ormai ripetitiva esibizione delle atrocità, tanto per citare gli Joy Division, che si riduce ad una monotona escalation di "idee", e le virgolette sono una provocazione, che rispecchiano uno stallo creativo, ed una evidente volontà, di prolungarsi per foraggiare gli introiti della serie TV.
A volte mi chiedo a cosa servano più i morti viventi in questo fumetto, e se Kirkman abbia mai scritto da qualche parte, uno sviluppo per quel plot.  Per l'infezione, le sue origini, i suoi sviluppi.
Ormai non distinguo più The Walking Dead, dal Punitore di Ennis, una struttura narrativa ridondante, con un  unica periodica variazione, i nomi dei cattivi ed il loro grado di cattiveria.
Davvero c'era bisognodi questo Negan? Davvero lo si vede in maniera diversa dal Governatore?
Davvero c'è differenza tra i due? In Salda Press vogliono davvero convincermi che massacrare uno con una mazza da baseball sotto gli occhi dei suoi amici, sia così differente dal decapitarlo di fronte allo stesso tipo di pubblico?
Siamo seri,  è ancora così appetibile The Walking Dead?


Io non direi affatto, anzi, non voletemene, ma in questi ultimi tempi è diventato di gran lunga l'appuntamento mensile più monotono, al quale continuo cocciutamente a presentarmi.
Un esercito di uomini spietati in un mondo senza regole che vivono da predoni, alle spalle di comunità meno forti.
Spoglialo di tutto il resto, ed ecco cosa ti ritrovi a guardare Negan e la sua bandas eli osservi con il giusto tipo di occhi.
Avete mai visto i sette samurai di Akira Kurosawa? Stessa cosa.
Ed il resto? Vedere quelle due pagine di massacro gratuito, cosa dovrebbe fare? Farti innamorare della serie? La disumanizzazione degli individui di fronte ad un olocausto, non dovrebbe essere un concetto già più volte affrontato? Non sarebb eora di evolversi ma veramente?
No, perchè, per esempio trovo molto più disturbante (ma efficace coinvolgente e comunicativo, proprio per la loro funzionalità rispetto ad una storia o ad una ipotetica morale) gli estremismi di Bret Easton Ellis in American Psycho e Glamorama, che questa interminabile e sfiancante sfilata di massacri.
Palahniuk senza ricorrere a morti viventi, - ridotti poi ad ingombrante tappezzeria putrescente- , ha comunicato molto più egregiamente l'alienazione di certe sfortunati classi del genere umano, o della società, nei suoi romanzi.
Trovo il famoso Patrick Bateman o il Signor Whittier di Cavie, characters molto più complessi e definiti, dei quali innamorarsi, piuttosto che l'ennesimo coglione a caccia di carne in scatola, con il lessico e l'atteggiamento dei cattivi in Mad Max.
Al signor Zed mi permetto di consigliare alcune letture prima di lasciarsi andare a sviolinate senza troppa logica, che tentano invano di rivestire d'interesse una serie ormai morta come i suoi grigi personaggi ciondolanti sullo sfondo.
Comparse mute in un dramma orfano di trama.
S'è capito che taglio anche The Walking Dead?
Quando leggo robe del genere, capisco la necessità del Bardo di un ritorno alla Golden Age con piccoli gioielli come Tom Strong.
Aspetto le vostre opinioni, salutatemi Rick ed il suo figlio sciroccato, sopravvissuto tra l'altro ad un proiettile in testa.
Baci ai pupi.