Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

venerdì 9 novembre 2012

Bentornato Mr Moore.


NON CONTIENE SPOILER.
Forse non dovrei imbucarmi in questa cosa, ritrovarsi a leggere qualcosa di Alan Moore, non è affare di tutti i giorni, parlarne poi, recensirlo addirittura, non è certo cosa per tutti.
Forse dovrei mettermi buono ed aspettare che se ne occupi qualcun'altro, con un dizionario più aulico, più forbito, e ne parli in maniera più degna e più consona.
Recensire un fumetto del Bardo, è più un compito per altri blogger, dovrei aspettare che ne parla Orlando su Fumettidicarta, Filippo su Altroquando, oppure quelli di Conversazioni sul fumetto, blogger bravi con le parole come gli alchimisti lo sono con gli alambicchi ed i matracci, piuttosto che io, che trovo aulica, gente come Lester Bangs e Hunter S. Thompson.
Ma, Moore è tornato, chi resiste? Con una nuova avventura degli Straordinari Gentlemen, il supergruppo di eroi vittoriani al servzio di sua Maestà la Regina d'Inghilterra, e non ne avevamo traccia da più di 10 anni, quando si congedarono da noi dopo aver impedito l'invasione delle orribili creature provenienti da marte, i primi alieni della letteratura ottocentesca creati da HG Wells nel 1897.






La Lega degli straordinari Gentlemen è uno di quelle opere che, per nostra fortuna, riporta il fumetto ai fasti ed alle glorie del passato.
L'ennesimo stupendo ed orgoglioso baluardo del buon gusto e del gagliardo storytelling che difende la reputazione del nostro adoratissimo media, nonostante i continui barbari e biechi tentativi dei molti mercenari dell'ultima generazione, questi bifolchi commercianti come Bendis, Millar e la loro ciurma di scribacchini, che bisogna dirlo, ce la mettono, davvero tutta a volte , per tirare giù il nostro amato fumetto dalla nona colonna delle arti, e diluirlo nel più venale merchindising.
 Per i pochi sfigati che non hanno mai letto La Lega degli straordinari Gentleman, e si sono per esempio limitati a vedere il pessimo adattamento cinematografico, che fare? Tanto biasimo, e siccome siamo buoni li illumineremo quel tanto che basta dicendo che è un gruppo di stampo supereroistico, che opera in pieno periodo vittoriano, negli anni che segnano il passaggio della società dal XIX al  XX secolo, tardo ottocento quindi. Quel che però  rende l'opera di Moore, un eccezionale lettura, non è la scelta del background, bensì il fatto che i personaggi della Lega, nonchè la schiera dei personaggi satelliti che vi orbitano intorno, sono tutti (o quasi, dove però il quasi badate bene,  ce lo metto solo perchè non li ho riconsciuti io) personaggi della letteratura di quel periodo.

La Lega è un fumetto squisitamente saturo di citazioni ed omaggi, da scoprire tutte lentamente, dopo più  attente letture, sicuramente è uno dei lavori migliori del signor Moore, e quantomeno ne evidenzia, una vena creativa mai sopita, un bagaglio culturale immenso, ed una ferrea volontà di distinguersi dalla massa di scrittorucoli dell'immenso palinsesto del mondo dei comics.
Che piaccia o meno come persona Alan Moore, da prova nelle sue rare incuriosni di essere tanto burbero, snob, vanaglorioso e sfuggente autore, quanto bravo, e le sue opere sono sempre destinate a diventare pagine importanti nella storia del fumettio. 
E se in un futuro improbabile, ci fosse una caccia alle streghe che metterebbe al rogo tutti gli autori di fumetti, Moore, è l'unico uomo che  noi lettori riuniti in una segreta e rivoluzionaria carboneria dovremmo preoccuparci di preservare e proteggere.


Breve storia di un fumetto che avreste già dovuto avere in casa,e se non ce lo avete mi dispiace per voi, perchè adesso la BAO ve lo farà pagare il doppio.

Difficile pensare che Hickman non abbia sbirciato questa particolare opera di Moore, per il suo cerebrale (ma io oserei dire cerebroleso) SHIELD, se è vero che la storia non ha nulla in comune con la sublime Lega (anche perchè la Lega è effetivamente un'avvincente  storia, la prima invece, Shield è un labirinto dal quale stiamo aspettando risbuchi l'autore stesso per  raccontarci come è finita) , è vero anche che l'idea di base ossia pescare personaggi del passato (nel caso di Moore, letterari, nel caso di Hickman, reali, per riunirli in un gruppo contro le forze del male, è fondamentalmente la stessa.

E' il 1898, il mondo sta cambiando e stanno cambiando anche le forze che lo minacciano, in Inghilterra, la corona è più che decisa a difendere i suoi confini, e per farlo, attraverso l'Intelligence assolda i 5 campioni che compongono la Lega, per proteggere  i reali ed i suoi sudditi, dalle minacce che porterà questo nuovo secolo. 
Questo più o meno è l'incipit che ha portato in edicola La Lega degli straordinari gentleman per la prima volta più di dieci anni fa:

Allan Quatermain  - il cacciatore anti-colonialista creato da H.Rider Haggard nel 1885, protagonista di alcuni romanzi di avventure ambientati in Africa, come le Miniere di Re Salomone.
Alan Moore arricchisce il personaggio, di una nostalgica amarezza, ed una dipendenza dall'oppio.

Capitano Nemo -  Nel 1870, il visionario Jules Verne nelle pagine del suo romanzo Ventimila leghe sotto i mari, crea il vendicativo Capitano Nemo, la versione che Moore introduce nel suo fumetto però si rifà alla seconda incarnazione di Nemo, quella del seguito, L' isola misteriosa, in cui Nemo è un principe indiano a comando di un avveniristico sottomarino elettrico, il Nautilus, con il quale muove guerra all'ingiustizia, ma più che altro ai coloni inglesi in tutti e sette i mari.

Wilhelmina "Mina" Murray - La vedova di J. Harker, proviene dalle pagine del famoso romanzo di Bram Stoker, Dracula (1897). Tra le mani di Moore l'unico componente della Lega diventa una leader, decisa e sagace.

Dottor Henry Jekill - Lo scienziato che riuscì a creare un siero in grado di scindere il lato malavagio dell'animo umano da quello buono, fu creato da R. L. Stevenson, nel 1886. La bipolarità di Jekill /Hyde è assolutamente fedele al romanzo, Moore però ne accentua gli effetti della metamorfosi al punto che Hyde è un gigante animalesco dalla forza sovrumana e dal lessico incantevolmente osceno e provocatorio, di gran lunga il personaggio più carismatico del quintetto.

Hawley Griffin -  L'uomo invisibile fu creato da H. G.Wells nel 1881, nel suo romanzo, era un fisico di nome Griffin capace di rendersi invisibile, nel suo fumetto Moore si permette qualche licenza nella caratterizzazione del personaggio,  asserendo innanzitutto, che in realtà l'uomo invisibile che la folla inferocita uccide nelle campagne del West Essesx, alla fine del romanzo, in realtà è un albino demente che lui stesso aveva reso invisibile nel corso dei suoi esperimenti. Malvagio, calcolatore ed arrivista, sospetto che il Griffin di Moore sia tutto quello che non sia potuto essere per ragioni stilistiche e  proibizioniste, quello originale pensato da Wells.

Vademecumm del Cast di supporto

Questi i 5 personaggi che la fertile mente di Moore mette insieme nel primi due volumi della serie, sviluppandone la psicologia con una sceneggiatura completa e tuttora a mio parere decisamente imbattuta.
se è vero che la godibilità di un fumetto è data da quanto ti capita di rileggerlo, allora direi che la Lega degli straordinari Gentlemen è estremamente godibile.
Deliziosa anche la scelta del cast di supporto, dei personaggi secondari che Moore adopera per lo sviluppo della trama, che costringe il lettore più curioso ad una ricerca di riscontri della letteratura Vittoriana.
Una lista completa è stata pubblicata su Wikipedia a questo link
Ma per incuriosirvi potrei citare quelli che io avevo riconosciuto durante le svariate letture di questi tomi:
Ismaele, il capitano in seconda del Nautilus di Nemo, è in realtà la voce narrante del romanzo Moby Dick di Mellville (1851). Broad Arrow Jack,  è il protagonista di alcuni romanzi a basso costo del 1866 a firma di E. Harcourt Burrage.
Mycroft Homes, il capo dell'Intelligence Britannica, è il fratello maggiore del più famoso detective Sherlock creati da A.C.Doyle, e dalla letteratura di Doyle provengono il colonnello Moran e il professor Moriarty (l'uomo più pericoloso di Londra) (1840).
Nel secondo volume, Moore omaggia il geniale scrittore H.G. Wells.
Infatti La Lega se la deve vedere niente meno con un invasione aliena, e gli alieni sono ovviamente, squisitamente Vittoriani, creati appunto da H.G. Wells nel 1897, nel romanzo The War of the Worlds, che ha il pregio di essere considerato il primo romanzo fantascientifico della storia.
Ma le prime pagine del secondo tomo per esempio sono anche un omaggio alla letteratura di E. R. Burroughs e del suo ciclo marziano, il pianeta Marte sceneggiato da Moore infatti ospita, oltre le temibili creature di Wells, anche Jhon Carter e Tars Tarkas, il guerriero terrestre ed il suo amico marziano con 6 braccia.
Ritroviamo persino il Dottor Moreau personaggio creato sempre da H.G. Wells (1895), Moore riporta in vita lo scienziato che sognava di umanizzare gli animali attraverso la scienza della vivisezione e gli innesti chirurgici, dal libro L' isola del dottor Moreau.
Il geniale Bardo di Southhampton, prende a prestito nelle sue pagine anche Prendick, il naufrago, l'unico superstite alla fine del romanzo dall'eccidio degli animali ibridi, che fu creduto da tutti pazzo al suo rientro a Londra, e persino alcune cavie come H-9 ed H-11.
Moore per le creazioni di Wells, ipotizza una fantapolitica deliziosamente anacronistica, infatti, dalle parole dello stesso scienziato folle si apprende come  abbia sempre lavorato per il governo, e che dopo gli incidenti sull' isola sia stato trasferito in segreto nei boschi del South Down, per continuare i suoi esperimenti. In quelle pagine piene di animali antropomorfi, la rana che guida l'automobile invece è un omaggio al Mr. Rospo (Idea di Moore o di O'Neill? Non lo sapremo mai) di Kenneth Grahame personaggio di un romanzo della letteratura dell'infanzia dal titolo Il vento tra i salici (1908) che ha goduto di un bellissimo riadattamento a fumetti ad opera del bravissimo Michel Plessix.
A questi primi due capitoli editi in italia per la prima volta dalla Magic Press, è seguito un altro ancora inedito chiamato "Black Dossier".

Century 
Quindi ricapitolando: la personalissima Lega di Alan Moore e Kevin O'Neill, nel primo volume è immersa nel complottistico mondo di Doyle, nel secondo tomo invece Moore delega alla visionaria fantasia di H G Wells, la godibilità della storia, ed il quarto capitolo ( il terzo appuntamento con la Lega degli straordinari Gentlemen abbiamo appena detto che è ancora inedito e si chiama Black Dossier) di cosa parla?
Senza svelare una sola pagina di questa avvincente miniserie dico solo che Moore, da libero sfogo alla sua manifesta simpatia per l'ermetismo e la magia.
La nemesi della nuova Lega infatti, è un certo Oliver Haddo, il mago creato da W. Somerset Maugham nel 1908 nel romanzo The Magician.
Haddo, qui è a capo di una setta di maghi che sta tentando di creare la vita, il cosiddetto infante di luna, un nuovo anticristo che cambierà la vita e la realtà stessa.
La nuova Lega oltre la bella Mina e Allan, conta nuovi personaggi, ovviamente ripescati dalla letteratura tardo vittoriana - novecentesca: Thomas Carnacki, il cacciatore di fantasmi, fu creato da William Hope Hodgson nel 1910, il ladro gentiluomo A.J. Raffles, invece proviene dai romanzi di e. W. Hornung (1890), l'ultimo membro è l'immortale androgino Orlando, sembra essere invece un omaggio alle opere di Virginia Woolf.
Una lotta contro il male dilatata nei decenni che vanno dal 1910 al 2009, alla quale fa da sfondo una Londra hippy e psichedelica stupendamente illustrata da un lisergico O'Neill.
Moore come nelle sue opere migliori, alterna sceneggiatura  e prosa, e confeziona un bellissimo epilogo per l'epopea dei suoi eroi vittoriani, dissacrando e decontestualizzando icone letterarie vecchie e nuove, delle quali non ho alcuna intenzione di rivelarvi nulla. Un romanzo illustrato in cui ogni tavola nasconde citazioni, O' Neill, con quel suo tratto ricercatamente svogliato, nonostante privi a volte le figure anatomiche su cui costruisce i personaggi  di qualche giuntura, o li arricchisca di qualche centimetro anatomico disarmonico di troppo, è bravissimo, ed in alcune tavole toglie il fiato, preso dalla cascata di citazioni trova tempo e spazio, persino per illustrare tra la folla frenetica di Londra Hiro Nakamura di Heroes con tanto di spada a tracolla.
Un bacino sul nasino a chi mi ritrova l'omaggio alle famose crature di Giger.
Ogni didascalia ed ogni baloon, d'altra parte è un riferimento alla letteratura e persino alla cinematografia, per esempio, uno dei primi tentativi di creare l'Anticristo è stato fatto a New York con una certa Rosemary (il film di R. Polansky del 1968).
Insomma un fumetto assolutamente da leggere e studiare, che come i precedenti capitoli non dovrebbe mancare in nessuna casa in cui si vocifera abiti un fumettaro. 


Curiosità e dintorni.

Cominciamo con le note dolenti, tutte MADE IN ITALY:

Ma pago 21.00 euro ed è "cinese" ( torneremo sulla questione più in basso) anche il link riporta il QR code a fine volume?
La nota ammicca birichina a quanto  il fumetto di Moore sia pieno di citazioni,  annotazioni e riferimenti nascosti, ma una volta aperto il collegamento, l'unica cosa utile reperibile, è una traduzione del dialogo tra Nemo e sua figlia.
Abbastanza povera come guida alla lettura.
Un' alternativa gratis di alcuni dei riferimenti e delle citazioni con cui Moore riempie questo volume ve la lascio qui io, e sono sicuro che renderà la lettura di questo volume ancora più interessante:
Jack Mcheath -  il serial killer arrestato per gli omicidi delle prostitute ai "docks" prende spunto da una ballata di Kurt Weill e Bertolt Brecht, Mac the Knife, (1928) inserita in un opera teatrale nota a Londra con il titolo di The Threepenny Opera.
Andrew Norton - Il caratteristico time-traveller conosciuto anche come il prigioniero di Londra, che incontra Miss Murray, è un omaggio di Moore all'opera del collega Iain Sinclair (1997): Slow Chocolate Autopsy: Incident from the notorius career of Norton, Prisoner of London, un libro inedito in italia illustrato da Dave McKean.
Il primo inserto in prosa del volume, Servi della luna di J. Thomas è letteralmente saturo di citazioni e riferimenti:
Capitan Universo è un personaggio creato dal fumettista inglese Mick Anglo, creatore anche di Marvel-Man, altro characters molto amato dall'autore britannico.
Nel trafiletto in cui Moore parla del Mondo Fiammeggiante e del Mago Prospero, facciamo la conoscenza di
Golliwogg, che Moore dipinge come un focoso alieno proveniente da un'altra galassia è in realtà un personaggio della letteratura d'infanzia creato da Florence Kate Upton alla fine del XIX secolo. Dalla stessa autrice arrivano anche le sue due amanti in legno,  le bambole viventi Peg e Sarah Jane, protagoniste del libro per bambini Le avventure di due bambole cosiddette olandesi e un Golliwog (1895).
Si legge anche il nome del dottor Coppelius, lo scienziato a cui Moore attribuisce la paternità delle due bamboline in legno, in realtà proviene dalla penna del compositore Ernst Theodor Amadeus Hoffman, precisamente dal Die Puppe (la bambola di carne) del 1919 in cui il dottore tenta di dare un' anima da una bambola meccanica che accende l'amore negli uomini che incontra, da lui stesso costruita.
Nel secondo inserto in prosa che Moore ci "regala", ritroviamo persino una citazione sul viaggio sulla luna del Barone di Münchhausen.
Insomma una invidiabile prova del bardo di Southampton, che si lascia amare più che semplicemente leggere.
L'unica nota negativa è dato da questo atipico formato che rende particolarmente piccoli i caratteri delle sezioni in prosa, rendendo la lettura alcune volte decisamente faticosa.  


MADE IN CHINA

Ovviamente auguro ogni bene e prosperità alla Bao publishing, ma quello che non sopporto è la poca trasparenza, va bene che le decisioni sul formato di un volume sono decisione della casa editrice, sta al lettore decidere se prenderlo o meno, o se prenderlo e farsi prendere da una crisi di panico se questo è più piccolo dei suoi vicini in libreria, succede nelle migliori famiglie d'altronde, che il nuovo arrivato abbia una sindrome da deficit della crescita, e comunque non mina la godiblità di un volume quanto lo stesso sia spesso largo o stretto, quello che scoccia però sono le risposte dell'editore alle domande dei lettori:
Sulla pagina FaceBook di Bao, le domande sulla scelta di questo formato atipico sono vviamente sbucate come funghi, e le risposte non erano mai nè le stesse, nè precise, ma quasi sempre dopo un pò stizzite:

Poi ho letto: "perchè il formato americano comporta un sacco di spreco sulle macchine europee!"

Ma che significa?
Forse che allora a parte la Bao che lo ha capito, tutti gli altri editori italiani che da anni pubblicano fumetti americani stanno stampando fumetti disbocando inutilmente gli ultmi polmoni terrestri?
Quando ho letto quella risposta, mi sono venuti in mente tutte quelle persone che preparano tramezzini tagliando il bordo dei pan-carrè!
Non so perchè. Ma la parola che mi si è materializzata nell'encefalo è stata: SPRECO!
Quindi che bravi alla Bao, risparmiano sulla carta, ma...di riflesso non dovremmo risparmiare anche noi...?
Invece il prezzo non è proprio abbordabile, 21.00€, sembra che la carta sbordata risparmiata sia fatturata lo stesso, ma ormai sembra che i prezzi pompati non scandalizzino più nessuno, a parte me, quindi potrei pure abbozzare, eppure non sono le risposte evasive o il fatto che i fumetti siano diventati un lusso a dar fastidio, nel volume BAO quello che mi scandalizza, è una scrittina piccola in nero  in fondo alla fine del libro, all'ultima pagina: STAMPATO IN CINA AGOSTO 2012.
Ma come?!
Allora non sono le macchine europee il problema, se è stampato in Cina, sono quelle cinesi.
Ma non vorrei passare per uno di quelli nazionalisti, anzi direi che il nazionalismo in Italia in questi ultimi due, tre anni è ai minimi storici, eppure la cosa mi ha lasciato interdetto è questa: se hai scelto una tipografia cinese, se ti sei spinto oltre le distese russe e sei arrivato fino in cina manco fossi Marco Polo, per stampare un fumetto non credo che tu l'abbia fatto per un risparmio minimo.
Bao avrà avuto sicuramente un considerevole risparmio, per decidere di stampare i volumi in Cina, eppure il prezzo di copertina, non reca alcun allegerimento, au contraire, il prezzo, diciamocelo è bello cicciotto, e lascia immaginare che i miei soldi stiano aiutando anche l'economia di qualche tipografia italiana, ben contenta dell'appaltino. Invece? Maddechè.
http://www.mamma.am/mamma/images/3755_a2819.jpg
Al di là della questione squisitamente etica, è questo che infastidisce, quando un qualsiasi pinco pallino decide di comprare qualcosa made in china, in quei negozi che vendono di tutto dalle mutande in maglia d'amianto, alla carta igienica, lo fa appositamente per il basso costo, dove è il risparmio su questo volume?
Cioè obbiettivamente 21.00€ non sarà troppo per un prodotto che proviene da un paese in cui le maglie dei controlli nel mondo del lavoro sono così dannatamente larghe e la manodopera costa così poco?
O Bao è riuscita a trovare l'unica tipografia con una struttura sindacale funzionale in estremo oriente?
Onestamente ne dubito.
Senza contare il controsenso, che senso ha avere in contratto un artista come Makkox che sforna vignette come questa qua di lato, se poi sono il primo a proddurre il mio prodotto ben oltre i confini italiani? Cioè perchè nelle mie pagine dovrei vendere satira contro le aziende che preferiscono delocalizzare, per, diciamolo, pagar meno, non stiamo a girarci troppo intorno se poi faccio lo stesso, chiaramente nel mio piccolo?
Visto che la lingua batte dove il dente duole, dopo questa inquietante scoperta, ho deciso di passare in rassegna tutto quello che avevo sul tavolo quel giorno per vedere effettivamente quanto è esteso il problema:
E scopro quanto segue:
Panini per lo più stampa a Firenze e Bologna.
Salda Press e ReNoir a Verrucchio.
RW Lion, che mi stanno così antipatici per i loro prezzi ,stampano addirittura ad Afragola, nell'interland napoletano, non molto distante  dalle parti in cui sono nato.
I vecchi volumi della LEGA, editi da Magic Press, che a detta di chi gestisce la pagina effebì della BAO comportava un sacco di spreco sulle macchine europee non solo era stampato in Italia, a Pomezia, ma costava pure meno ed aveva le dimensioni originali.
NPE  per la stampa si serve a Mottola.  (Non so dove sia però!)
Forse possiamo ancora salvarci, io ovviamente nel mio piccolo sceglierò pubblicazioni che prediligono di girare sull'economia italiana, o al limite sceglierò, pur facendo finta di non aver mai letto una sola riga degli scritti di Naomi Klein, quelle pubblicazioni di aziende che si decidono i tagli alle spese ma per proporre un prodotto a basso costo, e questo non è assolutamente il caso.
Ironia della sorte il primo volume della Lega degli straordinari gentleman, (Magic Press - 15,00 brossurato con formato sprecone originale, made in Pomezia, litorale romano) a pagina 5 nel trafiletto titolato "Il mio messaggio ai lettori" recitava quanto segue [...]per quanto non dobbiamo dimenticare i tanti punti moralmente istruttivi di questo racconto: prima di tutto, le donne non fanno altro che scenate. Secondo, i cinesi sono brillanti, ma malvagi."
Son cose che fanno riflettere.
Baci ai pupi.


venerdì 2 novembre 2012

Un lento con Superman.

(DC COMICS - di Busiek e Immonen - Cartonato a colori di 208 pp. ed. italiana a cura della RW Lion.) 

Secret Identity può sembrare può all'inizio il solito fumetto dell'ultima generazione, quelli che si pongono l'ormai inflazionata domanda: cosa succederebbe se i superumani comparissero sulla nostra terra, nella nostra società?
Fermarsi a quest' unica chiave di lettura, significherebbe spogliare la miniserie di Busiek-Immonen di tanti piccoli, gradevoli, particolari che l'hanno resa godibile e di facile e veloce lettura.
Busiek, è vero, si pone il solito quesito: uno come Superman che impatto avrebbe nel nostro mondo, un essere così onnipotente come sarebbe accolto dalle folle ed i governi?
La risposta si snoda apparentemente in una sceneggiatura che quasi segue un protocollo, già adottato da svariati autori, tra tutti limitiamoci a citare Straczinsky, nel suo Squadrone Supremo, o Kring per il suo telefilm Heroes, eppure Busiek non fa di questi aspetti, di questi espedienti, come per esempio, del governo cattivo che vuole trasformarti in un arma di distruzione di massa, l'elemento centrico della struttura della storia, non scade nella routine facendone la chiave di volta, al contrario, la silente caccia all'uomo del governo è una componente della storia, con questo lungi da me, nel farvi credere che Busiek tessa un intricata tela di sottotrame, il bello di questo fumetto sta nella sua pacatezza, nella sua ascetica ed atipica calma e staticità per essere un fumetto sul papà di tutti i supereroi.
Fosse un film Secret Identity, sarebbe un film francese di qualche lustro fa, con i suoi tempi ed i suoi temi.
In una famiglia del Kansas, i Kent nasce un maschio, ed i genitori, buontemponi, decidono di chiamarlo Clark, in onore del famoso fumetto della DC.
Tuttavia in un punto della sua adolescenza, il giovani Clark scopre una sera, di avere in comune con l'eroe dei fumetti ben più del nome, un giorno, il timido ragazzo, si sveglia e  scopre di star volando, in una sequenza di tavole che mi ha divertito scoprire, inquietantemente identica ad una sceneggiatura che ho iniziato a scrivere un anno fa e che mi sono deciso di finire quest'anno, facendo nascere un simpatico dubbio: ma lettori ed autori di fumetti, sono tutti legati tra loro come una sorta di uni-mente?
Il bello di questo fumetto è che però Superman, resterà il solo supereroe del pianeta, non nascerà nessun supercriminale ad animargli le giornate, in questo particolare sta la tranquilla originalità di questa lettura, è un mondo senza supereroi, quello in cui un giorno improvvisamente la creatura di Shuster e Siegel nasce in Clark, e tale continua ad essere.Credo che la forza, di questo racconto, anzi la sua Superforza, stia nella sua semplicità.
Questo Superman non è chiamato a salvare il mondo da un Lex Luthor, per osmosi la sua nascita, non porta all'apparizione di Bizzarro, Metallo, Starro, e compagnia bella, questo Superman salva delle vite, tornadi disastri aerei , terremoti, e basta, il tutto raccontato attraverso la deliziosa e funzionale  voce narrante dello stesso Clark.
Evitando di raccontarvi altro della storia che anche se lenta, è scorrevole molto più di altri volumi disponibili sul mercato, vi dico solo che Busiek dà prova di saper catturare l'attenzione del lettore, senza imbottirci di tavole sature di  azione ed adrenalina, gioca con tutti gli stereotipi dei fumetti del figlio di Kripton, o se volete del genere supereroistico, tramutandole, in verosimili angosce e speranze di un uomo investito da un potere enorme.
Rispondendo a quella famosa domanda di cui sopra, quella del superessere tra noi, per una volta, con un lodevole lavoro sulla psicologia del personaggio, raccontando tutto con una narrazione in focalizzazione interna.
Per quel che concerne la parte grafica, Immonen, non fa che stupirmi, la suamutevoe matita non fa che spiazzarmi tutte le volte che guardo una sua tavola, diversamente di altri autori, riconducibili ad uno stile, riconoscibili dal tratto, Stuart Immonen è camaleontico, il suo approccio ai vari fumetti non è mai uguale, i disegni lisergici in Nextwave, o le tavole dinamiche ma comunque classiche in Fear It Self o L'ultima notte, sono comunque lontane dallo stile che propone per Secret Identity, una matita e dei colori che prediligono un' approccio più realista, proprio per sottolineare probabilmente la particolarità del fumetto. Uno stile che si sposa perfettamente con la prosa tranquilla, Superman vola e tiene su aerei, ma la matita di Immonen tiene a bada le vostre endorfine, con inquadrature e tagli  sinergici con la sceneggiatura di Busiek.
Favolose le spalsh page, dove anche il volo del supereroe, è un atto quasi silenzioso, insualmente secondario, che si perde nella vastità e nella cura dei paesaggi.
Fosse una bevanda questo fumetto, sarebbe un Tè caldo, fosse una musica sarebbe un' aria classica dal movimento adagio.
Fossi in voi lo leggerei. Delizioso.
Baci ai pupi.

Occhio alla spesa

L'edizione RW è in realtà una ristamapa, se vi ci mettete d'impegno, potreste anche trovare la vecchia ed. Play Press, ad un ottimo prezzo, io per esempio l'ho presa nel mercato dell'usato pagandola 12€, a dispetto delle 19,95€  (che mi significheranno poi sti 5 centesimi di sconto?) del cartonato della Lion.

lunedì 29 ottobre 2012

Più che un calcio in culo...

Di solito io ed il buon Davide siamo abbastanza d'accordo sui fumetti, ma stavolta la pensiamo in maniera  diametralmente opposta, ho appena finito di leggere il secondo capitolo di Kick Ass, e devo dire che le seconde cronache delle gesta del giovane Dave, mi hanno deluso abbastanza.
Esaurita la spinta innovativa della prima miniserie, Millar si rifugia nella ultra-violenza da telefilm dei Soprano, o peggio, in quella che ritrovate tra le pagine dei rotocalchi di basso costo tipo Cronaca Vera, per nascondere una paurosa carenza di contenuti.
Visto che on-line sbocciano le prime impressioni su questa miniserie, ho deciso di unirmi al coro, e dai toni avrete capito, che al contrario della prima, questo Kick Ass 2, non mi ha entusiasmato per nulla.
Ad eccezione del primo volume, in cui Millar stavolta dissacra tutti gli stereotipi legati al concetto di supergruppo, il resto degli albi, in cui si assiste al ritorno e ovviamente vendetta di Red Mist, sono un inutile, pesante campionario di accoltellamenti, pestaggi e sparatorie, il lavoro psicologico sui personaggi è pari a zero, (anche nella miniserie originale direte voi, ma quella almeno aveva il merito della freschezza).
Se con la prima miniserie, infatti, a Mark Millar va il merito di essere stato il primo autore di fumetti ad aver dipinto in maniera così dissacrante, ironica, realistica ed innovativa  un mondo in cui esistono calzamaglie senza superpoteri, nel secondo, ossia in questo, non c'è nulla di nuovo, più che per i lettori, il fumetto sembra nato solo per strizzare l'occhio ad Hollywood ed ai suoi produttori, come per dire: "Hey dai facciamone un altro! Ho rispolverato il Logo!"
I dialoghi per quanto squisitamente curati nella forma e nello slang, come nel primo, stavolta sono imbarazzantemente vuoti e prevedibili, tanto da pensare che l'autore stia volutamente emulando tutta la più bieca cinematografia americana, quella  figlia di Rambo e Commando.
Le matite di Piccolo Romita, non si differenziano dalla sua ultima produzione, come già detto per AVX, il disegnatore è veloce, ed in alcune tavole si vede anche troppo.
La parte grafica resta comunque l'unica cosa godibile di questo Kick Ass 2, che a mio parere aveva già detto tutto nella miniserie originale.
 Ma si sa che ben poch sono quelli che preferiscono la gloria dello zenith, al viale triste del tramonto, e Millar perso ormai nel suo lucroso mondo editoriale non è certo tra questi.
Trama troppo piatta, veloce, ripetitiva, l'unico spoiler che mi permetto di farvi è questo, tranquilli però, non toglie niente alla trama ( che tanto non c'è!), ma è finzionale e vi mette in guardia per quel che riguarda la spesa da affrontare, inversamente proporzionale (IMHO) alla sua appetibilità.
Ad un certo punto della storia la gang di Red Mist che si prepara allo scontro finale con Kick Ass e la sua banda, per sviare l'attenzione dei poliziotti dal centro di New York, fa esplodere tutte le fumetterie...cioè fate voi... 
Parliamo invece dell'edizione Panini: se da un lato la RW si fa odiare per pompare i prezzi delle sue pubblicazioni, sul versante modenese le cose non pensate che vadano meglio, quello che ci si ostina a definire un formato economico è solo una rateizzazione dei 100%, non vi è alcun risparmio nello spendere 3,00 euro al mese piuttosto che  12 euro, prezzo con cui il volume sarebbe stato probabilmente proposto in libreria, formato bocciatissimo, frutto di una politica decisamente aggressiva sulle tasche dei lettori, ma ampiamente adottata dalle major del panorama fumettistico in italia.
Conclusioni:
Miniserie evitabilissima, Millar ha deciso di sedere sugli allori decisamente troppo presto a mio modesto parere.
L'esecuzione di un gruppo di bambini, lo stupro di gruppo di una ragazza, ed adolescenti che parlano come manco gli scaricatori dei porti più fetidi dell'occidente, non bastano a far di lui un icona, o del seguito di Kick ass, un altra piccola perla. Per come lo vedo io, sensazione palpabilissima nel vedere le variant cover contenute negli albi, l'ex sindacalista è perso nel suo personalissimo Millar-world (o -verse?), ma dovrebbe metterci un pò più di impegno perchè se continua di questo passo, questo venale mondo farà la stessa fine di Kripton.
Edizione italiana - cara, come sempre ma per una volta, cara quanto l'edizione originale: se è vero che Kick Ass in America costava un dollaro in meno per numero, qui da noi, visto che i brossurati anoressici che ci vendono, contengono due volumi originali e costano 3 euro, vuol dire che la Modenese nel suo formato economico, ci propone un albo che se la matematica non mi inganna, costa uguale all'edizione oltreoceano centesimo in più centesimo in meno.
Non ci siamo proprio, baci ai pupi.


mercoledì 24 ottobre 2012

David Boring e le altre storie

Fumettopenia ha già chiuso i battenti?Macchè, abbiamo ancora molto da dire, l'inverno sta arrivando, e quest'anno sembra particolarmente carico di materiale su cui pontificare. Non pensatelo nemmeno quindi,  non vi lascio proprio adesso che mi stavo affezionando a voi,  è solo spirata la RAM del computer di casa, e la produzione è andata un pò in calo, ma ho tutto qui nella capoccia!
Meno male che c'è Lopez, che si è dato a letture forbite e ce ne parla in questo pezzo! E meno male anche che ci sono questi internet point da dove pubblicare il tutto!

(Coconino Press - L'Espresso - 208 pp. parte B/N parte Colori, 9,90 euro.)
L'effetto che fa la lettura della graphic novel di Daniel Clowes è quantomeno straniante. Una storia in tre atti la cui principale peculiarità sta nella mancanza pressoché assoluta di emotività da parte del suo protagonista, il David Boring del titolo (dove Boring è traducibile come noioso). Caratteristica resa manifesta sin dalla prima tavola del racconto nella quale il protagonista intrattiene un rapporto sessuale con una ragazza di una bellezza perfetta senza tradire il minimo segno di coinvolgimento o appagamento, riflettendo anzi in maniera clinica sulla prestazione e sul come la ragazza in questione in qualsiasi momento si sarebbe potuta alzare e scappare via per andare a qualche festa di cui si era appena ricordata.

Davvero non male come incipit per introdurre un personaggio che mantiene la stessa verve emotiva di fronte al sesso come davanti alla morte di un amico. Trasferitosi recentemente in città, David divide l'appartamento con la sua amica lesbica Dot, ha un'ossessione particolare per i fondoschiena delle ragazze e per l'ormai quasi introvabile lavoro del padre, fumettista creatore dell'albo Yellow Streak.

A movimentare le vicende sentimentali (se così possono mai definirsi) del protagonista, un assassinio, il forzato ritorno al paese d'origine con lo spauracchio di un indesiderato incontro con la madre, un'infatuazione per una ragazza incarnante il suo prototipo di donna perfetta modellato sulla cugina e altro ancora.

Su tutto un'idefinita minaccia di catastrofe imminente, un'apocalisse ventura dai contorni totalmente sfumati e finalmente la possibilità che qualcosa smuova emotivamente il glaciale Boring. Un'evento (che non vi anticipo) chiude il primo atto mescolando le carte in tavola e cambiando totalmente lo scenario della vicenda.

Il senso di un'ignoto accadimento incombente si fa più pressante nel secondo atto ambientato in un luogo isolato con una ristretta cerchia di personaggi impossibilitati a comunicare con l'esterno. I rapporti diventano qui più ingarbugliati e difficoltosi, le domande sollevate durante il corso della vicenda troveranno risposta solo nell'ultimo atto, parte della vicenda di cui non vi parlo per non togliere sapore all'intreccio.

La narrazione di Clowes, autore anche del conosciuto Ghost World dal quale è stato tratto il film con Steve Buscemi, Scarlett Johansson e Thora Birch, è stimolante per il lettore sotto più punti di vista. Interessa lo sviluppo della vicenda così come lo fanno i rapporti interpersonali tra i vari attori della storia e finanche, se non in misura maggiore, la riflessione del protagonista su se stesso e sulle proprie emozioni. Senza parlare poi della sensazione di vago pericolo incombente e delle vicende legate alla famiglia di David. Il tratto dello stesso Clowes è sempre efficace, gioca su luci e ombre e lavora parecchio sulle rotondità, rende la lettura sempre piacevole e scorrevole.

Una storia stranamente coinvolgente nonostante l'innata freddezza del protagonista, una lettura che si rivela originale e questo non può che essere un grande pregio.

A completare il volume alcune brevi storie dello stesso autore pubblicate originariamente sulla rivista Eightball, nello specifico: Caricature, MCMLXVI, Uno schifo di blu, La mamma d'oro, Eyliner verde e I segreti della scuola d'arte dal quale è stato tratto il film Art school confidential del 2006.


Dario Lopez

sabato 13 ottobre 2012

Piccolo è meglio?

Il buon Dario, accende radar e scanner e fa una utilissima analisi delle recenti ed interessanti iniziative da edicola della GP Publishing: una sorta di bande desinee per tutti, dategli un occhiata.
E non dimenticate, a proposito di iniziative veramente popolari, dovrebbe essere prossima ormai l'edizione da edicola della Salda Press per il bellissimo the Walking Deads di Kirkman.


Era il Novembre 2011, non moltissimo tempo fa quindi, quando la GP Publishing iniziava una piccola ma sistematica invasione delle edicole con la proposta di bande dessinée in formato Bonelliano, opere pubblicate originariamente in volumi di grande formato a colori riadattate nelle dimensioni del fumetto popolare italiano e stampate in rigoroso bianco e nero. Abbattimento del prezzo e prodotto finale alla portata di tutte le tasche. Questa l'iniziativa in poche parole. 
In rete l'iniziativa ha suscitato qualche discussione tra la fazione dei pro e quella dei contro.
I favorevoli a questa scelta editoriale affermano che la possibilità di poter seguire opere solitamente proposte a costi elevati a un prezzo popolare non può che essere un bene per il lettore, finanche a costo del sacrificio delle tavole a colori e del grande formato. I detrattori sostengono che il successo di questo formato potrebbe ostacolare la stampa delle stesse serie nel loro formato originale che andrebbe sempre e comunque rispettato in quanto forma primigenia nella quale gli albi sono stati pensati.

Dove sta la verità? Come affermavano gli Extreme già parecchi anni or sono ogni storia può essere vista da tre lati differenti (Three sides of every story), la mia, la vostra e quella vera.  Premettendo che quella vera nessuno può affermare di conoscerla, la vostra sta appunto a voi, io vi esporrò la mia.

Personalmente mi schiero apertamente con i favorevoli per varie ragioni:
1) Sono convinto che nel formato originale e con i costi che questi comportano non avrei seguito nessuna di queste serie, al massimo avrei potuto affrontare lo sforzo di seguirne una, quella che mi attirava di più, nella fattispecie Durango. Con la formula adottata dalla GP ho seguito TUTTE le loro proposte (tutte serie a termine, al momento le proposte sono state otto) senza aver speso cifre astronomiche.

2) Il prezzo ridotto consente di provare la prima uscita di ogni serie spendendo pochi euro, giudicarla e nel caso abbandonarla (cosa che non mi è mai capitata vista la buona qualità del materiale proposto).

3) Poi c'è la questione più ideologica sulla quale sono d'accordo con i detrattori. Il formato originale andrebbe preservato, certo. Però nulla vieta che l'appassionato possa acquistare l'opera in questa versione. Per esempio Durango sta uscendo anche a colori e in grande formato, ovviamente se il proliferare dell'edizione economica dovesse limitare la diffusione dei cartonati in stile francese i detrattori avranno segnato un importante punto a loro favore.
Io comunque non potrei acquistarli tutti e quindi rimango favorevole all'edizione economica.

4) Sul versante prettamente artistico si perde sicuramente qualcosa ma non vedrei il passaggio in maniera totalmente negativa. Sono convinto che in molte opere del genere l'assenza del colore riesca a valorizzare enormemente il lavoro dei disegnatori. Non vedo la stampa in bianco e nero come una mancanza e in qualche caso la scelta potrebbe rivelarsi anzi un vantaggio per il lettore. Parere personale ovviamente. Inutile nasconsersi dietro a un dito, per quel che riguarda la riduzione della tavola ci si va a perdere, non ci piove, in alcune tavole i disegni sembrano sacrificati, comunque la resa generale osservata nelle varie serie è più che buona.

5) La possibilità di seguire praticamente tutte le proposte GP, attestate solitamente tra le due e le tre uscite mensili, permette di scoprire serie che non avremmo mai provato e scoprire di trovarle addirittura superiori come qualità a quell'unica che magari avremmo seguito nel formato costoso. Non so se mi sono spiegato, ad esempio io avrei puntato su Durango e invece ho scoperto Comanche e Lo Sparviero come serie anche più appassionanti della prima (IMHO).

Tirando le somme l'opera della GP merita sicuramente plauso e sostegno.

Ma andiamo brevemente a elencarne le proposte:

Wisher (2 nn. 2,90 cad.): un fantasy moderno e metropolitano che ho provato per pura curiosità in quanto il genere solitamente non mi prende. Gran bella sorpresa, storia scorrevole e molto piacevole, disegni strepitosi del nostro Giulio De Vita, parzialmente sacrificati dalla tavola ridotta ma comunque uno spettacolo per gli occhi, testi brillanti di Sébastien Latour. Edizioni Dargaud-Lombard.
(Proprio in edicola in questi giorni potrete trovare Wisher la completa, si vede che L' integrale ormai come titolo, è troppo inflazionato, in pratica la raccolta dei due volumi a meno di 5 € ND Gen)

Il cacciatore (3 nn. 2,90 cad.): i discendenti della famiglia Rougemont alla caccia del vampiro Kergan nel corso dei secoli, ambientazioni tra medioevo e la Parigi dei primi decenni del '900. Solida la storia e ancora una volta disegni validissimi, tutto a opera di Yves Swolfs. Edizioni Glenat.

Durango (7 nn. 2,90 cad.): un western dai toni duri, violenti, dichiaratamente ispirato agli spaghetti western italiani e al film Il grande silenzio di Corbucci in modo particolare. Un protagonista di poche parole, tiratore infallibile, personaggio di grande fascino. Ancora tutto ad opera di Swolfs tranne i disegni degli ultimi volumi di Thierry Girod che non fa rimpiangere il titolare. Un'ottima proposta a cura MC Productions.

Comanche (7 nn. 2,90 cad. - 4,50 il n. 7): Un western più vicino all'epica classica, un gruppo di cowboy al servizio della bella Comanche nella gestione del ranch 666. Protagonista il duro Red Dust dal torbido passato, personaggio di grande lealtà e onore. Tra indiani, ferrovie, assicuratori e delinquenti una bella sorpresa che ha finito per appassionarmi più di Durango. Ottima la prosa di Greg, semplicemente strepitose le tavole di Herman. Edizioni Dargaud-Lombard.

James Healer (numero unico 4,50): L'accoppiata d'autori Swolfs/De Vita mette in scena un detective con facoltà medianiche chiamato a collaborare a un caso, un'indagine sulla morte violenta di tre ragazze in un piccolo paese di montagna. Buono lo svolgimento del plot e di nuovo una grandissima prova del disegnatore. Lascia un po' un senso d'incompiuto. Edizioni Dargaud-Lombard.

Ian (2 nn. 2,90 cad.): Intelligenza Artificiale Neuromeccanica. Una discreta serie di fantascienza, un'automa del tutto simile agli umani alla ricerca di se stesso e con un lato oscuro. Storia di Fabien Vehlmann e disegni di Ralph Meyer, a mio parere una delle proposte più deboli (comunque discreta) insieme a...

Caino (3 nn. 2,90 cad.): un fantathriller condito di ordini religiosi, storia e complotti, ricerche infinite e personaggi immortali. Affascinante ma parecchio confuso l'affresco inscenato da Nicolas Tackian, buoni i disegni di Andrea Mutti. Edizioni MC Productions.

Lo Sparviero (3 nn. 2,90 cad.): la grande rivelazione, un ottimo fumetto tra revenge story alla Conte di Montecristo e avventure marinare degne di Master & Commander. Anche qui un genere lontano dai miei gusti ma una storia che mi ha preso dalla prima all'ultima tavola. Ottimo il lavoro sobbarcatosi da Patrice Pellerin ai testi e ai disegni.

Tutte le serie sono giunte al termine, in corso di pubblicazione il western Jonathan Cartland e il giallo Gil St. André.



Dario Lopez

giovedì 11 ottobre 2012

Grandi opere DC? Maddechè?

La RW Lion mi fa sorridere.
Inaugura una collana con un nome pomposo come le Grandi Opere DC , ed all'interno vi rifila una cosa come "The Challengers of Unknown devono morire!", volume annunciato tra le prossime uscite, a 20,95 euro.
Poi però una grande opera DC come Watchmen la ripropongono in una edizione fedele all'originale, 20 pagine o poco più per 2,50€.
Il Formato economico secondo la RW: economico nella foliazione.
Cioè ma io mi chiedo: se non è una grande opera Watchmen, in casa DC cosa lo è?
Vogliamo evitare di parlare del fumetto di Moore?
Ok lasciamo stare  Watchmen, ultimamente il principale vessillo della cupidigia del Leone RW, quello che mi chiedo è in che modo gli editor della casa editrice, possano ritenere un'opera degna di una ristampa in cartonato, questo polpettone di Loeb e Sale.
Non solo, ma di proporlo anche ad un prezzo assolutamente improponibile.
Cosa ha spinto la Lion, nel mare di Opere con la "O" maiuscola a disposizione, a riproporre un fumetto così scadente in edizione cartonata?
Mi verrebbe da fare il maligno e pensare che probabilmente risparmiano sulla traduzione, visto che una prima edizione di questa miniserie  risale agli anni '90, in casa Play Press sulla loro American Heroes.
Ma come ipotesi-congiura non sta decisamente in piedi, anche la bellissima Identity Crisis è stata già pubblicata (e tradotta) in Italia, ed era sicuramente una Grande Opera più appetibile di questo fumetto.
Allora cosa? La valenza dei nomi degli autori? Loeb e Sale?

Due righe di storia

Gli esploratori dell'ignoto sono un gruppo di avventurieri creati da Kirby nel 1957.
I quattro: il pilota Kyle "Ace" Morgan, il diavolo Matthew "Red" Ryan, il forte e ottuso Leslie "Rocky" Davis e lo scienziato Walter Mark "Prof" Haley - divennero i Challengers in seguito ad un incidente aereo dal quale uscirono illlesi, i quattro conclusero che date chestavano "vivendo del tempo in prestito", avrebbero dovuto stare insieme per vivere delle avventure pericolose.
Non avevano superpoteri, d'altronde quelli  erano gli anni della feroce caccia alle streghe che avrebbe inginocchiato il fumetto supereroistico, gli anni del libro di F. Wertham,  e della Sottocommissione del Senato degli Stati Uniti che accusò il fumetto in mutandoni, di essere il maggiore responsabile della dilagante delinquenza giovanile, le avventure dei quattro, ai quali negli anni si aggiunsero le invitabili figure femminili, prima Corinna e poi June, ebbero una vita editoriale abbastanza longeva, fino alla chiusura della loro testata negli anni '70, da allora hanno sempre avuto un ruolo marginale nell'universo DC.

Nelle mani di Loeb il gruppo è ormai prossimo alla pensione, ritiratisi all'interno della loro montagna, vivono degli introiti del merchandising legato al loro nome, la cittadina nel pressi della montagna si chiama Changerville, (dove ha sede il museo Challenge, pensate stia scherzando vero?), che ha nel Tattletale il principale rotocalco, che narra attraverso la penna del giornalista Moffet, le gesta del gruppo più rappresentativo della città. ovviamente i Challengers.
L'unico motivo per cui la miniserie è interessante è per la mano di Tim Sale, il suo tratto così particolare: così svogliato, retrò, tanto semplice e minimalista quanto ricercato nelle prospettive, nell'architettura della tavola e  nelle inquadrature.
E' una tranquilla giornata a Changerville, la città  brulica di turisti ed autoctoni indaffarati nelle loro attività quando improvvisamente la Montagna Challenge esplode fragorosamente causando centinaia di morti e danni stimati per centinaia di milioni.
Apparentemente la causa dell'eplosione sono riconducibili agli stessi esploratori dell'ignoto, causata dal "Prof" mentre tentava di imbrigliare una qualche tipo di energia inesauribile e/o rinnovabile laggiù, ai confini del cosmo.
Tra le vittime della tragedia si contano anche due Challengers, la bella June ed il professor Haley.
I superstiti Challengers sono accusati dell'esplosione, e le pagine inerenti il processo sono le uniche pagine veramente godibili della storia, pagine in cui Loeb, da vita a situazioni e dialoghi decisamente (e deliziosamente)  anacronistici per essere un fumetto degli anni '90.
Nel dopo processo si assiste  ad una raffazzonata, dozzinale  e sempliciotta discesa nell'oblio dei restanti tre Challenger, con conseguente ed inevitabile  rinascita, Leslie si rifugia nell'alcool e tra le braccia della Femme Fatale Corinna, Ryan nell'omicidio di criminali a Gotham per poi ritornare a fare il mercenario,  ed Ace si dà alle arti mistiche.
...Mentre intanto nel mondo la gente impazzisce è si da all'omicidio.
Ovviamente verrà fuori che il male dilagante nel mondo sarà collegata alla caduta dei Challengers, ed entrambi sono causati di un demone chiamato 'Nzarath, o giù di lì, che ha usato un vecchio nemico degli esploratori, Multi-man, per far esplodere la montagna per aprire una breccia nella nostra realtà. Se non vi basta questo per tenervi buone queste 21 euro in tasca non so cos'altro devo dirvi.
C'è altro in giro da leggere piuttosto che questa miniserie, che ripeto, non riesco a capacitarmi di come possa essere finita nei progetti dei tizi alla Lion. 
Conclusioni: Da evitare come la peste, o se proprio siete dei fan degli esploratori cosa che dubito, almeno cercate nel mercato dell'usato i numeri di American Heroes, in cui fu pubblicata, se invece voltete leggere una storia con gli esploratori decisamente più bella, vi consiglio di ripiegare su La Nuova Frontiera di Darwin Cooke, stesso prezzo se non meno in determinati circuiti, ma per le mani avrete un fumetto che ha vinto i premi Eisner, Harvey Shuster.
Mah, evidentemente alla Lion hanno un concetto molto esteso per le parole Grandi Opere, un fenomeno prettamente italiano direi.
Baci ai pupi.



lunedì 8 ottobre 2012

Giochiamo con l'arte di George Perez

"Ho sempre amato George Perez", nel nostro ambiente è una banalità, è come dichiarare mentre sbevazzate birra al pub che siete contro tutte le guerre e preferireste la pace nel mondo.Robe scontate da sembrare ridicole,  voglio dire come si fa a non amare un artista come George Perez?
Su questo autore completissimo è stato detto di tutto e da gente molto più preparata e competente del sottoscritto, quello che vi propongo oggi è un semplice giochetto da nerd, da fare approfittando della matita e la passione di questo geniaccio.
Perez è sempre stato famoso per il suo tratto perfezionista e particolareggiato, proprio questa sua peculiarità lo ha portato a creare nel corso degli anni nei suoi fumetti delle splash page d'impatto e ricche di particolari e citazioni nascoste, in casa Marvel, con lo scrittore Peter David qualche lustro fà firmo una miniserie molto bella sul golia verde chiamata "Futuro imperfetto", ambientata in un futuro alternativo in cui Hulk era diventato un despota e tutti gli altri supereroi erano morti.
Oggi giochiamo a cercare in una stupenda tavola di quel volume tutti i riferimenti e gli indizi inerenti gli altri supereroi del mondo Marvel, uccisi se ricordo bene la trama dal Gigante di Giada di questa realtà parallela. Vediamo tra voi nerd chi ha l'occhio più lungo.
 http://www.mediafire.com/?dmq428tpzy815js 
Se non vi bastasse la risoluzione del Blog non avete che da cliccare sul link quassù per scaricare l'immagine ad una definizione maggiore, dunque basta indugiare e cominciamo pure, buon divertimento!
Colgo l'occasione ovviamente per caldeggiarvi il recupero di questo piccolo gioiellino di Peter David e George Perez, volumizzato più volte se non erro, sia dalla Marvel Italia che dalla Panini, ma che trova la sua edizione più economica  tra le pagine della gloriosa vecchia Star Magazine della Star Comics #35 #36.
Baci ai pupi.