Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

giovedì 7 febbraio 2013

Pyongyang: la noia griffata


Non è solo Dario che si lancia in letture più altolocate e poi ne rimane deluso, è successo anche a me, io ho finito di leggere Pyongyang del canadese Guy Delisle, lo avevo preso in biblioteca , con il preciso intento di dirvi quanto mi era piaciuto, e vorrei tanto volervelo dire, così, tanto per darmi ogni tanto, un tono un pò più elevato, invece di essere sempre qui a sbraitare ed agitarmi manco fossi il Diavolo della Tazmania per via dei prezzi e della qualità di certe storie, ma se metti vi dico che mi è piaciuto, e voi filate anche a comprarvelo, come potrei più sostenere il vostro sgaurdo severo?
No, non ci sono proprio riuscito a farmelo piacere ‘sto PyongYang.
Il volume è un fumetto autobiografico, e racconta dell’esperienza fatta dall’animatore-disegnatore del Quebec nella capitale della Corea del Nord, uno degli ultimi baluardi dell’ideologia comunista, isolatosi dal resto del mondo nel dopoguerra.

Attraverso l’esperienza personale, ed un saltuario riferimento all’opera letteraria di Orwell, 1984, Delisle denuncia il regime che vige nello stato nord coreano evidenziandone, limiti, anacronismi e contraddizioni, ora con una tagliente satira ed ora con indigesta amarezza. 
Eppure nonostante il tema interessante, il racconto non coinvolge come vorrebbe o come dovrebbe, alla lunga scivola nella monotonia di una personalissima cronaca di una sgradita esperienza dell’autore con gli usi e costumi di un popolo suo malgrado, congelato in quella ideologia, che al contrario di quanto auspicava Marx nel suo Manifesto, è rimasta uno spettro incorporeo che si aggirava per l'europa.
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A giudicarlo dalla copertina sono sicuro che collocherete questo volume nella vostra libreria proprio lì, tra il Maus di Spiegelman e il Blankets di Thompson, ma questo solo perchè non lo avete ancora letto, solo perchè lo state sopravvalutando, lo state giudicando dalla copertina.
A fine lettura realizzerete che il reportage annoia, sembra quasi che l’autore coscientemente o meno, voglia condividere con i lettori pure il grigio e la monotonia dei due mesi del suo incarico.
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Una delle cose che proprio non mi sono piaciute è come Delisle, in alcuni passaggi sminuisce e ridicolizza i personaggi che incontra nella sua quotidianeità, (si scrive così o ho messo qualche vocale di troppo?), in Corea del Nord. Gli stranieri non possono assolutamente avere alcun tipo di rapporto con i locali, per questo proposito, sono costantemente “accompagnati” da una guida e da un traduttore in ogni loro spostamento: il fisiologico disagio è ben presto sostituito da una intolleranza che l’autore racconta disegnando tavole in cui,  accompagnandosi ad un suo collega sceneggiatore, sbeffeggia i comportamenti dei loro “carcerieri”, riducendoli ad agenti del regime, privandoli di quella umanità che probabilmente avrebbe reso questo volume un discretissimo gioiellino di letteratura illustrata. Riuscendo invece a far emergere soltanto un attrito insanabile che non mi aspettavo fosse il concetto base di un fumetto edito nella collana de  “I libri dell’Internazionale”.
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La cosa più irritante, se mi concedete il termine forse un pò troppo piccante, è il fatto che l’autore non perde si occasione , per denunciare il governo asiatico, evidenziarne gli sbagli, gli inganni, l’oppressione sul popolo, (giustamente) eppure “dimentica” (toh guarda che sbadato che è 'sto Guy) di approfondire la sua posizione in un paese così ostile e anti-democratico, dimentica cioè  di comunicarci di esser parte lui stesso di quei meccanismi di mercato tipicamente occidentali e capitalisti con i quali  si delocalizza la produzione delle merci, in quei paesi poveri per evitare eccessivi costi ed improponibili spese.
Io l'ho cercata una riflessione del genere in tutto il fumetto ma non c'è.
C'è solo quanto sono brutti questi comunisti.
"io e la mia azienda invece veniamo a lavorare qui, perchè qui gli intercalatori (che ovviamente ridicolizza) non costano un cazzo", questo baloon che avrebbe invece resa chiara tutta la situazione, manca, peccato Delisle. Riprova sarai più fortunato.

Chi ha letto “No Logo” di Naomi Klein sa di cosa sto parlando.
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Tuttavia a dispetto dei contenuti che a volte latitano, bisogna dire che Delisle è un bravo fumettista, la sua prosa è scorrevole ed è buona anche l'impostazione delle tavola che rende la lettura veloce.
Per i disegni invece la storia è diversa: lo stile eccessivamente minimalista dell’autore canadese, è di quelle cose tremendamente particolari, che: o si apprezzano, o si fan finta di apprezzare o stancano.
Molto soggettivamente ( par l'amor di Dio, magar c'è chi a chi è piaciuto 'sto polpettone) quindi dirò che nel mio caso Pyongyang ha stancato abbastanza presto, come detto, a parte qualche vero colpo di genio in qualche tavola, l’intero volume non riesce a decollare nè a rapire il lettore (me). Comunque per quel che concerne la grafica vi lascio giudicare allegandovi la solita sporta d’immagini.
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In buona sostanza, un volume evitabilissimo a mio parere, specie se vorrete usarlo per provocare le ire del comunista della comitiva, quell’inguaribile nostalgico che straparla di una situazione che non ha mai vissuto, (un pò, per par condicio, come succede con la gioventù hitleriana di oggi giorno, che sogna di una realtà che non hanno mai sperimentato sulla propria pelle, e che hanno dimenticato di farsi raccontare dai nonni).
Nel caso che il vostro intento, arguti democratici, sia prettamente provocatorio vi consiglio di ricorrere a qualcosa di meno ricercato, credo infatti che sortireste un maggiore effetto imbarazzante ripiegando sul cinema: su film come il malinconico Goodbye Lenin o il bellissimo Le vite degli altri.
Baci ai pupi compagni o camerati… tanto è uguale. 

Economia domestica

Questo pezzo, volendo dura due righe.
Mi ci metto un pò di impegno per farlo durare qualcosina in più.
L'articolo non si basa su ipotesi, è più o meno il racconto di quello che ho fatto io per finire di leggere un pezzo di Storia del fumetto supereroistico statunitense.
Parlo del Thor di Walter Simonson, di cui abbiamo già parlato qui a questo LINK, in occasione dell'uscita del primo dei due Omnibus dedicati alla ristampa integrale di questa sublime run.
Questa non è una recensione, del Thor di Simonson, ne abbiamo già parlato, abbondantemente e bene, questo pezzo, più che altro è un consiglio per gli acquisti, un suggerimento che se accolto da molti farebbe la felicità delle piccole e grandi fumetterie, e darebbe una lezioncina su cui ponderare ai grandi editori di fumetti in Italia, affinchè diano una raddrizzata alle loro politiche editoriali, che sembrano prese, senza voler offendere la suscettibilità di nessuno prese direttamente dal manuale di furti senza scasso della banda bassotti.
Prima qualche informazione: Io sono del 1976, quindi ho (ahimè ancora per poco) 36 anni, non  ho una fumetteria, sono un dipendente pubblico, ma nutro il massimo rispetto per il lavoro e la passione  dei titolari delle mie tre fumetterie di fiducia delle quali ovviamente non ho alcuna intenzione di dirvi nulla, per non farvi credere che fumettopenìa abbia cominciato a raccogliere sponsorizzazioni.
In due parole direi che sono figlio degli anni '80, sono tra quelli che ha visto nascere Dylan Dog, e non a caso citiamo l'indagatore dell'incubo - per un motivo molto semplice - perchè ai tempi del suo boom editoriale, l'assenza o la presenza di quella striscetta bianca diagonale in alto all'angolo destro della copertina con su scritto "Ristampa" o addirittura "Seconda Ristampa" riassumeva in sostanza il valore dell'albo che avevate tra le mani, se era un vecchio inedito aveva un costo, se era la ristampa ne aveva un altro, se era la seconda ristampa ne aveva un altro ancora...un valore ovviamente decrescente, più recente era l'albo più un cazzo valeva. Non fermatevi su Dylan dog, soffermatevi sul concetto di ristampa e del suo valore minore in quanto replica.
Poi dopo è successo qualcosa.
E' successo che ad un certo punto della vita editoriale del fumetto in Italia, ristampa è diventato sinonimo di  replica di valore. E' successo che il mercato ha subito una monopolizzazione, che ha richiesto un forte tributo economico ai lettori, ormai privati dell'opzione di scegliere, ed obbligato a sottostare a determinate politiche alle fumetterie, un monte e più delle quali in questi anni, hanno chiuso i battenti.
La run di Simonson su Thor nell'edizione "rimasterizzata" della Panini costa in totale circa 104€, questo nel caso che il secondo volume per quando uscira non sarà vittima di altri inspiegabili rincari sui prezzi e conservi il prezzo di copertina del suo fratellino, ossia 52 euro.
Per rimasterizzazione si intende una ricolorazione delle tavole, ma quanto lavoro nasconde dietro? Non poco a sentire quelli Olyoptics che si sono occupati della ricolorazione delle pagine del fumetto di Thor, per dirvela tutta, questa industria del colore nei fumetti, è quella che si è occupata della colorazione dell'opera di Otomo, Akira nell' 89, tra le altre cose, il suo fondatore S. Oliff ha colorato migliaia di pagine di comic book, ed è considerato un pioniere della colorazione digitale, inoltre nel caso di Simonson c'è da dire che lo stesso autore ha ricolorato personalemente molte splash page.
Ma sempre 104 euro sono, sempre 208.000 delle vecchie lire sono.
Proviamo in lettere duecentottomilalire, ai bei tempi della lira una cifra del genere faceva pensare a gorsse spese, una bolletta da contestare (sicuramente), o anche una consolle da "si ma poi famo la modifica" "macchè sei matto così se se rompe manco più la garanzia possiamo usà" "eggià allora tocca gioca per un anno sempre allo stesso gioco!".
Ma una somma del genere per dei fumetti? Siamo seri, se si sentivano cifre del genere rapportate ad albi a fumetti stavate tentando di comprare vecchissimi numeri di Flash Gordon o di Nembo Kid.
Non Thor. Non un fumetto (ribadisco, bellissimo) reperibile sul mercato dell'usato alla metà del prezzo.
Non ci credete vero?
Non sta a me credo dirvi, o forse ai piu giovani si, che questo fumetto ha gia avuto un passato italiano, con la defunta Play Press, reperibile senza macchina del tempo.
Ed ora faremo insieme due conti , per vedere se dobbiamo  leggerlo svenandoci o se possiamo leggerlo pagandolo esattamente la metà.


Qui di fianco liberamente "screennoshati" dalla pagina di Ebay, c'è il prezzo medio dell' edizione di Thor della Play Press, in media 1,50 euro ad albo, brossurati di 64 pagine circa con all'interno due numeri di Thor ed un comprimario.

Il Thor di Simonson nell'edizione originale americana durò 45 numeri, dal 337 al 382.
In Italia il mensile The Mighty Thor della Play Press partì la con la pubblicazione del n°351, in pieno Ragnarok, fino al numero 28 che conteneva il l'ultimo numero della Run di Simonson, ossia il 382.
Su ebay questo blocco di fumetti e venduto in media con un prezzo che va tra 1,50-2,00€ .
1,50€ x 28, fa 42 euro.
E' vero vi mancano i numeri iniziali per la precisione i primi 14 numeri, quelli che introducono Beta Ray Bill, in Italia, la Play prima di decidere di affidargli un mensile tutto suo, pubblicava il Dio del tuono in appendice a Silver Surfer, il surfista d'argento, poveraccio, su Ebay, (ma anche alle fiere) è venduto anche a meno di 1,50€,  1,20€ in media, ma uno paziente sono certo riuscirebbe a trovare questi albi anche a 1 euro, ma vada per il pessimisimo, vada per 1,20€.
1,20€x14 fanno 20,16€, che sommate alle 42 di prima fanno? 62,16 euro, mancano ancora quasi 42 euro all'edizione Panini.
Ma si può ancora risparmiare: I primi otto numeri (337-344) hanno avuto anche un'altra ristampa.
Su Grandi Saghe n°40 " Il Thor di Walter Simonson" (tra l'altro ricolorato se proprio ste rimasterizzazioni vi titillano), ora quasi nessuno compra più la collana delle Grandi Saghe  a prezzo pieno, La collana della Gazzetta non costa più di 5 euro a volume.
Quindi si potrebbe per risparmiare ancora qualche eurino prendere otto numeri a 5 euro, e prendere Silver Surfer Play Press dal n° 9 al numero14. Con quest'altro metodo vediamo quantosi spende:
42 euro (The Mighty Thor Play Press 1-28) + 5 euro (Grandi saghe #40) + 7, 20 euro (Silver Surfer Play Press 9-14) = 54 euro.
Esattamente la meta, esattamente il costo di un solo volume, con svariati vantaggi, non è detto che per esempio, dovrete sborsarli tutti insieme, e non avrete problemi a leggere questa bellissima opera in giro. 

(gli Omnibus, saranno anche colorati da dio e fighi da vedere, ma dove cazzo ve li volete portare? In giro? Maddai. Con quello che li pagate li trattate peggio di un bambino, il cane lo lasciate fuori magari, l'Omnibus no.)  
Ed in più potrete leggervi anche un piacevole extra, perchè non dimenticate che vi avevo parlato dei comprimari - lasciando perdere il Silver Surfer di Englehart, abbastanza noioso, ma l'aquisto degli albi Play Press, che giacciono sugli scaffali di fumetterie divorati dalle tarme,vi porterebbe la piacevole lettura di una miniserie suigli eterni di Gillis e Buscema ed una divertentissima miniserie di Hercules a firma di Bob Layton, che ricordo a me fece morire dalle risate a quei tempi. Quindi sono 54 euro per il Thor di Simonson più alcuni extra. Ma qui apariamo una parentesi sulla questione delle rese - gli editori vendono alle fumetterie i loro prodontti con nessun obbligo di resa, vale a dire o sei bono a venderlo o te lo tieni in negozio- quindi non si tratta di risparmiare soltanto, si tratta di far girare l'economia nel verso giusto, E di dare un messaggio chiaro ai grandi italiani, ma in realtà il messaggio è per una sola casa editrice.
Spero che la lezione di economia domestica  vi sia d'aiuto e vi apra gli occhi sulle vostre spese future, in casa Panini si parla di una nuova collana chiamata "GRANDI EVENTI MARVEL" che dovrebbe pubblicare tra le altre cose: eventoni  (sic!)come House of M, e Guerra Segreta, alla modica cifra di 15 euro, tenete gli occhi aperti perchè è roba reperibilissima grazie alle antologiche della Gazzetta come Grandi Saghe e Supereroi a 5€.
Baci ai pupi.

mercoledì 6 febbraio 2013

Le anteprime di Fumettopenìa: La X-Force di Cable

Si chiama Marvel Now, ma quel che racconta ricorda molto il Marvel Yesterday.
Ormai dopo le delusioni passate mi accosto ai fumetti Marvel terribilmente scettico, ed è bello vedere che ogni tanto sono ancora in grado di sorprendermi, e si dopo il nuovo Deadpool disegnato da Tony Moore, ed il Thor illustrato da Ribic, perchè ricordatevi che Ribic non disegna, Ribic illustra, mi sono letto un poco della nuova X-Force post rivoluzione Marvel, ma non quella con Fantomex con la vagina, quella di Cable.
Confusi? E si anche io lo ero agli inizi, non che adesso nel mio cervello splenda chiaro il sole della sapienza, ma dopo essermi letto tre numeri, ne so sicuramente di più di quando ne parlavo limitandomi a leggere rumors in rete.
Siccome le Stealth Squad, i gruppi ombra, gli sporchi e cattivi insomma vanno tanto di moda e spaccano (vedi anche la nuova Suicide Squad per par condicio) , alla Marvel, la X-force raddoppia, e si, e tra loro nono comunicano nemmeno tanto, la X-force che ho letto io è quella di Cable, quindi se vogliamo è la X-force originale, quella che lo stesso Cable tanti anni fa ormai plasmò dalle ceneri dei Nuovi Mutanti.
Allora in quelle ipercinetiche ed ipertofiche storie firmate Liefeld e Nicieza, per lo meno tanto iper se le leggevi all'età giusta, ora con 30 anni sul groppone, a rileggerle le trovereste iperridicole, e se così non fosse mi iperpreoccuperei, dicevo allora la nemesi principale di Cable era Stryfe ed il suo Fronte di Liberazione Mutant, ricordate? Ed oggi? Non vi dico niente!
Oggi il suo cruccio principale è come sempre la salvaguardia del genere umano sulla solita mutevole linea temporale della continuity Marvel.
E la nemesi principale sembra essere ancora avvolta nelle nebbie del mistero, anzi a giudicare dal secondo numero nella solita zona d'ombra di una stanza nascosta chissa dove dalla quale il vilain di turno tira i fili delle sue marionette.
L'unico indizio che ci è dato, è il fatto che stavolta la terra sia minaciata dal caro vecchio virus tecnorganico, lo stesso che lo aveva reso un mezzo cyborg, il nuovo Cable infatti, la cui ultima morte dovrebbe risalire alla fine di Secondo Avvento, ma potrei sbagliarmi, l'aldilà nel mondo del fumetto ha decisamente le porte scorrevoli, è privo di qualsiasi apparato cibernetico, è solo carne, ossa, e barba incolta.
Sia chiaro: non è che in appena 3 numeri, la trama sia già così ben definita, e nemmeno ho intenzione di spoilerare chissà cosa, Dennis Hopeless, ha strutturato il tutto giocando sulla personalità di Cable, il duro per il quale una parola è poca e due sono troppe, quindi più o meno la sceneggiatura gioca sul fatto che come sempre l'unico ad avere il quadro completo è il leader. Quindi se non ho intenzione di dirvi nulla della trama, cosa che riterrei alquanto scorretta cosa diciamo?
Il buon lavoro di Hopeless sui dialoghi
Diciamo che questa X-Force per ora, non è niente male, Hopeless, a dispetto del suo cognome, fa sperare di tirare su una godibile arc, tutto azione e dialoghi incalzanti, con qualche sprazzo di approfondimenti psicologici, niente da manuale però. Non chiedete la luna.
Ai disegni un diligentissimo Larroca, che butta giù, prospettive, tagli di tavole, anatomie e caratterizzazione dei personaggi sempre di un certo livello di gran lunga sopra la media, se questa nuova serie raggiunge l'otto pieno come voto, dopo appena solo tre numeri, è anche per le sue dannatissime matite.
Cable per il nuovo team arruola ovviamente Domino, Colosso, Forge, ed un audacissimo Dr Nemesis.
La caratterizzazione dei personaggi, è estremamente appetibile, ed  dialoghi sono veramente ben strutturati, se siete ala ricerca di un fumetto di Mutanti, che sia d'azione con tanta Sci-Fi, elementi spionistici, con personaggi ben definiti ed anche una buona dose di dialgohi pompati di testosterone, direi che potete sfanculare la bnuova serie di Bendis (che al contrario è solo dialoghi snervanti  ed aspettative deluse) e ripiegare su questo Hopeless, tutt'altro che Hopeless.  
Ancora una volta ed inspiegabilmente la Marvel mi delude con i Big, evidentemente pilotati nella stesura delle proprie storie a vantaggio di eventi corali che intetressino tutte le testate, e mi entusiasma con i titoli più sottovalutati, resterebbe da capire dove finirà questa serie una volta arrivata in casa Panini, e sperare che finisca in un albo con almeno un comprimario che valga il costo del fumetto.
Larroca 10+
Baci ai pupi.

domenica 3 febbraio 2013

L'arte di Lorenzo Mattotti

Superman contro He-man....tzè ma come mi e venuto in mente di propinarvi 'na roba così?
E' prorpio vero che col senno di poi, quello che al momento ci pare una cosa bella da fare o dire, poi con un diverso tipo di occhi ci sembra una cazzata pazzesca...ma inutile piangere sulla recensione versata, ormai ve l'ho proposta! meno male che è stata visionata poche volte! 
E meno male che col tempo, a fumettopènia, mi sono circondato di gente che ogni tanto si concede letture più elevate,  certo anche questo volume non è di facile reperibilità, e da come ne parla Dario, forse è quasi una fortuna, fu pubblicato su quella sottovalutatissima collana di Repubblica di qualche tempo fa: che ahimè durò solo 10 numeri ma che pubblicò titoli interessantissimi come Palestina di  Joe Sacco, Città di Vetro di Mazzuchelli e Blankets di Craig Thompson, (occhio, tra glia ltri figurano anche Igort e Spiegelman però).
La verità è che io sono in un periodo di analfabetismo puro, leggo, tanto e disordinatamente, ma non riesco a mettere giùù una riga degna d'essere letta.
A proposito di proposte, rubo un attimo la scena per consigliarvi due visioni:
L'adattamento a cartoni animati di BATMAN YEAR ONE, la miniserie di Frank Miller, quando Miller sapeva ancora scrivere, che rivisitava le origini del cavaliere oscuro. 
Il cartone della Warner è abbastanza fedele al fumetto originale, e stilisticamente è decisamente appetibile, per ora non esiste la versione italiana, speriamo che qualcuno si degni di doppiarlo nel nosro idioma.
Secondo, anche questo in lingua originale per ora,  è il comic-motion Thor & Loki Brood Brother, in pratica è l'adattamento della miniserie di Rodi - Ribic, ormai introvabile, che qualche tempo fa fu riproposta sulla collana della Gazzetta dello Sport, Dark Side, i disegni di Ribic vengono stupendamente digitalizzati ed animati dallo studio Magnetic Dreams, ed il risultato è, un insolito videobook veramente apprezzabile.
Bene ho rubato abbastanza spazio al caro Dario, che si è letto (o riletto?) Fuochi e le altre Storie.
E questa è la sua opinione nuda e cruda.
Buona lettura.






Non tutte le ciambelle riescono col buco. Oppure riescono col buco ma non tutte hanno lo stesso sapore, almeno per il mio palato.
La Graphic Novel Fuochi, scritta e disegnata da Lorenzo Mattotti è considerata una specie di spartiacque nella narrativa adulta italiana. La storia presentata dall'autore si slega dalla narrazione tradizionale e lineare per affacciarsi su territori quasi inesplorati dal fumetto italiano (parliamo dei primi anni ottanta). Elementi visionari, consequenzialità incerta e sperimentazioni rendono l'opera sicuramente fuori dal comune senza rinunciare completamente a uno storytelling fruibile, a metà tra racconto e sogno, accadimento e visione. Una sequenza di eventi da interpretare e, volendo, analizzare. Non siamo di certo di fronte alla classica storia d'avventura, al racconto d'appendice o al fuilletton più classico.
Inoltre le illustrazioni (riduttivo chiamarli disegni) di Mattotti contribuiscono in maniera decisa a rendere l'opera un fumetto fuori dal coro. Si inizia con una corazzata, la Anselmo II, che giunge sulle coste dell'isola di Sant'Agata. L'ufficiale in comando vuole vederci chiaro su strane dicerie e misteriosi accadimenti legati all'isola e che hanno portato alla scomparsa di alcuni mercantili. I primi a sbarcare sull'isola sono il Tenente Assenzio e la sua squadra.
Fin dalle prime tavole al lettore vengono proposti elementi onirici, sogni, o semplicemente accadimenti reali ma incomprensibili. Strane apparizioni e fenomeni inspiegabili coinvolgeranno in prima persona il Tenente che, vignetta dopo vignetta, verrà coinvolto in una spirale di strana follia.
 
Le tavole di Mattotti sono realizzate a pastello a olio con tinte decise a creare diversi contrasti forti tra rossi e neri e ad avvolgere la storia tra ombre soverchianti la luce e sprazzi ambigui a tratteggiare fuoco e fuochi. Le vignette sono lì per essere guardate e riguardate, i tratti (che proprio tratti non è la parola giusta) richiamano vagamente varie correnti dell'arte pittorica e hanno una bella resa visiva che migliora ancora nelle storie successive. Insomma, presentato così questo Fuochi sembra avere le giuste prerogative per essere una bella storia, anche ben disegnata. Bene, io devo dire di averla trovata una vera noia. Per quanto Mattotti sia considerato tra i grandi autori del fumetto italiano, almeno per queste tre storie (Fuochi, Zona Fatua e Caboto) non mi snto di incensarlo più di tanto. Non ho trovato in queste tavole nè un coinvolgimento emotivo seppur vago, nè un'empatia con i personaggi, nè momenti particolarmente avvincenti. Forse la mia sensibilità è scarsa, forse narrazioni meno convenzionali non fanno per me (eppure amo Moore, Morrison, David Lynch e chissà quale altro matto), forse, forse. Forse Fuochi non è così eccezionale, potrebbe essere un'ipotesi.
Il volume è occupato solo per un terzo dalla storia citata nel titolo. Il lato artistico prosegue con una certa coerenza nella seconda storia, con scelte cromatiche più vivaci e varie per culminare al meglio nella conclusiva Caboto. Può piacere o può non piacere, la bravura di Mattotti non si discute. Di contro la narrazione (non sua nelle ultime due storie) continua a non convincermi, la lettura dell'ultima storia non l'ho neanche portata a termine. Sono aperto a qualsiasi illuminazione. Fatevi avanti.

mercoledì 30 gennaio 2013

Chi è più forte: Superman o He-man?

Perchè a chiedersi se è più forte Superman o Hulk sono boni tutti.

Dai su, chi è più forte? 
He-man o Superman?
Ve lo siete mai chiesto? E avete mai trovato una risposta? 
IO lo so. Lo so perchè l'ho visto. 
Lo so perchè l'ho letto.
Vi vedo, vi vedo manco avessi la palla di cristallo, con la vostra espressione tra lo stupito e l'invidia pura.
Il troll che è in voi che in quanto troll è solitamente perfido e invidioso, vorrebbe esssere al mio posto, possedere il mio sapere.
O forse molto più probabilmente state pensando: "Ah Gennà ma hai finito il materiale da recensire?"
Ma no, è che sono in una delle mie fasi di lettura totalissima, cioè leggo tre o quattro cose contemporaneamente, per i fumetti, sto leggendo il Green Arrow di Mike Grell ed onestamente per quanto possa tesservene le lodi, ma che ce fate, con la recensione di un fumetto vecchio di almeno 15 anni?!
Direi che per sto mese vi ho già smaronato con la filippica su Lanterna Verde ed i suoi arretrati appetibili, sarebbe davvero una cattiveria propinarvi un pippone assurdo su questa run molto metropolitana dell'arciere della DC, che comunque, aperta parentesi, è caruccia, contestualizzata alla sua epoca è quasi anacronitistica.
Ma va, oggi si parla di scontri epici, della serie chi è più forte caio o sempronio, solo siccome io sono un tipo che ama distinguersi sono andato a sgamare un team-up con inevitabile antipasto a base di mazzate, abbastanza inusuale: Superman contro He Man!

Location mercatino delle pulci di Napoli: in un banco di cianfrusaglie che, giuro su dio, vendeva di tutto, in una scatola c'era una pila di fumetti, tra i tesori trovati in quel piccolo scrigno di cartone polveroso?
Il secondo volume dedicato al Namor di Byrne e Jae Lee, una copia dell' Uomo Ragno 185 - "Morte in famiglia" quello dove muore zia May, ma l'edizione numerata, quella con la doppia copertina a forma di bara e con tanto di poster interno, un paio di For Fans Only,  uno del Punitore ed uno dei Fantastici Quattro. (Osceni, ma chi li comprava sti polpettoni a 9000 mila lire? Io l'avrei chiamata For Pullaster Only, altrochè)
Ed ultimo ciliegina sulla torta, un semidevastatissimo "DC COMICS PRESENT" del 1982 in lingua originale:
Protagonisti: Superman ed i Masters of the Universe, non fate i vaghi, ce li avevate anche voi, tutti, persino Orko.
Prezzo della spesa? Pensavo 5 euro, almeno un euro a volumetto, ed invece l'adorabile signore mi fa:
"Macchè 5 euro guagliò, € 2,50, vengono 50 centesimi l'uno!" (I LOVE NAPOLI)
quindi chi è più forte secondo voi He-man e Superman?



Mentre Clark è immerso nella sua routine da giornalista sfigato, su Eternia, Skeletor è sempre alla ricerca del modo di entrare nel Castello di Greyskull, ed impossessarsi del potere mistico  che la vecchia  ed umida magione della maga Sorceress, che tra parentesi sapete che significa? Ormai lo sapete ma non ci avete mai pensato, significa strega, una strega che si chiama strega, và che fantasia che avevano alla Mattel è come se avessi un gatto e lo chiamassi "gatto", un cane e lo chiamassi "cane".
Comunque Skeletor invece da buon villain sconfitto sempre verso le ultime pagine, o gli ultimi minuti nel caso del cartone animato, è sempre li insieme a Beast-Man, un altro con un nome un perchè, che scartabella vecchi libri di incantesimi alla ricerca di quello definitivo che con un sol colpo gli tolga He-man dalle palle, gli faccia conquistare il potere di GreySkull e perchè no gli permetta di dare una botta alla maga piumata, che con suo succito vestitino di piume fa tanto sesso strano.

Butterfly Effect 

Magari nel 1982 non si chiamava ancora così, ma è proprio quello che succede, Skeletor smanetta con la spada fuori le porte del castello e una nube misteriosa rapisce Superman dai cieli di Metropolis, il risultato?
Ve lo posterei tutto, ma non vorrei avere problemi di copyright, ultimamente sono parecchio avvelenati su questo genere di cose in rete quindi vi posto le due pagine, che mi hanno fatto tagliare in due dalle risate, alienandomi dal resto della famigliola!


Altro che le battaglie del secolo insomma, altro che X-men contro Avengers, ecco qualcosa che tutti noi nerd almeno una volta nella vita abbiamo anelato di vedere: Superman ed He-man che si riempiono di mazzate. Ovviamente nelle pagine successive, la super resistenza di Superman avrà la meglio sull'incantesimo di Skeletor, che cederà sul controllo della volontà quel tanto che basta per fargli il mazzo con l'aiuto di Man-at-arms (si c'è anche lui, ma senza baffi, proprio come il giocattolo!) e Battle-Cat (vorrei tanto stringere la mano a chi assegnava i nomi ai pupazzetti). 
Insomma il finale e vissero tutti felici e contenti tranne Skeletor,  di rigore, ma cosa volete?
Valeva la pena segnalarvi questa chicca.
Boh vi ho tediato abbastanza per oggi, volevo solo condividere con voi questa nerdata assurda.
Baci ai pupi!

mercoledì 23 gennaio 2013

I need a Marvel Zombie

Non dico di essere la mente acuta, l'occhio attento che ha scoperto l'errore, assolutamente no, però sfogliando sta Age of Ultron, non posso fare a meno di chiedermelo, quindi passo la domanda agli attenti conoscitori dell'universo Marvel, d'altronde io sono in piena disintossicazione, e in tutta onestà credo che anche la marvel dovrebbe farlo, sbarazzarsi di qualche nome ed ampliare un pò i suoi orizzonti.
Direi, rischiare, osare, facendo qualcosa di più audace che infilare il Punitore nei Thunderbolts e farlo limonare con Elektra, ma comunque ripeto, con questo post non voglio certo dimostrare di aver scoperto chissà quale imbarazzante errore degli autori Marvel, perchè sicuramente non è così, la proverbiale acqua calda, quindi la domanda sorge spontanea,e ve la rigiro a quelli tra voi che seguono il Marvel Universe con ammirevole (visto la qualità ultimamente) costanza, pronti?

Ok ecco la tavola che mi ha lasciato un pò stupito:


Il faccio in primo piano è Steve Rogers, che dopo la morte di Bucky in Flop Itself, ha riassunto l'identità di Capitan America, quindi a tutti gli effetti 'sto biondone è la stessa persona di cui leggiamo le gesta su Uncanny Avengers e  su Captain America.


Quindi ecco la domanda: Chi  questo alle spalle di Thor, col costume che usava Bucky ai tempi che Cap era morto? E' già risorto anche Bucky? Nei 220 baloon e frustranti didascalie e balon di Bendis, mi sono perso quella che indicava l'anno di questa vignetta come un periodo antecedente al presente? O c'è qualcosa che mi sono perso in  AVX?
O, più plausibile la Marvel non getta mai nulla? 

Le Anteprime di Fumettopenìa - Age of Ultron

Ma sono io o sembra che alla Marvel ormai sono incapaci di scrivere una storia che non necessiti l'acquisto di tutte le pubblicazioni per essere letta integralmente?
Dopo manco pochi mesi dalla fine di AVX,  arriva iquello che credo sia il  primo mega evento post Marvel Now,  l'innovazione è di casa ed infatti dal prossimo Marzo, i Vendicatori e compagnia bella dovranno vedersela con il ritorno di Ultron, l' AI creata da Hernry Pym e sfuggita al suo controllo ormai anni e anni fa, ma secondo la cronologia Marvel probabilmente è successo il mese scorso.

Musica nuova in cucina dove la patata è regina

A Fumettopenìà abbiamo testato lo speciale Age of Ultron .1, qualsiasi cosa sia, sembra comunque l'incipit della nuova appassionante saga che scuoterà inevitabilmente il Marvel Universe.
Ora solo per stavolta, visto che comunque è materiale inedito e non vogliamo spoilerare nulla, cominciamo dalla fine: le prime dichiarazioni fanno tremare il portafoglio, l'evento (oltreoceano) sarà spalmato su 10 albi e sarà pubblicato in 4 mesi da Marzo a Giugno (tie in esclusi ovviamente), il vanto, a sentire i capoccia Marvel sarà che non farete in tempo a porvi delle domande su cosa sta succedendo, che subito in edicola troverete la risposta!
Vista la ramificazione della saga, alla Marvel assicurano anche che non ci saranno ritardi per godere in maniera lineare la saga, a prova di questo c'è il fatto che Hitch ha praticamente già finito tutta la sua parte, e qui è lecito chiedersi cosa sia successo ad Hitch.
La mia ipotesi è che sia morto, ma sia stato messo a congelare in ghiacciaia in cantina, ed il suo sostituto tenta di imitarne lo stile, e continua a beccarsi ingaggi.
Dimenticatevi le tavole di Authority, pulite, precise nette, bellissime, o anche quelle delle prime due stagioni di Ultimates, Hitch è ancora nella sua fase sporca, disordinata, che abbiamo avuto modo già di amare nelle pagine della fanstasmagorica (sono ironico) resurrezione di Capitan America.
L'unica cosa interessante è il taglio delle tavole, il widescreen-comics, di cui è maestro, e che ha inaugurato con Millar con i suoi Ultimates, ma per il resto il nuovo Hitch, evidentemente più veloce, non può dirsi altrettanto virtuoso come quello del passato.

 NOMEN OMEN
(Warning: contain spoiler - ma da qui a che vedrà luce in italiano, li avrete già dimenticati!)

Ma cosa succede in questo .1 che a me ha fatto tremare tanto i polsi che mi sono cagato addosso testè mentre lo leggevo!?

L'Intelligencia in tutto il suo temibile splendore
C'è questo gruppo di supercattivi che si fanno chiamare Intelligencia...avete capito bene Intelligencia. Avete presente tutto lo scarto dei villain del Marvel Universe? E' da lì che Bendis pesca, la scintilla che riavvia  il S.O. perennemente incazzato di Ultron.
Un nome un destino: secondo voi chi sono i membri di Intelligencia? (coalizione creata da udite, udite, Jeff Parker nella fantasmagorica, sono ancora ironico casomai non si fosse capito, Fall of the Hulks).
A questa cervellotica elite, mica ci possono accedere tutti.
Solo, gente tosta, quel genere di persone che risolvono gli integrali a mente, senza usare manco le dita, gente come The Wizard, il Pensatore Pazzo, Red ghost e le sue superscimmie - ehi, oh ma non sottovalutatele per via di tutti quei peli o perchè mangiano le banane, al questionario dei tre giorni, loro, a differenza di voi non ci sarebbero finite dallo psicilogo per via di quelle contraddittorie risposte sui fiori sul fiorista! Coglioni criticoni.
Chi altro? Ah si M.O.D.O.K. e Klaw il signore del suono, massì quello con la parabola al posto della mano, che da anni vede Sky a scrocco senza pagare un cazzo.
In pratica che succede?
Dopo circa 25 pagine e più o meno 220 snervanti baloon, ecco quello che emerge da questo numero 0.
Intelligencia aveva recuperatoquesto Robot inerte precipitato dal classico "outer space", l'involucro era depositario di un immenso potere.
Sgamati dalla Donna Ragno, si sono ritrovati a combatere con i Vendicatori, accorsi in aiuto del loro avvenente membro tutta curve.
Nella lotta che segue, in cui i membri di Intelligencia fanno esattamente quello che fanno da sempre da quando Kirby e co. li hanno creati, ossia prendere calci in culo, Ultron si riattiva e si da momentaneamente alla fuga, lasciando tutti con un palmo di naso, il fumetto si chiude con uno sconvolto Tony Stark che dice che non c'è nulla che si possa fare e che siamo perduti, mancava che dicesse anche: "Nulla sarà più come prima" ed eravamo a posto.
Ora siccome io sono curioso come una biscia mi sono andato a spulciare un pò la rete, e su alcuni siti oltreoceano leggo:
I lettore si troverranno spiazzati da uno scioccante numero uno, in cui Ultron ha preso il controllo dell'umanità e di gran parte della popolazione super del pianeta, a parte un manipolo di ribelli che formerà la resistenza (La donna invisibile, Taskmaster, Bestia, Emma Frost, She-Hulk, Luke Cage, Spider-Man, Wolverine, e Moon Knight) e che tenterà  di liberare la terra dallo spietato giogo della glaciale A.I.
Ora a chi di voi 'sta cosa non ricorda in maniera preoccupante Darkseid e l'equazione antivita di Crisi Finale di Morrison?

01110101010010101010101010101010101110001010100101 [trad. Baci ai pupi]