Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

mercoledì 18 dicembre 2013

Il fantasma Aiace e le altre storie




di Giorgio Rebuffi 352 pp. b/n 18x12,5cm brossurato 10 euro Ed.Annexia  


Torna il buon Dario, e torna a parlare di una pubblicazione per la quale non ha mai nascosto la sua simpatia fin dai tempi di Fumettidicarta.
Il Fantasma di Aiace e le alre storie è un altra raccolta di storie del sig. Rebuffi, fumettista italiano che ha mosso i primi passi nel mondo del fumetto professionale nel 1949 per l'editore milanese Alpe, giovanissimo mentre era ancora studente di medicina, famoso per il suo Tiramolla.

Questa volta Giorgio Rebuffi l'ha fatta grossa. E sì, perché stavolta alla mia bambina è anche scappata la pipì addosso dal gran ridere. Avendo già provato le risate scatenate dall'umorismo del prezioso autore con Pugaciòff - Magie e dintorni, ci siamo ora cimentati nella lettura di questo nuovo e ancor più ricco volume. Più ricco di personaggi, più ricco di stili, più ricco di pagine, più ricco di situazioni, più ricco di sperimentazioni quasi avanguardiste, contando che stiamo parlando di fumetti pubblicati per la prima volta a partire dalla seconda metà degli anni '50, mica l'altroieri.

Così si avvicendano le peripezie del fantasma in cerca di tranquillità Aiace, disturbato dall'acerrimo nemicoamico Tom Porcello, a quelle di Torquato porcello ostinato (e cugino di Tom) fino ad arrivare, passando per numerosi comprimari di spessore, alle straordinarie tavole dedicate a Giotto il bassotto. E la parola straordinarie non è da intendersi come superlativo buttato lì a casaccio ma proprio come tavole extra-ordinarie, fuori dall'ordinario.

Anche chi come me non può dirsi un esperto del fumetto umoristico dell'epoca (ma neanche in generale), non può non notare il notevole uso che l'autore fà della vignetta, della scansione della storia, della matita e finanche del protagonista, il cane Giotto, che oltre a essere personaggio diventa narratore e anche disegnatore, tracciando linee, raccontando storie, dipingendo fondali e personaggi, cancellando testi e non disdegnando nemmeno di lacerare pagine e maledire la carenza di spazio in termini di tavole. Se ci mettiamo anche gli incontri con personaggi non rebuffiani come Nonna Abelarda e gli indiani provenienti dal fumetto western, il metafumetto e le geniali trovate grafiche, è impossibile negare che Giotto e Rebuffi già all'epoca erano avanti.
E' fuor di dubbio che le tavole dedicate a Giotto siano le nostre preferite, nonché causa scatenante della pipì di cui sopra. Giusto per curiosità la sequenza incriminata è quella del ritratto dello zio Burgundo conte di Dubrugia.



Anche l'ostinato Torquato riserva qualche sorpresa, oltre al consueto carico di umorismo d'altri tempi ma sempre efficace, offre spunti interessanti sul versante artistico. Qui Rebuffi sperimenta un tratto più spesso soprattutto sui contorni delle figure con un uso dei neri che rende il disegno più corposo e deciso, quasi a bucare la tavola (non come Giotto però che le buca sul serio).

Ultima nota ma in modo assoluto non meno doversa, va ai ragazzi di Annexia dal cui lavoro trasuda amore per questo filone del fumetto e per uno dei suoi autori di spicco. Il volume è ben confezionato, con le giuste note e i giusti interventi, misurati e mai invadenti. L'augurio è che il loro lavoro possa continuare senza intoppi e ricco di grandi soddisfazioni.


Ciò non toglie che anche le altre storie siano fonte di divertimento e interesse. La sezione dedicata ad Aiace è suddivisa in due parti, una urbana con co-protagonista Tom Porcello e una bucolica alla corte del misantropo Ermenegildo. Nella prima prende corpo la contraddizione di un fantasma che non trova pace, non perché nutra ancora legami terreni o sia affetto da particolari maledizioni, è che proprio non lo fanno dormire. Nella seconda parte il fantasma verrà sfruttato per benino dal fattore per portare avanti i lavori della campagna e incontrando qui numerosi e curiosi esseri tra i quali Lucky Loris e Agamennone l'orso musicofilo.

Dario Lopez

giovedì 12 dicembre 2013

Magneto: Testamento

Brutto no, c'è di peggio in giro, ma aspettarsi un capolavoro (su ebay la prima edizione raggiunge prezzi impensabili, e a chiunque chiedi strabuzza gli occhi e ti dice: "Bellissimo!") e ritrovarsi a dire "beh dai in giro c'è di peggio", è abbastanza deludente.
Magneto: Testamento è una lettura anonima, forse troppo anonima per la materia di cui tratta, la grande pecca di questa miniserie è che non riesce in alcun modo ad emozionare .
Testament è freddo, distante, a volte persino scontato, parla si dell'olocausto, è vero, cita persino date e cifre eppure non fa alcuna breccia nell'animo di chi legge.
A lettura finita mi sono chiesto per quale motivo, questa fatica di Greg World War Hulk Pak dovrebbe essere considerata un fumetto imperdibile. Forse perchè parla del genocidio ebreo?
Eppure non sensibilizza in alcun modo il lettore, non incuriosisce i più giovani, al punto di documentarsi, insomma senza stare a girarci troppo intorno, Testament non è Maus, manco lontanamente.
Non è nemmeno il sig. Marco, la mia guida nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dello scorso giugno, le cui parole, al mio rientro dalla Polonia, mi hanno spinto a saccheggiare la biblioteca di quartiere.
Indubbiamente apprezziamo lo sforzo documentaristico dell'autore, che inserisce Magneto nei principali eventi dell'ascesa nazista, ma purtroppo, mi duole dirlo, non c'è altro.
I personaggi non sono caratterizzati al meglio, la tragedia stessa della vita nel campo non è degnamente dipinta, anzi quello che emerge dalla lettura è un' innegabile incapacità dell'autore di approfondire una pagina tanto oscura della storia dell'uomo.
Insomma signori Pak non è Spiegelman, e non è nemmeno Alan Moore.
Ricordate V for Vendetta? Il capitolo IV: Vedute e Valutazioni, insomma riesce a trasmettere  più angoscia verso i regimi, Alan Moore in mezza pagina, quando V trasmette in prima serata, che il sig. Pak in una miniserie intera.
I tedeschi...non sono abbastanza tedeschi,  sono come i romani della Passione di Mel Gibson, sono ridotti a bulli, nonostante lo sforzo, l'autore non riesce a rendere reale abbastanza, lo spaventoso allucinante e metodico piano di germanizzazione dell'europa, nonostante l'apprezzabile sforzo del disegnatore italiano Carmine Di Giandomenico (comunque meno spigoloso è più armonico nella mediocre Spiderman Noir).
Insomma se vogliamo considerare Testament come una valida Retcon del personaggio di Magneto, volta a dare un senso alle sue azioni, ed ai suoi mezzi estremi nel preservare l'etina mutante, allora ci siamo, Testament è una bella miniserie, ma se vogliamo strumentalizzare l'olocausto, per considerarla un capolavoro, beh in quel caso prendo le distanze da tutti quelli che dicono sia un prodotto eccellente, diciamo che è un media come tanti, che affronta questo angosciante argomento senza però giungere a significativi traguardi in termini di trasporto e pathos.
Quindi in conclusione ahimè, Testament è bocciato, di tutt'altra  opinione però sono per l'edizione, continuo a ribadire che il Marvel Best-Seller, sia una delle più azzeccate trovate editoriale della Panini Comics che al momento non ha rivali, 5,50 €, è un prezzo competitivissimo che dovrebbe dar da pensare alla nemica RW Lion, sempre più distante dai suoi lettori.
Raccomandata ai fan dei mutanti, in particolari a quelli caduti vittime del signore del magnetismo.
Sconsigliata a tutti gli altri, specie a quelli che come me, si aspettavano fiduciosi il capolavoro, è proprio vero che del prossimo non ci si può fidare.
Per la Panini invece che perservera nella pubblicazione di questo appetibilissimo formato gli applausi sono d'obbligo.
Baci ai pupi.


martedì 10 dicembre 2013

10 momenti imbarazzanti che i supereroi Marvel avrebbero evitato volentieri!



E dopo i 10 migliori momenti nel Marvel Universe è ora di elencare i 10 epic fail, o facepalm, o come diavolo si chiamano adesso, della casa delle idee, pronti?
NdA - Per la realizzazione di questa ingloriosa top ten, voglio ringraziare tutti i lettori che partecipano attivamente sulla bacheca facebook del blog, senza di loro non sarebbe stata possibile.

10. ZiaMay torna nella vita di Peter Parker, la vecchia che muore di cancro, in realtà era una donna ingaggiata da Goblin.
 

10bis. La vita editoriale contemporanea del ragno è un tristissimo susseguirsi di Epic Fail, evitando di citare i soliti One More Day e Superior Spiderman, e concentrandoci su Zia May, direi che sono altrettanto grottesche la tresca col maggiordomo dei Vendicatori Jarvis, e la trombata con il papà di J.J. Jameson, di cattivo gusto anche per un sito porno di sesso con Grannies!

9. Ancora Spiderman, stavolta la colpa è di Mark Millar, che in Civil War fa smascherare Peter Parker in TV, sotto suggerimento di Tony Stark, una forzatura al personaggio da manuale.

8. In Secret Wars II (Jim Shooter) l’Arcano, che si è appena creato un involucro umano, sente l’impellente bisogno di andare al bagno per fare la cacca, e chiede lumi all’Uomo Ragno, su cosa siano queste strane sensazioni al basso ventre. Il primo Super- Meconio ritardato della storia dei comics. Semplicemente ridicolo.


7. La rinascita di Capitan America scritta da Brubaker è uno dei punti più bassi della sua appetibile run  su testa alata. La meta-pistola che in realtà non è una pistola, il coma, la dimensione onirica, il fatto che Namor ne inabissa il corpo al polo dove era stato resuscitato, ed invece ritorna  a Washington, per combattere con il Teschio Rosso.

6. Per quanto divertente, FrankenCastle è da considerarsi un Epic Fail, perché è in continuity!

5. L’inutilissima Naomi Kale, la Ghost Rider femmina.

4. Tutti parlano un gran bene della run di Hickman sui Fantastici Quattro, e personalmente non  vedo l’ora di leggerla nella sua interezza, però il Concilio dei Reed Richards un po’ fa ridere dai!
(Idea poi riciclata da Ultimate Fantastic Four di Mark Millar, la storia
che da inizio ai Marvel Zombie)

3. Fear it Self di Fraction è un flop, forse il più brutto megaevento del Marvel Universe contemporaneo,  e racchiude degli Epic Fail spaventosi: il padre Odino ridotto ad un pavido vigliacco, spaventato dall’inesistente (nella mitologia norrena) misterioso 4 fratello. Un Odino diversissimo dal valoroso Dio nel Ragnarok di Simonson o se volete in quello che chiama a raduno le divinità in Infinity Gauntlet.
Tuttavia tra i momenti più imbarazzanti di questa miniserie è da segnalare l’ennesima morte di Thor con Cap che grida (a chi?) “Uomo a terra!” o la rissa tra Thor e Odino, con quest’ultimo che pur di non combattere, prende a pugni il suo stesso figlio.


2. La parentesi Latveriana degli Dei di Asgard, ridotti ad esperimenti dal dottor Destino, nonché la ridicola e molto poco epica morte di Bill, ucciso dagli asgardiani nelle vie deserte di Latveria,  forse il punto più basso della gestione di Straczinsky del Dio del Tuono, che riduce gli Aesir  a bulli di bande che manco ad Harem.

 

1. Cronache di un facepalm annunciato: Robbie Reyes il nuovo Ghost Rider in auto!!








Baci ai pupi!
 

domenica 8 dicembre 2013

Super Crooks i supercriminali di Mark Millar




Ma cosa è successo a Millar
Ma è possibile che non riesce più a ripetersi?
E’ da quando si è lasciato dietro le Major per dedicarsi al suo narcisistico Millar-World, che non riesce a scrivere nulla che sia quantomeno decente. Convenite?
A parte le matite di Yu la nuova miniserie di (fortunatamente soli ) 2 numeri edita dalla Panini, sul mensile Panini Comics Presenta, non c’è assolutamente nulla che mi possa spingere a caldeggiarne l’acquisto presso di voi cari fumettopeniaci.
Mi sono sacrificato io, voi passate oltre.

Cosa è Super Crooks?

In pratica è Ocean Eleven in superpoteri, e con tante parolacce.
Un gruppo di supercriminali decide di fare il colpo grosso - ma attenzione - non in America, che è il paese con la più alta densità di supereroi sulla Terra, ma in Spagna, dove di supereroi non se ne vede neanche l’ombra.
Generoso l’ editoriale di Marco Ricompensa che tenta di far passare per geniale l’ultimo Mark Millar, quello che palesemente a corto di buone idee ricicla quello che trova in giro, così dopo l’inutile machiavellico finale di Nemesis, rieccolo ad elaborare luoghi comuni della letteratura in calzamaglia tipo questo: A che serve ostinarsi a cercare di portare a termini colpi criminali in una città piena di supereroi? Se nel frattempo potete rapinare una città dove invece i supereroi latitano?


Secondo l’editoriale, questa premessa dovrebbe darci il giusto hype per lanciarci curiosi nella lettura di queste 40 pagine scarse, ma a conti fatti dopo nemmeno mezz’ora, che l’albo lo hai effettivamente letto, ti rendi conto che quelle quaranta pagine scarse annoiano e basta.
Forse Ricompensa pensava di motivarci di più dicendoci che la sceneggiatura, è gia stata acquistata dalla Universal; personalmente dopo aver letto questo brutto fumetto, la notizia mi conferma solo che Millar, colui che a suo tempo,  dichiarò che non avrebbe mai inventato nulla in seno alle Major, è un fortunato manager di se stesso, che sta bivaccando da anni, su allori ormai rinsecchiti, e che è ormai incapace di concepire che un fumetto possa non avere una trasposizione cinematografica.

Due paroline IMHO su un autore che si crede sto padreterno

Facciamo un punto veloce su Mark Millar: finchè non aveva troppi paletti rispettare, ha scritto cose buone, il suo Wolverine non era malvagio, Civil War, disegnata da Mcniven ha ancora il pregio di essere considerata il miglior evento corale Marvel degli ultmi anni, nonostante sia piena di forzature che non si sposano troppo con la continuity dei personaggi:
Spiderman non si sarebbe mai tolto la maschera, nemmeno se a dirglielo fosse stato suo zio Ben dalla tomba, sopravvolando sulla sua visione fascista di un Tony Stark senza troppi scrupoli nel calpestare dall’oggi al domani i suoi compagni, un altro personaggio che decisamente mal si sposa con la sua continuity editoriale, era  Reed Richard, così viscido e subdolo, era incompatibile persino con il Reed Richards che avrebbe creato dopo nel suo contributo autoriale al quartetto. Forse Pym poteva starci come carceriere nella zona negativa, d’altronde Henry Pym, i più vecchi se lo ricorderanno, era già stato processato dai Vendicatori anni e anni fa, per la sua condotta non proprio lodevole.
Ma per Pym il problema si è risolto da solo, Bendis lo ha reso uno Skrull nella sua orripilante invasione, e voglio far finta che fosse stato tutto studiato dal team di architetti Marvel.
Questo per dire che senza qualche editor a soffiargli sul collo ha scritto cose interessanti, la sua run sui Fantastici Quattro non è assolutamente da buttare, specie il primo arc con l’altra terra (concetto comunque visto anche nella sua Authority). Gli Ultimates disegnati da Brian Hitch, restano il suo lavoro migliore, d’altronde quei nuovi vendicatori vivevano avventure su una nuovissima realtà parallela, con vincoli pari a zero, il risultato è stato una delle migliori serie Marvel degli ultimi anni.
Poi il successo però gli ha dato alla testa:

Old Man Logan, disegnata sempre da McNiven è già, nonostante sia appetibile, un primo audace tentativo di lasciare la sua impronta nel Marvel Universe, basando le sue trame su paurosi luoghi comuni della letteratura in calzamaglia: nel caso specifico - in un futuro (alternativo?) i supercattivi decidono di allearsi e di scagliare un attacco ai supereroi, cambiando le carte in gioco, per esempio gli X-men contro i nemici del Ragno e viceversa, un plot nemmeno tanto originale, il primo che mi viene in mente che sfrutta questa idea, risale al 1984 o giù di lì, su Crisis on Infinite Earths, di Wolfman & Perez quando tutti i cattivi DC guidati da Luthor e Brainac fanno strage di eroi nel tentativo di conquistare le terre rimanenti.
Ma lasciamo perdere i deja vu, l’impronta Western, una chiara citazione a Gli Spietati di Clint Eastwood, le stupende tavole di McNiven, donano a questa miniserie, una certa appetibilità, complice comunque anche uno stacco completo dalla continuity, particolare che avvalora la teoria che Millar privo di limiti, ERA un buon autore.

Poi è arrivato il delirio di onnipotenza, le dure dichiarazioni in cui affermava che non avrebbe mai più scritto materiale valido per le major, ne che avrebbe creato nuovi personaggi  in seno alla collaborazione con una casa editrice come la Marvel o la DC.
Ed in effetti la sua ultima produzione con la casa delle idee, è veramente sciapa ed anonima, i suoi Ultimate Avengers, cominciano in accelerazione ma si perdono già dalla fine del primo arc. Quello del Teschio Rosso.
Poi arriva Kick Ass (un valido fumetto),  - più o meno i tempi sono quelli - e Millar, osannato dai lettori come un genio, perde ogni contatto con la realtà.
Da lì in poi non ingrana più nulla, e la sua musa sembra averlo abbandonato del tutto, Nemesis non è niente di eccezionale, Superior anche, ci riprova con Kick Ass 2 ma il secondo è un inutile elogio dell’iperviolenza senza alcuno spunto narrativo, botte stupri e mutilazioni, nient’altro.
Nel frattempo arrivano le licenze cinematografiche, Millar si vende e da quel momento comincia a scrivere sceneggiature che sembrano fatte apposta per l’adattamento al grande schermo.
Questo Crooks non fa eccezione.


Yu a parte, la miniserie non vale i suoi 6,30€ .
Un gruppo di supercriminali di New York stufi di essere sbattuti in cella alla fine di ogni rapina finita male, decide di provare la sorte in un paese privo di supereroi, nel caso specifico Tenerife, Spagna.
Perché la Spagna? Probabilmente perché come detto, ormai Millar è incapace di concepire un fumetto senza che questo debba essere poi riprodotto sul grande schermo, magari avrà pensato che la Spagna si presta per una fotografia migliore, o forse perché sarà più facile, infilarci modelle in bikini in inquadrature iberiche, avvenenze che stonerebbero con i climi grigi di New York o Londra.
Il fumetto in pratica è Ocean Eleven, solo con superpoteri. Troppo compresso con dialoghi scontati.
Nel primo numero dell’edizione italiana di Crook, senza spoilerare nulla, c’è in ordine: l’incipit, la presentazione dei personaggi, la causa nobile che rimette i criminali in carreggiata, altro dejavu, che ricorda il mediocre action-movie Fuori in 60 secondi con la Angelina Jolie, ed infine l’arruolamento del gruppo di ladri per organizzare la grande rapina.
Perché in sostanza è a questo che si riduce, dietro l’incipit stupido di voler far emigrare verso porti privi di superpoliziotti,  i soliti supercriminali verso i quali Millar ha una macelata passione (vedi il sopravvalutato Wanted) c’è una sceneggiatura che fa il verso in tutto  e per tutto ad Ocean Eleven.
Mediocre e pretenzioso, Crooks è vivamente consigliato solo ai adoratori dell’autore inglese. Atutti gli altri consiglio di investire in altre letture: restando in casa Panini, con due euro in più,  (o con un euro in meno, se consideriamo il prezzo della miniserie completa) potrete arraffare la bellissima Magneto -Testament  disegnata da Carmine Di Giandomenico.
Un investimento sicuramente più appetibile di questa ennesima scadente opera di Mark Millar, al quale
auguriamo di risvegliarsi da questi sonni di gloria in cui e sprofondato.
Come se non bastasse la contraddizione tra l’incipit nel ricercare una città senza supereroi da depredare, e scegliere alla fine dei giochi, per vivacizzare la trama, la mente del gruppo, dicevo scegliere come obbiettivo l’unico supercriminale residente in Spagna, che come guardia del corpo ha l’unico supereroe che può dare filo da torcere al gruppo di manigoldi.
Decisamente il signor Millar perde colpi miniserie dopo miniserie, vogliamo dire che uno dei punti forti delle sue pubblicazioni è il fatto che può permettersi ottimi disegnatori? Tipo McNiven, Hitch, Yu, Romita, e persino Quitley?
Alla larga da Super Crooks.
Baci ai pupi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     
                     

mercoledì 4 dicembre 2013

10 momenti magici nel Marvel Universe

(in ordine sparso)

Se va tutto bene, se riesco a staccarmi dalla Lega di Alan Moore e gli speciali issuu, nei prossimi giorni dovrei postare una guida ai regali per nerd, da far leggere ai vostri familiari in crisi, quelli che non sanno mai cosa regalarvi per Natale, e una rassegna dei peggiori megaeventi Marvel dopo Civil War, vale a dire tutti.
Oggi teniamo alta l'attenzione del blog con un pezzo veramente leggero, ma che sono sicuro vi piacerà.
Visto il piacevole consenso che hanno avuto i pezzi sui veicoli dei supereroi quello sui volumi che non dovrebbero mancare nella vostra biblioteca o ancora quello sulla presunta ultima fine del mondo, ecco a voi un pezzo che farà la gioia di tutti i Marvel Zombi che ci seguono, quindi banco alle ciancie di circostanza e cominciamo con:
10 momenti top nella storia del Marvel Universe in ordine sparso:

Thor pesta Iron Man
  Thor mena Iron Man - il buon Stracchino durante la sua magnifica gestione del Dio del Tuono, si fa peso di tutta la rabbia accumulata dai fan nei confronti del Tony Stark fascista di Civil War, e con Thor lo batte come fosse un tappeto.  Semplicemente sublime.

Bullseye accoppa Elektra - uno dei momenti più alti durante la run di Frank Miller su Daredevil, qualcuno di voi se lo è perso?


Wolverine interroga un purificatore - Dalla graphic-novel dell'inesauribile Claremont, la bellissima Dio ama l'uomo uccide.

La morte di Skurge - Il Ragnarok è finito, e gli Aesir guidati da Thor invadono Hel alla ricerca delle anime di mortali che sono finite all'inferno per via degli intrighi dell'elfo oscuro. Skurge, con il cuore in pezzi per causa dell' Incantatrice, decide di coprire la ritirata dei suoi compagni d'arme e resta da solo a tenere il ponte, contro l'atacco dei demoni di Hela. Un must.


Il sacrificio di Kitty Pride - Non fa in tempo a ritrovare l'uomo della sua vita Kitty che deve di nuovo dirgli addio.Struggente ed emozionante il finale della run di Whedon, un cui la piccola Pride si ritrova prigioniera di un gigantesco proiettile puntato contro la terra, da vera eroina sceglie di non essere salvata, perchè il suo potere è l' unica cosa capace di far passare il proiettile attraverso la terra, e lasciarla indenne, decisamente uno dei migliori momenti del Marvel Universe contemporaneo, e Whedon è l'uomo che tutte le supereroine vorrebbero come scrittore delle loro storie. Imperdibile.


Castle uccide la sua famiglia - La run di Remender sul Punitore è tra le migliori che si siano lette, il generoso scrittore della penultima X-force, ha confezionato uno story Arc, che nonostante abbia rasentato il grottesco con Franken Castle, resta l'unica interpretazione del vigilante che tiene testa all'ottimo lavoro di Ennis su MAX. Hood tenta di piegare Castle resuscitando la sua famiglia, Castle rilancia sterminandoli tutti.
Chuck Norris gli fa un baffo insomma.


Morte del Punitore - L'unico momento degno di essere ricordato della miniserie La Lista, ma in generale di tutto l'inutile Dark Reign, Romita Jr. disegna, con inusuale cinismo per l'universo 616, la fine del Punitore per mano del figlio di Wolverine. Glaciale e vero, il contrasto delle parole di Daken che si chiede come possa aver fatto un essere senza poteri sopravvivere in un mondo di superpoteri, ed i pensieri di Castle che finalmente si abbandona alla fine aspettando solo che cali il sipario sulla sua sanguionaria vita, nella speranza che finalmente possa riabbracciare la sua amata Maria

Devil perde tutto - La stupenda miniserie di Frank Miller e David Mazzuchelli Born Again, il momento in cui Matt resta impotente di fronte alla distruzione della sua vita per mano di Kingpin, l'apice quando vede il suo mondo bruciare insieme alla sua casa. Quando parlare di nona arte in un fumetto di supereroi, ha un suo perchè.


La morte di Gwen - Pensavate ce ne dimenticassimo? Uno dei momenti irripetibili nella vita editoriale di Spiderman, anzi dell'Uomo Ragno, lo "snap" che ha fatto dibattere milioni di fans: "E' stato Peter che alla fine ha ucciso la bella Gwen?" La risposta è si, fu l'inesperienza o se volete il panico di Peter che uccise la povera Gwen, e la spiegazione scientifica la potete trovare nell'appetibilissimo libro di James Kakalios La fisica dei Supereroi.




Mai più Ben Grimm - Su Fantastici Quattro #78, reed Richard riesce finalmente a trovare una soluzione definitiva alla situazione di Ben. La Cosa dei Fantastici Quattro, finalmente può dire addio alla sua condizione mostruosa e vivere una vita normale. Ma l'attacco di Wizard che mette KO i restanti membri del quartetto, lo vedono costretto a rivedere i suoi progetti, intenso come solo Kirby e Lee potevano fare.
Ci siamo, siamo giunti al termine di questa personalissima top ten dei momenti magici del Marvel Universe, ora sentiamo i vostri! 
Baci ai pupi.


lunedì 25 novembre 2013

Black Crow ed altre cose



XIII – Bouncer-  Black Crow  e 2 parole sulla bedè.

Chiedo scusa, ma vi assicuro che non era mia intenzione trascurarvi così tanto. Diciamo che sono stato un pochino impegnato a fare altro. 
Più sinceramente diciamo che la guida non autorizzata alla Lega di Moore ha sfiancato quei pochi neuroni che ancora tenevano alta la bandiera del mio discutibile intelletto.
Per farmi perdonare, approfittando dell’aiuto di Dario, torniamo e torno a parlare delle sorti del fumetto franco belga in Italia, in particolare di quello edito dall’editore bolognese Cosmo, di cui abbiamo parlato in precedenza QUI,  in occasione dell’ uscita del Decalogo (‘sto mese è in edicola il secondo numero) e La Leggenda, (il fantasy di Swolfs che questo mese giunge a conclusione).
Quindi vi lascio alla lettura di questa triplice recensione, in cui Dario torna a parlare della Bedè in Italia ed io, al solito più pratico, vi lascio due piccoli commenti sulle due nuove serie arrivate in edicola grazie ai considerevoli sforzi dell’editore bolognese, che al momento senza voler offendere la suscettibilità di nessuno, è solo una constatazione di fatti, sembra un attimino più longeva della scomparsa 7age ( io almeno non la vedo più poi posso essere smentito tranquillamente) che qualche mese fa aveva invaso le edicole con il materiale pur interessante della Zenescope.
Quindi rinnovando le scuse per questa latitanza vi lascio a Dario e torno a tediarvi subito dopo di lui.


Giunge a conclusione, perlomeno momentanea, la ristampa economica a opera di Editoriale Aurea del fumetto franco-belga XIII. Nei dieci numeri della collana abbiamo potuto assistere alle innumerevoli peripezie del numero XIII, individuo che definire dal passato misterioso risulta estremamente riduttivo. La saga in Francia non si è ancora conclusa, ne è uscito proprio in questi giorni il ventunesimo episodio, unico inedito della ristampa Aurea eccezion fatta per un episodio puramente riassuntivo saltato a piè pari dalla casa editrice romana.

Nascono ora spontanei due piccoli quesiti: le future uscite, nel paese d'origine parecchio dilatate nel tempo, verranno poi proposte da Aurea nella stessa collana e con lo stesso formato? Dobbiamo aspettarci in futuro un undicesimo numero? E, in caso di risposta negativa, ha senso investire su ristampe di serie ancora in corso esaurendo il materiale a disposizione in tempi relativamente brevi per lasciare poi la serie nel limbo a tempo indeterminato o addirittura chiuderla? Per ora non mi interessa cercare risposte, avere la vostra opinione decisamente di più.

Dopo l'esplosione della bande dessinée in formato bonellide lanciata dalla GP Publishing, casa editrice che ha ormai abbandonato il campo in questo segmento di mercato, sono la Cosmo Editoriale e l'Aurea a portare avanti il discorso nelle edicole italiane. La realtà più florida del settore sembra essere proprio la Cosmo che continua a sfornare novità e ad osare più della concorrenza. Grande merito quello di aver portato a conclusione alcune opere lasciate incomplete dalla GP Publishing come Durango o Lo Sparviero, scelta che dimostra un certo rispetto per il lettore oltre che interesse economico, anche nella scelta di adattarsi alla grafica adottata dal precedente editore garantendo così al collezionista una giusta continuità estetica.

Dal canto suo l'Aurea dà l'impressione di voler tirare un poco i remi in barca avendo sospeso la pubblicazione di Bob Morane dopo cinque uscite e rimanendo in edicola con il solo Blueberry (parliamo sempre e solo di formato bonellide o quasi). Si era vociferato tempo addietro di una possibile pubblicazione di Luc Orient e di Bernard Prince ma non mi risulta che le voci siano state confermate.

A che punto siamo quindi e cosa possiamo aspettarci dal futuro? Personalmente, dopo un grande entusiasmo iniziale, ho abbandonato quasi tutte le pubblicazioni in questo formato, per i motivi più diversi. Per quel che riguarda Aurea il discorso è molto semplice: XIII è finito, Bob Morane l'hanno interrotto e Blueberry mi faceva male agli occhi. Proprio così, alla lunga la riduzione delle tavole si è fatta sentire creando almeno su Blueberry una sensazione di fatica visiva che per molti altri fumetti non provo. E sì che le storie del soldato Blueberry mi piacevano anche parecchio, però proprio non reggevo più. Troppi particolari, baloon per me faticosi da leggere con la tavola ridotta. Poi non è che io stia proprio ringiovanendo.
Altro paio di maniche per quel che riguarda la Cosmo che mi sembra sempre molto attiva e reattiva.
Ultimamente, per disinteresse a tematiche e serie proposte (ma solo per gusto personale), l'unica cosa alla quale ho dato un'occhiata è
Wanted e probabilmente darò un'occasione anche al Bouncer di Jodorowsky e Boucq. Proprio da Wanted, insieme a un paio d'altre cosette, arrivano le sorprese e le speranze per il futuro. Questa serie western è inserita nella nuova collana Cosmo Color che abbandona la concezione di formato bonellide in bianco e nero per il fumetto franco-belga e riporta la bedè a un formato molto simile a quello d'origine, riacquistando il colore ma riuscendo a mantenere prezzi molto bassi, parliamo di 3,50 euro. Certo, la copertina non è cartonata e in ogni numero viene stampato un singolo albo, proprio come accade in Belgio o in Francia. Meno pagine, però si torna a potersi godere la tavola grande e un'opera pressoché identica a come gli autori l'hanno concepita. In più c'è il colore che però, come dissi tempo addietro, per me non è necessariamente un valore aggiunto, basta guardarsi qualche tavola originale per valutare la veridicità della mia affermazione.

La differenza la fà il prezzo. Ho sempre sostenuto la bedè in formato economico per motivi ovvi di spesa. Se la strada battuta da Cosmo Color funzionerà in non posso che benedirla. In fondo si avrebbe a 3,50 euro qualcosa che in quel formato di solito costa molto, molto di più.


Ci sono almeno altre due pubblicazioni che, con i dovuti distinguo, lasciano ben sperare in questo senso. Parlo delle uscite allegate alla Gazzetta dello Sport: Michel Vaillant a 2,99 euro per un episodio originale e Lucky Luke a 3,99 per ben due episodi originali. Allora si può fare! Beh, forse almeno. Teniamo conto che la forza economica della Gazzetta probabilmente permette maggiore copertura dei costi rispetto a quel che può permettersi una Cosmo Editoriale, però i segnali positivi ci sono e nessuna delle suddette edizioni mi sembra un prodotto raffazzonato, anzi.
Che sia la nuova strada da battere? Lo spero e me lo auguro.

Cazzo, ma io dovevo parlare di XIII. Vabbè, magari domani.
Dario Lopez

Bouncer  (#01) Un diamante per l’aldilà
(Di  A. Jodorowsky e Boucq 130 pgg, b/n 3,20€ Ed. Cosmo)

La prima volta che ho avuto il piacere di leggere qualcosa di Jodorowsky, era un libro: Quando Teresa che si arrabbiò con Dio.
Un libro che definire strano sarebbe stato usare un eufemismo.
Da qualche settimana è arrivato in edicola la versione economica di Bouncer il western scritto da lui, e disegnato da Boucq.
Formato bonellide in bianco e nero, 130 pagine, 3.20€, e stampato in Italia su carta certificata PEFC.
Devo dire che tra le molte iniziative Cosmo, questa di Bouncer è sicuramente la più imperdibile, Jodoroswky è un indiscusso artista con interessi in più campi: ha scritto e diretto film, composto opere teatrali, scritto vari libri, ed anche le sue incursioni nel campo della nona arte sono state apprezzate da pubblico e critica.
Il suo western non è da meno. Il primo numero che presenta il personaggio, ci porta in una frontiera selvaggia molto differente da quella della classica narrazione bonelliana.
Bouncer (Buttafuori) è un uomo da un braccio solo dal passato tutt’altro che tranquillo, figlio di Aunty Lola, una delle prostitute più feroci ed arriviste del west.
Ora, siccome le origini del personaggio, nonchè il segreto della sua situazione sono raccontate in questo primo numero, non vi dirò nulla riguardo alla trama, quello che mi preme di dirvi è che questa, è altamente godibile, mai lenta e decisamente avvincente.
I personaggi di questa prima saga sono tutti carichi di un accattivante carisma. E la storia tiene desta l'attenzione.
Jodorowsky pur utilizzando dei personaggi al limite dello stereotipo, riesce, grazie a soluzioni originali, a non scadere nella rischiosa monotonia di un genere fumettistico tanto inflazionato.
Bouncer fondamentalmente diverte e lascia il lettore con la curiosità di leggere quello che succederà nel prossimo numero. La caratterizzazione dei personaggi  è ben definita, e dagli spoiler che mi sono autoinflitto per arricchire la recensione (ma che non vi dirò) direi che ci aspettano figure e situazioni tipiche della fantasia psichedelica di questo autore, che adattate al genere western, porteranno sicuramente alla lettura di qualcosa di quantomeno raro se non unico.
Inoltre le matite di Boucq, pulite e dinamiche sono da intendere come un sicuro incentivo all’acquisto: campi lunghi, paesaggi, primi piani, scene d' azione, nulla sembra intimidire questo disegnatore, che qualcuno di voi magari avrà già avuto modo di ammirare su Faccia di Luna.
In conclusione Bouncer merita sicuramente la vostra attenzione, vivamente consigliato agli amanti del genere, ed a quelli che vorrebbero avvicinarvisi, ma sono giustamente intimiditi dalla mole cronologica del Tex nostrano.
Bouncer è sicuramente un bel Western d'oltralpe, come del resto lo è stato Durango, che sempre grazie alla
Cosmo ha trovato pace e fine anche da noi in Italia, anche in economica.

Black Crow (#01) Il tesoro maledetto
Di Jean Yvesse Delitte 98 pgg b/n  2,90€ Ed. Cosmo

Sarà che con la stesura della Guida della Lega di Alan Moore (vero che l’avete letta vero? Dopo tutta la fatica che ho fatto e sto facendo per scriverla!), quella montagna di citazioni del Bardo, ha risvegliato una passione sopita per la letteratura d’avventura d’essai, fatto ‘sta che questo Black Crow capita proprio a fagiolo per soddisfare le mie voglie.
Black Crow dell’autore belga Jean Yvesse Delitte, è un fumetto d’avventura, ambientato a bordo di un veliero, la Revenge, comandata dal corsaro di sangue pellerossa, Samuel Prescott, meglio noto come Black Crow, un uomo ansioso di vendicarsi degli inglesi che aveva scelto di servire, durante le guerre dei turbolenti anni alla fine del 1700.
L’appetibilià di questo fumetto ridiede nelle ambientazioni marinaresche, nel taglio squisitamente avventuresco della serie, nonché nelle trame appetibili e coinvolgenti, nei dialoghi scorrevoli e nella caratterizzazione dei personaggi, dove potere, cattiveria e cinismo viaggiano a braccetto.
 I disegni di Delitte sono validissimi, anzi direi che possiamo anche dargli dello spettacolare senza avere la sensazione di esagerare con gli elogi, le tavole dell’autore belga sono precise pulite, le geometrie mai monotone ed assolutamente dinamiche, risentono poco della economicizzazione del colore.
Insomma si lasciano tranquillamente ammirare, nonostante la desaturizzazione coatta.
La componente piratesca, le ambientazioni in mare, e la collocazione storica, forniscono alla serie una sicura originalità, una ventata d’aria nuova in un edicola dove il dejavù è ormai un appuntamento fisso.
Da quello che ho capito è una serie on-going, il prossimo mese arriverà il numero due, poi la serie subirà una pausa in attesa di reperire altro materiale.
Black Crow è il classico esempio di quanto possa fare bene alla editoria italiana la cura Cosmo.
Checché ne dicano i conservatori ed i puristi dell’edizione originale, l’economicizzazione di alcune serie a fumetti, in questi tempi di tagli alle spese, permette ai lettori di ampliare le loro letture.
Un’ edizione fedele all’originale dell’opera avrebbe fatto levitare i costi ed il prezzo di vendita, ed avrebbe relegato questo interessantissimo fumetto nelle ultime posizioni di una vostra ipotetica wishlist, complice sicuramente una legittima intolleranza a scialacquare i vostri risparmi in serie sconosciute.
L’edizione Cosmo invece, visto il prezzo contenuto, invoglia il lettore a concedersi nuove esperienze, il bello è che nel caso di Black Crow, di Bouncer ed anche di La Leggenda e Il Decalogo, risultano a conti fatti piacevolissime letture.
Quindi a costo di sembrare troppo di parte, (ma in realtà quello che ci preme sempre salvaguardare sono le vostre ed anche le mie tasche!), Fumettopenia rinnova gli auguri all’editore bolognese.
E lo esorta, per quel che può servire a continuare su questa interessantissima e popolarissima  strada.
Nel mio caso hanno guadagnato un sicuro cliente.
Quindi bando agli indugi, mollate gli ormeggi, sciogliete la vaschetta ed abbassate la trinchettina e il grande fiocco, si salpa ci aspetta un tesoro…si è vero è maledetto ma con Samuel Prescott, possiamo stare sicuri che le emozioni non mancheranno.
Baci ai pupi.

venerdì 15 novembre 2013

Tipo da mare


Seaguy Vol. 1  - G. Morrison- Cameron Stewart brossurato a colori delle edizioni Planeta de Agostini 8,50€
Seaguy Vol. 2 - G. Morrison- Cameron Stewart brossurato a colori delle edizioni Rw Lion
10,95 €

 "Sai che cos'è un piumino?"

"Una trapunta."

"Una coperta. Solo una coperta. Perchè due come te e me sanno che cos'è un piumino? E' essenziale alla nostra sopravvivenza nel senso cacciatore raccoglitore? Allora cosa siamo?

"Siamo che ne so? Siamo....consumatori?"

"Esatto! Siamo consumatori Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona."

Ora, branco di nerd alla lettura, sapete che cos'è Seaguy?
E' una favoletta moderna, nient'altro che una favoletta moderna, una sorte di ode all' amicizia eterna, condita da qualche elemento  del 1984 di Orwell, con un protagonista che è sognatore ed amante dell'avventura, in un mondo privo di avventure, monotono, felice solo in apparenza, controllato dal despota di turno.
Quindi non è che sia questa grande novità, ma è anche normale, ormai siamo nel 2013, anzi nel 2014, e l'umanità, racconta storie da quando ha sviluppato il modo per farlo.
E per quanto ci risulti assurdo, anche Grant Morrison è umano, ed anch'egli attinge da quella millenaria uni-mente fatta di fantasie eternamente condivise dalla quale attingono i migliori (ed i peggiori) scrittori e narratori del presente e del passato, quindi dopo un paio di millenni il Deja-Vu ci può stare.
Quello che rende Seaguy appetibile, è la firma dell'autore inglese, quello che Morrison usa per ricoprire la struttura base, il suo proverbiale ingrediente segreto, che ha generato un mutante tra i nerd, il morrisoniano, una prosa elaborata e cervellotica, in alcuni passaggi addirittura incomprensibile (specie nel primo volume, che ha dalla sua comunque l'anticonformismo della la sconfitta dell'eroe).
In Seaguy c'è molto di Flex Mentallo, l'avventuriero in un mondo senza avventure, è una tematica che affascina Grant Morrison, il senso di disadattamento dell'eroe in calzamaglia, che sopravvive al sacrificio estremo durante l'atto di salvare il mondo, stereotipo della Golden e della Silver Age, e resta intrappolato in un mondo che non ha più bisogno di lui, (almeno apparentemente, non dimentichiamoci dell' Occhio, Mickey Eye, Orwelliano). La Chimera del nostro Bellerofonte.
Ecco letta così, con la giusta chiave, la doppia miniserie di Seaguy è appetibile e divertente, ma ripeto che è un prodotto di nicchia, da prendere solo se vi piace Morrison, quel Morrison etereo e visionario che riesce a dare il meglio quando lavora sotto l'etichetta Vertigo, che sia chiaro non ha nulla a che vedere con il Morrison degli X-Men della Marvel.
Letto con queste premesse, Seaguy, è un buon acquisto, in caso contrario restatene a distanza.
Personalmente mi è piaciuto, ma credo mio malgrado di rientrare in quella fascia di lettori che potreste definire Morrisoniani, magari conservo ancora un certo sano ed indisposto distacco per certi suoi lavori, come la parentesi galattica della Doom Patrol (DC Essential n°2), ma più che altro mi piace molto, e trovo la sua prosa veramente eccellente.

"I suoi baci sono più dolci di meringhe e cioccolato! Il sole non ha rivali finchè lui non si è svegliato!"
Magari ad alcuni lettori questi slanci non fanno nè caldo nè freddo, nel mio caso, mi lasciano inspiegabimente rapito. 
La seconda miniserie pubblicata dalla RW Lion è molto più godibile della prima pubblicata anni fa dalla Planeta, in termini di sceneggiatura, Gli Schiavi di Mickey Eye, si lascia leggere più facilmente, anche se le secret origin del satellite della Terra (parlo della Luna) ipotizzate da Morrison nel primo volume, non possono che divertire il lettore.
Ai disegni un Cameron Stewart decisamente in corda, tavole pulitissime e chiare, con un tratto sobrio che argina in alcuni passaggi i voli pindarici di Grant Morrison, quasi fosse l'ancora che tiene saldo nel reale i concetti visionari del buon Grant. 
Il Voto finale? Un generoso 8.00.

Se ne raccomanda l'acquisto? Ai fan di Morrison sicuramente. 

Il primo volume edito dalla Planeta è indispensabile per capire la storia? Si, direi di si, più che altro per capire, in che tipo do mondo ci troviamo e per capire chi sia questo misterioso Tonno volante che appare come visione al protagonista. Ovviamente la RW Lion, pur pretendendo 10,95 euro per l'acquisto del volume, si guarda bene dall' inserire uno straccio di redazionale per l'opera, quindi come sempre per fumettopenia, le edizioni italiane delle major del fumetto nel nostro paese non vanno mai oltre il 5 scarso, nemmeno a sto giro.
Super-mega-conclusioni
La miniserie attualmente edita dalla Rw Lion è migliore della prima, tuttavia l l’una è indivisibile dall’altra, nel complesso queste quasi 20 € di spesa totale sono consigliate (che consigliare è diverso dal raccomandare badate bene!) agli amanti dell’autore scozzese.
Con le dovute premesse, Seaguy è una piacevole lettura, ma non è una lettura che proporrei ai lettori a digiuno di Morrison, né comunque la infilerei nella best-five del visionario creatore della miglior Doom Patron che il DC Universe abbia mai visto.
Insomma nella classica diatriba tra nerd, della serie chi è più forte Ellis o Morrison, non mi sognerei di sfoderare Seaguy come carta vincente, quindi lascio alle vostre disponibilità monetarie l’ultima parola.




L’angolo del Nerd - Visto che sono ancora in modalità ricerca di citazioni, mi ha divertito vedere che effettivamente il Character di Sea Guy sia ispirato dall’attore norvegese Max Von Sydow, l’attore protagonista del bellissimo film di Ingmar Bergman del 1957, Il settimo Sigillo, la cui scena più famosa è la partita a scacchi con la morte, che apre e chiude il primo volume, quello edito dalla Planeta.
Baci ai pupi.