Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

sabato 7 maggio 2016

Beowulf

Salve ragazzi come va?
Nel gruppo Facebook il Fumettopenia World Cup 2 si sta rivelando una mezza delusione, sembra che tra le letture più meritevoli dal 2000 al 2015 figuri addirittura il Daredevil di B. M. Bendis. Pensa te come sta a pezzi il lettore medio in Italia per confondere una minestra riscaldata, con un piatto di alta cucina.

La premessa era per scusarmi per la latitanza, ma il tempo da dedicare al blog è sempre meno, e le letture sempre troppe. Ho in mente un mega post, anche abbastanza divertente, ma finchè non riparo il portatile che è giù in sala lettura non posso nemmeno cominciarlo: oggi come nel prossimo post, che butterò giù magari nel fine settimana, parleremo di due pubblicazioni della Tunuè, gli stessi signori de Il gioco dell'oca, che ho letto in questi giorni: Beowulf e Cernobil, il primo già presente all'ultimo Comicon napoletano, il secondo credo sia quasi fresco di stampa, due volumi che si sono rivelate delle bellissime scoperte.


Della leggenda di Beowulf, non sapevo praticamente nulla, se non che secoli fa ci fecero un film, ma non l'ho mai visto, quindi mi sono dovuto documentare prima di venire qui in piattaforma ad espormi con voi criticoni: Beowulf è un poema epico di cui non si conosce l'autore, risalente all' VIII secolo, giunto fino ai nostri giorni, nelle pagine del Cotton Vitellius (Codice Nowell) conservato alla British Library.
Il poema narra le gesta del poderoso giovane Beowulf, che giunge sulle coste Danesi per aiutare Re Hrothgar ed ilsuo popolo tormentato da anni dalla piaga di Grendel, un mostro che nel poema non è mai descritto nella sua interezza della sua bestialità, dettaglio di cui David Rubin fa tesoro, visto che arricchisce le tavole con riquadri dei particolari del terribile mostro, per il quale sono più che convinto, si sia ispirato non poco al bestiario di HP Lovecraft.
Senza proseguire oltre nella rivelazione della trama, concentriamoci sulla rivisistazione dei due autori spagnoli.
Rubin piega il tempo nello spazio di una tavola
Il Beowulf di Garcia e Rubin è essenzialmente una esperienza visiva, la cui appetibilità raddoppia quando ti documenti sul poema, riproposto sotto forma di fumetto con una fedeltà che si concede ben pochi slanci di protagonismo, l'aspetto più bello cmq di Beowulf è quello grafico, e non solo stilistico, Rubin è bravissimo anche nella tecnica.
Riesce a far coesistere sulla stessa tavola due differenti timeline, con un risultato narrativo davvero appagante, nelle prime pagine di lettura infatti si assiste contemporaneamente alla nascita ed alla caduta del Cervo (Herot), il palazzo reale voluto da Re Hrothgar come testimonianza della grandezza del suo regno.


Davvero impressionante il lavoro di Rubin, quell' abuso di rosso vi porterà quasi a sentire quel pungente odore ferroso del sangue, l'invisibile telecamera sulla punta della sua matita, non ha limiti, grandi spazi, primi piani, sezioni e dettagli, ogni inquadratura cattura la lettura e la lascia prigioniera delle pagine.
Ma David  Rubin era già noto in casa Fumettopenia, è che in casa fumettopenia purtroppo,  abbiamo poca memoria per i nomi degli autori, tantissime volte non e ne abbiamo nessun rispetto, ma  Dove nessuno può arrivare, lo avevamo letto tanti anni fa, aveva già fatto vibrare un considerevole numero di corde per lasciarci indifferente, se non è esaurito, io vi consiglierei di aggiungere al carrello anche questa tenerissima storia d'amore. Magari mi ringrazierete.

Dubito che l'immaginario di Lovecraft non nabbia contribuito alla creazione di Grendel

La prima lettura durerà pochissimo, ma Beowulf non vi lascerà andare subito: Grendel e sua madre , i carnefici di centinaia si Danesi, vi ammalieranno con le loro mostruose forme, al punto che prima di riporlo via, Beowulf esigerà vari tributi in termini di tempo.
E' la colpa sarà di Rubin, la sua arte da uan sorta di dipendenza, quelle tavole le guarderete e le riguarderete, per saccheggiarle di quanti più possibili segreti, a me è successo esattamente questo.

Un aspetto essenziale per l'appetibilità di un fumetto in questi tempi di piattume inveterato.
Non sono un libraio quindi non mi pronuncio sulla fattura del volume, è un cartonato, ma dubito che tra qualche anno, se lo riaprirò le pagine esploderanno sul tavolo, come un volume Play Press, quindi tutto sommato direi che va bene.
Insomma spostate una somma del Budget mensile per questo volume, prima che cada nel dimenticatoio italiano, mentre ci si gasa sempre pe le solite insipide cose, merita per davvero.
A volte non è affato male guardare anche i cataloghi di quelle casa che non sono continuamente lì a pavoneggiarsi del nulla spinto, su mille social network.
Baci ai pupi.


venerdì 1 aprile 2016

Fumettopenia World Cup le storie

Domani fischio d'inizio per il 2° Campionato Mondiale di Fumettopenia - Le storie. che si svolgerà nel gruppo chiuso Fumettopenia il blog su Facebook. Si voterà per una settimana intera, fino a lunedì 11/4 per scegliere quali tra le 32 storie scelte dovranno passare agli ottavi di finale, a voi il compito di votare le migliori da una selezione di 32 fumetti, pubblicati tra il 2000 ed il 2015.
32 fumetti, 8 gironi che verranno comunicati domani sera.
Le storie in gara cmq eccole qui:
1. The Losers (DC/Vertigo) Diggle Jock AAVV 2003
2. Rughe (Delcourt) Roca 2007
3. Identity Crisis (DC) Meltzer Morales
4. Essex County (Top Shelf) Lemire 2008
5. Uno Zoo d’inverno (Shogakukan) Taniguchi 2008
6. Scalped (Dc/Vertigo) Aaron Guerà Furno 2007
7. Punisher: Born (Marvel Comics) Ennis Robertson 2003
8. Manifest Destiny (Image/Skybound) Dingess Roberts 2013
9. Fables (DC/Vertigo) Willngham Buckingam AAVV 2002
10. Nextwave (Marvel ) Ellis Immonen 2006
11. The Filth (Vertigo) Morrison Weston 2002
12. Gotham Central (DC) Rucka Brubaker Lark 2002
13. The Winter Soldier (Marvel Comics) Brubaker Epting 2005
14. Green Lantern v4 v5 (DC Comics) Johns Reis Mahnke AAVV 2005
15. Blackest Night (Dc Comics) Johns Reis 2009
16. Green Lantern Corps v2 v 3 Tomasi Gleason AAVV 2007
17. Punisher: Barracuda (Marvel Max) Ennis Parlov 2006
18. Bouncer (Glenat) Jodorowsky Boucq 2001
19. Little Nemo return to Slumberland (IDW) Shanower Rodriguez 2014
20. Asterios Polyp (Pantheon Books.) Mazzuchelli 2009
21. Blacksad (Darguard) Diaz Canales Guarnido 2000
22. Santuario (Les Humanoides Associes) Dorison Bec 2001
23. Le Sentinelle (Robert Laffont) Dorison Breccia 2008
24. La nuova frontiera (DC) Darwin Cooke 2003
25. Astonishing X-Men (Marvel comics) Whedon Cassaday 2004
26. New X-men (Marvel Comics) Morrison Quitely AAVV 2001
27. Astro City Vol. 4 Tarnished Angel (Homage) Busiek Andreson 2000
28. Planetes (Kodansha) Yukimura
29. Quattro Dita (Top Shelf) Rich Koslowski 2002
30. Fantastic Four (Marvel Comics) Hickman AAVV 2009
31. Docteur Mystere L’integrale (Alessandro Distr. - Mondadori) Castelli Filippucci 2015
32. Pluto (Shogakukan) Urasawa Tezuka 2003

Baci ai pupi

lunedì 28 marzo 2016

Dawn of Justice: la recensione senza spoiler.


424 mln $ al debutto.
Direi che la linea cinematografica DC è un affare sicuro quanto quella Marvel, ora le tifoserie si spranghino pure.
Baci ai pupi.

venerdì 18 marzo 2016

Il gioco dell'oca

Forse sono esterofilo perchè mi avvicino all' Italia che non sa fare fumetto.
Nick Banana, Dylan Dog, Morgan Lost, Orfani, Battaglia, le Storie e la Dottrina, tanto per citare qualche nome  che mi hanno fatto correre al Comune per rinnovare il passaporto ed evadere dalla provincia italiana della nona arte.

Eppure ultimamente tra una lettura e l'altra mi sono concesso qualche volume italiano, un pò guardingo e scettico. Comunque ho scelto restando, fedele ad una regola: se non ne parlano troppo su facebook, minimo è un capolavoro.
Già un mese fa con Churubusco di Andrea Ferraris, della Coconino Press Fandango, la mia esterofilia ha subito un duro colpo, bravissimo Ferraris, oggi mi sono dovuto ricredere ulteriormente, su come facciamo i fumetti qui in Italia dopo aver letto Il gioco dell'oca di Stefano Munarini e Mauro Ferrero, un bonellide, (ma con un altro tipo di carta),  edito da Tunuè, nella linea Le Ali, da 112 pagine in bicromia, soluzione tanto stilosa quanto poco pubblicizzata.
Se penso agli strilloni che Bonelli ha fatto per tutto quel rosso in Morgan Lost, e Tunuè che fa una cosa analoga con l'azzurrino, non lo menziona manco nel sito, e liquida il tutto con un poco indicativo B/N.

Signor Tunuè corregga subito, che proprio il fumetto di cui sopra, Il Gioco dell'oca, parla di avere fiducia nelle proprie capacità e credere in se stessi.


Ma di che parla Il gioco dell'oca?
Di scorciatoie, di incoscienza anche, di un fallimento, ma anche di una rinascita e, che bello dopo tanto oscuro revisionismo pessimista, leggere un lieto fine.
Dopo tanto Rick Veitch, non è stato affatto male imbattersi in questa leggerissima ed emozionante novella.
Jason è uno di noi, e vive la sua avventura negli anni '90, gli ultimi anni senza Facebook, anni che ora sembrano lontani come il medioevo, anni in cui il fumetto era ancora passione e non una malattia, Jason è un nerd, e fa quello che fanno tutti i nerd, alla fine della lettura di qualcosa di veramente bello, fantastica di essere lui l'autore di quella storia, Jason non si contenta più di essere un lettore, vuole essere un autore, ma vuole saltare qualche tappa, e a Jason, non manca quella incosciente intraprendenza di provare a fingersi qualcun altro, così comincia il suo peregrinaggio nelle fumetterie d' America più sperdute dove fa finta di essere ora questo o quell' autore, e firma albi e rilascia autografi, fino al giorno in cui, scoperto....
Basta, ho già svelato anche troppo di una trama semplice ed appetibile, che lascio a voi il piacere di scoprire pagina dopo pagina, mi limito a dire che l'ho divorato ed ho trovato il tratto di Mauro Ferrero assolutamente affascinante.

Lungi da me esprimere opinioni sul tratto dei disegnatori italiani, gentaccia davvero permalosa, per dare a Lauria del Mignola sono stato letteralmente lapidato sulla pubblica piazza, per esprimere commenti poco lusinghieri su Di Giandomenico o Rincione manca poco mi ritrovassi un esercito di fan inferociti fuori casa, ma a Ferrero, sperando non si incazzi anche lui, non posso non dire che ammirando le sue tavole, (bellissima la bicromia, assolutamente azzeccata, ipnotica quasi, che rende il fumetto di un taglio quasi underground, e che richiama visivamente alla mente un ventaglio di letture di altissimo livello), mi sono tornati in mente una sfilza di autori da quel tratto volutamente minimal eppure coinvolgente, Da Judge alla Satrapi passando per Mazzuchelli e Delisle, la sua mano mi ha letteralmente rapito, minimalista mai caotico, certosino e preciso nelle forme chiaro nelle illustrazioni, insomma perfetto.
Non avrei mai immaginato di divertirmi con una lettura made in italy, e chissà come mai i più bravi sono sempre quelli meno promossi, che bello sarebbe se le vendite premiassero certi stili, tanto da imporre un genere, un trend, nell'anarchico e mediocre palcoscenico italiano.
Invece come dice Moretti in Palombella Rossa, il trend italiano è negativo, e polemico.
Tanto tanto tanto polemico.
Bravo anche Munarini, 100 pagine o giù di li in cui gli eventi scandiscono un ritmo a dir poco coinvolgente, l'incipit che incuriosice, lo sviluppo che appassiona, il finale che appaga, e cosa vuoi di più da un fumetto nato in una nazione di wannabe votati alla più vuota autopromozione sui social?
E quanti applausi meriti per la microstoria del ragazzo che rubava i finali?
Ma tanti fidati! Tantissimi.
Ma bravissimi, e bravissima Tunuè, mea culpa se non sono mai andato oltre Paco Roca, se il catalogo è tutto a questi livelli, è solo per il livello medio basso del lettore, se non siete su ben altre scale sulle gerarchie della notorietà, li dove gli altri confezionano carta stampata in base ad indagini di following e condivisioni, voi avete portato nelle librerie una storia, nella tradizione della editoria classica, sana e ormai quasi del tutto estinta.
Leggete il gioco dell'oca regà.
Statemi a sentire.
Per un volta sostenete quel modo di fare fumetto in Italia che non genera imbarazzo.
Un fumetto che nasce fumetto e resta fumetto, e non si trasmuta alchemicamente in un vecchio pavone on line dalle piume arruffate e sfatte.

E grazie agli autori per questa botta d'ottimismo. C'è vita oltre la shockdom, esiste davvero l'alternativa alla rivoluzione della griglia bonelliana.
Baci ai pupi.

mercoledì 9 marzo 2016

Il mondo di Patlabor

Sono ritornato agli anni 'novanta.
Sono in piena manga fever, alla riscoperta di letture che fondamentalmente, per motivi di budget, ai tempi in cui ero un membro familiare economicamente passivo, dovevo eliminare dalla wishlist... per forza di cose.
Ora, che ringraziando al cielo, sono economicamente un attimino più agiato ed indipendente, posso permettermi atti di compulsione su ebay ed in giro per fumetterie, ultimamente mentre voi vi riempite le mensole di Lemire, io proprio non ci riesco, ho fatto un pò di recuperi, e tra queste sortite che hanno l'equivalente delle spedizioni delle donne nei centri commerciali in periodo di saldi, c'è stato quello di Patlabor di Masami Yuki, una serie pubblicata almeno 10 anni fa se non di più, dalla Star Comics, che interruppi per i motivi di cui sopra e che ho completato nello scorso 2015 con molta calma; e che per via della sua assoluta appetibilità ha inevitabilmente monopolizzato le ore dedicate alla lettura di questi giorni.

I giapponesi lo fanno meglio.


Era il 1988, quando il giovane Masami Yuki decise di scrivere un manga che rivoluzionasse il genere robotico.
Nella saga di Gundam di Y. Tomino del 1979, c'era stata un primo balzo evolutivo nelle trame,  in Gundam infatti, in tutte le sue incarnazioni, avevano reso i robot più realistici, riducendoli a prodotti di serie di una tecnologia umana avanzata.
Al contrario delle elitarie macchine di Go Nagai ed i suoi successori, che restavano pezzi unici, nonostante i nemici non fossero certo pochi, e nonostante ad ogni episodio venivano semi demoliti.
Se in Gundam, il Robot, con il concetto di Mobile Suite, o Mecha diviene un prodotto di serie come puo essere un carro armato, in Patlabor, i Labor sono esoscheletri ideati per i più svariati utilizzi, da quello edile a quello di ordine pubblico. (PatLabor è la fusione di Patrol e Labor, Pattuglia e Labor, termine con cui Yuki indica i Robot costruiti dalle varie corporation adibiti ai lavori più faticosi.)

Per dirla in altre parole, alla fine degli anni '80, Yuki immaginò un mondo in cui il Giappone e non solo, disponesse di una tecnologia capce di ideare macchine antropomorfe guidate da uomini o donne. Ed una corsa di produzione, tra varie corporation degna di un romanzo di fantapolitica.
Patlabor è ambientato nei 5 anni che vanno dal 1998 al 2002, il Giappone di quegli anni è un paese in ripresa economica ed urbanistica.
Come nazione, è sopravvissuto ad un terremoto (1995) e deve fare i conti con una situazione climatica che sta sciogliendo le calotte polari, ed aumentando il livello dei mari, una situazione che provoca la perdita delle sue coste.
Uno dei progetti che viene costantemente citato in Patlabor è il Progetto Babylon, che tra le altre cose si occupa della costruzione di barriere e dighe per la salvaguardia delle coste giapponesi. 

La portata mastodontica di questi lavori, ha indirizzato un altissimo numero di industrie nella ideazione e costruzione di particolari macchine, chiamate appunto Labor, che sostanzialmente sono dei bulldozer antropomorfi capaci di fare lavori più certosini rispetto alle classiche gru.
L'incremento e la produzione di massa di questo tipo di macchine ovviamente, ha finito per agevolare nuovi tipi di crimini, un Labor può essere usato con la stessa facilità, per costruire dighe o rapinare banche, e per questo che alla fine i governi hanno sentito l'esigenza di utilizzare questi mecha anche nelle forze militari e di polizia: Patlabor infatti racconta le avventure di una specifica squadra della questura di Tokio, la seconda squadra di veicoli speciali, che ha in forze due particolari Labor, gli Ingram delle industrie pesanti Shinohara pilotati dalla tenace Noa Izumi e l'irruento Isao Ota.


 
A grandi linee questo è il background di base, di questo divertentissimo manga, che ha la sua forza, secondo me nel riuscitissimo inserimento di macchine fantascientifiche come i Robot, in un contesto, urbano, realistico e routinario come può essere la vita di una squadra di polizia della questura di Tokio.Quello che più mi piace di questo manga è lo sviluppo della trama, Yuki, non si limita ad una sequenza di botte tra robot, al contrario, sulla nascita di questa macchina, costruisce trame dalle tematiche più vaste, dallo spionaggio industriale, l'ingegneria genetica, la condizione operaia, ho trovato di una incredibile appetibilità la storia dello sciopero degli operai piloti di labor, tessendo il tutto con fili di ironia tipica del sol levante, una zona in cui il fumetto è sempre stato una forma d'arte che rappresentava la cultura gli usi ed i costumi nazionali, condizione narrativa che traspare nella caratterizzazione dei personaggi, del loro modus vivendi e del loro rapporto con il prossimo ed il loro lavoro.




Decostruzionismo Robotizzato. 

Parliamo sempre del decostruzionismo delle calzamaglie, ma del decostruzionismo del genere dei super-robot, non ne parla nessuno?
oltre la saga del Gundam di Tomino, un altro autore che aveva accennatom ad una rivoluzione del genere, fu Hajime Yatate che un anno dopo, nel 1980, nel suo Trider G7, accennò per la prima volta all'originale soluzione narrativa che introduceva il concetto di costi di gestione di un Super Robot.
Indimenticabili i sipartietti in cui Watta Takeo, l'immancabile adolescente pilota, era ripreso dal vicepresidente della compagnia, Kakikoji, che si lagnava delle spese sostenute durante le missioni, carburanti, missili, usura, danni, un vero e proprio commercialista che non mancava mai in nessun epusodio dell'anime.
Yuki come detto, inserisce i Mecha, nel contesto routinario della vita di Tokio, in una maniera che finiscono per diventare un normalissimo aspetto della vita del suo mondo.
Nelle storie di Patlabor ci sono elementi che indirizzano le trame verso i più svariati temi, alcuni, posso assicurare, di una appetibilità indiscutibile, come le proteste sindacali degli operai, preoccupati che le multinazionali sviluppino un sistema operativo che li tagli fuori dalla cabina di pilotaggio, e renda i labor autonomi ed indipendenti dall' uomo, con i tagli sulla spesa della manodopera umana.
Il lungo arc che vede i labor della seconda squadra scontrarsi con un esperimento genetico, sfuggito ai loro creatori, la lunga trama che vede protagonista la Shaft, una multinazionale con pochi scrupoli, che ricorda tantissimo, per la carenza etica, la Roxxon Marvel o la Lexcorp della DC, il cui capuficcio della sezione 7, Utsumi, sembra non avere alcuno scrupolo per reggiungere i suoi scopi.
Ma non mi basterebbero un paio di giorni per descrivervi il mondo ideato da Yuki, che è il caso di ricordare che ha creato Patlabor agli inizi della sua carriera di mangaka. 
Non male cominciare con una serie il cui titolo è divenuto poi un marchio con varie produzioni, dai cartoni animati ai videogiochi passando per giocattoli e gadget vari.
Anche le varie parentesi, immancabili, di guerriglia urbana a suon di robo-sberle, coinvolgono il lettore, grazie anche alla perfetta caratterizzazione dei personaggi, difficile non innamorarsi, in corso di lettura, di Uozumi o di Ota o del loro team di supporto, come il trasandato Goto, caposezione che nasconde doti intuitive che farebbero invidia all'ispettore Dupin.
Insomma Patlabor è del 1988, letto oggi, è comunque avanti anni luce alla produzione italiana, c'è un approccio al media, nonchè una gestione dello stesso, che semplicemente da noi, se non è estinta, latita da decenni, nulla di strano se ad un certo punto della vita editoriale del fumetto in Italia, calzamaglie e bonellidi si videro superare in termini di vendita dai manga, a fine anni '80.
Se amate i mecha e la fantapolitica, Patlabor è il fumetto che fa per voi, gli appassionati di fumetti nipponici possono andare tranquilli, come accennato più in alto pur nella sua originalità, il manga di Yuki, conserva tutti i canoni classici della narrativa illustrata giapponese, amore per la cultura nazionale per i costumi e gli usi, riportati su carta, con una naturalezza disarmante, che arricchisce la lettura e che fa la differenza, con la monotona mediocrità di alcuni interminabili seriali. 
Graficamente Masami Yuki è bravissimo, capace di ideare tavole di tensione con la stessa padronanza di disegnare tavole più scanzonate e comiche, il suo design dei mecha è una gioia per gli occhi, il dinamismo delle sue illustrazioni non ha nulla a che invidiare ai suoi colleghi mangaka da sempre, è il caso di ammetterlo, secoli avanti nella illustrazione più dinamica.
Senza spoilerarvi un solo tankobon, ho parlato anche troppo per i miei, mi sento di consigliarvi il recupero di questi 22 albetti editi da star comics alla fne degli anni'90, che sicuramente insieme a Ghost in the shell del maestro Shirow, rappresentano una tappa fondamentale nello sviluppo di quel tipo di narrativa.
spero di avervi attaccato la scimmia per Patlabor.
Nel frattempo, mentre attacco con 2001 Nights e dopo con Appleseed, non mi resta che augurarvi:
baci ai pupi.

sabato 27 febbraio 2016

WunderWaffen



E ritorniamo a parlare dell’Editoriale Cosmo e della sua nuova miniserie di stampo ucronico, Wunderwaffen di Richard D. Nolane alla sceneggiatura e Maza ai disegni, e non fatevi ingannare dalla scioltezza con cui pronuncio questi due nomi, non ho la minima idea di chi siano, posso dirvi che Maza, ha uno stile molto realistico, che d’altronde sposa bene lo stile di scrittura di Nolane, sobrio e lento.

Ma andiamo con ordine cosa sono le Wunderwaffe?
In tedesco, con questo termine i nazisti indicavano il loro compartimento di armi meraviglia, che rimasero nella grande maggioranza dei concetti su carta, buoni unicamente per la propaganda nazista verso il finire della guerra, secondo Goebbels infatti l’introduzione di questi nuovi veicoli, avrebbe cambiato le sorti della guerra, ma salvo alcuni tipi di razzi, la Germania nazista stremata dal lungo conflitto non riuscì a produrne nemmeno una, e la guerra finì come tutti sappiamo.

Perché lo sappiamo tutti come è finita la guerra vero?


Chiariamo il significato di Ucronico prima di proseguire, per Ucronia e letteratura Ucronica intendiamo il racconto in cui un determinato avvenimento storico va diversamente dalla realtà.
I lettori dei fumetti americani sono più avezzi a questi concetti, l’universo DC pre Crisis (ma visto i titoli direi anche quello contemporaneo) giocava sul concetto di storia e realtà alternativa: Superman Red Son di Mark Millar, tanto per citare qualcosa di relativamente recente, è un esempio di ucronia, è una miniserie infatti in cui si raccontava come sarebbe cambiata la vita sul pianeta, se il razzo che trasportava il piccolo Kal El, invece di precipitare in Kansas fosse precipitato in Ucraina, diventando il campione del manifesto comunista, sotto la guida di Stalin.
In casa Marvel, tutta la produzione edita sotto il titolo della testata What…If?!, è da considerare Ucronica, cosa sarebbe successo se: Wolverine sifosse unito allo Shileld invece che agli X-Men, o se Devil avesse ammazzato Kingpin?
In letteratura i temi ucronici negli anni sono stati vari: e se l’impero romano fosse sopravvissuto fino ai nostri giorni? Se i dinosauri non si fossero estinti, se l'inghilterra avesse vinto la guerra d'indipendenza o se i sudisti avessero vinto la guerra civile americana? 
Ovviamente uno dei temi più trattati in questa branca della letteratura è quello che ipotizza la vittoria dei tedeschi nel conflitto mondiale.
The Man in the High Castle di P.K. Dick, è il più famoso romanzo del genere, nel quale Hitler e l’alleato giapponese, sconfitti gli alleati diffondono l’ideologia nazista in tutto il mondo.
Wunderwaffe è esattamente questo, come il passato volume cosmo, Gli Sterminatori, di cui abbiamo parlato nel blog, in cui i tedeschi godevano dell’appoggio nientemeno che di Thor, Odino e altri dei della mitologia nordica, anche in questa miniserie mensile di 4 numeri, lo scrittore, sposta le sorti della guerra nelle mani dei nazisti, ipotizzando non solo che gli alleati siano stati sconfitti durante lo sbarco in Normandia, ma anche che le famose Wunderwaffe siano delle realtà che stanno facendo la differenza negli scontri, come d’altronde Goebbels pubblicizzava.
La macchina nazista di Nolane in Wunderwaffe, pare inarrestabile, se nella realtà, quei prototipi erano pubblicizzati da fidato sottoposto di Hitler, per risollevare il morale delle truppe stremate, nel fumetto sono realtà consolidate con cui i nazisti le stanno suonando agli alleati.
Nelle ultime pagine del volume, troviamo, il protagonista della serie alle prese con il collaudo del Focke-Wulf Triebflügel, un velivolo a decollo verticale, il cui prototipo era per davvero in costruzione, ma che non fu mai ultimato visto che gli alleati occuparono i siti di sperimentazione.

Il pilota del diavolo è Walter Murnau, un asso della aviazione tedesca, che a bordo del suo P130A fa strage di caccia, e bombardieri alleati.
Ma se per Goebbels e l’intera Germania Murnau è un eroe di guerra, da lodare nei cinegiornali di regime, per Hitler, per motivi ancora non chiariti dall’autore, Walter è un ebreo che si spaccia per ariano, e pertanto deve essere eliminato, la trama che attinge in gran parte dall’immaginario sorto sulla storia della seconda guerra mondiale, ruota attorno a questo pilota, che apparentemente è poco incline a morire, nonostante si trovi nelle situazioni più letali.
Leggendo le gesta di Murnau ed i movimenti del cast di supporto, nel primo dei quattro tomi scopriamo parte essenziale del mondo ucronico ipotizzato da Nolane: 
Gli alleati tramano a Londra la rivincita, i tedeschi rinforzati dalla vittoria in Normandia continuano lo sviluppo di più progetti, in corso di lettura infatti, Nolane lascia intendere che le armi meravigliose non sono solo gli aerei, Hitler ha interessi in Antartide, ed una squadra di scienziati si occupa anche di studiare nel campo della magia, dell’esoterismoe dell'occulto, come detto Nolane attinge a piene mani da una quantità di plot, fumettistici, cinematografici e letterari immensamente gravidi.
Bianco e nero
Non devo ricordare certo io ai presenti che questi spunti narratvi, popolano mille altre storie, il diavolo Hellboy di Mignola ha le sue Secret Origin legate a filo doppio con i nazisti, una storia breve di Tom Strong di Alan Moore porta l'avventuriero di Millenium City alla scoperta di un distaccamento nazista in Antartide.
Un film francamente orribile che ho visto di recente parla di una colonia nazista sulla Luna.
Nonostante il ritmo sia leggermente lento, Nolane alla fine del secondo tomo (l’edizione italiana contiene i primi due albi)  ci lascia con un buon cliffhanger, e la promessa di una svolta nella trama, come la curiosità di vedere in che modo lo scrittore rielabori i campi di sterminio, il vero problema del Wunderwaffen in edizione cosmo è la desaturazione dei colori, non riesco a capire per quale motivo sia stata operata su questa saga, specie dopo il riuscito adattamento di SoulEater.

Colore
Le tavole di Maza private dei colori, escono, questa volta pesantemente compromesse, i duelli aerei senza colori, non hanno molto senso, perdono tutto il fascino e si appiattiscono.
Si è molto parlato della versione low cost della BD, ma stavolta il fumetto ne esce martoriato, era davvero impossibile proporre questo interessante miniserie colori?
Eppure ormai molti bonellidi cosmo finiscono in edicola a colori, perché la scelta di ammazzare in questo modo proprio Wundervaffe?
A colori sarebbe stata una lettura interessantissima, così purtroppo è una tortura per gli occhi, specie se on line hai la tremenda sfortuna di vedere le immagini della versione oltralpe.
Una lettura raccomandata? In linea di massima si, anche se stavolta si fa davvero fatica ad accontentarsi dell'edizione italiana.
E' vero che chi mendica non può scegliere, ed ormai è solo con i Cosmonauti che possiamo leggere quantomeno un modo di fare fumetto diverso, ma stavolta, non me la sento proprio di canzonare i puristi delle edizioni originali.
L'italico adattamento di Wundervaffen è a dir poco orribile.
Peccato davvero, spero che il Ragnarok di Simonson annunciato in questi giorni sia a colori.
Baci ai pupi.

lunedì 22 febbraio 2016

Deadpool contro i Presidenti Morti

Ciao Ragazzi, è davvero tanto che non ci si vede, più di un mese in verità, e lasciatemelo dire, la colpa è di quello stramaledettissimo capolavoro imprescindibile di Blake e Mortimer, giuro sulla mia copia di V for Vendetta della Magic Press, quando la Magic era ancora un editore serio.
Nulla ti svuota della voglia di leggere come Blake e Mortimer settimanale, mi sa che sono stato troppo ottimista nella recensione di un mese fa.
Non che sia diventato brutto o illegibile, resta quel pilastro della nona arte di cui parlano tutti quei matusa del fumetto, come sembra stia diventando io, ma leggerlo ti porta via tanto di quel tempo, che vedi in maniera lampante il divario mentale tra i bambini del passato dell'immediato dopoguerra, e noi poveri stronzi hipster collezionisti compulsivi del presente.
Ci nascondiamo dietro la panzana del linguaggio del media che è cambiato, ma la triste realtà è che ai ragazzini degli anni 40' 50, piaceva leggere, noi adulti del nuovo millennio al confronto siamo dei poveri stronzi con il deficit dell'attenzione, e con troppe letture in ballo.

Blake è Mortimer della Gazzetta è il momento di lucidità dell'alcolista.
"Salve mi chiamo cardillo gennaro e sono un accumulatore seriale."



 Quindi torniamo sul blog consigliando una lettura talmente frivola, che potreste persino pensare che mi abbiano craccato l'account, o mi abbiano rapito gli alieni e sostituito con un ultracorpo marvel-zombi: Deadpool Presidenti Morti.
Ci siete ancora o siete svenuti?
No, avete letto bene, Fumettopenia consiglia Deadpool contro i Presidenti Morti.
Il primo arc del Deadpool Marvel Now uscito in Italia esattamente un anno fa, ed annunciato da Panini in volume cartonato a 14€.
Insomma come di routine, l'arrivo di una pellicola al cinema è un'opportunità per promuovere nuovi prodotti, stavolta tocca al mercenario chiacchierone marvel consapevole (a volte) di essere un fumetto, che proprio in questi giorni è in proiezione nelle sale italiane, a cui tuttosport ha gia dedicato una serie di allegati simili alle grandi saghe, di cui vi raccomando solo il dodicesimo tomo, Soluzione apocalittica, che a dirla tutta non è nemmeno il classico deadpool, ma è il primo arc della X-Force di Remender, di cui è stato membro.

Perchè Presidenti Morti si?

Non che io sia depositario di chissà quale sapere su questo Deadpool, in passato mi sono concesso solo due occasioni per leggere questo characters, entrambe disarmanti nel loro orrore, Re del suicidio e In viaggio con la testa, l'anno scorso mi avvicinai allo spillato Now, per tre  motivi, le matite di Tony Moore, il fatto che l'albo fosse monografico, ed orfano di comprimari insulsi, e che comunque avevo dato un occhiata all' albo in inglese prima che Panini lo pubblicasse in italiano.
Per il resto io e Deadpool non abbiamo rapporti e subito dopo la parentesi  grafica di Moore, abbiamo ricominciato ad ignorarci, tuttavia la miniserie proposta in cartonato da Panini resta una delle cose più divertenti del primo rilancio Marvel Now, anzi ricordo che ai tempi, fu l'unica lettura che mi lasciò divertito, oltre il Thor di Aaron e Ribic. Deadpool si rivelò più appetibile dei millemila vendicatori di Hickman, il nuovo Otto-Ragno e altre cose che adesso, per mia fortuna ho rimosso dalla memoria.
L'incipit del nuovo Deadpool di Gerry Duggan e Brian Posehn è stato davvero fulminante, e per una volta anche i traduttori sono stati generosi, un negromante di una cellula segreta dello Shield, convinto di poter salvare l'america da una irrimediabile deriva morale ed economica, evoca, con la sua magia i vecchi presidenti della nazione, le cose però non vanno come sperato, i presidenti zombi, (eh si potevano mancare gli zombi quando c'è Tony Moore?), non sono esattamente i grandi uomini di cui parlano i libri di storia, al contrario, per loro, l' America è irrimediabilmente marcia e l'unica soluzione è di raderla al suolo e ricostruirla.
Toccherà allo Shield, fermare questa nuova minaccia, con discrezione però, e senza arruolare i supereroi di classe A, d'altronde nessuno della nuova amministrazione vuole turbare i cittadini americani, con l'immagine di Capitan America che prende a calci nel sedere la salma di George Washington, quindi meglio ricorrere ad un reietto come Deadpool, un imbarazzo per le calzamaglie ed anche per chi le legge.
E Deadpool lo fa, divertendo il lettore, le prime 10-12 pagine  di Deadpool #01 Volume 3, sono vi assicuro, esilaranti, ma in generale tutta la storia si mantiene su ottimi livelli di godibilità per tutta la sua durata, fino al finale esplosivo.

Politically Incorrect

Dopo aver scaricato un centianio di pallottole contro il F. Roosvelt zombie, il povero Wilson si rivolge ai newyorchesi ed urla "No perchè si sappia....ha cominciato il tipo in carrozzella!"  
Ecco, è tutto così, adorabilmente scorreto, ma in maniera intelligente.
Lo so sembra assurdo usare la parola intelligente con Deadpool eppure con Presidenti morti, Duggan e Posehn, non fanno altro che divertire il lettore: i presidenti zombi sono terribili, di una cattiveria senza limiti, e le situazioni che si susseguono pagina dopo pagina sono esilaranti, e cattureranno la vostra attenzione, i dialoghi sono davvero ben strutturati, i pesonaggi ben delinetati, le tavole di Moore superlative, e persino il colorista Val Staples da il suo contributo animando le tavole con i suoi colori vivi ed accesi.
Deadpool Presidenti Morti è figlia di questa Marvel che strizza l'occhio alla commedia, solo che in queste pagine si calca la mano sul lato grottesco, e la caratterizzazione dei presidenti ha l'odore del politicamente scorretto, si pensi che i due scrittori usanole pagine di Deadpool per lanciare anche qualche frecciata al mondo politico americano, come i riferimenti nemmeno troppo velati ai presunti brogli elettorali di George Bush in Florida.
Ma nessuno è lasciato in pace Kennedy, Lincoln, Washington, Posehn e Duggan come si suol dire, non  fanno prigionieri.
Le citazioni non sono solo politiche, uno degli ospiti della storia è il dottor Strange, il mago supremo, e ad un certo punto non potrete non notare che  tratta con malcelato disprezzo lo spirito di Benjamin Franklin, l'astio proviene da una vecchia storia di Englehart e Colan, Doctor Strange Master of Mystic Art #18, in cui Clea cede alle lusinghe del presidente inventore e ci va a letto.


Insomma da convinto detrattore di questo characters ridicolo, posso dirvi senza alcun timore, che se proprio dovete cedere a questa Deadpool Fever, fatelo con parsimonia, leggete solo questa miniserie e leggetela rimediando gli spillati dell'anno scorso che credo nel circuito dell' usato verranno molto meno di 14€  dei soliti cartonati Panini modello Rapina senza Pistola. Sono i primi tre numeri, costo di copertina 2,90€, l'uno (01 Febbraio- 02 Marzo- 03 Aprile 2014), anche pagandoli a costo di copertina sono 9€, anzi meno.
Sono più che sicuro che mi ringrazierete.
Da domani torniamo Tristoni Intellettuali, oggi è andata così.
Baci ai pupi.