Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

mercoledì 14 novembre 2012

Le Storie #02 - La redenzione del samurai.

Non ci posso fare niente, è più forte di me, tutto quello che porta la firma di Recchioni, ed è fatta fuori dalle tavole di un fumetto, io proprio non lo sopporto. Per esempio, nel suo blog ci entro pochissimo, ne ricavo quasi sempre vibrazioni negative, quando leggo articoli inerenti al mondo del fumetto, o quello del cinema, quando parla di videogiochi poi, che è un mondo a me completamente alieno, evito proprio di soffermarmici. Quindi a parte un paio di pezzi su FDC mi sono sempre tenuto alla larga da questo autore italiano, che me fa allergia, allo stesso modo in cui i pollini mi irritano le mucose delle vie aeree superiori, i suoi scritti, i suoi interventi ed i suoi commenti mi irritano lo spirito, non che l'abbia conosciuto dal vivo, o ci abbia  mai mangiato frittura insieme, è semplicemente una cosa a pelle, con questo non voglio certo dire che boicotto il secondo numero de "Le Storie" solo perchè la Redenzione del samurai, è farina del suo sacco, ci mancherebbe, mica sono così coglione, ripeto che è il personaggio che me sta antipatico, non l'autore, che indubbiamente ha messo a segno alcuni ottimi lavori, metti per esempio il favoloso horror-western Garret, o il bellissimo Mater Morbi su Dylan Dog, toccante, e parlo da operatore sanitario. 
Semplicemente Le storie come collana, il cui primo numero non mi ha fatto proprio impazzire, anzi al contrario, ha la sfiga  nascere ed uscire in concomitanza con la serie più attesa del momento, la ristampa in edizione economica di Walking Dead di Kirkman ad opera di Saldapress, e siccome, per lo meno io, ottimizzo le spese relative al fumetto, perchè i tempi sono quelli che sono, la mannaia è caduta forse precocemente, ma anche forse no, sulla nuova collana Bonelli. 
Non sembra dello stesso avviso il caro amico Danilo, rispettabile nerd della ciociaria che al contrario di me, sempra letteralemtne adorare  lo scrittore di cui sopra, e tutte le volte che mi vede non perde occasione  per caldeggiarmi l'aquisto in blocco di Jhon Doe, visto che sono tra quelli che non lo hanno mai letto. Quindi do il benvenuto a Danilo, e spero che resti tra noi a Fumettopenìa, e gli cedo il centro del palco, e vi lascio alla sua prosa, decisamente ricercata. 

Ho sempre ritenuto Roberto Recchioni il Tarantino del fumetto italiano. Il perché è semplice. Come le pellicole di Tarantino, i fumetti del Recchioni nazionale si leggono velocemente, hanno diverse chiavi di lettura, ti colpiscono allo stomaco con colpi di scena e trovate assolutamente impreviste ma necessarie allo sviluppo della trama. Insomma, sono dannatamente belli,
 rapidi e ti lasciano un ghigno orgasmico sulle labbra dall’inizio alla fine. Eppure le differenze tra i due ci sono e sono notevoli. Il primo è un autore che ha fondato la sua carriera sulla riproposizione degli stilemi delle pellicole di genere, aggiornate e rivitalizzate da un sapiente uso della macchina da presa. Il secondo è un autore degenere di genere nel genere, se volete passarmi il gioco di parole. Ovvero qualcuno che pur partendo dallo stesso entroterra culturale non si limita a riproporre e modernizzare ma è capace di scomporre e ricreare, dando vita a un linguaggio verbale, visivo, artistico tout court che in più di una occasione raggiunge la perfezione del mezzo che anni fa ha scelto come veicolo di comunicazione. Perché nel continuo e complesso gioco di sciarade, quiz intellettualoidi, scanzonata e per questo profondissima filosofia da due soldi dal chiaro imprinting orientale, Recchioni è stato capace di creare universi. E tutta la sua opera diviene tavola dopo tavola, dialogo dopo dialogo, silenzio dopo silenzio un grandioso affresco ludico in continuo divenire in cui i suoi eroi vivono, interagiscono con i lettori ammiccando alle sue voglie feticistiche e morbose di nozionismo e immedesimazione. E parliamo di questi eroi, sempre più simboli di personaggi che personaggi veri e propri, icone imperiture di machismo o viceversa incarnazione delle debolezze inumane delle creature di carta. Tutte quante, nessuna esclusa. Di ognuna un pezzetto: un’alzata di sopracciglio, un sorriso, un naso. Marionette con l'anima manovrate da un mangiafuoco fagocitatore di b movies. Come l’eroe della sua ultima fatica bonelliana: “la redenzione del samurai”, secondo numero della collana “Le storie”, serie autoriale che fa ricordare da vicino la sempre poco lodata “Un uomo un’avventura”. Un ragazzo che, come molte altre figure letterarie, si ritrova a dover essere incarnazione di una filosofia più grande di lui. A intraprendere un viaggio iniziatico che come ogni percorso del genere inizia con una morte (o quasi), una fase di crescita e ridiscussione dei propri valori e infine una rinascita: il ragazzo ora è un uomo pronto a percorrere la sua strada. A fargli da contorno: un maestro, una leggenda, briganti, spade, onore. E ancora: frasi a effetto, sguardi cattivi, occhi inanimati che prendono vita, teste mozzate di cavalli che nemmeno “il padrino”. Il tutto disegnato con la maestria di un artista preparato come Andrea Accardi, capace di rendere tanto la maestosità silenziosa dei paesaggi innevati in cui il nostro samurai si inoltra, quanto la plasticità dei corpi nelle scene di azione in cui volteggiano lame affilatissime e nodosi bastoni letali. E tanto, tanto altro ancora ci sarebbe da dire su questa opera che a scriverne si farebbe troppa fatica e confusione e sicuramente ci si scorderebbe qualcosa. E allora forse è più facile parlare del suo scrittore, come ho fatto io, e consigliare di leggere il fumetto in questione. Con un avvertimento: ricordate che ogni dettaglio in più che coglierete tra quelle vignette, ogni omaggio o citazione che scoprirete vi spingerà sempre di più nella testa del suo creatore col rischio reale di esserne risucchiati e non volerne più far ritorno.

Le Storie #02 SergioBonelli Editore - La redenzione del Samurai - di R. Recchioni & A. Accardi 
brossurato 114 pag. B/N  3,50€

Danilo Panicali












7 commenti:

  1. Come ho scritto sulla pagina fb dell'autore, da fan dei film chambarra quest'opera mi ha estasiato! Gennà, per quanto sia d'accordo con te sul personaggio, sull'autore sono completamente d'accordo con Danilo! Quindi, invece di regalare i soldi alla Lion prendendo il cofanetto e i 4 numeri di Before Watchmen come farò anche io, regalati questo gioiello! ;)

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  2. Da Recchioni mi aspetto sempre qualcosa di particolare, il suo John Doe era stata una rivelazione e una folgorazione (almeno all'inizio). E anche Dante mi piaceva un sacco. Questo ancora non l'ho letto. Su qualcosa poi sono d'accordo anche con Gennaro, il blog di Rrobe infatti l'ho abbandonato da parecchio.

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  3. Come detto sull'autore nulla da dire, Garret forever. ma il personaggio, pollice verso, ho avuto la cattivissima idea di commentare il suo post su zerocalcare, in cui non ho capito bene dove voleva andare a parare, ma quello che mi è rimasto spiacevolmente impresso è il "PS finale", dove in pratica diceva che se non era per Zerocalcare, il suo libro, interamente realizzato da lui, scritto ed ahimè disegnato, sarebbe andato a ruba...15 bombe...aperta e chiusa parentesi, per la serie se non me lo dicono che sono bello e bravo me lo dico da solo, tanto qui mi danno tutti ragione. L'impressione che ho avuto è di uno proclamatosi Re troppo in fretta, arrocato nel suo blog, da dove, sostenuto da una cerchia di sostenitori, le spara di tutti i colori...ho deciso di non partecipare più alla discussione quando un altro autore italiano, (mai arrivato su amazon nemmeno per sbaglio, azzarderei) di cui adesso mi sfugge il nome, ha risposto alla discussione dando del vecchio rimbambito ad Alan Moore...li ho capito che quel blog è o specchio del fumetto italiano, ghettizzato incapace, ma anche senza alcuna voglia di elevarsi. E se va bene a loro buona camicia a tutti.

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  4. Il libro E' andato a ruba. E non è colpa mia se quando Dio distribuiva l'ironia, tu eri in bagno.

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    1. PS- cmq grazie per la visita, sei il primo Vip che visita questo blog.

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  5. E te ripeto che sò contento per te che sia andato a rrubba robbe, quanto all'ironia, beh sei sicuro di non aver sbagliato fila te? Che ne so magari scambiasti na fila pè n'artra..

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