Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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sabato 27 febbraio 2016

WunderWaffen



E ritorniamo a parlare dell’Editoriale Cosmo e della sua nuova miniserie di stampo ucronico, Wunderwaffen di Richard D. Nolane alla sceneggiatura e Maza ai disegni, e non fatevi ingannare dalla scioltezza con cui pronuncio questi due nomi, non ho la minima idea di chi siano, posso dirvi che Maza, ha uno stile molto realistico, che d’altronde sposa bene lo stile di scrittura di Nolane, sobrio e lento.

Ma andiamo con ordine cosa sono le Wunderwaffe?
In tedesco, con questo termine i nazisti indicavano il loro compartimento di armi meraviglia, che rimasero nella grande maggioranza dei concetti su carta, buoni unicamente per la propaganda nazista verso il finire della guerra, secondo Goebbels infatti l’introduzione di questi nuovi veicoli, avrebbe cambiato le sorti della guerra, ma salvo alcuni tipi di razzi, la Germania nazista stremata dal lungo conflitto non riuscì a produrne nemmeno una, e la guerra finì come tutti sappiamo.

Perché lo sappiamo tutti come è finita la guerra vero?


Chiariamo il significato di Ucronico prima di proseguire, per Ucronia e letteratura Ucronica intendiamo il racconto in cui un determinato avvenimento storico va diversamente dalla realtà.
I lettori dei fumetti americani sono più avezzi a questi concetti, l’universo DC pre Crisis (ma visto i titoli direi anche quello contemporaneo) giocava sul concetto di storia e realtà alternativa: Superman Red Son di Mark Millar, tanto per citare qualcosa di relativamente recente, è un esempio di ucronia, è una miniserie infatti in cui si raccontava come sarebbe cambiata la vita sul pianeta, se il razzo che trasportava il piccolo Kal El, invece di precipitare in Kansas fosse precipitato in Ucraina, diventando il campione del manifesto comunista, sotto la guida di Stalin.
In casa Marvel, tutta la produzione edita sotto il titolo della testata What…If?!, è da considerare Ucronica, cosa sarebbe successo se: Wolverine sifosse unito allo Shileld invece che agli X-Men, o se Devil avesse ammazzato Kingpin?
In letteratura i temi ucronici negli anni sono stati vari: e se l’impero romano fosse sopravvissuto fino ai nostri giorni? Se i dinosauri non si fossero estinti, se l'inghilterra avesse vinto la guerra d'indipendenza o se i sudisti avessero vinto la guerra civile americana? 
Ovviamente uno dei temi più trattati in questa branca della letteratura è quello che ipotizza la vittoria dei tedeschi nel conflitto mondiale.
The Man in the High Castle di P.K. Dick, è il più famoso romanzo del genere, nel quale Hitler e l’alleato giapponese, sconfitti gli alleati diffondono l’ideologia nazista in tutto il mondo.
Wunderwaffe è esattamente questo, come il passato volume cosmo, Gli Sterminatori, di cui abbiamo parlato nel blog, in cui i tedeschi godevano dell’appoggio nientemeno che di Thor, Odino e altri dei della mitologia nordica, anche in questa miniserie mensile di 4 numeri, lo scrittore, sposta le sorti della guerra nelle mani dei nazisti, ipotizzando non solo che gli alleati siano stati sconfitti durante lo sbarco in Normandia, ma anche che le famose Wunderwaffe siano delle realtà che stanno facendo la differenza negli scontri, come d’altronde Goebbels pubblicizzava.
La macchina nazista di Nolane in Wunderwaffe, pare inarrestabile, se nella realtà, quei prototipi erano pubblicizzati da fidato sottoposto di Hitler, per risollevare il morale delle truppe stremate, nel fumetto sono realtà consolidate con cui i nazisti le stanno suonando agli alleati.
Nelle ultime pagine del volume, troviamo, il protagonista della serie alle prese con il collaudo del Focke-Wulf Triebflügel, un velivolo a decollo verticale, il cui prototipo era per davvero in costruzione, ma che non fu mai ultimato visto che gli alleati occuparono i siti di sperimentazione.

Il pilota del diavolo è Walter Murnau, un asso della aviazione tedesca, che a bordo del suo P130A fa strage di caccia, e bombardieri alleati.
Ma se per Goebbels e l’intera Germania Murnau è un eroe di guerra, da lodare nei cinegiornali di regime, per Hitler, per motivi ancora non chiariti dall’autore, Walter è un ebreo che si spaccia per ariano, e pertanto deve essere eliminato, la trama che attinge in gran parte dall’immaginario sorto sulla storia della seconda guerra mondiale, ruota attorno a questo pilota, che apparentemente è poco incline a morire, nonostante si trovi nelle situazioni più letali.
Leggendo le gesta di Murnau ed i movimenti del cast di supporto, nel primo dei quattro tomi scopriamo parte essenziale del mondo ucronico ipotizzato da Nolane: 
Gli alleati tramano a Londra la rivincita, i tedeschi rinforzati dalla vittoria in Normandia continuano lo sviluppo di più progetti, in corso di lettura infatti, Nolane lascia intendere che le armi meravigliose non sono solo gli aerei, Hitler ha interessi in Antartide, ed una squadra di scienziati si occupa anche di studiare nel campo della magia, dell’esoterismoe dell'occulto, come detto Nolane attinge a piene mani da una quantità di plot, fumettistici, cinematografici e letterari immensamente gravidi.
Bianco e nero
Non devo ricordare certo io ai presenti che questi spunti narratvi, popolano mille altre storie, il diavolo Hellboy di Mignola ha le sue Secret Origin legate a filo doppio con i nazisti, una storia breve di Tom Strong di Alan Moore porta l'avventuriero di Millenium City alla scoperta di un distaccamento nazista in Antartide.
Un film francamente orribile che ho visto di recente parla di una colonia nazista sulla Luna.
Nonostante il ritmo sia leggermente lento, Nolane alla fine del secondo tomo (l’edizione italiana contiene i primi due albi)  ci lascia con un buon cliffhanger, e la promessa di una svolta nella trama, come la curiosità di vedere in che modo lo scrittore rielabori i campi di sterminio, il vero problema del Wunderwaffen in edizione cosmo è la desaturazione dei colori, non riesco a capire per quale motivo sia stata operata su questa saga, specie dopo il riuscito adattamento di SoulEater.

Colore
Le tavole di Maza private dei colori, escono, questa volta pesantemente compromesse, i duelli aerei senza colori, non hanno molto senso, perdono tutto il fascino e si appiattiscono.
Si è molto parlato della versione low cost della BD, ma stavolta il fumetto ne esce martoriato, era davvero impossibile proporre questo interessante miniserie colori?
Eppure ormai molti bonellidi cosmo finiscono in edicola a colori, perché la scelta di ammazzare in questo modo proprio Wundervaffe?
A colori sarebbe stata una lettura interessantissima, così purtroppo è una tortura per gli occhi, specie se on line hai la tremenda sfortuna di vedere le immagini della versione oltralpe.
Una lettura raccomandata? In linea di massima si, anche se stavolta si fa davvero fatica ad accontentarsi dell'edizione italiana.
E' vero che chi mendica non può scegliere, ed ormai è solo con i Cosmonauti che possiamo leggere quantomeno un modo di fare fumetto diverso, ma stavolta, non me la sento proprio di canzonare i puristi delle edizioni originali.
L'italico adattamento di Wundervaffen è a dir poco orribile.
Peccato davvero, spero che il Ragnarok di Simonson annunciato in questi giorni sia a colori.
Baci ai pupi.

mercoledì 13 gennaio 2016

Blake e Mortimer

Domani è già il terzo appuntamento con Le avventure di Blake e Mortimer, la seconda parte dè Il segreto dell'Espadon (la storia completa si sviluppa in tre volumi), una delle otto storie firmate dal creatore dei personaggi, l'autore belga E. P. Jacobs, la cui prima edizione risale al primissimo dopoguerra, 1946, in appendice alla rivista Tin Tin.
La ristampa in seno alla collana I fumetti della Gazzetta dello sport, è per la prima volta integrale a costi contenuti, credo che prima di quest'edizione, sia stato solo Alessandro Distribuzioni a portare in Italia tutte le avventure dello strano duo, in cartonati aperiodici non proprio accessibili., si parla di cartonati  dal costo di 17,00€ a salire,  quindi ben venga l'iniziativa Gazzetta, anzi speriamo che alla fine di Blake E Mortimer sia il turno di Tin Tin, altro caposaldo del fumetto francobelga che non può figurare come non pervenuto nelle vostre letture.
Blake e Mortimer sono due amici, il primo è un affascinante ufficiale dei servizi segreti Britannici MI5,l'altro è uno scienziato specialista in Fisica Nucleare, che non sfigura però nell'ingegneria e nella matematica, come si evince dal primo volume pubblicato da Gazzetta, firmato da Yves Sente e Andrè Jullard,  Il bastone di Plutarco, una vera a propria retcon, come dicono gli americani, o se preferite prequel, che oltre ad essere una storia molto bella da leggere con un rispetto della struttura di Jacobs quasi reverenziale, regala qualche notizia sui protagonisti, come la carriera militare di Blake e su quella accademica di Philippe August Mortimer.

Mi fermo, vedo confusione nei vostri occhi. 
Pausa - andiamo con ordine, prima parliamo dell'iniziativa della Gazzetta.

24 uscite settimanali da 3,99€ cadauna. In volumi brossurati. sono identici a quelli già usciti, che hanno ospitato altri eroi della bedè del passato, in termini economici, non c'è paragone con la raccolta della Alessandro Distribuzioni, i cui cartonati come già detto non scendono sotto i 15€ a volume.
Il piano dell'opera contiene come già accennato le otto storie scritte ed illustrate da Jacobs tra il '46 ed il '71, più le altre 9 avventure firmate da altri autori tra cui spicca il nome di Van Hamme, il fumettista belga autore di XIII e I Maestri dell'Orzo.



1. Il bastone di Plutarco (30 dicembre 2015)     Sente
2. Il segreto dell’Espadon 1 (6 gennaio 2016)   Jacobs
3. Il segreto dell’Espadon 2 (13 gennaio 2016) Jacobs

4. Il segreto dell’Espadon 3 (20 gennaio 2016) Jacobs
5. Il mistero della Grande Piramide 1 (27 gennaio 2016) Jacobs
6. Il mistero della Grande Piramide 2 (3 febbraio 2016)  Jacobs
7. Il Marchio Giallo (10 febbraio 2016)  Jacobs
8. Il giuramento dei cinque lord (17 febbraio 2016)  Sente
9. L’Onda Septimus (24 febbraio 2016) Dufaix
10. L’affare Francis Blake (2 marzo 2016) Van Hamme
11. Lo strano appuntamento (9 marzo 2016) Van Hamme
12. La maledizione dei trenta denari 1 (16 marzo 2016) Van Hamme
13. La maledizione dei trenta denari 2 (23 marzo 2016) Van Hamme
14. L’enigma di Atlantide (30 marzo 2016) Jacobs
15. S.O.S. meteore (6 aprile 2016) Jacobs
16. La macchinazione Voronov (13 aprile 2016) Sente
17. I sarcofagi del sesto continente 1 (20 aprile 2016) Sente
18. I sarcofagi del sesto continente 2 (27 aprile 2016) Sente
19. Il santuario del Gondwana (4 maggio 2016) Sente
20. La trappola diabolica (11 maggio 2016) Jacobs
21. Il caso del collier (18 maggio 2016) Jacobs
22. Le tre formule del Professor Sato 1 (25 maggio 2016) Jacobs
23. Le tre formule del Professor Sato 2 (1 giugno 2016) Jacobs De Moor
24. Il raggio U (8 giugno 2016) Jacobs (
che in realtà è un primo lavoro di Jacobs, prima di dedicarsi a Blake a Mortimer, ed è un racconto di fantascienza che per molti aspetti ricorda il Flash Gordon.

 
Non ho ben inteso l'ordine di pubblicazione scelto da Gazzetta, probabilmente, come mi ha suggerito qualcuno nel gruppo, sembra che l'ordine segua i maggiori eventi degli anni, ma sinceramente poco conta, l'importante è che Blake e Mortimer sia tornato in edicola e sia abbastanza abbordabile economicamente.
I primi due numeri usciti in edicola, sono molto diversi tra loro, 2014 contro 1946 la prima parte del Segreto dell' Espadon nononstante il peso della sua età, ha una sua innegabile bellezza, contrariamente alle aspettative di una lettura lenta, piena di spiegoni, la prima storia di Jacobs è veloce, anche troppo, incredibili le tavole dell'attacco dell'esercito dello stato asiatico, scandite dai commenti dai radiocronisti inglesi.
Un inquietante apocalisse, che deve aver lasciato non indifferente i lettori europei che appena un anno prima avevano vissuto i terrificanti rigori della guerra vera.
Anche il Bastone di Plutarco, è stata una deliziosa lettura, Sente e Jullard hano confezionato una spy story, dai ritmi fedeli all'opera di Jacobs, inserendo la vicenda in un particolare momento del secondo conflitto mondiale, quello in cui molte delle vittorie e delle sconfitte erano merito e colpa sei servizi segreti, impossibile non ricordarsi, leggendo quel primo numero, della stupenda pellicola di Tyldum, The imitation game, con il futuro Dottor Strange,  Benedict Cumberbatch, nei panni del matematico Alan Turing.
Ed è spy-story e fantascienza, il back ground delle storie di Blake e Mortimer, quindi se siete amanti di questi due generi, questa collana fa al caso vostro, ampiamente promossa l'interpretazione di Yves Sente, aspetto curioso, confesso, quella di Van Hamme. Graficamente, sono fumetti, come Tin Tin che dettano le regole di uno stile, tratti puliti, spiccata propensione ad evidenziare particolari all'interno delle vignette, dato che molte volte sono quegli stessi dettagli che rendono il lettore complice dei protagonisti nel risolvere i casi.
E' una collana valida?
Direi assolutamente si.
Ma ripeto, è il caso di avvicinarsi a queste letture senza decontestualizzarle, oggi potrebbe fare sorridere il modo in cui Jacobs introduce un cattivo come l'imperatore del Tibet, chiamato Basam Damdu, ma non dovrebbe stupire più di tanto, in un Europa da ricostruire, tentando di cancellare i passati orrori, la minaccia gialla era la soluzione più  idonea, una perfetta chimera per i due nuovi figli di Bellerofonte.
Quel terrore giallo che serpeggiava alla fine del XIX secolo che funse da base per molte opere letterarie, fumettistiche, cinematografiche e radiofoniche, secondo la quale, un bel giorno, i popoli asiatici avrebbero sottomesso e reso schiavi i popoli occidentali era perfetto per far dimenticare ai lettori gli orrori indicibili dei nazisti, che proprio al centro di quell' Europa martoriata ed in macerie avevano costruito abomini come i campi di sterminio.
Basam Damdu è uno dei tanti discendenti del perfido Fu Manchu di Sax Rohmer, lo scrittore britannico autore di una serie di romanzi con protagonista questo tremendo machiavellico e spietatoVillain, e suona meglio di un nazista superstite.
Un' altra raccomandazione d'obbligo è di non accumulare Blake e Mortimer tra le lettura da fare, è utopico pensare che tra voi ci siano persone che prendono solo quello, ma fidatevi di me, è altrettanto utopico che riprenderete questi volumi in futuro per leggerli.
Blake e Mortimer non è proprio una lettura facile, non è Promethea certo, ma richiede ai suoi lettori una certa attenzione, quindi il consiglio che sento di dare a chi si lancerà nella collezione di questa collana, è di leggerlo settimanalmente, proprio per la corposità dei suoi testi.
Ma principalmente perchè tra le centiaia di cose che prendete al mese, non è B&M che deve restare sconosciuta a voi stessi.
Ovviamente sosterrò questa pubblicazione, fiducioso che questo recupero dei capolavori Bedè da parte della gazzetta continuino e ci portino anche Tin Tin, a voi non posso che consigliare di assaggiare le prime 4 uscite,  Il bastone di Plutarco ed Il segreto dell'espadon, per verificare se è una lettura nelle vostre corde.
Per il resto direi che vi ho detto tutto.
Baci ai Pupi.
 

 

 

giovedì 3 dicembre 2015

Il Dylan Dog di Ratigher




Sottotitolo: La sospensione dell’incredulità

Vediamo se ho capito bene:
C’è questa tizia che si fa almeno 800km, metti otto ore di macchina senza fermarsi mai (utopico), per andare a Londra da Dylan Dog per chiedergli di indagare sulla scomparsa di una sua cara amica, abbastanza zoccola, che in paese per ammazzare la noia la dava a tutti, cani e porci.
Arriva a Londra, che è mattino, insomma c’è ancora la luce del giorno, entra in casa dell’indagatore, dopo aver interagito con il più brutto Groucho che io abbia mai letto (a proposito, ma non era sparito con il nuovo corso di Dylan Dog il poro Groucho?), spiega a Dylan le cause della sua visita e tenta di farselo, così a bruciapelo.
L’evento evolve in modo che inspiegabilmente, ah prima che me lo chiedete, i dialoghi sono pietosi, la caratterizzazione latita, dicevo inspiegabilmente Dylan torna con la tipa in Scozia, in un posto che non esiste, Port Frost.
Sono altri 800 Km, questa tipa quindi fa in una giorno 1600km più o meno.
No, non è una camionista di professione, è una maestra d’asilo, e a giudicare dalle fregole, è un poco zoccola come l’amica scomparsa, ma si sa che la vita di paese, è noiosa e monotona,  e per rallegrare le giornate uno si inventa quel che può, anche trombare a destra e a manca, lustri  e lustri di commedia sexy all’italiana con Alvaro Vitali e Renzo Montagnani insegnano.
Chissa Ratigher quante ne ha viste di commedie sexy all’italiana per scrivere una sceneggiatura così.
Dunque, il nostro eroe e la sua nuova cliente, con un semplice caso di sparizione, senza mostri senza, vampiri, senza fantasmi, senza più il caro vecchio quinto senso e mezzo a giustificare mille vecchie avventure, arrivano in Scozia in tempo, guarda un pò, per vedere i funerali dell’amica scomparsa, quella abbastanza zoccola. 
A proposito in Scozia, sedici ore dopo è ancora giorno.
Quindi, nell’arco di sedici ore, a tenersi stretti badate bene, in un paesello che non esiste, viene ritrovato il cadavere di una donna scomparsa, viene fatta l’autopsia dal coroner, viene restituita la salma ai familiari, e viene organizzato il funerale.
Ma il curatore dov'è?! Non c'è è su facebook, impegnato a celebrarsi sulla sua bacheca per i mille impegni nel mondofumetto di provincia italiano.
Torniamo a noi, e che funerale!
Donne imbruttite che si fanno i selfie, nei pressi della bara, berciando maleparole nei confronti della defunta, d’altronde le donne sono così, più sei bella, più sei mignotta.
Tifosi che intonano cori da stadio, bambini morbosi, curiosi di assistere ad una sepoltura.
Stereotipi scadenti come se piovesse.
Vien da chiedersi Ratigher che gente conosce, e a che funerali è andato.
Parlando di stereotipi, c’è anche un marinaio vestito come il Capitano dei bastoncini, che versa sulla bara un bicchiere di… di cosa? Acqua di mare? Acqua potabile? Vino? Piscio di capra? Whisky?
Mica ci è dato saperlo.
L’intera sceneggiatura sembra scritta a cappella, direbbe er Piotta.
E poi lì, in mezzo a tutti quegli stereotipi, le megere invidiose che si fanno i selfie, i tifosi ubriachi, i bimbi morbosi, la povera Fiona (la maestra d'asilo), un personaggio in cerca d’autore, ha una crisi isterica stereotipata.
Grida vendetta, la Fiona, butta le braccia al collo di Dylan e piange , non resta che portare la tipa a casa, e cambiare la location.
Vi risparmio i dettagli, vi voglio bene, ma posso dirvi che ad un certo punto lacrimavo sangue come una madonna addolorata.
Vi basti sapere solo che in quelle particolari pagine mi imbatto in una vignetta che ovviamente buca la griglia classica dei Bonelli,  -fateci caso è un tema ridondante quello dello stravolgimento della griglia classica bonellide da quando c’è Recchioni in giro.
Rivoluzione irriverente. Povero Sergio.
Comunque  vi stavo parlando di questa particolare vignetta, appena l’ho vista ho avuto un brivido lungo la schiena: i due personaggi di profilo uno di fronte all’altro, alle loro spalle lo spazio diviso in due precisi rettangoli, il bianco per Dylan Dog, che parla bonariamente di cose senza senso, sdrammatizza, manco alla tipa gli fosse morto il gatto, il nero per la povera Fiona, con il lume della ragione andato, perso nell’angoscia e nella rabbia per la recente perdita. Il bianco ed il nero, due registri comunicativi così diversi ed incompatibili, in quel frangente.
 Deja-vu, Asterios Polyp, Mazzuchelli. Prego iddio di sbagliarmi.



Sarebbe troppo imbarazzante.
Sarebbe come la scimmia che imita l’uomo, il risultato è comunque sempre grottesco.
Si fa notte finalmente, anche in questo piccolo paese della Scozia che in realtà non esiste, Port Frost è solo  l’ennesima forzatura in una trama forzata come i lavori, Port Frost esiste per poter citare i Led Zeppelin, il fumetto ipertestuale che piace tanto al Rrobbe.
Si fa notte, si dorme, senza sesso però, si tromberà più in là, in una tavola con griglia a nove vignette senza parole, come se ci si potesse permettere il lusso di ammutolire sequenze di immagini senza senso, e l’indomani Dylan finalmente ha un unico pensiero coerente, fa l'unica azione umanamente accettabile, sente di non essere di alcun aiuto lì, ma è solo una brevissima parentesi, poi Ratigher riprende a ruota libera, lui vuole rientrare a Londra, lei non vuole riportarcelo e come si fa?
Il treno direte voi. Bah come siete ordinari.
Invece no, qui siamo in pieno fumetto autoriale, sul treno ce lo avrebbe messo Sclavi, Manfredi, chiunque di queste vecchie mummie che hanno ucciso il fumetto italiano.
Qui siamo in piena rivoluzione bonelliana.
Ratigher invece porta Dylan al bar del paese a “cercare un passaggio per Londra”.
Siamo ad ottocento km da Londra, in un buco di culo di paese…è come se io adesso andassi al bar del buco di culo di paese in cui abito nella provincia di Pavia e chiedessi ai clienti se qualcuno è diretto a Roma.
E’più o meno qui, a questo punto della non-storia che realizzo che sto leggendo una delle cose più ridicole da quando mia madre mi ha messo in mano il  primo Topolino, per farmi stare zitto e bono.
Avrebbe avuto più senso se tirava fuori questo famoso smartphone e si collegava a blablacar.
Quanto disagio, quando pressappochismo, quanta inesperienza, quanta ignoranza del mezzo, e secondo il Rrobbe sarebbe un autore emergente dell ascena autoriale italiana? Ma il rrobbe l'ha letta sta cosa prima di apporci il timbro "approved"? O per il nuovo lettore bonelli, quello perennemente connesso on line, doveva bastare il nome in copertina?
Ma come ha fatto a firmare la storia di un personaggio che 20 anni fa rappresentava il fumetto in Italia? Ma come abbiam fatto a ridurci così?
Ma avete fatto a ridurvi così? Mi correggo.
Peggiora comunque, so che sembra impossibile ma peggiora, manca ancora molto prima di arrivare a 98 pagine, purtroppo.
Impossibilitato a rientrare, Dylan comincia ad indagare, su cosa? Non si sa.
Si ritrova in un altro bar, dove il barista ubriaco già di prima mattina che fa?
Bravi Singhiozza. Stavolta è con il marinaio di pocanzi, il capitano Findus, che ovviamente in quanto depositario della conoscenza è considerato il matto del paese.
Aprite gli ombrelli piovono stereotipi.
“Devi andartene da qui ragazzo o morirai qui!”
Fermatevi e fate mente locale e contate in silenzio quante volte avete sentito questa frase nella vostra vita di lettori.
Il vecchio parla della leggenda della strada costruita dai giganti, delle pietre esagonali, quelle presenti anche sulla cover del disco dei Led Zeppelin, col senno di poi sembra che l’intera baracconata sia costruita per far capire ai lettori che Ratigher è uno di noi, di voi a dire il vero, che  ascolta i Led Zeppelin, il resto della leggenda è frutto della mente dell'autore, non c’è alcun maleficio sulle rocce esagonali, al contrario, quelle irlandesi, quelle della cover del disco, sono state dichiarate patrimonio Unescu, pensa te, pure una querela dall'ente del turismo irlandese rischiamo, meno male che Dylan dog lo leggiamo per lo più solo in provincia d' Italia, il maleficio è come Port Frost, non esiste, è una forzatura, una non svolta in una non storia.
Solo una cosa è certa, le acque del mare che bagna questa sfortunata costa della Scozia si stanno ritirando, e stanno esponendo  alla vista dei protagonisti di questo dramma, quel misterioso pavimento di rocce esagonali, e più metri quadri di pavimento maledetto si palesano, più la gente impazzisce e diviene cattiva.
Ecco perché è morta l’altra zoccola, quella scomparsa, Molly si chiamava, morta perché l’aveva data troppo in giro, a tutti tranne che al papà.

Piovono stereotipi e luoghi comuni, riparatevi che l'ombrello non basta più.

E finalmente Ratigher comincia la discesa verso il finale, verso un'altra vignetta che buca la griglia bonelli, verso un'altra stronzata, in un albo che ne è saturo.
E' l’apocalisse, il mare sparisce del tutto e rivela il suo letto, qui e li stelle marine e granchi, il tipo forse ha letto Dagon, forse possiamo sperare che non è tutto il tempo connesso sui social ad ammaestrare i fan ad apprezzare la sua scrittura.
Ma un HP, non fa primavera, al porto o in cima ad una scogliera, non ricordo più, il vecchio pazzo quasi piange, ha le mani sugli occhi, ed è incapace di sostenere la vista di questa visione aliena, la costa prosciugata dal mare, è come un vecchio amico reso irriconoscibile da un incidente, da una serie di ferite, e cosa si disegna in questo riquadro per enfatizzare la didascalia?
Dylan Dog sfigurato. Ma è ovvio, d’altronde il marinaio lo conosce da meno di 12 ore, chi meglio di Dylan Dog può esprimere il concetto?
Rivoluzione irriverente, sinergia sperimentale tra chi scrive e chi disegna…o forse no, semplici dilettanti allo sbaraglio in una casa editrice in cui regna un' anarchia assoluta.




A me piace pensare che quel Dylan Dog dilaniato, è li per me, per me che non leggevo una sua storia da più di 18 anni, un vecchio amico che ho seguito per più di 100 numeri ma che poi ho lasciato perdere, quella didascalia, mi piace pensare sia rivolta a me e a tutti quei lettori che hanno maturato la loro passione per la lettura anche con Bonelli, che ora è irriconoscibile, dilaniata da una pletora di pippe vere  rese dive dalla rete, che si credono autori di fumetti.
Vi dico il finale?
Ma  il finale non c’è.
3,50€ o giù di lì, ma non ti è dato sapere perché l’acqua sparisce, ne perché ricompare inghiottendo l’ultima zoccola superstite, il vecchio albo di Dylan Dog sarebbe finito con l’indagatore seduto alla sua scrivania antica, a casa sua, annotando sul suo diario l’inspiegabile vicenda, il vecchio Dylan Dog, avrebbe tentato di esorcizzare la sua esperienza, cercando spiegazioni plausibili degli eventi, qui, nulla di tutto ciò, l’acqua così come va via senza motivo, torna senza motivo, e sommerge Port Lost.
Perché? Il perché non conta, conta solo che avete tra le mani il Dylan Dog del famoso Ratigher, mica in bonelli stanno a pettinà le bambole.
Stringete tra le mani la prova che ci siete anche voi, lettori, autori, tutti connessi, tutti convinti di essere parte di un imperdibile momento della vita dell’editoria italiana.
Quell’irriverente giovane energia che alla fine prevarrà sul vecchio. Magari il prossimo che chiamano a scrivere è Sio.
Ma a mio modestissimo parere siete testimoni degli ultmi rantoli, e ai tempi di Sergio robe del genere avrebbero visto la via della pubblicazione, forse nelle pagine dei cloni di Dylan Dog, orrori veri tipo Dick Drago o Gordon Link. A Recchioni, se accetta consigli da semplici lettori, poco inclini all'incanto che può dare rapportarsi sui social con il loro autori preferiti, posso solo dire, leggi di più cosa fai pubblicare, perchè se questa è la rivoluzione e questi sono i Robespierre....povera Italia.
Baci ai pupi.

venerdì 30 ottobre 2015

Beta i Robottoni made in Italy

Avessi modo di buttare giù delle chart, le ultime top appetibilità avrebbero in testa materiale dell'editoriale cosmo, con Gli Sterminatori e Beta.

Breve storia dell'odio verso i cosmonauti

E' sempre una gran rottura parlare della Editoriale Cosmo, in pratica recensire una pubblicazione cosmo, è un silenzioso richiamo che ti sottopone alle attenzioni di tutti quei megalomani puristi della domenica, che inveiscono contro la bonellizzazione del fumetto; hater addomesticati sui social  e sui forum che per quanto tu tenti di spiegare i motivi per cui la Cosmo non è assolutamente l'anticristo, non ti ascoltano, continuano a sbraitare di desaturazione coatta delle tavole, riduzione violenta dei disegni, con tanto di bava alla bocca come i cani rabidi, senza alcuna possibilità di replica, al punto che alla fine la risposta più idonea e sensata da dare è "ma fa un pò come 'zzo te pare e vattene a quel paese."

Probabilmente è per zittire certe critiche sterili che nacque la linea "Color" ma pensate che l'iniziativa abbia messo al riparo l'editore emiliano dalle solite feroci critiche?
Macchè, poveracci non solo hanno cominciato a pubblicare a colori, ma in sfregio all' avarizia, hanno fatto tutto in un formato più grosso del classico comic book, ma nulla il pecorone a comando italiano una volta che è partito per la tangente, non sente ragioni, da li a poco è arrivato un nuovo tormentone "La costina scricchiola!". Juan Solo per esempio, ma anche il primo tomo di Fabian Gray
Alla fine, i cosmonauti hanno ancora una volta diversificato il catalogo, cambiando tipografia, eliminando il "fastidioso" scricchiolio delle costine, sono tornati a bonellizzare, lasciando il colore, e lavorando sul numero delle  pagine per prezzare le pubblicazioni,  insomma di sforzi per piacere a destra e a manca ne sono stati fatti,  ma il pecorone a comando ormai con cosmo ha chiuso i ponti, per il pecorone medio, alla Cosmo o sono degli incompetenti, o dei semplici stampatori di materiale estero, ben poco conta che adesso producano persino una serie nuova, per quanto ahimè bruttina possa essere.
Per gli hater più agguerriti sono dei ladri, con dei prezzi troppo cari per il materiale proposto, Un esempio? Flash Gordon: Una rapina legalizzata.
Inutile far notare il coraggio di editare con tiratura da edicola opere d'arte come L'incal o Bouncer, per esempio, indubbiamente materiale ostico per il lettore medio italiano abituato a vedere rivoluzionario una pensione ed un cellulare, opere che ben altri accreditati editori, in passato si sono guardati bene dal far uscire in edicola, puntando sul solito bacino di 30enne a salire,compulsivo animale da fumetteria.
Il catalogo Cosmo? Puff, materiale scadente.
D'altronde chi si sognerebbe mai di definire capolavori, robaccia come Black Crows, Lo Sparviero, Durango, Snowpiercer o Winterworld?
Giusto un tristone intellettuale col braccino corto par mio.
Davvero, non c'è verso.
La cosa più esilarante è che questi puristi che si lamentano delle tavole ridotte (con allegata riduzione dei costi) sono gli stessi che si scapicollano in fumetteria a comprare senza battere ciglio altrettante pubblicazioni ridotte come Saga della Bao, contenti di pagarle un rene  e mezzo lobo epatico, tanto il fegato si rigenera.
Questi hater sono gli stessi intellettuali che ignorano per esempio la sottile differenza tra lo stampare ad alte tirature in Italia, su carta certificata PFC, piuttosto che stampare "altrettanto male", (riducenddo il formato), con una tiratura da fumetteria ed un prezzo esoso, affidandosi a tipografie cinesi, è il caso eclatante della Bao, per quel che concerne alcuni volumi della Lega degli straordinari gentlemen, e chissà cos'altro. Li seguo poco o niente i milanesi col cane sul logo.
La cosa che ormai diverte di questi puristi è che in sostanza ridurre e desaturare e pagare meno è un reato perseguibile dalla legge, ingrandire, colorare, cartonare e rapinare, è un omaggio alla nona arte.
Con Beta è stata la stessa cosa, brossurato formato bonellide di ben 224 pagine in bianco e nero, è diventato sulla bocca dei soliti: troppo caro (6,90€) e scomodo da leggere, peccato che la precedente edizione di Beta (coff...coff...coff...BAO) venisse il doppio per il prezzo, e fosse più piccola (spero almeno stampata in Italia).
Lasciando perderere gli hater - mai compreso il meccanismo infatuante che ti trasforma da lettore di fumetti a sostenitore amante di questa o quella casa editrice - dedichiamoci per il resto del pezzo a questo BETA di Vanzella e Genovese, lettura caldamente raccomandata, quale che sia la vostra indole di consumatore, cicala (Bao) o formica (Cosmo).
Io da buona formica lo leggerò in questa pessima edizione, pagandolo più o meno la metà di quanto lo avrei pagato se fossi inciampato nell'edizione Bao.
224 pagine divorate letteralmente e non solo per il nostalgico motivo che BETA è un chiaro omaggio all'opera di Go Nagai, il creatore di Mazinga Z , Grande Mazinga, Goldrake e Getter Robot. Quell'aspetto del fumetto va bene come strillone per attirare le attenzioni dei lettori, in realtà in Beta il citazionismo al fumetto nipponico è solo una parte della godibilità.
In Beta i Robot giganti non sono creati per tenere testa agli invasori alieni o altro, la sceneggiatura di Luca Vanzella relega i giganti meccanici al ruolo di arma finale, nel mondo di Beta, i robot sono le armi di distruzione di massa, l'escalation tecno-bellica di una guerra fredda rivista, in cui non mancano divertenti riferimenti come il primo ministro con la gobba, (presumibilmente il poco compianto Andreotti) o la strega di premier inglese, (presumibilmente la Tatcher).
C'è molto più di apocalittici duelli tra mostruose macchine tra grattacieli, Beta, vanta una appetibile caratterizzazione dei personaggi ed una trama molto più complessa di quello che può sembrare trasparire dalla copertina.


Il plot dei robottoni così in voga negli anni '70 è arricchito da smaliziate sfumature dei nostri tempi: era molto raro in Mazinga che Tetsuya Tsurugi si preoccupasse di questo o quello stabile prima di demolire a suon di missili centrali e grandi fulmini, l'ennesimo mostro inviato dal Generale Nero, era altrettanto raro che si contenesse nella lotta al fine di preservare il costoso gingillo, per  il concetto di morte, come componente delle storie, dobbiamo aspettare la serie di Getter Robot, ed il sacrificio del pilota Getter 3 Musashi Tomoe (1974).
E' solo poi nel 1980 ,con Trider G7, che gli autori prestano più attenzione al lato economico della guerra con i robottoni, l'adolescente Watta Takeo prima di lasciar partire i vari missili a testata protonica o missili nucelo-sintetici, attendeva il benestare del vecchio Umemaro Kakikoji, sempre attento ai conti della Takeo General Company per far quadrare le spese, e trasformare le missioni del Trider in successi economici per la compagnia.
Vanzella fa tesoro di questi spunti narrativi senza dimenticare di omaggiare quel mondo di cartoni animati e manga del nostro passato remoto, come non riconoscere il papà di Hiroshi di Jeeg nel Dottor Lorenzo Beta? O una via di mezzo tra Kenzo Kabuto e il dottor Inferno nel Professor Shima. Ci vuole una bella faccia tosta a non riconoscere nella bella Maxine il pilota del robot francese Marianne, l'avvenente June di Venus o anche Miwa Izuki di Jeeg.
Insomma senza spoilerare nulla della trama è il caso di dire che Beta come sceneggiatura è meglio del film Pacific Rim.
L'evolversi degli eventi già per altro incalzanti, più o meno dopo pagina 190, vi lasceranno così curiosi che non aspetterete altro che il secondo e conclusivo volume, previsto per gennaio 2016.
Sul versante grafico Genovese forse a volte è troppo sporco, specie nelle scene di lotta. Ma per il resto il suo è un autentico manga anni '70, dinamismo della tavola, totale assenza di una griglia, l'uso delle linee di velocità per esaltare i movimenti, massicio abuso delle onomatopee, tutte trovate visive riconducibili al fumetto nipponico.
Insomma senza dilungarsi ulteriolmente Beta è l'appuntamento immancabile di novembre.
Fidateve, restando in ambito cosmico, a parte Prophet, vi ho mai raccontato fregnacce?
Beta vale ogni centesimo dei suoi 6,90€ di copertina, nostalgico, intrigante e divertente.
Baci ai pupi.

lunedì 31 agosto 2015

Le sentinelle

Ma che bello è, ogni tanto, parlare di qualcosa di imperdibile?

Con lo sceneggiatore Xavier Dorison è stato un amore a prima vista, è successo con il Santuario illustrato da Bec.
Lo scrittore parigino sembra essere particolarmente portato per le trame a sfondo militare, per la caratterizzazione dei suoi personaggi (ineccepibile), e per le storie, innegabilmente coinvolgenti. Le sentinelle,  pubblicato in seno alla collana Panini-Gazzetta Ai confini della Storia ( nn 18-19 ), racconta le vittorie e sopratutto le disfatte di una unità speciale francese di soldati potenziati, che Dorison colloca sul teatro della grande guerra del 1914-1918.
Certosino il lavoro documentaristico dello sceneggiatore francese: siamo nell'estate del giugno del 1914, l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando D'Asburgo D'Este, rompe di fatto i precari equilibri nati dalle alleanze sancite alla fine dellottocento.
Lo scienziato Feraud, creatore di un nuovo sistema di imbrigliare l'energia radioattiva, la pila al radio,  sulla prosecuzione degli studi della scienziata polacca Marie Curie, finisce nelle mire di un esponenete dello Stato Maggiore francese, il colonnello Mirreau, già responsabile di un vecchio progetto chiamato Le sentinelle, chiuso per le ingenti somme economiche richieste.
Eventi di cui non sto a raccontarvi molto, per non rovinarvi il gusto della lettura, trascinano l'idealista scienziato direttamente sul fronte al nord della Francia dove i tedeschi stanno penetrando dopo aver sottomesso senza grossi problemi Belgio e Lussemburgo.
Questo più o meno l'incipit dell'epopea di tre uomini, modificati dal genio del dottor Kropp, che Dorison, racconterà in due volumi lussuosamante cartonati, di il cui secondo è uscito non più di qualche settimana fa.
Dorison da modo ai lettori di apprezzare le sue capacità in più riprese, ho amato di questo fumetto sotto molti aspetti, principalmente lo stimolo che spinge il lettore a documentarsi più dettagliatamente sulle vicende del grande conflitto che coinvolse l'europa nel primo decennio del 1900, l'introduzione nelle fantastiche tavole di Enrique Breccia, di stampe e fotografie dell'epoca, non fa che impreziosire l'opera, come l'illustrazione di Achille Beltrame, dell'attentato a Sarajevo dell' Arciduca.
Come detto più in alto, Le Sentinelle non è un semplice fumetto bellico, seppur con una stupenda impostazione militaresca del registro di scrittura, questa storia resta una cronaca dell' umanità, e della molteplice interpretazione della stessa alla fredda realtà della guerra, diversa per i tre membri della squadra speciale, il tormentati e reticente pacifista Feraud, uomo di scienza e di pace, ridotto dagli eventi a strumento di guerra e di propagando dell'esercito francese, il sergente Gibuti, potenziato dalle droghe, unico superstite della vecchia unità delle sentinelle, incapace di fare altro che combattere, e Pègase, giovane rampollo di una famiglia, ansioso di aggiungere il suo nome nella storia dei successi della Francia.
La battaglia della Marna, di Ypres e sulle coste Turche, ai Dardanelli, ecco gli scenari che Dorison sceglie per il suo racconto, tre fondamentali momenti per la Francia e per il mondo in generale, che lo scrittore rende il palcoscenico de Le Sentinelle,  tenendo sempre alta la componente fantastica, nutrendo di continuo il sense of wonder del lettore, senza lesinare sulla sua abilità di emozionare e coinvolgere, che non starò certo a raccontarvi, anzi direi che in linea di massima il pezzo finisce qui, inutile soffermasrsi sul lavoro di Enrique Breccia, figlio d'arte, tiene alta la bandiera di casa, con una prova sublime, le sue tavole tolgono il fiato, e per una volta, devo dar ragione ai signori che ringraziano che questo fumetto sia giunto a noi con determinati canali e non sia stato vittima di una bonellizzazione, qui ne convengo, avrebbe ammazzato una sostanziale parte dell'appetibilità dell'opera, non ultima la scelta dei due artisti, di arricchire il racconto con immagini di repertorio.
Insomma avrete capito che dopo una serie di pezzi e recensioni disfattiste sul mondofumetto italiano, finalmente torno a parlare di qualcosa in termini entusiati, Le Sentinelle di Dorison e Breccia è da avere, e toccherebbe fare più attenzione a questa collana, che ha riproposto, sempre in due volumi, anche un altro capolavoro della BD: I Maestri dell' Orzo non molto tempo fa, del quale però da buon fumettopeniaco vi invito al recupero del vecchio volume della serie oro dei classici del fumetto di repubblica, sicuramente meno caro, ed orfano solo dell'ultimo spin-off, che nulla toglie alla storia originale.


Nel leggere Le Sentinelle è impossibile non fare i dovuti paragoni, è un fumetto francese del 2008, e trasuda professionalità ed amore per questo media in ogni pagina, il lavoro di ricerca storica di Dorison, qui da noi non è che semplicemente manca, è del tutto ignorato.
Fa letteralmente sorridere in amaro modo, constatare che che se oltralpe, scrivere una storia tenendo conto del passato del proprio paese, trovare riferimenti storici ed arricchire il proprio lavoro con elementi realistici, come l'utilizzo delle prime armi chimiche, le mitragliatrici, i bombardamenti, tutte ahimè inquietanti innovazioni, che di fatto mutarono il modo di fare la guerra, o ancora trovare il tempo per ricordare ai lettori, momenti orribili della storia dell'uomo come la strage degli Armeni, nelle parole della bella Maritza, ebbene dicevo fa sorridere che se questo, rientra nella normalità nel processo di creazione di un fumetto in casa dei vicini francesi, qui da noi lo stesso processo  creativo si limita, ad imbarazzanti copertine citazioniste, l' utilizzo random di dozzinali personaggi televisivi come Gordon Ramsey, una pressochè mediocre impostazione nello scrivere.
Qui da noi più del prodotto finale da leggere, si reca una morbosa attenzione nella sua promozione, un pericoloso gioco di marketing, che di fatto ha snaturato la ragion d'essere del fumetto, a vantaggio di una non ancora chiara  social condivisione orgiastica tra autori, redattori, editori, tralasciando approfondimenti ormai superflui, constatabili nei fatti tra l'altro, vale a dire che se qui da noi, trama e caratterizzazione, sono aspetti secondari, non è il caso di stupirsi se la lettura in linea di massima è quasi sempre mediocre.
E' il caso, prima di chiudere, solo di aggiungere che, se per quel che concerne la scrittura, il divario tra Italia e Francia è incomabile,  di fatto, leggere una pubblicazione qualsiasi italiana ed una francese poco dopo, è come passare dall'interpretare una pittura rupestre e tuffarsi nella lettura di un romanzo ottocentesco, per il comparto grafico la stituazione è (se possibile) ancora peggiore, nel vedere le tavole di Breccia, le sue prospettive, le sue inquadrature, la struttura dello stesso storytelling, e poi ripiegare su una qualsiasi pubblicazione italiana, cone le sue griglie giurassiche, viene da chiedersi, se qui da noi il tempo non si sia fermato, ed abbia fermato anche la voglia di fare del buon fumetto.
D'altronde se per mesi qui abbiamo salutato una pubblicazione a colori, come la rivouzione del fumetto italiano, la dice lunga su come effettivamente siamo messi.
Insomma miei cari sono 22€, dubito fortemente sto mese possa capitarvi di spenderle meglio.
Una volta tanto brava Panini.
Baci ai pupi.

mercoledì 26 agosto 2015

La maledizione di Fabian Gray








Basta parlare di aborti italiani, ne ricavo solo tristi conclusioni, torniamo a concentrarci sui fumetti, torniamo alla vecchia funzionalità del blog: leggere bene senza svenarsi, ci concentriamo oggi sul Fabian Gray della Cosmo/Image, d'altronde €7,50 (più 6,90€ per il primo volume fa 14,40€), comincia ad essere una spesa che può essere investita in altro per il lettore di fumetti.

Ed ahimè, col senno di poi, nonostante l'entusiasmo eccessivo iniziale, devo ammettere che ho risposto troppe buone speranze su questo titolo.
Ad un anno, preciso di distanza, prima di rileggere il secondo tomo, Coste Perdute, ho dovuto rileggere il primo volume, La Maledizione confezionanto,  è il caso di dirlo in una maniera impossibile, sotto questo aspetto, bisogna lodare il  merito alla Cosmo, per le migliorie nella cura dei loro prodotti, che è passata dai brossurati rilegati davvero male dello scorso anno, ricordo l'illeggibile Juan Solo, a questa nuova generazione di volumi delle Arti Grafiche Boccia, se voglio tenere fede alle notizie in seconda di copertina, decisamente più capaci della precedente della Rotolito Lombardia Pioltello, che ha gestito la stampa del primo volume.
Purtroppo i punti di merito finiscono qui, come lettura i primi 10 numeri di Fabian Gray, non sono esattamente delle letture imprescindibili, e nemmeno troppo appetibili.

                                                                                  
Chi è Fabian Gray?

Bella domanda, rispondere senza spoiler poi, direi un predatore di tesori, una sorta di Indiana Jones, senza la componente buonista dell' archeologo, un ladro, che nella brama di potere, subisce le conseguenze di un incidente, con una pietra dei sogni, in seguito al quale si ritrova posseduto da 5 spettri della letteratura che gli conferiscono 5 differenti poteri,  le doti analitiche e deduttive di Sherlock Holmes, la maestria con l'arco e le frecce di Robin Hood, i poteri sovrannaturali di Dracula, la capacità di evocare potenti incantesimi come Merlino e quella di maneggiare la spada come un esperto samurai.
Lo stesso incidente ha anche mandato in coma sua sorella Silvia, e le avventure di Fabian alla ricerca di una non bene intesa cura, sono tutte vissute, per restituire Silvia, la sua sorella amata, alla terra dei vivi.
In realtà Barbiere ha pure delle ottime idee, tipo le pietre dei sogni, che a fatica, si identificano come importanti manufatti con il quale mutare la realtà, attingendo dalle energie che risiedono nell'ancestrale immaginario collettivo.
E' godibile anche l'adozione dello stile di script dei pulps, l'antieroe redento, la bella in difficoltà, il nemico che trama nell'ombra, che spazia però dan nazista al topo di biblioteca, ma il risultato finale, finora, ( e sono passati dieci numeri!) è una confusionaria sfilata dei clichet del vecchio romanzo d'avventura, con poca possibilità di coinvolgimento.
Barbiere corre troppo, e c'è quel vecchio proverbio sulla gatta che per fare in fretta fece i gattini ciechi, che evidentemente non conosce: per dire c'è un momento del quinto capitolo, in cui Fabian, immerso in una sorte di variante della fonte dell'eterna giovinezza, nelle profondità della città di Shangri-La, questo tanto per farvi un esempio del materiale con cui Barbiere intasa le pagine della sua serie, affronta oniricamente le sue paure, e le varie prove, imposte dagli spiriti che lo possiedono, ma il tutto è così dozzinale ed iperveloce, che non ha assolutamente mordente, lo leggi ma non registri alcunchè, figuriamoci se riesce ad emozionare.

 I dialoghi lasciamoli perdere, mediocramente dignitosi, e la caraterizzazione, altalenante risente della fretta di Barbiere di arrivare alla fine, per dire dopo 10 episodi non ho ancora ben capito in che epoca è ambientato il fumetto, cosa abbastanza imbarazzante.
 Su Coste Perdute, il nuovo volume, la stessa Jezebel, la bella antiquaria, che commissiona da Gray un furto nel primo numero, la ritroviamo che svolazza tra le guglie di Gaudi di Barcellona che manco Catwoman, in quelle stesse pagine Mooneyham ci illustra uno spaccato dela città, da autentico caos temporale, mentre i cittadini vanno in giro in automobili anni '50, con cilindri e barbe tipiche dello stile liberty, i poliziotti che invano cercano di arrestare la ladra sembrano usciti da un qualsiasi  DP di New York del 2000.
Insomma non ho ancora bene inteso come questa serie in America si sia guadagnata un proseguimento, ed addirittura un' edizione di lusso, io vi consiglierei di comprarla con le dovute precauzioni.
Il primo volume è così veloce che durante la lettura si ha la spiacevole sensazione che al tomo manchino le pagine. Si passa dalla Germania alla Spagna, ad Oxoford all'Africa con una facilità disarmante, le idee di Barbiere poi, a dir poco infelici, se ho il potere di Dracula a che mi serve attingere da quello di Robin Hood?
C'è ancora qualcuno che scrive di frecce che si infilano della roccia talmente in profondità da reggere il peso di un uomo?
Il secondo Tomo poi srotola la sua trama inspiegabilmente su una autentica nave pirata con tanto di mozzi con il pappagallo sulla spalla, ideuzza che mette in difficoltà ancora di più il lettore nel capire in che epoca viva questo Fabian Gray.
Per non parlare dei flash back fatti un pò con il culo, a voler usare paroline giovani e di innegabile impatto.
Diciamo che la ret-con di Gray si addatta all'occasione, e non aggiungo altro.
Insomma direi che nel complesso è una cosa che potete tranquillamente evitare, e se lo avete fatto finora continuate pure senza sensi di colpa, da parte mia che ormai l'ho cominciato, prego i santi che trovi presto la parola fine in america, e mi risparmi ulteriori torture.
Il lavoro grafico nervoso sporco , tanto per cambiare, veloce di Mooneyham, ce la mette tutta per alzare l'appetibilità, indubbiamente alcune tavole sono un bel vedere, e le copertine hanno quel non so che di attraente, ma non credo valgano il costo di questi primi due numeri, restando in casa Cosmo, molto più appetibile resta ovviamente l' Incal, e staremo con le orecchie dritte tra due mesi dove nella stessa collana verrà pubblicato un fumetto dove i nazisti pare vincano sugli Alleati con l'inaspettato aiuto di Thor e gli Aesir, per a conclusione di questo arc sul cacciatore delle pietre dei sogni, toccherà aspettare 4/6 mesi.
Ma voi lasciate perdere. Fidatevi di me!
Baci ai pupi!

mercoledì 1 luglio 2015

All new newest Marve Now...di nuovo!

Non chiamateli reboot


Dopo le nuove Guerre Segrete il palco delle testate Marvel cambia di nuovo, e la numerazione è di nuovo azzerata, non siamo qui per porntificare sui tecnicismi, nuove serie, nuovi numeri 1, pure per quelli che ormai miracolosamente su una serie ci sono da più di due anni, impensabile, nella nuova concezione di fare fumetto oggi, tipo Aaron su The Mighty Thor. Ma va bene così, in passato ne abbiamo spese di parole e parolacce, in sostanza siam giunti alla conclusione che non ce ne frega nulla, al massimo possiamo ribadire, che c'è stata per davvero un inversione, ora le major seriali puntano alle miniserie di massimo un anno, e le indipendenti invece puntano alla serialità, con scarsi successi in termini di longevita, basta vedere Le serie Image, o meglio ancora la Skybound col suo ormai soporifero The Walking Dead.
La Marvel ha reso noto i titoli e gli autori delle nuove testate, che i lettori troveranno nelle migliori edicole americane alla fine dell'evento Secret Wars di Hickman/Ribic.
E' un nuovo universo narrativo, del quale onestamente non ci sto capendo molto, ma la cosa non mi stupisce con Hickman, conoscendo lo scrittore probabilmente all'ultima pagina dell'evento ci sarà un rimando spazio temporale forzato come i lavori nelle vecchie prigioni americane, che si collega secondo lui ad una vignetta di una storia degli anni '80, ed una del 2009. quindi per ora non mi preoccupo troppo, per capire lo stile di questo scrittore mi sono bastate, F4, FF, Secret Warriors e Ultimates. Almeno per ora c'è Ribic, che per quanto possa essere tutto ancora molto criptico, almeno è un bel vedere.
Diamo un occhiata alla lista di serie prossime al lancio, serie tutte nuove per un universo tutto nuovo.
Ma poi sarà un universo o un nuovo multiverso? Boh....staremo a vedere.
Il fatto sta che la struttura citazionista di Hickman ed il passato evento di Slott a base di ragni, ha mietuto le sue vittime, si leggono titoli allucinanti, Old Man Logan, Spider Gwen, vediamoli adesso più dettagliatamente:
Invincible Iron Man di Bendis.
All-New All-Different Avengers di Waid
Uncanny Avengers di Gerry Duggan
New Avengers di Al Ewing e Gerardo Sandoval
Ultimates  di Al Ewing
Doctor Strange di Jason Aaron e Chris Bachalo
Captain Marvel di Tara Butters & Michele Fazekas e Kris Anka
Sam Wilson, Captain America di  Nick Spencer e Daniel Acuña
The Totally Awesome Hulk di Greg Pak e Frank Cho
The Mighty Thor di Jason Aaron
Scarlet Witch di Robinson
Ms. Marvel di G. Willow Wilson e Takeshi Miyazawa con Adrian Alphona
Illuminati di W: Josh Williamson e Shawn
Hawkeye di Jeff Lemire e Ramon Perez, personaggio cool tra i giovani ed autore cool tra i giovani, alla Marvel vi credoono tutti cani pavolviani evidentemente.
Ant-Man di Nick Spencer
The Vision di Tom King
Contest of Champions di Al Ewin - altro mega evento?!
L'ennesimo Amazing Spider-Man #1 di Dan Slott e Giuseppe Camuncoli con le copertine di Alex Ross
Con uno Spiderman ingrassato, quindi  il tessiragnatele va sempre meglio.
Carnage di Gerry Conway
Spider-Woman di  Dennis Hopeless
Spider-Man, quello nero, che diventa invisibile di W: Brian Michael Bendis e Sara Pichelli
Spider-Gwen di Jason Latour
Silk di Robbie Thompson e Stacey Lee
Ricomincia da uno anche Spider-Man 2099 sempre con Peter David
Web Warriors di Mike Costa è la diretta conseguenza dello Spiderverse di Slott
Daredevil  di Charles Soule e l'immortale Ron Garney, che i maligni già dicono ha il costume del telefilm
Guardians of the Galaxy del mai abbastanza ormai pessimo Brian Michael Bendis
Drax il distruttore - ma io dico - puoi fare una serie su Drax il ditruttore? Di CM Punk e Cullen Bunn. durerà 5 numeri al massimo.

Howard the Duck di Zdarsky, sapessi chi è.
Nova di Sean Ryan
Un altro numero uno di Star-Lord scritto da Sam Humphries
Venom: Spaceknight, evidentemente il buon vecchio Venom è diventato un cavaliere spaziale, stuzzica giusto per i disegni di Olivetti.
Howling Commandos of S.H.I.E.L.D di gente che non ho mai sentito in vita mia: Frank Barbiere e Brent Schoonover
Agents of S.H.I.E.L.D. #1 e non dite che non è ormai un editore asservito al piccolo e grande schermo
Uncanny Inhumans #1 di Charles Soule  e Steve McNiven. I panchinari Inumani, devono far dimenticare i mutanti. Questioni di Cine.
Karnak, non bastava una miniserie, tanto quelle sono, miniserie, il lettore di oggi si spaventa se gli dai un impegno di lettura a lunga scadenza, 5-6 numeri, ed affrontano la lettura più sereni. Di Warren Ellis e Gerardo Zaffino, Karnak è quell'inumano che vi guarda e vi sgama i punti deboli, per dire se avete un ernia del disco è proprio lì, dove il disco vertebrale è sgusciato fuori che vi darà un pugno, per mettervi fuori gioco. E' proprio vero che hanno tutti i loro mutui, pure Warren Ellis.
Angela: Asgard’s Assassin di Marguerite Bennette finchè non toccano Miracleman mi sta bene.
Squadron Supreme di James Robinson
Extraordinary X-Men di Jeff Lemire e Humberto Ramos
Uncanny X-Men di Cullen Bunn e Greg Land
All-New X-Men di Dennis Hopeless e........Mark Bagley!!!
Old Man Logan che evidentemente, come storia autoconclusiva non stava bene, ho dato un occhiata a quellascritta da Bendis a cavallo si Secret Wars, dubito che  Jeff Lemire possa fare peggio.
All-New Wolverine, nuovissima tanto nuova che non è manco più un maschio. di Tom Taylor
Ovviamente si rinomina anche Deadpool con lo stesso autore Gerry Duggan orfano di Posen ma di nuovo con Tony Moore, ma stavolta ha detto che si limita alle copertine!
Personalmente non ho mai visto tanti sconosciuti in vita mia, è verò che sono fuori dalle seriali da un pò di tempo, ma alcuni di questi nomi, non li ho mai sentiti nominare per davvero, mi solletica giusto Dottor Strange, peccato per Bachalo alle matite che ormai è l'ombra di se stesso.
Beh voi che ne pensate? C'è qualche titolo che vi titilla l'anguilla (cit.)?
A me ovviamente no, se no che blogger spocchioso ed antipatico sarei?
Ma sopratutto Lupoi a sto giro che si inventa? Come organizzerà serie mediocri con comprimari da schifo?
Baci ai pupi.

 

giovedì 11 giugno 2015

Nick Banana....

Uno deve riconoscere i propri, limiti, e badate che scrivo limiti, appprezzate almeno, lo sforzo di non apparire al solito spocchioso. Ed il limite è: io del panorama fumettistico italiano conosco ben poco,e quello che conosco non è che mi faccia eccitare, Zerocalcare mi annoia, non riesco ad andare oltre 4-5 pagine, Recchioni non mi piace, e con "non mi piace" andiamo giù di eufemismi, Sio lo ritengo un chemioterapico neuronale, la bonelli credo sia una realtà editoriale composta da un branco di dinosari impermeabili al cambiamento, insomma diciamo che se voglio prendere un fumetto italiano di solito ripiego su altro, su altri nomi, morti probabilmente, o ritiratisi per incompatibilità di idee, quindi il panorama fumettistico italiano contemporaneo, quello che per lo più vive di "like" sui social, spopola sulla rete e poi finsce sulla carta, proprio non mi riesce di farmelo piacere.
Non ho mai fatto della mia iscrizione sul famoso social di zucchemberg, un lavoro, iscrivermi ai gruppi mi scoccia oltre ogni modo, seguire le pagine mi annoia, dalla mia home riesco a stento a leggere le uscite di un paio di fumetterie in cui mi servo, ho disattivavo tutte le notifiche degli editori, per non avere invasa la bacheca da inutili annunci di uscite che tanto periodicamente slittano. Fondamentalmente è uno dei motivi per cui fumettopenia, non è certo un blog di attualità fumettistica, si parla di quel che si legge, e di  poco altro. Adesso Thor è donna, e Cap e nero, ed è tornato PeterParker, esticazzi aggiungerei.
La premessa inerente le lacune del panorama italiano, era necessaria per cominciare a parlare del volume che ho appena finito di leggere, Nick Banana di Nicolò "Nebo" Zuliani, Michele Monteleone e Daniele Di Nicuolo, dovessi dirvi adesso che conoscevo uno solo di questi tre ragazzi (dò per scontato siano giovani) prima di oggi, vi  mentirei spudoratamente, mai sentiti, mai coperti, però conosco la star comics, oddio la conoscevo dai tempi della licenza Marvel o ai tempi della prima invasione manga, li ho rivisti a malincuore per il pessimo Suore Ninja, ed ho conosciuto la loro collana Graphic Novel (che titolo paraculo) recentemente, per il delizioso Forever Bitch, del quale per un motivo o per un altro, (leggi Alan Moore e Grant Morrison) mi sono poi dimenticato di parlarvi.
Il primo punto a favore di questo volume, e forse l'unico, nonostante i suoi 6€, è la sua inspiegabile appetibilità tattile, questo bonellide - ormai il termine è riconosciuto dall'ordine dei sacri operatori grammaticali italiani, come il perchè con la kappa e senza accento e con la ics al posto del per - ha una sorta di composizione - mi è successo come per Forever Bitch - grazie alla quale una volta che lo prendi tra le mani, lo sfogli e ne annusi la carta, ragazzi miei non c'è verso, dovete prenderlo. vi segue fino alla cassa, o alla finestrella dalla quale paghi l'edicolante. Non so chi ci sia al marketing in casa Star Comics, Albus Silente forse, fatto sta che prendo atto che ieri in edicola, come acquisto non era assolutamente contemplato, e me lo sono ritrovato in auto, mentre con la moglie volavamo a vedere (autovelox permettendo) Le regole del Caos.
E per quel che concerne i contenuti?
Uhm parliamo prima della parte grafica, Daniele Di Nicuolo ci sa proprio fare con la matita, il suo tratto non è affatto malvagio, è dinamico, pulito, espressivo, la sua griglia non è mai statica, ed un paio di volte ho quasi urlato al capolavoro nella scelta delle inquadrature. Tarantiniana quella della "telecamera" nello stipite delle pentole della casalinga fiorentina. Purtroppo la magia si esaurisce qui, i testi nonostante siano scritti quattro mani non è che brillino di questa luce abbagliante, in prefazione Alessandro Doc Manhattan Apreda, altro nome che a me, cavernicolo della rete, dice poco, al massimo mi spinge verso interrogativi esistenziali della serie, ma perchè sto bisogno di nickname continuo? Ma che hanno 'sti ragazzi contro il semplice nome proprio come identificativo?
Doc Manhattan dice che questo Nick Banana non è un fumetto per quelli privi di spirito, quelli impermeabili alla satira, ora nel leggerlo tutto, con una certa fatica, lo confesso, non mi sento di appartenere alla classe di lettori della Settimana Seria nè sento l'esigenza di abbonarmi a Musoneria Magazine (cito lui), solo perchè non sono riuscito a ridere nella lettura di questa serie di luoghi comuni fatto fumetto.
La più grande contraddizione di questo fumetto è che fa il verso a quella cultura mentecatta di cui si nutre e con cui cresce. Si gli italiani da tempo hanno spostato il loro attivismo su social e affini, in alcuni passaggi i testi sono persino graffianti, ma c'è poco altro, è satira di livello molto basso, ma mi rendo conto che sarebbe stato complicato confezionare un'opera di un certo spessore, se il bersaglio è il leader del movimento 5 stelle. Mi sono semplicemente illuso di trovarmi di fronte ad un prodotto interessante, attuale, ma invece siamo lontanissimi anche da una storia che sappia catturare l'attenzione del lettore.
A pagina 30 più o meno l'attenzione è calata tantissimo, in casa mi distraeva tutto (ed ero da solo) e da quel momento in poi l'impressione è che la storia, nemmeno a dire si trascina, ad essere onesti è più giusto dire che sono io a spingerla fino alla sospirata pagina finale.
Il guaio di Nick Banana, è che non sai cosa vuole comnunicare. Il fine ultimo di questo volumetto quale dovrebbe essere? Insomma dove vogliono andare a parare questi ragazzi?
Mettere a nudo gli sbagli del Movimento?
Irritare quei pochi talebani rimasti che ancora confidano nel fatto che questi ragazzi riescano a fare qualcosa di più che dimezzarsi lo stipendio?
Se dovessi cercare un aggettivo direi che è pretenzioso, poi questa critica selvaggia al qualunquismo, alla rete, ed ai suoi soggetti della rete, da qualche parte nel fumetto li si dipinge come alienati incapaci di uscire di casa o giù di lì, una definizione che mi trova d'accordissimo, ma un tantino ipocrita, qui in italia tutto si fa in rete, persino il sesso, si fa politica sulla pagina di grillo, si pontifica sul calcio fino a scannarsi, pure il mondo del fumetto vive di rete, tuber, che non hanno ancora capito il fisiologico uso di una webcam, opinionisti del cazzo convinti di fare le pulci ai maestri del fumetto, ed intanto prendono per rivoluzione il finale della prima stagione di Orfani, o trovano innovativo l'appiattimento della Marvel per colpa della Disney, da buon dinosauro dopo aver visionato il prodotto, dò un occhiata a chi lo ha confezionato, cerco di documentarmi su questo Nebo, e la cosa che mi stupisce è che con la rete direi che ci bivacca, è pure stato silurato dalla rete, licenziato da GQ dopo che una tuber, tale Barbie Xanax, (quando mi imbatto in queste cose amo la mia condizione da eremita) aveva criticato un suo pezzo sul giornale.
Insomma il creatore di Nick Banana, l'uomo dietro alle fandonie della rete, è una creatura della rete stessa, e probabilmente senza la rete vivrebbe nel totale anonimato. Come l'autore della prefazione probabilmente.
Ma c'è di peggio, spulciando la rete, mi ritrovo a leggere di una intervsta a GQ, insomma, silurato da GQ, Nebo ci torna come intervistato per promuovere il proprio fumetto, quando la coerenza non fa parte del bagaglio di qualcuno insomma. Ma si, perculiamo (giustamente) la coerenza grillina, di fatto un suicidio politico che stanno ancora pagando, ma intanto torniamo da chi mi ha cacciato... E non parliamo della qualità dell'intervista, col giusto tipo di occhi vedi chisramente che è una marchetta promozionale,  probabilmente pagata pure, scritta per l'utenza di GQ, che poi non è che peschi da un bacino che entra ed esce dalla Bocconi.
Magari questi senza rete erano tutti operai in qualche fabbrica del nord ancora aperta, con un contratto tramite agenzia.
Insomma se Nick Banana, pretende 6€ per una non specificata morale o critica sull'italiano medio di oggi assolutamente scontata e non richiesta, ha mancato il bersaglio, se invece la gabella era il pagamento anticipato per far ridere i lettori, beh spero abbia la formula soddisfatti o rimborsati, perchè non fa ridere.
Gli Snorky piazzati così a bruciapelo per giustificare la battuta finale non fanno ridere, i luoghi comuni sui compulsivi da facebook non fanno ridere, la satira sui comici che non campano senza Berlusconi non fa ridere, anzi suggerisco la visione de La trattativa, per vedere un modo di fare satira costruttivo.
Diciamo che sostanzialmente Grillo a parte, che è indifendibile, gli autori travisano un pò alcune questioni, presumo troppo qualunquismo confonda le idee, e renda tutti bersaglio per qualcosa.
Insomma alla fine della fiera l'unica cosa che resta appetibile di questo fumetto sono le tavole dell'illustratore, al quale auguro di imbattersi in sceneggiature più degne.
Da evitare assolutamente che siate o meno Grillini.
Meglio ma molto meglio Forever Bitch.
Che strano ma vero, è francese, quando la clssse è una cosa etnica. Ridatemi 6,00€, merceologicamente parlando, sono almeno tre degli AlterLinus del '74, che sto recuperando.
Baci ai pupi.

mercoledì 27 maggio 2015

Winterworld (new)

"Non volevo fosse una tipica storia sci-fi di scuola americana: niente astronavi luccicanti, mostri alieni o ragazzoni in calzamaglia. Solo dei miserabili che combattevano per accaparrarsi il poco rimasto dopo la morte della cività. Non sarebbe stata una storia di eroi che si sacrificano per salvare l'universo, ma dei tizi che non sapevano quando sarebbe stato il loro prossimo pasto...nè chi avrebbero dovuto uccidere per ottenerlo." Chuck Dixon.

E' arrivato oggi in edicola il secondo appuntamento con il duro mondo coperto dai ghiacci ideato da Chuck Dixon, di cui abbiamo avuto un primo assaggio 6 mesi fa, su Cosmo Pocket 7.
Winterworld si riconferma una piacevole lettura, una classica avventura dalle tinte forti, una storia di amicizia tra un uomo ed una ragazzina che vagabondano per un mondo coperto da una coltre di ghiaccio eterno, che ha decimato la popolazione terrestre ed ha indurito i cuori dei superstiti rendendoli dei selvaggi pronti a combattere ed uccidere per un pó cibo ed un riparo.
Superfluo spendere parole di encomio per il primo numero, la collaborazione tra Dixon ed il disegnatore Zafino (prematuramente scomparso) ha dato vita ad un fumetto dal ritmo serrato, in alcuni passaggi quasi inquietante, ma sempre altamente appetibile.
Scully e Wynn (e il tasso addomesticato dall'impronunciabile nome), continuano il loro incessante peregrinare sulla terra ghiacciata alla ricerca di un utopico posto dove vivere in pace.
Un' utopia che tarda ad arrivare e che nel frattempo disillude i due protagonisti.
La Nina, il titolo del primo nuovo volumetto che ospita la serie, ha tinte meno cupe del precedente volume, ma resta una appetibilissima lettura, che sicuramente non si sottrae al duro compito di intrattenere il lettore. Certo Butch Guice non è Jorge Zafino, in alcuni passaggi sembra quasi prenda a prestito attori del grande schermo per la caratterizzazione somatica dei personaggi, Oshida per esempio ricorda dannatamente l'attore nipponico Hiroyuki Sanada ma i colori di Rodriguez aiutano, personaggi solidi, carismatici, in cui il lettore non fa alcuna fatica nell'immedesimarsi, dialoghi scorrevoli,  ed intermezzi più rilassati rendono Winterworld una piccola delizia post apocalittica, in questo nuovo capitolo Scully e la sua piccola amica si spingeranno verso la costa dell'America, in un piccolo insediamente nato a ridosso del mare riscaldato da una qualche corrente sottomarina, il caldo ed il cibo del luogo è indubbiamente invitante, ma le persone del posto nascondono i loro segreti.
Una lettura da provare assolutamente  (il mio consiglio è di recuperare anche il volume di 6 mesi fa), trovo molto remota l'ipotesi che non incontri i gusti degli amanti del genere, personalmente l'ho apprezzato tantissimo, sicuramente più di Prophet che alla fine, col senno di poi, si è rivelata una storia che ha risentito tantissimo dell'uscita di scena dello scrittore Dorison.
Per quel che mi riguarda Winterworld passa abbondantemente il test, l'albo è di 96 pagine a colori, e non presenta alcuna pecca, è un albo dell'editoriale Cosmo, uno degli editori più chiacchierati in Italia, manco stampasse Sio, quindi è bene specificare tutto, il bonellide Cosmo, sembra l'ultimo baluardo della tesi che stampare a colori su carta porosa si può. il prezzo è di 4,60€, siccome mi sono decisamente stufato di parlare di prezzi con chi segue il blog, tirate voi le somme, su quanto effettivamente li valga o meno.
Salda Press per la metà delle pagine in bianco e nero fa pagare 2,50€, per foliazione ci avviciniamo ai Panini Tizioecaio Presenta De Luxe, che per 4,95€ di pagine ne hanno 128, quindi siccome è inutile parlare di costi con la maggior parte di voi, siete riusciti a sfiancarmi, dico sbrigativamente che quello è il prezzo scelto dalla Cosmo per la sua linea di fumetti a colori, a voi scegliere se è conveniente o meno, è lecito pensare che il passaggio dal B/N a colori sia stato per accontentare (o zittire) tutti quelli che vedevano alla passata produzione bonellide dei cosmonauti come ad uno strupro della nona arte. Benissimo ora molte delle proposte in edicola sono a colori, tirate voi le conclusioni, ovviamente il gusto gioca tantissimo sulla sostenibilità della spesa, io ovviamente tra Winterworld di Dixon e la recente lettura per adolescenti, Marvel Secret Avengers di Kot scelgo la prima, e voi? Ritengo molto più appetibile una proposta come questa piuttosto che l' imbarazzante invasione di titoli legati alla cosmologia di guerre stellari, è di gran lunga più appetibile del nuovo bonellide Salda, Outcast, il cui albo d'esordio si è rivelato tutto, tranne che coinvolgente.
Insomma continuando con in paragoni, direi che l'adattamento cosmo della fatica IDW di Dixon, non sfigura affatto a fianco dei due bonellidi Lion in uscita in questi mesi, quindi, lascio che sia il vostro gusto a decidere.
Se siete alla ricerca di un nuovo appuntamento mensile, Winterworld (new), fa al caso vostro.  
Best tris 2015 è questo insomma: Gotham Central-WinterWorld-Costantine.


Baci ai pupi e copritevi bene. Il gelo è una delle principali cause di necrosi.