


Dozzina, o a voler essere più cinefili, a voler apparire
anche un pochetto più acculturati, potrei dirvi anche una
rivisitazione dei Sette Samurai, a far un esempio più terra terra
invece, potrei citarvi “Armageddon”, quella ridicola americanata, in cui
la terra era condannata per l’arrivo di un mega-meteorite, che, se
guardate in compagnia di una donna, non fate altro che
“tzare” come Zio
Paperone, per darvi un tono, ma che se rivedete da soli, vi fomentate
come pupi, brutti vigliacchi che non siete altro.
Tutte varianti dello stesso tema:
gli stronzi ci salveranno.
Ma poi
i tempi sono cambiati, è nato lo spionaggio sporco, i team stealth,
invisibili e spietati, dai quanti fumetti ultimamamente avete letto su
questo genere?
Quello che ricordo con più piacere, è la
Justice League Elite, miniserie di qualche tempo fa edita in Italia sotto
marchio Planeta, di cui parlai anche su fumettidicarta.
Cosa è per esempio la Uncanny X-Force, se non l’ennesima collana che arricchisce questo filone?
La
DC col suo new52, ha rispolverato tutte, ma proprio tutte le sue
testate, anche quelle chiuse da decenni, pensate che hanno rilanciato
robe come
Amethist – Princess of Gemworld, che qui in Italia se non
erro, vedemmo solo nelle pagine di Crisis on Infinite Worlds, anzi su
una sola pagina, mentre il suo mondo delle gemme veniva divorato
dall’anti-materia, porella.
Persino la serie Horror
I...Vampire, ha rivisto la luce, nonostante luce e vampiri non vadano tanto d’accordo.
Quindi
volete che quei furbacchioni della DC non trovavano il modo per
riportare in scena uno dei primi Stealth Team in mutandoni?
E si
perché diciamolo, i
Thunderbolts (nati nel 1997), o i Vendicatori Oscuri
nati anche dopo, è tutta roba che ha radici nel giardino del nemico, lo
zoccolo duro degli ultrà della Marvel di questo devono farsi una
ragione, la
Suicide Squad (apparsa la prima volta nel 1959- e la
seconda incarnazione 1987) è la mamma di tutte le squadre sotto
copertura.
E noi italiani la conoscemmo per la prima volta sulle
pagine del mensile della Play Press dedicato alla Justice League, che
ospitò nei primi tre numeri la bellissima miniserie Legends di Byrne,
prima pietra del nuovo universo DC dopo il maxi-evento di Perez-Wolfman.
Si esattamente, un altro reboot.
Ed eccola qui la nuova Suicide Squad, figlia del suo tempo, così gotica, violenta e caciarona.
Che
arriverà nelle fumetterie italiane, più o meno nel prossimo gennaio,
nel formato brossurato, presumo, gia adottato per le varie serie
“minori” ma quasi tutte valide, come Deadman,, Justice League Dark,
Animal Man e Batwoman
Mi sono letto per voi, i primi sei numeri
della miniserie dedicata al rilancio della squadra suicida di Amanda
Waller. 130 pagine, pagina più pagina meno che dovrebbero essere
contenute nel primo volume dell’editore italiano, e le ho trovate, una
lettura evasiva, leggera nonostante l’enorme quantità di sangue che si
riversa sulle pareti e sui pavimenti delle sale in cui si combatte
selvaggiamente, cazzeggio puro senza troppe pretese, ma divertente
quanto basta per non farvi prendere dalle crisi mistiche in caso di
acquisto.
Non è certo un capolavoro di cui parleranno i posteri, ma
considerando quello che vi leggete (e vi fate pure andar bene) di solito
non è malaccio: azione, violenza, qualche parentesi abbastanza
splatter, il tutto condito da dialoghi sboroni ma funzionali.
Dal
punto di vista grafico, le tavole dell’argentino
Federico Dall’Occhio,
sono terribilmente valide, uno stile dinamico ed allo stesso tempo
realistico che rende sicuramente più appetibile il volume. Buone anche
le incursioni di
Clayton Henry, le sue chine più cicciotte e nette
ricordano vagamente McGuinnes, ma senza la sua eccessiva vena da
cartoonist e senza l’abuso di steroidi con cui è solito gonfiare le
anatomie dei suoi personaggi.
E’ ora di raccontarvi un minimo di storia senza troppi spoiler, tanto da qui a gennaio ve la sarete scordata di sicuro:
Adam
Glass co-autore del terrificante
Deadpool - Suicide Kings, in questo
caso, struttura una storia ed una sceneggiatura, se vogliamo borderline,
ossia piacevole senza scadere eccessivamente nell’assurdo, tanto
sconosciuti quanto carismatici, i personaggi di cui usufruisce e che
caratterizza gradevolmente:
Bello il suo
Diablo, un pirocinetico,
capace di comandare le fiamme ed il fuoco, attraverso i suoi tatuaggi,
ed il suo potere sembra avere più un origine mistica che organica, o
almeno è quello che ho capito io dal mio inglese non proprio di livello
madrelingua, già visto comunque nelle pagine di Flashpoint.
King
Shark, è un vecchio nemico di Superboy, uno squalo umanoide, il forzuto
della truppa, che preferisce sistemare i suoi nemici con le sue
mandibole piuttosto che con i suoi muscoli.
Savant, il solito
vigilante esperto in svariate arti marziali nonchè abile all’uso di
tutte le armi conosciute,
Voltaic, capace di emettere scariche
elettriche tali da fulminare le sue vittime, e
Ragno Nero,
sconosciutissimo, vengono tutti dall’universo dei supervillain di
Batman.
A questi si aggiungono
Deadshoot, il mercenario che non
sbaglia un colpo, che è un veterano della squadra, e la bella, sexy e
letale
Harleyquinn, interessante intro della serie, e chiaramente vera
first lady, alla quale l’autore presta particolare attenzione, curandone
più degli altri la caratterizzazione.
Questa è l’allegra sociopatica
e violenta brigata messa su da Glass, per la nuova Suicide Squad,
direttamente dal carcere di massima sicurezza di Belle Reeve, sugli
scaffali delle nostre fumetterie se va tutto bene a gennaio.
Unica nota dolente?
Amanda Waller…
Nel restyling del
personaggio, da adorabile donnona che era nella versione di Byrne, qui
è la solita silfide, bella per gli occhi, ma che perde insieme ai suoi
chili di troppo anche il carisma, che le faceva tenere testa alla
peggiore feccia dell’universo DC, nonche a tipi tosti come Flagg o
Batman.
In definitiva, una buona miniserie senza troppe pretese, a
voi e al vostro portafoglio vedere se vale la pena spenderci dei soldi!
Baci ai pupi