Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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lunedì 22 febbraio 2016

Deadpool contro i Presidenti Morti

Ciao Ragazzi, è davvero tanto che non ci si vede, più di un mese in verità, e lasciatemelo dire, la colpa è di quello stramaledettissimo capolavoro imprescindibile di Blake e Mortimer, giuro sulla mia copia di V for Vendetta della Magic Press, quando la Magic era ancora un editore serio.
Nulla ti svuota della voglia di leggere come Blake e Mortimer settimanale, mi sa che sono stato troppo ottimista nella recensione di un mese fa.
Non che sia diventato brutto o illegibile, resta quel pilastro della nona arte di cui parlano tutti quei matusa del fumetto, come sembra stia diventando io, ma leggerlo ti porta via tanto di quel tempo, che vedi in maniera lampante il divario mentale tra i bambini del passato dell'immediato dopoguerra, e noi poveri stronzi hipster collezionisti compulsivi del presente.
Ci nascondiamo dietro la panzana del linguaggio del media che è cambiato, ma la triste realtà è che ai ragazzini degli anni 40' 50, piaceva leggere, noi adulti del nuovo millennio al confronto siamo dei poveri stronzi con il deficit dell'attenzione, e con troppe letture in ballo.

Blake è Mortimer della Gazzetta è il momento di lucidità dell'alcolista.
"Salve mi chiamo cardillo gennaro e sono un accumulatore seriale."



 Quindi torniamo sul blog consigliando una lettura talmente frivola, che potreste persino pensare che mi abbiano craccato l'account, o mi abbiano rapito gli alieni e sostituito con un ultracorpo marvel-zombi: Deadpool Presidenti Morti.
Ci siete ancora o siete svenuti?
No, avete letto bene, Fumettopenia consiglia Deadpool contro i Presidenti Morti.
Il primo arc del Deadpool Marvel Now uscito in Italia esattamente un anno fa, ed annunciato da Panini in volume cartonato a 14€.
Insomma come di routine, l'arrivo di una pellicola al cinema è un'opportunità per promuovere nuovi prodotti, stavolta tocca al mercenario chiacchierone marvel consapevole (a volte) di essere un fumetto, che proprio in questi giorni è in proiezione nelle sale italiane, a cui tuttosport ha gia dedicato una serie di allegati simili alle grandi saghe, di cui vi raccomando solo il dodicesimo tomo, Soluzione apocalittica, che a dirla tutta non è nemmeno il classico deadpool, ma è il primo arc della X-Force di Remender, di cui è stato membro.

Perchè Presidenti Morti si?

Non che io sia depositario di chissà quale sapere su questo Deadpool, in passato mi sono concesso solo due occasioni per leggere questo characters, entrambe disarmanti nel loro orrore, Re del suicidio e In viaggio con la testa, l'anno scorso mi avvicinai allo spillato Now, per tre  motivi, le matite di Tony Moore, il fatto che l'albo fosse monografico, ed orfano di comprimari insulsi, e che comunque avevo dato un occhiata all' albo in inglese prima che Panini lo pubblicasse in italiano.
Per il resto io e Deadpool non abbiamo rapporti e subito dopo la parentesi  grafica di Moore, abbiamo ricominciato ad ignorarci, tuttavia la miniserie proposta in cartonato da Panini resta una delle cose più divertenti del primo rilancio Marvel Now, anzi ricordo che ai tempi, fu l'unica lettura che mi lasciò divertito, oltre il Thor di Aaron e Ribic. Deadpool si rivelò più appetibile dei millemila vendicatori di Hickman, il nuovo Otto-Ragno e altre cose che adesso, per mia fortuna ho rimosso dalla memoria.
L'incipit del nuovo Deadpool di Gerry Duggan e Brian Posehn è stato davvero fulminante, e per una volta anche i traduttori sono stati generosi, un negromante di una cellula segreta dello Shield, convinto di poter salvare l'america da una irrimediabile deriva morale ed economica, evoca, con la sua magia i vecchi presidenti della nazione, le cose però non vanno come sperato, i presidenti zombi, (eh si potevano mancare gli zombi quando c'è Tony Moore?), non sono esattamente i grandi uomini di cui parlano i libri di storia, al contrario, per loro, l' America è irrimediabilmente marcia e l'unica soluzione è di raderla al suolo e ricostruirla.
Toccherà allo Shield, fermare questa nuova minaccia, con discrezione però, e senza arruolare i supereroi di classe A, d'altronde nessuno della nuova amministrazione vuole turbare i cittadini americani, con l'immagine di Capitan America che prende a calci nel sedere la salma di George Washington, quindi meglio ricorrere ad un reietto come Deadpool, un imbarazzo per le calzamaglie ed anche per chi le legge.
E Deadpool lo fa, divertendo il lettore, le prime 10-12 pagine  di Deadpool #01 Volume 3, sono vi assicuro, esilaranti, ma in generale tutta la storia si mantiene su ottimi livelli di godibilità per tutta la sua durata, fino al finale esplosivo.

Politically Incorrect

Dopo aver scaricato un centianio di pallottole contro il F. Roosvelt zombie, il povero Wilson si rivolge ai newyorchesi ed urla "No perchè si sappia....ha cominciato il tipo in carrozzella!"  
Ecco, è tutto così, adorabilmente scorreto, ma in maniera intelligente.
Lo so sembra assurdo usare la parola intelligente con Deadpool eppure con Presidenti morti, Duggan e Posehn, non fanno altro che divertire il lettore: i presidenti zombi sono terribili, di una cattiveria senza limiti, e le situazioni che si susseguono pagina dopo pagina sono esilaranti, e cattureranno la vostra attenzione, i dialoghi sono davvero ben strutturati, i pesonaggi ben delinetati, le tavole di Moore superlative, e persino il colorista Val Staples da il suo contributo animando le tavole con i suoi colori vivi ed accesi.
Deadpool Presidenti Morti è figlia di questa Marvel che strizza l'occhio alla commedia, solo che in queste pagine si calca la mano sul lato grottesco, e la caratterizzazione dei presidenti ha l'odore del politicamente scorretto, si pensi che i due scrittori usanole pagine di Deadpool per lanciare anche qualche frecciata al mondo politico americano, come i riferimenti nemmeno troppo velati ai presunti brogli elettorali di George Bush in Florida.
Ma nessuno è lasciato in pace Kennedy, Lincoln, Washington, Posehn e Duggan come si suol dire, non  fanno prigionieri.
Le citazioni non sono solo politiche, uno degli ospiti della storia è il dottor Strange, il mago supremo, e ad un certo punto non potrete non notare che  tratta con malcelato disprezzo lo spirito di Benjamin Franklin, l'astio proviene da una vecchia storia di Englehart e Colan, Doctor Strange Master of Mystic Art #18, in cui Clea cede alle lusinghe del presidente inventore e ci va a letto.


Insomma da convinto detrattore di questo characters ridicolo, posso dirvi senza alcun timore, che se proprio dovete cedere a questa Deadpool Fever, fatelo con parsimonia, leggete solo questa miniserie e leggetela rimediando gli spillati dell'anno scorso che credo nel circuito dell' usato verranno molto meno di 14€  dei soliti cartonati Panini modello Rapina senza Pistola. Sono i primi tre numeri, costo di copertina 2,90€, l'uno (01 Febbraio- 02 Marzo- 03 Aprile 2014), anche pagandoli a costo di copertina sono 9€, anzi meno.
Sono più che sicuro che mi ringrazierete.
Da domani torniamo Tristoni Intellettuali, oggi è andata così.
Baci ai pupi.

martedì 30 dicembre 2014

Il meglio del 2014 un anno di fumetti.





Ed eccoci in chiusura, un altro anno di letture ci ha dato le spalle e si allontana in dissolvenza.

Quanta roba ho letto quest’anno?
Sicuramente molta di più di quanta ve ne abbia parlato qui sul blog,e voi sicuramente molta più di me.
Per me il 2014 è stato fondamentalmente un anno di recuperi, privo delle spese di casa mi sono buttato alla ricerca di vecchi albi e volumi che per un motivo o per un altro, leggasi lire o euro, mi sono perso, ed ecco che con una calma ascetica nel 2014 ho finalmente recuperato tutti gli X-men di Chris Claremont e l’Uomo Ragno Classic almeno fino alla morte di Gwen Stacy, più una moltitudine di volumi, come il Deathlok di Buckler, o come From Hell di Moore, che posso dire senza moltissimi dubbi, è la cosa più bella che io abbia letto in questi 365 giorni.
Tenetela da conto quest’affermazione, perché se metto sul podio un’opera così complessa, con passaggi un tantino ostici, la mia lista di editori e testate meritevoli di una menzione avute tra le mani in questo disastroso anno, non può essere che diciamo un attimo, per così dire, di nicchia. E sti cazzi… se non siete d’accordo.
Cominciamo con l’editore, anzi gli editori dell’anno: l’Editoriale Cosmo e la Mondadori, i primi hanno continuato a pubblicare materiale di qualità ed interessante a costi contenuti, permettendo ai comuni mortali di poter leggere opere e storie che in altre edizioni sarebbero probabilmente finite per essere tagliate per motivi di budget.
Quindi grazie alla Cosmo per ottimi titoli, come il claustrofobico Snowpiercer, la continuazione del western più lisergico del mondo, Bouncer, giunto al 4 volumetto proprio questo mese, grazie per averci potuto far leggere piccoli gioielli, alla modica cifra di 5€ o giu di lì, come Winterworld, il fumetto storico de I 10, sulla serie Rossa, stessa serie che ha ospitato le gesta del bucaniere pellerossa noto come Black Crow. Senza considerare i loro sforzi di pubblicare materiale a colori, tra tutti è il caso di ricordare, il bellissimo Juan Solo e Fabian Gray Five Ghost, inedito della Image, pubblicato sulla collana Almanacco, del quale speriamo vivamente di vedere un seguito. L’altro protagonista sul palco delle pubblicazioni fumettistiche quest’anno è stata sicuramente la Mondadori Comics, per la collana Fantastica, sono state spese tantissime parole  lusinghiere, per la qualità dei volumi anche, Santuario di Dorison e Bec, resta a mio parere una delle letture più coinvolgenti dell’anno appena finito, e sento un gran parlare bene anche di Prometheo e la raccolta integrale dell’opera di Berardi & Milazzo Ken Parker. Ristampata quest’anno in degni volumi. I filocinesi col cane nel logo si assicurano la menzione per via del bellissimo secondo spin off di Nemo, di Moore e O’Neill, Le rose di Berlino è solo l’ennesimo capitolo della saga della Lega degli Straordinari Gentlemen che spero non vi siate persi, per il resto non seguendo la BAO, devo fidarmi dei commenti di amici e conoscenti che parlano ancora un gran bene ancora di Saga, nonostante la ridicola edizione.
Panini e Lion, colpevoli di avere un contratto di licenza di materiale decisamente scadente,si salvano in corner per due recuperi di altissimo livello. Gli emiliani sono gli editori della testata dell’anno, parlo ovviamente di Miracleman. La ristampa integrale dell’opera decostruttivista di Alan Moore che ha rivoluzionato il fumetto in calzamaglia negli anni ’80, tornata disponibile dopo una estenuante battaglia legale, di cui vi ho parlato almeno un paio di volte qui sul blog.
Il titolo di miglior iniziativa editoriale va a questa testata. Rimarcare che non è farina del sacco della Panini, ma è una fedele traduzione dell’edizione americana, storie in appendice comprese, è un inutile constatazione, ormai lo sanno anche i muri che i licenziatari di Marvel e DC, hanno una potere decisionale pari a zero. La caotica Lion, che non riesce a trovare una disciplina editoriale merita la menzione di tre recuperi/ristampe, Scalped di Jason Aaron, The Invisibles di Grant Morrison e, per chi è riuscito a metterci le mani sopra, il cofanetto di Blackest Night, annunciato a più riprese varie volte e rimasto un utopia di pochi fortunati. Che resta nonostante sia stato seguito da una moltitudine di maxieventi, la migliore saga corale degli ultimi anni.
Sul Now e sul New, è inutile che mi pronunci, dopo piccoli assaggi mi sono convinto a defenestrare il tutto, senza il minimo pentimento e credo si tornerà in quei lidi solo con l’arrivo del Multiversity di Grant Morrison. In casa Panini sarebbe il caso ricordare il primo Cartonato dedicato al Thor God of Thunder di Aaron e Ribic, una pubblicazione decisamente di classe, ad un costo dignitosamente contenuto, per una testata che forse era la più appetibile di tutta la decantata rivoluzione in casa Marvel.
Parlando di rivoluzioni, sul versante italiano, è stato che io lo voglia o meno, l’anno di Orfani, partita nella campagna promozionale iniziale come una serie avveniristica per il mercato italiano, si è rivelata un noioso flop, satura di deja-vu travestite da citazioni. Tanto che dopo i primi dati seri di vendita, dignitosi comunque, in un mercato così denso di pubblicazioni, lo stesso autore si è visto costretto a ridimensionare l’iniziativa da gettaponte, per un nuovo modo di fare fumetto in italia, a timida serie di sicuro e solo intrattenimento.
Ma  Recchioni è un fenomeno tutto italiano, iperattivo in rete, ormai coltiva con le stesse attenzioni goupies ed haters, tanto che acquistare un suo fumetto sembra sia il prezzo da pagare per rapportarcisi on line, E’ il papà credo di un modo di fare più unico che raro: in pratica chi lo apprezza, ama a prescindere i suoi lavori, nonostante venda tanto fumo e poco arrosto, chi lo odia invece, non riesce a smettere di leggerlo, solo  per compiacersi in improbabili e sterili critiche da postare qui e la in rete.
Personalmente Orfani mi ha fatto sbadigliare dal primo numero, numero oltre il quale non sono andato, come mi hanno fatto sbadigliare la miriade di annunci sulla presunta rivoluzione di Dylan Dog, ridotta per ora, ad uno smartphone, un sessuomane che ricorda troppo Costantine ed il pensionamento di un certo Sherlock Bloch. Una burla della quale l’autore romano, dopo le prime avvisaglie di critiche, ha provveduto in fretta a sbolognarne la paternità ad altri, dichiarando sui svariati social, Badoo e Meetic compresi, che non è stata un’ idea sua.
Ma alla fine confesso che mi sono più simpatiche le groupies che gli haters, mai capito chi compra roba che non apprezza.
Tornando seri, una menzione meritano anche quei furbacchioni della Zombie-press, scusate volevo dire della Salda Press, è che il loro catalogo è così decomposto che faccio fatica a trovare differenze tra le loro pubblicazioni, tra le nuove proposte, a me, è particolarmente piaciuto il primo tomo di Manifest Destiny di Dingess, Roberts e Gieni. Un delizioso Avventure-Horror che promette qualche appetibile sorpresina.
Ho dimenticato qualcosa? Beh in casa Rw-Lion dopo qualche anno si è finalmente giunti alla pubblicazione del materiale inedito della strepitosa Justice League di Giffen e De Matteis.
Per il resto direi di aver messo davvero tutto. Per il 2015 cosa ci aspetta?
Così ad orecchio,  - mentre vi scrivo tento di capire per quale arcano motivo Facebook mi abbia chiuso la pagina del profilo del blog, e me l’ha riconvertita in una pagina merdosissima -  direi che vale la pena ricordare: il nuovo capitolo di Nemo, stavolta alle prese con i misteri della impenetrabile giungla sud americana, gli annunci della RW di pubblicare in formato bonellide le avventure di  J. Costantine, la ristampa dello Swamp Thing di Alan Moore, il già citato Multiversity di Grant Morrison, c’è altro di valido? La ristampa di Asterix? Basta no voglio tediarvi oltre. Se ho dimenticato qualcosa sapete dove trovarmi!

A proposito del trovarmi,  per quelli tra voi che erano in contatto con me anche tramite facciadimerdabook, sappiate che adesso dovrei risultare nella lista di pagine a cui avete dato il like…evvabbè chiudiamo l’anno alla grande.
Cercherò di smanettare così da rendere la bacheca della pagina ancora un posto di piacevoli scambi di battute e proficue discussioni.
Baci ai pupi e buon anno.

martedì 21 ottobre 2014

Loki Agente di Asgard

Torna E. Ribic dopo la parentesi di Ron Garney e del talentuoso Das Pastoras, per gli amici Julio Martinez Perez, con un nuovo story-arc, in cui il Dio del tuono ritorna al suo ruolo di protettore della terra, per difendere Midgard dai suoi nemici più temibili, gli umani.
Per Gli ultimi giorni di Midgard, Jason Aaron sembra ispirarsi all' Ultimate Thor di Mark Millar, il Dio del Tuono ecologista, in prima linea contro le multinazionali con poco rispetto dell'ambiente e della terra.
In casa Marvel, il nemico più idoneo da mettere di fronte all'asgardiano, in un contesto del genere è ovviamente la neo-rinata Roxxon. Da sempre polo industriale dalle discutibili iniziative, con le mani in pasta in molti affari non proprio legali.
Per quanto epico sia il buon Ribic nell'illustrare il dio del tuono, l' arc NOW sul quale nutrivo enormi aspettative -tanto che ero quasi deciso a recuperarla con la serie di cartonati previsti da dicembre- non mi ha esaltato più di tanto.
Premetto che sono a digiuno di Marvel (Now) da ormai parecchio tempo, ed il numero 17 di Thor Dio del
Tuono,  ha suscitato la mia curiosità solo per via del disegnatore. Eppure l'impostazione della storia non mi ha colpito come speravo, nel chiudere l'albo, da buon complottista, mi sono reso conto di ricordare solo le cose sgradevoli, e di non avere per nulla assimilato niente della trama.
Nemmeno due pagine e mi imbatto nel character di Phil Coulson, personaggio nato in seno all'universo cinematografico  Marvel-Disney, e trascinato a forza nella continuity della Marvel a fumetti, senza dimenticare i ruoli nel piccolo schermo, come la miniserie dedicata allo Shield, o i cartoni di Spiderman.
E' decisamente presto per dare un voto a questo nuovo arc, che mi par di capire, come quello iniziale (abbandonato al numero due per via dei comprimari), si dipani su due diversi piani temporali, il presente, ed un futuro molto remoto in cui Thor è il Re di un mondo arido. Al di là delle tavole di Ribic, incantevoli come sempre, l'unica cosa stuzzicante dell'albo è la svolta ecologista delle gesta del tonante, una "novità" credo portata sul mercato, come detto, già da Mark Millar nei suoi indimenticabilti The Ultimates illustrati da B. Hitch. Se la disney si percepisce nella storia di Thor, in Loki Agent of Asgard, vi prende letteralmente a pizze in faccia.
Il giovane Loki apparentemente redento di questa miniserie è un chiaro omaggio al personaggio cinematografico, mentre corre lungo la parete del palazzo dei vendicatori, il dio dell'inganno scompare quasi per intero, con l'esclusione del suo sorriso, un chiaro rimando a Tom Hiddleston, l'attore che presta il suo appariscente sorriso al personaggio di Loki in Avengers e le pellicole di Thor. Fosse solo quello, anche l'unica battuta di Hulk è presa dalla pellicola di Whedon.
Insomma l'intero primo numero di questo audace nuova serie è decisamente deludente, salvando alcune didascalie, l'impostazione dei dialoghi di Al Ewing, ha un non so chè di estremamente irritante, che ti fa sentire semplicemente fuori luogo con un fumetto del genere in mano.
Il target di queste letture è palesemente spostato verso menti più giovani.
I disegni di Garbett non meritano ne infamie ma nemmeno lodi, le tavole sono quelle che ti aspetteresti per un blockbuster, qualcosa che ti occupa dieci minuti della tuo tempo e che dimentichi per il resto della giornata, e per amor di dio, non mi parlate di sperimentazioni, perchè qui non si sperimenta un bel niente.
Morale, l'entusiamo per questo albo, ed il relativo recupero delle vecchie storie in cartonati, si è sciolto come
neve al sole, esattamente dopo 15 minuti aver comprato lo spillato panini, il tempo ch eci ho messo a leggerlo al bar seduto al tavolino sorseggiando un the al limone.
Invidio davvero tanto chi ancora riesce a godersi queste letture.
Escludendo Ribic, ho detestato praticamente tutto di questo mio ultimo acquisto, dalle storie alle pubblicità, presenti nella testata panini....davvero tra voi c'è chi compra animal variant o pelouche variant?
Non ci siamo proprio gente.
Scusa per i refusi, scappo al lavoro.
Baci ai pupi.

domenica 15 giugno 2014

Rivoluzioni e Reboot


Jon è un caro amico, il proflo facebook del blog, è stata un idea sua, ed è stata un' ottima idea.
Da un pò di tempo ha cambiato il suo modo di leggere fumetti, l'altro giorno mi ha chiamato per dire che avrebbe voluto scrivere un pezzo sull'editoria seriale, un pezzo critico, pieno di dissenso, ma un dissenso comunque frutto di una passione pressochè inesauribile verso il media fumetto, una passione che credo condividiamo un poco tutti.
D'altronde quando chi ti delude è chi ami, il colpo è doppio, anche se quel qualcuno porta le mutande sopra i pantaloni.
Diciamo che questo pezzo è il coming-out di Jon. 
Quindi  vi lascio alle sue personali riflessioni sul Marvel Now e sul New52, riflessioni che alla fine lo hanno portato ad orientarsi verso altre letture. 
Baci ai Pupi. 

 

Rivoluzioni e Reboot.

E’ passato qualche anno ormai da quando, con grandi strombazzate partì quella che fu definita dalla Marvel la rivoluzione che tutti aspettavano,  è più o meno lo stesso periodo, che ci separa dalle dichiarazioni dei capoccia D.C. su quello che dovrebbe essere stato il  reboot definitivo. 
“Joint the Revolution” era il motto che appariva su ogni nuovo numero uno che Mamma Marvel tirava fuori.
Thor, Avengers, Nuovissimi X-men, X-men, Capitan America, Devil, ma anche Batman Lanterna Verde, Flash, Superman, tutte testate nuove di zecca che avrebbero dovuto la rivoluzionare il  fumetto! 
Beh con queste premesse, come facevo io, lettore onnivoro, a farmi scappare questa opportunità? Come avrei potuto vivere senza avere nella mia libreria tutte le nuove testate che stavano per inondare le edicole? Sarebbe capitata un'altra occasione del genere? (La risposta a questa domanda l’avrei avuta solo qualche mese dopo ma ci torneremo fra poco).


Quindi da bravo soldatino ho iniziato a comprare Thor, Capitan America, i vari Avengers, vecchi e nuovissimi X-Men, I Fantastici quattro, Superman scritto da Grant Morrison e Aquaman scritto da Johns.
Ogni mese aspettavo con ansia e trepidazione i giorni in cui dal mio edicolante di fiducia avrei visto quelle bellissime copertine con il logo Marvel Now stampato in bella vista. Ogni mese ero in attesa di questa rivoluzione, queste storie che avrebbero dovuto farmi riconciliare con il mondo dei supereroi, che avrebbero dovuto infondermi il famoso “Sense of Wonder” tipico delle storiein calzamaglia.
Mutanti del passato che arrivano nel presente e mutanti del futuro che tornano nel passato, Fantastici uomini che compiono viaggi inimmaginabili ai confini dell’universo, Killer di Divinità, nuovi origini per Superman ed un Flash di nuovo signore della velocità!
Le premesse c’erano tutte, eppure…dopo 4-5 mesi di letture appassionate, mi sentivo vuoto, iniziava a prendere corpo in me una sensazione di malessere dovuta alla consapevolezza che in qualche modo ero stato preso in giro. Nessuna delle aspettative che avevo coltivato durante la caccia ai primi numeri stava dando i frutti sperati. Le storie diventavano fiacche, i colpi di scena latitavano, tutto mi sapeva di stantio e nulla mi emozionava.
Nel frattempo avevo reperito con fatica e dispendio di soldi la run di Alan Moore su Swamp Thing e leggendola piano piano la famosa fiama si era riaccesa. Un altro mondo è possibile, un mondo senza rilanci mediocri e revisioni scadenti.
Avrei soprattutto evitato di spendere un sacco di soldi in storie seppur dignitose, col giusto tipo di occhi, ma appena sufficienti. Perchè perserverare ad arrovellarsi le meningi dietro a improbabili viaggi nel tempo e nello spazio, quando avevo appena letto la spettacolare versione del Bardo sulle origini dell’uomo della palude?
Lezioni di Anatomia, è una storia di neanche 30 pagine!
Ed in esse Moore scrive in modo sublime quello che altri autori scriverebbero impiegandone almeno 100.
Colpi di scena, cambi di prospettive e dialoghi meravigliosi. Ecco come scrive un autore degno di questo nome. Ecco come dovrebbero essere tutti i fumetti.
Eccola qui la vera rivoluzione, a prendere polvere su scaffali di fumetterie. Non era targata Marvel Now, non era avvenuta con l’invasione di nuove testate e nemmeno pubblicizzata fino alla nausea. Non era iniziata nel 2011 ma nel 1985.
Ed era avvenuta in sordina, piano piano, con un personaggio minore che nessuno voleva più scrivere. Con un autore all’epoca semi-sconosciuto che tuttavia armato di coraggio e anche di sfrontatezza aveva rivoltato lo stantio mondo dei comics. Era passato molto tempo da quando un fumetto non mi prendeva tanto da temere che finisse subito. Come la mozzarella in quella vecchia pubblicità.
Voi a questo punto direte: Non dovevi mica dircelo tu, Jon, che Moore è un dio e gli altri sono dei miseri operai che lavorano giusto per portare a casa il salario, ed è vero, chiunque legga fumetti da qualche decennio o più, conosce il ruolo fondamentale di Moore, l'autore che ha avviato il processo di “ Decostruzione” del super eroe, prima con Miracleman e poi con Swamp thing e Watchmen. Con questo non voglio dire che Marvel e D.C, debbano chiudere, ed i fumetti che pubblicano, sia tutta roba da evitare. Non voglio certo essere io ad elencare le storie provenienti dai due colossi, sottolineando l'ovvio, nominandovi fumetti che hanno segnato il mondo dei comics, però se si parla di rivoluzione e lo si fa per descrivere quelle che altro non sono che abilissime mosse di marketing per attirare nuovi clienti senza cambiare nulla, se non le copertine e la numerazione delle testate, beh io non ci sto.
Se si parla di rivoluzione, qando si parla di trame che non hanno nulla di nuovo, che non fanno nè sognare e nè riflettere, se non sulla inaudita quantità di soldi che ogni mese tiriamo fuori, manco fossimo tossici, beh io non ne voglio fare parte.
Noi vogliamo coraggio e innovazione! Vogliamo gente che osa e non si nasconde! Vogliamo insomma piu’ autori come il sorprendente Xavier Dorrison di Santuario, il magnifico Vaughan di Saga,  o Terry Moore di Echo e Rachel Rising.
Ed per questo che sono contento di aver contribuito (in minima parte) alla creazione di Fumettopenia.
Perché convengo sull'idea di Gennaro, di non essere l'ennesima cassa di risonanza per strilloni che promuovono il nulla, qui non si sente il bisogno, ne la volontà di elogiare fumetti ed autori che non se lo meritano, mi piace il fatto che ogni pezzo, specie quelli critici, generino  polemiche sane e nutrienti per tutti voi, e noi.


Anzi, ingraziarsi le case editrici, direi che è sempre stato l'ultima delle priorità di Gennaro.
Quindi questa è la sede giusta in cui posso dire oggi, che personalmente, ho chiuso con il fumetto seriale.
Almeno per ora.
Stay with us!!

Jon Snow

martedì 25 marzo 2014

La nuova Miss Marvel

Lo scorso 5 febbraio in America ha visto la luce l'ennesima versione di Miss Marvel, stavolta però la nuova eroina ha qualcosa in più dei soliti occhi estasiati dei nerd puntati addosso.
Kamala Khan è una sedicenne musulmana, e pertanto la serie è stata bersaglio di critiche fin dagli annunci dei primi rumors, le critiche provengono fondamentalmente da due bacini, quelli che non leggono i fumetti, e che quindi parlano tanto per dar aria alla bocca, ricordate l'inutile critica dell'ultra-destra americana alla DC quando Superman, decise di abbandonare la cittadinanza americana? Più o meno il bacino è lo stesso, ottuso e ignorante, l'altra fetta di pubblico invece che si è dichiarata scettica alla nuova serie Marvel, nata in seno alla seconda ondata del Marvel Now (All New Marvel Now), e pubblicata lo scorso febbraio nella 64ma settimana, insieme al nuovo Wolverine con pistola, ed il nuovo Loki agente segreto, è la comunità musulmana che teme che la ragazzina diventi uno stereotipo, cosa di cui la comunità musulmana non ha davvero bisogno in America. Quindi eccola qui la nuova Ms Marvel, da un lato combattente del crimine, e dall'altro sedicenne figlia di immigrati Pakistani nel New Jersey, alle prese con la sua routine di adolescente, ideata dalla scrittrice convertita all'islam G. Willow Wilson ed illustrata da Adrian Alphona, testato per i fumettopeniaci, mi ha lasciato abbastanza tiepido, che è sempre meglio del gelo che mi prende ultiamente quando mi avvicino ad una serie regolare, Metamorphosis è il primo di 5 capitoli, in cui fondamentalmente la scrittrice ci presenta il mondo di Kamala, il contrasto tra la vita con la sua famiglia conservatrice e quella a scuola con i compagni di classe.
Kamala è una normalissima adolescente, con i suoi sogni e la sua fisiologica esigenza di fare parte di un gruppo sociale, tra le sue passioni, ci sono i Vendicatori, sulle quali scrive delle storie fantastiche che pubblica sui social procacciando like ed approvazioni, una sera al rientro da una festa (alla quale è andata senz ail permesso del padre) si imbatte nella nebbia terrigena, che invade le strade di Manhattan, (evento che non seguendo tutte le serie Marvel, posso presumere sia legato alla gestione Hickman delle testate Vendicative, ed al rientro sulla scena del palinsesto Marvel degli Inumani).
Esigenza di copione di tutti i fumetti superoistici, la nebbia ha un effetto a dir poco singolare sulla piccola Kamala che si risveglierà (SPOILER) con la capacità di mutare il fattezze del proprio corpo, insomma una mutaforma, come il buon vecchio Garth Logan, dei vecchi Teen Titans.
Al di là degli ingredienti che fanno di questo fumetto, un fumetto Marvel, il primo numero di Ms Marvel, è apprezzabile per la volontà della Wilson di confezionare l'incipit, senza cadere nelle trappole degli stereotipi o dei deja-vu raccontando una realtà sociale, che dall' 11 settembre 2001 è finita sotto riflettori che non sempre l' hanno illuminata con luce benevola.
Tutto sommato il primo numero, gira abbastanza bene toccherà vedere cosa ci riserveranno gli albi successivi, per ora il voto è un 6 1/2 pieno e speranzoso, Alphona ed Harring con i disegni ed i colori accesi e lisergici, danno alla serie quella svolta underground che sembra aver investito di recente l'ultima Marvel, che effettivamente dà quella ventata di freschezza necessaria per adescare nuovi lettori. Resta da vedere in appendice a chi finirà in Italia nel prossimo futuro, questo nuovo personaggio. Per ora non possiamo che apprezzare lo sforzo delle Major di  incorporare nei loro universi fittizzi, anche realtà sociali minori, quindi dopo l'ottimo Simon Baz delle Lanterne Verdi di Johns, non ci resta che dare il benvenuto anche alla piccola Kamala.
Baci ai pupi.
Ps la copertina (regular) della nostra ormai inseritissima Pichelli-Ponsor  l'ho trovata fantastica.

venerdì 11 ottobre 2013

Un Diavolo per Marvel Now



"Ooooh anvedi! Ciao Dario come va?"
"Bene e te?"
"Massì ci sto dentro dai. E' parecchio che non ti sento, che stai a fa?"
"Ma niente, solita routine, solito tram tra, soliti cazzi, insomma niente di nuovo. Te novità?"
"Nulla, a parte che finalmente sto colmando le mie lacune riguardo al Sandman di Gaiman, poi tutto come da copione, io lavoro e la moglie spende."
"Lascia sta!"
"Hum e che te stai a lègge sto periodo?"
"Ecco apposta ti scrivo, ti ho mandato un commento sul mensile Marvel Now Devil e i Cavalieri Marvel, che ne dici?"
"Dico che culo, del Marvel Now, nel blog, non ne stiamo parlando proprio!"
 [Risate]
"...Quindi che si fà? La posti?"
"E certo lo sai che amo i differenti punti di vista, poi parli pure male dei Thunderbolts che invece a me piacevano! Ma d'altronde questa è Fumettopenia: sono tutte variabili, l'unica costante è che ci piacciono i fumetti."


Come ormai sanno anche i muri, almeno quelli appassionati di fumetto, è in corso da qualche mese un rinnovamento nel parco testate Marvel atto a rilanciare i suoi eroi in calzamaglia e ad attirare nuovi lettori. Il Marvel Now (così è stata nominata la nuova campagna promozionale) è arrivato anche in Italia, non è un vero e proprio reboot come quello di casa DC, bensì un restyling delle varie serie attuato prevalentemente grazie a un rimpasto di team creativi e a nuove direzioni narrative per i vari personaggi.

Non tutte le serie americane sono state interessate da questo rilancio in grande stile, diamo un'occhiata a cosa è successo da noi a qualcuna delle testate Marvel targate Panini Comics. In questa prima chiacchierata prendiamo in esame la serie Devil e i Cavalieri Marvel.

La portata principale è offerta dalla nuova serie di Daredevil della quale in Italia siamo poco oltre il ventesimo numero. Essendo stata rilanciata in grande stile da Mark Waid, Paolo Rivera e Marcos Martin poco più di due anni fa, alla Marvel si è deciso che Daredevil non sarebbe stata inserita nell'iniziativa Marvel Now. Visto l'ottimo successo riscosso oltreoceano dalla serie vincitrice di diversi premi Eisner, sarebbe stato controproducente lasciare la strada vecchia (relativamente) per quella nuova.

Daredevil è effettivamente una gran bella serie. Probabilmente dopo anni di toni cupi offertici da gente del calibro di Bendis e Brubaker era ora di dare una svolta al personaggio, un cambiamento di toni che perdura tuttora a distanza di un paio d'anni dal rilancio.

L'idea di Waid è semplice ma funzionale: ridare a Daredevil il suo significato originario, qualcosa che suona simile alla parola scavezzacollo. Dopo anni di tragedie e brutture Matt Murdock si fà un esame di coscienza e decide che basta, non vuole più vivere nel dolore, è ora di riportare in vita il Devil solare di tanti racconti del passato, epoca pre-Miller per intenderci meglio. Cambia lo stile di disegno che diventa più aperto, più arioso, fantasioso quanto possibile nello storytelling, capace di trasmettere quella sensazione di leggerezza voluta da Waid creando sequenze ben congeniate e trovate visive azzeccate. Entrambi i disegnatori della prima ora (Rivera e Martin) realizzano a mio avviso un lavoro coi fiocchi mentre il tono generale passa dal vecchio hard-boiled delle gestioni precedenti a un impianto più classicamente supereroico/action. Waid è sicuramente in grado di scrivere delle buone storie, inserisce nuovi comprimari come il bel procuratore distrettuale Kirsten McDuffie, donna affascinante che nutre forti sospetti sulla vera identità di Devil (che ormai conosce chiunque), valorizza nella giusta maniera i vecchi come Foggy Nelson e mescola un po' le carte in alcune interessanti sottotrame.

Ora, in pieno Marvel Now, a che punto è Daredevil?

Beh, al timone della parte grafica c'è ora Chris Samnee, disegnatore dotato di talento che prosegue in diversi aspetti la strada tracciata dai suoi immediati predecessori facendolo però con stile personale e riportando alle tavole un pizzico di oscurità in più, nulla che vada però a intaccare il lavoro di aggiornamento che Waid continua a cesellare sul personaggio. Waid non manca di incasinare la vita di Murdock e i suoi rapporti con le persone che gli stanno attorno, senza mai andare a creare quell'atmosfera di tragedia e dolore che caratterizzava spesso le precedenti gestioni. Non mancano infatti i siparietti scanzonati, gli scontri/incontri con altri eroi Marvel e gli episodi inediti provenienti dal passato di Matt Murdock. Ottimo il lavoro anche su alcuni episodi singoli slegati dalle trame principali. Il tono rimane quello più supereroico rivolto in misura maggiore a un pubblico più giovane. La scelta della Marvel non si può certo condannare, è pur vero che per garantire un futuro al fumetto il ricambio generazionale è fondamentale. Se poi l'operazione la si compie con queste premesse non si può proprio dir nulla.

Tutto bene quindi? Tutto bene, tutto bene però... però questo non è il mio Devil. Certo è una bella serie, ben scritta e curata da artisti talentuosi ma molto molto diversi dai Maleev e dai Lark ai quali tanto mi ero affezionato. Oggettivamente un bel lavoro, soggettivamente... beh, io ho mollato (Anzi, per chi fosse interessato la serie è in vendita). Semplicemente un ottimo Devil rivolto però a qualcun'altro.

Il resto della testata da cosa è occupato? Lasciando da parte il passato, dall'avvento del Marvel Now i serial comprimari sono Punisher War Zone e Thunderbolts.

Dopo una buona run del Punitore a opera di Greg Rucka e del nostro Marco Checchetto durante la quale Frank Castle veniva immischiato in una serie di bei casini, è una miniserie di cinque numeri a raccontarci le conseguenze dei casini di cui sopra. Frank Castle è in fuga, braccato questa volta non solo dalla polizia ma anche dai Vendicatori. Una sorta di caccia all'uomo dove gente come l'Uomo Ragno, la Vedova Nera e Thor si danno il cambio per acciuffare il buon vecchio Frank. Rucka è sempre al timone e Carmine Di Giandomenico sostituisce Checchetto alle matite. Niente, il Punitore rende meglio quando non ci sono troppi super-tizi a ronzargli intorno e questa mini mi sembra un deciso passo indietro rispetto alle buone (ma non eccelse) atmosfere della serie precedente. Inoltre le matite di Checchetto avevano una marcia in più, il nuovo disegnatore non incontra il mio gusto per quanto da buon compatriota io faccia comunque il tifo per lui.

L'idea che sta dietro Thunderbolts mi fà invece schifo assai. Si prende un gruppo di personaggi noti e meno noti, li si butta insieme nella mischia e si vede cosa ne può venir fuori. Ok i rimpasti, i nuovi gruppi, ma un minimo di background vogliamo mettercelo? Questa cosa può funzionare con i mutanti, in fondo sono una grande famiglia, ma qui? Ancora con questa storia della squadra costruita a tavolino per occuparsi dei lavori sporchi... e no, basta. Hulk Rosso, il Punitore, Elektra, il nuovo Venom e Deadpool, una scelta pretestuosa per una serie che, visti i primi numeri, non ha davvero nulla da dire. Ovviamente si parla di lavori sporchi e chi disegna? Ma Steve Dillon, è logico. Come dire che si stava meglio quando si stava peggio, il clichè è servito. Scrive Daniel Way, vedete un po' voi.

Dario Lopez

giovedì 26 settembre 2013

Marvel Now - 4 recensioni al costo di una!

E rieccolo il buon Cesano,stavolta ci commenta un ben 4 uscite, tutte Panini, e quasi tutte mutanti, Hickman a parte, ennesima parentesi Marvel Now di fumettopenia, ma con un punto di vista differente, più o meno sono testate si cui abbiamo già parlato. Ma sono un democratico, ed è sempre meglio sentire due campane piuttosto che una. 
Quindi bando alle ciance di convenieza e cediamo il palco al mutante di Fumettopenia. 
Io torno a scrivere due righe su L'uomo che ride di Brubaker e Mahnke.
A presto. A Romics. A noi.
Continua in questo Settembre la rivoluzione(?) Marvel Now con tutte le conseguenze dirette ed indirette del confronto tra Avengers ed X-men; nuovi lanci come I Guardiani della Galassia 
e Gli  Incredibili X-men  1 by Bendis e Bachalo. Ma procediamo per gradi:

Gli Incredibili Avengers 5 - Dopo la saga del Teschio Rosso che ha riunito un inedito team composto da membri storici dei Vendicatori e degli X-men, Rick Remender -con la star ospite Olivier Coipel- ci presenta un intermezzo che lancia nuove basilari sotto-trame e completa il cast del gruppo meticciato.
A Cap, Wolverine, Rogue, Havoc, Thor e Scarlet Witch si aggregano, infatti, la rediviva  
Wasp e i figliol prodighi Wonder Man e Sole Ardente; questi ultimi 2 avevano attaccato per motivi vari gli ex-compagni nel recente passato e la loro affiliazione ha ragioni alquanto profonde.
Remender si diletta a regalare al lettore una versione del Gruppo più potente della Terra  composta da reietti e ex-criminali in perfetto stile X-men, creando  una fusione non solo legata al cast ma anche a un aspetto tematico presente nelle storie mutanti da Claremont in poi.

Apocalisse è l'anello di congiunzione tra l'attuale serie e la passata gestione di Uncanny X-force. L'episodio si apre con la nascita dei gemelli della nipponica Pestilenza, ingravidata da Arcangelo/Apocalisse e con la relativa visita ai pargoli da parte del crono-viaggiatore Kang, nemesi storica dei Vendicatori. La letale geisha aveva rivelato d'esser incinta proprio alla fine della bellissima Dark Angel Saga. 
E non è un caso la scelta di Shiro Yashida reclutato da Logan: il mutante atomico era stato uno dei cavalieri di Apocalisse, con conseguenze devastanti sulla sua psiche.

Nel frattempo il gruppo voluto da Capitan America si confronta con le frizioni tra i vari membri, con una Rogue molto simile al primo Wolverine in quanto ad aggressività e caratteraccio.
La bella sudista è uno dei punti più problematici della gestione Remender: se Wanda è il cuore del gruppo anche a livello sentimentale- il dialogo tra lei e Cap rimanda a un potenziale discorso amoroso futuro-  e ci appare un tantino svenevole e limitatamente potente rispetto al recente, tragico, passato, Rogue pare aver subito una forte involuzione che si scontra con la bella caratterizzazione di Carey su X-men legacy . Personalmente trovo alquanto sciocco anche aver riportato la mutante ad avere problemi col proprio potere, tema esaurito in 30 anni di vita.

Per contrasto Alex Summers si ritaglia un ruolo fondamentale affrontando il proprio ruolo di fratello minore di Ciclope, opponendosi a Cap in quanto leader designato e proponendo un discorso sull'integrazione che abolisce la definizione dell'essere umano in base alla genetica o i costumi- e che in patria ha attirato molte polemiche su Remender-.

Le matite di un Coipel ,sempre più debitore di Marc Silvestri nell'illustrare snelle figure femminili, raffigurano personaggi dotati di una vivida espressività- Alex svetta col suo fare intimidito assieme alla Janet/Audrey Hepburn- e forse questo è l'episodio più riuscito della neonata serie, finora sottotono rispetto alle aspettative verso Remender. Vedremo come lo sceneggiatore si districherà nei prossimi mesi, intanto ci aspetta uno scontro tra Thor e Apocalisse in ret-con  by Opena, il mese prossimo.

Avengers Arena -  la serie di Hopeless e Walker prosegue nella carneficina dei giovani super-eroi imprigionati da Arcade- mai così crudele e spietato- con l'ennesima uccisione di uno dei ragazzi da parte di un compagno di sventura.
La serie parte da spunti interessanti, Hunger Game/ Il signore delle mosche ma la parabola sulla ferocia umana si perde in una serie di morti eccellenti e gratuite a cui purtroppo il lettore sa già seguiranno fallocche resurrezioni in futuro.
La serie ha chiuso negli States, ma vedremo dove il novello Bendis andrà a parare.

AXuna gemma di poche pagine dalla mente del geniale Peter David-a cui auguriamo una ripresa piena dai suoi problemi di salute- illustrata dai bravi Giuseppe Camuncoli e Michele Benevento, con protagonisti Logan e Carol Danvers, amici di vecchia data ed ex-amanti.
In una manciata di scene, David imbastisce una storia pregna di brillante ironia e di caratterizzazioni straordinarie, mentre i due illustratori italiani ci regalano la versione migliore, finora, del nuovo look della bionda Capitan Marvel. Il tutto  condito dalla partita di poker, un must classico delle serie Vendicative.
La seconda storia invece narra di un inedito team-up tra Loki e Sinistro scritto da Kieron Gillen che ha lavorato a lungo sui entrambi i villains. Il bravo sceneggiatore ci propone uno scontro tra magia e scienza orchestrato dai due abili manipolatori.
Azzeccatissima la versione steam-punk del genetista, presentata da Gillen sulle pagine di Uncanny X-men ,che si confronta con un essere di fede e magia, qual'è Loki- un peccato la chiusura di Into the Journey a causa del Marvel Now-.
Avengers + X-men  presenta una serie di storie brevi piuttosto riuscite e questi due racconti lo dimostrano ampiamente.


Avengers 3 - (AVENGERS 5-6) :  Hickman ama le saghe cosmiche che hanno costellato la storia degli Avengers, e questo era apparso chiaro sin dal suo esordio sulla serie con l'introduzione di temi e personaggi che hanno condotto i nostri eroi alquanto lontano dalle'ambientazioni ideate da Bendis in 8 anni-non a caso sono svaniti personaggi come Cage e Jessica Jones-.

In questo numero di 96 pagine l'attenzione si concentra sulla nuova Smasher e Capitan Universo, con l'incipit per future trame alquanto roboanti, in primis l'arrivo dell'Evento Bianco nella realtà 616.

Il primo Smasher era un membro della celebre Guardia Imperiale  S'hiar capitanata da Gladiator, creata da Claremont e Cockrum sulle pagine di Uncanny X-men.
Ora il moicano dalla pelle viola è il Majestor dell'Impero S'hiar e  Smasher morì durante l'attacco di Cassandra Nova alla Terra e agli X-men durante la gestione di Grant Morrison.
L'umana Isabelle Dare ne ha preso il posto in una storia che celebra il mito di Superman, tra immensi panorami rurali e mondi alieni, riportando Gladiator e gli S'hiar nelle vite degli Avengers. 
Capitan Universo in versione femminile, invece, finalmente ha un volto e Hickman collega il ritorno della forza Enigma alla minaccia dell'Evento Bianco; per chi non lo sapesse esso è la forza cosmica alla base dell'avvento dei super poteri degli umani nel New Universe di Starbrand e DP7  e le altre serie create da Jim Shooter negli anni '80 per la nascita dell'universo Marvel narrativo parallelo alla più nota e sfruttata Terra 616.

Due episodi alquanto densi di eventi con caratterizzazioni interessanti, come nel caso dello Spidey/Doc Ock la cui arroganza inizia a palesarsi ai compagni  ma che proprio nel delineare le protagoniste delle due storie risultano poco convincenti: Izzie accetta senza troppe remore d'essere una super-eroina scagliata nello spazio profondo mentre l'origine di Capitan Cosmo non possiede nulla d'inedito. I due personaggi inediti mancano di personalità interessanti e il loro ingresso nel gruppo ne risente.
Le matite di Adam Kubert sono come sempre molto gradevoli, ma vistosamente sottotono e un caotiche nella gestione delle storytelling rispetto al passato.

L'aggettivo roboante non è stato utilizzato casualmente e per ora  la gestione Hickman pare aver più che altro raso al suolo il lavoro certosino ed intrigante svolto dal predecessore ; inoltre il lettore dovrebbe chiedersi che ruolo possano aver personaggi come Falcon o la Donna Ragno in scenari del genere.

Avengers Assemble annual / episodio 12:   Gli ospiti Cristos Gage e Tomm Coker  pongono l'attenzione sulla Visione, il sintezoide riassemblato recentemente da Stark dopo esser stato distrutto da sua moglie, Scarlet .
Bendis ,all'epoca, non aveva indagato su tale rientro in scena e sull'impatto che la sua morte  ha avuto sul sintezoide. Alla fine dell'annual Visione si allontana dai Vendicatori pper crearsi una propria indipendenza e finalmente conosce il figlio Bill/Wiccan dei Giovani Vendicatori.

L'episodio regolare invece, scritto dalla sceneggiatrice in carica Kelly Sue De Connick ha come protagonisti la Vedova Nera e gli amanti Occhio di Falco e Spider Woman intenti a rimediare ai peccati passati dell'ex spia russa.
Avengers Assemble è la più recente testata vendicativa nata dalla volontà di sfruttare il successo mondiale del film diretto da Whedon con ambientazioni e personaggi -troppo- debitori di esso.
La Romanova ha, infatti, acquisito un ruolo primario nell'economia delle storie dei Vendicatori, senza motivi evidenti, se non il suo essere l'unico personaggio femminile del team nella pellicola; paradossalmente l'eroina ha perso smalto proprio negli ultimi anni e la storia della DeConnick  non ha particolari spunti interessanti, orfana pure del dotato Stefano Caselli.


Guardiani della Galassia 1 - A  proposito di lanci legati ai Marvel Studios ecco il primo episodio dei Guardiani del XXI secolo con l'origine segreta di Star-lord by Brian Michael Bendis e uno Steve McNiven dal tratto meno preciso e piacevole del solito. Il belloccio mezzosangue sarà, assieme a Gamora e soci,protagonista di una crociata intergalattica in difesa della Terra da razze aliene feroci come i Badoon- avversari storici dei Guardiani del XXX secolo, di cui a breve Panini pubblicherà una retrospettiva-. Per confermare l'incipit debitore dei successi cinematografici, ecco come membro del cast il divo Marvel per eccellenza Tony Stark/Iron man, con tanto di armatura per le missioni interstellari.
Il buon miliardario vive di rendita grazie alla fama planetaria raggiunta ai botteghini e la sua presenza tra i Vendicatori cosmici è proprio l'anello di congiunzione tra le serie degli Avengers e il variegato gruppo.
Tuttavia la storia è alquanto esigua e potremo esprimere un giudizio solo tra qualche numero riguardo l'operato di Bendis.
Mc Niven, illustratore di prim'ordine, invece dimostra da subito d'aver fatto un lavoro veloce e poco accurato sia come figure che come montaggio delle vignette, ma è noto che sarà sostituito nei numeri successivi dalla brava Sara Pichelli .
A completare in maniera omogenea la nuova testata Panini  c'è la nuova serie dedicata al giovane Nova, by Jeph Loeb ed Ed McGuiness.

Personaggio che ha esordito proprio nel prologo di AvX, l'adolescente prende il posto del padre, già membro dei Black Nova Corps, una nomenclatura di eroi galattici votati a missioni più feroci rispetto al corpo dei Nova. Purtroppo il plagio del background di Lanterna Verde pesa, da sempre, come una maledizione sulle varie incarnazioni del personaggio, tuttavia la ripresa di scenari e trame cosmiche ne giustifica la presenza.

Jeph Loeb è un autore che ama le scazzottate e gli adolescenti problematici ed imbastisce una storia divertente senza troppe pretese o approfondimenti psicologici straordinari; le colpe dei padri e il loro retaggio caratterizzano tutta la testata e le due serie, generando una continuità narrativa forse non voluta ma azzeccata, poiché in fondo la ricerca del padre è un viaggio che le profondità dell'universo possono accogliere.
McGuinnes ci delizia con le sue magistrali tavole e si dimostra affiatato con Loeb ed adattissimo alla serie.
Piccola curiosità: Sam Alexander ha esordito nel cartoon "Ultimate Spiderman" in onda su Sky in Italia, ideato proprio da Loeb che è il supervisore del settore Tv in caa Marvel.
Come nel caso della rossa Firestar, direttamente dallo Spidey animato ai fasti delle nuvole parlanti.

I Nuovissimi X-men 4/ Incredibili X-men - La redenzione è il tema perno della prima fase del Marvel Now:
Ciclope-sia l'adulto che il ragazzino giunto dal passato- deve scontare l'uccisione di Xavier, mentre gli altri mutanti posseduti dalla Forza Fenice le azioni commesse, ebbri di potere; Havoc deve rispondere delle colpe del fratello;Cap deve rimediare all'indifferenza che i Vendicatori hanno avuto verso il genere mutante ed alla mancata solidarietà agli X-men; Wanda deve riabilitarsi dallo sterminio della sua specie e suo padre dal non aver impedito l'assassinio del suo migliore amico; mentre Logan deve far i conti con l'assassinio di Daken, il figlio che ha annegato per salvare i suoi studenti da un fututo nefasto.
La necessità di emanciparsi dai propri peccati lega indissolubilmente il Marvel Universe post AvX ma nelle testate mutanti tale concetto è assolutamente predominante.

Uncanny X-men 1 - Esordisce sul mercato italiano la seconda serie mutante scritta dal poliedrico Bendis, qui coaudiuvato dallo strepitoso Chris Bachalo, una delle super star marvel spessissimo sulle serie X.
Se in All New sono i cinque X-men originali in versione vintage protagonisti assieme al corpo docente dello Jean Grey Institute- assonanza narrativa azzeccatissima l'idea di far studiare i pupilli di Xavier nella presente versione del suo instituto- nel reload della storica testata Uncanny invece, Bendis si occupa dei rivoluzionari di Ciclope, ormai considerato un 'icona della lotta al potere precostituito.
Attraverso un arco narrativo, imbastito già durante i primi numeri di All Nex X-men , avevamo assistito al reclutamento di neonati mutanti da parte di Summers, Magik, Magneto e l'ex Regina Bianca Emma Frost.
L'esiguo gruppo deve mantenere un basso profilo poichè criminali di guerra e risente profondamente delle ferite inferte dal contatto con la Forza Fenice: Ciclope, Emma e Magneto sono, infatti, mutilati nei poteri; Scott non gestisce più i suoi raggi ottici, la bionda di Boston vha perso in parte la telepatia e l'orgoglioso Magneto è depotenziato dopo un attacco di Scott/Fenice. Mentre Illyana è l'unica che ha acquisito maggiori abilità forse a causa della sua natura demoniaca. A loro si aggiunge un sempre più folto numero di giovani mutanti.

L'esordio della serie è ottimo: Bendis è a suo completo agio con i mutanti, come sta già dimostrando con All New, e in due soli episodi conquista il lettore introducendo numerosi spunti, molto interessanti per il futuro prossimo. Le due testate sono il perfetto contraltare reciproco con la conservazione dello status quo da parte di Logan ed Hank McCoy e dall'altra il cambiamento del team di Ciclope proiettato nel mondo post Fenice.

Summers è un personaggio controverso da decenni inviso a molti autori e lettori, tuttavia la sua fondamentale importanza nell'economia del microcosmo mutante Marvel è insindacabile.
Ciclope è un novello Magneto, più assennato e freddo del buon Lesher e lo prova la maturità con cui affronta l'ex fidanzata Emma e con cui sta elaborando il peso della propria colpa.
La scelta dei nuovi costumi col ribaltamento dei colori è una sottile metafora del mutamento in atto: Scott veste di rosso che indica rivoluzione e sangue, il colore di Magneto che invece si ammanta di bianco-espiazione- , retaggio classico della Frost, la quale sceglie il nero del lutto per simboleggiare la perdita di una parte di sè- la telepatia, la vita da super-eroina.
Certo i costumi di Illyana ed Emma sono alquanto cheap, come tradizione di Bachalo ma ben si integrano con l'immagine aggressiva e disturbante degli X-men against
Nel primo numero vi sono una serie di chicche di cui discuteremo nei mesi a venire.

All New X-men 5-6 - Se l'azione è frenetica nei primi due numeri di Uncanny, su All New Bendis compie un lavoro più lento e colmo di piccoli elementi destinati a deflagrare a breve:
Ciclope si confronta con la manipolatrice Mistyca, ormai votata alla distruzione di Wolverine che alla lotta per i mutanti. La mutaforma ha acquisito grazie alle pellicole un'inedito sex-appeal, ma ha perduto quella tridimensionalità che il suo creatore, Claremont, le aveva donato negli anni.
Sia Remender su Uncanny X-force che Bendis attualmente ne fanno una virago volta alla seduzione. Più interessante il corollario di particolari legati al nuovo ruolo di Ciclope come leader politico come l'impiegata umana sua ammiratrice e i particolari del passato del mutante,come la foto tratta dalla cover di Paul Smith per lo storico Uncanny X-men 60.
Come per la versione adulta, lo sceneggiatore presenta una riuscita caratterizzazione del fanciullo Slim Summers.
A seguire un episodio incentrato sull'adolescente Angelo, l'unico tra gli X-men originali a voler tornare nel passato.
Warren  è stato spesso delineato come testardo e pieno di sè, in barba all' aspetto angelico e Bendis ne coglie le differenti sfumature nel suo secondo incontro col sè adulto, completamente resettato come personalità dal Seme dei Celestiali come già visto su Wolverine e gli X-men.
Lo stress psico-fisico è devastante per il giovane alato e porterà alla scoperta da parte degli Avengers della presenza nel presente dei primi studenti di Xavier.
Da segnalare due momenti topici: il modo in cui il Ciclope adolescente affronta Cap e una Jean Grey priva di scrupoli nell'utilizzare le sue capacità.

A livello grafico, David Marquez sostituisce il divo Immonem per un qualche episodio ed il suo tratto fresco e cartonesco ben si confà alla testata, seppur tutti attendiamo il ritorno dell'amatissimo illustratore regolare.
In definitiva si può affermare che le testate mutanti hanno trovato un nuovo grande demiurgo e ne vedremo delle belle nei prossimi mesi.

Cable and X-force 1-2 Alla nuova versione di Uncanny X-force  si aggiunge l'X-force di Cable, fondatore storico del team para-militare, sceneggiata da Denis Hopeless con le matite di Salvador Larroca.
Lo scrittore di Avengers Arena  narra le avventure di un rinnovato team formato dalla fortunella Domino, Colosso, il redivivo Forge e il Dottor Nemesis,  con un netto distinguo rispetto alla squadra segreta di Psylocke e co.
Armature, cannoni al plasma e mutanti in fuga dalle autorità ci riportano ai fasti degli anni '90, decennio che rese Cable una super star tra i personaggi della Casa delle Idee.
La stessa Hope Summers pare una Jean Grey vitaminizzata, in stile super-eroina cazzuta dell'ultima parte del XX secolo.
Ma la rutilante squadra di Cable convince e prevedo un incontro/scontro col team di Psylocke e Tempesta, visto anche il passato amoroso tra la donna e Forge. 
Hopeless sa il fattosuo e i disegni di Larroca sono una garanzia di successo; lo spagnolo dà l'ennesima prova della propria duttilità e della capacità d'adattare il suo tratto alla serie che illustra. Un tratto ricco e sempre più realistico, dettagliatissimo nel raffigurare bicipiti pompati e gadget letali d'ogni tipo.

X- men Legacy - Legione deve espiare molti peccati ed ha una-defunta-figura paterne assente.
Incarna i 2 leit motiv del Marvel Now 1 e vista la sua ascesa nelle serie mutanti ed il suo legame col compianto Prof X, pareva logico dedicargli la testata che esordì appunto con una lunga saga con Xavier. Tuttavia qui non c'è Carey a gestire la baracca e ne risente l'impalcatura stessa del comic.
Storie banali, protagonisti poco riusciti e un David Haller logorroico più che mai.
Legione è un personaggio che per decenni è stato usato con parsimonia, vista la sua complessità e il livello dei suoi poteri, ideare una serie su di lui forse è stato un passo più complesso del previsto e finora nemmeno la risoluzione della sotto-trama delle originii di Blindfold, già accennata da Carey anni fa durante Necrosha, risolleva la qualità della testata.
Il punto forte? Le splendide copertine , mentre il tratto di Molina ricorda quello dei disegnatori della Bonelli, il chè non è un male però non valorizza i testi.

P.S.: Il mutante più potente del mondo è mezzo ebreo e mezzo W.A.S.P.! Qualcuno potrebbe gridare al complotto imperialista statunitense/israeliano , ma gli ricorderemmo che il papà di Legione è Claremont, di confessione religiosa ebraica..ejheheh...


Insomma reietti in cerca di riscatto, padri desaparacidos emozionali, noiosi e perfetti leader mutanti che si reinventano come icone ribelli e Vendicatori lanciati nello Spazio-letteralmente- il menù del Marvel Now è stato alquanto variegato. Cosa ne pensate voi?

Roberto Cesano

mercoledì 24 luglio 2013

Quel mutante di Bendis



Il plot di All New X-men, fa acqua da tutte le parti, è uno schiaffone alla continuity Marvel, ai puristi, allo zoccolo duro, agli affezionati della Marvel Comics, ai cosiddetti Marvel Zombie, l’idea alla base di questi Nuovissimi X-Men di Bendis è indigesta persino come operazione di ret-con.
Quel che fa la Bestia ai giovani pupilli di Xavier, a dire il vero, fa a pugni anche con tutto quello che è stato il genetista degli X-Men. Un' azione egoistica che tecnicamente mette in pericolo lo stesso futuro dei 5 Uomini X originali, una grossa forzatura, alla psicologia ed al modus operandi di un eroe votato alla non-violenza e all’altruismo.
Immaginatevi di essere un mutante adolescente, istruito a credere in un utopia di convivenza tra uomini e mutanti, di essere strappato dal vostro  tempo e di ritrovarvi in un mondo, anzi nel vostro ineluttabile futuro, in cui apprendete che tutto quello che il professor X vi sta insegnando fallirà.
Immaginate di apprendere  nel modo più pratico che iddio possa concedervi, ossia vedendolo con i vostri occhi, che diventerete un leader terrorista che fa comunella con Magneto ( Leader della confraternita dei mutanti malvagi), che addirittura ucciderete il mostro stesso mentore, che la ragazza dei vostri sogni, morirà, che il vostro amico Hank si trasformerà in una grossa scimmia dal pelo blu, in fase terminale. E non si è ancora toccata la questione Angelo, che io avevo lasciato formattato alla fine della saga Angelo Nero, su X-Force.
Senza tirare di nuovo in ballo il caro dottor Emmet Brown, lo scienziato pazzo di Back to the future, che ho usato due giorni fa in quella immagine, e sparso un po’ in giro su facebook per darvi l’hype giusto al commento, senza baloccarsi troppo con le sue teorie distruttive riguardo i viaggi irresponsabili lungo la linea del continuum spazio temporale, senza ipotizzare troppo la distruzione dell’universo, direi che quello che apprendono i giovani X-Men nei promi due fantastici numeri, basti e avanzi per pretendere di essere riportati nel proprio tempo, ed inventarsi una nuova vita, magari in chiosco di grattachecche in centro, considerando che le doti di Bobby andranno ad aumentare negli anni, e che col ghiaccio vi suona l'aida, dare un taglio drastico  alla carriera di supereroe.
Invece non succede nulla di tutto questo, anzi al contrario succede che:
Jean  viene a sapere di essere in un punto del futuro in cui è già morta, ma non fa ina grinza anzi, impara ad usare i suoi poteri telepatici (solo dietro un semplice consiglio).
Scott apprende di essere l’assassino del suo professore Charles Xavier.
Hank scopre di essere sul punto di essere ucciso dal suo stesso geneX, che intanto però lo ha reso un sacco di pulci blu, (ma questo comunque non gli impedisce di pilotare un Blackbird di una 50ina d’anni più evoluto tecnologicamente). Ecco, questo succede. 
Eppure, questo fumetto al momento è la cosa più godibile di tutto il Marvel Now.
Si avete capito bene, la pippa criticona d’overture, era solo per far contenti i soliti brontoloni, la vera recensione comincia adesso, ed è assolutamente entusiasta e positiva non solo sulla nuova serie di Bendis, ma anche per la nuova Legacy in appendice, quella con Legione disegnata da un Tang Eng Huat ispiratissimo, che a me ricorda molto l’italico Carlo Ambrosini sugli Inferni di Dylan Dog.
Ma andiamo con ordine.
Mr Bendis, è veramente in uno stato di grazia, la serie è ipercinetica ed incalzante, lo storytelling è portentoso, e non è un eufemismo, e per quanto possa essere assurdo il plot, in un universo che fa della continuity il suo vanto, le due generazioni di X-men a confronto è un intuizione geniale.
Punto.
Caso chiuso. Il plot funziona ancora di più perché è sviluppato sugli X-men, mettere uno di fronte all’altro Capitan America, non sarebbe stato così  stuzzicante, un personaggio statico nella sua psicologia, congelato nei suoi ideali genuini, (anche se è stato fatto da Alex Ross nella sua Vendicatori vs Invasori). Gli X-men sono il supergruppo, che più degli altri ha visto trasformare la sua ragione d’essere, dall’evoluzione dei tempi, parlo il sogno di Xavier. Per tutto quello che hanno dovuto subire i mutanti dai lontani anni ’60 fino ad oggi l'utilità di Xavier ha subito diversi ed irrimediabili colpi. 
Se la serie così com’è, come è scritta, edimpostata  vale un bell’otto, con quel diavolo di un Immonen, con quei disegni, e quelle geometrie su tavole a dir poco mozzafiato, raggiunge tranquillamente il dieci pieno.
E a proposito di impostazioni delle tavole, possiamo dare il bentornato al famoso widescreen comics, smarrito ahimè dai tempi di Ultimates (Millar & Hitch)? E che abbiamo intravisto un poco nella trilogia Ultimate Doom firmata Bendis Sandoval?

La spinosa faccenda del comprimario.

Ho mollato Thor per via della pessima scelta dei comprimari, i Vendicatori di Hickman nemmeno li ho iniziati, per lo stesso motivo.
I Fantastici Quattro di Fraction, invece li ho abbandonati, non perché il formato sia pessimo, anzi, come ho già detto il nuovo formato che ospita il quartetto, è competitivissimo, rispetto agli albetti Lion, ma la serie….dio la serie, un film di Truffaut è piu veloce, due numeri e non è successo assolutamente nulla, inoltre non dimentichiamo il malus di due disegnatori a mio avviso pessimi, ed il nuovo quartetto, a casa mia,  è durato meno di Papa Luciani.
Al contrario invece questi Nuovissimi X-Men, il nome della testata però è orripilante almeno come quello degli Incredibili Avengers, mi hanno conquistato subito, anche il nuovo Legacy merita attenzione, protagonista della serie: Legione, il figlio schizofrenico di Xavier, creato dal solito Claremont, nel  1985, e che probabilmente ha ispirato Morrison per la sua Crazy Jane.
Sociopatico affetto da personalità multiple, è un mutante di classe omega,  estremamente potente, instabile e pericoloso, basti dire che ha svariati superpoteri, che si manifestano ogni volta che cambia personalità…di documentate ci sono la Pirocinesi, la Telecinesi, la Telepatia, il viaggio nel tempo. Insomma appetibile.
La nuova serie di Spurrier e Huat promette un doppio sviluppo, sul piano fisico, dopo aver appreso della morte del padre, David decide di tornare nel mondo e rendersi utile alla comunità mutante.
Sul piano psichico, Legione combatte una guerra nella sua martoriata testa contro le centinaia di personalità che la abitano, al fine di recuperare la sua integrità.
Un Tan Eng Huat, decisamente mutato, dai tempi della sua Doom Patrol, che ripeto tanto ricorda il buon Ambrosini, specie quando è alle prese con gli scenari atipici raffiguranti la psiche di David, che ricordano tantissimo “Dylan Dog: Inferni”.
Per concludere: viaggi nel tempo e personalità multiple, per uno che reputa pietre miliari della sua mediateca, Ritorno al futuro e Fight club, direi che questo è lo spillato che aspettava da tempo.
Due gran belle serie che mi hanno portato a fare altre considerazioni in materia di Spendig Reviews.
Visto che Avengers Arena non mi era affatto dispiaciuta, e visto che mi sono spoilerato da solo una sorta di team-up tra Uncanny e All new, ho deciso di recuperare anche gli ultimi due numeri del mensile che ospita la serie di Remender-Cassaday, nonostante mi abbia lasciata così freddino, perché al contrario di All New X-men, che ha un incipit coinvolgente, Uncanny Avengers si presenta abbastanza maluccio, con una piattezza psicologica dei personaggi protagonisti della serie, specie relazionati all’ultimo megaevento concluso, ed una legnosità grafica di un Cassaday non proprio in vena.
Quindi il Marvel Now in casa fumettopenìa, si è finalmente stabilizzato, e incredibile a dirsi per ora porta l’inattesa firma di Bendis, autore che ho sempre detestato, ma stavolta non gli si può dire nulla, per adesso ha catturato l’attenzione alla grande.
Perché si, forse è vero, Ciclope aveva ragione.
Ora tocca vedere quali dei due.
Baci ai pupi.