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domenica 11 marzo 2018

Providence di Alan Moore Parte 1



Le origini di Providence

La nascita dell’ossatura portante di Providence risale al 1994.
E’ un racconto in prosa scritto da Moore per la raccolta The Starry Wisdom (La Saggezza delle stelle): a tribute to H.P. Lovecraft, successivamente adattato per la Avatar Press da Antony Johnston e Jacen Burrows in un fumetto a due parti dalla griglia rigidissima intitolato Il Cortile.
Se si escludono alcune eccezioni infatti, le tavole di quel primo tassello del puzzle lovecraftiano di Alan Moore, sono composte di due sole vignette, una soluzione, presumo, adottata per non sacrificare di molto, la prosa del bardo che abbonda nelle didascalie.
Il fumetto  racconta in prima persona, delle indagini di un agente FBI di nome Aldo Sax, specializzato in crimini speciali, inviato a Red Hook, per indagare su una serie di omicidi di matrice identica in cui però pare impossibile cogliere un denominatore comune.
Non a caso definisco il cortile, la struttura portante di Providence: nelle parole di Aldo Sax, nel 1994, c’è quasi tutta Providence pubblicata anni dopo, nel 2015.
E manco a dirlo, tutto è incastrato in maniera certosina.
Ho deciso di rimettere mano su Fumettopenia, che avevo praticamente abbandonato a se stesso, per
esaltare l’ultima fatica a fumetti di Moore pubblicata in Italia, la penultima a dire il vero, se si considera l’antologica horror Cinema Purgatorio, per il semplice fatto che, salvo eccezioni, nessuno ne parla.
Probabilmente in Italia è arrivato il fumetto horror definitivo, ma nessuno ne parla.
Leggo centinaia di commenti entusiasti su Mercurio Loi, sulla giovinezza di Tex , sui nuovi mash up Marvel, gli ormai ciclici rilanci DC, leggo e sento di lodi a scrittorucoli moderni come Millar e Kirkman, e nessuno che spenda due righe per un fumetto come Providence.

Quindi cominciamo pure, e diamo il via a questa aperiodica guida alla lettura. 


“La magia e il linguaggio sono praticamente la stessa cosa, o almeno sarebbero stati considerati così nell’antichità.
Io credo che sia saggio e prudente trattarli come se fossero la stessa cosa.
Il materiale su cui lavori – le parole, il linguaggio, la scrittura – è pericoloso, è magico, devi maneggiarlo come se fosse radioattivo.
Non dubitarne neanche per un istante.”

(2002, The Craft Engine comics)

E se una affermazione del genere potrà apparirvi assolutamente priva di fondamento, probabilmente è perché non avete letto poi così tanto di Alan Moore.
Elaborazioni di questo concetto sono seminate in moltissime sue opere ultime:
Promethea, From Hell, Il cortile, La voce del fuoco e naturalmente in Providence.

Ma per adesso metteremo da parte questo concetto, e ne riparleremo quando atomizzeremo il terzo tomo, per ora tenete a mente questa dichiarazione di Moore a mò di monito, tutte le volte che riterrete pesanti le pagine dello zibaldone o gli allegati in prosa presenti in Providence.
 
Providence Vol. 1

Capitolo 1  Il segno giallo


Il volume si apre con uno Zoom-out: un uomo su un ponte in Bryant Park che strappa una lettera d’amore.
Due righe sui protagonisti di questa prima pagina.
L’uomo che strappa la lettera e ne lascia cadere  i brandelli nel fiumiciattolo è l’avvocato Jonathan Russell, noto nell’ambiente omosessuale di New York anche con il nome di  Lillian Lily Russell, amante di Robert Black, autore della appassionata missiva e protagonista dell’ opera di Moore.
La lettera è datata 12 aprile 1919, due mesi prima del giorno in cui si svolgono i fatti del primo numero di Providence, il 5 Giugno 1919, data che appare in testa alla prima annotazione sullo zibaldone di Black in appendice al fumetto.
A detta di alcuni appassionati oltreoceano, Lily Russell è probabilmente un omaggio all’ attore teatrale, Julian Eltinge, famoso Crossdresser reso celebre per la sua bravura nell’interpretare ruoli femminili  nei primi anni del 1900 a cavallo della febbre americana per il vaudeville, passata con la grande depressione.
Nella pagina successiva, negli uffici del New York Herald, facciamo la conoscenza di Ephraim Posey, Prissy Turner, Freddy Dix  ed in primo piano alla macchina da scrivere, Robert Black.
Julian Eltinge
 
Il dialogo tra i personaggi ci porta ai primi importanti riferimenti:
Il Sous Le Monde, i riferimenti al Re Giallo di Chambers ed ovviamente alla prima citazione del Dottor Alvarez, la controparte di Providence del protagonista di un racconto di Lovecraft intitolato “Aria Fredda” del 1926 che parla di un medico, il Dottor Munoz, che aveva trovato il modo per sconfiggere la morte attraverso un sistema di refrigerazione costante del proprio corpo e del’ambiente in cui risiedeva.
Per darvi un’idea del lavoro certosino di Moore  nel plasmare un universo letterario basato sulle opere di Lovecraft basta leggere la prima vignetta di pagina 4:
Black: “C’era un dottore che ha scritto un saggio sul libro e che viveva…ah ecco, sulla quattordicesima ovest…un certo dottor Alvarez”
Ed un passaggio del racconto originale di Lovecraft:
“Però dopo un certo tempo mi capitò di trovare, nella quattordicesima strada, una casa che mi spiaceva molto meno delle altre che avevo sperimentato. Era uno scuro edificio di 4 piani che risaliva senz’altro a metà dell’ottocento.”
L’edificio realmente esistente a New York, era la residenza di uno degli amici di Lovecraft nella grande mela, George Kirk.
Lovecraft lo elesse a teatro di una delle tre storie scritte durante il suo soggiorno a New York, per l’appunto “Cool Air”

Ad impreziosire il tutto e far realizzare al lettore dell’esistenza dei moltissimi piani di lettura di Providence, ci pensa l’illustratore Burrows, che in copertina del primo TP mette proprio il 317 della Quattordicesima strada, un edificio di 4 piani con illuminata una finestra dell’ultimo piano di una sinistra luce azzurra,  la dimora del dottore non-morto.


Torniamo in redazione, dove con piccoli indizi Moore dice al lettore che la storia si svolge in un mondo che potrebbe essere anche il nostro, quello reale,  dove la letteratura di Lovecraft è perfettamente fusa con la nostra quotidianità:
“Quel farabutto di Hearst” è riferito al magnate della stampa W. R. Hearst, che nel novecento insieme a Pulitzer ha influenzato il modo di fare giornalismo, introducendo uno stile giornalismo scandalistico più forte nella forma che nei contenuti.

Il diavolo del Jersey, che il signor Dix vuole ostinatamente usare come argomento per riempire la mezza pagina mancante, è una leggenda metropolitana degli inizi del 20° secolo, una leggenda però che portò l’attenzione dei giornali quando gli avvistamenti dell’infausta creatura arrivarono a circa un centinaio.
Nelle pagine 3-4 in due tavole dove Burrows sposta il punto di vista del lettore continuamente nei quattro angoli dell’ufficio, si menziona per la prima volta il “Sous le monde” (dal francese Sotto il mondo), un invenzione di Moore, un libro con forti analogie all’opera più nota di Robert Chambers, Il Re giallo, sempre secondo gli appassionati oltreoceano l’espressione Sous Le Monde proviene da Victor Hugo, nella prefazione alla sua raccolta di poemi, intitolata Odes et Ballades infatti si legge:
 
Sotto il mondo reale, c'è un mondo ideale, che si mostra splendente per gli occhi di coloro che sono seriamente abituati a vedere nelle cose più di quel che mostrano.
 
Un concetto molto ricorrente nei fumetti di Alan Moore, come si può vedere nella Lega degli straordinari Gentlemen e Promethea, e che di fatto è alla base del dialogo tra Black e il dottore, che ispirerà poi il povero Robert a scrivere un romanzo sull’America celata, come una chiara metafora per parlare della condizione dell’omosessuale nel mondo contemporaneo.


Il libro che fa impazzire citato da Prissy è ovviamente Il Re giallo di R. Chambers, una raccolta di racconti, che pare abbia ispirato anche l’opera di Lovecraft.
Nei due racconti: Il riparatore di reputazioni,  ed Il segno giallo, si menziona di questo glifo, concepito e scritto in un’ altra dimensione, nella città di Carcosa che genera follia in quelli che lo vedono, chi ha letto il Neonomicon, non può non vedere le assonanze con lo spacciatore Carcosa, che fa impazzire chiunque lo ascolti parlare nella lingua Aklo


 I riferimenti all’opera di Chambers, la cui presenza nella miniserie di Moore diverrà chiara solo nell’ultimo capitolo, non si esauriscono, nella pagina successiva Burrows torna a farci vedere Lily Russell che passeggia verso una particolare struttura in Bryant Park, lo si riconosce dal pontile e dai fogli che galleggiano sulla superficie dell’acqua.
Sempre a tavola 5 nelle vignette 2, 3 e 4 si vede una farfalla, Mariposa, in messicano è anche l’aggettivo con il quale si additano i gay, secondo chi quest’opera l’ha letta davvero, è un indizio che fornisce al lettore attento, i motivi del suicidio di Lilian.
L’edificio in cui si sta recando Lilian è infatti una Camera Letale, citata sempre da Chambers nel Riparatore di reputazioni (1895), dove, cito il libro, “C’è una morte indolore che attende chi non sopporta più le pene di questa vita”, e tanto per sottolineare l’ovvio e zittire un po’ tutti quelli che criticano il lavoro di Burrows, a mio modesto e superfluo parere, perfetto per illustrare la sceneggiatura maniacalmente certosina di Moore, basta dare un’occhiata alle tavole 5-14 e 18 e tornare a leggere il racconto di Chambers che descrive così la struttura: “Lasciai la folla a fissare a bocca aperta i marmi bianchi della camera letale e percorsi la Quinta Avenue…”

Tavole 6-7: Moore sta imboccando i suoi lettori lentamente, le vignette nei toni di seppia forniscono altri indizi sul protagonista della saga Robert Black, per il quale, l’autore, quasi certamente prende ispirazione per lo scrittore Robert Bloch, una sorta di protetto di Lovecraft, al quale lo stesso HPL si ispirò per il personaggio R. Blake, e Samuel Loveman, un poeta americano ebreo omosessuale con il quale Lovecraft scambiò una intensa corrispondenza, fino a quando Loveman non scoprì l’antisemitismo del creatore dei miti di Cthulhu,e di cui torneremo a parlare alla fine della saga.

Come Bloch, Black è uno scrittore del Wisconsin, ed è Ebreo, come anche Loveman, che è omosessuale.
Nella tavola, in seppia vediamo un giovane Robert pressato dalle aspettative della famiglia:
“Il miglior dottore del Wisconsin, che te ne pare? Sposato con una qualche bella ragazza”
Tutte infrante:
“Perché qua nessuno sa scrivere? Non ci sono più giornali da queste parti?
Robert cosa c’è a New York che non c’è a Milwaukee?”

C’è probabilmente la speranza di vivere la propria omosessualità in maniera più libera, un' altra aspettativa che verrà infranta dal muro di realtà in cui vive la comunità gay newyorchese, che porterà Black a nascondere la sua natura anche nella grande mela.


Nella tavola successiva,il ristorante dove Black si concede una pausa pranzo prima di recarsi ad intervistare il dottor Alvarez è un ristorante della catena Horn & Hardart, una catena di ristorazione automatizzata che aprì il suo primo locale a Philadelphia nel 1902 e nel 1912 a New York.  
Ispirati dalla catena ri ristorazione automatizzata tedesca di Max Sielaff.
E’  proprio il dialogo tra Black e il suo amico Charlie nella caffetteria, illustrato in questa tavola, che suggerisce nuove importanti informazioni su Black e Lilian, e la loro non dichiarata omosessualità.

 

Secondo alcuni lettori, che trovano conferma  nel libro Gay New York: Gender, Urban Culture, and the Making of the Gay Male World, 1890-1940 di George Chauncey , infatti, nelle espressioni usate da Charles, nonché nel suo abbigliamento, sono insiti messaggi codificati per comunicare la propria omosessualità, come per esempio il papillon rosso, e come vedremo più avanti, il completo del Detective Malone nel secondo capitolo.

Prima di fiondarci a casa del Dottor Alvarez: per i più curiosi a tavola 8 nella terza vignetta a sinistra, campeggia uno striscione del cosiddetto Temperance Movement, il movimento di protesta contro il consumo degli alcolici che proprio in quegli anni evolverà nel proibizionismo.

 

Mentre a Tavola 9 nella vignetta in alto in seppia, assistiamo al primo incontro tra Black e Johnathan Lilian Russell, durante le sue prime incursioni nelle zone frequentate dagli omosessuali, una volta arrivato a New York, la retata del 1903 all’Ariston Hotel, che accenna nella prima vignetta, diventerà famosa come il primo raid anti-gay nella storia di New York.

L’Ariston Hotel infatti era uno dei più noti luoghi di ritrovo per la comunita omosessuale della grande mela.  

Ed eccoci finalmente arrivati a casa del dottor Alvarez: ultima vignetta tavola nove, tavola dieci, il ritmo della narrazione cambia per un momento, la tecnica usata in questa sequenza secondo alcuni forum americani è la page turn reveal, in pratica il protagonista o i protagonisti della tavola guardano verso qualcosa che viene rivelato al lettore solo girando la pagina dell’albo, qui osserviamo Black che sta guardando qualcosa, e solo nella pagina successiva, si realizza che è finalmente arrivato a quel famoso edificio in arenaria sulla quattordicesima che segnerà il suo destino in maniera irrimediabile, e che domina la copertina del primo numero con il 4 piano illuminato di quel gelido azzurro.

Un esempio di Page Turn Reveal in Croosed +100

 

Un esempio di Page turn Reveal di J. Kirby sulla serie dedicata a Jimmy Olsen




 


Ed è a questo punto della lettura che ho pensato chissà come mai, a quando Liefeld disegnando le sue calzamaglie, faceva sfondare finestre ovali d i suoi characters anonimi, che nella pagina successiva diventavano, senza motivo alcuno se non pura sciatteria, quadrate o rettangolari.

Leggere ed appassionarsi a Providence richiede tempo ed attenzione, ma è una passione che ripaga, d’altronde  leggere  un qualcosa di Alan Moore, è una esperienza assolutamente diversa dal leggere di qualsiasi altro autore, e se è vero che ha dato l’addio al mondo dei comics, potete star certi che la nona arte ha perso il suo più grande autore, e la letteratura non illustrata ha guadagnato, un nuovo genio.  

Memore della bravura dello scrittore di Northampton nello giocare con i personaggi letterari del passato, chi ha letto la Lega degli straordinari Gentlemen sa perfettamente di cosa io stia parlando, basti vedere il trattamento riservato al buon vecchio caro ispettore  Dupin, a come Moore gioca con le date di pubblicazione delle sue opere e ce lo propone ormai vecchio e ritirato negli ultimi anni del 1800, o ancora rileggere alcuni stupendi passaggi dell’ Almanacco del Nuovo Viaggiatore, insomma dicevo memore di questa passione del Bardo, ho controllato alcune cose alla base dell’incontro tra Black ed Alvarez/Munoz.

Ebbene l’incontro avviene nel 1919, quattro anni prima degli eventi drescritti da Lovecraft in “Aria Fredda”, ambientato invece tra la primavera e l’estate del 1923; alla fine del racconto, su un foglio vergato dallo stesso dottore ormai liquefattosi in una pozza nauseabonda ed informe di poltiglia di carne putrefatta, c’è una confessione in cui il medico rivela di essere morto già da 18 anni, quindi nel 1905, 14 anni prima dell’incontro con Black.

E quindici anni prima della richiesta inerente la traduzione del testo alchemico arabo, a quel Robert Suydam che conosceremo meglio nel capitolo 2 di questa meravigliosa saga horror, ad un anno dalla sua morte, il 1904, se la matematica non è un opinione.

Ed ecco che il monito del bardo sul come ci si debba approcciare alla lettura ritorna prepotente.

Nessun altro autore ti stimola in questo modo, col giusto paio di occhi tutto scivola in maniera perfettamente coerente, e vanifica qualsiasi critica si possa muovere a questa saga, una tra tante, la sovra esposizione del sesso già vista nel Neonomicon che ha scandalizzato gli appassionati di Lovecraft, che per contro nei suoi racconti non ha quasi mai nemmeno introdotto personaggi femminili, figurarsi il sesso.

 

Nel 1904 probabilmente conscio della sua prossima dipartita, il dottore Alvarez/Munoz si documenta per preservare la sua vita, una opportunità di salvezza viene fuori dal Libro della sapienza dele stelle, ovvero il grimorio arabo Kitab al Kimah al najmiyya, ed ecco che parte la richiesta all’inquietante personaggio di Flatbush, Robert Suydam, per una copia tradotta, in particolare della sezione inerente i 4 metodi per la vita eterna.

Dopo aver approntato nel suo appartamento gli opportuni espedienti per tenere l’ambiente costantemente ad alcuno gradi al di sotto dello zero, il buon dottore come un emulo del signor Valdemar di Edgar Allan Poe, nel 1905 muore, eppure continua a vivere grazie alle formule del Kitab, godendo nei 15 anni successivi di una vita prigioniero della sua gelida condizione, riscaldato solo dall’affetto della sua proprietaria la signora Ortega/Herrero vedova che si concede al dottore come si deduce chiaramente dalla visita senza preavviso de Black.

Nulla di strano se, nel 1923, durante il racconto “Aria Fredda” la condizione fisica e mentale del medico sia così compromessa da averlo reso cinico freddo e apparentemente folle, ormai insensibile a quell’amore pur clandestino  di cui aveva goduto negli anni precedenti:

“Via via che le settimane passavano, notavo con dispiacere che il deperimento non soltanto fisico, ma mentale del mio nuovo amico, si andava irrimediabilmente accentuando.

Il colore della sua faccia si era fatto più livido, la sua voce più roca e indistinta; i suoi movimenti erano meno perfettamente coordinati, la sua mente meno pronta, la sua volontà meno efficiente.

…Aveva ora strani capricci, manifestava una passione insensata per le spezie esotiche e l’incenso egiziano, tanto che la sua stanza odorava cometa tomba di un faraone nella valle dei Re.”

Insomma il dottore di Aria Fredda rappresenta il futuro prossimo del dottore che incontra Robert Black, ancora umano seppur già morto.

D’altronde graficamente l’immenso Burrows sottolinea questa condizione a più riprese nel corso della sequenza: il colore della pelle livida di Alvarez, rispetto a quello della vedova Ortega e dello stesso Black, a Tavola 13 nella seconda vignetta alla sinistra di Black scorgiamo una parte del macchinario per tenere la casa in un clima gelido, le bottiglie contenenti le sostanze per i procedimenti chimici, tra cui l’ammoniaca che Black annusa  a Tavola 12 nell’ultimo riquadro, il macchinario torna visibile a Tavola 15,Vignetta 2,  e ultimo ma  importantissimo, la condensa d’aria che si nota sul viso di black quando lui parla, il suo respiro produce nuvole di aria calda nell’ambiente freddo, che invece il buon dottore, ormai morto, è incapace di  produrre.

A tavola 16, Alvarez parlando del libro di Guillot cita i 2 dei 4 metodi per prolungare la vita:
1. La rianimazione dei cadaveri  viene dal racconto “Herbert West Rianimatore”
2. Il trapianto delle anime è alla base dei tre indimenticabili racconti, L’ombra venuta dal tempo, La cosa sulla soglia e Il caso di Charles Dexter Ward .
Il terzo che prevede di conservare il corpo attraverso il freddo  è quello che usa lo stesso Alvarez, del quarto parleremo più avanti quanto nel capitolo 3 faremo la conoscenza del Capitano Shadrach Annesley, che invece ha adottato il metodo del cannibalismo.
Prima di chiudere questo primo capitolo alcune sottolineature  per farvi conoscere meglio il meccanismo narrativo di Alan Moore, d’altronde qualsiasi cosa, ti appassiona sostanzialmente se la capisci, è una regola che vale per tutto e non solo per la lettura, quindi:
A Tavola 4 vignetta 4:

“Per quanto ne so Alvarez potrebbe essere rigido come un cadavere”. Black lo dice ai suoi colleghi dell’Herald prima di uscire per l’intervista, curioso che si parli di un individuo già morto da molti anni che sta ritardando la sua decomposizione grazie alle pratiche magiche descritte del Kitab.

A Tavola 13 vignetta 4

“Vede l’amore non è interrotto dalla morte, senza di esso non è possibile tollerare questo mondo” ed a Tavola 14 Moore e Burrows, ci portano nella camera letale a vedere Jhonathan Lilian Russel decidere del proprio suicidio proprio per le delusioni d’amore avute dal pavido Robert.

A Tavola 19 vignetta 4

“Nel mio caso senza la signora Ortega, credo andrei in pezzi”, ebbene come non notare che in “Aria Fredda” chi va in pezzi nel 1923, è un dottore arido, gelido e decisamente senza amore, spinto solo dall’ossessione di non morire.
L’amore insomma esiste, persino nell’universo di Lovecraft, sembra questo il messaggio definitivo di questo primo albo di Providence.
E l’amore e la sua assenza generano conseguenze, questo primo albo, non è solo un mero adattamento a fumetti di Aria Fredda, è l’overture della saga horror più bella di sempre probabilmente, caduta già nel dimenticatoio forse per via dei tempi moderni ipercinetici, che non permettono tante incantevoli riflessioni.
Questo primo albo parla della morte di Jonathan Lilian Russel, del suicidio per amore di un rampante avvocato ferito dalla vigliaccheria del protagonista e dalla sua incapacità di vivere i propri sentimenti in maniera più trasparente, e Moore nel corso del primo capitolo dissemina indizi tavola dopo tavola, come quando a Tavola 21 vediamo Black mettere fine alla sua relazione con questa misteriosa Lilian di cui vediamo sempre e solo le mani, ed occhi attenti, noteranno che quelle mani hanno unghie smaltate solo in ambienti chiusi e privati, tutta via è solo nelle ultima tavole, al rientro dall’incontro con Alvarez, che l’intreccio finalmente si scioglie ed esplode in tutta la sua potenza.
Alla fine l’argomento per quella mezza pagina ancora libera è saltato fuori dalle cronache locali, un giovane avvocato  ha deciso di suicidarsi nella Camera letale in Bryant Park, il nome del suicida lascia Robert Black terribilmente colpito, e nello zibaldone in appendice lo leggeremo  chiaramente:
è Lilian che si è ucciso perché Robert aveva deciso di rompere in preda al panico, dopo aver saputo che il suo amante conoscesse il suo capo.
Impaurito che in qualche modo potesse trapelare  la sua omosessualità, ha deciso di troncare la relazione e continuare a nascondersi e fingere.
La morte di Lilian e la sincera volontà di redimersi scrivendo un libro sui segreti più inconfessabili della società americana, quella esoterica come metafora sulla condizione degli omosessuali nell’america di quegli anni, porterà il povero black nel vortice di eventi che sconvolgeranno la sua vita in maniera irrimediabile, e diciamolo, non solo la sua.
Letto con il giusto paio di occhi, Providence, renderà obsoleta qualsiasi altra lettura del media, perché e casomai ce ne fosse bisogno, ribadiamo leggere Moore è qualcosa di estremamente diverso che è leggere un albo DC, un albo Marvel, uno Image, un manga o persino, dio mi scampi un albo Bonelli, rapportarsi alla stessa maniera a letture così differenti non potrà che ridurvi alla stregua dei tanti idioti che additano Moore un attempato inacidito spocchioso, e le sue ultime produzioni, successive alla sua conversione alla magia per così dire,  come freddi esercizi di stile fine a se stessi, qualsiasi cosa significhi una assurdità del genere.
Ed anche se probabilmente non è così, a me piace pensare che il nudo della signora Ortega  che chiude l’albo, è la risposta alle molte critiche  ricevute negli anni al Neonomicon, ed alla sublimazione del sesso in quelle pagine.
Sembra quasi che Mooree Burrows si rivolgano proprio ai fanatici dei miti di Cthulhu e della letteratura intera del  misogino antisemita Howard Phillips e dicano a quei lettori:
Tutti scopano prima o poi, persino Lovecraft.
D’altronde quale altro motivo se non l’amare incondizionatamente una persona avrebbe portato il narratore interno del racconto Herbert West Rianimatore,  a rendersi complice delle più indicibili nefandezze fatte su corpi morti?
Ma di quest parleremo nei  prossimi capitoli.
Sempre se mi torna la voglia di scrivere.
Baci ai pupi ed alla prossima.
 

 

 



 



sabato 28 maggio 2016

Il Miracleman di Gaiman

Quando Alan Moore tanti anni fa scrisse il finale di Miracle Man, scrisse un epilogo perfetto.
Non saprei davvero dire come i lettori vissero quelle pagine, anni in cui sembrava che i Supereroi non avessero molto altro di nuovo da dire.
Il sogno di un volo poteva indurre nell'errore di avere tra le mani l' ennesimo albo d gente in calzamaglia, ma poi, nel corso dei mesi, pochi mesi, si resero tutti conto, che era un prodotto assolutamente diverso al resto delle pubblicazioni, per approfondire questo discorso, leggete QUI.
L' approccio al genere, la rielaborazione di temi classici della fantascienza come la vita aliena, il ricercato registro lessicale, ogni numero era superiore alla media locale statunitense, tanto che ad un certo punto la Ecplipse lo scrisse in copertina come strillone pubblicitario, che il fumetto conteneva un linguaggio più evoluto e maturo.
Ma in Miracleman, evoluzione è stata la parola chiave.


E' la cerimonia del passaggio da supereroe a superessere, è la storia della presa di coscienza di un individuo creato in vitro, che lentamente realizza la portata del suo potenziale.
Prende coscienza di cosa può fare di concreto per il formicaio in  cui si è risvegliato.
E' Acciaio, in una stanza piena di statue di vetro.

In Olimpo l'autore inglese, si chiese per davvero cosa avrebbe potuto fare Superman per la Terra, che non fosse sventare minacce supercriminali, rapine in banca,  o salvare gattini dagli alberi. 
O altre azioni buone per la lettura di evasione, come impedire che Lois scoprisse la sua identità, vero leitmotiv della cosiddetta Silver Age.


Miracleman cambia la vita sulla Terra, stravolge il modus vivendi dei terrestri, scalza i governi dai loro palazzi, vanifica il sistema economico monetario, impone una nuova utopia e se ne fa custode e gerente dall'alto del suo palazzo fantastico eretto sopra le rovine della Londra devastata dalla follia di Kid Miracleman.
Fedele alle sue idee sulla serialità del fumetto, Moore concepì Olimpo in modo che tutte le trame trovassero una risoluzione, ecco perchè le aspettative per il ciclo seguente, di Gaiman erano un misto di scetticismo e curiosità.

 Scetticismo e curiosità. 

Moore ci ha scosso e rivoltati ben bene durante il suo ciclo revisionista, quando in Italia è arrivato The Golden Age di Gaiman e Buckingham, tutti ci chiedevamo di cosa avrebbe potuto parlare Gaiman, per tenere alta l'appetibilità dei libri precedenti, e per quale motivo questo ciclo fosse altrettanto importante e celebrato dalla critica del settore.

"Rivolete i lupi?"

Ma i dubbi si basavano sulle letture delle storie dell'ultimo Gaiman, un esempio tra tanti, il deludente Sandman Overture, quello della Golden Age Eclipse era la giovane bomba creativa, della british invasion, il Neil Gaiman di Miracleman è lo scrittore degli anni '90, che da un anno sta facendo sognare i lettori americani con il suo Sandman, ed i primi cicli di Sandman sono arte pura.
In quegli anni, si può dire che Gaiman, è una bomba appena sganciata su suolo statunitense, un autore geniale, capace di lasciare il lettori a bocca aperta sia stilando lunghi arc che storie brevi.
Ed è con una storia breve che fa intendere a Moore e a quelli della Eclipse di essere entrato nella giusta sintonia con l'opera del Bardo.
Nella miniserie Total Eclipse, compare la storia breve Screaming (contenuta nel numero 5 dell'edizione Panini del mese scorso), che permette allo scrittore di Sandman, insieme con l'ispirato ed eclettico Buckingham di prendere le redini della serie con il numero #17, con un nuovo libro chiamato appunto The Golden Age.
The golden Age sono una serie di racconti brevi in cui sostanzialmente si descrive l' utopia creata da Miracleman dopo la trageda di Londra.

E' un fumetto di Miracleman senza Miracleman.
E' un fumetto che parla dell'impatto dei prodigi di Miracleman sulla gente.
E' un capolavoro che non ha nulla che invidiare in termini di appetibilità a nessuno, nemmeno all' opera del Bardo (e per dirlo io che sono un talebardo).
Senza spoilerare nulla per quelli che ancora non l'hanno letta, sommmersi dalle pile di arretrati da smaltire, Gaiman attraverso una serie di storie brevi descrive l'impatto dell' arrivo dei superesseri, immaginate come semi, i vari spunti dell'epilogo di Olimpo Moore.
Gaiman li sviluppa perfettamente dando corposità alle idee utopistiche del Mago di Northhampton:
Spy Story, Il Racconto di Winter, la storia dedicata a Gargunza, la chicca del retaggio pseudo nichilistico dei Bates, questo solo per spendere lodi ai testi ed alle storie, senza soffermarsi sulel tavole di Buckingham che adotta diversi stili grafici quale che sia la storia che racconta.
L'augurio è che Gaiman si decida in fretta a scrivere l'epilogo della Silver Age che promette un approccio più classico per il genere in calzamaglia, ipotesi fatta leggendo la storia breve in appendice chiamata Recupero, nella quale Miracleman continua le sue incursioni nel subspazio, quel limbo dove ha dormito per decenni mentre Moran dimenticava il suo alter ego.
E che panini la porti presti in edicola con questo formato.
Forse Miracleman, è l'unica testata della casa emiliana con un apparato redazionale veramente professionale, probabilmente perchè piacevolmente esonerato dai messaggi promozionali d'obbligo nelle testate marvel da battaglia.
Il futuro, quale che sia per il nostro Dio, ci interessa poco, non abbiamo curiosità di vedere in che modo i capoccia marvel inseriranno nel loro scadente universo sempre più povero di idee un capolavoro come Miracleman, quello che ci preme è leggere integralmente l'opera originale, magari (ma qui sognamo ad occhi aperti) anche una ristampa dei volumi chiamati Apocrypha.
Il resto, di quello che la Marvel vuole fare con ciò che ha comprato in tribunale, in tutta onestà ci frega davvero poco.
Baci ai pupi e recuperate Miracleman.

lunedì 22 febbraio 2016

Deadpool contro i Presidenti Morti

Ciao Ragazzi, è davvero tanto che non ci si vede, più di un mese in verità, e lasciatemelo dire, la colpa è di quello stramaledettissimo capolavoro imprescindibile di Blake e Mortimer, giuro sulla mia copia di V for Vendetta della Magic Press, quando la Magic era ancora un editore serio.
Nulla ti svuota della voglia di leggere come Blake e Mortimer settimanale, mi sa che sono stato troppo ottimista nella recensione di un mese fa.
Non che sia diventato brutto o illegibile, resta quel pilastro della nona arte di cui parlano tutti quei matusa del fumetto, come sembra stia diventando io, ma leggerlo ti porta via tanto di quel tempo, che vedi in maniera lampante il divario mentale tra i bambini del passato dell'immediato dopoguerra, e noi poveri stronzi hipster collezionisti compulsivi del presente.
Ci nascondiamo dietro la panzana del linguaggio del media che è cambiato, ma la triste realtà è che ai ragazzini degli anni 40' 50, piaceva leggere, noi adulti del nuovo millennio al confronto siamo dei poveri stronzi con il deficit dell'attenzione, e con troppe letture in ballo.

Blake è Mortimer della Gazzetta è il momento di lucidità dell'alcolista.
"Salve mi chiamo cardillo gennaro e sono un accumulatore seriale."



 Quindi torniamo sul blog consigliando una lettura talmente frivola, che potreste persino pensare che mi abbiano craccato l'account, o mi abbiano rapito gli alieni e sostituito con un ultracorpo marvel-zombi: Deadpool Presidenti Morti.
Ci siete ancora o siete svenuti?
No, avete letto bene, Fumettopenia consiglia Deadpool contro i Presidenti Morti.
Il primo arc del Deadpool Marvel Now uscito in Italia esattamente un anno fa, ed annunciato da Panini in volume cartonato a 14€.
Insomma come di routine, l'arrivo di una pellicola al cinema è un'opportunità per promuovere nuovi prodotti, stavolta tocca al mercenario chiacchierone marvel consapevole (a volte) di essere un fumetto, che proprio in questi giorni è in proiezione nelle sale italiane, a cui tuttosport ha gia dedicato una serie di allegati simili alle grandi saghe, di cui vi raccomando solo il dodicesimo tomo, Soluzione apocalittica, che a dirla tutta non è nemmeno il classico deadpool, ma è il primo arc della X-Force di Remender, di cui è stato membro.

Perchè Presidenti Morti si?

Non che io sia depositario di chissà quale sapere su questo Deadpool, in passato mi sono concesso solo due occasioni per leggere questo characters, entrambe disarmanti nel loro orrore, Re del suicidio e In viaggio con la testa, l'anno scorso mi avvicinai allo spillato Now, per tre  motivi, le matite di Tony Moore, il fatto che l'albo fosse monografico, ed orfano di comprimari insulsi, e che comunque avevo dato un occhiata all' albo in inglese prima che Panini lo pubblicasse in italiano.
Per il resto io e Deadpool non abbiamo rapporti e subito dopo la parentesi  grafica di Moore, abbiamo ricominciato ad ignorarci, tuttavia la miniserie proposta in cartonato da Panini resta una delle cose più divertenti del primo rilancio Marvel Now, anzi ricordo che ai tempi, fu l'unica lettura che mi lasciò divertito, oltre il Thor di Aaron e Ribic. Deadpool si rivelò più appetibile dei millemila vendicatori di Hickman, il nuovo Otto-Ragno e altre cose che adesso, per mia fortuna ho rimosso dalla memoria.
L'incipit del nuovo Deadpool di Gerry Duggan e Brian Posehn è stato davvero fulminante, e per una volta anche i traduttori sono stati generosi, un negromante di una cellula segreta dello Shield, convinto di poter salvare l'america da una irrimediabile deriva morale ed economica, evoca, con la sua magia i vecchi presidenti della nazione, le cose però non vanno come sperato, i presidenti zombi, (eh si potevano mancare gli zombi quando c'è Tony Moore?), non sono esattamente i grandi uomini di cui parlano i libri di storia, al contrario, per loro, l' America è irrimediabilmente marcia e l'unica soluzione è di raderla al suolo e ricostruirla.
Toccherà allo Shield, fermare questa nuova minaccia, con discrezione però, e senza arruolare i supereroi di classe A, d'altronde nessuno della nuova amministrazione vuole turbare i cittadini americani, con l'immagine di Capitan America che prende a calci nel sedere la salma di George Washington, quindi meglio ricorrere ad un reietto come Deadpool, un imbarazzo per le calzamaglie ed anche per chi le legge.
E Deadpool lo fa, divertendo il lettore, le prime 10-12 pagine  di Deadpool #01 Volume 3, sono vi assicuro, esilaranti, ma in generale tutta la storia si mantiene su ottimi livelli di godibilità per tutta la sua durata, fino al finale esplosivo.

Politically Incorrect

Dopo aver scaricato un centianio di pallottole contro il F. Roosvelt zombie, il povero Wilson si rivolge ai newyorchesi ed urla "No perchè si sappia....ha cominciato il tipo in carrozzella!"  
Ecco, è tutto così, adorabilmente scorreto, ma in maniera intelligente.
Lo so sembra assurdo usare la parola intelligente con Deadpool eppure con Presidenti morti, Duggan e Posehn, non fanno altro che divertire il lettore: i presidenti zombi sono terribili, di una cattiveria senza limiti, e le situazioni che si susseguono pagina dopo pagina sono esilaranti, e cattureranno la vostra attenzione, i dialoghi sono davvero ben strutturati, i pesonaggi ben delinetati, le tavole di Moore superlative, e persino il colorista Val Staples da il suo contributo animando le tavole con i suoi colori vivi ed accesi.
Deadpool Presidenti Morti è figlia di questa Marvel che strizza l'occhio alla commedia, solo che in queste pagine si calca la mano sul lato grottesco, e la caratterizzazione dei presidenti ha l'odore del politicamente scorretto, si pensi che i due scrittori usanole pagine di Deadpool per lanciare anche qualche frecciata al mondo politico americano, come i riferimenti nemmeno troppo velati ai presunti brogli elettorali di George Bush in Florida.
Ma nessuno è lasciato in pace Kennedy, Lincoln, Washington, Posehn e Duggan come si suol dire, non  fanno prigionieri.
Le citazioni non sono solo politiche, uno degli ospiti della storia è il dottor Strange, il mago supremo, e ad un certo punto non potrete non notare che  tratta con malcelato disprezzo lo spirito di Benjamin Franklin, l'astio proviene da una vecchia storia di Englehart e Colan, Doctor Strange Master of Mystic Art #18, in cui Clea cede alle lusinghe del presidente inventore e ci va a letto.


Insomma da convinto detrattore di questo characters ridicolo, posso dirvi senza alcun timore, che se proprio dovete cedere a questa Deadpool Fever, fatelo con parsimonia, leggete solo questa miniserie e leggetela rimediando gli spillati dell'anno scorso che credo nel circuito dell' usato verranno molto meno di 14€  dei soliti cartonati Panini modello Rapina senza Pistola. Sono i primi tre numeri, costo di copertina 2,90€, l'uno (01 Febbraio- 02 Marzo- 03 Aprile 2014), anche pagandoli a costo di copertina sono 9€, anzi meno.
Sono più che sicuro che mi ringrazierete.
Da domani torniamo Tristoni Intellettuali, oggi è andata così.
Baci ai pupi.

lunedì 11 gennaio 2016

Neonomicon

In attesa di leggere Providence ci siamo letti il discusso Neonomicon di Moore e Burrows, secondo alcuni, uno dei peggiori lavori fumettistici del Bardo.
Dopo attenta lettura, non mi resta che sincerarmi del fatto che ancora una volta non mi trovo d'accordo con le opinioni del lettore medio italiano.
Non ho trovato assolutamente nulla di così esecrabile in Neonomicon, tranne gli editori dell'edizione italiana, Bao e Panini.
Bao con la sua edizione stampata in Cina nel 2011, in formato ridotto al costo maggiorato di 17,00€ e Panini con la sua edizione HD, i fumetti in alta definizione, slogan che di fatto è una imbarazzante presa per il culo (costa sempre comunque 17,00€).
Sorvoliamo sulle critiche e dedichiamoci al fumetto in se.
Neonomicon è un poliziesco con forti tinte Horror, con una predilizione allo splatter ed alla cruda violenza, ben impostato con un ritmo serrato, che difficilmente vi lascerà indifferenti.
Moore sacrifica la caratterizzazione dei personaggi a vantaggio di una narrazione fluida e spedita, prima lenta, poi impetuosa ed assordante nella sua crudezza. La scelta di Jacen Burrows come illustratore non fa che enfatizzare l'orrore della sceneggiatura di Moore, illustratore discusso quasi almeno quanto l'opera, Jacen Burrows si è rivelato disegnatore funzionale.


Maestro nel confezionare disturbanti tavole in cui splatter e violenza diventano quasi palpabili, Burrows conferisce al Neonomicon un aria ancora più disturbante.
Le critiche che si muovono alla sceneggiatura di Moore non stanno nè in cielo nè in terra,  puritani scandalizzati dagli stupri o dall' handjob al mostro anfibio, e talebani fanatici dell'opera di Lovecraft che vedono il lavoro del loro beniamino a dir poco rivisitato, si sono espressi a più riprese disprezzando questo lavoro del bardo.
Moore esaspera le pagine della miniserie con il sesso, componente che dire latitava nei volumi del buon Howard Phillips, è un eufemismo, e sottolinea alcune caratteristiche dello scrittore, che non tutti sono felici di sentire, come il razzismo, forse per esempio non tutti sanno che il World Fantasy Awards è stato per anni oggetto di critiche per lo stesso motivo.
In realtà il lavoro di Moore in Neonomicon e su come capovolge il ruolo di Lovecraft nella saga degli antichi, se difetta in originalità, in termini di appetibilità guadagna punti preziosi, sommando il solito metodo di lavoro certosino sulle date e sui luoghi, danno come risultato un thriller che fonde finzione e realtà in modo eccellente, con un finale assolutamente coerente con il pensiero "ottimistico" del bardo nei confronti dell'umanità in genere, e non solo quella legata alla sfera del fumetto.


Considerazioni finali.

E' un capolavoro? No. Ma in confronto alla solita monnezza è oro puro.
E' raccomandato agli amanti della mitologia lovecraftiana? Assolutamente si, a patto che con gli antichi avete un sano rapporto di lettore barra personaggi di fantasia, e non vorreste scoparveli infatuati. In quel caso la dissacrazione dell'opera di HP Lovecraft in queste pagine non fa per voi.
E' raccomandato agli amanti dei classici fumetti Avatar? Si perchè Neonomicon rispetta al massimo i canoni provocatori e disturbanti dei fumetti di quella casa editrice, scandalizzarsi per una sega al mostro anfibio e farsi andare bene un crociato che si tromba una caviglia amputata, assume i toni di una chiara critica sterile, portata avanti senza vergogna da quella pletora di ignoranti che ormai tutte le volte che sentono il nome di Moore, sentono il bisogno di lasciarsi andare a moti di disappunto elaborando articolati ragionamenti ai limiti del ridicolo, specie se poi li vedi fomentarsi per l'ultimo numero di Dylan Dog.

E' davvero così disturbante come dicono quest' esercito di chirichetti on line? Se passi da Paperinik a Neonomicon nel giro di mezza giornata probabilmente si, allo stesso modo se il giorno prima sei abbonato a famiglia cristiana ed il giorno dopo sei immerso nelle cupe atmosfere dell'horror di Moore, effettivamente mi rendo conto che qualche conato di vomito ci può stare. Ma se hai un bagaglio di letture come Bret Easton Ellis o Chuck Palahniuk, Cavie, per dire, è mille volte più disturbante di Neonomicon, questo fumetto è una passeggiata, al più è divertente, cosa da non sottovalutare, personalmente credo che la vera forza di questo fumetto sia il finale che invece, in barba al revisionismo coatto, è un riuscitissimo omaggio alla tecnica dello scrittore americano, visto che lascia il lettore con la stessa sensazione di impotenza che ti lascia un racconto come Nyarlathotep.
Insomma in attesa di mettere le mie mani su Providence, Neonomicon è una consigliatissima lettura, a voi la scelta di quale edizione prendere, su piani diversi quelle italiane, sarebbero entrambe da boicottare, ma non tutti possono permettersi il lusso di leggere in lingua originale.
Men che meno Moore.
Baci ai pupi.

venerdì 11 dicembre 2015

Le migliori letture del 2015



L’anno volge al termine, ormai mancano pochi giorni, poi saluteremo questo sfortunato anno, per accoglierne un altro con i migliori auspici: c’è chi sogna una Bonelli rivoluzionaria per davvero, chi si augura giurie meno esterofile in quel di Lucca, chi spera che la RwLion chiuda i battenti, e chi invece si chiede se nel 2016 arriverà mai quel fantomatico nuovo Kriminal, che addirittura qualcuno in Mondadori dava per settimanale. Chi continua a proclamarsi editore dell’anno e chi cerca invece di convincere i lettori che un nuovo catalogo distributivo, sancirebbe un nuovo modo di fare fumetto in Italia.
Ma a noi fottesega delle aspettative del 2016, tanto saremo sicuramente delusi. E soprattutto fottesega dei proclami dei piccoli e gandi protagonisti di questo nostro malato mondofumetto italiano, qui siamo semplici lettori ed un post del genere era d’obbligo in ogni blog che si rispetti, in questo mese di festa.
Perciò ecco le migliori letture del 2015 secondo fumettopenia, vale a dire secondo il vecchio burbero perennemente incazzato con le major italiane, che scrive da qualche anno su questo modesto blog, quindi dieci letture, dieci titoli, per le quali si deve tenere conto delle mille antipatie che nutre colui scrive, le incompatibilità che coltiva l’homunculus di Cardillo Gennaro nei bui anfratti del suo animo, nei confronti dei vari esponenti di questa triste editoria italiana.
Senza indugiare oltre stileremo due chart, una inerente il materiale edito nel 2015, che siano ristampe o materiale inedito, l’altra con i migliori dieci recuperi fatti durante l’anno, quindi di materiale già pubblicato in passato, e per un motivo o per un altro comprato solo adesso

Un motivo o per un altro è un modo di dire che sono acquisti pilotati dai suggerimenti degli utenti del gruppo su facebook, sempre gravidi di costosi consigli. Mortacci Loro.

Cominciamo dal basso

10. Antman (Marvel Panini Comics di Spencer - Rosanas) – Non tutte le sottomissioni al media cinematografico vengono per nuocere, il recupero di Scott Lang (il secondo Antman) fatto in concomitanza con l’uscita della pellicola omonima, ha dato buoni risultati, in barba ad ogni mia bassa aspettativa, inficiata da un tremendo pregiudizio verso la nuova Marvel, i primi due numeri del bimestrale dedicato al giustiziere più piccolo del Marvel Universe, mi hanno così divertito che si è guadagnato un posto fisso in libreria. Anzi a dire il vero, l’amore del buon Spencer verso il personaggio, non solo mi ha spinto a rileggere le vecchie storie di Antman su Iron Man (Play Press), ma addirittura a comprare l’essential Marvel dedicato al personaggio con le primissime storie apparse su Tales to Astonish.
Lo sconosciuto Ramon Rosanas ha contribuito non poco all’infatuazione, con un tratto pulito, semplice ma mai minimalista anzi al contrario, preciso e perfezionista.
Antman si è rivelato una deliziosa lettura, un giusto compromesso tra la nuova Marvel troppo ironica e spiritosa ed cari i vecchi classici fumetti dei supereroi con superproblemi tanto cari a quelli come me che già da qualche tempo hanno perso il primo pelo ormai, ma non il vizio della lettura.

9. Gli Sterminatori (The Life Eaters – Wildstorm Editoriale Cosmo di Binn - Hampton) -   Una graphic novel uscita quasi in sordina, sotto l’etichetta dell’ editore più criticato in Italia, meno male che nonostante i tanti denigratori della domenica, la Cosmo non demorde, anzi prosegue la sua lenta e silenziosa invasione delle edicole. Gli Sterminatori rientra nella categoria di storie di fantascienza etichettate come in nome di letteratura ucronica, vale a dire quei racconti e quei romanzi che basano la trama su variazioni della storia, in Life Eaters per esempio, si immagina un futuro in cui  tedeschi ed Hitler hanno vinto la seconda guerra mondiale, grazie anche all’aiuto degli dei della mitologia scandinava. Veramente una lettura appetibile, che grazie al formato low cost cosmo ha trovato l’utopica via della distribuzione da edicola a prezzi contenuti. Mi immagino se la licenza fosse caduta nelle mani di Foschini, stesso formato prezzo doppio ad essere fortunati. Una lettura da fare indubbiamente.



8. Manifest Destiny (Skybound Saldapress di Dingess - Roberts) – Del Destino Manifesto degli Stati Uniti d’America secondo la Skybound abbiamo già parlato in passato sul blog, per la precisione qui, in questa sede, ribadiamo solo che l’avventura fanta- horror che rivisita la spedizione di Lewis e Clark agli inizi dell’ 800 raccontata da Dingess, è sicuramente una delle letture più interessanti di quest’anno. Un secondo tomo di gran lunga più appetibile e coinvolgente del primo, che getta una strana luce sulla spedizione, sui suoi membri e le effettive motivazioni.
Indubbiamente una piccola perla nel monotematico catalogo della Saldapress, d’altronde se hanno annunciato lo spillato da edicola proprio di questa serie, nel mare di roba skybound che hanno in licenza, un motivo ci sarà. L’unica serie non di Kirkman finora a godere del passaggio alla grande distribuzione da edicola, rifletterei su questo. Titolo da tenere in grossa considerazione.
Ah se solo i dinosauri della Bonelli gli dessero un occhio a questo titolo, il nostro caro Zagor, potrebbe apprendere tanto in quelle pagine per aumentare i suoi fan rubandoli in un bacino di una età inferiore ai 50 anni.

7. Le sentinelle (Robert Laffont Panini Gazzetta Ai confini della storia nn18-19 di Dorison - Breccia) – Un capolavoro vero. Il mito del superessere, rivive grazie al genio di Xavier Dorison, nel contesto della prima guerra mondiale. Imperdibile davvero. Per approfondimenti e delucidazioni pregasi cliccare qui.

6. Gotham Central (DC comics RwLion di Brubaker – Rucka – Lark – Scott )- Riproposta in edizione economica in edicola in bianco e nero a formato ridotto, il poliziesco ambientato nella Gotham City di Batman si è rivelato una piacevolissima compagnia, un fumetto sui crimini a Gotham ma con la precisa volontà di ridurre le apparizioni di Batman e co. ai minimi termini, giocando sulla caratterizzazione dei personaggi e sullo sviluppo di storie che si ispirano direttamente ai telefilm del genere, con una particolare attenzione sulla vita e la routine lavorative dei detective della squadra Unità Crimini speciali capeggiata dalla Sawyer, una fantastica serie di cui speriamo di vedere il finale, visto che il mensile bonellide RwLion è fermo al numero 9 dallo scorso agosto, per motivi ancora ignoti.

5. L’Incal (Metal Hurlant Editoriale Cosmo di Jodorowsky – Moebius) – Le avventure del Detective di classe R, il demotivato sciatto egoista chiamato J. Difool, in assoluto un capo nella classe degli antieroi.
Un classico della Bande Desinee degli anni ’80, che ritorna in edicola in un edizione abbordabile anche ai proletari. Visionario, lisergico, stupendamente illustrato Moebius, la folle corsa tra gli elementi più atipici e carismatici dell’universo alla conquista dell’Incal, un misterioso manufatto alieno senziente, depositario di un immenso potere. Un must have. Qui la recensione del primo numero.




4. Little Nemo Return to Slumberland (IDW inedito in Italia di Shanower-Rodriguez) – Chi segue il blog o il gruppo Facebook, sa benissimo la malcelata passione che l’homunculus di fumettopenia nutre per i grandi del passato, tra questi, un grandissimo Winsor McCay, del quale abbiamo parlato abbondantemente qui. Re Morfeo di Slumberland, chiede ai suoi studiosi di trovare un nuovo compagno di giochi per la sua piccola principessa, la scelta ricade ancora una volta su un NEMO, stupenda rivisitazione della favola creata agli inizi del 1900. Un bellissimo omaggio all’opera di McCay che si spera prima o poi, qualcuno di questi sedicenti editori italiani, decida di riproporre in Italia, quella si che sarebbe una vera rivoluzione. Little Nemo Return to Slumberland, narra del ritorno di un poccolo Nemo nel regno dei sogni di Morfeo, Shanower e Rodriguez in gran forma per ridare lustro e gloria da una striscia immortale, con un eccellente lavoro citazionistico, bravissimi nel catturare il giusto spirito dell’illustratore statunitense, per riadattarlo al media fumetto, più di 100 anni dopo, con un risultato sublime, che ha portato anche alla premiazione agli Eisner Award. Imperdibile, come la striscia originale.

3. Crossed +100  (Avatar Press Panini Comics di Moore – Andrade) – Per avere un’idea di quel che capoccia Moore, nella sua personale interpretazione del plot ideato da Garth Ennis, si prega di cliccare qui. Il secondo omicidio della società civile, proprio nel momento in cui quest’ultima stava rinascendo nuovamente. E non ho altro da aggiungere. Il maestro è tornato lunga vita al maestro.

2. Multiversity (DC Comics RW Lion di Grant Morrison e AAVV) – Se la Lion aspettava ancora un altro po’, Multiversity rischiava di diventare anche una migliore lettura del 2016, sparita dagli annunci da agosto, è solo a fine novembre che ci è stato modo di leggere l’epilogo di questa fantastica saga. Un capolavoro di metafumetto, dove la trama non fa che saltare dentro e fuori delle griglie della tavola, certosino lavoro documentaristico, amore puro per il media ed il genere supereroistico, con una forte personalità e la coscienza di essere una personalità di rilievo nel mondo del fumetto mondiale, Morrison torna in DC e riprende le sue idee che aveva già seminato in varie opere, come All star superman, Crisi Finale, One Million.
Di fatto la prima Crisi DC, senza il classico suffisso Crisis, i supereroi più iconici della letteratura illustrata contro i peggiori nemici che abbiano mai affrontato, le major, il merchandising, ed i ……lettori.
Impossibile non leggerlo. Un ‘epica guerra metaraccontata con l’ausilio dell’intramontabile multiverso DC, una soluzione che ha fatto gola anche al buon Jonathan Hickman per la sua Marvel Secret Wars, in uscita in questi giorni nelle edicole italiane.

in post produzione del post : 
2.Bis Annihilator (Legendary Italy Comics di Morrison - Irving) 
Recensione QUI.
Morrison alle prese con un Thriller fantascientifico claustrofobico ed opprimente, stupendamente illustrato da Frazer Irving, da poco portato a termine dalla ItalyComics, con una maggiorazione del prezzo francamente poco gradevole, letta giusto oggi, si incunea di prepotenza nei Best Three. Quando si lascia Morrison a briglia sciolta ha davvero poco da invidiare al nostro amatissimo Bardo.


1. Miracleman  (Eclipse – Panini Comics di Moore – AAVV) – Il vero papà del revisionismo dei supereroi di cui sul blog abbiamo parlato un paio di volte, anche con qualche errore sulla scelta dello spillato italiano.Qui e Qui.
I sedici numeri di Miracleman, i tre libri ideati da Moore, nella saga che rielaborava il vecchio character di Anglo, è e resterà probabilmente ancora per qualche anno il miglior evento editoriale italiano. Miracleman, è arte pura. Grande cura della prosa narrativa, impensabile (a quei tempi) uso ed abuso del plot del supereroe, insomma se vi siete persi Miracleman quest’anno, mi spiace davvero dirlo, ma avete comprato tutto fuorché capolavori. Che apprezziate o meno le calzamaglie, Miracleman trascende il genere supereroistico e nel corso di tre libri regala una marea di emozioni, con una prosa che anche oggi è semplicemente un miraggio.

Si come potete vedere in questa personalissima top ten mancano molti cataloghi, Bao per esempio, Bonelli, 
-AHAHAHAHAHAHA Bonelli, davvero pensavate che figurassero tra le migliori letture del 2015 degli albi Bonelli? Che so Magari Orfani o Ringo! AHHAHA ma che ve dice il cervello dico io?-  molti titoli della Salda Press, ma se non fosse così non sarebbe la Top Ten di Fumettopenia, spero che vorrete condividere la vostra, qui nei commenti o nel gruppo Facebook, così se famo le due proverbiali risate, più interessante della top ten del materiale uscito quest'anno in fumetteria edicola sarà interessante leggere cosa invece avete recuperato e sopratutto perchè.
Se 10 titoli in questa prima chart mi stavano larghi, in quella dei recuperi confesso che dieci slot sono davvero poche quindi facciamo 20, in ordine sparso tra i recuperi di quest'anno che mi sono davvero goduto nel leggere e che vi consiglio caldamente:
1. L' Ulysse di Lob e Pichard
2. Capitan Bretagna di Jamie Delano
3.Scalped di Jason Aaron
4.Top Ten, compresa di Quelli del '49 di Alan Moore
5.Skizz di Alan Moore
6.Docteur Mystere di Castelli
7.Astro City di Busiek
8.Re in incognito di Vance
9.Planetary di Ellis
10.Supreme Return di Alan Moore
11.Le avventure di Luther Arkwright di Brian Talbot
12. La saga dell'anello dei nibelunghi, l'adattamento di P. Craig Russel.
13. Rocketeer di Dave Stevens
14.Dracula di J.J. Muth 
15.Wednesday Comics AAVV
16.Enigma di Milligan
17.Kid Eternity di Morrison
18. Deathlok di Bucker
19.La ballata di Halo Jones di Alan Moore
20. Il Superman di Byrne, quello Silver Age che ha fatto da scheletro delle avventure del Tristone Intelettuale quindi le storie di Coleman e Binder nonchè il massiccio recupero dello spiderman di Lee Ditko.
Ammazza quanto ho speso quest'anno....
Tocca a voi adesso baci ai pupi.