Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.
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venerdì 14 ottobre 2016

The Fiction

Cos'è la realtà?
E' un ologramma ipercodificato?
E' un'allucinazione consensuale?
Forse è qualcosa di più semplice.
Forse è solo una storia ch raccontiamo a noi stessi 

 E' uscito da pochissimo The Fiction, ed io me lo sono già preso per via del buon David Rubin, l'illustratore che ha disegnato il bel volume della Tunuè, Beowulf. Di cui in passato abbiamo parlato qui.
A fine lettura, l'unica considerazione che ti viene da fare è: ma perchè in Italia non ci sono questi plot narrativi?
Per quale motivo oltre i confini del nostro paese ci sono scrittori che creano storie rifacendosi ad autori come Carroll o Borges, mentre qui pontifichiamo, entusiasti per giunta, per mesi, su un indagatore con il cellulare?
Alla fine mi sono dato una risposta, non che qui gli scrittori siano particolarmente stupidi, semplicemente perchè nessuno tutela la loro creatività, e quando intendo nessun, intendo gli editori, ed i lettori.
Strutturalmente in the fiction non c'è nulla di nuovo se vogliamo star li a fare i pignoli, ma scriviamo più o meno da quanto?
3200 A.C.?
Dura inventarsi qualcosa di veramente nuovo, ma raccontare?

Raccontare è tutto un altro paio di maniche, raccontare, intrattenere, quello o sai farlo o non sai farlo, ed altrove lo sanno fare, potete sbattere la capoccia al muro quanto volete, è così.
La novità è che forse la colpa non è solo degli autori italiani, magari è un peso da rifilare anche a chi li paga, ed i pagamenti vengono da due fonti, lettori ed editori, non in questo ordine, ed a sentire in giro, l'unica certezza è che di sicuro voi pagate per leggere, ma che l'editore paga chi scrive, è una realtà effimera e sfuggente.
Detto questo - mi servono queste introduzioni per la mia crociata sull'editoria italiota - andiamo al volume di cui sopra.
Prima le uniche note dolenti: Printed in Poland. Non ci siamo.
Per il resto il volume è il solito cartonato italiano, solido, carta ad elevata grammatura, prezzo standard 16,90€ , insomma escluso per le dimensioni, poco più piccolo del formato comicbook, ma la Tunuè, non è la Cosmo quindi probabilmente è al riparo dalle inutili crociate dei lettori italiani, la regola HD della panini fa provincia, ed il risultato è al solito tragico:
Finchè gli editori giocheranno sul formato di lusso, per alzare i prezzi, il fumetto di qualità, e The Fiction, rientra senza dubbio alcuno nella categoria, resterà sempre miraggio di pochi, con i suoi canali distributivi elitari e la scarsa promozione, mentre forgeremo i gusti dei giovani lettori con il mainstream di bassa lega degli spillati Panini, ed il paleolitico fumetto popolare italiano, senza tirare in ballo l'atroce deserto che è il webcomics italiano.
Una piaga che manco le cavallette in Egitto.
Tanto per dare qualche volto e qualche nome allo sfacelo nostrano.
Non recasse il nome a me sconosciuto di Curt Pires, avrei attribuito la paternità di questa storia al buon Grantone Morrison.
Libri che fungono da portali verso altre realtà , sparizioni, esseri sovradimensionali, storie senzienti, riferimenti letterari certo non di popolana fruibilità, come Borges ed il suo Aleph, come dicevo più su, se è difficile inventare cose nuove, il segreto per catturare i lettori è saper raccontare.
Un gruppo di ragazzini, in soffitta, scopre una serie di libri magici, la cui lettura li trasporta in una dimensione onirica, ora ammaliante, ora terribile e corrutrice, l'atmosfera da sogno verrà meno quando in una di queste incursioni, il piccolo Tsang risulterà disperso, in questa sorta di Shangri La, da quel momento i ragazzi chiuderanno i libri e andranno avanti nelle loro vite con un silente peso sulla coscienza.

Se proprio tocca trovare un difetto a questa miniserie è il fatto che sia solo di 4 numeri, ma vai a capire come funziona la politica editoriale dei Boom Studios, ho come l'impressione che se avesse potuto disporre di più spazio, Pires avrebbe confezionato una caratterizzazione da manuale dei personaggi protagonisti, visto il continuo viaggiare sulla linea temporale delle loro vite.
E comunque anche così, hanno il loro carico di carisma, vedere l'entità dorata o il corruttore.
Su Rubin è inutile spendere parole superflue, se difetta per minimalismo in alcuni passaggi, de gustibus comunque, io lo trovo estremamente dettagliato della descrizione degli ambienti e dei personaggi, compensa con una cinetica della tavola fuori dal comune, anche la colorazione netta e vivida di Micheal Garland aumenta l'appetibilità del volume, dal quale difficilmente riuscirete a staccarvi senza covare la curiosità di cosa succeda la pagina successiva.
Il volume merita?
Visto il costo rimando a voi la scelta, di certo è una lettura diversa ed interessante, di certo leggerla aumenta la consapevolezza del divario tra i nostri fumettisti e quelli esteri, di certo è meglio dei vari Venidcatori o Mutanti o Inumani che tappezzano le edicole oggi, ma la decisione finale è vostra, personalmente l'ho adorato proprio per il suo plot sotanzialmente più ricercato, ed ovviamente il suo illustratore che adesso sembra sia lanciato anche su suolo americano.
Sicuramente è da tenere d'occhio e visto che ho appena sgamato una anteprima del fumetto su Lo spazio bianco, la scrocco, vi lascio il link così potete farvi un'idea da soli.
Alla Tunuè rinnovo i complimenti per i catalogo sempre più interessante, ma la stampa in Polonia, mi spiace ma decisamente non riesco a digerirla.
Nel frattempo vi auguro un buon fine settimana, e scusatemi se sto trascurando il blog.
E' che sono entrato nella sacra rota della Playstation 3, e se non gioco, leggo e rileggo Providence in attesa che la Panini si degni di concluderla.
Baci ai pupi.

mercoledì 1 aprile 2015

Bugs Comics ed il ritorno dei Mostri

Quello che vi dovevo dire l'ho detto
Chi legge 'sto blog, lo sa, sono uno spocchioso snob, poco avezzo a cambiare il mio fustino di Dixan, (o era di Dash?) con i due fustini in offerta fuori dal supermercato. Però ogni tanto mi lascio guidare dal naso, nello scaffale delle novità, qualche tempo fa vidi con simpatia il ritorno di Splatter, ero di quelli che lo leggevano di nascosto dai genitori, per via della varietà di resti anatomici che esseri deformi e privi di alcunchè scrupolo, tiravano fuori a mani nude da inermi vittime e spatasciavano qui e lì per la tavola.
Anche l'iniziativa della ESH, non mi sembrò affatto malvagia, una nuova serie bimestrale di Splatter, con inediti...a volte ritornano.
E la nuova iniziativa di cui voglio parlarvi non è staccata dalle vicende della ESH.
Perchè il gruppo di autori che costituisce la nuova etichetta Bugs Comics, si è formato proprio in seno alla collaborazione sulla rivista Splatter.

D' altronde l'horror, sta tornando di moda, certo, i nuovi portabandiera di questo genere non hanno esattamente le idee chiare su come spaventare il prossimo, alla fine della lettura del primo numero di Outcast di Kirkman, per esempio, è spaventoso che siate riusciti a stare svegli, e gli amanti delle emozioni forti, sono ancora li che aspettano la famosa fase in cui Dylan Dog, dovrebbe effettivamente dare un senso al suo appartenere al genere di fumetti Horror, sempre che non venga fuori, tra qualche tempo che nella rivoluzione è incluso anche il fatto che adesso è più uno shojo-manga incline alla citazione selvaggia che altro.
Ecco fondamentalmente cosa c'è dietro la neonata Bugs Comics, la voglia di dire la propria senza stare ad aspettare i tempi di mercato, ecco cosa c'è dietro al ritorno dell'irriverente etichetta di  Mostri, la voglia di raccontare storie e di emozionare, senza aspettare. anche perchè se stavano ad aspettare le lente regole del mercato,Giancarlo Caracuzzo, Paolo Altibrandi (creatore del vecchio e nuovo logo della testata) e Gianmarco Fumasoli, stavano freschi, specie se il mercato fondamentalmente non lo fa l'editore, ma voi brutti asini, che leggete robaccia senza il minimo pudore.
Il nuovo Mostri si propone come un bacino di materiale inedito e la ristampa di vecchie storie ormai dimenticate, per far inorridire la nuova generazione di ciovani impertinenti, ai quali ad essere onesti serve una ventata d'aria autoprodotta - basta con sta fiera delle atrocità in cui si è costretti a leggere solo quello che si presuma venda, anche quando è aria fritta, nel migliore dei casi, nel peggiore è Sio.
Tra l'altro mi sono arrivate all'occhio alcune immagini di quelli che presumo saranno i Mostri a venire che non sono affatto male. Qui sotto a bruciapelo vi lascio in lettura il loro comunicato stampa ufficiale, e per quelli di voi che ci andranno quest'anno, vi anticipo che la truppa di BugsComics sarà al Romics nei prossimi giorni a promuovere l'iniziativo con uno speciale numero zero con White cover, spillato di 12 pagine che ripropone una ristampa di una vecchia stroria di Sicomoro ed Alessandrini. Da quello che ho capito lo stand si propone anche come sede di scouting di nuovi autori, quindi tirate fuori il Charles Manson che è in voi, e annamo de frattaglie esposte.


Riccardo Latina
Io non posso che sbraitare da questa modesta piattaforma, un sonoro in bocca al lupo, alla truppa della Bugs Comics ed augurargli ogni bene: per fare autoproduzione ci vuole coraggio, e fondare un' etichetta e confrontarsi con il difficile pubblico dei nerd in una manifestazione di forte richiamo come Romics, richiede più che semplice coraggio.



"Presentiamo il numero zero di MOSTRI a Romics che si terrà ad Aprile, dal 9 al 12 presso la Nuova Fiera di Roma. La redazione sarà presente tutti e 4 i giorni allo stand della Scuola Romana dei Fumetti e i disegnatori della BUGS e di Mostri, personalizzeranno per i lettori la white cover del numero zero.
Valerio Giangiordano
COME NASCE IL PROGETTO
Nel Marzo del 1990 arriva in edicola MOSTRI; annunciato in quarta di copertina sul numero 9 di Splatter come “Appena nato e già cattivo” e trascinato dal successo del suo fratello più grande e sanguinario, MOSTRI arriva diretto al cuore dei suoi lettori proponendo, attraverso le sue pagine, una visione fresca e moderna dei suoi protagonisti.
 
Si perché i mostri grotteschi e spaventosi della ACME non sono sempre carnefici, spesso anzi rappresentano le vittime di una società allo sbando, fanno riflettere sulla paura del diverso e regalano morali e chiavi di lettura inedite a un pubblico che con il passare del tempo si lega sempre di più alla rivista.
 
MOSTRI, come Splatter, ospita autori che oggi rappresentano in Italia e all’estero il fumetto italiano nella sua massima forma espressiva. Caracuzzo, Soldi, Celoni, Sicomoro, Alessandrini, Brindisi, La Neve e Mari  sono solo alcuni dei nomi che danno vita alle 64 pagine di quella rivista che ancora oggi viene ricordata come uno dei capisaldi del fumetto horror degli anni ’90.
 
E’ proprio questa l’eredità che il gruppo di giovani autori della BUGS COMICS prova a raccogliere per riproporre in un formato nuovo, con più pagine e una veste grafica rivista dallo stesso art director della acme degli anni ’90, lo spirito narrativo di MOSTRI e della realtà editoriale che lo accompagnava; uno spirito mai domo che, per 24 anni, ha spinto chi all’epoca era solo un lettore, a diventare autore e a contribuire al ritorno di un prodotto che non poteva più mancare.
 
Lo scopo è portare in fumetteria, sotto la supervisione di Giancarlo Caracuzzo, Paolo Altibrandi e Gianmarco Fumasoli, un prodotto che comprenda sia storie inedite, sia quelle ormai introvabili dei vecchi numeri, che hanno lasciato un segno indelebile nei cuori dei lettori di quegli anni."

Quello che vi dovevo dire l'ho detto, sappiate che hanno anche una pagina Facebook , un sito Web, ed una mail a cui scrivere per avere ulteriori delucidazioni  

www.bugscomics.com

Ho detto tutto, baci ai pupi e ricordate:

 


domenica 16 marzo 2014

Tom Strong

La leggenda vuole che la linea ABC sia nata nella testa di Moore nel giro di un fine settimana...

E fu concepita per la Wildstorm di Jim Lee dopo il tracollo della Awesome Comics di Liefeld.
Sotto l'etichetta ABC nacquero 5 nuove serie: La Lega degli straordinari Gentlemen, (di cui vi ho fatto anche due guide alla lettura, buon per voi se le avete scaricate), Tomorrow Stories, Top 10, Promethea e Tom Strong.
In questa sede ci fermeremo sul beniamino di Millenium City.

Insomma nel 1999 Alan Moore, dopo aver scolpito le regole, e sottolineo scolpito, perché voglio che in testa le parole scolpito e regole vi portino a pensare per associazione, proprio ai 10 comandamenti che Dio diede a Mosè.  su come scrivere un fumetto supereroistico, circa 10 anni prima, con Miracleman e Watchmen - ritorna sulla scena del fumetto a rincuorare i lettori di comics, mostrando loro un'alternativa, alla dilagante fiumana di disadattati in costume creati dalle nuove leve sulla scia del Comico e Rorschach, sulla scia del suo stesso lavoro.
 Ora ho girato un pò di forum e di blog, ed ho notato che e su Tom Strong dicono tutti la stessa cosa:
Tom Strong è un omaggio alla Golden Age. Beh, niente di più vero…e niente di più riduttivo.
L' affermazione, rientra nella frasi fatte che saltano fuori nella rete e che trovate sulla bocca di una moltitudine di utenti di forum, di blogger, e di (ahimè!) youtuber, (ho scoperto che esistono anche questi!) che dopo un po’ di tempo diventano quasi luoghi comuni:
“Ehhhhhh  c’è da dire che Bendis scrive degli ottimi dialoghi”
“Snyder? Grandissimo scrittore, però si perde sempre un po’ sul finale”
“Slott fa cagare.”
“Tom Strong è un omaggio alla golden age”



Ed effettivamente, Tom Strong ha molti richiami al fumetto tipico degli anni '30-50, per esempio nella struttura delle storie, a parte qualche ciclo non più lungo di quattro numeri, le avventure sono sempre autoconclusive, moltissime volte le copertine, rispettano lo stile di quelle dei fumetti d'epoca, i ruoli sono netti e ben definiti, il buono, il cattivo, ed il cast di supporto, ed i personaggi, sono caratterizzati tenendo come modello di riferimento i vecchi fumetti di Doc Savage, il classico Superman,  o anche il Tin Tin di Hergè.
Chi però ne parla tenendo presenti solo questi aspetti macroevidenti, non rende giustizia a questa serie, della quale se si può affermare che è priva di (perchè tra l’altro, non richieste) di trame particolarmente articolate o machiavelliche, è giusto dire anche, che le pagine di Tom Strong, sono ricche di una prosa elaborata, che si accompagna ad una caratterizzazione dei personaggi, semplice e geniale, curata e soprattutto rispettosa delle regole e dei canoni che il Bardo si è imposto, nella costruzione di un fumetto che ricordi/omaggi/citi, scegliete voi il verbo che più vi sembra idoneo, la Golden Age. Tuttavia non dovete pensare a Tom Strong come ad un ritorno in scena di trame piatte e scontate, una riproposizione di vecchie strutture narrative costruita per vecchi lettori annoiati e nostalgici, Alan Moore, con Tom Strong, (opera completamente diversa dalla esoterica Promethea, pubblicata in seno alla stessa collana ABC) si ripropone di scrivere una serie in grado di emozionare e stupire il lettore, gli stessi obbiettivi primari che si riproponevano i pulps a basso costo degli anni 40-50, ma lo stile ineguagliabile del bardo emerge nella presentazione anacronologica, ma appassionante delle avventure del difensore di Millenium City, fino al brusco finale voluto dall’autore stesso, per via dei soliti dissapori con le major (Ricordiamo che nel corso delle pubblicazioni, la WildStorm di Lee fu venduta dallo stesso, alla DC Comics, personaggi e serie on-going, comprese le creature di Moore), con le sottorame che si evolvono lentamente in secondo piano, numero dopo numero, esempio lampante da distruzione della morale della figura del padre di Tom.


Un fumetto in grado di emozionare e stupire il lettore.

D'altronde , che siamo di fronte ad un' opera diversa di Alan Moore è chiaro fin dalle primissime pagine: in Tom Strong - Le origini, il primo sublime numero, stupendamente illustrato da Chris Sprouse, la storia preceduta dall'immancabile introduzione dell'autore, comincia con il piccolo Timmi, che una mattina, prima di recarsi a scuola riceve il pacco di iscrizione agli Strongmen d'America, che contiene un distintivo, un certificato - non molto diversi da quelli che i lettori più attempati tra voi ricorderanno che ricevevano per posta, quando si iscrivevano al Club dei Supereroi dell'editoriale Corno- ed un albo a fumetti che racconta le origini di Tom Strong.
Ed è così che il primo numero vi lascia infatuati, una duplice narrazione , che salta e si tuffa fuori e dentro le pagine che il piccolo Timmi legge avidamente mentre si reca a  scuola seduto nella funivia che corre sulla ragnatela di cavi che avvolgono ed attraversano i canyon della città di Millenium City, una città sviluppatasi verso l'alto piuttosto che sulla superficie americana.
Poche pagine, dalle quali non vi staccherete più, proprio perchè ne apprezzerete la freschezza,  letta con il guusto tipo di occhi, e coscienti del periodo storico in cui fu pubblicata, Tom Strong era l’ennesima rivoluzione nel mare di metaumani problematici che popolano il fumetto seriale di quegli anni. Anche le origini, e qui mi fermo con gli spoiler, anche se parliamo di un fumetto ormai vecchio di una decina d'anni, come sempre mi rivolgo a chi non conosce i fumetti in esame nella recensione, non a chi la conosce...dicevo anche le origini sono di una altissima godibilità, Moore cita, attinge e rielabora materiale, che avendo ritrovato anche nelle mie analisi della Lega, devo pensare che non facciano solo parte del suo immenso bagaglio culturale,  ma figurano necessariamente tra le sue letture preferite, ed infatti le origini di Tom Strong ricordano molto l’incipitdi  Tarzan delle scimmie di E.R.Burroughs:


Sinclair e Susan Strong decidono di isolarsi su un isola solitaria chiamata Attabar Teru, con lo scopo di portare a termine un audace esperimento per la creazione di una sorta di superuomo, ma un naufragio e la morte del loro solo marinaio li porta in qualche modo ad improvvisare, l’esperimento comunque comporta che il bambino venga cresciuto in una camera speciale concepita dallo stesso ingegnoso inventore e padre di Tom, Sinclair, in cui la gravità sarà maggiore di quella terrestre, allo scopo di rendere il piccolo più forte e resistente dei normali esseri umani, il plot, nonostante lo ritroviate, in una moltitudine di letture, non annoia, tutt’altro, cattura – non devo certo essere io a dirvi che in Giappone un certo Akira Toryama, ipotizzò qualcosa di non molto diverso per la sua fortunata serie Dragonball, quando il Genio della Tartaruga faceva allenare i suoi discepoli indossando abiti e scarpe molto pesanti, per un anno intero (o era più di un anno?).
Sono poco più di 30 pagine, ma il Bardo le riempie più di un tacchino nel giorno del ringraziamento: c’è l’ omaggio alla Golden Age,  nelle tavole ambientate nel “presente narrativo” Tom Strong, sventa diligentemente una rapina ai danni dei cittadini che si trovano nella funivia, nella quale si trova anche il piccolo Timmi, che è talmente rapito dal fumetto, che non riesce a scorgere il suo eroe in azione dal vivo, inutile ricordarvi che queste in queste pagine, il tributo grafico ad Hergè è innegabile.
C’è la narrazione delle origini dell’eroe, un mix puro e semplice di avventura e sci-fi ma anche temi più contemporanei, isole deserte, indigeni, automi meccanici, ed inventori ambiziosi votati alla scienza tanto da sacrificare l’amore per il proprio figlio in nome di essa. 
Insomma una giusta chiave di lettura di Tom Strong, non esiste, l’unico consiglio che posso darvi è di rimediarli tutti, pur essendo questo tributo al fumetto del passato, nasconde molto altro, è un puzzle che viene riempito mano a mano, numero dopo numero, ed i personaggi si rivelano nel corso dei numeri. Provate a restare indifferenti ai piccoli gioielli che Moore scrive nel corso di questa opera, le esilaranti storie degli Strongmen of America, le scenette comiche tra Salomone, il gorilla intelligente, un evidente omaggio a Re Solivar di Gorilla city, dai fumetti di Flash, e Pneuman l’uomo pneumatico, inventato da Sinclair alla fine del 1800, quell’indispensabile cast di supporto di cui vi parlavo prima che arricchisce in maniera smisurata le trame del fumetto.
Dire che Tom Strong è un omaggio alla golden age, è voler ridurre meriti e qualità di un’opera che necessita più di una lettura, impossibile non notare lo svecchiamento che Moore opera sui modelli del fumetto classico pur conservandone la componente fantastica ed avventurosa, Tom Strong non è un semplice omaggio, è un restauro del fumetto classico, e gli elementi innovativi ci sono tutti, la famiglia allargata di Strong per esempio, il campione forzuto ed intelligente di Millenium city, rispettoso della vita e del prossimo, che ama incondizionatamente la principessa di una tribù di un’ isola lontana ed isolata, la caratterizzazione dei personaggi ed i legami che intercorrono tra gli elementi del cast presentati lentamente, vogliamo parlare del figlio illegittimo di Tom Strong, nato dal rapporto con l’eroina nazista? No, non parliamone, leggetelo, perchè quella storia in particolare, è l’ulteriore esempio della superiorità di Moore come scrittore, capace di spostare il centro del palcoscenico verso tutti i personaggi, per renderli a turno, tutti protagonisti di storie appetibilissime.
Crisis on infinite Hearts è una miniserie che deve essere assolutamente letta, Moore elabora una audace teoria sugli universi paralleli, la cui diversità si basa essenzialmente sull’amore, come è assolutamente da leggere la miniserie incentrata sulla cosiddetta Terra Obscura, nella quale Tom fa la conoscenza del suo doppio Tom Strange, la controparte del nostro pianeta situata al lato opposto dell’universo in cui abitano gran parte dei personaggi della golden Age privi di copyright, incluso l’inflazionato Black Terror, la cui versione del Bardo è di un fascino disarmante, e ricalca la cinicità e la determinazione del Batman della DC. E parlando di universi paralleli come non amare Warren Strong il coniglio parlante che abita in una dimensione in cui tutto sembra un cartone animato.

Difficile non innamorarsi di Paul Saveen, la nemesi storica di Tom Strong, creato sul modello di un altro character letterario molto caro al bardo, Fantomas, come è difficile non restare estasiati dalle storie incentrate su questo cattivo, il numero finale della serie in cui è il vero protagonista, il racconto della sua più tremenda disfatta, insomma, mi rendo conto che è difficile convincervi di quanto è bella questa serie senza spoilerarvene le parti cruciali, non mi resta che dire che anche questo lavoro di Moore lascia un segno importante nella lunga storia del fumetto contemporaneo, la collaborazione grafica si pregia di nomi di grande importanza, Aragones, Adams, ma quello più bravo di tutti alla fine resta il co-autore, Chris Sprouse, dal tratto pulito, che riesce a trasmettere perfettamente al lettore l’atmosfera fantastica voluta da Moore.
Insomma Tom Strong è un fumetto da avere nella vostra collezione,  anche se alla fine la serie (e tutto l’universo ABC) fu volutamente chiusa dall’autore per i solidi disguidi con le major, che concepì una sorta di apocalisse che dalla serie Promethea si propagò sugli altri fumetti della linea ABC,  in realtà si chiuse solo la collaborazione di Moore, incapace di lavorare con la DC, Tom Strong e Top 10 per esempio sono stati protagonisti di altre miniserie negli ultimi anni, scritte da altri autori.

Moore vs DC

Lo so che alla fine queste notizie di gossip vi mandano in estasi ed ecco quindi che in chiusura prima di salutarvi, oggi è il mio compleanno, vi racconto un po’ di cose che sono riuscito ad estrapolare navigando in rete e a leggere dalla biografia scritta ed illustrata da Gary Spencer Millidge, di cui vi ho già caldeggiato l’acquisto, se non erro su Twitter.

Come detto la linea ABC fu ideata nel 1999, per l’etichetta WildStorm, dopo il tracollo della Awesome Comics di Liefeld.
Jim Lee però, poco prima dell’uscita della nuova linea di fumetti di Moore vendette etichetta (e serie) alla DC Comics, a quei tempi in rete si parlò molto della questione, proprio per il fatto che Moore anni prima aveva giurato che non avrebbe più collaborato con la major americana, si dice che Jim  Lee quando volò in Inghilterra per avvisare Moore del cambio di gestione restò talmente impressionato dal portamento dell’autore inglese che era convinto che sarebbe stato preso a bastonate da quest’ultimo fino a perdere i sensi, Moore invece accettò suo malgrado solo per via degli amici collaboratori, a cui aveva promesso di delegare una parte del lavoro, ma con il 32 numero di Promethea, in seguito ad altri disguidi con la casa madre, decise che avrebbe scritto un epilogo per l’intero universo e chiudere i ponti con la major americana.
Non è un caso infatti se La lega degli straordinari Gentlemen dal 2009 è stato pubblicato sotto l’etichetta dell’indipendente inglese Knockabout Comics.


Extra e consigli all’acquisto.

Oltre i 36 numeri della serie regolare di Tom Strong, Moore insieme all’amico Steve Moore  e la figlia Leah Moore ha scritto anche una miniserie di dodici numeri, che raccoglie episodi autoconclusivi di Tom Strong, di Young Tom Strong e della seconda versione di Jonni Future, la miniserie si chiama Tom Strong’s Terrific Tales, ed è altamente appetibile come la serie madre, visto che in queste pagine Alan e Steve Moore, ampliano temi già accennati nella serie regolare, come la vita di Tom nella Millenium City degli anni 20-30, o la sua infanzia, capitolo decisamente appetibile anche se vittima di un disegnatore non sempre all'altezza.
  In Italia, prima di essere ristampate in un modo decisamente caotico (e caro) dalla RW Lion in albetti da poco più di 20 pagine da 2,50€ l’uno, Tom Strong (Promethea e Tomorrow Stories) sono stati egregiamente curati dall’editore romano Magic Press, i volumi dedicati al Tom Strong di Moore, sono 6, più due extra che raccolgono la miniserie di dodici numeri di cui vi ho appena accennato, il due volumi si chiamano Le straordinarie avventure di Tom Strong Vol.1 e 2.
Inoltre è da segnalare lo speciale ABC Special vol. 2 raccoglie una miniserie con protagonista la figlia Tesla “I molti mondi di Tesla Strong” , che ho appena ordinato.
Inutile dire che io consiglio il recupero di questo materiale, piuttosto della cara e confusionaria ristampa della RWLion.
Direi che vi ho detto proprio tutto quello che potevo dirvi su questa fantastica serie, ora non vi resta che cominciare a cercarla, e leggerla, spendendo il giusto
Nel frattempo baci ai pupi.

domenica 8 dicembre 2013

Super Crooks i supercriminali di Mark Millar




Ma cosa è successo a Millar
Ma è possibile che non riesce più a ripetersi?
E’ da quando si è lasciato dietro le Major per dedicarsi al suo narcisistico Millar-World, che non riesce a scrivere nulla che sia quantomeno decente. Convenite?
A parte le matite di Yu la nuova miniserie di (fortunatamente soli ) 2 numeri edita dalla Panini, sul mensile Panini Comics Presenta, non c’è assolutamente nulla che mi possa spingere a caldeggiarne l’acquisto presso di voi cari fumettopeniaci.
Mi sono sacrificato io, voi passate oltre.

Cosa è Super Crooks?

In pratica è Ocean Eleven in superpoteri, e con tante parolacce.
Un gruppo di supercriminali decide di fare il colpo grosso - ma attenzione - non in America, che è il paese con la più alta densità di supereroi sulla Terra, ma in Spagna, dove di supereroi non se ne vede neanche l’ombra.
Generoso l’ editoriale di Marco Ricompensa che tenta di far passare per geniale l’ultimo Mark Millar, quello che palesemente a corto di buone idee ricicla quello che trova in giro, così dopo l’inutile machiavellico finale di Nemesis, rieccolo ad elaborare luoghi comuni della letteratura in calzamaglia tipo questo: A che serve ostinarsi a cercare di portare a termini colpi criminali in una città piena di supereroi? Se nel frattempo potete rapinare una città dove invece i supereroi latitano?


Secondo l’editoriale, questa premessa dovrebbe darci il giusto hype per lanciarci curiosi nella lettura di queste 40 pagine scarse, ma a conti fatti dopo nemmeno mezz’ora, che l’albo lo hai effettivamente letto, ti rendi conto che quelle quaranta pagine scarse annoiano e basta.
Forse Ricompensa pensava di motivarci di più dicendoci che la sceneggiatura, è gia stata acquistata dalla Universal; personalmente dopo aver letto questo brutto fumetto, la notizia mi conferma solo che Millar, colui che a suo tempo,  dichiarò che non avrebbe mai inventato nulla in seno alle Major, è un fortunato manager di se stesso, che sta bivaccando da anni, su allori ormai rinsecchiti, e che è ormai incapace di concepire che un fumetto possa non avere una trasposizione cinematografica.

Due paroline IMHO su un autore che si crede sto padreterno

Facciamo un punto veloce su Mark Millar: finchè non aveva troppi paletti rispettare, ha scritto cose buone, il suo Wolverine non era malvagio, Civil War, disegnata da Mcniven ha ancora il pregio di essere considerata il miglior evento corale Marvel degli ultmi anni, nonostante sia piena di forzature che non si sposano troppo con la continuity dei personaggi:
Spiderman non si sarebbe mai tolto la maschera, nemmeno se a dirglielo fosse stato suo zio Ben dalla tomba, sopravvolando sulla sua visione fascista di un Tony Stark senza troppi scrupoli nel calpestare dall’oggi al domani i suoi compagni, un altro personaggio che decisamente mal si sposa con la sua continuity editoriale, era  Reed Richard, così viscido e subdolo, era incompatibile persino con il Reed Richards che avrebbe creato dopo nel suo contributo autoriale al quartetto. Forse Pym poteva starci come carceriere nella zona negativa, d’altronde Henry Pym, i più vecchi se lo ricorderanno, era già stato processato dai Vendicatori anni e anni fa, per la sua condotta non proprio lodevole.
Ma per Pym il problema si è risolto da solo, Bendis lo ha reso uno Skrull nella sua orripilante invasione, e voglio far finta che fosse stato tutto studiato dal team di architetti Marvel.
Questo per dire che senza qualche editor a soffiargli sul collo ha scritto cose interessanti, la sua run sui Fantastici Quattro non è assolutamente da buttare, specie il primo arc con l’altra terra (concetto comunque visto anche nella sua Authority). Gli Ultimates disegnati da Brian Hitch, restano il suo lavoro migliore, d’altronde quei nuovi vendicatori vivevano avventure su una nuovissima realtà parallela, con vincoli pari a zero, il risultato è stato una delle migliori serie Marvel degli ultimi anni.
Poi il successo però gli ha dato alla testa:

Old Man Logan, disegnata sempre da McNiven è già, nonostante sia appetibile, un primo audace tentativo di lasciare la sua impronta nel Marvel Universe, basando le sue trame su paurosi luoghi comuni della letteratura in calzamaglia: nel caso specifico - in un futuro (alternativo?) i supercattivi decidono di allearsi e di scagliare un attacco ai supereroi, cambiando le carte in gioco, per esempio gli X-men contro i nemici del Ragno e viceversa, un plot nemmeno tanto originale, il primo che mi viene in mente che sfrutta questa idea, risale al 1984 o giù di lì, su Crisis on Infinite Earths, di Wolfman & Perez quando tutti i cattivi DC guidati da Luthor e Brainac fanno strage di eroi nel tentativo di conquistare le terre rimanenti.
Ma lasciamo perdere i deja vu, l’impronta Western, una chiara citazione a Gli Spietati di Clint Eastwood, le stupende tavole di McNiven, donano a questa miniserie, una certa appetibilità, complice comunque anche uno stacco completo dalla continuity, particolare che avvalora la teoria che Millar privo di limiti, ERA un buon autore.

Poi è arrivato il delirio di onnipotenza, le dure dichiarazioni in cui affermava che non avrebbe mai più scritto materiale valido per le major, ne che avrebbe creato nuovi personaggi  in seno alla collaborazione con una casa editrice come la Marvel o la DC.
Ed in effetti la sua ultima produzione con la casa delle idee, è veramente sciapa ed anonima, i suoi Ultimate Avengers, cominciano in accelerazione ma si perdono già dalla fine del primo arc. Quello del Teschio Rosso.
Poi arriva Kick Ass (un valido fumetto),  - più o meno i tempi sono quelli - e Millar, osannato dai lettori come un genio, perde ogni contatto con la realtà.
Da lì in poi non ingrana più nulla, e la sua musa sembra averlo abbandonato del tutto, Nemesis non è niente di eccezionale, Superior anche, ci riprova con Kick Ass 2 ma il secondo è un inutile elogio dell’iperviolenza senza alcuno spunto narrativo, botte stupri e mutilazioni, nient’altro.
Nel frattempo arrivano le licenze cinematografiche, Millar si vende e da quel momento comincia a scrivere sceneggiature che sembrano fatte apposta per l’adattamento al grande schermo.
Questo Crooks non fa eccezione.


Yu a parte, la miniserie non vale i suoi 6,30€ .
Un gruppo di supercriminali di New York stufi di essere sbattuti in cella alla fine di ogni rapina finita male, decide di provare la sorte in un paese privo di supereroi, nel caso specifico Tenerife, Spagna.
Perché la Spagna? Probabilmente perché come detto, ormai Millar è incapace di concepire un fumetto senza che questo debba essere poi riprodotto sul grande schermo, magari avrà pensato che la Spagna si presta per una fotografia migliore, o forse perché sarà più facile, infilarci modelle in bikini in inquadrature iberiche, avvenenze che stonerebbero con i climi grigi di New York o Londra.
Il fumetto in pratica è Ocean Eleven, solo con superpoteri. Troppo compresso con dialoghi scontati.
Nel primo numero dell’edizione italiana di Crook, senza spoilerare nulla, c’è in ordine: l’incipit, la presentazione dei personaggi, la causa nobile che rimette i criminali in carreggiata, altro dejavu, che ricorda il mediocre action-movie Fuori in 60 secondi con la Angelina Jolie, ed infine l’arruolamento del gruppo di ladri per organizzare la grande rapina.
Perché in sostanza è a questo che si riduce, dietro l’incipit stupido di voler far emigrare verso porti privi di superpoliziotti,  i soliti supercriminali verso i quali Millar ha una macelata passione (vedi il sopravvalutato Wanted) c’è una sceneggiatura che fa il verso in tutto  e per tutto ad Ocean Eleven.
Mediocre e pretenzioso, Crooks è vivamente consigliato solo ai adoratori dell’autore inglese. Atutti gli altri consiglio di investire in altre letture: restando in casa Panini, con due euro in più,  (o con un euro in meno, se consideriamo il prezzo della miniserie completa) potrete arraffare la bellissima Magneto -Testament  disegnata da Carmine Di Giandomenico.
Un investimento sicuramente più appetibile di questa ennesima scadente opera di Mark Millar, al quale
auguriamo di risvegliarsi da questi sonni di gloria in cui e sprofondato.
Come se non bastasse la contraddizione tra l’incipit nel ricercare una città senza supereroi da depredare, e scegliere alla fine dei giochi, per vivacizzare la trama, la mente del gruppo, dicevo scegliere come obbiettivo l’unico supercriminale residente in Spagna, che come guardia del corpo ha l’unico supereroe che può dare filo da torcere al gruppo di manigoldi.
Decisamente il signor Millar perde colpi miniserie dopo miniserie, vogliamo dire che uno dei punti forti delle sue pubblicazioni è il fatto che può permettersi ottimi disegnatori? Tipo McNiven, Hitch, Yu, Romita, e persino Quitley?
Alla larga da Super Crooks.
Baci ai pupi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     
                     

giovedì 22 agosto 2013

Happy, quando Morrison si veste di Ennis


Non lo so perché Happy sia uscito adesso, con metà delle fumetterie chiuse e l'altra metà vuote perché sono quasi tutti in vacanza.  Sarebbe dovuto uscire a metà dicembre Happy, perché è una storia natalizia, questa miniserie di Morrison è il media alternativo alle solite rivisitazioni del canto di natale, tipo SOS Fantasmi, con Bill Murray. È un modo diverso per celebrare il santo natale, una maniera abbastanza pulp. Proprio non lo so cosa ci faccia in fumetteria ad agosto. Una volta durante uno spettacolo di Luttazzi, appresi che far uscire un libro in agosto è un po' come ammazzare il libro stesso, ora è ridicolo pensare che la bao abbia voluto penalizzare, una licenza che ha pagato sicuramente cara, però che abbia sfruttato male le potenzialità di marketing di questo fumetto è indubbio. Però parliamo di un editore capace di accaparrarsi golosissime licenze e poi trattarle così. Con edizioni nelle quali traspare veramente poco la passione per la nona arte. Nonostante  i Moore i Morrison, gli Ottaviani ed i McKean, ti figuri un gruppo editoriale fortunato, con l'uomo giusto al momento giusto, che una volta proprietario delle licenze più appetibili, fa valere il diritto di monopolista verso questa o quella lettura, proponendole in edizioni scarne, che, parole loro, se vuoi te le compri, se no lasci perdere. Anche questo è indicativo, non ti dicono "te le leggi", ma "te le compri". 
Volumi in formato ridotto, stampati in Cina, orfani di qualsivoglia editoriale, e distribuiti senza cognizione di causa. E' come se 
Zemeckis tanti anni fa, avesse fatto uscire Polar Express il 4 luglio. Una fredda catena di montaggio, ecco cosa ti figuri quando escono i volumi così. Una guerra fredda tra editori, che quest'anno non si sono permessi una tregua nemmeno ad agosto, per non perdere terreno.
Panini, Lion, Bao, quest'anno non hanno lasciato respiro nemmeno ad agosto. Ecco perché Happy, una storia di natale è finita in edicola ad agosto. Per mantenere le posizioni. Mi sono già permesso una volta il lusso di lasciare che la mia antipatia verso un editore che stampa in Cina e vende a prezzi italiani, influenzasse il mio giudizio, ed è venuta fuori una recensione su Saga di Vaughn, in cui mi sono adoperato per trovargli mille difetti.
quando invece l'unico difetto che ha, è il licenziatario italiano. Non voglio ripetere lo stesso errore con Happy. Saga è molto godibile come prodotto, è l'edizione italiana che lascia a desiderare. 
Happy è uguale: 
È un Morrison inusuale quello di Happy. È hard-boiled, pulp, tarantiniano, Ennisico.
E chi ha studiato la nomenclatura dei composti chimici, conosce la differenza tra -ico e -oso
Sangue, violenza, parolacce, perversioni e proiettili, che si accompagnano  con un unico elemento magico e fantastico, che da alla miniserie quel giusto colore, un azzurro, che dalla prima apparizione aumenta la curiosità nella lettura, a vantaggio dell'appetibilità. Happy può risultare strano ma non è brutto. È la prova che questi inglesi sanno destreggiarsi veramente con tutto. Happy non ha nulla in comune con All star Superman, o con la Doom Patrol, nulla se non il fatto che ha la capacità di rapire il lettore tenendolo incollato al volume fino all'ultima pagina, in un unica sessione. Perché Happy lo apri e lo finisci. Su questo non ci sono dubbi. Non confondete le mie parole, non è l'ennesima Bibbia del fumetto Happy, ma è una divertente lettura. Il cui unico limite è la Bao, con i suoi bonsai cinesi venduti a caro prezzo.  Non voglio dirvi nulla sulla trama, voglio immaginare che in tutti questi mesi di attesa non vi siate spoilerati da soli su google il pezzo forte di questa miniserie, l'inusuale team up tra un detective in decadenza e...un cavallino parlante azzurro alato. 
Quindi per quel che concerne la trama non vi dico nulla. È persino troppo breve e veloce perché io vi rovini il resto della sorpresa, anzi un consiglio: non andate a fine volume a cercare uno straccio di editoriale, non c'è, e non soffermatevi a guardare la gallery-cover, potreste rovinarvi la lettura. Il signor Robertson, già esperto di anatomie umane martoriate ed esposte, (vedi The Boys) si presta benissimo nell'illustrare questa sanguinolenta caccia. Belle le tavole, funzionale ed accattivante lo storytelling, ed ottimi dialoghi. Con una edizione normale, una maggiore attenzione alla traduzione (ma mi rendo conto che i dialoghi sono ricchi di uno slang atroce in alcuni passaggi), ed un prezzo più onesto per un volume stampato nella paraculissima Cina, avrebbe meritato un otto. Invece si becca un sette, ma la lettura resta consigliata.
È una storia natalizia ma è uscita ad agosto per tenere testa alle nemiche Lion e Panini, o magari perché il Natale cinese cade proprio in questi giorni. Fossi in voi lo metterei nella wishlist, comprarlo, leggerlo in prestito o taccheggiarlo, dipende dalla vostra indole. Ma non credo sia roba da lasciar ammuffire nel dimenticatoio. 
Baci ai pupi. 

giovedì 2 maggio 2013

Iron Fever

Visto Iron Man 3, si lo so, dovevo aspettare un amico per vederlo ma l'altra sera non ho resistito, metti l'ansia che lo togliessero inspiegabilmente dalle sale, l'ansia o la sper-ansia che in Italia scoppiasse finalmente una guerra civile, e quindi andare al cinema sarebbe stato l'ultimo dei miei problemi, metti un terremoto, un deragliamento del treno che mi porta al lavoro che mi avrebbe costretto ad una non-vita in un polmone d'acciaio, insomma , ho accampato una milionata di scuse, per andarci prima dei tempi pattuiti e ci sono andato, ecco, accompagnato dalla mia dolce metà, che ancora una volta si è immolata al cinema-nerd per amore , lei che di solito tende a vedere mattonate tipo Vanity Fair, Ma vie en rose, Coco Avant Chanel, è crollata dopo i primi venti minuti e si è fatta un sano sonno ristoratore, nonostante la sala rimbombasse dei boati in dolby di siluri, bombe e raggi repulsori.
Si lei ha dormito per gran parte del film, ma credo, che a conciliarle il sonno sia stata anche l'assenza dei soliti armadi in carne tipo Chris Hemsworth o Henry Cavill, ma a tal proposito devo dire, pur essendo un maschietto praticante le atti etero, ho trovato nel signor Guy Pearce il proverbiale fascino dello stronzo.
Insomma senza perdersi in tecnicismi o improvvisarsi critici cinematografici, diciamo subito che Iron Man 3, e molto più bello del 2.
Shane Blak, ci risparmia gli irritanti scambi di battute tra Tony e Pepper, dialoghi di cui era satura la seconda pellicola, e ci da giù con i petardi di grosso calibro, citazioni e ironia.
Quest'ultima non manca mai, d'altronde il playboy miliardario del buon Downey Jr. si presta perfettamente a questi intermezzi ironici, una particolarità alla quale il fumetto regolare è rimasto impermeabile ma che invece è riscontrabile nel personaggio di Tony dell'universo ultimate. Insomma lo Stark in celluloide un ibrido del meglio dei vari Tony dimensionali: è geniale come dovrebbe essere, irriverente, provocatorio e sarcastico come la controparte ultimate, ma salutista e non propenso alle sbornie (dato il passato di alcolista) come l'Iron man 616. I progressi tecnologici degli effetti visivi regalano 2 ore di azione incalzante. Alcune scene sono di una spettacolarità veramente imbarazzante, nel senso che dovrete dare fondo a tutta la vostra forza di volontà per restare sobri e composti nel guardarle.
Apprezzate anche le citazioni ed i riferimenti ai fumetti di testa di ferro: stavolta la sceneggiatura attinge dal meraviglioso Extremis di Warren Ellis, e pilucca qualcosina anche dal buon Fraction, nota a margine - per i nerd, la scena della distruzione della villa di Malibù sarà un vero e proprio tuffo al cuore (tanto l'avrete vista nei trailer), la miglior trasposizione in celluloide di una location fumettistica di sempre.
Bello anche la caratterizzazione del personaggio del Mandarino, una sorta di colonnello Kurtz, con sorpresa finale, che magari lascerà indifferenti gli avventori occasionali del film, ma farà decisamente sorridere gli appassionati.
Insomma c'è Exremis, c'è la bella Maya, anche se qui è un tantino menomata sul lato della caratterizzazione psicologica, c'è il solito cameo di Stan Lee, e c'è la sfilata autunno/inverno della collezione armature Mark, c'è Jarvis, c'è persino Iron Patriot, e c'è tanta adrenalina, forse troppa, ogni tanto si esagera ad emulare Die Hard, ma il consiglio è di scegliere la fascia oraria più giusta per le vostre tasche e andare a passare un paio d'ore di sana evasione a base di nanotecnologia e armature scintillanti.
Mi ringrazierete!
Baci ai pupi!