Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

I tag non bastano? Allora cerca qui


Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

venerdì 15 novembre 2013

Tipo da mare


Seaguy Vol. 1  - G. Morrison- Cameron Stewart brossurato a colori delle edizioni Planeta de Agostini 8,50€
Seaguy Vol. 2 - G. Morrison- Cameron Stewart brossurato a colori delle edizioni Rw Lion
10,95 €

 "Sai che cos'è un piumino?"

"Una trapunta."

"Una coperta. Solo una coperta. Perchè due come te e me sanno che cos'è un piumino? E' essenziale alla nostra sopravvivenza nel senso cacciatore raccoglitore? Allora cosa siamo?

"Siamo che ne so? Siamo....consumatori?"

"Esatto! Siamo consumatori Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona."

Ora, branco di nerd alla lettura, sapete che cos'è Seaguy?
E' una favoletta moderna, nient'altro che una favoletta moderna, una sorte di ode all' amicizia eterna, condita da qualche elemento  del 1984 di Orwell, con un protagonista che è sognatore ed amante dell'avventura, in un mondo privo di avventure, monotono, felice solo in apparenza, controllato dal despota di turno.
Quindi non è che sia questa grande novità, ma è anche normale, ormai siamo nel 2013, anzi nel 2014, e l'umanità, racconta storie da quando ha sviluppato il modo per farlo.
E per quanto ci risulti assurdo, anche Grant Morrison è umano, ed anch'egli attinge da quella millenaria uni-mente fatta di fantasie eternamente condivise dalla quale attingono i migliori (ed i peggiori) scrittori e narratori del presente e del passato, quindi dopo un paio di millenni il Deja-Vu ci può stare.
Quello che rende Seaguy appetibile, è la firma dell'autore inglese, quello che Morrison usa per ricoprire la struttura base, il suo proverbiale ingrediente segreto, che ha generato un mutante tra i nerd, il morrisoniano, una prosa elaborata e cervellotica, in alcuni passaggi addirittura incomprensibile (specie nel primo volume, che ha dalla sua comunque l'anticonformismo della la sconfitta dell'eroe).
In Seaguy c'è molto di Flex Mentallo, l'avventuriero in un mondo senza avventure, è una tematica che affascina Grant Morrison, il senso di disadattamento dell'eroe in calzamaglia, che sopravvive al sacrificio estremo durante l'atto di salvare il mondo, stereotipo della Golden e della Silver Age, e resta intrappolato in un mondo che non ha più bisogno di lui, (almeno apparentemente, non dimentichiamoci dell' Occhio, Mickey Eye, Orwelliano). La Chimera del nostro Bellerofonte.
Ecco letta così, con la giusta chiave, la doppia miniserie di Seaguy è appetibile e divertente, ma ripeto che è un prodotto di nicchia, da prendere solo se vi piace Morrison, quel Morrison etereo e visionario che riesce a dare il meglio quando lavora sotto l'etichetta Vertigo, che sia chiaro non ha nulla a che vedere con il Morrison degli X-Men della Marvel.
Letto con queste premesse, Seaguy, è un buon acquisto, in caso contrario restatene a distanza.
Personalmente mi è piaciuto, ma credo mio malgrado di rientrare in quella fascia di lettori che potreste definire Morrisoniani, magari conservo ancora un certo sano ed indisposto distacco per certi suoi lavori, come la parentesi galattica della Doom Patrol (DC Essential n°2), ma più che altro mi piace molto, e trovo la sua prosa veramente eccellente.

"I suoi baci sono più dolci di meringhe e cioccolato! Il sole non ha rivali finchè lui non si è svegliato!"
Magari ad alcuni lettori questi slanci non fanno nè caldo nè freddo, nel mio caso, mi lasciano inspiegabimente rapito. 
La seconda miniserie pubblicata dalla RW Lion è molto più godibile della prima pubblicata anni fa dalla Planeta, in termini di sceneggiatura, Gli Schiavi di Mickey Eye, si lascia leggere più facilmente, anche se le secret origin del satellite della Terra (parlo della Luna) ipotizzate da Morrison nel primo volume, non possono che divertire il lettore.
Ai disegni un Cameron Stewart decisamente in corda, tavole pulitissime e chiare, con un tratto sobrio che argina in alcuni passaggi i voli pindarici di Grant Morrison, quasi fosse l'ancora che tiene saldo nel reale i concetti visionari del buon Grant. 
Il Voto finale? Un generoso 8.00.

Se ne raccomanda l'acquisto? Ai fan di Morrison sicuramente. 

Il primo volume edito dalla Planeta è indispensabile per capire la storia? Si, direi di si, più che altro per capire, in che tipo do mondo ci troviamo e per capire chi sia questo misterioso Tonno volante che appare come visione al protagonista. Ovviamente la RW Lion, pur pretendendo 10,95 euro per l'acquisto del volume, si guarda bene dall' inserire uno straccio di redazionale per l'opera, quindi come sempre per fumettopenia, le edizioni italiane delle major del fumetto nel nostro paese non vanno mai oltre il 5 scarso, nemmeno a sto giro.
Super-mega-conclusioni
La miniserie attualmente edita dalla Rw Lion è migliore della prima, tuttavia l l’una è indivisibile dall’altra, nel complesso queste quasi 20 € di spesa totale sono consigliate (che consigliare è diverso dal raccomandare badate bene!) agli amanti dell’autore scozzese.
Con le dovute premesse, Seaguy è una piacevole lettura, ma non è una lettura che proporrei ai lettori a digiuno di Morrison, né comunque la infilerei nella best-five del visionario creatore della miglior Doom Patron che il DC Universe abbia mai visto.
Insomma nella classica diatriba tra nerd, della serie chi è più forte Ellis o Morrison, non mi sognerei di sfoderare Seaguy come carta vincente, quindi lascio alle vostre disponibilità monetarie l’ultima parola.




L’angolo del Nerd - Visto che sono ancora in modalità ricerca di citazioni, mi ha divertito vedere che effettivamente il Character di Sea Guy sia ispirato dall’attore norvegese Max Von Sydow, l’attore protagonista del bellissimo film di Ingmar Bergman del 1957, Il settimo Sigillo, la cui scena più famosa è la partita a scacchi con la morte, che apre e chiude il primo volume, quello edito dalla Planeta.
Baci ai pupi.


mercoledì 30 ottobre 2013

Bone di Jeff Smith



Diamo il benotrnato a Dario che appena finito di leggere Bone con la sua pupina ha deciso di condividerne con noi le impressioni.
Deduciamo dalla gentilezza che si, i figli sò piezze e' core, ma pure i fumettopeniaci non scherzano!
Graze socio, a voi buona recensione.
Baci ai pupi.

C'è voluto il suo tempo. Non di certo per colpa dell'opera, uno di quei tomi, di quelle storie fiume, di quei libri monstre che ti berresti in un attimo. C'è voluto il suo tempo perché Bone di Jeff Smith me lo sono goduto un po' alla volta con la mia Lauretta. Un pochino ogni sera prima di andare a dormire, che poi leggere un bel fumetto alla tua bimba la sera prima di andare a dormire è uno dei piaceri grandi della vita. Così questa storia fantastica ha preso vita sotto i nostri occhi un po' alla volta, per più di 1300 pagine.

Le giuste impressioni sul lavoro di Jeff Smith, o almeno quelle che a me sembrano delle giuste impressioni, le ha già messe nero su bianco in maniera perfetta Neil Gaiman nella postfazione all'opera. Se sapete chi sia Neil Gaiman saprete anche quanto possa essere inutile leggere un pezzo scritto da me quando avete la possibilità di leggere Neil Gaiman. Se possedete il volume di Bone edito da Bao Publishing andatevi a rileggere Neil Gaiman, cosa ci fate qui? Andate, non mi offendo, come potrei. Confido però che qualcuno il volume non l'abbia in casa e allora due considerazioni le faccio anche io, vedi mai viene voglia a qualcuno di leggersi tutto Bone.
Bone in inglese vuol dire osso. I tre protagonisti che hanno il compito di introdurci in questa storia dai risvolti fantastici sono tre esserini bianchi che potrebbero ricordare vagamente delle ossa. Sono tre cugini: Fone Bone, il più inquadrato, serio e romantico dei tre, sempre pronto ad aiutare gli altri e fare la cosa giusta, Smiley Bone, sempliciotto, di buon cuore e sempre allegro e Phoncible P. Bone detto Phoney, avido e astuto, sempre in cerca di un modo per far soldi. Proprio a causa di una delle trovate architettate da Phoney Bone i tre cugini vengono cacciati in malo modo da Boneville, costretti alla fuga si ritrovano in un territorio inesplorato. Giusto il tempo di entrare in questo nuovo mondo che iniziano i guai, i tre vengono separati a causa di un attacco di locuste. Fin da subito alla trama prettamente umoristica e avventurosa vengono miscelati alcuni elementi fantasy o fantastici che daranno il via a quella che è la vera storia narrata in Bone. Le locuste, l'incontro con il Grande Drago Rosso e quello con gli stupidi, stupidi rattodonti (in questa edizione tradotto come creature ratto ma io preferivo di gran lunga rattodonti), fino all'importante incontro con la giovane Thorn e con Nonna Ben.
Tutta la prima parte della storia è sviluppata seguendo un registro umoristico, il tono è sempre leggero e qui emerge il grande talento di Smith nel creare personaggi capaci di entrare nei cuori dei lettori e di farli interagire in modo da creare vicende sempre avvincenti e divertenti. Nel frattempo l'autore dissemina qua e là gli elementi che andranno a creare quella che è  una trama che affonda le radici nelle generazioni precedenti (i genitori di Thorn) come nel mondo del sogno e che è caratterizzata da battaglie e scontri tra le forze del bene e le forze del male, il tutto innescato da buone dosi di magia e fantastico. E non può mancare il sentimento, ah quella piccola Thorn...
 In una bella immagine proposta da Gaiman, vediamo i Bone attraversare quello che sembra il bosco del Pogo di Walt Kelly e finire pian piano invischiati in un'avventura degna di Tolkien. Personalmente trovo questa affermazione particolarmente azzeccata, Smith è capace di gestire e intrecciare entrambi gli aspetti della vicenda con grande maestria, avvalendosi del suo tratto pulito, preciso e sempre delizioso.
Per quanto nulla si possa dire all'autore, personalmente ho amato molto di più il lato umoristico di Smith, forse proprio perché le derive tolkeniane non mi hanno mai affascinato più di tanto. Voglio dire, insomma, la corsa delle mucche, la gestione della taverna di Barrelheaven, episodi come questi sono quelli che ricorderò con più affetto (anche perché son quelli che più son piaciuti alla mia bimba). Comunque anche nei risvolti fantasy ho trovato la lettura piacevole dall'inizio alla fine, come non amare i Bone o il piccolo rattodonte Bartleby? Bone è una di quelle letture che possono accontentare molti palati, quelli dei bimbi come quelli degli adulti, quelli degli amanti del fantasy e dell'avventura ome quelli dei fan del fumetto più genuinamente umoristico.
Durante le loro mille peripezie i cugini Bone rimarranno fedeli a se stessi, nonostante i numerosi incontri con strani personaggi, b
enigni o maligni che siano. Seppure la trama portante veda tra i protagonisti la giovane Thorn, Nonna Ben, il suo amico Lucius e sull'altra sponda esseri come Kingdok, L'incappucciato e il Signore delle Locuste, sono proprio i tre piccoli ossicini quelli che rimarranno nel cuore del lettore.
 Il tomone va sui 35 euro, una volta lo si poteva trovare a 25 in rete su vari Amazon, Ibs, etc..., ora con la nuova normativa sconti così forti sono ardui da strappare, comunque io consiglio di farci un pensierino, in fondo potete sempre farvelo regalare come ho fatto io.
Specifiche: Bone Di Jeff Smith Brossurato della Bao Pub. 1344 pgg  b/n 35,00€


Supereroi il Mito

Arriva una nuova collana della Gazzetta in edicola settimanalmente dal prossimo18 novembre.
Altre 30 uscite che vanno ad aggiungersi alle passate due iniziative.
Qui il link dal sito della Gazzetta.
Tra i volumi in uscita:

Scisma  - la miniserie che ha portato alla separazione dei mutanti di Xavier, che si sono divisi in due fazioni, quelli che hanno scelto Scott Summers e quelli che hanno scelto Logan. Not so bad

Tre - L'arc conclusivo di Hickman sui Fantastici quattro, quello ch eoprto alla scomparsa della Torcia Umana. Base di lancio per la sua fondazione Futuro. Miniserie che mi lascia estremamente curioso, ma che per quanto possa essere conclusiva, conoscendo l'autore dubito che sarà digeribile senza un discreto apparato redazionale di guida.

Ragnarok and Roll  - Il Thor di Walter Simonson, o meglio la fine del mondo alla maniera scandinava alla maniera dell'autore americano, una saga avvincente e godibile riproposta in un unico volume.

Prima Lezione - l'arc introduttivo della fortunata serie di Jason Aaron con il Preside Logan alla guida della Jean Grey High School.

Spider Island - Le discutibili innovazioni che hanno investito il tessiragnatele hanno una origine e per alcuni, specie i conservatori, l' inizio della fine e proprio questa qui.

Sulla Controterra e La minaccia di Thanos - Dedicato a tutti quelli che adorano Warlock ma non hanno abbastanza dindi da prendere l'ominibus (io  per esempio)

Spiderman 2099 -  Le prime storie del ragno del Futuro, rispolverato recentemente da Slott per un team up con il suo Otto-Ragno, nel volume sono riproposte i primi numeri della serie disegnata da Rick Leonardi ed edita per la prima volta in Italia dalla Star Comics.

Illuminati - Una delle poche cose che digerisco di Bendis, riconducibile alla sua gestione del Marvel Universe.

Ci saranno comunque anche:

Siege - L'assedio di Bendis alla nostra pazienza, più che altro, come dite? Avevate comprato l' Omnibus da 25€?  Bravi coglioni.

Shadowland - Devil a capo della malavita newyorkese, ne hanno parlato male tutti, anche i sassi.

Mai più Hulk - Presumo il seguito della saga introduttiva dell' Hulk Rosso, unica nota positiva, ammesso che ci abbia preso, le matite di Frank Cho.

Per ulteriori informazioni vi ho lasciato il link più su, per tutto il resto baci ai pupi.




sabato 26 ottobre 2013

La top ten dei veicoli dei supereroi (e non)

Ma non vi siete stufati delle mie recensioni?
'Ste filippiche su quello che, in teoria in IMHO, dovreste aggiungere o meno alla vostra collezione di fumetti.
No vero che non vi siete stufati? Bravi miei adoratissimi fumettopeniaci, ea la risposta che il mio parassitario ego voleva sentirsi dire.
Però oggi niente recensione, sono ancora stanco del certosino lavoro di ricerca alla scoperta di quasi tutte le citazioni di Alan Moore su Nemo: Cuore di Ghiaccio, a proposito chi torna da Lucca senza il Black Dossier, torni in ginocchio.
No oggi uno di quegli articoli assolutamente inutili che ogni tanto cicciano nella mente dei blogger di tutto il mondo, il più delle volte quando si ritrovano a corto di argomentazioni, ecco l'ennesima personalissima Top Ten, manco fossi il personaggio del romanzo di Nick Hornby, Alta fedeltà, stavolta stiliamo una classifica dei 10 superveicoli della storia del fumetto evitando di citare più volte la Batmobile.

10. La Fantasticar di Jack Kirby





9.  Lo Scarabeo Volante di Blue Beetle






















8. Il Jet Invisibile di Wonder Woman














( che lo trovava giusto perchè lo parcheggiava sempre allo stesso posto)

7. Il Quinjet dei Vendicatori

Che personalmente non mi dice nulla, ma poi chi li sentiva i Marve zombie che si annidano tra voi?
















6. La Owl Ship di Owl-Man (per gli amici Anacleto)














5. Il Carrier di Authority



















4. La Batmobile

Non ho saputo decidermi tra le due Batmobili più belle del Bat-universo quindi al quarto posto ci metto la Batmobile del telefilm e la gettaponti, la Tumbler, dei film di Nolan.



3.  Il Nautilus del Capitano Nemo (Kevin O'Neill)











2. Il Fuckicoma di Ghost in the shell


















1. Il tappeto dimensionale di Flash

















1 bis. A parità di godibilità del tappeto di Flash, quello che gli ha permessi di saltare da una dimensione all'altra per  decine e decine di anni. Ci metto anche il Chopper Spaziale di Lobo


E se non siete d'accordo, dite la vostra!
Baci ai pupi.

venerdì 25 ottobre 2013

Nemo Heart of Ice



Partiamo da una premessa, io amo Alan Moore, e credo cha la sua Lega degli Straordinari Gentlemen, sia tra le opere più originali del XXI secolo, l’intuizione di Moore, sull’uso dei characters della letteratura è qualcosa di indicibilmente geniale, e la Lega degli Straordinari Gentlemen oltre che una delle migliori opere del fumetto, chiamiamolo contemporaneo, è la prova tangibile che l’autore è il miglior scrittore in seno alla nona arte.
Dopo mesi dalla sua uscita, mi sono deciso a recuperare anche  Nemo Cuore di Ghiaccio, una meravigliosa breve storia con protagonista la figlia del celebre Pirata della letteratura di Jules Verne, di cui abbiamo fatto la conoscenza nella prima parte di Secolo: 1910
Non mi lancerò in un'altra feroce critica sull’edizione italiana, Fumettopenìa ha già espresso i suoi negativi commenti sul comportamento dell’editore italiano dell’ultima opera di Alan Moore, non mi perderò in nuove invettive contro la Bao,  mettiamola semplicemente così, chi mendica non può scegliere, ed io mendico più Alan Moore di quanto ce ne sia in giro, e se la mia dose deve avere questo misterioso formato cinese, pazienza.
Nemo: Cuore di Ghiaccio è meravigliosa, troppo breve, ma meravigliosa - la distruzione dell’ambizione dell’erede del principe Dakkar di voler superare le gesta del padre, che si scontrano con un mondo alieno e misterioso sepolto nei ghiacci dell’antartide, un ‘omaggio alla letteratura Lovecrafitana, che stavolta fa dà palcoscenico sul quale si muovono i nuovi omaggi alla letteratura novecentesca di Moore.
Cominciamo?
Il signor Krane che compare nelle prime pagine, per impedire il furto dei tesori reali in sua custodia è preso a prestito dalla famosa opera filmica di Orson Welles, Citizen Krane, conosciuto in itala come Quarto Potere.
La misteriosa Regina Ayesha, che la figlia di Nemo sta freddamente derubando è la regina di Kòr, e come il suo regno,  proviene dalla letteratura di H.R.Haggard, l’autore delle novelle di Alain Quatermain, che gli amanti della Lega conoscono bene, in realtà è la reincarnazione di Kallikratis, la dea a cui tutti devono obbedienza.
Gli avventurieri che Krane incarica per recuperare il tesoro sono tutti presi dalle novelle che hanno costituito il filone del genere Edisoniade, ovvero storie di fantascienza, che si rifacevano alla vita ed alle gesta dell’inventore Thomas Edison.
Gli avventurieri scientifici più importanti d’America, arruolati da Krane per la caccia alla figlia di Nemo sono appunto i tre personaggi più importanti del genere: Frank Reade, Tom Swift e Jack Wright, creati rispettivamente da Harold Cohen nel 1876 e Luis Senarens nel 1891.
Moore è insuperabile nella sua opera citazionistica: L’uomo a Vapore delle praterie che gli esploratori portano a Krane, è un chiaro omaggio a The Steam Man of Prairies di E. S. Ellis, uno dei capisaldi del genere cosiddetto Edisoniade (1868).
La Megapatagonia è un omaggio allo scrittore francese Nicolas Edme Restie de la Bretone, nel suo La Découverte australe Par un Homme-volant (1781), la Megapagonia è un arcipelago che è l’esatto contrario della Francia, dei suoi costumi e della sua cultura, infatti nell’opera di Moore è abitato da animali antropomorfi che parlano al contrario in francese e vivono nella capitale chiamata Sirap (Paris).
Tutta la geografia Antartica di Moore, di Moore dove si svolge il resto dela caccia ovviamente proviene dalla letteratura tardo ottocentesca, come la Plutone Sotterranea e le Montagne di Ferro, che provengono entrambi da Viaggio al centro della Terra. Le montagne della follia  ed il bestiario presente nella misteriosa città nascosta nei ghiacci invece proviene quasi tutta dalla mente di H.P. Lovecraft.
Tra l’equipaggio del Nautilus, stavolta vale la pena ricordare il Professor Augustus S.F.X. Van Dusen, detto anche La Macchina Pensante, protagonista di una serie di serie di romanzi di Jaques Putrelle, dalla letteratura di Putrelle, proviene anche l’impenetrabile carcere di Chilshom, nel romanzo, The Problem of cell13, citato dallo stesso Augustus verso la fine del fumetto.
Raccapricciante particolare che mette in risalto la genialità do Moore è il fatto che  lo scrittore Futrelle, fu una delle vittime della tragedia del Titanic, e in Cuore di Ghiaccio i rimandi alla nave che affondò per colpa della collisione con un iceberg nel 1912, sono molti a cominciare da una illustrazione di O’Neill che disegna una nave che solca i mari all’inizio del volume.
La didascalia parla di una  White Star Titan Line un chiaro riferimento all’opera di Morgan Robertson e alla compagnia inglese Star Line, i proprietari veri del Titanic.
Vi ho annoiato abbastanza? Non capite proprio niente!
Voi superior vi meritate. 
Penso che pubblicare una guida del genere sia un obbligo che l’editore italiano dovrebbe fornire ai lettori, invece manco a dirlo, in Nemo Cuore di Ghiaccio della Bao, un inserto del genere manca.
Nonostante  la mancanza, vi dico subito che questo piccolo volumetto merita tantissimo, solo l’epilogo della storia, ovvero le conclusioni di Janni, meritano ogni centesimo, la prosa di Moore è spettacolare, adulta, ricercata, e non fa che creare un pauroso hype per l’arrivo in Italia del Black Dossier.
Accattatevillo e baci ai pupi.

giovedì 24 ottobre 2013

Orfani d'innovazione



Ed eccoci qui, potevamo non accodarci alla fila di blogger che si sta lanciando in mille dissertazioni sul nuovo mensile della Bonelli?
Arriva anche per noi di Fumettopenìa, il momento di rapportarci con gli Orfani di Roberto Recchioni.
Avevo promesso sulla pagina Facebook però, che avrei delegato agli altri il commento, perchè sono oberato di letture che personalmente, reputo più interessanti da commentare:
Longshot (Marvel-Panini), Punk Rock Jesus (Vertigo-RW Lion) e la Doom Patrol di Morrison (DC-Vertigo-RW Lion).
Ed eccolo apparire dal nulla, l'amico Loreto di Napoli - autentico Marvel-troll nonchè mio rompicoglioni et stalker personale, che mi ha spedito a bruciapelo il suo commento su Orfani,  per chiedermi cosa ne pensassi.
Commento che  mi ha costretto a rivedere i miei programmi visto che ho dovuto revisionarlo non poco.
Diciamo che la prima stesura del pezzo era troppo, per così dire carica, sul lato emozionale, ma  presumo che spendere 4,50€ con mille aspettative, e vederle deluse pagina dopo pagina possa irritare parecchio.
Comunque  visto che è la sua prima recensione, diamogli il benvenuto, d'altronde come dico sempre, è  meglio ascoltare più campane per farsi un idea di quello che succede al di là del proprio naso. Anche se la campana in questione è Loreto.
Buona lettura di questa atipica recensione pasticciata a quattro mani e soliti baci ai pupi.

"Finalmente" ho letto Orfani!
Dopo tutto gli hype ed i flame nati su  questa serie ancor prima della sua pubblicazione, prenderlo è diventato un obbligo, se non altro per non essere tagliato fuori dai vari gruppi e forum, dato che disquisire su Orfani sia la regola del momento. [La vita è fatta di priorità ndGen]


Dal punto di vista editoriale direi che Recchioni ha vinto, nel bene o nel male, che sia piaciuta o meno, il nuovo mensile dell'autore romano e di Mammucari è la serie italiana più discussa del momento.

Professione Flamer

Incuriosito soprattutto dalle feroci stroncature di parecchi lettori che, a mio parere, sembrano dovute più a un odio incondizionato [odio addirittura! ndGen] verso l'autore che all'opera in se, mi sono deciso a comprarlo e leggerlo, [e sono tre volte che lo dici la cominciamo sta recensione o no?! ndGen] (anche se non trovi molto allettante l'idea di spendere 4,50€  in più al mese).

Prima le buone notizie.

La veste grafica è ben fatta, il prodotto si presenta moderno e accattivante e le copertine del grande Massimo Carnevale danno quell’incentivo in più. I disegni di Mammucari sono molto godibili e nonostante sembra che resti ingabbiati nei soliti canoni delle geometrie delle tavole Monelli, sembra che riesca a trovare lo spazio per concedesi qualche piccola licenza stilistica, tipo qualche splashpage qui e là.  
Ma la vera rivoluzione sta nei colori, mai così ben utilizzati in altre edizioni della casa editrice di via Buonarroti che, oltre ad arricchire i disegni, contribuiscono a dare spessore ed emotività alla trama, suggerendo con vari cambi di tonalità l'atmosfera che i due autori vogliono trasmettere.

Ecco una cosa che accomuna gli articoli su Orfani che ho letto in giro, mai come per Orfani, il contributo del colorista è diventato così importante, il colorista, questa figura che nessuno si fila di solito, e non me ne vogliano i coloristi, in Orfani diventa un incentivo all’acquisto, il bastone  grazie al quale si aiuta una sceneggiatura claudicante, che ha fatto dell’arte della citazione la sua ragion d’essere [ndGen]

Dal punto di vista della sceneggiatura, beh, diciamo che qui se l'asino non casca del tutto, è il caso di dire che vola abbastanza basso:
La storia si articola in due linee temporali:  il passato - dove si narra della gioventù e quindi dell'addestramento degli "Orfani" e il presente (o il futuro?) [lo stai chiedendo a noi?ndGen] -dove troviamo i personaggi cresciuti, addestrati e trasformati in macchine da guerra.
Una sceneggiatura che IMHO  [e sottolineo la sua IMHO! ndGen] ho trovato ricca di un bel pò di forzature.
Tipo perchè spendere tempo, soldi e carburante per salvare dei bambini, dividerli in gruppi per poi riabbandonarli ed osservare come se la cavano?
Il fatto che questi ragazzi siano sopravvissuti alla distruzione della Terra, non basta come prova per quel che concerne il loro istinto di sopravvivenza?
Aldilà della palese volontà di trasformare il fumetto in una sorta di clip di uno shoot'em' up dell'ultima generazione, che funzionalità ha una lotta con un orso furioso?
Che a voler essere pignoli non regge come Boss finale, specie se il livello precedente è stato salvarsi da un olocausto.
Trovo che sia proprio questa forzata videoludicizzazione del fumetto che mi ha lasciato abbastanza deluso per questo numero uno. 
Momento topico - Uno dei ragazzini del gruppo, si sacrifica per salvare gli altri dandosi in pasto all'orso di cui sopra.
Un martire di una decina d'anni, che davanti ad una bestia inferocita, resta volontariamente immobile e si fa sbranare manco fosse sotto morfina, per far salvare un gruppo di sconosciuti con i quali fino a poche pagine prima i rapporti non erano nemmeno così tanto rosei.
[Sei l’unico convinto che il tipo sia morto comunque ndGen]
In sostanza non c'è nulla di accattivante in questo primo numero, che sostanzialmente parla di un improbabile battesimo di fuoco di un gruppo di ragazzini sconosciuti l'un l'altro, miracolosamente scampati ad una catastrofe in cui hanno perso tutto quello che avevano di più caro, eppure nonostante la giovane età riescono ad orientarsi in un ambiente sconosciuto e ostile, capendo da soli dove andare e che fare, e sopratutto, a comportarsi in una situazione estrema e di sopravvivenza, a prendere decisioni lucide e fredde, manco fossero dei piccoli Rambo.

[ma cosa ti lamenti? Amuro Ray guidava Gundam a nemmeno 15 anni Watta Takeo il Trider G7 e Kento Tate ha imparato prima a pilotare Daltanius che a farsi la barba! Come per questi cartoni, anche il target di Orfani non era certo un pubblico adulto, sarà un caso se il numero Zero era distribuito gratutitamente nei Gamestop, e la copertina ha forti rimandi grafici ad Halo?  Oltre il citazionismo dell'opera nipponica, che esalta un eroismo adolescenziale, tipico degli cartoni degli anni'70 '80, non c’è molto altro. ndGen] 
Sinceramente trovo più credibile Spiderman! [se intendi Superior sappi che questa è la prima ed ultima recensione che scrivi per il blog, non è che Otto Parker sia rivolto ad un target differente da
quello di Orfani. ndGen]

In conclusione
Avevo promesso di restarmene fuori ma già che ci sono, vi dico anche la mia opinione:


Questo pezzo postato dallo stesso autore sul suo blog sembra mettere un tappo in bocca a tutti gli hater della sua creazione,  una volontà di sottolineare la differenza tra plagio e citazione.
Ma il problema di Orfani è quello? L’imbarazzante quantità di citazioni? O il riciclo?
L’impressione che ho avuto io, è stato di leggere una sorta di Frankenstein, un patchwork di sceneggiature prese in prestito da questo o da quella opera (che sia cinematografica, fumettistica o videoludica).
Una sceneggiatura che è un po’ la cronaca di un successo già annunciata, piena di rimandi e dejavù, e che una volta interpretata si lascia leggere senza sorprendere, perchè scivola pagina dopo pagina in un susseguirsi di situazioni abbastanza stereotipate nella loro godibilità.
E pazienza se gli alieni sono una via di mezzo tra Glob Herman, Slushh del Sinestro Corps e Brimstone, pazienza se i dialoghi sembrano strappati al monitor del vostro pc mentre giocate a
Medal of Honor,  Orfani è una lettura leggera forse troppo, ma solo per chi cerca nel media fumetto altre cose. Uno shoot’em up last generation.
La sceneggiatura è inframezzata da situazioni o scene pescate un pò in giro, espedienti narrativi e grafici, in cui vi siete già imbattuti in passato, e che vi hanno emozionato.
L'emozione che si sente con Orfani è la copia di una copia di una copia, sotto questo aspetto sembra un trattato di pedagogia, in cui il lettore riveste il ruolo dei cani che sbavano al suono della campanella.
Se deve tenervi compagnia una trentina di minuti in treno è un’ ottimo investimento, ma non dovreste aspettarvi altro.
E se i lovers vogliono ostinarsi a volergli dare il ruolo del salvatore del fumetto italiano, si limitino almeno a specificare che, se rivoluzione c’è stata è limitata al lato grafico della serie. Ed è limitata in seno alla storia fumettistica dell'editore
Però ricordiamo anche, che anni ed anni fa ci sono già state eccezionali sperimentazioni sul colore, anni e anni fa un manipolo di autori italini raccolti sotto il nome di SHOK Studio, produssero due fumetti che in Italia furono semplicemente anacronistici, per quel che concerne le tavole, lo storytelling  ed il colore: Cyberpunk West e  Egon, tarantiniani nei testi e bisleyani nei disegni.
Orfani non è un brutto fumetto, ma d’altrocanto la sua bellezza è vittima di una pesante sensazione di già visto, la sua godibilità sembra automatica, inevitabile, artefatta, studiata a tavolino. Si prenderà? 
No - il suo impeccabile confezionamento, si ripercuote sul prezzo, e proprio il prezzo, lo mette in competizione con altri fumetti, con i quali esce sconfitto (IMHO), in edicola a 1,20 in meno c’è un fumetto con una godibilità infinitamente maggiore, e non serve nemmeno che vi ricordi di cosa parlo. Poi de gustibus, beh quelli non si discutono mai.
E come dice Forrest Gump, visto che non si fa altro che citare ultimamente:
Non ho altro da dire su questa faccenda.
Baci ai pupi.

(Revisione, supervisione, Parental control, ed accompagnamento di Cardillo Gennaro)

domenica 20 ottobre 2013

Longshot il gastone della casa delle idee



“Se prendete un uomo e gli togliete nome, passato, identità e ricordi…cosa resta?
Ce la farà ad andare avanti?
Gli basterà la sua anima?”

Herman Hesse? Maddechè Ann Nocenti,meglio conosciuta come la donna che si prese la briga di prendere le redini di Daredevil dopo la cura Frank Miller.

Il testo è ripreso dalla prima didascalia di pagina 8 di Longshot numero #01 sublime miniserie che Panini ha riproposto proprio in questo mese sulla collana Marvel Gold #39,  la linea di brossurati da fumetteria che propone il più delle volte (non sempre) materiale reperibile a prezzi inferiori se avete la fantasia di cercare proposte alternative.
Qualche esempio? Se no dite che poi sono pesante e dico sempre le stesse cose senza documentarmi:
I Vendicatori contro i Difensori (Supereroi Grandi saghe #17),  La guerra Kree-Skrull (Supereroi (Grandi Saghe #14), Infinity Gauntlet (Supereroi Grandi Saghe #80, o addirittura su Marvel Comics Presenta #01 - #06 costa anche meno), La guerra delle armature (Supereroi Leggende Marvel #24) e potrei continuare per un altro paio di volumi, tipo L’Uomo Ragno la morte di Jean DeWolff, che a rimediare gli spillati Star Comics si spenderebbe non più di 5-6€.
Si lo so cosa state per dire:
“E’ un tipo di pubblicazione rivolta ad un diverso bacino d’utenza, un altro tipo di lettore”
Con ‘sta storia del bacino d’utenza diverso…ma non sono lettori di fumetti anche quelli?
Ma poi come lo chiamereste il bacino di lettori che pagano 15-18€ per storie che potrebbero leggere anche a meno di 10€? No perché io un paio di appellativi ce li avrei, però poi magari tra voi qualcuno potrebbe sentirsi offeso a sentirsi chiamato pirla (cazz…l’ho detto!) e si incazza pure, ed io non voglio che vi arrabbiate quando bighellonate sul mio blog.
Quindi non lo diciamo, limitiamoci a chiamarlo il bacino dei poco svegli và, chiamiamolo così.
Puro Fair Play.
Quindi dicevamo, sull’ultimo Marvel Gold reperibile in fumetteria adesso, Panini ci ha ristampato una delle miniserie più carine della metà degli anni’80, la miniserie che lanciò  al pubblico l’affascinante biondino con due cuori, che da lì a poco, visto il riscontro positivo dei lettori sarebbe stato adottato nella famiglia dei mutanti di Claremont.
Nella dimensione parallela chiamata Mojoverso, dominata dal cattivissimo Mojo, furono creati dallo scienziato Arize, una casta di uomini e donne simili ai terrestri con alcune differenze anatomiche, tipo un cuore in più nel petto, un dito in meno per mano, e una forte inclinazione a vivere da schiavi agli invertebrati, tra questi schiavi Arize ne creò, che dotò, oddio si puo dire dotò, sembra il nome di un piatto giapponese, comunque dotò della capacità di alterare le probabilità a suo vantaggio, qualità che sulla terra gli fece guadagnare l’appellativo di Longshot, un complicato gioco di parole che in pratica sottolienava il fatto che il nuovo eroe di New York, per quanto si cacciasse in imprese con poche probabilità di vittoria, riuscisse sempre ad uscirne indenne, in inglese longshot, vuol dire lancio lungo, scommessa azzardata, impresa rischiosa, da qui fortunato.
Arize plasmò il suo schiavo più importante della capacità di ribellarsi agli invertebrati,  qualità che lo portò ad essere il leader della rivolta degli schiavi, rivolta che purtroppo non ebbe un epilogo felice, la miniserie comincia con Longshot, in fuga da una banda di animali antropomorfi, che sembrano del tutto intenzionati a riportarlo dai suoi padroni vivo o morto.
In pratica gli invertebrati gli hanno cancellato la memoria, ma la fortuna del nostro affascinante eroe lo aiuta nella sua confusionaria fuga, ed attraverso un inaspettato varco dimensionale giunge sul pianeta Terra, nella solita New York, fuggendo dai proiettili dei suoi persecutori.
Questo è l’incipit della deliziosa miniserie di Ann Nocenti, qui al suo vero esordio nella casa delle idee (allora poi è il caso di dire erano quasi tutte buone idee tranne forse Secret Wars 2).
Nei 6 numeri raccolti nel volume Panini, Longshot farà la conoscenza di bellissimi personaggi, tutti magistralmente caratterizzati, che difficilmente non susciteranno le vostre fantasie, come il survivalist Elliot, il catastrofista che vive come un eremita in un bunker sotterraneo ai margini di un bosco, in attesa che l’umanità si autodistrugga con il nucleare.
La bella stunt girl chiamata Rita Ricochet, e la troupe del regista Hitch, la nuova promessa del “cinema spazzatura americano” (parole sue non mie).
Just let me die, l’esilarante terzo numero, vede Longshot coinvolto in un improbalissimo team up con uno sfigato di nome Theo, con il quale decide di assaltare quei ladri della compagnia elettrica, e qui mi fermo per evitare di rovinarvi troppo le sorprese del tomo, che ripeto è una piacevolissima lettura. Una storia sicuramente divertente e coinvolgente, che gioca molto sulla geniuina innocenza delle azioni di un uomo senza passato e memoria, che conquisterà anche i nuovi lettori che conoscono poco il personaggio, che credo oggi editorialmente si sia perso nel labirinto delle dimensioni parallele insieme agli Exiles.
Una godibile avventura che tecnicamente varrebbe pure il costo del volume Panini, una storia in cui non mancheranno gli incontri/scontri tra il nostro affezionatissimo (vi ci affezionerete o consideratevi dei mostri insensibili) e varie calzamaglie residenti nella grande mela, tipo l’Uomo Ragno, ed il dottor Strange, colpi di scena, drammi e situazioni più distensive, il tutto raccontata da dialoghi mai banali o piatti, ma sempre divertenti ed appetibili.
Il disegnatore della miniserie poi è un ispiratissmo Art Adams, co-creatore del personaggio, che con le sue anatomie affusolate dona alla storia quel fascino grafico che la rende un prodotto degno della vostra attenzione.

Occhio alla spesa

Longshot come detto è molto bella, io mi sono divertito a rileggerla per l’ennesima volta per recensirla sul blog, tuttavia il mio modus operandi non cambia, al vostro portafoglio ci tengo e quindi prima di tuffarvi a testa bassa sull’edizione Panini da 15 euro dovete sapere che esistono due precedenti edizioni, tutte e due Play Press e sicuramente almeno una delle due reperibile ad un prezzo minore.
Il Play Book Collection del 1992, raccoglie per interno la miniserie di cui sopra, in pratica è identico (anche per la carta) al Marvel Gold, solo che costa sicuramente meno,  se spulciate internet e fumetterie potrete trovarlo anche ad un prezzo non superiore ai 5€.
Per completezza vi dico anche dove rimediare la primissima apparizione di questa squisita miniserie: su X-Marvel (Play Press) sui primi 6 numeri, che forse a ben cercare potreste trovare anche ad 1€ l’uno con lo svantaggio di trovarvi con altre storie segate, tipo quella di Excalibur contro le parodie dei cartoni della Warner, Having a wild weekend disegnata da Erik Larsen.
Mi sa che vi ho detto tutto, ovviamente la morale è che consiglio la lettura e l’aquisto di questo volume, se
risparmiare o meno dipende solo da voi.
Buona lettura e baci ai pupi.