Uno deve riconoscere i propri, limiti, e badate che scrivo limiti, appprezzate almeno, lo sforzo di non apparire al solito spocchioso. Ed il limite è: io del panorama fumettistico italiano conosco ben poco,e quello che conosco non è che mi faccia eccitare, Zerocalcare mi annoia, non riesco ad andare oltre 4-5 pagine, Recchioni non mi piace, e con "non mi piace" andiamo giù di eufemismi, Sio lo ritengo un chemioterapico neuronale, la bonelli credo sia una realtà editoriale composta da un branco di dinosari impermeabili al cambiamento, insomma diciamo che se voglio prendere un fumetto italiano di solito ripiego su altro, su altri nomi, morti probabilmente, o ritiratisi per incompatibilità di idee, quindi il panorama fumettistico italiano contemporaneo, quello che per lo più vive di "like" sui social, spopola sulla rete e poi finsce sulla carta, proprio non mi riesce di farmelo piacere.
Non ho mai fatto della mia iscrizione sul famoso social di zucchemberg, un lavoro, iscrivermi ai gruppi mi scoccia oltre ogni modo, seguire le pagine mi annoia, dalla mia home riesco a stento a leggere le uscite di un paio di fumetterie in cui mi servo, ho disattivavo tutte le notifiche degli editori, per non avere invasa la bacheca da inutili annunci di uscite che tanto periodicamente slittano. Fondamentalmente è uno dei motivi per cui fumettopenia, non è certo un blog di attualità fumettistica, si parla di quel che si legge, e di poco altro. Adesso Thor è donna, e Cap e nero, ed è tornato PeterParker, esticazzi aggiungerei.
La premessa inerente le lacune del panorama italiano, era necessaria per cominciare a parlare del volume che ho appena finito di leggere, Nick Banana di Nicolò "Nebo" Zuliani, Michele Monteleone e Daniele Di Nicuolo, dovessi dirvi adesso che conoscevo uno solo di questi tre ragazzi (dò per scontato siano giovani) prima di oggi, vi mentirei spudoratamente, mai sentiti, mai coperti, però conosco la star comics, oddio la conoscevo dai tempi della licenza Marvel o ai tempi della prima invasione manga, li ho rivisti a malincuore per il pessimo Suore Ninja, ed ho conosciuto la loro collana Graphic Novel (che titolo paraculo) recentemente, per il delizioso Forever Bitch, del quale per un motivo o per un altro, (leggi Alan Moore e Grant Morrison) mi sono poi dimenticato di parlarvi.
Il primo punto a favore di questo volume, e forse l'unico, nonostante i suoi 6€, è la sua inspiegabile appetibilità tattile, questo bonellide - ormai il termine è riconosciuto dall'ordine dei sacri operatori grammaticali italiani, come il perchè con la kappa e senza accento e con la ics al posto del per - ha una sorta di composizione - mi è successo come per Forever Bitch - grazie alla quale una volta che lo prendi tra le mani, lo sfogli e ne annusi la carta, ragazzi miei non c'è verso, dovete prenderlo. vi segue fino alla cassa, o alla finestrella dalla quale paghi l'edicolante. Non so chi ci sia al marketing in casa Star Comics, Albus Silente forse, fatto sta che prendo atto che ieri in edicola, come acquisto non era assolutamente contemplato, e me lo sono ritrovato in auto, mentre con la moglie volavamo a vedere (autovelox permettendo) Le regole del Caos.
E per quel che concerne i contenuti?
Uhm parliamo prima della parte grafica, Daniele Di Nicuolo ci sa proprio fare con la matita, il suo tratto non è affatto malvagio, è dinamico, pulito, espressivo, la sua griglia non è mai statica, ed un paio di volte ho quasi urlato al capolavoro nella scelta delle inquadrature. Tarantiniana quella della "telecamera" nello stipite delle pentole della casalinga fiorentina. Purtroppo la magia si esaurisce qui, i testi nonostante siano scritti quattro mani non è che brillino di questa luce abbagliante, in prefazione Alessandro Doc Manhattan Apreda, altro nome che a me, cavernicolo della rete, dice poco, al massimo mi spinge verso interrogativi esistenziali della serie, ma perchè sto bisogno di nickname continuo? Ma che hanno 'sti ragazzi contro il semplice nome proprio come identificativo?
Doc Manhattan dice che questo Nick Banana non è un fumetto per quelli privi di spirito, quelli impermeabili alla satira, ora nel leggerlo tutto, con una certa fatica, lo confesso, non mi sento di appartenere alla classe di lettori della Settimana Seria nè sento l'esigenza di abbonarmi a Musoneria Magazine (cito lui), solo perchè non sono riuscito a ridere nella lettura di questa serie di luoghi comuni fatto fumetto.
La più grande contraddizione di questo fumetto è che fa il verso a quella cultura mentecatta di cui si nutre e con cui cresce. Si gli italiani da tempo hanno spostato il loro attivismo su social e affini, in alcuni passaggi i testi sono persino graffianti, ma c'è poco altro, è satira di livello molto basso, ma mi rendo conto che sarebbe stato complicato confezionare un'opera di un certo spessore, se il bersaglio è il leader del movimento 5 stelle. Mi sono semplicemente illuso di trovarmi di fronte ad un prodotto interessante, attuale, ma invece siamo lontanissimi anche da una storia che sappia catturare l'attenzione del lettore.
A pagina 30 più o meno l'attenzione è calata tantissimo, in casa mi distraeva tutto (ed ero da solo) e da quel momento in poi l'impressione è che la storia, nemmeno a dire si trascina, ad essere onesti è più giusto dire che sono io a spingerla fino alla sospirata pagina finale.
Il guaio di Nick Banana, è che non sai cosa vuole comnunicare. Il fine ultimo di questo volumetto quale dovrebbe essere? Insomma dove vogliono andare a parare questi ragazzi?
Mettere a nudo gli sbagli del Movimento?
Irritare quei pochi talebani rimasti che ancora confidano nel fatto che questi ragazzi riescano a fare qualcosa di più che dimezzarsi lo stipendio?
Se dovessi cercare un aggettivo direi che è pretenzioso, poi questa critica selvaggia al qualunquismo, alla rete, ed ai suoi soggetti della rete, da qualche parte nel fumetto li si dipinge come alienati incapaci di uscire di casa o giù di lì, una definizione che mi trova d'accordissimo, ma un tantino ipocrita, qui in italia tutto si fa in rete, persino il sesso, si fa politica sulla pagina di grillo, si pontifica sul calcio fino a scannarsi, pure il mondo del fumetto vive di rete, tuber, che non hanno ancora capito il fisiologico uso di una webcam, opinionisti del cazzo convinti di fare le pulci ai maestri del fumetto, ed intanto prendono per rivoluzione il finale della prima stagione di Orfani, o trovano innovativo l'appiattimento della Marvel per colpa della Disney, da buon dinosauro dopo aver visionato il prodotto, dò un occhiata a chi lo ha confezionato, cerco di documentarmi su questo Nebo, e la cosa che mi stupisce è che con la rete direi che ci bivacca, è pure stato silurato dalla rete, licenziato da GQ dopo che una tuber, tale Barbie Xanax, (quando mi imbatto in queste cose amo la mia condizione da eremita) aveva criticato un suo pezzo sul giornale.
Insomma il creatore di Nick Banana, l'uomo dietro alle fandonie della rete, è una creatura della rete stessa, e probabilmente senza la rete vivrebbe nel totale anonimato. Come l'autore della prefazione probabilmente.
Ma c'è di peggio, spulciando la rete, mi ritrovo a leggere di una intervsta a GQ, insomma, silurato da GQ, Nebo ci torna come intervistato per promuovere il proprio fumetto, quando la coerenza non fa parte del bagaglio di qualcuno insomma. Ma si, perculiamo (giustamente) la coerenza grillina, di fatto un suicidio politico che stanno ancora pagando, ma intanto torniamo da chi mi ha cacciato... E non parliamo della qualità dell'intervista, col giusto tipo di occhi vedi chisramente che è una marchetta promozionale, probabilmente pagata pure, scritta per l'utenza di GQ, che poi non è che peschi da un bacino che entra ed esce dalla Bocconi.
Magari questi senza rete erano tutti operai in qualche fabbrica del nord ancora aperta, con un contratto tramite agenzia.
Insomma se Nick Banana, pretende 6€ per una non specificata morale o critica sull'italiano medio di oggi assolutamente scontata e non richiesta, ha mancato il bersaglio, se invece la gabella era il pagamento anticipato per far ridere i lettori, beh spero abbia la formula soddisfatti o rimborsati, perchè non fa ridere.
Gli Snorky piazzati così a bruciapelo per giustificare la battuta finale non fanno ridere, i luoghi comuni sui compulsivi da facebook non fanno ridere, la satira sui comici che non campano senza Berlusconi non fa ridere, anzi suggerisco la visione de La trattativa, per vedere un modo di fare satira costruttivo.
Diciamo che sostanzialmente Grillo a parte, che è indifendibile, gli autori travisano un pò alcune questioni, presumo troppo qualunquismo confonda le idee, e renda tutti bersaglio per qualcosa.
Insomma alla fine della fiera l'unica cosa che resta appetibile di questo fumetto sono le tavole dell'illustratore, al quale auguro di imbattersi in sceneggiature più degne.
Da evitare assolutamente che siate o meno Grillini.
Meglio ma molto meglio Forever Bitch.
Che strano ma vero, è francese, quando la clssse è una cosa etnica. Ridatemi 6,00€, merceologicamente parlando, sono almeno tre degli AlterLinus del '74, che sto recuperando.
Baci ai pupi.
Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.
Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.
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Visualizzazione post con etichetta formato Bonelli. Mostra tutti i post
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giovedì 11 giugno 2015
mercoledì 12 giugno 2013
Dragonero - Il Fantasy Made in Italy
"Presentare
una novità in edicola di questi tempo può apparire persino un pò folle,
ma le crisi che ciclicamente colpiscono anche il mondo del fumetto non hanno mai
impedito alla nostra casa editrice di proporvi nuove idee, sfidando le
difficoltà del momento" Davide Bonelli sul primo numero di Dragonero.Ora ad essere maligni , una nuova serie fantasy, con tanto di Draghi e Maghi, con tutto il trambusto che sta facendo Games Of Thrones, mi sembra l'unica scelta tutt'altro che folle per consolidare una posizione di vantaggio in edicola. Ma sarebbe una maligna provocazione, e poco altro, d'altronde il deja-vu è solo iniziale, e non che poi Martin adesso, ha il monopolio di draghi, castelli picche e cavalieri, per ora Dragonero in comune con GOT, ha solo il fatto che di draghi se ne parla molto ma si vedono poco, e che a stargli troppo vicino di rischia di finire in carbonella. Stop. Nient'altro.
Anzi direi che più che la fantapolitica medioevale delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, Dragonero, ricorda più il vecchio Dungeon and Dragons, Maghi, Draghi cavalieri ed Orchi.
Attenzione. Questo Dragonero, perchè il romanzo a fumetti Bonelli uscito nel 2007, ed oggi venduto a prezzi tipicamente italiani su Ebay, aveva molto in comune con l'opera di Martin, tanto da rischiare una bella denuncia per plagio, è vero la Barriera è stata ribattezzata Il Grande Vallo, una muraglia che taglia longitudinalmente il continente separando Erondar, (la terra di mezzo di Tolkien, o se volete la Westeros di Martin) da Varliendar, la terra dei draghi Bonellide, detta anche Regno Oscuro, abitata da esseri misteriosi ed alieni, gli Algenti, gente strana tipo quella che riunisce Mance Ryder, e sentite l'ultima, questo Grande Vallo è presidiato da uno speciale ordine di Cavalieri: Le Guardie Rosse, e sì perche I cavelieri della Notte, per gli amici i Corvi Neri erano già stati presi.
Ma che ci crediate o meno, non sono qui per parlar male di questo nuovo fumetto, tutto questo, nel nuovo numero uno non compare affatto (per ora), e non credo comparirà, proprio per le inquietanti somiglianze con la fortunata saga dello scrittore statunitense.
Lasciamo perdere il passato,d'altronde vi sconsiglio ampiamente l'acquisto di questo mattone bonellide, non perchè sia brutto, io lo sto leggendo proprio in questi giorni, preso in prestito da un bonelliano fervente, ma perche costa -adesso- la spropositata cifra di 99.00€, ennesimo esempio di come in Italia, a parecchie persone il cervello scorreggi, letteralmente .
Quindi in sostanza Dragonero #01 come è?Ma è carino, tutto sommato si lascia leggere tranquillamente, se non co di aspetta un capolavoro, il punto forte sono i disegni di Giuseppe Matteoni, puliti, chiari, con personaggi ben definiti, sia nei campi lunghi che nei piani.
Nelle prime pagine, si assiste ad un ipercinetico inseguimento per i tetti di Baijadan, degno persino dei primi minuti del film Casino Royale di 007, con le sue scene di parkour.
Matteoni e la sceneggiatura di Enoch e Vietti sfruttano al meglio le risocate misure delle tavole bonelliane, suddividendo le stesse, in una maniera mai monotona o ripetitiva, se do considera la tradizione dell'editore, una scelta a vantaggio del ritmo della narrazione, che veloce se non fresca, fino all'ultima pagina.
La storia, se si soprassiede alla quantità imbarazzante di dejavu, è per adesso quasi interessante: Ian Aranill, fa parte di una famiglia di cacciatori di Draghi, lui è la sua spada, tagliatrice crudele, (che però come nome non batte, nè Lungo Artiglio e tantomeno Durlindana), hanno affrontato ed ucciso uno degli ultimi Draghi Senzienti al di là del Grande Vallo, e nel momento in cui leggiamo, è insiema alla sua compagnia: un Orco, Gmor, un' elfa, Sera,e la bella Tecnocrate Myrva, alle prese con una indagine su alcuni trafficanti di armi, che sembrano essere venuti in possesso di una temibile arma chiamata Fango Pirico, una soluzione altamente combustibile, che brucia persino in acqua, e se la cosa vi fa pensare all' Altofuoco, non è certo colpa mia. Con il quale lo stesso Ian ha già avuto a che fare in passato.
Comunque nel complesso Dragonero, è budget permettendo, da tenere in considerazione, come esperimento fantasy direi che è riuscito, teniamo presente che come genere stesso, il fantasy come stile narrativo, ha regole estremamente rigide, e vive di citazioni, di opere divenute dogmatiche per il genere. Certo 98 pagine sono un pò poche per giudicarlo senza riserve, e sono un po troppo care a 3,30 euro, certo personalmente non ho apprezzato le sfumature un tantinello steampunk, dell'ordine dei "Tecnocrati", una lincenza che ha introdotto nel fumetto oggetti o termini leggermente anacronistici, è il caso della bella Xara, che usa occhiali schermati, binocoli, ed il termine "operai", parola che tecnicamente verrà usata solo millenni dopo a cavallo della rivoluzione industriale.
Ma direi che a parte questi difetti sparso il primo numero di questa nuova testata Bonelli non è del tutto disprezzabile, la storia si interrompe, quindi suggerisce una narrazione continua, diversa da quella di Dylan Dog e co., con storie che trovavano epilogo al massimo in 2 uscite.
E gli autori hanno già annunciato un blog, l'immancabile pagina Facebook, ed addirittura un mappa del mondo su cui si muovono questi cavalieri de noantri, disponibile sull'appstore. Insomma ci si adopera quel che si può per tenere alta la godibilità.
Senza spoilerarvi più di tanto e senza approfittare oltre delle vostre cellule cerebrali, chiudiamo con il dire che Dragonero tutto sommato tiene la sufficienza, in buona sostanza, si è lasciato velocemente e merita una seconda opportunità, gli scrittori Enoch-Vietti hanno dato modo di sapere impostare una trama tutto sommato intrigante, veloce, certo con una sceneggiatura non sempre solida, ( il comportamento disponibile dell'Orco durante l'incontro col protagonista alla fine dell'incursione ai danni della sua gente, è quantomeno irreale). Quello che alza la media peró sono i disegni di Matteoni che spero resti sulla serie un bel pò.
Baci ai pupi.
DRAGONERO #01- Il sangue del Drago di Enoch-Vietti-Matteoni. Brossurato ed. Sergio Bonelli. 98 pag. B/N 3,30€
sabato 8 giugno 2013
Le suore Ninja della Star-comics
Ne ha già parlato Dario di queste Suore Ninja, e sull'onda dei suggerimenti entusiasti che ho sentito in giro mi sono deciso a rimediare i primi due numeri di questa serie. E devo dire che sinceramente non ho ben capito, se dovevo ridere e quando dovevo ridere.
96 pagine di non-storia, tenute insieme da una catena di luoghi comuni, scandita da battute agghiaccianti, come i riferimenti al banchiere Calvi o l'omicidio della Claps.
Un ordine segreto di suore addestrate in Giappone, per affrontare il male che minaccia i Ministri della Fede Cattolica.
L'unica cosa che ho trovato davvero divertente in questo fumetto è stata la matita di Vanessa Cardinale, una deliziosa distorsione underground delle anatomie disneyane che di fatto sono l'unica cosa gradevole di questa miniserie bimestrale targata star-comics.
La sceneggiatura di La Rosa invece, mi spiace essere così drastico, fa acqua da tutte le parti: non diverte e fa una satira qualunquista, in alcuni passaggi imbarazzante persino per chi legge.
Parlare male di un fumetto non è mai una cosa facile, in Italia poi il blogger che parla male di questo o quel l'autore, è ridotto a "rosicone invidioso del suo successo".
Eppure questo Suore Ninja non mi ha trasmesso assolutamente nulla, se non una noia mortale. Il target di questo fumetto? I ribelli e gli anti-conformisti che identifichereste nella canzone degli Skiantos di Freak Antoni: Sono un ribelle mamma.
Credo che i fenomeni, in ambito fumettistico, siano una cosa rara, in Italia poi, ancora meno - per esempio io non riesco ad andare oltre la quinta pagina di un qualsiasi volume di Zerocalcare, il fenomeno editoriale italiano degli ultimi tempi, ed io non lo capisco, ne riesco nonostante mi sforzi di farmelo piacere.
Le suore sono uguali, un fenomeno nato on line, un martellante tam tam mediatico, che vi appanna ed appiattisce i gusti, ammaliandovi con le onde del wifi, ed ecco che un fumetto smette di essere tale, e diventa un brand, un logo, una moda, la festa del momento a cui sei quasi obbligato a partecipare, perché ci vanno tutti, io c'ero, tanto sono solo sei numeri, e pazienza se i primi due non dicono assolutamente nulla, pazienza se non si va oltre una dozzinale satira anticlericale. Allora ben venga la feroce satira anti fascista di Spataro nella sua Ministronza, l' impietosa striscia dedicata alle Non-gesta politiche della Meloni. Ho trovato persino irritante l'omofobia di Giovanardi, una satira politicamente innocua, su un personaggio di cui ci si dovrebbe auspicarne e promuovere il tramonto politico, ignorandolo, figuriamoci trasformarlo in Hulk.
No Suore Ninja è davvero brutto e pazienza se mi beccherò un bel
"rosicone" per il commento negativo. Baci ai pupi.
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