Si, questo è un altro blog sui fumetti. E come suggerisce il nome, indica una malattia: la dipendenza dai fumetti.

Benvenuti nell'ennesimo posto del web, saturo di dissertazioni e soliloqui, commenti e suggerimenti sulla nona arte.
Perchè fondamentalmente, chi ama i fumetti, non ne hai mai abbastanza, e non solo di leggerli, ma nemmeno di pontificarci sopra.

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Fumettopenìa è dedicato a Fumettidicarta ed al suo papà Orlando, che dal 2009, non ha mai smesso di farmi credere che scrivessi bene! Anzi scusate, che scriverebbi bene. E se adesso migliorato, lo devo sicuramente ai suoi incessanti consigli.

lunedì 6 maggio 2013

Storie, Storione, Storielle e Storiacce

Ne avevamo già parlato, dell'iniziativa Bonelli "Le Storie", ma Dario vuole ritornare sull'argomento con una sintesi su quello che finora  è uscito, lascio subito lo spazio:
 
Era il Novembre dell'anno scorso quando la Bonelli portava nelle edicole quello che si annunciava sulla carta un piccolo evento editoriale. Arrivava alla pubblicazione la collana Le Storie, seconda serie regolare al debutto nel giro di pochi mesi (insieme a Saguaro) dopo un periodo in cui a farla da padrone nel campo delle novità erano state miniserie e romanzi a fumetti. Già questa poteva essere una notizia degna di nota ma la cosa interessante era sicuramente la mancanza di un titolare di testata, l'assenza del personaggio fisso al quale i lettori potevano o meno affezionarsi. La formula era ed è ovviamente ancora adesso quella delle storie autoconclusive affidate di volta in volta ad autori diversi. Va da sè che le potenzialità di un simile progetto sono infinite: nuovi personaggi, nuovi scenari, nuove epoche storiche, nuovi generi e nuovi stili di scrittura a disposizione dei lettori una volta al mese. Si sono da subito sprecati i paragoni con la vecchia avventura editoriale lanciata dalla Bonelli nella seconda metà degli anni '70 dal titolo Un uomo un'avventura che presentava però un formato simile a quello del fumetto franco-belga e non il classico albo al quale Bonelli ci ha abituati. Diciamo subito che i nomi coinvolti all'epoca sono tutt'ora considerati dei Maestri del fumetto, parliamo di personalità del calibro di Toppi, Manara, Pratt, Battaglia, Bonvi, Galeppini, Crepax, Castelli, Micheluzzi, Milazzo, etc., etc...


Il paragone diventa oltremodo scomodo per gli autori coinvolti nel progetto attuale, nonostante questi siano tra i nomi più quotati di casa Bonelli e non solo. Diciamo che l'idea alla base del nuovo progetto ha qualcosa in comune con quell'altro, ma dedichiamoci ora solo al presente.

L'onere e l'onore di aprire questa nuova avventura editoriale grava sulle spalle di Paola Barbato e Giampiero Casertano, autori dell'episodio Il boia di Parigi (all'epoca furono Decio Canzio e Sergio Toppi ad aprire le danze con L'uomo del Nilo). Monsieur Sanson è il boia di Parigi ai tempi della rivoluzione francese, maestro delle esecuzioni pubbliche, custode della ghigliottina. Contrariamente a quel che si può pensare, Sanson è un uomo gentile, rispettoso dei morituri, del momento del trapasso, dell'atto di dar la morte e della morte stessa. Boia e confidente, uccisore e consolatore. La piacevole sorpresa è stata quella di trovare un albo dove non sono l'azione e l'intreccio a farla da padrone bensì la costruzione di un protagonista atipico e interessante, ben delineato nei comportamenti e nei pensieri dal lavoro della Barbato, un personaggio fulcro della storia ma in maniera piacevolmente inusuale. Pur non avendo amato particolarmente i disegni di Casertano, soprattutto per quel che concerne la figura umana, ho trovato molto valide la resa delle atmosfere e degli ambienti. In definitiva un esordio ben realizzato, interessante e promettente.

Da buon secondo arriva il lavoro di Roberto Recchioni e Andrea Accardi che ci trasportano nel Giappone feudale dove il samurai Tetsuo si troverà responsabile dell'onore del proprio maestro, caduto in disgrazia di fronte al proprio Daimyo (signore feudale). Qui Recchioni può dar sfogo alla sua passione legata ai temi della via della spada già visti o intravisti nelle storie di John Doe; ne esce un episodio sicuramente riuscito e divertente grazie al quale tornano alla mente alcune influenze che ci ha lasciato in eredità il cinema orientale, personalmente la prima cosa alla quale ho pensato è lo Zatoichi di Kitano ma dentro c'è sicuramente molto, molto altro. Ottime le matite di Accardi che sembrano realmente trasportarci nel Giappone del XII secolo (o giù di lì, manco di preparazione storica in materia). L'episodio è intitolato La redenzione del samurai.

Il terzo numero è quello che al momento ho trovato meno riuscito e interessante. Probabilmente il periodo storico e l'ambientazione sono per i miei gusti i meno affascinanti tra quelli proposti finora cosa che ha avuto il suo peso nel mio giudizio, ho trovato però questo episodio francamente noioso e per nulla avvincente. Siamo in India nel 1857 durante La rivolta dei Sepoy, le truppe dei nativi indiani arruolate dall'esercito occupante, quello Inglese. In questo scenario si consuma un amore tra due giovani di diversa estrazione sociale e seguiamo le avventure del Sergente Maggiore Donovan, ufficiale inglese e padre di uno dei due ragazzi. Storia senza particolari guizzi di Giuseppe De Nardo, buone le matite di Bruno Brindisi che avevo però apprezzato maggiormente in territori texiani.


Anche nel quarto episodio la storia, pur essendo ben scritta e orchestrata, dà l'impressione di essere convenzionale e già vista parecchie volte. Però i gusti di Ruju sono probabilmente più simili ai miei e ancora una volta il buon Pasquale riesce a convincermi (mi ero goduto parecchio anche tutto il suo Cassidy). Siamo nella seconda metà degli anni '30, tempo di gangsters, liquori proibiti, mitragliatori, macchine d'epoca e debiti di gioco. Angelo è costretto suo malgrado a partecipare a un colpo con il suo nuovo amico Eddie, un colpo che potrebbe sembrare facile, ma nella vita e in questo ambiente cosa lo è? L'animo gentile di Angelo riuscirà a raccapezzarsi tra crimini e sparatorie? Non manca nemmeno la più classica delle femme fatale. Disegni di Ambrosini che continuo ad apprezzare più come sceneggiatore che alle matite. No Smoking il titolo dell'episodio.

E' con il quinto numero che arriva l'episodio migliore tra quelli letti finora. Dopo l'ottimo Valter Buio, Alessandro Bilotta si conferma un ottimo scrittore in grado di imbastire con questo centinaio di pagine un piccolo gioiellino a fumetti. Il lato oscuro (sorta di piccola citazione musicale insieme a quelle di Space Oddity di Bowie contenute nell'albo) è narrato su due piani temporali, il presente, dove il pilota Lloyd Clarke è riuscito a coronare il suo sogno di diventare astronauta e il passato, dove la sua vita da bambino, passata insieme al fratello maggiore Tom tra sogni e giochi a tema fantascientifico, deve affrontare alcuni traumi. Ma in quella navicella, nel presente, succede qualcosa di molto strano. Ottimi i disegni di Matteo Mosca che contribuiscono in maniera forte a rendere questo quinto episodio il migliore del lotto.

Ultimo episodio letto finora è Ritorno a Berlino scritto da Paolo Morales, autore purtroppo da poco scomparso, per i disegni di Davide De Cubellis. Racconto cospiratorio dove segreti che affondano nella Germania del muro di Berlino mostrano le loro conseguenze nel nostro presente, dove le figure dei padri sono forti e ingombranti, dove i figli subiscono le conseguenze delle loro azioni in un modo o nell'altro e dove alcuni personaggi, cinici e spietati, riescono ad assumere una doppia valenza. Nonostante alcune svolte narrative possano risultare intuibili dal lettore più smaliziato (ma anche no), la storia si rivela davvero piacevole nonostante la parte grafica, pur non presentando particolari pecche, non faccia gridare al miracolo.

Al momento l'esperimento narrativo sembra riuscito, l'alternanza di autori e storie tiene desta l'attenzione e la qualità delle proposte è mediamente buona. Menzione particolare per le copertine di Aldo Di Gennaro davvero molto molto belle, aiutate da una scelta della carta che riesce a rendere una sorta di effetto tela che impreziosisce l'arte del disegnatore. Anche qui la copertina del quinto numero mi sembra la migliore, insieme all'ottima realizzazione di quella del secondo numero.

Dario Lopez

venerdì 3 maggio 2013

Before Watchmen - Le conclusioni su Silk Spectre

Il cofanetto ormai è quasi pieno, questo vuol dire che le prime miniserie sono volte al termine, Silk Spectre ha chiuso con il numero 4, ed il voto finale di queste 10,00€ (dieci euro per novanta pagine scarse, tutto sommato siamo nella media solita dei nostri giorni - modello economico estorsione senza pistola), raggiunge la sufficienza, consigliato però, tutto sommato, con tutta la spontaneità che mi consentite, solamente ai nostalgici dei characters di Moore, questa prima miniserie giunta alla conclusione ha poco altro di appetibile oltre alle molte citazioni dell'opera originale o le deliziose matite della Conner.
In pratica Cooke ci racconta del battesimo di fuoco della bella Laurie, che libera il suo potenziale contro un boss della droga, nella lisergica cornice della San Francisco Kerouachiana ed hippie.
Bell....Carina la sottorama del conflitto generazionale tra madre e figlia che lo scrittore porta avanti nei quattro numeri, il primo amore, e come questo si scontra con la cinica realtà della vita attraverso il duro intervento del Comico, carina la retrocontinuity che Cooke fornisce per alcune icone dell'opera di Moore, come la famosa spilletta di Blake, però per adesso l'entusiasmo non va oltre la gioia necrofila nel vedere resuscitare personaggi che sembrava non avessero più nulla da dire. Fatti e finiti nelle mani del maestro. Apprezzabile comunque la caratterizzazione dei personaggi, coerente con l'interpretazione di Moore, Cooke dipinge bene l'ossessione della madre di Laurie, scrivendo un plausibile passato per l'anziana donna che fu la prima Silk Spectre. Stessa cosa si potrà dire comunque dell'altra miniserie, sempre sua, Minutemen.
Coerenti e rispettosi dell'opera prima, anche le psicologie del Comico e del primo Nite Owl , l'arroganza ed il cinismo del primo ed il provincialismo fascista, la pochezza intellettuale del secondo, prigioniero dei suoi pregiudizi destrorsi nel giudicare una realtà diversa come quella hippies, d'altronde Moore non ha mai dipinto i suoi Watchmen come dei personaggi di sinistra. Gli unici che deragliavano dal profilo fascista erano il secondo Nite Owl, tanto accessoriato e al contempo tanto umano, e Dr Manhattan sparato verso una prospettiva che ormai di umano ( e la politica è una cosa pettamente umana) non aveva nient' altro.
Deliziose le matite e le impostazioni della tavole di Amanda Conner, anatomie smussate e quasi disneyane, sempre pulite.
Opinione finale - Un fumetto celebrativo.
Insomma gente, Before Watchmen si sta rivelando un tantino diversa da quello che ci era stato detto, in primis l'esclusività, mah assolutamente no, le fumetterie e le fiere sono sature di rese, e con una bella ricerca, nemmeno tanto faticosa (io sono a Roma), potrete ritrovare addirittura l'inafferrabile cofanetto, ma in quanto alle storie ribadisco, è roba per nostalgici, per quelli come me che non hanno mai chiuso con Watchmen, in particolare con il Comico Dr Manhattan e Rorschach. Come opera, è vero è segnata dal fatto che è stata scritta ed illustrata da grandi nomi, però senza una passione in background per il capolavoro di Moore, credo che potrebbe risultare ai più giovani leggermente indigesta, specialmente il rapporto qualità/prezzo, comunque nei prossimi giorni commenteremo anche le altre miniserie, per adesso ci si saluta qui.
Baci a pupi.

giovedì 2 maggio 2013

Iron Fever

Visto Iron Man 3, si lo so, dovevo aspettare un amico per vederlo ma l'altra sera non ho resistito, metti l'ansia che lo togliessero inspiegabilmente dalle sale, l'ansia o la sper-ansia che in Italia scoppiasse finalmente una guerra civile, e quindi andare al cinema sarebbe stato l'ultimo dei miei problemi, metti un terremoto, un deragliamento del treno che mi porta al lavoro che mi avrebbe costretto ad una non-vita in un polmone d'acciaio, insomma , ho accampato una milionata di scuse, per andarci prima dei tempi pattuiti e ci sono andato, ecco, accompagnato dalla mia dolce metà, che ancora una volta si è immolata al cinema-nerd per amore , lei che di solito tende a vedere mattonate tipo Vanity Fair, Ma vie en rose, Coco Avant Chanel, è crollata dopo i primi venti minuti e si è fatta un sano sonno ristoratore, nonostante la sala rimbombasse dei boati in dolby di siluri, bombe e raggi repulsori.
Si lei ha dormito per gran parte del film, ma credo, che a conciliarle il sonno sia stata anche l'assenza dei soliti armadi in carne tipo Chris Hemsworth o Henry Cavill, ma a tal proposito devo dire, pur essendo un maschietto praticante le atti etero, ho trovato nel signor Guy Pearce il proverbiale fascino dello stronzo.
Insomma senza perdersi in tecnicismi o improvvisarsi critici cinematografici, diciamo subito che Iron Man 3, e molto più bello del 2.
Shane Blak, ci risparmia gli irritanti scambi di battute tra Tony e Pepper, dialoghi di cui era satura la seconda pellicola, e ci da giù con i petardi di grosso calibro, citazioni e ironia.
Quest'ultima non manca mai, d'altronde il playboy miliardario del buon Downey Jr. si presta perfettamente a questi intermezzi ironici, una particolarità alla quale il fumetto regolare è rimasto impermeabile ma che invece è riscontrabile nel personaggio di Tony dell'universo ultimate. Insomma lo Stark in celluloide un ibrido del meglio dei vari Tony dimensionali: è geniale come dovrebbe essere, irriverente, provocatorio e sarcastico come la controparte ultimate, ma salutista e non propenso alle sbornie (dato il passato di alcolista) come l'Iron man 616. I progressi tecnologici degli effetti visivi regalano 2 ore di azione incalzante. Alcune scene sono di una spettacolarità veramente imbarazzante, nel senso che dovrete dare fondo a tutta la vostra forza di volontà per restare sobri e composti nel guardarle.
Apprezzate anche le citazioni ed i riferimenti ai fumetti di testa di ferro: stavolta la sceneggiatura attinge dal meraviglioso Extremis di Warren Ellis, e pilucca qualcosina anche dal buon Fraction, nota a margine - per i nerd, la scena della distruzione della villa di Malibù sarà un vero e proprio tuffo al cuore (tanto l'avrete vista nei trailer), la miglior trasposizione in celluloide di una location fumettistica di sempre.
Bello anche la caratterizzazione del personaggio del Mandarino, una sorta di colonnello Kurtz, con sorpresa finale, che magari lascerà indifferenti gli avventori occasionali del film, ma farà decisamente sorridere gli appassionati.
Insomma c'è Exremis, c'è la bella Maya, anche se qui è un tantino menomata sul lato della caratterizzazione psicologica, c'è il solito cameo di Stan Lee, e c'è la sfilata autunno/inverno della collezione armature Mark, c'è Jarvis, c'è persino Iron Patriot, e c'è tanta adrenalina, forse troppa, ogni tanto si esagera ad emulare Die Hard, ma il consiglio è di scegliere la fascia oraria più giusta per le vostre tasche e andare a passare un paio d'ore di sana evasione a base di nanotecnologia e armature scintillanti.
Mi ringrazierete!
Baci ai pupi!

venerdì 26 aprile 2013

Il secondo Omnibus è sempre più godibile

Abbiamo parlato del Thor di Simonson abbondantemente, abbiamo parlato del primo omnibus, e vi abbiamo anche fornito un vademecum per avere le stesse storie pagando la metà, (cercate nel blog tramite l'apposita barra) rimediando il vecchio materiale Play Press, oggi però parliamo del secondo omnibus, e ne parliamo stranamente bene, perché è bene premiare un lavoro ben fatto quando è evidente.
Ed effettivamente è opportuno tornare a parlare del tonante Simonsoniano, perché il secondo ingombrante tomo Panini contiene delle storie anche più belle del primo a mio parere e merita qualche elogio in più, per la completezza e la cura con il quale è stato costruito.
Andiamo con ordine:
Le storie – Simonson da il meglio di se nella seconda parte, alla fine del primo omnibus avevato lasciato Thor e gli Aesir alle porte del regno dei morti o giù di lì, in quella missione di recupero di quelle anime mortali rubate da Malekith, l’elfo nero, ricordate?
In realtà la missione è quasi un pretesto per il Dio del tuono, un altro motivo che non manifesta apertamente è la speranza di ritrovare il Padre Odino. Prigioniero del regno di Hela, caduto alla fine del Ragnarok, ricordate?
I numeri dedicati al viaggio di Thor all’inferno scandinavo, sono di un eticità più unica che rara, Simonson ancora autore e disegnatore dell’opera, butta giù delle tavole veramente appetitose, ovvio che non voglio darvi nessuna anticipazione, quindi dovrete fidarvi di questa opinione, però per esempio occhio al n° 362, di una bellezza veramente inappropriata quasi per un fumetto seriale.
Ma più in generale sono tutte le trame che Simonson manda avanti a divertire.
Gli intrighi di Loki per impedire al fratello a salire al trono di Asgard, rasenteranno l’assurdo, e non esagero, in più avrete la possibilità di leggere due cross-over del Dio del Tuono con delle maxi-saghe del tempo, la prima è Guerre Segrete 2, il secondo è Massacro Mutante.
Farete la conoscenza di PEACE, una sorta di elogio di Walter Simonson del Giudice Dredd, in un team up spazio temporale, che diverte nonostante gravi sul suo groppone l’handicap dell’età.
Nonché un ulteriore prova dell’autore nello scrivere della mitologia nordica: La Canzone di Mjolnir, albo in cui Walter Simonson disegna delle tavole, ma sarebbe più giusto chiamarle Splash Page, veramente da incorniciare.
Una avvincente sottotrama disegnata dal buon Buscema (è bene che sappiate che gran parte di questo Omnibus, almeno la metà a fare un veloce conto delle pagine, sarà disegnato da Sal Buscema) vi accompagnerà fino all’appetitoso epilogo, un cui Thor subisce un sostanzioso svecchiamento grafico da consegnare ai posteri, ultimo regalo di un grande autore ai suoi lettori.
E l’edizione Panini?
Abbiamo già abbondantemente parlato di come la pensi rispetto a questa piega De Luxe che si vuole dare a questa passione attraverso queste edizioni, però stavolta è doveroso da parte di questo bolscevico della nona arte tessere un po’ di lodi, la dicitura del volume, l’omnibus del Thor di Walter Simonson, è fin troppo veritiera, il volume contiene effettivamente tutta la gestione Simonsoniana di Asgard, persino una miniserie minore ma legata alla continuity, di 4 numeri dedicata alle gesta di Balder, durante la sua permanenza a NornKeep, la Panini effettivamente poteva anche non pubblicarla, invece eccola lì, adorabile e semplice favola nordica, dall’inevitabile lieto fine, con protagonisti Balder, il suo scudiero, la regina Karnilla ed i giganti del ghiaccio.
Brava Panini o brava la Marvel, che ha editato il volume con così tanta volontà di interezza, commento finale: materiale da avere? Assolutamente si, gli unici due Thor che vale la pena di leggere sono quello di Simonson e quello di Stracchino, il resto potete evitare,vale la pena prendere l’omnibus? Mi conoscete, mi sono già pronunciato su come reputo futile la ricolorazione delle tavole, però se avete preso il primo, sarebbe un peccato non prendere questo, che posso assicurarvi è anche meglio.
A voi (ed al vostro portafogli) la scelta.
Balder The Brave comunque fu pubblicato in Italia dalla Comic Art, su All American Comics 21-24.
Quindi al solito, compratelo (l’omnibus o gli albi Play), rubatelo, noleggiatelo, fatevelo prestare, ma non lasciatevi scappare una bella lettura come il Thor di Walter Simonson.
Baci ai pupi.

giovedì 25 aprile 2013

Gli IncrediBBili Avengers

Incredibili Avengers, è bruttissimo, non  è bruttissimo?
Incredibili Avengers… “Aò Gennà addò vai?” “Mah vado al concerto dei Profondo Purple”, cioè  non è brutto?
Ma si che è brutto, ma come te può venire in mente di lasciare il titolo a metà?
O metti Incredibili Vendicatori o lasci Uncanny Avengers, ma che è sta via de mezzo?
Ma manco ai tempi della Corno, dio l’abbia in gloria ogni singolo loro dipendente, si leggevano obbrobri, con 4 B del genere!
Boh, la mente umana: quanto poco sappiamo di essa.
Vabbè ragazzi, come diceva il tipo che mi dormiva nella branda superiore al militare, con uno sguardo allucinatissimo ed intollerante alla naja: “Gennaro, possono metterci di piantone quanto vogliono, ma  il tempo non lo possono fermare, il tempo passa.”. ed effettivamente il tempo è passato, e da che sembrava qualcosa di così lontano, eccolo qua Marvel Now made in Italy - gli Avengers hanno non hanno nemmeno finito di azzuffarsi con gli X-Men che  fanno già la pace, e si accoppiano come i cincillà.
Parlai già di Uncanny Avengers tempo fa, perché non ce la facevo ad aspettare i tempi editoriali della Panini, quindi rimediai i primi due albi e li lessi tutti d’un fiato, in quanto primo albo del Marvel Now, Uncanny Avengers stracciò in termini di vendite tutta la concorrenza, pertanto se avete voglia di leggervi la recensione sul  primo appuntamento con la nuova serie di Remender Cassaday, la trovate qui, e se c’è qualche castroneria di troppo sappiate perché l’avevo letta in inglese,e non sempre le news che mi arrivavano erano attendibili e tantomeno controllate!
Cmq il voto finale per Uncanny Avenger resta lo steso di qualche mese fa : 7 ½, un Cassaday troppo legnoso ed un plot che basa la sua struttura su temi marvel usati ed abusati, ma refreshati coe dissi allora da un ottimo scrittore come Remender.
Parliamo invece dell’edizione italiana:
Prezzo promozionale 1€, cioè come fai a non prenderlo?
Viene fuori quel tuo lato opportunista barra nerd barra collezionista, pensi: “anche se non la faccio tutta, prendo il numero uno, poi tra 58 anni lo vendo a prezzi spropositati su ebay.”
Questo pensi, perche sotto sotto siamo tutti uguali.
Avidi.
Ed i comprimari? Non mi aspetto che non sappiate chi siano i comprimari, dalla Panini ce le hanno fatte grosse così con i post sulla loro pagina facebook, riguardo alla nuova geografia delle loro testate dopo il Marvel Now.
E tutti i blogger me compreso a ripetere come i pappagalli come se impugnassi delle news di primo pelo.
Quindi saprete già che in appendice agli Incredibili Avengers…madonna che brutto, ma cambiatelo no?
Dicevo in appendice c’è Avengers Arena.
Un titolo che prima del Marvel Now io non mi sono filato di pezza. Ma credo che sto facendo confusione con l’Academy.
Ora invece, non lo so dipende da budget, un sacco di incognite, input e output, di cui non sto qui a parlarvi, anche perché non ve ne frega una mazza.
Il punto però è che sei vendicatori mutanti di Remender stanno sul 7 ½ , i pischelli coi superpoteri della scuola dei Vendicatori rapiti e portati su Mondo Assassino, sono sull’otto pieno.
Autore Hopeless, lo stesso Hopeless che ha scritto Cable and X-Force altro titolo appetibile del Marvel Now che, di cui ho abbondantemente tessuto le lodi.
Il gruppo di ragazzini viene rapito una notte per mano di Arcade…ora due righe per chi non conosce Arcade:
E’ una vecchia nemesi degli X-men, creato da Claremont (che scoperta Gennaro, i mutanti li ha creati tutti lui) e Byrne, in realtà a parte il suo cervello geniale piegato alle pulsioni più maligne e bieche, Arcade non ha superpoteri, è un esperto di robotica, dai gusti sull’abbigliamento decisamente audaci ed il lessico da supercattivo demente.
Ovviamente l’Arcade di Hopeless non ha quasi nulla in comune con la sua precedente interpretazione, questo villain è tutt’altro che umano, sfoggia superforza, telecinesi, invulnerabilità, tutte abilità che con la robotica non c’entrano nulla, e che piegano la volontà dei poveri ragazzini nel giro di poche pagine.
E qui ci fermiamo con lo spoiler selvaggio.
Avengers Arena è una sorpresa inaspettata, Hopeless tira su un Battle Royale in mutandoni, Arcade ha rapito i ragazzi e vuole che si uccidano tra loro affinché resti un unico vincitore, il deja-vu con l’incipit delle guerre Segrete Marvel è inevitabile, ma se l’arcano era un essere che parlava molto e ficcava poco, questo Arcade al
contrario non scherza e lo dimostra quasi subito

 Le affinità con il sanguinolento reality manga giapponese, sono innegabili, persino il logo in copertina richiama l’opera di M. Taguchi, appetibile anche per me che quasi non conosco nessuno dei protagoniste del fumetto.

Molto carino, non un must, non una pietra miliare, ma un fumetto appetibile che mi fa ben sperare per questo giovane autore del quale vi lascio gli estremi del suo log: http://www.dennishopeless.com/
Carinissime anche le matite di Walker, dinamiche, pulite, moderne e con tavole che ben supportano la trama ipercinetica di Hopeless, otto pieno, tanto che non mi ha nemmeno infastidito il fatto che in realtà l’albo Panini, contiene un solo numero di Uncanny Avengers e ben due di questo Avengers Arena.
Insomma se vogliamo ancora dare per buona la regola che negli spillati italiani di solito abbiamo la serie principale più il comprimario pippa, in questo caso abbiamo trovato l’eccezione.
Baci ai pupi.


Incredibli Avengers #01 di Remender-Cassaday-Hopeless-Walker contiene - Uncanny Avengers #1, Avengers Arena #1-2 Ed. Panini Comics, Spillato prezzo di lancio - € 1.00, 
Poi abbiamo l'edizione con t-shirt a € 14.90, (per i bimbiminkia Taglia S).
LA variant Manara a €5,00 ed una di Scottie Young, che è carinissimo da vedere una volta poi stufa perche disegna sempre le stesse cose, ecco l'ho detto.

Il ritorno di Bucky Barnes

Soldato d’inverno è stata una delle cose più belle che mi sia capitato di leggere negli anni passati sotto l’etichetta Marvel, la retro-continuity operata su Bucky Barnes dal buon Ed Brubaker, era ed è una lettura godibilissima  che consiglio ai pochi che non hanno avuto modo di leggerla, una spy-story in calzamaglia, un ibrido che strizzava l’occhio sia alla prosa di Tom Clancy e che graficamente flirtava con le atmosfere nostalgiche di vecchie pellicole noir tanto care allo scrittore ed all’illustratore Steve Epting.
Ora Bucky torna in azione in questa nuova miniserie, firmata da un team già consolidato: Brubaker-Guice.
Ed almeno dalle prime pagine ci si può aspettare di leggere un’ altra gradevole spy-story  in mutandoni con tutti gli ingredienti ben dosati: le spie Shield, l’immancabile Fury, Bucky ovviamente , e l’essenziale bond-girl Natasha in arte la vedova nera ed una stuola di cattivoni russi scampati alla Glasnost.
Il primo numero che raccoglie i primi due capitoli di “Un lungo inverno” è abbastanza appetibile, senza spendere altre parole sulla solita edizione italiana, qui dobbiamo rassegnarci al brossurato anoressico da 3€ solito ormai, amen.
Brubaker ci ributta nelle atmosfere del suo bellissimo Cap, in particolare nell’arc inerente il ritorno di Bucky, non ho assolutamente l’intenzione di spoilerare nulla.
E’ vero, io lo sapevo morto in Fear It Self , e non so in che modo è tornato in vita, visto che io quell’immenso Flop di Fraction l’ho abbandonato al numero 3 o 4, quando appunto Bucky cade per mano della figlia del Teschio, ma voi zombacci sarete molto più informati di me, quindi saprete sicuramente come è tronato tra i vivi: Cloni? Dimensioni Parallele? LMD? Gemelli separati alla nascita? Mefisto? Cubo cosmico?
Famo che non è attinente alla serie di cui pontifichiamo, nel mio personalissimo mondo, faccio finta che Bucky non ci è mai andato a quella ingloriosa fiera del Martello Asgardiano, semplicemente quando è tornato Cap (ed in che modo vergognoso è tornato) gli ha lasciato il costume ed è tornato a fare la spia. Punto.
Da quel che ho capito saranno 8 numeri, in cui l’ex spalla di Cap, coadiuvato dallo Shield e dalla Vedova sarà sulle tracce di altri agenti dormienti come lui, sparsi per l’America e che qualcuno sta riattivando per i suoi ignobili, malvagi ed ingiusti scopi.
Alle matite un ottimo Jackson Butch Guice, una vecchia conoscenza dei Marvel-zombie più attempati, che nel corso degli anni è passato da uno stile di disegno più  realistico, (con una particolare attenzione alle curve femminile), come visto in passato su  Iron Man, ad un tratto ibrido, tra un Kirbyesco-Buscemico Shield apparsa sulle pagine di Iron Man Play Press o ancora su Action comics (Regno dei Supermen, sempre Play Press) - ed uno stile più moderno e stiloso, carico di scuri, pennelli digitali e tagli cinetici della tavola, stile che abbiamo avuto già modo di ammirare nella gestione Epting di Capitan America & Fondazione Futuro.
Un Kirby su Photoshop by J.B. Guice
(anatomie più squadrate, gli indimenticabili ghigni esagonali ) – ammirato nella miniserie dedicata al Nuovo
Insomma questa nuova testata Panini, Marvel Tales  ha vinto un posto a tavola, almeno in casa Cardillo, adoro Brubaker, e mi piace questo disegno dai toni nordico-plumbei con stilosità digitali.
Il mio consiglio è di dargli un occhiata.
Non credo vi deluderà!
Prima di andare: voglio fare i miei sinceri complimenti a Lavagna, è riuscito a scrivere ben due editoriali senza consigliarmi l’acquisto di niente, è riuscito a scrivere Capitan america senza scrivere subito dopo “di cui potrete leggere le sue avventure sul nostro mensile…” Bravo Lavagna!
Over.
Baci ai Pupi.





Winter Soldier #01 (di 8?) di Brubaker e J.B. Guice Brossurato 48 pp 3€ (caro ma buono), è disponibile anche una variant cover disegnata da Dell'Otto a 5 €, metallizzata, questo nel caso abbiate la libreria in balcone.

martedì 23 aprile 2013

La Saga segata

Saga non è malvagio come fumetto, ma dire non è malvagio, è ben diverso che dire che è un fumettone imperdibile, sia chiaro è carino, la prosa è scorrevole, i dialoghi freschi e divertenti, la trama però è già un pò così,  è un pò sul deja-vù, due razze in guerra, un amore in mezzo, non è che brilli di novità, questo giulietta e romeo con gravidanza annessa, non so come mai spinga così tanto, certo i disegni della Staples, questo tratto sbarazzino  e sporco, si lascia ammirare, questa china disordinata mi ricorda un pò le tavole di HeroSquared, ma al di là dell' incentivo grafico, cioè io non vedo il capolavoro.
E' un fantasy stellare, dove per stellare voglio dire che è ambientato nello spazio, incantesimi ed astronavi, due generi che uniti abbattono qualsiasi schema, voglio dire, chi ti può venire a dire: "Ma dai che cagata un astronave di legno!"
E' Fantasy più fantascienza, se non apprezzi è perchè sei limitato, confinato nei tuoi schemi mentali stereotipati, dove Maghi ed Outer Space, sono come due parallele, viaggiano a fianco senza incontrarsi mai.
Che poi l'astronave di legno non è nemmeno sta novità!
I lettori di vecchia data di Lanterna Verde, ne avranno incontrata  una un pò di anni fa sulle pagine di DC: Action comics Weekly.
Vaughan introduce un bel pò di roba, in questa sua epopea d'amore, ma sono tutte trovate che si rifanno ad altri immaginari, questi Robot con la tv al posto della testa che di tanto in tanto visualizzano i loro pensieri, non sono proprio una novità. Dove li ho già visti?
In una trama del genere tutto sa un poco di già visto e già sentito, troppe volte per giustificare un tale seguito.
Se vogliamo premiare il non-sense, il surrealismo che è alla base dei personaggi, allora Saga è il fumetto dell'anno, ma al di là di questo, non ci vedo molto altro:
Una carceriera ed un prigioniero, che si innamorano e scappano da un mondo in guerra, entrambi gli schieramenti decidono che questa unione è una minaccia per la loro causa, embè  e dove sarebbe la novità?  Cioè è Romeo e Giulietta, con la trombata e con più parolacce nei dialoghi.
Sarà mica che siamo alle solite? Ossia che i meriti di autore ed editore premiano di riflesso anche  le loro iniziative più deboli?
D'altronde non sarebbe la prima volta che un fumetto,  sia, a prescindere, molto caldeggiato per via del nome dell'autore ( e in Italia poi, funziona così anche per l'editore).
Mark Millar per esempio è di rendita che campa, ma poco della sua produzione post Ultimates merita minimamente il paragone con la stessa. Forse anche per Vaughan funziona così, co-autore di Lost, creatore di Ex-Machina e Y the Last Man, sono crediti che bastano per accogliere benevolmente anche questa Saga.    
Torno a ripetere che non l'ho trovata brutta, ma certo non credo valga il prezzo del volume.
Di certo visto che in fumetteria allo stesso prezzo sono disponibili altre letture (ed altre edizioni), non  credo proseguirò nella lettura.

Un minimo di trama:
Spazio ultima frontiera: Alana non è un granchè come soldato, infatti i capi decidono di mandarla a fare la carceriera, tanto con il fucile è una mezza tacca, quando però nelle prigioni arriva quel belloccio cornuto di  Marko, (che ha sia le corna che un ex moglie), si rivela una mezza tacca anche come idealista, si innamora del nemico, e scappa con lui, nella fuitina d'amore ci scappa anche il bebè, la voce fuori campo del fumetto.
E così: Questo matrimonio non s'ha da fare!   E' opinione unanime infatti, sia dei capoccia del pianeta di Alana che di quelli del pianeta di Marko, che questa relazione deve finire prima di subito, ed il frutto dei loro lombi deve essere catturato e studiato, ed è così che i due amanti si trovano alle costole il Principe Robot IV ed un paio di pittoreschi cacciatori di taglie noti come: Il Volere ed il Segugio.
Ma il pittoresco in Saga è di casa, tra i personaggi che andremo a conoscere nelle pagine a formato ridotto della BAO, c'è anche Izabel, il fantasma di una ragazzina esplosa su una mina.

Una delle deliziose copertine "segate" nell'edizione Bao
E ci fermiamo qui con il Plot, non voglio rovinarvi le poche sorprese che questo fumetto ci nasconde.
Il volto finale comunque è una sufficienza scarsa, un cinque più più più, insomma: Vaughan è un ottimo scrittore, prosa e dialoghi sono appetitosi e scorrevoli, ma la storia sa troppo di scopiazzature varie, le matite della Staples sono qualcosa di delizioso, unico vero motivo per considerare l' acquisto di questo volume, l'edizione italiana invece è pessima, troppo cara, inspiegabilmente ridotta, orfana di qualsivoglia editoriale e priva più o meno delle copertine originali dei numeri interni. Ma almeno, stavolta stampata in Italia.
Io prima di fiondarmici a testa bassa fomentato dall tam tam della rete ci darei più di un occhiata. ( A me l'hanno regalato, ed è il motivo per cui sono così serafico nel commento)
Baci ai pupi.

Saga di Brian K. Vaughan, Fiona Staples (Brossurato 15,7 x 23,6 168pp  € 14.00





                                                                                                            < Qui di lato la copertina Bao ridotta e segata rispetto all'edizione originale in alto nell'articolo.